Vita, incontri e opere di Marcel Proust
Vita, incontri e opere di Marcel Proust
vivere per completare l'opera (in aggiornamento)
Il giorno stesso del ritorno da Cabourg, Proust aveva preso la decisione di non muoversi mai più da Parigi:
"I soldati compiono il loro dovere, e dato che io non posso combatter come loro, il mio dovere è portare a teremine la mia opera. Il tempo stringe troppo, per me, perché possa dedicarmi ad altro."
Il giorno dopo i bagagli furono disfatti, i quaderni e i manoscritti ridisposti sul tavolo della camera, gli abiti da viaggio chiusi nell'armadio da dove non sarebbero usciti mai più.
Così iniziò la sua vita da recluso. E Céleste la condivise per otto anni, fino alla fine.
La Ricerca si era ampliata enormemente: dai 3 volumi previsti nel 1913 si passò ai 7, divisi in 13 tomi.
Nel 1916 Marcel Proust come abbiamo visto cambiò infine editore, accettando le reiterate offerte della Nouvelle Revue Française che pubblicò una nuova edizione di Dalla parte di Swann nel 1917.
Il 25 agosto 1917 si suicidò a Londra Emmanuel Bibesco.
Il 23 giugno 1918 fu firmato il contratto fra Proust e Gallimard.
Nell'estate 1918, all'approssimarsi della pace, mentre stava terminando À l’ombre des jeunes filles en fleur, tornò nuovamente all'idea di raccogliere i pastiches, li ricercò e trovò un titolo adatto, scrivendo ai suoi corrispondenti di aver ripreso, sviluppato e adattato all'Affaire Lemoine anche quello di Saint-Simon. Finalmente il testo comparve col titolo di Pastiches et Mélanges, presso Gallimard, uscendo contemporaneamente a À l’ombre des jeunes filles en fleur, il 23 giugno 1919. [da https://www.persee.fr/doc/simon_0409-8846_1977_num_5_1_942]
Una delle bozze del pastiche "Dans un roman de Balzac"
☞ qui la XXIII Épreuves corrigées:
lo sradicamento
Con le parole di Céleste "la morte, per lui, cominciò quando andammo via da boulevard Haussmann, che un vero sradicamento morale. Non dico che se ciò non fosse accaduto l'usura del lavoro e della malattia non sarebbe bastata comunque ad aver ragione del suo organismo. Ma da allora ho sempre pensato, certa di non ingannarmi, che se Monsieur Proust fosse rimasto in boulevard Haussmann la sua fine sarebbe stata ritardata."
La zia Amélie Weil aveva venduto l'edificio alla banca Varin Bernier. Fu quindi ospitato dal 30 maggio nella casa dell'attrice Réjane, all'8 bis di rue Laurent Pichat.
Il 1° ottobre andò ad abitare in un appartamento ammobiliato al 44 di rue Hamelin, ora sede di un hotel. Questa sistemazione, che doveva essere solo temporanea, sarebbe divenuta il suo ultimo appartamento.
[da Google maps]
[foto di Celette per Wikimedia]
il salottino
Il letto
e
il piccolo tavolino con la lampada
Fu descritto come l' "orribile appartamento tanto modesto e scomodo quanto eccessivamente costoso" dove Proust trascorse gli ultimi anni in mezzo a una "massa di quaderni e manoscritti ammucchiati sul caminetto", con la tappezzeria che cadeva a brandelli.
Il 10 dicembre 1919 l'amico Léon Daudet lo strappò dal sonno pomeridiano per dirgli che era stato insignito del premio Goncourt per À l’ombre des jeunes filles en fleur, con 6 voti contro 4 (assegnati al libro di guerra Les Croix de Bois di R. Dorgelès) La decisione scatenò un acceso dibattito: Proust Prix Goncourt 1919
lettera con cui gli fu comunicata la notizia
Proust continuò fino al giorno della sua morte a correggere e ampliare con sempre nuove aggiunte i manoscritti e le bozze di stampa della Ricerca.
