3. Frattale Etico


Modello di Società Planetaria a multi/sguardo

Foto: 1. Modello matematico - Evoluzione di eventi-nodi (M Mastroleo, 2014) - 2. 3. Creste evolutive naturali a frattale.


L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità. Simone Weil

Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più del semplicemente fenomeno dello sfruttamento e dell'oppressione, ma di qualcosa nuova: con l'esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l'appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono “sfruttati”, ma rifiuti, “avanzi. da: Evangelii Gaugium – Franciscus, 24 novembre 2013.

Oltre il concetto di massa
: - Possono due foglie su di un ramo essere definite due uguali o due petali di una rosa o due stelle di una galassia o due lacrime di un occhio? In natura non esistono gli uguali, ma solo, identità similari, affini, speculari che non sono assimilabili l’una all’altra, e qualora cercassero di esserlo, immediatamente darebbero luogo ad una nuova identità:  - come l’incontro tra una madre e un padre che dà luogo ad un figlio, ma il figlio a sua volta è un’unità nuova. Se in natura non esiste la ripetitività degli stati che rende omologati, standardizzati, è da tale errore concettuale che si dovrà necessariamente partire se si avrà voglia di gettare le fondamenta di una nuova società in grado di organizzarsi a livello planetario con un gioco dinamico, plastico, di inclusione/esclusione di insiemi di società/identità.
A. Colamonico


La scoperta della democrazia è senza ombra di dubbio una grande conquista dell'osservatore-uomo, ma il saperla definire non implica essere un vero democratico. Alla base della decadenza oggi della cultura democratica c'è la crisi dei valori che rende indifferenti alla vita, depistando gli sguardi dai problemi concreti ed essenziali alla sopravvivenza di tutta quanta l'umanità. A Colamonico

Nella Società della Conoscenza, tutti siamo chiamati ad essere scriba della verità. La nuova società potrà nascere solo quando, con una salto di prospettiva, si comprenderà il valore storico, economico, politico, sociale e quindi culturale di un abito mentale disincantato nei confronti delle idolatrie di tutti i tempi. Essere scriba per se stessi e per gli altri, non implica uno stato di povertà o di miseria, ma un disinganno nei confronti del possesso “…cibo …appartamenti…palazzi…” che divide e irradia le forme d’ingiustizia nell’evoluzione della spugna storica. A Colamonico

I veri addii scattano nella mente, sono silenziosi. Sono i più veri, i più pericolosi. Sono quelli che tieni per te. E puoi anche continuare a sentirla una persona. Non ti avrà più se l’hai salutata dentro. M. Bisotti

Ma arriverà il mattino le ombre della notte svaniranno e la tua voce in rivoli dorati inonderà il cielo. Allora le tue parole nel canto prenderanno ali da tutti i miei nidi di uccelli e le tue melodie spunteranno come fiori su tutti gli alberi della mia foresta. R. Tagore





(Centro Studi di Biostoria - Palestre della Mente)

Sfumature: Ap-prendere e com-prendere


 Il processo d’appropriazione della realtà da parte dell’uomo come la capacità ad assimilare il mondo per capirlo, per imparare a rispondergli, a elaborarlo… a cambiarlo… parte da uno stato di ignoranza, visto come un buio/vuoto cognitivo. Il buio è il prima della conoscenza, in cui un lampo/quanto informativo crea una rottura nel nulla conoscitivo, si pensi ad un fuoco di artificio nella notte.

Il passaggio dall’ignoranza alla conoscenza, avviene per stadi che si pongono come livelli differenti di comprensione: la nomenclatura come il dare un nome; l’architettura come la logica strutturale; la cognizione, il significato esistenziale dell’uno nell’organizzazione del tutto della vita...

Ogni livello di conoscenza presuppone un differente modo di essere uomo.

Nel primo caso, la nomenclatura, si può parlare d’erudizione, l’uomo erudito è colui che ha una chiara conoscenza spaziale delle realtà. Egli sa riconoscere le oggettività che ricadono nel suo campo visivo, sa classificarle, sa differenziarle… ma la sua è una conoscenza che si ferma ad un livello marginale, in quanto non entra nella struttura organizzativa di quello che osserva. Nelle fasi della vita, la fase dell’attribuzione dei nomi è del bambino, intorno ai tre anni.

Che cosa è una rivoluzione?



Chi si spaventa quando sente dire
«rivoluzione»
forse non ha capito.

Non è una rivoluzione tirare una sassata in testa a uno sbirro,
sputare addosso a un poveraccio
che ha messo una divisa non sapendo
come mangiare:
non è incendiare il municipio
o le carte in catasto
per andare da stupidi in galera
rinforzando il nemico di pretesti.

Quando ci si agita per giungere
al potere e non si arriva
non è una rivoluzione, si è mancata;
se si giunge al potere e la sostanza
dei rapporti rimane come prima,
rivoluzione tradita.

Rivoluzione è distinguere il buono
già vivente, sapendolo godere,
sani, senza rimorsi,
amore, riconoscersi con gioia.
Rivoluzione è curare il curabile
profondamente e presto,
è rendere ciascuno responsabile.

