Indice quaderno: Oltre la Complessità: Il paradigma eco-biostorico
Premessa - Gli abiti della Realtà: 1 Sguardo a occhio-multiplo - 2. Ordini di lettura: a. Psicologie economico-sociali - b. Vincolo mappa-lettura - 3. Frattale Etico: a. Umanità-disumanità.
L'errore storiografico del Paradigma Moderno posto a cerniera della rivoluzione scientifico-industriale, è nel aver identificato la lettura-narrazione di un processo vitale, aspetto cognitivo, con la realtà naturale di tale processo storico, senza cogliere lo scarto informativo che naturalmente scaturisce dalla relazione osservato-osservatore.
Il soggetto e l'oggetto di lettura vicendevolmente si implementano e si vincolano in un accoppiamento strutturale che prende corpo nella stessa carta di lettura che è una semplice testimonianza di quell'incontro significativo e comunicabile.
Ogni lettura-incontro è un unicum (uno-con) che nasce dalla relazione visualizzata nella carta, questa è una semplice impronta sia dell'osservato e sia dell'osservatore; quest'ultimo non è un fattore neutro nella costruzione del significato e verso storico, ma l'artefice di una verità rivestita dalla sua medesima umanità e singolarità che ha preso storia in un tempo e in uno spazio, databili e collocabili.
Ogni carta-lettura, prescindendo dalla tipologia semantico-disciplinare che la distingue, è una ricostruzione, una pagina storiografia dunque che racchiude in sé sia l'informazione su un osservato isolato, esperito e rappresentato in un modello di spiegazione, sia l'osservatore che ha compiuto con i limiti del suo cervello-pensiero, l'azione di isolare, selezione e organizzazione delle informazioni.
Ogni osservazione/spiegazione è una visione simbolica cerebrale-logico-sentimentale, cioè una lettura che non dà l'osservato in sé, ma piuttosto l'idea-forma che l'osservatore si è fatta sull'osservato che ha attratto la sua attenzione; idea-immagine che, depositandosi nella sua memoria (spugna del pensiero), affiorerà ogni qual volta si attualizzerà un richiamo, eco storico:
esiste come un velo che impedisce all'uomo l'accesso alla realtà nuda (in sé), essendo ogni visualizzazione filtrata dal particolare modo dell'espletare l'azione dell'osservare.
Ogni modalità è vincolata non solo alla particolare struttura evolutiva del cervello umano, quale scatola cranica e cerebrale che con un complesso gioco di stimoli e di rimandi neuronali risponde ai segnali vitali, ma anche al paradigma culturale del campo-habitat in cui si colloca e vive l'osservatore stesso.
Ogni società elabora nel tempo l'intelaiatura, in cui agire; il paradigma fa da nesso logico di coesione fattuale, come una guida-trama immaginativa e programmatica delle possibili valutazioni storiche.
Ciascun paradigma imprime il verso d'orientamento ai fatti agendo da cerniera-cardine nella possibilità di scelta e di attribuzione del valore-significato; per cui le differenze di società e di mentalità vanno ricercate non solo sulle tipologie craniche e cerebrali (aspetto biofisico campo d'indagine delle neuro-scienze) o sulle forme di risposte storico-fattuali (campo delle scienze economico-politiche), ma soprattutto sulle mappature ideative e immaginative dei medesimi modi di leggere e costruire la realtà (campo della geografia delle mente evidenziato con la lettura biostorica).
Essendo gli sguardi molteplici e frastagliatiti, molteplici e frastagliate sono anche le letture che aprono a un intricato complesso multi-forme di giustificazioni storiografiche (caleidoscopie).
Tra le espressioni culturali della mente umana la più vicina alla nuova consapevolezza dello scarto (distanza) tra lettore-osservatore, letto-osservato, lettura-osservazione è l'arte, poiché ogni composizione è il risultato di quel accoppiamento strutturale, precedentemente sottolineato, che rende unica e nel contempo grande ogni espressione e di questo l'artista ne è cosciente:
La libertà immaginativa dell'autore, rende il suo sguardo-lente attento al tempo-presente (t. 0) che gli offre gli spunti su cui immaginare le proiezioni sinfoniche, pittoriche, sceniche...