Sulla N.R.F. comparve il suo articolo "A propos du style de Flaubert".
Sulla Revue de Paris pubblicò l'importante e divertente articolo "Pour un ami (remarque sur le style)" che servirà da prefazione a Tendre stocks di Paul Morand che aveva conosciuto Proust nel 1916.
☞ qui il testo completo: https://gallica.bnf.fr/ark
Il 23 settembre 1920 fu nominato Cavaliere della Legion d'Onore.
Sulla N.R.F. comparve l'articolo "A propos de Baudelaire".
Fu pubblicato il primo volume di Sodoma e Gomorra.
Questa foto del maggio 1921 è una delle ultime di Proust fuori casa. Accompagnato da un amico, uscì di casa per andare a visitare l'Esposizione dei Maestri Olandesi, per ammirare per l'ultima volta la Veduta di Delft di Vermeer, davanti al quale fu colto da capogiri. E davanti a quel quadro morirà, nel romanzo, lo scrittore Bergotte.
Morì a Mentone Robert de Montesquiou.
In un mattino di primavera Proust confidò felice a Céleste: "Ho messo la parola fine. La mia opera può essere pubblicata. Non avrò dato la mia vita per niente."
Ad un pranzo organizzato dai coniugi Schiff, al quale erano presenti anche Picasso e Stravinski, ebbe occasione di incontrare James Joyce, che si dice lo avesse riaccompagnato a casa in taxi. Non sembra che i due scrittori, così diversi, si fossero trovati interessanti a a vicenda. Proust non parlò di Joyce a Céleste.
In quella serata su cui si è scritto molto, sembra che alla fine fosse successo ben poco: https://ilmanifesto.it/proust-e-joyce-quella-volta-a-cena
Il secondo volume di Sodoma et Gomorra uscì all'inizio di maggio 1922.
Proust mentre attende al finale della sua opera
pagina finale della Ricerca
Nei primi giorni di ottobre 1922, periodo in cui stava finendo di rileggere le bozze di stampa de La Prigioniera, Proust fece la sua ultima uscita per recarsi a una soirée in casa dei conti de Beaumont.
Al ritorno prese freddo, ma non lo disse a Céleste. Contrasse una bronchite che degenerò in polmonite nelle settimane successive. Rifiutò le cure. Morì il 18 novembre 1922, a 51 anni, assistito dal fratello Robert e da Céleste Albaret.
Robert chiamò il pittore Boldini per fare eseguire un ritratto post mortem del fratello; il pittore, benché riluttante lo fece; fu poi donato a Céleste.
E su urgente richiesta dell'amico Cocteau, il fotografo Man Ray si precipitò a fotografarlo.
Il funerale si tenne il 21 novembre nella chiesa Saint-Pierre-de-Cahillot, accompagnato dalle note della Pavane pour une infante défunte di Ravel. La bara era scortata da militari, perché per due anni Proust era stato cavaliere della Legion d'onore. Il corteo attraversò Parigi passando per gli Champs-Élisées e arrivò al cimitero Père Lachaise.
Riposa accanto ai genitori.
Questo il sincerto e toccante omaggio dell'amico Jacques Riviére apparso all'inizio della Nouvelle Revue Française il 1° gennaio 1922:
"Un malheur affreux vient de nous frapper, frappe les lettres françaises: Marcel Proust est mort. Malgré la vie cloîtrée qu'il menait depuis plusieura années dèjà, rien dans sa santé ne semblait irréparablement atteint: il avait même un fonds de résistence qui étonnait ses amis et les empêchait d'imaginer que la maladie pût jamais le vaincre. Une petite grippe qu'il n'a pas su ni voulu soigner, a traîtreusement déjoué ses défenses et nous l'a pris.
Sur cette tombe, il faut avant tout éviter l'emphase. Il faut que notre douleur se maintienne intérieur et sage, comme lui-même fut appliqué et profond.
