Psicologie economico-sociali

Le Società: organizzazioni cognitivo-psicologiche

"... comprendere come ci sia un effetto a cascata di eventi, tutti legati alla scelta storica iniziale (t.0) che apre con l'eco storico le trame-creste evolutive, vincolate a loro volta alla scelta immaginativa-argomentativa iniziale che si fa lavagnadi proiezioni di effetti. A. Colamonico - La tenuta del gioco in L'osservatore dà il verso al futuro. © 2013



Ogni Società è un nome a isolato per la lettura di un'identità umana. Dando il nome si può raggruppare e distingue una certa quantità di persone-individui che abbiano sviluppato, nello spazio-tempo, dei modelli storico-giuridici ed economico-culturali pressoché comuni.

Non esistono in natura le società, se non in funzione degli individui-persone che si identificano in una modalità sociale isolabile, identificabile e nominabile in un insieme logico:

  • Sono le modalità come i criteri comportamentali e i sistemi di aspettative a rendere vincolate le relazioni eco-interpersonali in una molteplicità di norme che fanno da cardini, cerniere dei versi di risposte storiche. La scelta di risposta alla vita crea le vicinanze e le aggregazioni con le generalizzazioni spaziotemporali.

Provando a leggere con gli insiemi le società, allora si potrebbe iscrivere ogni singolare società in universo di spazio topico, circoscritto in un nome-identità-qualità collettivizzante.

In tale passaggio da tante singole unità a persone a tante singole unità a società si attua un salto logico che astrae in una carta concettuale una molteplicità di individui-persone che solo per esigenze di lettura possono essere assemblate in una generalizzazione.

Perdere il significato limitante di carta-nome può rendere de-personalizzate e disumane le società, infatti non esiste la società italiana, se non in relazione ad una molteplicità di persone che si riconoscono in una modalità legislativo-culturale, lo stesso vale per quella francese o per quella cinese o brasiliana, etc.

Quando le modalità non vengono più condivise, automaticamente si hanno i superamenti di società con le evoluzioni di nuovi universi, ad esempio la "Società Romana" oggi non è più identificabile con i cittadini della Roma italiana, certo persistono degli echi espressivi, ma privi del valore antico; una traccia, ad esempio, sono i gladiatori che accompagnano i turisti nella visita ai Fori Imperiali.

La perdita del significato de-storicizza l'insieme-nome e rende il gladiatore dell'esempio non solo maschera ma anche parodia di una società morta. La perdita del significato-valore etico segna la morte di ogni civiltà, poiché viene meno il verso-indirizzo paradigmatico che la caratterizza e la distingue.

Le rivoluzioni si attuano sui livelli paradigmatici più che bellici:

  • Sono le persone-individui a dare valore storico alle astrazioni semantiche di insieme-società e non viceversa, in tale sfumatura di significato si chiarisce la differenza tra società di carta e società di carne, società astratta e società concreta, società immaginata e società reale.
Sulla carta si può essere indistintamente italiani con una uguale identità, ma nella realtà naturale ogni italiano è un caso a sé con una sua particolare inclinazione e una precisa incidenza storica che lo distingue e lo rende unico per sempre, se pur inserito in un sistema allargato eco-interpersonale che lo contiene e lo esclude. Si pensi al processo di unità nazionale con la nascita del Regno Italico (1861), le popolazioni meridionali sulla carta erano cittadini italiani, ma per anni essi si lessero come colonizzati, defraudati, dalle scelte settentrionali (dualismo Nord-Sud), elaborando come risposta il brigantaggio, prima, l'emigrazione dopo, con una forma di disprezzo per il potere.

L'errore che spesso gli osservatori economici o politici fanno è confondere la carta-proiezione di lettura con il Paese reale, di qui nascono gli stati d'inadeguatezza con i vari gradi di disconoscimento delle diversità che a lungo termine producono le disaffezioni alla politica o allo Stato con la rinuncia al voto, come ad esempio è accaduto nella elezioni regionali dell'Emilia-Romagna (23. 11. 2014)
. Soltanto il 37,67% degli aventi diritto hanno espresso il voto, contro il 68% della consultazione del 2010, per cui la maggioranza espressa (40%) è relativa a quel non voto che mostra una zona d'ombra di una lettura non sviluppata. Le non letture del Paese reale danno luogo alla retorica politica che, denaturata di un significato concreto, rende semplice propaganda i discorsi, si pensi ai proclami di Mussolini:
  •  La retorica è un discorso-facciata che nasconde un problema o perché non lo si vuole affrontare o perché non si è attrezzati mentalmente a risolverlo.
Ogni nome-società è una delle lenti-mappe di lettura con cui si possono sintetizzare dei processi storici e trascriverli in carte storiografiche che danno la mappatura di un possibile orientamento dei fatti storici; ad esempio agli italiani piace la pizza, ma tale orientamento non indica se Giovanni o Anna, in carne e ossa, amino mangiare la pizza:
  • L'orientamento è una semplice inclinazione di lettura di un verso di realtà che racchiude in sé un'incognita in grado di rendere vana e fallace la lettura. Lo spazio dell'incognita è l'area della libertà di scelta come il fattore personale che rende singolare la vita di ogni soggetto storico, per sempre.