Ogni artista sa di essere un unico che non è da leggere come l'esaltazione di un individualismo de-storicizzato da qualunquista a-sociale (lettura di certe scuole di pensiero che imprimono l'uniformità dei pensieri), ma quale arbitro di una situazione che, esprimendo la sua libertà di lettura, dà corpo ad una novità narrata che gli apparterà per sempre, essendo il risultato di una partecipazione e personalizzazione della vita.
Anche lo scienziato nel momento di formulare la sua teoria è un artista che incanalando la sua libertà di sguardo, ruba alla vita una formula di coerenza; lo stesso discorso vale per una cuoca che trasforma una ricetta in torta o per un bambino che tesse una molteplicità di emozioni e parole in una lettera per la festa della mamma o per un artigiano che forgia il ferro dando forma reale alla sua immaginazione.
Ogni esposizione-organizzazione è una novità storica che ha in sé una continuità e una discontinuità; la continuità è legata alla trama di passato che si fa indirizzo storico e la novità, trama di futuro, è quel fattore di innovazione che nasce dal rimodellamento dell'idea o del processo alla situazione di campo concreto:
l'idea di bambino di una mamma in attesa non equivale al bambino che nasce, prendendo storia e corpo nella vita.
Nel corso dei millenni si possono isolare una molteplicità di salti epocali, come quei nodi di biforcazione nelle trame che hanno introdotto dei cambiamenti radicali nelle modalità di osservare, operare e nonché immaginare ed interpretare la realtà.
Biostoricamente leggendo, ogni fatto-evento è un nodo di biforcazione che chiude un linea evolutiva e ne apre una nuova.
I Salti epocali avvengono quando si attuano i cambi di paradigma con le evoluzioni sociali, culturali, cerebrali, che portano a leggere come obsoleti i precedenti sistemi di riferimento storico.
Il superamento implica i balzi-fioriture di civiltà e mentalità, con le evoluzioni degli sguardi, delle geografie mentali, delle possibilità di risposte storiche:
Si pensi allo sguardo di un ragazzo occidentale e a quello di un esponente miliziano dell'Isis; i gradi d'incomprensione e di conflittualità che oggi si stanno evidenziando sono dovuti a un fattore essenzialmente cognitivo, oltre che ideologico o economico o politico-religioso.
Si è, come, su due livelli di spaziatura-organizzazioni mentali con altrettante diversità di nomenclature dei significati e degli sguardi storici.
L'attribuzione del significato dà il verso-inclinazione all'indirizzo dell'azione, per cui ogni parola assume, in relazione alle geografie degli osservatori, una sfaccettatura particolare di valore (+ o -), tanto ché quello che è letto come giusto per l'osservatore 1, può essere ingiusto per l'osservatore 2, poiché, non possedendo i medesimi scenari immaginativi di riferimento, resta come spaesato, non essendo attrezzato nell'attribuire il senso-indirizzo storico.
Oggi l'uomo Occidentale europeo e il miliziano dell'Isis, ad esempio, sono lontani, anni luce, non solo geograficamente e culturalmente ma soprattutto sotto il profilo gnoseologico.
Ciò che è normale per uno sguardo organizzato sul paradigma moderno, industrializzato, si fa scandaloso per un altro ancorato ad un sistema arcaico, per cui tutto ciò che è naturale per il primo, è innaturale per il secondo e viceversa:
I conflitti nascono su tali differenze immaginative e interpretative di un medesimo fenomeno.
Volendo costruire un esempio:
l'economia dello spreco alimentare dell'Occidente è letta, da chi ha problemi di approvvigionamento, come un'offesa alla dignità della persona; lo stesso dicasi per le scelte di decapitazione che potrebbero essere naturali in una Società ancorata alla legge del taglione, ma barbarie per una Civiltà che ha interiorizzato il "guai a chi tocca Caino !"; visione etica che ha preso forma giuridica, nelle teorizzazione di Cesare Beccaria (1764).
Il non possedere un criterio comune di lettura richiede, per la soluzione dei conflitti, l'apertura logica di entrambi i soggetti dialoganti che solo tendendosi, l'uno verso l'altro, potrebbero incontrarsi (effetto specchio) in una nuova visione-lettura di realtà che abbia un'impronta vicendevole:
Il nuovo è un cambio logico, per entrambi, che per poter nascere necessita della capacità di saper leggere il proprio io-sé con l'occhio dell'altro, isolando le aree personali di grettezza e di incomprensione da quelle di generosità, per poi rielaborare dei possibili modellamenti che evolvendo entrambi, introducano un livello più profondo di umanità.