Rivoluzione
è incontrarsi con sapiente pazienza
assumendo rapporti essenziali
tra terra, cielo e uomini: ostie sì,
quando necessita, sfruttati no,
i dispersi atomi umani divengano
nuovi organismi e lottino nettando
via ogni marcio, ogni mafia.


Danilo Dolci
 (Sesana, 28 giugno 1924 – Trappeto, 30 dicembre 1997)
Sociologo, poeta, educatore e attivista
italiano della Nonviolenza


La seconda fase è quella dell’architettura, come l’organizzazione logica del funzionamento della realtà, questa è la fase della scienza. L’uomo scienziato è colui che entra nei processi vitali e ne crea i modelli. È la capacità a porre in relazione l’oggetto osservato nello spazio-tempo: la dinamica ad esempio delle stagioni o dei movimenti dei pianeti o del meccanismo di funzionamento del cuore. Nella nostra epoca della macchine e della plastica, si ritiene la scienza come il livello più alto di conoscenza, infatti è facile incontrare studiosi, che si definiscono scienziati, che credono di essere al livello massimo del sapere. Personalmente come docente e studiosa mi è capitato di notare colleghi e anche accademici che quando scoprono la tipologia dei miei studi, si ritraggono quasi a marcare lo spazio che delimita la scienza dalla non scienza. Naturalmente in virtù dei miei studi biostorici, si può ben immaginare come siamo oggetto di pietas nella stanza segreta del mio cuore.

La fase della cognizione è il livello più alto e profondo della conoscenza, in quanto presuppone un andare oltre la dimensione del cronotopo, come direbbe Einstein, cioè entrare in un livello paradigmatico, in cui si attribuisce il significato storico del perché tale oggetto abbia diritto/senso ad esistere nella scala armonica della vita. L’uomo di tale fase non è più lo scienziato che entra nelle logiche del funzionamento, magari per alterarle, ma è il giusto come direbbero gli ebrei o il santo secondo la visione cristiana o il maestro di vita, per il mondo classico. In tale organizzazione del pensiero si è in uno stato di contemplazione dell'uno-tutto, che fa porre la relazione finito, come il contingente reale che assume uno spazio-tempo, localizzato e datato, e infinito, spazio del tempo zero che si pone come eternità o tempo di Dio.

Si può ben comprendere come nella costruzione della coscienza, che crea la consapevolezza dell’io-mondo, le tre fasi si alternino e spesso si completino. Non esiste un erudito che non sia anche scienziato e uno scienziato, degno di tale nome, che non sia un maestro di vita: si pensi a Pascal o a Pitagora o allo stesso Einstein che ha scritto intorno al suo stato di religiosità nei confronti della vita. Che differenza c’è nell’elaborazione del giudizio tra le tre fasi di conoscenza? Con la nomenclatura il giudizio che si esprime è fermo alla superficie esterna della realtà, a quella che si può definire la membrana che isola l’oggetto dalla nicchia storica, ad esempio dire cuore, equivale alla visualizzazione dell’organo che pompa il sangue nel corpo. Esso è un isolato che si distingue dal corpo. Con l’architettura logica, il giudizio resta nella sfera del contingente, del corporeo, del livello finito che è soggetto all’erosione del tempo, come processo entropico.

Questo spiega in parte il materialismo storico dilagato nella società industriale, in cui la materia è divenuta oggetto di culto per l’Occidentale e non solo. Con la cognizione, il giudizio si pone nella sfera dell’universale, si è di fronte ai valori che rendono fermi nel tempo i significati storici, come dignità della vita... L’essere maestro di vita, implica uno stato di disincanto nei confronti della scena della storia. Il saggio è colui che sa che la vita, nel tempo presente, è una pupazzata come direbbe Pirandello, che ci porta ad essere i pupi di giochi più alti e complessi di noi. Partendo da tale verità il giusto ama indagare sul significato profondo che rende la pupazzata mondo dell’effimero, dello stupido, dell’inutile. In questo essere fuori dalle logiche del mondo, egli diviene il nemico del mondo, poiché mostra alla coscienza di chi il mondo lo vuole che ha sprecato la sua esistenza, rincorrendo il niente.

