Abbiamo portato in tutti i villaggi le nostre armi segrete: i libri, i corsi, le opere dell'ingegno e dell'arte. Noi crediamo nella virtù rivoluzionaria della cultura che dona all'uomo il suo vero potere
(Adriano Olivetti)
“L’uomo è il Talismano supremo. La mancanza di un’adeguata educazione l’ha però privato di ciò che inerentemente possiede.”
Bahá’u’lláh
La cultura è la vera ricchezza della comunità. Si può vivere bene e dignitosamente anche se materialmente limitati, ma la mancanza di cultura depriva l'uomo di ogni bene.
Non tutte le culture sono uguali. Ci sono culture che aiutano l'umanità a migliorarsi, mentre altre lo degradano. Esiste una cosiddetta cultura emergente prodotta da coloro che cercano fedelmente la verità e che gioiosamente la condividono.
Non ho identificato strutture specifiche che promuovono questa cultura emergente, forse c'è da imparare da tutti quelli che nel territorio si occupano di costruire un futuro (e un presente) più sostenibile e felice per tutti. Mi piacciono le idee della Montessori, e la cultura sottesa al Punto di Svolta di Fritjof Capra, e i principi culturali promossi dalla fede Bahai*. Contrariamente alle teorie elitariste, immagino che ogni cittadino sia chiamato a sviluppare, studiare, praticare e condividere con l'esempio questa nuova cultura, anche realizzando su tutto il territorio luoghi e situazioni di educazione diffusa, sia per i bambini, che per i grandi desiderosi di dare un senso più alto alla propria vita.
La cultura di comunità, autonoma e continuamente creativa, entra in sinergia con l'orgoglio rurale**, la sana autostima di cui ogni territorio dovrebbe essere provvisto, e che promuove una libera autonomia economica, che a sua volta è premessa all'economia della felicità.
Questa idea è universale, accomuna le diverse saggezze del mondo.
Secondo il Mahatma i valori spirituali non devono essere separati dalla politica, dall’economia, dall’agricoltura, dall’istruzione e da tutte le altre attività della vita quotidiana. In questa progettazione integrale non vi è conflitto tra spirituale e materiale. Non è bene che alcune persone si chiudano in ordini monastici per praticare la religione e altre pensino che la vita spirituale sia solo dei santi o dei celibi. Questa separazione della religione dalla società genera corruzione, avidità, concorrenza, smania di potenza e sfruttamento dei deboli e dei poveri. Politica ed economia senza idealismo sono una sorta di prostituzione.
Qualcuno chiese a Gandhi: ‘Cosa ne pensi della civiltà occidentale?’. Egli rispose semplicemente: ‘Sarebbe una buona idea’. Infatti per Gandhi la civiltà delle macchine non era civiltà. Una società dove i lavoratori servono un nastro trasportatore, dove gli animali sono trattati crudelmente negli allevamenti intensivi e in cui l’attività economica porta necessariamente alla devastazione ecologica non può essere concepita come una civiltà. I suoi cittadini non possono che essere dei nevrotici. Il mondo naturale viene trasformato in un deserto e le città in giungle di cemento. La contrapposizione tra società industriale globalizzata e società costituita da comunità autonome, in gran parte impegnate nel principio dello Swadeshi, è assolutamente inconciliabile. Swadeshi per Gandhi era un principio sacro come la verità e la nonviolenza. Ogni mattina e sera ripeteva il suo impegno allo Swadeshi nelle sue preghiere.
http://www.quarei.it/matonele/wp-content/uploads/2012/09/Swadeshi.pdf
Le idee che esprimono derivano dalla costatazione che molti saggi convergono sull'organizzazione di una società buona. La convergenza di molte saggezze descrive i punti focali della nuova cultura, e la chiave per la conversione delle nostre società malate.
Dal punto di vista operativo, le saggezze che mi hanno ispirato (e che tuttora mi ispirano) per la riorganizzazione comunitaria sono:
La fede Bahai, per quel che riguarda la riorganizzazione della democrazia e della società mondiale.
La democrazia comunitaria di Olivetti, per quel che riguarda una struttura comunitaria plausibile in Italia.
Il libro bolo'bolo per quel che riguarda la costituzione di comunità autonome e ospitali che stanno alla base del nuovo frattale sociale.
Tutte queste prospettive identificano nella comunità il punto di partenza per la costruzione di una nuova civiltà planetaria. Per costituirsi una chiara visione generale e una coscienza critica, non è buono focalizzarsi su una visione specifica ma cercare appunto le convergenze tra le diverse prospettive.
Altri testi meno specifici, ma che consentono di illuminare il processo di conversione sociale da prospettive diverse e più ampie sono:
Super-organismi di Alessandro Pluchino, per quel che riguarda l'analisi scientifica della struttura generale (0locratica) della società umana.
Il punto di svolta di Fritjof Capra, per la visione nuova su alcuni importanti temi (ad esempio quello biomedico).
Il calice e la spada di Riane Eisler per quel che riguarda il superamento della società patriarcale
Anarchia e cristianesimo di Ellul, per quel che riguarda la forma sociale proposta dal cristianesimo di base.
La Costituzione della Repubblica Italiana, per capire quanto il processo di conversione comunitaria fosse già nel cuore dei "padri" costituenti.
La decrescita felice, la transizione ecologica, l'ecologia profonda.
