La “responsabilità sociale condivisa” è il punto di partenza dei ragionamenti che ho in comune con il team professionale che coinvolgo nel progetto d'architettura: l’onestà intellettuale e professionale di ciascuno di noi deve confluire in un progetto organico, armonico, che rispecchi, rispettandole, le esigenze di tutti coloro che si rivolgono a noi, per concretizzarsi in una responsabilità sociale tangibile, incorruttibile e duratura che valorizzi innanzitutto l’essere umano al di sopra di ogni interesse economico.
Con questo non si vuole affermare che l’aspetto imprenditoriale ed economico non abbia importanza, si vuole semplicemente sottolineare che il guadagno che ne deriverà per tutti sarà la conseguenza di un’azione sul mercato che non annienti più il valore dell’uomo.
Da sempre l’essere umano ha sentito fortemente l’esigenza di poter essere al centro di un sistema fondato sul rispetto e sulla dignità, e ne è testimonianza tutta l’attività documentale rintracciabile nel passato recente e meno recente, svolta sia da parte di organizzazioni internazionali che da parte di organismi locali, oltre che dall’attività legislativa dello stato italiano:
- ILO Organizzazione Internazionale del Lavoro (anno di fondazione 1919);
- Il Libro Bianco di Jacques Delors (presentato alla Commissione Europea nel dicembre 1993);
- SA 8000 Social Accountability 8000 - Responsabilità Sociale 8000 redatto da parte della SAI Social Accountability International (edizione del 1997);
- “Dichiarazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro” adottata dalla Conferenza Internazionale del Lavoro nella sua Ottantaseiesima Sessione, Ginevra, 18 giugno 1998;
- Progetto “Global Compact” dell’ONU lanciata dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, al Word Economic Forum di Davos-Svizzera, nel 1999, dove per Global Compact si intende un quadro di riferimento ed un’iniziativa che si basa sulla “scelta volontaria” delle imprese di impegnarsi concretamente per una cittadinanza d’impresa sociale, confidando sulla responsabilizzazione dell’opinione pubblica, sulla trasparenza e su una nuova consapevolezza degli interessi individuali delle imprese e degli altri soggetti impegnati nel sociale;
- “Libro Verde “– Promuovere un quadro europeo per la Responsabilità Sociale delle Imprese, presentato dalla Commissione delle Comunità Europee, Bruxelles, 18 luglio 2001;
- La ricerca del 2003-2004 “I modelli di Responsabilità Sociale nelle Imprese Italiane” svolta nell’ambito del Progetto CSR-SC del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, realizzata da Unioncamere (Unione Italiana delle Camere di Commercio) in collaborazione con ISVI (Istituto per i Valori d’Impresa); il concetto di CSR può essere sintetizzato nella definizione di “integrazione volontaria, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali ed ambientali nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate. Essere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gli obblighi giuridici, ma anche andare al di là investendo “di più”nel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con le altre parti interessate.”
- Proposta di Legge presentata alla Camera dei Deputati Italiana, in data 29 aprile 2008, “Disposizioni per la promozione e lo sviluppo della Responsabilità Sociale delle Imprese”;
- Proposta di Legge presentata alla Camera dei Deputati Italiana, in data 22 giugno 2010, “Istituzione del marchio etico per il riconoscimento delle imprese socialmente responsabili”;
Mi piace dedicare una particolare attenzione all’enciclica “Caritas in Veritate” di Benedetto XVI (2009), che a prescindere dall’appartenenza religiosa dell’individuo, sottolinea come “…lo sviluppo, il benessere sociale, un’adeguata soluzione dei gravi problemi socio-economici che affliggono l’umanità…” hanno bisogno della verità, ed ancor più della Fiducia e dell’amore del vero, senza i quali non può esistere coscienza e responsabilità sociale.
C’è bisogno di agire e di agire socialmente senza cadere in balia di interessi privati e logiche di potere con effetti disgregatori sulla Società stessa, tanto più in una società in via di globalizzazione, nella quale i criteri orientativi dell’azione “morale” volta allo sviluppo collettivo devono essere giustizia e bene comune.
Perché la società più globalizzata ci rende più vicini, ma non ci ha reso fratelli.
“La vocazione al progresso spinge gli uomini a «fare, conoscere, avere di più, per essere di più»”.
Ma cosa significa “essere di più” nell’attuale momento storico? Significa differenziarsi ed agire secondo una metodologia comune.
Una volta conseguita la consapevolezza delle trasformazioni in atto è necessario “cambiare strada”, scegliendo una forma ed una metodologia condivisa per operare responsabilmente ed eticamente in tutti i settori, professionali, artigianali, commerciali o industriali.
Noi siamo partiti dalla Casa, e dal Benessere Abitativo che si può sviluppare in essa, per arrivare al benessere globale dell’individuo a prescindere dal contesto storico, geografico e politico.
Operare in un contesto di architettura per noi significa concepire ed eseguire materialmente progetti personalizzati secondo una metodologia comune, che preveda la responsabilità condivisa tra Aziende di Produzione, Professionisti, Imprese, Artigiani, e Cliente Finale uniti finalmente sotto un “Marchio Volontario di Sistema” che ne identifichi la qualità, la correttezza, e l’eticità di comportamento nei confronti dell’ Uomo inteso come valore.
Nel momento in cui ci comportiamo responsabilmente consci del fatto di avere un importantissimo ruolo sociale, riqualifichiamo non solo un immobile ma anche noi stessi in senso più ampio.
Insieme a chi come me condivide questo modo di pensare e di lavorare, lavoreremo affinché il Marchio Volontario di Sistema possa diventare un marchio distintivo non solo di garanzia di qualità in termini di risultato finale ma anche di operatività che segue un metodo preciso e soprattutto certificato.