Estratto dell’articolo della Prof.ssa Diana Malignaggi1 Antiporte e frontespizi incisi in Sicilia dal Barocco al Neoclassico, pubblicato sul numero 6 (22 dicembre 2012) della rivista Tecla - Rivista di temi di Critica e Letteratura artistica, Università degli Studi di Palermo 2012, pp.14-44.
Il periodo della Controriforma, intendendo per esso gli anni seguenti alla precettistica emanata dal Concilio di Trento in materia di rappresentazione artistica, è stato di grande fervore nel settore della produzione libraria anche per la Sicilia. Le motivazioni interne allo svolgimento della cultura artistica del tempo, con sfaccettature di modi e di momenti, si riflettono nella illustrazione libraria e nella stesura di taluni progetti editoriali, realizzati intorno alla metà del secolo diciassettesimo. Aumentano gli scritti di apologetico contenuto religioso, le vite dei santi, le iconografie di Cristo e della Madonna. Un ruolo di primaria importanza è interpretato dalla Compagnia di Gesù, il cui obiettivo è stato quello della formazione intellettuale con il controllo delle istituzioni educative da cui dovevano venire fuori le gerarchie sociali ecclesiastiche e politiche. È stato costante anche l’interesse della Compagnia per i problemi della trasmissione della cultura nei settori filosofico, scientifico e storico, a cui era unita la produzione di opere di devozione con il compito di favorire lo spirito religioso. […]
Nel Seicento fu creato un modello di libro molto diverso rispetto alla tradizione rinascimentale; il fatto nuovo è la produzione editoriale di libri d’apparato con precisa funzione celebrativa. In generale è una tendenza europea e una precisa caratteristica che in Sicilia raggiunge la metà del XVIII secolo. Il sistema culturale dell’età barocca è una complessa rete di relazioni, nelle quali le tecniche di ricezione prendono il sopravvento sui valori formali del testo. Diventano ricorrenti le figure stilistiche dell’antitesi, dell’ossimoro dell’anafora, e i paradossi retorici, che costituiscono un linguaggio comune dell’espressione figurativa e letteraria, così come entrano a far parte della formulazione dei titoli. […]
Il pubblico viene emotivamente attratto, sia che debba assistere ad una commedia teatrale, sia che ammiri le pareti affrescate di un palazzo o di una chiesa, sia che apra un libro. Infatti la composizione del libro illustrato si attiene al principio del movere, ossia del controllo conseguito con la mozione degli effetti; come la scultura decorativa o la pittura sollecitano effetti violenti (sorpresa, commozione, stupore), così il libro introduce elementi aggiuntivi alla semplice ornamentazione, duplicando l’attesa e la curiosità circa il contenuto di un testo. Nasce pertanto la consuetudine di porre una complessa illustrazione prima del frontespizio, cioè l’antiporta, che lo precede nel recto della prima carta. Nella produzione editoriale siciliana l’antiporta si afferma nella seconda metà del XVII secolo e nella prima metà del successivo. È una stampa a bulino o all'acquaforte che manifesta le caratteristiche della contemporanea arte barocca, carica di effetti enfatici. L’illustrazione dell’antiporta allude all'intero contenuto del testo e può essere differente dalle decorazioni miste al testo. Frontespizio e antiporta sono ideologicamente collegati e ambedue danno vita ad una creazione decorativa di grande effetto sul pubblico dei lettori. Nell'antiporta si annida anche certa volontà pubblicitaria nell'attrarre subito con una immagine il potenziale lettore, la breve legenda inserita nel corpo della tavola, come un motto, dà un sintetico risalto al contenuto ideologico del testo del libro. L’occhietto o “impresa” (cioè stemma con i motti) insieme alle figure allegoriche entro cartigli evidenziano l’iscrizione, ed i caratteri di stampa hanno collocazione e dimensioni molto diverse da un esemplare all'altro. […]
