MERCOLEDI' 26 novembre
Alle 3.45 la sveglia compie il suo dovere, ma è un suono lieve, piacevole nonostante l'ora. Entro poche ore infatti saremo su un aereo che ci porterà oltre oceano: un volo che ci condurrà a New York!
Sono trascorsi diversi mesi dall'acquisto dei biglietti, alcune settimane dalla ricerca di una sistemazione e pochi giorni dalla preparazione degli ultimi documenti per questo viaggio che, ancora una volta - sebbene sia la prima durante la stagione invernale - ci condurrà nella grande mela. Siamo comprensibilmente eccitati e dopo un velocissimo check di bagagli e documenti, raggiungiamo in auto l'aeroporto di Torino Caselle dove prenderemo un primo volo verso Amsterdam Schipol: L'Embraer 175 non offre grandi spazi, ma il volo di un'ora e mezza trascorre velocemente ed il buio della notte presto lascerà spazio ad un'alba davvero suggestiva. Il meteo sulla capitale dei Paesi Bassi è invece grigio e piovoso, ma non fa troppo freddo: Schipol è un hub dagli spazi notevoli e per spostarsi da un terminal all'altro servono diversi minuti di bus e parecchi percorsi su appositi tapis roulant. Raggiungiamo quindi il nostro gate dove ad attenderci c'è già l'Airbus A330-900 Neo di Delta: un jet a corpo ampio che in circa 7 ore e mezza ci porterà al JFK, il più famoso tra gli aeroporti della east cost Americana. Il servizio fornito è puntuale ed efficiente, con spuntini continui ed un pasto principale "promosso" a pieni voti. L'intrattenimento di bordo poi completa il tutto, rendendo la trasvolata oceanica piacevole e tutto sommato veloce. Intorno alle 13.15 (ora locale) l'aereo atterra su suolo Americano. Viaggiamo leggeri ed avendo solo il bagaglio a mano raggiungiamo ben presto l'area dove gli addetti alla sicurezza eseguono i previsti controlli che altrettanto velocemente oltrepassiamo. Seguendo le chiare indicazioni raggiungiamo la stazione dell'Air Train: una navetta interna all'aeroporto che collega i diversi terminal tra loro per terminare alle fermate Jamaica Station o Howard Beach Station del sistema di trasporto convenzionale della città di New York. L'impatto con la vita frenetica dei Newyorkesi (nella metro in particolare) non lascia indifferenti, ma avendola già utilizzata in passato ci muoviamo facilmente e senza nessun problema individuiamo la linea E che, in direzione Lower Manhattan, ci porterà alla fermata Penn Station. Salendo la rampa di scale si intravedono i primi grattacieli, ma giunti sul marciapiede lo spettacolo lascia senza fiato: il sole si sta abbassando sul fiume Hudson, proprio di fronte a noi, mentre alle nostre spalle tutto si tinge coi colori tenui del tramonto e l'Empire State Building appare più maestoso che mai. Siamo finalmente a Manhattan! Scendiamo lungo la 34^ ed arriviamo nei pressi del Vessel, avveniristica struttura ad alveare composta da un susseguirsi di scale che ininterrottamente consentono di percorrerlo lungo il suo perimetro ed in ciascuno dei suoi piani. In realtà il panorama è forse più suggestivo da sotto e così, complici luci ed addobbi natalizi che lo circondano alla base, scattiamo le prime di una numerosissima serie di fotografie... Da qui ha anche inizio la High Line Walkway, un percorso pedonale sopraelevato lungo circa 2,5 km: già sede di una vecchia linea metropolitana ormai in disuso, è stato riqualificato in giardino pedonale che offre panorami unici attraverso i grattacieli della 10^ strada. L'estremità sud del percorso è nei pressi del West Village e sempre a piedi, trolley al seguito, raggiungiamo la più vicina stazione metro che penderemo in direzione Lower Manhattan. In pochi minuti siamo all'Oculus, imponente nodo di trasporto progettato dall'architetto Santiago Calatrava, al World Trade Center, subito accanto al memoriale dell'11 settembre, ovvero le due vasche realizzate laddove fino al 2001 si erigevano le famose torri gemelle. Scendendo un paio di livelli raggiungiamo la stazione del PATH, sistema ferroviario che in una ventina di minuti ci porterà a Newark, subito dall'altra parte del fiume Hudson, nello stato del New Jersey. Qui si trova infatti il Kislak Building, residence particolarmente confortevole ed accogliente che ci ospiterà per le prossime quattro notti. Disfiamo velocemente i bagagli e dopo aver fatto spesa al vicino Whole Foods Market, improvvisiamo una cena alla "buona" per poi cedere alla stanchezza. Sono circa le 22.00 locali, ma per effetto del fuso orario (che sulla costa atlantica rimette indietro le lancette di sei ore) per noi sono le 4 del mattino e ciò vuol dire che siamo svegli da oltre 24 ore!