Et pourtant c'est un ami de la plus rare bonté et d'un charme délicieux que nou perdons. Et pourtant c'est un desplus grand écrivains français qui s'en va. Et pourtant c'est la lumière la plus éclatante que la France ait projetée sur le monde, dans le moment même où on pouvait la croire épuisée par la guerre, qui s'éteint.
On ne sait pas encore, on en peut pas savoir encore, mais on verra peu à peu combien Proust est grand. Les découvertes qu'il a faites dans l'esprit et dans le cœur humains seront considérées un jour comme aussi capitales et du même ordre que celles de Képler en astronomie, de Claude Bernard en physiologie ou d'Auguste Comte dans l'interprétation des sciences. Il a droit encore pendant longtemps à l'indifférence de ceux qui parlent au lieu de penser. Mais il faut que l'ìentourent et l'assiègent avec insistance et fidélité, dès maintenant, la curiosité, la tendresse, la reconnaissance de tous ceux pour qui se comprendre et comprendre l'homme sont les seules occupationes qui aient un sens dans cette vie.
La Nouvelle Revue Française, qui a eu l'honneur et la joie de révéler Proust au grand public, tient à montrer tout de suite l'importance qu'elle lui attribue en lui consacrant un numérop spécial. C'est l'homme d'abord que ses amis personnels tâcheront, par des souvenirs, de faire rivivre; c'est l'écrivain ensuite que les critiques qui ont su, les premiers, le reconnaî tre, s'attascheront à définir et à situer. Un fragment inédit du volume que Proust venait de nous remettre pour l'impression, et - nouis l'espéron s aussi - certains témoignages étrangers, compléteront cet hommage.
Que notre deuil du moins tâche d'être fècond, s'il est impossible à consoler!"
Il n. 112 della Nouvelle Revue Française del 1° gennaio 1923 fu dunque un omaggio a Proust e ospitò le testimonianze di amici e lettori eminenti: Reynaldo Hahn, Lucien Daudet, Jean Cocteau, Paul Morand, Valéry Larbaud, Philippe Soupault, Ramon Fernandez, André Gide, Pierre Drieu La Rochelle, Joseph Conrad e molti altri rievocarono una lunga amicizia, un semplice momento condiviso, un'impressione di lettura.
La contessa Anna de Noailles (di cui Marcel aveva scritto in Pastiches et Mélanges: "Mme de Noailles avait autant de beauté que de génie") lo ricordò così:
"Cher Marcel, ce que je veux rappeler ici, c'est l'époque enjouée, poétique et distraite de la jeunesse, où, doué surabondamment, mais souffrant, fatigué, flâneur, ignorant sans doute ce que serait un jour votre puissant talent qui a construit d'immortels édifices, vous aviez choisi de ressentir, de figurer, de mimer, dirai-je, la naïve et incommensurable modéstie!... Ah! certes, l'ìronie qui se mêlait à votre sincére et ravissant jeu d'humilité ne se laissait pas ignorer, et vous saviez bien que les appréciation enivrantes que vous sembliez confus d'apporter à une jeune fille poète ètaient reçues dans son cœur avec réflexion profonde et gratitude."