Sprecare la vita è la vera povertà dell’uomo, in quanto noi siamo consumatori di tempo, essendo soggetti, per effetto del processo d’entropia, a nascere e a morire. In tale processo il nostro unico bene è il tempo della durata della nostra vita. Donare il proprio tempo ad ascoltare un amico, un figlio, uno studente, un impiegato, un malato o un emarginato è la vera forma di ricchezza per l’umanità. Per cui la grandezza di una società non si misura dal numero degli eruditi o degli scienziati, ma dalla presenza dei suoi saggi. A. Colamonico




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La Realtà frutto della relazione a uno/tutto Scienza-Conoscenza-Coscienza

La definizione di realtà si deforma in relazione ai piani di lettura del rapporto tra osservato-osservatore-osservazione. Se in un passato, anche prossimo, l'osservazione-carta (a 360°) aveva assunto un valore di "Realtà Oggettiva", letta come dato concreto e obiettivo di ciò che è posizionato di fronte all'osservatore medesimo, decretandone l'indipendenza dall'osservatore-soggetto, oggi si sta rivedendo tale definizione, poiché quella che viene definita carta-oggettiva, altro non è che una negoziazione biostorica tra:

  •  una molteplicità di appigli informativi (echi fattuali di un quid che si è mostrato) e le modalità di sguardo-mente-paradigma con corrispettive elaborazioni cerebrali ed emozionali dell'osservatore-osservante che espone la sua versione di Realtà Narrata, cioè interpretata, modellizzata, interiorizzata. 
La versione è l'azione del dare un verso-inclinazione ai fatti che si flettono verso l'occhio osservante e con la sua mediazione, partecipazione, si riflettono verso il campo storico e ogni lettore altro. Le mediazioni permettono le tessiture storiografiche disciplinari a più occhi. L'azione del flettere/riflettere è in sintesi la cardatura/tessitura delle trame fattuali ad opera del pensiero umano che nel gioco di andate e ritorni impara a posizionare l'io/sé nel mondo, apprendendo ad elaborare le proiezioni degli sviluppi possibili (piano dei fattibili).

L'aver posto un "limite-frontiera" all'oggettività delle letture, a 360°, vincola gli indirizzi di lettura e relativizza le portate dei fatti, amplificandoli e moltiplicandoli nello spazio-tempo. Con ogni verso-indirizzo si legga il verso storico al campo-nicchia osservatore-osservato e in tale annodare le letture e i campi non si riduce il significato-peso storico alla vita, come il processo evolutivo a uno-tutto della Spugna Storica; alle conoscenze (scienza tutta), declassandole a semplici "formalismi" di un relativismo de-naturalizzante:

  • Il relativismo apre al nichilismo che rende nulli i significati storici, ma l'azzerare il valore blocca l'evoluzione prospettica nelle coscienze osservanti, impedendole nell'azione dell'apprendere a saper attribuire il verso di lettura alla realtà. Il relativismo non può essere confuso con l'azione del relativizzare-vincolare le informazioni, le quali per essere fruibili vanno circoscritte e delimitate in una variegata molteplicità di prese fattuali/fattibili di costruzioni. In tale abilità a saper delimitare nasce l'azione dell'orlatura della realtà.

Il porre una realtà raccontata che si differenzia da quella vissuta, introduce la distanza dialogante tra la vita, la carta-modello e l'osservatore. Distanza che circoscrive semplicemente il valore storico d'attribuire alle letture-carte elaborate che da oggettive si trasformano in relative, cioè vincolate alle particolari situazioni topiche (locali) delle letture medesime, databili e collocabili (legame osservato-osservatore-campo/nicchia storica).

La distanza dialogante aprendo lo spazio mentale al ragionamento e all'emozione (attrezzature cognitive queste per valutare la portata o il peso delle azioni-fatti con le incidenze delle carte e delle azioni), evolve le geografie dei pensieri in ogni osservatore potenziando la struttura di auto-correttore cognitivo, in grado di rendere sempre più aderente, a pelle, la lettura alla verificabilità di quell'appiglio-eco registrato, posizionato e conosciuto. 

Le letture sono i tesorieri-membrane del mostrarsi dei fatti a tempo presente, esse sono come delle pellicole storiografiche che avvolgendo l'avvistato in un detto-parola-spiegazione, lo preservano come modalità possibile di eventuale risposta storica per tutelarsi dall'errore o dall'ignoranza.

Le carte di realtà sono semplici mappe-quadri di
possibilità storiche
, che con processi di transfert possono essere spese nei piani del futuro. Più ampio sarà il bagaglio di pellicole e più grande sarà la capacità di amplificare e diversificare le risposte alla vita:
  • La risposta è proporzionata alla tenuta della carta, che non è mai una registrazione definitiva, chiusa alle variazioni dei campi (idea vecchia di creazione conclusasi), ma soggetta a continue riscritture e limature.


L'attenzione rende presenti al divenire storico

L'essere attento al monitoraggio del valore-tenuta della carta, presuppone che ogni qual volta una variazione minima (effetto farfalla) sia registrata nel campo-situazione d'osservazione, automaticamente scatterebbe la rilettura della carta elaborata, adeguandola alla novità. Il condizionale è d'obbligo, poiché non sempre l'osservatore aggiorna l'osservazione al cambiamento delle situazioni vitali, in tale assenza di rilettura o per negligenza o per incapacità a codificare l'emergenza o per opacità immaginativa o per inadeguatezza delle lenti-codici... si genera la gabbia di pregiudizio che rende obsoleta e cieca la spiegazione dei fatti storici.