Intorno alle competenze allargate di lettura si costruiscono i gradi di tirannia/democrazia!
Nella mappatura della realtà, il ruolo di bussola cognitiva è svolto dal medesimo occhio-mente dell'osservatore che con le sue capacità dialogiche costruisce gli spazi/sguardi/lenti storiografici che gli daranno i gradi di esattezza/errore, con le sfumature dei gradi di giustizia/ingiustizia.
Il paradigma in cui si vive è percepito da ogni singolare osservatore-agente uomo come uno schema-rete cognitivo, emozionale e relazionale di riferimento per la sua zione, da esso nascono gli spazi di libertà, con le gradazioni nelle letture, di bene/male, bello/brutto, ricco/povero, giusto/ingiusto... Cioè le scale etiche in cui muoversi. nell'elaborazione dei significati e degli indirizzi dell'azione.
Ogni mente-uomo legge e spiega in modo differente la realtà, essendoci un'ampia ricchezza immaginativa, valoriale e attuativa. Si può così comprendere il naturale processo di fioritura-gemmazione delle idee-emozioni che rende ciascun soggetto storico un lettore-attore-abitante unicum per sempre (geografia della mente).
In passato l'aver identificato il piano di lettura con quello di oggettività naturale (la realtà nuda), spinse le Società e le metodologie, elaborate intorno alle economie e alle politiche, a ignorare l'univocità soggettiva, di ciascun osservatore, ad esempio, nella didattica delle menti alunni si prediligevano le uniformità di espressione e di immaginazione (massificazione delle intelligenze in nome di un'idea astratta di ordine concettuale oggettivo), finendo così con l'assumere una posizione imperativa e coercitiva da logica a Caino del mondo.
Confondendo le carte, le scritture, i modelli (visione statica) con la naturalezza attuativa e innovativa della vita (visione cinetica), furono instaurate molteplici forme di tirannie che di fatto toglievano gradi di libertà allo stesso processo vitale che in sé si può definire democratico, poiché indipendentemente dalla strettoie delle logiche umane, trova sempre nuove possibilità organizzative ,non solo logiche (piano di lettura), ma soprattutto funzionali (piano di vita) al mantenimento di tutto l'insieme storico-vitale che in forma coesa si evolve a uno/tutto, anche se in tempi e spazi discontinui. E sono questi che aprono gli sguardi alle letture a frattale della spugna storica.
L'errore nel tempo generava una forma di superficialità osservativa, con conseguente presunzione attuativa, in quanto gli osservatori finirono con l'inquadrare i fatti storici più sule acquisizioni pregresse che sulle rilevazioni effettive dei tempi presente. Proprio l'aver prestato poca attenzione alla mutevolezza dei campi vitali che inseguono non solo le procedure dei codici scritti (visione di un'etica forte), ma soprattutto le possibili adeguazioni dialogiche individui-campo (visione ad etica debole), ha generato gli eccidi storici:
Solamente sulla carta le evoluzioni assumono un aspetto formale disciplinato che rende statiche le letture, come ferme in leggi o in codici, ma ciò è solo una realtà di carta che non contiene la ricchezza delle molteplici probabilità creative, evolutive ed organizzative della vita, letta biostoricamente come un unico insieme di sempre nuovi percorsi, nuove possibilità di risorse e di modellamenti che scaturiscono naturalmente dalle adeguazioni vitali, come la cartina di una città non è la città, così lo scheletro di un modello di un laboratorio medico, non è lo scheletro concreto di un uomo in carne e ossa.
L'errore nell'aver unificato (reso un unicum) la lettura e la vita è emerso, in tutta la sua limitatezza, solo a partire dagli anni '80 del 1900, con la nascita dello sguardo ecologico, quando gli studiosi hanno cominciato a mettere in discussione le frontiere, confini dei campi osservativi che rendono ristrette le letture.