GIOVEDI' 27 Novembre
Gli effetti del fuso orario si fanno sentire ed alle prime luci dell'alba siamo già svegli, ma non è un problema, anzi! Il programma di oggi, così come quello dei prossimi giorni, è serrato quindi dopo una colazione abbondante, zaini in spalla, ci rechiamo presso la vicina Newark Penn Station dove prenderemo il Path verso Manhattan. La mattinata è decisamente fredda, ma il cielo è terso completamente privo di nuvole: forse la miglior condizione in cui potessimo sperare. Le strade sono pressoché deserte ed è suggestivo attraversare i grandi incroci senza vetture ferme ai semafori. Ma c'era da aspettarselo: oggi è il 27 novembre, giorno del ringraziamento. Partono ufficialmente le festività natalizie e quella odierna è forse la festività in assoluto più "sentita" dal popolo Americano: quella in cui le parole Parata e Tacchino sono imprescindibili ed ugualmente inseparabili tra loro... Utilizzando la "datata" ma efficiente rete metro raggiungiamo l'angolo sud ovest di Central Park (fermata Columbus Circle) e subito la massiccia presenza di agenti della polizia ci dà la misura dell'evento in corso. Guadagniamo quindi l'uscita attraverso una delle poche scale rimaste aperte e siamo un puntino tra migliaia e migliaia di persone che a fatica cercano di osservare i gonfiabili presenti alla celeberrima sfilata organizzata dai magazzini Macy's. L'obiettivo è tanto ambizioso quanto irrealizzabile: i newyorkesi infatti sono qui dalle prime ore del mattino (addirittura pare che i più temerari abbiano preso posto sin dalla sera prima) e lungo l'intero tragitto (di quasi 4 km) lungo la 6Th Avenue, anche solo avvicinarsi ai carri è pressoché impossibile. Riusciamo comunque a scorgerne le sagome in lontananza e siamo parte attiva del clima festoso: tanto ci basta per poter dire io c'ero ... Il programma odierno prevede la mattina al Central Park e così ci addentriamo nel polmone verde della città. Ipotizziamo il noleggio di bici per poter raggiungere i luoghi più lontani (le dimensioni sono considerevoli, circa 3,5 kmq) ma fatichiamo ad individuare i punti di ritrovo - forse modificati per l'evento del ringraziamento - e così raggiungiamo a piedi almeno quelli più a sud del parco. Tra questi troviamo Bow Bridge, Bethesda Fountain, Castello di Belvedere, il Mall... da sempre luoghi simbolo anche nella cinematografia americana. Come detto il cielo è completamente sgombro da nuvole e l'azzurro saturo fa da sfondo perfetto ai grandi alberi dai colori accesi del tardo autunno. Alcuni sono ancora verdi, ma ce ne sono dal foliage giallo intenso, ed altri rosso acceso: uno spettacolo davvero unico, difficilmente descrivibile a parole! Camminiamo ancora un po' dentro il parco ma fame e stanchezza cominciano a farsi sentire e così facciamo pausa in un Subway sulla Lexingtone Ave. Nuovamente in movimento arriviamo alla più vicina fermata metro per raggiungere la zona del Greenwich Village. Qui ci muoviamo a piedi, passeggiando senza fretta lungo strade poco trafficate che intrecciano su isolati densi di abitazioni in mattoni più o meno colorati, spesso caratterizzati dalla presenza delle famose scale antincendio, vero e proprio simbolo storico ed architettonico della città. Tra i tanti edifici, all'incrocio tra Grove e Bedford st, osserviamo forse il più famoso ed