La mappa di comunità è uno strumento con cui gli abitanti di un determinato luogo hanno la possibilità di rappresentare il patrimonio, il paesaggio, i saperi in cui si riconoscono e che desiderano trasmettere alle nuove generazioni. Evidenzia il modo con cui la comunità locale vede, percepisce, attribuisce valore al proprio territorio, alle sue memorie, alle sue trasformazioni, alla sua realtà attuale e a come vorrebbe che fosse in futuro. Consiste in una rappresentazione cartografica o in un qualsiasi altro prodotto od elaborato in cui la comunità si può identificare.
Viene in tal modo esplicitato un concetto “nuovo” di territorio, che non è solo il luogo in cui si vive e si lavora, ma che pure conserva la storia degli uomini che lo hanno abitato e trasformato in passato, i segni che lo hanno caratterizzato. Vi è la consapevolezza che il territorio, qualunque esso sia, contenga un patrimonio diffuso, ricco di dettagli e soprattutto di una fittissima rete di rapporti e interrelazioni tra i tanti elementi che lo contraddistinguono.
La mappa è un processo culturale, introdotto in Inghilterra all’inizio degli anni Ottanta e poi ampiamente sperimentato, tramite il quale una comunità disegna i contorni del proprio patrimonio; è più di un semplice inventario di beni materiali o immateriali, in quanto include un insieme di relazioni invisibili fra questi elementi. Deve essere costruita col concorso dei residenti e far emergere tali relazioni. Non si riduce quindi ad una “fotografia” del territorio ma comprende anche il “processo con cui lo si fotografa”.
Predisporre una mappa di comunità significa avviare un percorso finalizzato ad ottenere un “archivio” permanente, e sempre aggiornabile, delle persone e dei luoghi di un territorio. Eviterà la perdita delle conoscenze puntuali dei luoghi, quelle che sono espressione di saggezze sedimentate raggiunte con il contributo di generazioni e generazioni. Un luogo include memorie, spesso collettive, azioni e relazioni, valori e fatti numerosi e complessi che a volte sono più vicini alla gente che non alla geografia, ai sentimenti che non all’estensione territoriale.
Al momento, stiamo sviluppando diverse mappe delle basse, cicloturistica, dei boschi, delle erbe, e altre...
Potremmo chiederci "chi sia" il soggetto educante di cui le nostre comunità hanno bisogno. Penso che per uscire dalla mentalità patriarcale, possiamo ispirarci alle idee di Maria Montessori, cercando il giusto equilibrio tra libertà e guida. Credo inoltre che, a differenza di quanto avviene oggi, l'educazione sia importante ad ogni età (se non altro perché il mondo futuro cambierà molto più velocemente di quello attuale).
Bahaullah suggerisce che l'educazione sia universale e obbligatoria.
Ho trovato molto saggio anche quanto sostiene John Ruskin:
Sulle scuole tecniche e le manifatture di stato
Per prima cosa sostengo che ci debbano essere, in tutto il paese, scuole tecniche per giovani realizzate a spese del governo* e sotto il suo controllo; che ogni bambino nato in patria, se lo desiderano i genitori, debba poterle frequentare (e che in certi casi sia richiesto per legge) e che lì, insieme ad altre materie minori, gli si insegnino obbligatoriamente e nel modo migliore queste tre cose: le leggi della salute e gli esercizi per vivere sani, le abitudini di educazione e giustizia e la professione di cui dovrà vivere.
In secondo luogo è necessario che, in relazione con queste scuole tecniche, vengano fondate dal governo, e mantenute sotto la sua regolamentazione, manifatture e botteghe per la produzione e la vendita di tutto ciò che è necessario alla vita e per l’esercizio di ogni arte che sia utile. Queste non dovranno interferire con l’impresa privata – quindi non ci sarebbero restrizioni o tasse per il commercio privato – ma lasciare che anch’essa faccia il suo meglio e superi il governo, se può. Le fabbriche e le botteghe statali dovranno fornire un esempio di lavoro ben fatto e dovranno vendere prodotti puri e genuini, così che un uomo possa star sicuro, se sceglie di pagare il prezzo proposto dal governo, di avere in cambio del suo denaro pane che sia pane, birra che sia birra e lavoro che sia lavoro.
*- nel nostro caso, il governo è costituito dalle comunità
da Adriano Olivetti: L'ordine politico delle comunità
La cultura, nel suo autentico significato di ricerca disinteressata di verità e di bellezza, sarà l’elemento caratteristico della nuova società e a tale fine le istituzioni sanzioneranno concretamente l’esigenza culturale.
Si può manifestare una condizione della società formalmente libera, ma così interiormente povera, così culturalmente arretrata, così poco spiritualmente dinamica che tutti gli sforzi di elevamento urterebbero contro resistenze passive insormontabili.
La cultura, accanto all’ideale democratico e alle forze del lavoro, costituirà un terzo fattore di equilibrio politico nel nuovo Stato, capace di determinare uno stato di cose generale sensibilissimo alle esigenze spirituali e a quelle aspirazioni superiori senza le quali la libertà stessa dell’uomo, che è affermazione di una intima vocazione, non potrebbe pienamente esprimersi.
La cultura acquisterà, come entità organizzata, un significato specifico di preparazione politica dottrinale e uno generale di conoscenza dei problemi superiori dell’umanità.
L’opera di chi è chiamato a partecipare alla vita politica e amministrativa della Comunità, in virtù di un mandato culturale, sarà complessa e uscendo dall’ambito delle funzioni definite che gli verranno assegnate, sarà intesa a permeare di valori più completi ogni attività sezionale.
Nell’ordinamento che verrà proposto, risulteranno evidenti le cautele affinché la cultura, nella sua manifestazione politica, non sia tradita, come fu nel passato, da atteggiamenti spirituali deformi, retrivi o servili.