Emiliano Bartolucci, a cena con Björk
Náttúra & Revolution 2.0
Novembre 2011
Occhirossi Festival

L’istallazione di Náttúra, progetto fotografico curato da Emiliano Bartolucci, è forse una delle più suggestive della Fase 2 di OcchiRossi. Non si tratta della solita esposizione di immagini incorniciate e appese alle pareti, ma di uno streaming fotografico proiettato su un telone bianco con la magnifica colonna sonora di band underground islandesi.
L’intervento risulta particolarmente affascinante per due motivi diversi. Il primo ha a che fare con la location: il Nuovo Cinema Aquila del Pigneto, a poche ore dalla proiezione di “Inni“, secondo film-concerto dei Sigur Ros, diretto dal regista canadese Vincent Morisset; il secondo, invece, riguarda la mostra del fotografo Johann Smari Karlsson, avvincente inchiesta sulla crisi economica islandese del 2008, ospitata nello stesso spazio espositivo, che sembra dialogare perfettamente con “Náttúra“.
Incontriamo Emiliano in questo luogo “in between”: da una parte le immagini delle manifestazioni popolari, dall’altra i colori mozzafiato dei panorami islandesi.

Allora Emiliano, vuoi raccontarci un po’ come ti sei avvicinato alla fotografia e se in questo avvicinamento c’è lo zampino dell’Islanda?
Sì, lo raccontavo proprio poco fa a un amico. Sono stato in Islanda la prima volta nel 2004 e ci sono tornato altre quattro volte. Nel 2004 non sapevo neanche come funzionasse una reflex, poi ho frequentato dei corsi al Centro Sperimentale di Fotografia e ho preso più dimestichezza con lo strumento. Osservando le foto che ho scelto per questa proiezione noto che c’è molta differenza tra quelle vecchie e quelle più recenti, anche se mi piacciono sia il posto che la proiezione, sono soddisfatto della mostra.

Come è nato “Náttúra“, il progetto di questa mostra? Successivamente ai tuoi viaggi, cioè scegliendo foto già scattate, oppure sei partito per l’Islanda con l’idea di realizzare un lavoro fotografico?
Allora, cerco di raccontartela bene. Nel 2006 ho realizzato una mostra insieme a una pittrice islandese di nome Thóra Einarsdóttir. La mostra si intitolava “Il gesto e lo sguardo” perché alcune mie fotografie venivano esposte insieme ai suoi quadri…

Questo è successo in Islanda?
No, no, qui a Roma. Praticamente ci siamo ritrovati a stampare e scegliere le foto proprio nel momento in cui Björk ha inciso “Náttúra”, un brano scritto per sostenere le associazioni che si occupano di ambiente. Ci sembrava un tema importante e quindi abbiamo ripreso il titolo. Dopo aver stampato circa quaranta o cinquanta fotografie le abbiamo portate in giro, e devo constatare che l’Islanda è piuttosto apprezzata tra i giovani italiani. Ho esposto diverse volte al Circolo degli Artisti per band islandesi che ci hanno suonato, dai Mùm a Ólafur Arnalds, oppure le Amiina, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente. Ho anche regalato loro delle foto.

In questi ultimi dieci anni abbiamo assistito a una sorta di “invasione” di band provenienti dall’Islanda che hanno all’improvviso catalizzato l’attenzione dei giovani nei confronti di questo paese. Sino a dieci anni fa dell’Islanda si parlava poco, al di là ovviamente dei reportage naturalistici e di tutto quanto ha a che fare con l’ambiente. Poi, all’improvviso, è successo qualcosa a livello culturale. Dagli Sugarcubes, il primo gruppo di Björk, fino appunto ai Mùm, Sigur Rós ecc. Quanto la musica ha influenzato il tuo amore per l’Islanda?
Diciamo che è nato prima l’amore per l’Islanda. Sono stato sempre appassionato di vulcani, sin da bambino ho avuto il desiderio di visitarli. Ci sono andato la prima volta come ho detto nel 2004, a dicembre… E’ stata una scelta abbastanza azzardata! Quando sono arrivato mi sono reso conto che c’è un fermento incredibile, ragazzi di quindici o sedici anni che suonano non solo chitarre ma anche strumenti classici. C’è una grande voglia di fare, anche perché è un paese freddo e le attività “al chiuso” vengono svolte con maggiore intensità. Quella della musica islandese è stata una scoperta abbastanza casuale. Quando sono stato in Islanda la prima volta apprezzavo poco anche Björk, poi una volta, al porto di Reykjavík, mi sono trovato per caso a cena allo stesso tavolo con lei!