iconico: il Friends Apartment Building. Tappa imperdibile per i nostalgici della famosa serie tv che, stando al numero di persone che ne affollano il marciapiedi di fronte e lo ritraggono in foto... sono (anzi, siamo) davvero tanti. Proseguiamo quindi verso Washington Square park (altra location spesso ripresa in Friends) per poi, nuovamente accompagnati dalle luci di un bellissimo tramonto, scendere ancora a sud verso Tribeca, dove troviamo la Ghostbusters Headquarters Firehouse: altro luogo simbolo questa volta legato all'omonimo film degli anni '80. Destinazioni finali dell'intensa giornata sono le vicine Chinatown e Little Italy: da tempo divenute mete per il turismo di massa, agli inizi del '900 sono state, per moltissimi immigrati, quanto di più simile si potesse trovare a New York rispetto ai relativi paesi di origine.
VENERDI' 28 Novembre
Analogamente a ieri mattina, di buon ora siamo già in movimento: anche oggi le cose da vedere sono molte. Visitiamo la Intrepid, una portaerei varata durante il secondo conflitto mondiale: dismessa negli anni '70 è diventata, nel corso del decennio successivo, un museo per appassionati di velivoli ed aereonautica in genere. Le cose da vedere sono molte anche se ciò che la caratterizza maggiormente è il fatto di essere ormeggiata ad un pier di Manhattan, ovvero a pochi metri da enormi e moderni grattacieli che, per effetto delle superfici vetrate, creano riflessi e giochi di luce molto particolari sul ponte dove un tempo decollavano ed atterravano aerei come il Grumman F4F Wildcat o l'F6F Hellcat . Contemporaneamente, due componenti (su quattro totali del gruppo...) visitavano il Metropolitan Museum: semplicemente uno dei musei più famosi al mondo! Il rendez vous è per l'ora di pranzo all'angolo sud est di Central Park dove troveremo un altro Subway. Cammineremo poi lungo la Fifth Avenue, più caotica del solito (oggi è il Black Friday e le lunghe code davanti ai negozi testimoniano quanto la giornata sia "sentita" da abitanti e turisti) fino alla St. Patrick's Cathedral e al Rockfeller Center, con la sua famosissima pista di pattinaggio su ghiaccio. Un passaggio veloce sui marciapiedi di Bryant Park, sede di uno dei tanti mercatini di natale, quindi Times Square: probabilmente il luogo più caotico della città (ma forse per questo anche il più caratteristico), illuminato a giorno dagli innumerevoli ed enormi ledwall che tappezzano i grattacieli circostanti. Ci spostiamo quindi nei pressi della Grand Central Station per salire in cima al Summit One Vanderbilt: sarà il solo grattacielo sul quale saliremo, ovvero uno dei pochi non ancora visitati durante i precedenti viaggi, motivo per cui lo apprezziamo particolarmente. Fuori è ormai buio e le vetrate "a filo" pavimento regalano un panorama che si perde in lontananza: le luci della city that never sleeps viste da qui sopra sono impressionanti e le auto appena distinguibili (siamo ad oltre 300 mt da terra!). Sembra di poter toccare l'Empire State Building mentre incredibilmente il Chrysler Building lo osserviamo dall'alto verso il basso. Non abbiamo fretta e così ciascuno di noi si ritaglia un proprio "angolo" di panorama ed un po' di tempo per fissare nella memoria una suggestione unica. Pochi fondamentali istanti per realizzare che siamo, ancora una volta, a New York...