La presa di coscienza del limite cognitivo nacque da un evento-appiglio storico databile e collocabile che rivelò il non senso di una conoscenza a confini chiusi, permettendo lo spostamento del fuoco di lettura dall'oggetto alla carta-modello, frutto dell'accoppiamento strutturale osservato/osservatore.
La fuga radioattiva della Centrale nucleare di Černobyl' (26 aprile 1986) fu l'evento che segnò le coscienze dell'epoca, non solo per il disastro ecologico, ma soprattutto per l'assurdità della pretesa di organizzare le Società a Stati dai confini isolati (crollo del paradigma moderno).
La fuga radioattiva sconfinando le linee di frontiera dell'URSS, dilagò liberamente in Europa e poi in tutto l'atmosfera-Terra, mostrando la stupidità di una logica a sistemi chiusi, su cui l'uomo per secoli si era misurato e scontrato, creando le guerre di confine per il possesso di un fiume o di un monte che segnassero il margine invalicabile di uno Stato:
Nessuna Nazione è un'isola, uno spazio-campo a sé stante che può essere indifferente alle pressioni esterne che corrono lungo il suo margine-frontiera; infatti si può parlare di molteplici tendenze evolutive, interne ed esterne, che contribuiscono alle realizzazioni storiche. Evoluzioni che vanno lette a occhio allargato, posizionato a punto infinito.
Proprio dal rilevamento di un simile limite gnoseologico, è nata l'epistemologia Biostoria con la mappatura dell'occhio eco-biostorico (A. Colamonico. La filastrocche di Spazioliberina (1992) in Fatto tempo spazio. Oppi, Milano 1993) come nuova abilità osservativa nel saper zoomare e moltiplicare gli sguardi, le lenti, le carte e i campi di lettura con una mente a multi-verso e multi-spazio, poiché fu isolata la nuova architettura del sapere storiografico a finestra. Letta questa sia come come una lente, uno strumento del contorno cognitivo per scomporre in campi e sotto-campi fattuali le informazioni, e sia come 5a dimensione di lettura, funzionale agli sdoppiamenti e potenziamenti dello sguardo che potrà aprirsi alle visualizzazioni multi-proiettive e multi-operazionale della mente che, sapendo assumere uno spazio di costruzione multi-dimensionale, può leggere le caleidoscopie di una realtà a frattale, con bordi e confini a gradazioni variabili.
La finestra da semplice lente vuota, nell'epistemologia Biostoria, è stata assunta a coordinata cognitiva che permette le virate degli sguardi-campi di lettura e i salti di direzione e di significato nell'attribuzione del valore, per cui si è attuata una vera rivoluzione copernicana, passando da una lettura lineare-sequenziale, uni-direzionale (processi sommativi) di un continuum spazio-temporale, a una visione discreta a salti logici, multi-prospettici e multi-disciplinari che introducendo il vuoto di lettura, come parte integrante della lettura stessa, apre di fatto alle immaginazioni nuove e alla osservazioni altre con uno sguardo e un campo frattali ed esponenziali che si allargano su molteplici fuochi di osservazione, in simultanea, con relativo moltiplicarsi dei punti di vista e dei campi di lettura. Il nodo logico di riflessione, a partire dal lontano 1985, è stato:
Se l'accesso alla realtà è condizionato alla lente-carta utilizzata, allora basterà diversificare le lenti-finestre per cambiare le carte e così modificare la medesima visione di realtà (plasticità dello sguardo). Quando nel passato le società si evolvevano a ritmi lenti i sistemi informativi erano pressoché stabili, ma con la forte accelerazione seguita alla rivoluzione microelettronica si è generata una crescita di tipo esponenziale in grado di raddoppiare e triplicare in modo vertiginoso le informazioni, rendendo precarie le conoscenze, spesso superate ancor prima di essersi diffuse.
L'organizzazione di lettura a finestre storiografiche crea la moltiplicazione dei campi di osservazione con la crescita esponenziale delle informazioni, in un gioco di apertura e chiusura di campi.
Misurarsi con tale cambiamento è il salto del paradigma eco-biostorico con cui le Civiltà si stanno confrontando in questo 2014, voler restare fermi ad un modo "vecchio" di osservare e immaginare, giustificandolo in nome di una fedeltà ad un codice morale o religioso o economico è semplice idiozia; è come se la Natura imponesse all'evoluzione biologica delle piante di bloccarsi in una semplice trama di pianta o di ramo, per sempre.