La mancata limatura e inquadratura della carta al campo presente, rende sfuocata la visione e fortemente sbilanciata verso il passato, essendo le rilevazioni inclinate più verso l'osservatore, idea pregressa, che verso l'osservato, il fatto presente. In tale sbilanciamento s'innesca il rapporto di "potere", che può assumere una forma d'imposizione, che pretende piegare la vita alla lettura memorizzata; per cui il racconto finisce per riflettere più la gabbia concettuale dell'osservatore che la situazione del campo vitale.


Un esempio di cecità economica

Volendo spiegare con un esempio si potrebbe riflettere sul Capitalismo Finanziario, destinato ad implodere per cecità sociale:

  • Esso a differenza di quello industriale, non ridistribuisce ricchezza sotto forma di salario. Il "salario" fu una vera evoluzione sociale ed economica, in quanto sostituì ai rapporti basati sulla servitù, gratuita buonista, che rendeva sottomessi ai capricci di un signore-Padrone, una relazione circoscritta da leggi che regolamentavano lo scambio di forza/lavoro-moneta-produzione-consumi-mercato-distribuzione della ricchezza.
Il salario oltre a creare indipendenza (libertà), implementava l'economia di mercato, spingendo la ricerca e lo studio per nuove possibilità . Furono gli stessi capitalisti dell'800 a capire che rendere consumatore l'operaio fosse un "bene" per l'azienda. Oggi con l'affermarsi del capitalismo finanziario che porta alla "tesaurizzazione" della moneta per i giochi dei flussi e riflussi azionari, si sta sostituendo al salario con un posto fisso, un "salario deprezzato" a gettito intermittente. L'effetto è la precarizzazione della classe lavoratrice con l'immissione di un "pessimismo storico" che rende abbuiate le coscienze, sul piano del futuro, con la perdita dello status di consumatore libero. La perdita di futuro, blocca il sogno e con esso la ricerca! Il nuovo capitalismo è un balzo indietro (sguardo al passato), l'affermarsi di una logica fortemente ego-centrica che fa ragionare su basi di ipocrisia tra slogan di facciata, propagandistica, e il rastrellamento sistematico delle monete (tasse), per cui si sta creando una notevole "tensione" sociale:
    • O l'economia cambia logica o le folle si sottrarranno al suo potere, innescando le rivoluzioni!
Il bello della Storia-vita è nella sua coerenza evolutiva. Il caso non esiste e la sua lettura da parte di alcuni, è solo di una mente cieca. In ogni fenomeno storico ci sono più tendenze una indirizzata alla condivisione del bene, bello, buono... e una all'egoismo spasmodico che fa scindere il bene per l'io-sé da quello dell'altro (insieme storico in cui si vive). Nasce così una coscienza indifferente o nemica.

Il Capitalismo Industriale ha due facce:
    •  quella priva di scrupoli di una classe imprenditoriale che riduce tutto al lucro personale e in parte da ciò è nato il peso dato al capitalismo finanziario, quando si sono dismesse le aziende perché il guadagno azionario si è rivelato più veloce e "silenziosamente" non divisibile (area buia). quello generoso di una classe imprenditoriale che riconosce che il valore dell'azienda è fatto da chi vi lavora, un esempio è l'affermazione - "La fabbrica non può guardare solo ai profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’ uomo non l’ uomo per la fabbrica." - di Adriano Olivetti.
Purtroppo in Italia tale volto amorevole è stato sconfitto dalle logiche clientelari e affaristiche che con il "gioco delle mazzette" ha impantano il Paese. Se non si riparte dall'etica carezzevole siamo destinati a morire. La scelta dell'onestà non è una semplice regola da catechismo, ma il "cardine" del bene sociale, e richiede uno sguardo-mente allargato, attento all'insieme a uno-tutto del corpo "campo-individuo".

Un individuo non cresce se il campo che lo contiene muore. Il capitalismo finanziario si è chiuso in una bolla, come un mettere la testa sotto la sabbia, e così facendo ha smesso di osservare gli effetti di ricaduta sulla società che gli sta intorno. Preso dagli andamenti fluttuanti dei mercati, ha smesso di vedere (cecità) che quelle monete bloccate e non reinvestite in produzione-lavoro stanno affamando le popolazioni. Il processo d'implosione sarà inevitabile, come morte per asfissia: la moneta, ucciderà la moneta!

Se le monete, mezzo dello scambio, non si possiedono, le società escogiteranno altri modi per sopravvivere e lo faranno creando una nuova economia, con nuovi mezzi, perché la voglia di vivere è più grande della voglia di morire. Naturalmente tale passaggio o salto storico-cognitivo non sarà indolore se da parte di chi possiede la ricchezza non ci sarà coscienza del "male" storico implementato dalla sua cecità di lettura
.

Dall'intreccio argomentato dell'esempio emerge sia il punto di vista dell'osservatore , me medesima, e sia la capacità prospettica della mente osservante. La vera ricchezza dell'uomo è nel gioco di proiezioni che rende variegato l'orizzonte osservativo; ogni orizzonte è il confine dei campi dei fattibili che gli permettono di elaborare le carte di lettura con cui poi indirizzare (dare un verso) le risposte di fatto.