SABATO 29 novembre
Ancora un'alba carica di aspettative e nuovamente un cielo terso. Con l'entusiasmo derivante da quanto già visto e la voglia di nuove "scoperte", raggiungiamo Manhattan per visitarne l'estremità sud, ovvero la zona del World Trade Center e successivamente del financial district con la famosa Borsa e l'imponente Toro. Giunti nei pressi del Battery Park prendiamo il traghetto per Staten Island: un mezzo di trasporto gratuito che permette di osservare la Statua della Libertà da una prospettiva del tutto privilegiata. Effettueremo il tragitto in entrambe i sensi, come del resto faranno le centinaia di persone insieme a noi. Le imbarcazioni, caratterizzate da un acceso color arancio, sono di norma utilizzate dai pendolari, ma oggi è sabato e ne fanno uso praticamente solo i turisti come noi. Giunti nuovamente a Lower Manhattan, percorriamo le vie più strette e rappresentative di quella che un tempo era la zona portuale con vecchi edifici, perfettamente conservati e trasformati in locali destinati prevalentemente alla ristorazione. Poco più avanti intercettiamo la rampa di scale che conduce al ponte di Brooklyn: il famoso ponte che, nella sua parte centrale, ospita in posizione sopraelevata rispetto al traffico dei veicoli, una passerella pedonale che conduce alla sponda opposta dell'East River. Il numero di persone che vi si affollano è impressionante e nei tratti più stretti si procede quasi in fila indiana, ma giunti nella parte centrale, dove lo spazio calpestabile risulta più generoso, si viene ripagati da una vista senza eguali. I grattacieli della città si stagliano su un cielo azzurro intenso e gli stralli del ponte creano intrecci geometrici sempre mutevoli man mano che si procede verso Brooklyn: veri e propri scorci da cartolina presi d'assalto alla ricerca della foto perfetta... Proseguendo arriviamo a DUMBO, altro luogo che non può mancare nella top ten dei luoghi da visitare a New York. Qui si può osservare il Manhattan bridge da una prospettiva privilegiata (non a caso scelta come location di molti film) ed ancora una volta indugiamo senza aver il coraggio di proseguire oltre: siamo nuovamente al cospetto di un bellissimo tramonto, e la città che progressivamente si illumina è una sequenza che merita continui scatti fotografici. Un pensiero che accomuna le decine e decine di persone che insieme a noi affollano Pebble Beach. Un po' a malincuore lasciamo la zona per dirigerci a Dyker Heights. Il viaggio in metro non è brevissimo, ma la linea D verso Coney Island taglia Brooklyn su percorsi esterni sopraelevati: dettagli che conferiscono un fascino particolare e riportano la mente a molti film degli anni '70. Giunti alla 71^ scendiamo per andare verso l'ultima destinazione di oggi: le famose case di Dyker Heights. Passeggiamo così in un bel quartiere che, nato come sviluppo edilizio di lusso alla fine del 1800, oggi rappresenta una zona residenziale tranquilla ed ordinata, caratterizzata in questo periodo da luminarie che addobbano a festa (ed illuminano a giorno) molte delle abitazioni presenti. Davvero suggestivo.