L'evento di Černobyl' da un lato e la rivoluzione micro-elettronica dall'altro, hanno segnato la storia e hanno mutato le coscienze singolari e collettive, rivelandosi quali fattori destrutturanti delle comodità dei sensi scontati che aprono alle pigrizie cognitive.
In un Sistema economico che si evolve a nanosecondi, imparare a riformulare continuamente le carte di lettura sarà la vera risorsa vincente per le Società storiche che vedranno così moltiplicarsi le possibilità osservativo-culturali, con l'apertura degli sguardi e degli scenari futuri non ancora pensati e immaginati:
L'immaginazione entra da protagonista nelle costruzioni di risposte storiche umane, perdendo quel significato negativo che la leggeva come una forma di fantasticheria da sciocchi idealisti (la rivincita dell'arte sulla scienza!).
L'attribuzione del significato negativo fu la conseguenza naturale dell'imposizione di un dominio cognitivo limitante, da uomo economico che organizza l'azione storica intorno al profitto immediato. Una lettura, questa, uni-direzionale che denaturando (togliendo natura) agli individui storici, produce cecità osservativa, poiché si nega valore alla ricchezza esplicativa a frattale di una umanità incarnata in una molteplicità di possibilità di realizzazioni del personale Sé, nel mondo.
Il passaggio da una Società rallentata e bloccata in schemi pressoché rigidi ad una fortemente dinamica, attenta alle variazioni minime degli effetti farfalla, passerà per una crescita di consapevolezza sui criteri e sui metodi d'apprendimento, visti questi non più come un semplice fatto scolastico, ma come l'essenza medesima dell'essere abitante nella Vita:
Puntare nelle didattiche e pedagogie ad un approccio multi-proiettivo della realtà implicherà il superamento di una visione rigida, quasi statica, che continua a leggere l'educazione delle nuove generazioni come un semplice processo d'inclusione dei nuovi nati nei sistemi già codificati e consolidati (sguardo rivolto al solo passato).
Il nuovo per nascere abbisogna di uno sguardo-mente fuori dal pregiudizio, che sappia essere libero e gioioso d'indagare, senza paura di incorrere in censure e biasimi, tipici di quelle Società oligarchiche che pongono a strumento del loro autoritarismo la paura, esaltando l'idea di un passato categorico, di verità assoluta:
Questa è la gabbia ideologica in cui cadono molte religioni che ponendo i testi sacri a fondamento dei modelli comportamentali, sottovalutano l'aspetto personalistico delle scritture nate dall'accoppiamento strutturale databile e collocabile, di osservato-osservatore-osservazione.
Ogni libro sacro è una lettura storiografica, negoziata da uno sguardo-scrittore che costruisce una mediazione tra le parole, i sensi storici, i paradigmi mentali, gli scenari di futuri possibili... per cui il valore della Bibbia ad esempio e così pure del Corano, non è tanto nell'assolutezza degli scenari trascritti, legati ai paradigmi mentali di epoche passate, quanto nella profondità di una relazione dialogica, vitale tra l'uomo e Dio.
I libri sacri sono cardini-cerniere di quel dialogo interiore che dà il verso-indirizzo storico, mostrando ad ogni uomo, di ogni tempo, una via fattibile (che si può fare) nell'apprendistato dell'imparare ad abbracciare la logica di Dio nella costruzione della storia.
Non sono le parole e i detti i cardini essenziali della religione o della fede, ma le aperture mentali degli scrittori (spesso sconosciuti) che hanno saputo prendere le distanze dai sensi comuni delle logiche delle loro epoche e farsi profeti di una Umanità più allargata e più profonda. La profondità affina lo sguardo e rende l'uomo più percettivo e selettivo nella scelta di risposta storica.
Intorno a tale possibilità di continua ricostruzione si gioca la partita della vita nel nuovo secolo a struttura mondo, con il relativo salto di prospettiva che faccia assumere a orizzonte osservativo il presente (tempo 0) e non più l'idea sbiadita di un passato più o meno remoto che ha perso vitalità, facendosi semplice eco in un racconto, magari a uso e consumo di una classe dominante, sclerotizzata e sclerotizzante (il passato, è bene ricordarlo, è morto!):
Il presente è lo spazio del tempo 0 in cui prende visibilità l'abbaglio informativo che permette la lettura di uno stato-forma e di un modo di vita. Essere attenti alla vita, sottintende essere partecipi al divenire che si radica (mette radice) in un tempo-fatto di spazio presente (t. 0), luogo-campo di quel particolare fatto che è seme da cui potrà germogliare la cresta evolutiva della dinamica del domani.