Raccontaci qualcosa di Björk.
E’ un personaggio incredibile. A un certo punto due ragazze polacche si sono avvicinate chiedendole di poter scattare una foto e lei ha rifiutato rispondendo che la sua vita privata non va assolutamente toccata. Poi però le ha invitate a sedersi al tavolo, a bere e mangiare insieme. L’unico aspetto triste della vicenda è che mentre parlavamo con il marito di Björk (The Cremaster/Matthew Barney, famoso video-artista concettuale americano-nda) il discorso è caduto su “ah, siete italiani, quindi Berlusconi ecc…” Le solite cose che si dicono sull’Italia. Però è stata un’esperienza incredibile. Noi eravamo seduti a un tavolo fatto con dei tronchi d’albero e ci siamo resi conto di avere a fianco Björk. Sai, si tratta di una paese di poco più di trecentomila abitanti, anche se sei famoso non è che ti assaltano! Quindi la musica è stata una scoperta casuale. I Sigur Rós sono quelli che ho apprezzato di più nel tempo, anche i Mùm mi sono piaciuti subito. Insomma la musica è stata una bella sorpresa.

Proprio in riferimento alla musica, e poi giuro che chiudo questa parentesi, tu hai fatto questo studio soprattutto naturalistico sull’Islanda. Non ti è mai venuto in mente di estendere il tuo interesse anche agli Islandesi e in particolare alla scena musicale?
Sì, l’ho fatto qui in Italia, seguendo i musicisti nelle loro date, partecipando come fotografo, soprattutto al Circolo degli Artisti. Mi piacerebbe sviluppare di più questo discorso, soprattutto perché ci sono molte band poco conosciute, come i Dikta che ho portato qui oggi in ascolto, ma anche Mugison, un personaggio molto particolare. Comunque gli Islandesi sono veramente accoglienti, quando chiedi loro di approfondire qualcosa lo fanno sempre molto volentieri. Mi piacerebbe poter fare la stessa esperienza anche direttamente in Islanda. Ho portato una mostra a Reykjavík, per un concorso dedicato alle donne, durante l’anno europeo per le pari opportunità. Tra l’altro ho scoperto che da loro si usa dividere le mostre in due parti, metà in uno spazio e metà in un altro. Quindi siamo stati metà in un ufficio turistico e metà nell’Assessorato alle Pari Opportunità del comune di Reykjavík…

Ecco, torniamo alla fotografia. L’Islanda è un luogo naturalmente “fotografico”, a volte dà anzi l’impressione che qualsiasi posto sia ottimo per fare una fotografia e che non sia richiesta una grande capacità per tirare fuori qualcosa di molto bello.Che cosa serve per distinguersi, per fare in modo che le tue foto non siano come tutte quelle, pur bellissime, che invadono ad esempio il web?
E’ una domanda che mi sono posto spesso quando ho visto delle mostre fotografiche dedicate all’Islanda. Però nel mio caso è un po’ tutto casuale. Diciamo che ho deciso in un secondo momento di stampare le foto e organizzarle in una proiezione, quindi è una raccolta sviluppata nell’arco di cinque anni di viaggio compiuti in Islanda, compreso quando ci sono stato per lavoro a portare la mostra. Considera che io a casa possiedo una raccolta di diecimila foto sull’Islanda e ne ho scelte solo alcune che mi sembravano significative. Credo che per distinguersi bisognerebbe approfondire il discorso sulle città, sull’aspetto culturale del paese, che secondo me è conosciuto ancora poco, eccetto magari sotto il profilo musicale, e poi le abitudini, il lavoro. Per esempio io sono stato su un’isola, l’unica isola dell’Islanda nel Circolo Polare Artico, dove si lavora molto il pesce…

Quindi potrebbe essere uno dei prossimi temi della tua ricerca?
Spero di sì, perché no.

Qual è il futuro di questa tua attività fotografica islandese?
Bhè, mi piacerebbe estenderla un po’ a tutto il Nord Europa.

Che cos’ha di più il nord islandese rispetto agli altri nord europei? Tu hai visto anche altre zone del Nord Europa?
Sì, le ho viste più o meno tutte. Forse la particolarità è la natura, che non è mai omogenea. Ti sposti di cento metri e passi e da un terreno arido o una zona vulcanica, a un ghiacciaio. Dal ghiacciaio passi poi al mare. Ecco questo non l’ho trovato in Norvegia, assolutamente non in Finlandia, dove sono tutti abeti! La Svezia mi piace molto per l’aspetto culturale e musicale, mi sono trovato benissimo. Ma l’Islanda ha la variabilità della natura e del territorio che è l’aspetto che mi attira di più.

Senti, perché hai scelto le proiezioni al posto della classica installazione fotografica?
Per dare maggiore risalto all’altra esposizione, che è più bella della mia. E’ la mostra di un fotografo islandese che si chiama Johann Smari Karlsson. Ha collaborato con noi per questo evento al Nuovo Cinema Aquila concedendoci alcune foto realizzate in occasione della rivolta del popolo d’Islanda in seguito alla crisi finanziaria. Ricordo quel periodo quasi con divertimento, perché gli Islandesi andarono ai bancomat e non trovarono i soldi… Il giorno dopo vidi su internet queste fotografie e scrissi a Johann chiedendogli se fosse interessato a fare una piccola esposizione a Roma. Lui ci ha donato le sue foto e noi le abbiamo raccolte in questa mostra. Eravamo un po’ incuriositi anche dal modo di protestare adottato dagli Islandesi, per non parlare dell’abbigliamento dei poliziotti, che come puoi vedere era terribile! Sembrava dovesse succedere chissà che cosa. Anche se ci sono stati molti arresti, persino alcuni ragazzi italiani che facevano l’Erasmus in Islanda sono stati arrestati in quei giorni.