Riflettendo, non è un caso che, ritornando all'esempio sui mercati finanziari, la Grecia abbia risposto con un cambio di politica (25 Gennaio 2015), parlando di:

  • Europa dei Popoli e non Europa delle Banche!

La carte spiegate sono di fatto l'unico accesso alla verità che resta sfera di quel campo dell'oltre l'osservatore. Ogni lettura è un tutto-uno con la lente-occhio di osservazione che, per essere coerente al processo che prende forma in un databile tempo presente, richiede la costante presa-storica dell'atto di vita, apprendimento. Tale processo plastico di presa-scrittura e ripresa-riscrittura modifica le carte, soggette alle correzioni e, se è il caso, all'essere stracciate, senza che sia messo in discussione il valore dell'osservatore da un lato o il valore del Cosmo-mondo dall'altro:

  • La realtà, in tale nuova accezione, è un frattale narrativo che dà solo le carte-mappe del manifestarsi dei processi vitali (realtà vestite). Ogni carta ha in sé una scaglia-luce informativa, di variegato valore, frutto di un apprendimento e approfondimento che come eco si deposita nella memoria storiografica, vero patrimonio dell'umanità, quale Sistema Gnoseologico a insieme universo di tutto quanto il bagaglio-Rete di conoscenze. Ogni conoscenza è un complesso organizzato di echi informativi che tende al futuro, per essere accolta da un altro osservatore che a distanza di tempo la utilizzi come radice-fattuale per una nuova visualizzazione e spiegazione.
Nessuna conoscenza va perduta, ma tutte sono trasformabili, come giochi caleidoscopici, per cui ogni nuova acquisizione si poggia su una pregressa e si apre a una futura in tale transitabilità si attua la permanenza storica. Il processo di scrittura/riscrittura non è a beneficio di una singola Società, ma trasversale a tutte le etnie-culture. Anche nei periodi di scontri ideologici, gli studiosi-ricercatori hanno affermato il valore universale della Cultura o della musica o della poesia o della matematica che fa parlare di Umanità.

La Vita in sé (realtà nuda) non dipendente dall'osservatore e sciocco sarebbe quell'osservatore che pretendendo di ridurla alle sue fragili esposizioni (brandelli di verità), volesse imbrigliarla in una realtà di carta, posta a legge evolutiva. Ogni qual volta un sistema storico ha imposto la sua versione di mondo ha innescato delle vere ignominie, con genocidi e morie di uomini, animali, civiltà:

  • La storia organizzativa della vita come insieme a uno-tutto, si svincola dalla capacità di riduzione della mente-uomo, proprio in tale svincolarsi dall'essere ridotta a carta, non smette mai di sorprendere. Ogni insorgenza di novità richiede una nuova angolazione di lettura, una nuova teorizzazione, cioè un nuovo sguardo-lente che si faccia casa-pensiero di tale non immaginato, non previsto.

In sintesi questo è il gioco della vita relazionale uomo/cosmo/carte. L'uomo apprende il cosmo per rispondere alla vita e il cosmo si lascia trascrivere in una nota informativa, per permettere a quell'uomo reale, concreto, mortalmente vivo, di partecipare con la sua intelligenza e coscienza, quale secondo giocatore, consapevole, alla partita della Storia tutta.


L'apprendimento è intrinseco allo stato di vivente


In tale lettura eco-biostorica a campo-Rete uno/tutto, l'uomo, nell'istante stesso in cui prende casa nell'utero di sua madre, sviluppa una capacità elaborativa di stimoli-messaggi che fa germogliare il pensiero, quale frutto della coscienza relazionale. Oggi la medicina sta dimostrando come il feto sia in grado di recepire, riconoscendola, la voce materna e come già nell'atto della nascita egli possieda un elementare bagaglio informativo (memoria) da cui partire per annodare e intrecciare le informazioni-risposte fattuali, dando luogo alle complessità dei pensieri. La biologia poi sta iniziando a parlare d'apprendimento nella cellula, che imparando a interagire con il campo-habitat è in grado di modificare il suo stato di essere vivente, oppure d'apprendimento nella molecola dell'acqua, che muta forma in relazione ai differenti stimoli sonori che ne modificano la faccia.

La conoscenza, generata da un apprendimento di un io/sé in relazione col mondo-casa, si evolve in coscienza quale comprensione, consapevolezza del rispecchiarsi del mondo con l'io-casa, inversione del verso dell'abitare, come mappatura della vita che di volta, in volta non
è solo esperita, ma principalmente amata e tutelata:
  • la sfera emozionale è la molla che spinge a ricercare sempre nuove forme di approfondimenti-comprensioni, che rendano equilibrate le relazioni dialoganti tra una molteplicità di io-soggetti e un mondo-oggetti. Nella stessa coscienza dell'uomo nasce la sfumatura di significato tra soggettivo e oggettivo che va letta come una posizione di lettura che rende lo sguardo-lente riposizionabile a due spazi informativi a luogo esterno, il fuori, e interno, il dentro la coscienza.