Il domani prende in tale visione biostorica il valore di “condensatore” fattuale, essendo l'aggregatore delle visioni di possibili risposte di evento; in tale salto logico dal mondo dell'essere al mondo del possibile, cade la maschera dell'io-categorico e emerge il volto più umano (etica gentile) del nuovo soggetto osservatore-agente che si colloca a co-attore del divenire.
L'umanità dismette, così, l'abito passivo di un io perseguitato e bistrattato o da un fato nemico (visione antica) o da un tiranno egemone (visione classica) e indossa con coraggio e determinazione consapevole l'habitus di co-creatore di situazioni storiche in una creazione diveniente-responsabile:
Se è vero che il gioco degli scacchi è - secondo A. Einstein - il gioco scelto da Dio, è vero anche che all'uomo è dato di giocare a scacchi con Dio, in tale partita aperta a più e più e più giocatori, se si inseriscono la natura, la molecola, la forza di gravità, la corrente del golfo, il sorriso di un bambino, la lacrima di una mamma, la speranza di due innamorati, etc. allora la vita si consuma in un gioco di risposte-mosse a tempo 0 che fanno prendere una posizione, dando il via ad una possibile linea d'evoluzione, così tutto e tutti entrano nel divenire della bios-storia che prende forgia e aspetto e visibilità, in ogni tempo 0 di presente.
In tale apertura cognitiva, immaginativa e ideativa, nonché sentimentale, si possono misurare i gradi di generosità e di grettezze degli Stati-Società che attribuiscono i valori vitali o mortali alle azioni storiche:
Il rendere aperta la partita della storia implica da parte dell'uomo osservatore-attore-abitante l'impegno a sapere di voler apprendere e a sapere di essere attrezzato ad apprendere (fiducia in sé), per assumere una cosciente posizione storica, comprendendo i gradi virtuosi e viziosi delle sue risposte; in tale essere auto-consapevole e auto-cosciente egli apprende l'etica stessa della Vita.
Un uomo che non sviluppi tale coscienza di sé nel mondo di Dio (relazione creatore-creatura-creazione), non è attrezzato a rispondere alle incognite del domani. Il non esserlo imprime nelle coscienze i gradi di ansia, di paura, d'incertezza da cui prendono veste le azioni negative che minano, nella sua essenza, il processo vitale (le male-scelte dalle logiche a Caino del mondo).
L'essere attrezzato a vivere presuppone un'elasticità organizzativa della mente-pensiero che abiliti il cervello-uomo a ragionare e a immaginare le situazioni storiche su vari livelli di probabilità, con la produzione delle ipotesi di possibilità attuative; tale capacità cognitiva anticipativa non è legata alla semplice organizzazione molecolare o biologica del cervello, come molti neuroscienziati credono e indagano condizionati da un'idea di "massa cerebrale uni-forme" a individui, ma dipendente in massima parte dal saper sviluppare una presa di coscienza che faccia apprendere le dinamiche relazionali del privato io-sé in una realtà storico familiare-sociale-economica-politica-culturale-religiosa-naturale che renda ogni cervello-uomo abilitato alle multi-connessioni immaginative, ideative ed emozionali per visualizzare gli effetti fattuali/fattibili:
Un cervello quindi incarnato nel respiro di ogni vita che sappia dare ad essa un significato e un valore prima di tutto storico e poi economico, sociale, politico, estetico...
Maggiori saranno le abilità informative acquisite e maggiori saranno le diversificazioni di risposte immaginate e realizzate. Ogni risposta-fatto vincola l'immagine, intorno ad essa costruita, ad una valutazione di senso-direzione che si colloca a indirizzo di una possibilità futura.
La conoscenza si radica così nella coscienza e questa si fa bussola cognitiva in una partita tutta da giocare, in cui è pressoché impossibile affermare a-priori come si risolverà.