Caspita che fortuna, l’Erasmus in Islanda… Si puo’ fare quindi?
Sì sì, si puo’ fare da qualche anno.

Io trovo che sia veramente straordinario invece come le due mostre dialoghino tra di loro. Una riguarda la parte che forse tu non hai ancora per il momento voluto approfondire, e cioè la parte umana e quindi politica, che c’entra molto poco con la natura e con le bellezze dell’Islanda, e l’altra invece la parte naturale. Quest’ultima ritrae una natura spesso turbinosa, vulcanica, e sotto un certo punto di vista finisce per essere affine alle fotografie di agitazioni e tumulti dell’altra mostra. Dialogano veramente bene.
Sì, c’è l’elemento del fuoco per esempio che è in condivisione. Comunque altre “bellezze” islandesi le ho fotografate, alcuni ritratti li ho realizzati. Mi piacciono molto i lineamenti delle persone islandesi, perché non sono tipicamente nordici nel senso classico del termine. Diciamo che un po’ Björk rappresenta quella fisionomia. Non tutti i ragazzi e le ragazze sono biondi con gli occhi azzurri come può capitare in Svezia, sia a sud che a nord, oppure in Finlandia. Solo in Lapponia ho trovato tratti somatici simili a quelli islandesi, anche se la Lapponia è diventato un territorio molto turistico, mentre l’Islanda ha una aspetto culturale interessante, quindi un po’ di foto le ho fatte. Mi piacerebbe tornare proprio per fotografare persone.

Senti, che rapporto hai invece con l’Italia? Immagino a questo punto che l’Islanda sia un po’ il tuo paese adottivo. Te lo chiedo anche in riferimento all’altra mostra, che appunto racconta una circostanza, quella della crisi finanziaria, con cui l’Islanda ha aperto e chiuso i conti e che ora sta invece toccando seriamente noi.
Credo che la differenza tra noi e loro la faccia prima di tutto il numero degli abitanti, purtroppo. Quando si è in trecentomila si riesce comunque a dialogare meglio e quindi anche a fare una piccola rivoluzione come è accaduto lì, con le pentole, lancio di yogurt, di neve… Tutto molto spontaneo. Quello che trovo meno spontaneo è la realizzazione delle assemblee successive, quelle che si stanno tenendo ancora adesso per risolvere la situazione dei conti. Il mio rapporto con l’Italia è, credo come per molti di noi, della nostra età, un rapporto di amore e odio. Non appena vai all’estero hai sempre la tentazione di pensare “ma che ci torno a fare in Italia…”. In qualsiasi posto tu vada, da Barcellona, dove ci dovrebbe essere una situazione simile alla nostra, fino ad arrivare al nord Europa, dove veramente scopri un altro mondo. Lì c’è l’interesse per la cultura, quello che non c’è più da noi. Detto questo, poi ti trovi sempre a tornare, perché è il tuo paese, dove sei nato, dove hai gli affetti, dove hai tutto, dove speri di riuscire a fare qualcosa o comunque contribuire a fare qualcosa. Io non mi sento “un fotografo”, o quantomeno non mi sento solo quello. Mi sento piuttosto una persona che vorrebbe maggiore attenzione per il teatro, per il cinema, per la musica e appunto per la fotografia. Quello che trovo incredibile è che magari vai in un altro paese e ti rendi conto che un musicista è considerato un musicista, non quello che fa un altro lavoro e poi la sera magari va a suonare. Però è anche vero che siamo tanti, il nostro è un paese dove ci sono tantissime persone valide e capaci.

Gli Islandesi però sono stati in grado di dare una risposta compatta alla questione del debito…
Gli Islandesi dicono “noi non abbiamo paura perché discendiamo dai vichinghi”… Ce l’hanno un po’ nell’animo questa voglia di ribellarsi. Mi sembra che ci abbiano impiegato due o tre notti, non hanno neanche avuto bisogno di piantare le tende… A forza di battere i coperchi delle pentole contro i vetri del parlamento alla fine, dopo tre giorni che i manifestanti stavano lì sotto hanno dato tutti le dimissioni e sono andati a casa. Poi è stato formata un governo tecnico presieduto dalla presidente del consiglio attuale, che tra l’altro è famosa per altre motivazioni. Anche per le leggi contro l’omofobia l’Islanda è un paese molto famoso, è stato il primo paese in Europa ad avere un presidente della Repubblica donna, e il secondo nel mondo dopo l’Argentina. Ora è il primo paese ad avere un presidente del consiglio donna, omosessuale dichiarata e sposata. E che ha avuto anche dei figli da un precedente matrimonio con un uomo! La mentalità c’è. Poi per questa situazione ci vorranno comunque degli anni, come per tutti.