Ogni società ha donato all'umanità, quale insieme uno-tutto, una particolarità di sguardo che ha permesso allo stesso Sistema storico Umanità di accrescere la comprensione del significato allargato con una nuova particolare angolatura di un significato, per migliorare le sue capacità partecipative.

Parigi, ad esempio, ha dato all'Umanità la libertà d'opinione,idea, e da qui quella di stampa, che rende il pensiero libero d'esprimere anche il dissenso (pensiero divergente):

  • intorno a tale libertà oggi si è accesa una diatriba, anche violenta, con il mondo islamico sulle vignette satiriche e dai fatti luttuosi di Parigi (7 gennaio 2015) sta nascendo una riflessione su quali possano essere i limiti di libertà d'espressione, affinché non sfoci in prepotenza e anche mobbing. Il disegnatore italiano Gipi, ad esempio, puntualizzando il verso della satira ha posto un confine netto che la distingue dalla propaganda e arroganza, in quanto Il suo messaggio va dal basso verso l'alto, cioè essa è rivolta al potere per difesa del popolo (Fonte. Intervista, Invasioni Barbariche del 21. 01. 2015. Su La7). Se si dovesse accettare per vera questa traccia-indirizzo, allora va riletto il valore delle vignette satiriche francesi che sono state indirizzate in Francia ad una minoranza, non certo economicamente forte. Se tale limite non lo si accetta, allora su tutto si può dire di tutto e anche il contrario di tutto, ma in tal modo si entra in una logica ambigua, dalle doppie verità (relativismo etico).

Se Parigi ha innestato nella storia la libertà di pensiero, con il diritto a professare ed elaborare un altro punto di vista, Atene a sua volta con le scuole di filosofia ha donato all'Umanità la Democrazia. Parola molto bistrattata in questa presente "scena" storica, in cui si vorrebbe veicolarla come "populismo".

La democrazia ateniese fu il risultato di una "ricerca maieutica" ( = una metodologia dialettica d'indagine e d'auto-analisi) del pensiero, prima che diritto civile o sociale o politico, che aprì nella mente dell'osservatore-attore-abitante storico i due spazi di lettura-osservazione:

  • il fuori-mondo e il dentro-io/sé.
Ogni idea e ogni azione era per prassi dialogica "vagliata" sotto una doppia lente a mente/cuore che dava le aperture logiche a struttura Polis e a struttura Ego, con gli stati di giustizia/ingiustizia, di vero/falso, di naturale/innaturale...

Non nasce la democrazia se non si costruisce una "coscienza democratica":

  • Ecco il "fuoco" del insegnamento ateniese!
Se la democrazia è solo un fatto di forma esterna, esteriorità "radical chic", essa si fa sceneggiatura da palcoscenico, girotondo di protocolli che come in una giostra di un carillon per bambini, porge ora un cavallo giallo, ora uno bianco... in semplice successione di uno scorrere automatico di ore (lettura a occhio lineare, uni-direzionale, che non fa stoppare le letture avviando l'auto-critica con le relative possibilità di correzione).

Atene è la Polis che ha posto accanto al "governamento" della Città, anche la Coscienza:

  • quella lente che stoppa (Alt) la scena storica, mettendo una distanza, e permettendo così di ri/flettere se quello che si è detto o si è fatto, abbia un significato storico-vitale, degno di essere vissuto.

Ogni società ha un merito eco-storico con una molteplicità di demeriti, che si irraggia nella pagina di ogni presente, come nodo-seme da essere colto e immesso nelle trame dei campi futuri, possibili, il leggere la positività/negatività delle molteplici società, nasce da una coscienza a sua volta frattale, risultato di un gioco finissimo di esclusione/inclusione a mente aperta che legge e non condanna, per partito preso, secondo le mode del momento o le ideologie.


Scenari di futuro e incidenza dell'azione di lettura

Alla luce degli scenari storici europei, aperti in questo inizio 2015, si possono isolare delle trame evolutive con delle possibili aperture di creste storiche, tra:

  • l'esplosione di un terrorismo da taglia teste islamico; 
  • le fluttuazioni di tendenza delle borse che rendono sempre più corta la coperta del denaro per molti a vantaggio di alcuni; 
  • la crisi in Ucraina che fa tornare alla mente le politiche da Guerra Fredda dei due blocchi Este-Ovest;
  • gli incontri delle religioni per una unificazione mondiale intorno all'idea di un Dio unico, letto come uno spazio esterno che includa ogni lettura religiosa particolare di sotto-spazi interni
  • la ribellione delle piazze che trovano in Grecia e in Spagna una rinascita della coscienza democratica, con una interpretazione più umanizzata dell'economia e della medesima idea di Europa.
La percezione "sottile" è che ci sia un movimento in atto a multi-faccia:
  •  da un lato un ritorno di orgoglio di una generazione atea, fortemente annoiata, che vuole riappropriarsi delle piazze; da un altro un compattarsi delle religioni intorno ad una nuova idea di fede allargata (Globalizzata), da un altro il tentativo di riportare in vita le antiche pratiche di caccia alle streghe di antiche pratiche religiose, e infine la volontà delle popolazioni che si sentono colpite dalla precarietà del lavoro e vorrebbero un volto più democratico degli Stati nazionali, in grado si porre dei vincoli alla globalizzazione sfrenata e spregiudicata, voluta dalla multi-nazionali che impongono ai governi le loro scelte economiche.
La costruzione del futuro è in relazione alla direzione che prenderanno gli sguardi:
  • guardare al passato non equivale al guardare al futuro; il passato è un già ordinato, il futuro è da ordinare; in tale diversità il primo è obbedienza ad un già scelto (obbligo) il secondo è una creazione nuova che mette in moto l'immaginazione, permettendo la visualizzazione di spazi nuovi, di possibilità nuove.
  • L'occhio che fa del passato la sua linea di costruzione dell'oggi è dittatoriale, l'occhio che pone il futuro a strategia dell'oggi è democratico.
In questo momento storico così fragile, necessita prendere una posizione e decidere da quale lato guardare, le risposte saranno poi delle semplici conseguenza logiche.

La situazione nel Medio-Oriente, ad esempio, è precipitata a partire dalla 1° Guerra del Golfo
(2 agosto 1990 – 28 febbraio 1991), molte furono le marce per la pace che si organizzarono nelle città europee, ma  restarono come cosa morta, come una volontà di un gruppo di pacifisti visionari (l'arma del potere è presentare come idiota il pensiero divergente):

  •  Oggi quei Costruttori di Pace avevano visto bene! L'inferno scatenato ha reso fragilissimo l'equilibrio di quei territori, aprendo all'intransigenza di odio etnico-religioso dei fratelli islamici. 
  • Ma le guerre mettono in moto molta moneta, che fluisce verso i venditori di morte che hanno una cultura sovranazionale! Se si comprendesse questo, le popolazioni tutte, svincolandosi dai lacci dei regionalismi, potrebbero rispondere con la Politica di Pace! Mostrando un'oculatezza osservativa che li renderebbe forti, consapevoli di essere loro stessi il valore storico, per cui vale la pena vivere!


Il lato oscuro delle religioni e la Sintropia del Caos - Ordine della diversità

Il lato oscuro di ogni religione è l'integralismo di quelle menti chiuse che si sentono le migliori e quindi tenute a comandare. La logica a Caino del monto è trasversale a tutti i credi, compresi gli ateismi, è quella modalità della mente-io che, compiaciuta di sé per aver compreso l'organizzarsi delle trame storiche, crede di possedere l'esclusiva mondiale della verità, tanto da sentirsi i prescelti, gli illuminati, per introdurre la personale visione di Ordine Mondiale. Errando, poiché che la capacità ad ordinare è sono una riduzione di lettura della mente umana, uno strumento metodologico per comprendere l'oltre che è la vita, aliena alle strettoie logiche dell'uomo.

Vita che è disordinata (di-s-ordinata cioè a ordini superiori) quale Sintropia del Caos:
  •  il processo di armonia in cui possono, in un dato tempo 0 di presente, tutte le forme del creato trovare casa, con la particolare univocità che distingue e rende unici per sempre.
Oggi ci stiamo confrontando con una forma di integralismo islamico che per essere letto necessita da parte cristiana un tuffo nel passato, quando si misero in moto i tribunali d'Inquisizione:
  • I processi e i roghi ridussero al silenzio i moderati, gli scienziati, gli stessi sovrani erano tenuti in scacco dai grandi inquisitori, a caccia di eresie, che in nome di Dio bloccavano ogni forma di apertura logica. La stessa nascita dell'ateismo fu una conseguenza, effetto di risposta, per affermare la laicità del pensiero, svincolato da false credenze che riducevano Dio a un burattino idiota nelle loro mani, assetate di gloria e di sangue.
Nell'affermarsi dell'integralismo islamico, come ha sottolineato papa Francesco, tocca agli stessi islamici moderati prendere una posizione netta di dissenso, per isolarli, sono proprio loro i primi ad essere massacrati, sgozzati come capre in un mattatoio. Quello che emerge ad una lettura a occhio eco-biostorico è che ciò che preoccupa i leader dei califfati è il salto generazionale che ponendo i figli su un'altra frontiera di lettura, salto logico, possa mettere in crisi la loro egemonia di padri-padrone, mariti-padrone, signori-padrone. Alla richiesta di libertà delle Primavere Arabe, essi stanno elaborato un sogno imperialista che in nome della razza-islamica, come lo fu quello tedesco hitleriano della razza-ariana, tutti, padri e figli, si sentano portatori del nuovo ordine mondiale voluto da Allah, quello spazio a occhio esterno che si pone a garante della vita. Tale lettura si scontra con le altre religioni che in none di quell'Occhio esterno, parlano di comunione delle fedi che tutte con sfumature differenti convergono verso quel Centro storico che chiamiamo Dio.