DOMENICA 30 novembre
Non senza un velo di tristezza, lasciamo definitivamente il "nostro" appartamento a Newark e muniti di trolley ripercorriamo per l'ultima volta il tragitto verso Manhattan. Diversamente dai precedenti giorni il freddo non è così pungente, ma il cielo coperto di nubi promette pioggia che in effetti arriverà ben presto per continuare fino a tarda sera. Raggiungiamo quindi la Port Authority Bus Station: snodo cruciale dalle dimensioni davvero notevoli sviluppato su diversi piani, è il terminal di diverse compagnie da/per qualsiasi parte degli Stati Uniti o quasi. L'idea iniziale prevedeva una visita ad Harlem, ma la presenza dei bagagli al seguito e la pioggia a tratti abbondante, ci induce ad un cambio di programma: decidiamo di passeggiare fino a Bryant Park per osservare l'ingresso della New York Public Library e quindi scendere lungo la 5th Ave per arrivare ai piedi del maestoso Empire State Building. Giriamo così sulla 35th Street, la percorriamo per alcuni isolati fino alle scintillanti vetrine di Macy's per proseguire verso la 8th Ave: quindi, nuovamente verso nord, ritorniamo al punto di partenza. Una semplice passeggiata che ha un "sapore" agrodolce, quella sensazione che si percepisce quando la fine della vacanza si avvicina e c'è la volontà di attribuire il massimo valore al tempo restante. Sensazioni accentuate dalla pioggia incessante che ci mostra una New York diversa rispetto ai giorni passati: un contesto malinconico dove le luci dei semafori ed i fari accesi delle auto si riflettono sull'asfalto bagnato delle grandi strade, caratterizzate qua e là dalla presenza dei famosi "camini" arancioni che immettono nell'aria denso vapore bianco. Probabilmente un semplice ostacolo per i residenti, diventa un simbolo della città per i turisti, ennesimo elemento distintivo della Grande Mela. Facciamo i biglietti ed in quello che sembra più un aeroporto che una stazione dei bus (qui transitano ogni giorno otre 200.000 persone e circa 8000 bus) cerchiamo il gate dedicato da dove partirà il 139 della NJ Transit, direzione Lakewood. Viaggeremo per un oretta circa fino alla città di Marlboro dove saremo ospiti di parenti per i successivi due giorni. Manhattan già ci manca, ma la felicità del "ricongiungimento" è un antidoto perfetto: del resto questo breve (ma intenso) viaggio non poteva proseguire in modo migliore.
MARTEDI' 2 Dicembre
Mancano una decina di minuti alle 15.00 quando il massiccio Chevrolet Suburban lascia Gordon's Corner Rd.: questa volta sarà infatti Uber a portarci all'aeroporto. Anche oggi piove abbondantemente, condizione che certamente rende il distacco ancor più triste e malinconico, ma come ogni bella vacanza, anche questa deve avere un suo epilogo. Nonostante il traffico intenso sulla US 9, in poco più di mezz'ora siamo al Newark Liberty International: altro grande aeroporto intercontinentale che serve la città di New York, ma nello stato del New Jersey. Le operazioni di imbarco vanno a rilento e decolleremo verso le 18.10, in ritardo di un ora circa sull'orario previsto, direzione Parigi: il volo notturno, a bordo dell'Airbus A350-900 di Air France, passa velocemente e verso le 6 del mattino (ora locale), dopo aver recuperato tutto il ritardo accumulato alla partenza, il carrello tocca dolcemente la pista sul suolo Francese. Siamo in un Charles De Gaulle ancora sonnolento, condizione insolita considerato che siamo nel secondo hub più grande d'Europa: un aeroporto che mediamente vede transitare oltre 70 milioni di passeggeri ogni anno, a quest'ora è quasi vuoto. Raggiungiamo il piccolo Gate 2G e poco prima delle 8.30 l'Embraer 195 di Hop decolla in direzione Torino Caselle, destinazione che raggiungerà in un ora e quarantacinque minuti. Non avendo bagagli da ritirare la permanenza in aeroporto si riduce al minimo e presto riprendiamo l'auto per andare verso casa. Siamo comprensibilmente taciturni, ciascuno immerso nei propri ricordi, ma accomunati dalla consapevolezza di aver vissuto una nuova ed entusiasmante esperienza. L'ennesimo sogno nel cassetto che abbiamo avuto la fortuna di poter realizzare!