Elaborazione Grafica: Melchiorre Ancona
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Insediamenti durante l’egemonia araba dal 827 al 1072 Tavola 5.
La fortezza fu chiamata dagli arabi 'Al Madarig" (le scale). Tale definizione la si ritrova nel-
l'opera dell'arabo Edrisi "Il libro di Ruggero", scritta nella prima metà del XII secolo, ma la
riscontra anche l'Amari nella traduzione degli appunti di viaggio di Ibn Jubair, un arabo che
sotto il regno di Guglielmo il Buono visitò la Sicilia.
Gli arabi diedero notevole incremento all'economia del borgo, fondando tonnare e diffondendo la coltura della vite, degli ulivi e degli agrumi. Siccome erano soliti dare origine a piccoli villaggi in corrispondenza delle zone coltivate, non ampliarono la fortezza e il suo borgo ma fondarono nuovi insediamenti nelle zone vicine.
E’ presente solo un piccolo borgo per i pescatori alla Cala Marina e nelle immediate vicinanze, qualche “Casalino” (Macasenu), adibito a punto di appoggio.
Nella Piana Petrolo si ha notizia che esistette il cosiddetto “Casalotto” con torre di avvistamento in pietra.
Nelle campagne invece, sparsi un pò su tutto il territorio, vengono costruiti dei casali.
Evoluzione urbanistica dal 1072 al 1336 Tavola 6.
Periodo normanno ( 1072 – 1190)
In questo periodo si ha notizia della costruzione della chiesetta del Rosario (1093) all’interno del perimetro del Castello.
Periodo Svevo ( 1190 – 1266)
Data l’indole difensiva degli Svevi, il castello subì delle modifiche, consistenti in:
- una cinta di mura lungo tutto il perimetro esterno e fino al primo ponte levatoio;
- l’innalzamento di alcune torri di avvistamento;
- l’ampliamento in pianta del castello e la conseguente modifica dell’interno.
Periodo Angioino ( 1266 – 1282)
Per la prima volta nei documenti ufficiali compare il nome “Castrum ad Mare de Gulfo” (1287).
Agli inizi del 1300 la configurazione urbanistica di Castellammare si estendeva dal castello fino al primo ponte levatoio, il tutto circondato da mura.
Esternamente ad esso c’era un sobborgo, con poche case sparse nella Timpa.
Per le campagne, qua e la solo qualche sparuto casalino.
Nel 1314 gli Angioini, dopo alterne battaglie, si erano impossessati de1 Castello, (per il tradimento del Castellano), tenendolo come postazione privilegiata lungo la costa. Ma Federico II d'Aragona, due anni dopo lo assediò e lo distrusse.
Gli Aragonesi riuscirono a prevalere con l'ausilio di macchine da guerra e grazie all'aiuto dei palermitani, animati da un certo sentimento di gelosia e di vendetta contro Castellammare, che in quel tempo era il primo caricatore di grano della Sicilia occidentale, forse più importante della stessa Palermo.
Questi, non si limitarono a colpire le fortificazioni, ma saccheggiarono il borgo e distrussero le case; chiesero poi al Re, come ricompensa dell'aiuto prestato, che venisse proibito qualsiasi commercio di granaglie da Castellammare.
Federico II acconsentì, per punire Castellammare di essere stata debole con gli Angioini.
Tale decreto determinò un rapido declino dello sviluppo economico e commerciale del borgo che si protrasse fino al 1336 quando il re Pietro diede nuovamente facoltà di potenziare le esportazioni.
Dal 1336 al 1587 Tavola 7.
Dopo questo periodo si iniziarono a riedificare le abitazioni nel Castello e tutt’intorno al sobborgo, cioè nell’attuale via e Federico, nella via Timpa e Arco Florio.
Da questo periodo in poi si potenzia l’attività del Caricatore.
Sorgono anche dei magazzini adibiti a deposito granaio nel pianoro Cerri e vicino ai magazzini della tonnara (Baglio Costamante).
Qualche abitazione sorge pure nella zona Canale Vecchio, a Petrolo e in corrispondenza della via Malta.
In questo periodo viene edificata la chiesa dell’Annunziata alla Marina.
Al 1587 il territorio urbano di Castellammare comprendeva:
- l’area del castello, fino al primo ponte levatoio.
- Il quartiere sulla piana Matrice, fino al secondo ponte levatoio, all’altezza dell’attuale
via Medici, difeso da una robusta cinta muraria.
- Qualche abitazione sparsa qua e la nel sobborgo, all’esterno della città antica.
L’accesso principale era sul ponte levatoio di via Medici. Inoltre erano presenti altri due ingressi secondari: uno, in corrispondenza del primo ponte levatoio che collega il Castello alla Cala Marina. L’altro, ubicato sulla cinta muraria esterna in corrispondenza dell’attuale via delle Mura (ex via Pirtusu).
Dal 1587 al 1756 Tavola 8.
In questo periodo viene edificato:
- il palazzo Crociferi dei padri Camilliani,
- la chiesa del Purgatorio,
- il Convento dei Frati Minori di S. Francesco, con l’annessa chiesetta, ubicata in via
Re Federico,
- l’arco Florio,
- la chiesa della Madonna delle Grazie,
- la chiesa di S. Antonio di Padova.
Si ha inoltre notizia che in questo periodo vengono attivate numerose cave e pirrere.
Una di queste è a nord della via Sole, “La Pirrera Grotte”, da cui veniva estratto il tufo per la costruzione di numerosi edifici pubblici e privati.
Al 1756, Castellammare si estendeva dal Castello fino al ponte della Porta di via Medici.
A sud della stessa c’era il borgo, con poche abitazioni, concentrate nella via Bucceria Vecchia,
(dietro la Via Nasi).
Nascono le prime strade e il primo quadrivio, l’attuale Quattro Canti, (allora chiamato la Catina di li Petri), che conduce a ponente verso la chiesa Madonna delle Grazie.
Il sentiero poi continuava per la montagna e oltre, verso i Fraginesi e Bayda.
A levante conduceva verso la spiaggia Plaja.
In questo periodo vengono potenziati i traffici commerciali marittimi e, in conseguenza di ciò, altre case e magazzini vengono costruite alla Marina.
Mons. Romano A. nel suo libro “Miscellanea Religiosa, Artistica, Storica” a pag. 181, riporta in modo cronologico l’evoluzione urbanistica del nostro paese, descrivendone in modo particolareggiato il nome delle vie.