Le illustrazioni in antiporta si ispirano al contenuto e al genere del libro; ogni materia si prestava a essere interpretata sotto la forma dell’allegoria, per questo motivo gli incisori e gli artisti dell’epoca si sono avvicinati a questo prodotto editoriale. È da notare che pur avendo un implicito riferimento al testo, la formulazione delle figure dell’antiporta è direttamente dipendente da modelli pittorici o comunque vicina alle tendenze espressive della ricerca pittorica. La produzione incisoria siciliana ebbe nella creazione dell’antiporta uno stimolo non indifferente; è infatti attraverso questo prodotto incisorio che si perviene alla conoscenza dell’uso e delle finalità di una attività artistica, verso la quale gli autori siciliani si erano interessati in misura eguale a quella delle stampe sciolte. L’editoria messinese e palermitana ha prodotto la maggior parte delle illustrazioni in antiporta, con la partecipazione di pittori e di architetti, che spesso firmano le stampe insieme agli incisori. […]
Nel libro illustrato dell’età barocca il rapporto tra il testo e l’immagine è per così dire di antagonismo, le illustrazioni non integrano né commentano esclusivamente la composizione scritta, bensì rispondono ad una logica estetica più complessa in cui il rimando tra figura e testo è legato a implicazioni di natura psicologica o emotiva, tipiche nella cultura di impronta retorica. Nel secolo precedente il corredo iconografico integrava il testo senza prevaricare la partizione editoriale, adesso s’impone subito all'apertura del libro con una stampa che costituisce l’antiporta. La ricca borghesia insieme all'aristocrazia privilegiano un mercato librario in cui il corredo figurativo vada all'unisono con l’espressività della produzione artistica; […]
Anche in Sicilia appaiono le tipografie ufficiali, che fanno capo al Senato messinese e palermitano o alle istituzioni ecclesiastiche (Gesuiti, Arcivescovado). Sostanziali elementi che intervengono nella confezione del libro sono i controlli sulla produzione e la censura preventiva sulla stampa, per questioni amministrative e non soltanto ideologiche. L’attività tipografica continua nelle città maggiori, Messina e Palermo; in altre località lo sviluppo dell’editoria fu irregolare o comunque legato ad episodi di mecenatismo. A Catania, Trapani e Siracusa si iniziò a produrre stabilmente nella seconda metà del secolo e nel successivo. Gli stampatori si spostavano con facilità se le condizioni della committenza erano favorevoli alla produzione editoriale, si veda il caso di Mazzarino con il principe di Butera Carlo Carafa Branciforte. I centri minori diedero vita a una produzione editoriale legata a contingenti situazioni storiche. Il centro di Militello in Val di Catania, feudo di Francesco Branciforti, vide funzionare una tipografia dal 1617 al 1625 per il mecenatismo del marchese, così pure Mazzarino, feudo di Carlo Carafa, che impiantò nel suo palazzo una tipografia sotto la cura del palermitano Giuseppe La Barbera dal 1687 al 1689. Dal 1690 al 1692 il Carafa chiamò il tipografo fiammingo Giovanni Van Berg, che recò un materiale tipografico di buona qualità. Infatti il volume dello stesso Carafa, L’ambasciatore politico-cristiano del 1692 contiene numerose illustrazioni, tra cui quelle di Giacomo del Po si segnalano per la qualità incisoria e per la composizione delle scene che rispecchiano la qualità e la maestria del pittore e incisore. Dall'attività editoriale dei centri minori soltanto Mazzarino si segnala per la produzione di libri illustrati; Cefalù, Caltagirone, Acireale e Siracusa ebbero delle tipografie dal XVIII secolo, ma la stampa di libri figurati ebbe scarsa diffusione. Inizia a essere dissociata l’attività del tipografo da quella del libraio, anche se in altri centri europei tale condizione era già in atto dal XVI secolo. Si