L'aver assoggettato la religione al sogno imperialista, vera sottomissione di Dio alla politica, nei giovani musulmani eurasiatici di seconda e terza generazione sta esplodendo una forma di attrazione verso le teorie di uno Stato Islamico assolutista che li sta depistando dal sogno democratico; non è un caso che molte ragazze inizino a coprirsi il capo, per affermare la loro identità:
  • Affermare la propria identità non è un male, ma lo diventa quando si fa esibizione. In Turchia ad esempio c'è una forte spinta a bloccare la laicità dello Stato; lo stesso sta avvedendo in molti altri paesi mediterranei. L'idea di ricreare l'Impero Ottomano è grande, in particolare per i giovani che sognano una rivincita sull'Occidente, letto come il maggiore responsabile della loro povertà, dimenticando che il loro essere esuli è stato anche il risultato delle logiche faraoniche dei loro leader che non hanno distribuito la grande ricchezza accumulata con la vendita dei petrolio.
Ma tali spinte a occhio uni-direzionale sono espressione di logiche vecchie, di organizzazioni mentali che non sanno leggere gli effetti di ritorno alle loro azioni come riorganizzazione del campo che leggendo risponde a sua volta, sviluppando la sua esaltazione di classe e religione. Da tali scelte scellerate si potrebbe mettere in moto una nuova apocalisse, con una vera moria generalizzata di uomini.

La democrazia organizzazione evoluta del pensiero umano

La democrazia, come libera espressione di tutte le diversità, Sintropia del Caos, è non solo un fatto etnico o politico o economico, ma un'espressione mentale naturale di evoluzione del pensiero; è un livello più emancipato che fa porre a valore-cardine del divenire il dialogo tra visioni molteplici, interne ed esterne al personale pensiero, per una consapevole accelerazione della produzione delle idee che si trasformano in moltiplicazione mirata delle risposte storiche (i fatti):
  • Se si vuole essere "uomini nuovi" è in tale valore democratico che bisogna investire per creare la ricchezza diffusa di una Umanità più giusta, in cammino verso la libertà di Coscienza consapevole di essere un uno nel tutto della vita.
Oggi c'è da parte dell'aristocrazia economia, multi-etnica e multi-religiosa, la tendenza a bloccare la democrazia, rendendo massa le coscienza, poiché fa paura un mondo coeso partecipativo e consapevole di individui storici che sappiano interloquire con se stessi e con gli altri, per farsi forza contrattuale con  le trust globalizzanti e, invece di parlare di distribuzione del lavoro, di ricerca, di cultura, di dignità della persona in carne e ossa, di giusto salario... si cerca di convogliare i ragionamenti sulle guerre di religione e, in tal modo, denaturare (togliere natura) i discorsi, ingabbiando le menti-uomo in logiche a senso unico, disumanizzanti:
  • Uscire da tale trappola richiede una grande chiarezza mentale e una grande coesione che sia in nome di una umanità variegata che è espressione della ricchezza della creazione medesima e della grandezza del suo Creatore.
Saranno i giovani, figli di internet con una logica a finestre, i veri protagonisti di questo mutamento, ma per esserlo dovranno prendere le distanze dalle logiche vecchie e avere consapevolezza che un mondo migliore si può insieme immaginare e realizzare.

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Il dislivello informativo e cognitivo che si sta attuando, ad esempio tra chi è attrezzato al cambiamento della globalizzazione e chi no, è dovuto alla sperequazione tra le multi-nazionali a struttura Mondo e gli uomini (noi) a struttura Paese. Sono due geografie mentali differenti, che generano due sguardi di differente ampiezza
osservativa.

Le multi-nazionali ad esempio vedono le complicanze storiche a largo respiro e in ciò si fanno manipolatrici delle tendenze economico-politico-religiose, in vista di un'imposizione di tendenza a loro favorevole, se questo non lo si comprende si è sconfitti in partenza.

Occorre possedere la medesima capacità di lettura per "Essere Uomini Mondo a Stati e Popoli di pari dignità" nel confronto/scontro storico. Ma per esserlo necessita molto impegno, studio, conoscenza e preparazione matematico-scientifica e culturale in senso lato, per sviluppare l'occhio a apertura frattale che come un occhio di mosca sappia leggere le dinamiche prima che esse prendano visibilità da veri profeti del divenire.

Occorre saper lavorare sulle tendenze più che sulle risposte, sulle proiezioni di dinamiche che sulle attuazioni dei fatti. Un occhio proteso al futuro che sappia leggere gli scenari dei domani possibili, per saper selezionare quelli idonei alla crescita di tutto l'insieme chiamato Umanità. Il salto logico di una società-mondo è in tale apertura logica che superando le strettoie di un pensiero a caste e a cerchie, si faccia metodo di apprendimento continuo, proteso al rimanere nella storia.


Acquaviva delle Fonti, 04 Febbraio 2014

Antonia Colamonico


Antonia Colamonico © 2015 - Tutti i diritti sono riservati.



Pagine secondarie (1): Umanità-disumanità
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