Gaston Gallimard ricordò il suo primo incontro con Proust, avvenuto nell'agosto 1908 a Bénerville-sur-Mer in Calvados. [https://www.liberation.fr/culture/2011/08/06/les-aventures-de-marcel-et-gaston_753493/]
"[...] Ho incontrato per la prima volta Marcel Proust a Bénerville, una ventina di anni fa. Stavo uscendo con R.G.* dalla villa che aveva affittato quell'estate lungo la strada di Villers, quando vidi venire verso di noi un uomo dall'aspetto incongruo e affascinante. Marcel Proust arrivava a piedi da Cabourg, appositamente per invitare il mio amico a pranzo al Grand Hotel dove lui soggiornava. Ne ignoravo all'epoca finanche il nome. Ma rimasi colpito dalla tenerezza infinita del suo sguardo, e lo rivedo ancor oggi quale mi apparve con quei suoi abiti neri striminziti e mal abbottonati, il lungo mantello foderato di velluto, il colletto dritto inamidato, il cappello di paglia scupacchiato e troppo piccolo, che portava molto in avanti sulla fronte, le spalle alte, i capelli fitti e folti, gli scarpini di vernice coperte di polvere. Un abbigliamento del genere poteva essere ridicolo sotto quel sole: non mancava però di una certa grazia toccante. Emanava una certa eleganza come pure una grande indifferenza a qualsiasi eleganza. Non vi era stravaganza da parte sua nell'aver intrpreso quel lungo percorso a piedi. Non vi era, all'epoca, praticamente alcun altro modo per superare i diciassette chilometri che separano Cabourg da Bénerville. Ma lo sforzo che aveva dovuto compiere e la cui fatica gli si leggeva sul volto, attestava perfettamente la sua 'gentilezza'. Ci raccontà il suo cammino con una squisita malizia, senza pensare né sospettare che quel viaggio, con quel caldo, era una grande prova di amicizia. Si era fermato più volte in varie locande per bervi un caffé e per riprendersi un po'. Tutto questo fu detto con semplicità e mi sedussse subito. Con l'intuito che gli si conosce, capì molto presto che speravo, con l'impazienza di un giovanotto, in un suo invito. Cosa che non mancò di fare con una cortesia, un'insistenza così delicate da non sorprendermi nemmeno, benché provenissero da un uomo più vecchio di me. [...] In quel mentre ci aveva raggiunti L.de M.**, l'amante di R. G. Marcel avvertì subito che tra i due giovani vi era stata una discussione alquanto vivace. Ma pareva non lo avesse notato; e vedo ancora con quanta delicatezza pose la mano sulla nuca di L. carezzandola come un giovane puledro, ma anche enumerandone con un'aria stuzzichevole e insieme bonariamente interrogativa tutti i difetti, che conosceva bene. La sgridò severamente con voce dolcissima, molto misurata, ma con un'autorità piena di irionia e una caparbietà che mi sorpresero. Tornò sul suo invito solo quando fu ben sicuro che la distensione era definitiva.
In seguito ricorda l'emozione del pranzo svoltosi qualche giorno dopo, durante il quale Marcel si era dimostrato di un'amabilità che si poteva pensare non esistesse più, con tutti i suoi ospiti e in particolare un anziano marchese di N. Questi, rovinato, abbandonato dalla moglie e dai figli dopo una vita di donne e di gioco, atassico, mezzo paralizzato, si muoveva come un relitto in quell'immenso albergo, sbeffeggiato dal personale, nell'indifferenza di tutti. Proust lo circondava di un'attenzione discreta, anche sistemandogli la sedia in modo da facilitargli la difficile operazione di sedersi, a causa del suo poco controllo dei movimenti. Così per per tutta la durata del pranzo seppe aiutare ogni suo gesto e guidare la conversazione su argomenti in cui il vecchio marchese poteva ritrovare vita, che ci apparve in questo modo un uomo di grande aristocrazia e grande spirito.
Intanto Marcel se ne stava seduto di fianco, le ginocchia piegate, guardandoci mangiare un buon pollo, meno buono però di quelli che Céleste arrostiva per lui. [...]
Infine, dopo aver parlato di viaggi, alla citazione di Costantinopoli, Proust recitò una lunga pagina di Loti, che suscitò in Gaston, già emozionato per il pranzo e la compagnia, merraviglia per la sua memoria. Proust allora lo guardò divertito e tacque. Ma al momtento dei saluti gli disse: "Legga l'Indicatore Chaix, è molto meglio..." e si mise a recitare dei "nomi di paese". [...]
[da Lettere 1912 - 1922 - Marcel Proust / Gaston Gallimard]
*Robert Gangnat
** Louisa de Mornand
Dopo la morte dello scrittore, la NRF continuò la pubblicazione della sua opera: nel 1923 La Prigioniera, nel 1925 Albertin scomparsa e infine, nel 1927, Il tempo ritrovato.