Si comprende allora il valore dell'imparare ad apprendere con l'imparare ad immaginare e a visualizzare scenari di proiezioni fattuali/fattibili, a multi-verso La capacità prospettica non è solo un fatto oculare, ma principalmente il modo con cui l'uomo inquadra la vita per costruire le organizzazioni visive, immaginative, valoriali, grammaticali, sintattiche e relazionali in una pedagogia dello sguardo (il metodo biostorico) che renda ogni uomo, consapevole del suo essere una risorsa vitale, funzionale a se stesso e agli altri.
Con tale veste di valore si costruisce la dignità storica di ogni soggetto-uomo in una Civiltà Planetaria, dignità dell'essere presente che non può essere alienata da chi che sia, in nome di chi che sia, senza rendere povera la vita medesima in tutto il suo insieme sistemico e vitale. In tale capacità di sguardo allargato all'umanità tutta, ogni osservatore-attore-abitante uomo assume una posizione di lettura a tutto-campo che lo può avvicinare a quello sguardo magnanimo e carezzevole (lo sguardo di Dio) della forza creatrice, utero della Vita.
Imparare a vivere è, in sintesi, il compito storico di ogni nato a livello cosmico. In relazione ai gradi di apprendimento si registreranno i livelli di umanizzazione; più si resterà nell'ignoranza del privato compito storico e più si freneranno le evoluzioni storiche; viceversa meno si resterà legati ai modi consuetudinari, dei sensi scontati e perpetuati come fotocopie di fotocopie di umanità sbiadite, e più si moltiplicheranno le possibilità vitali.
lo sguardo a posizione infinito (occhio di Dio) legge il processo creativo come una moltiplicazione, intrinseca al processo medesimo, mentre la divisione è legata alla logica umana che per conoscere scompone e sottrae complessità dalla vita, ingabbiandola in campi-finestre ristrette di osservazione. La riduzione di complessità non è un'aspetto concreto della vita, ma solo un modo per interiorizzare e apprendere la realtà in cui si è immersi.
La finestra è uno strumento orientativo ed esplorativo dell'occhio umano e non il contorno vitale, è solo un contorno di lettura. Quando questo sarà compreso dalle menti tutte, allora e, solo allora, si potrà assistere al sorgere di una nuova Epoca, con una nuova possibilità di esercitare la cittadinanza nella vita.
Acquaviva delle Fonti, 16 ottobre 2014
Antonia Colamonico
Indice quaderno: Oltre la Complessità: Il paradigma eco-biostorico
Premessa - Gli abiti della Realtà: 1 Sguardo a occhio-multiplo - 2. Ordini di lettura: a. Psicologie economico-sociali - b. Vincolo mappa-lettura - 3. Frattale Etico: a. Umanità-disumanità.
Chiave di lettura
Il grido è l'effetto 1 che attesta l'atto di nascita, aprendo al respiro, quale presa storica del ritmo vitale di abitante della Vita.
In Il grido ho voluto creare un disordine di situazioni e tempi con dei personaggi appena abbozzati, che entrano ed escono da un groviglio di trame. Alcuni si incontrano, altri no. Il tutto può essere letto come un viaggio nella psiche che si nuove in uno spazio-tempo difforme da quello della realtà definita oggettiva: - Come se fosse una psiche trasversale che parla a sé di tutto.
In questo tutto ho cercato di superare le divisioni di una logica a discipline scollegate, priva di interferenze di significati che rendendo schizati i saperi, li condanna ad essere estranei. In tale vecchio modo d'organizzare la coscienza colgo una "diffidenza" mal celata che rende aggressive le comunicazioni, oltre che incapaci a rendere lo slancio vitale della dimensione dell'incontro. Come dico in queste pagine è nell'incontro che si crea quella “scaglia” di tempo presente, così fragile, così vera e unica che rende possibile il rispecchiarsi e l'attraversarsi l'un l'altro. ... Da:
"... Aveva squarciato il non detto del poeta e fatto l'orlo a giorno al suo osso di parola e ora, sfinita, poteva porgere quell'ordito a Marco, a Claudia, a Lidia e a Giuseppe che, all'esame, sarebbero stati in grado di annodarlo nel “tessuto” della loro forza. ..."
(da 2° Ordito - Agnese)Personaggi
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