legano maggiormente, invece, i rapporti con gli artisti in quanto ideatori del disegno delle illustrazioni; vengono interessati particolarmente gli artisti locali che operavano a Palermo e a Messina: per alcuni di essi la creazione inerente alla stampa costituisce una parte considerevole della produzione. Appaiono i nomi degli incisori, che firmano con frequenza le illustrazioni delle antiporte e dei frontespizi; alcune stampe contengono la firma dell’inventore del disegno associata a quella dell’incisore, oppure quella dell’architetto progettista e del disegnatore, segno che caratterizza l’avvenuta scissione nella prassi e nella mentalità siciliana tra l’artista intellettuale e l’esecutore manuale. Il libro assume nuove dimensioni di segno opposto: si tende a ridurre e a preferire il formato in 8° medio o piccolo ma anche il formato in 4° illustrato dall’antiporta; […] La varietà dei formati si lega al gusto estetico barocco che esalta la parte esteriore del libro, cioè l’antiporta e il titolo. Il libro, di qualsiasi formato, acquista una tendenza a monumentalizzarsi o con le illustrazioni oppure con blocchi di caratteri tipografici, che nel frontespizio si distendono lungo tutta la pagina a modo di epigrafi. Nel titolo e nel testo sono adoperati corpi e caratteri diversi di lettere, attraverso cui si formulano, distinguendole, le notizie relative all’autore, alle sue cariche onorifiche, alle finalità del libro, alla insegna del tipografo, alla titolazione dei capitoli e dei paragrafi interni. Il libro anche sotto il profilo visivo doveva evidenziare la distinzione delle sue componenti. Anche la scrittura, quindi, è utilizzata come elemento che accentua l’espressività dei segni mediante la varietà delle forme. Abbandonando la struttura decorativo-compositiva del libro cinquecentesco, il gusto estetico seicentesco innova sostanzialmente il frontespizio. Sono tipici di questo periodo i titoli prolissi ed enfaticamente adulatori verso i committenti e il dedicatario; in questo caso i nomi sono composti in rilievo tipografico, cui poteva essere aggiunto il ritratto o lo stemma; anche l’autore dell’opera veniva citato con un elenco dei titoli onorifici con retorica prolissità. I frontespizi tipografici tendono a costituire una armonia ideologica di righe sciolte, talvolta blocchi di righe, con una varietà di lettere maiuscole e minuscole, tonde e corsive; non infrequente è la varietà dei caratteri. Appartiene all’architettura del titolo la marca, che è sempre indicativa di un determinato tipografo; molto spesso sono delle piccole vignette emblematiche. In relazione alla marca è lo stemma, collocato anch’esso tra titolo e sottoscrizione; appartiene al personaggio al quale la pubblicazione è dedicata, oppure per conto della quale è stata realizzata. Sono ancora presenti le vignette, i capilettera e le cornici silografiche, anche se il loro uso progressivamente si attenua verso la fine del secolo per la presenza dell’antiporta. Altra caratteristica sono i frontespizi incisi e figurati, che hanno una coerenza estetica notevole e, di fatto, sono stati realizzati nello spirito dell’antiporta, di cui si distinguono per il titolo e la sottoscrizione.
1 Diana Malignaggi, dal 1982 è professore associato alla cattedra di Storia del Disegno, dell’Incisione e della Grafica. Suo principale campo d’interesse è l’arte figurativa centromeridionale e siciliana con particolare riferimento ai rapporti con la storia del disegno, dell’illustrazione libraria antica e moderna e con la storia della grafica di ambito siciliano. Ha curato un censimento delle collezioni di disegni e di stampe che si sono formate in Sicilia prima delle istituzioni museali. Ha fatto parte della redazione dei “Quaderni dell’A.F.R.A.S.” diretti da Maurizio Calvesi. Suoi scritti sono stati pubblicati in cataloghi pubblicati da Electa, Sellerio, Charta, etc.