Ogni carta di lettura è un'astrazione psico-mentale che racchiude un limite cognitivo, la carta-lettura medesima, su una realtà che di fatto sfugge alle semplificazioni storiografiche che servono solo come carte da gioco nella partita della vita. La partita senza le carte è impraticabile e le carte senza la partita sono forme vuote. Così una società senza persone è un preconcetto nullo e delle persone senza società-nome un insieme di forme umane prive di bordo.

Il bordo è il confine-contorno-nicchia dell'individuo-persona che apre lo sguardo-mente osservante ai molteplici versi di lettura (occhio multiplo), indirizzandolo nelle scelte di risposta ai fatti:

  • Biostoricamente parlando, il limite è un tetto-frontiera cognitivo che assume la funzione di un confine che si presta ad essere valicato, aprendo così un nuovo scenario osservativo che, allargando gli orizzonti immaginativi e ideativi dell'intera umanità, crea le biforcazioni evolutive tra le vecchie visioni-letture che continuano a perdurare nel tempo e le nuove che rendono da un lato ristrette le precedenti visioni e dall'altro obsolete le geografie mentali di chi continua a muoversi nei vecchi orizzonti.

Il processo di conoscenza, letto come un unico sistema informativo di biforcazioni e superamenti dei vincoli di senso, dà la geografia delle dualità di umanità con i molteplici andamenti storici a differenti velocità.

Il salto storico, in questo nuovo millennio, è nella lettura a campo-universo, finestra allargata a campo uno/tutto (1993), di una mega-società-mondo a spugna in cui tutte le singolari società-Stati-mondi precedenti si pongono in un unico insieme multi-relazionale, con il quale, per effetto specchio, tutti potranno leggere le modalità e le velocità degli altri, commisurandole alle proprie:
  • Ogni presa di coscienza delle differenze produce nello sguardo-mente lettore due differenti impulsi orientativi, uno di chiusura al nuovo, con una forma di arroccamento sulle visioni locali particolari e l'altro d'apertura al nuovo spazio con il progressivo cambiamento dei modelli, non ritenuti più sufficienti per la lettura-risposta storica a tempo 0. La dualità di tendenza rende libera la scelta storica.
Quando le società sviluppano un indirizzo di chiusura, esse si bloccano in una dimensione di passato a garante del presente; quelle che accettano il cambiamento, svecchiandosi, assumono il futuro a garanzia del presente. Il passato e il futuro, così, da semplici coordinate spazio-temporali si evolvono a campi-luoghi immaginativi e ideativi di una realtà rappresentata che richiede di essere calata, innestata, nella concretezza della vita:
  •  Lo spazio presente (t. 0) è l'unica dimensione di realtà storica, incarnata.
Il calare la carta nelle vita genera la presa di concretezza che rende le letture funzionali al benessere collettivo, se le carte non si modellano agli stati di presente allora le letture sono semplici forzature storiche; ad esempio attualmente c'è una minore richiesta di forza-lavoro, avendo le macchine pensanti sostituito in molte azioni l'uomo, per cui la richiesta di un ammortizzatore sociale che faccia da cuscinetto, il salario minimo garantito per tutti, renderebbe il sistema storico meno disgregante:
  • Il progresso non può farsi tiranno dell'uomo, allora se le tecnologie riducono gli spazi del lavoro umano, i governi debbono rivedere i criteri di definizione sociale e ammodernare le letture con nuove lenti e nuovi spazi per porre in primo piano non l'economia o il denaro, ma la qualità della vita, rileggendo le dimensioni dell'ozio e della salute mentale con i significati di tempo-morto e di tempo-pieno che furono i nodi-chiave della catena di montaggio.
Oggi si assiste da un lato alla svalutazione del lavoro-salario e dall'altro all'intensificarsi dell'orario di lavoro con una regressione della qualità della vita a livelli ottocenteschi; da un lato il lavoro diminuisce per tanti e dall'altro gli occupati assorbono anche gli spazi di chi potrebbe essere occupato, con un tempo prolungato - effetto elastico - oltre le 40 ore settimanali. In tale incoerenza c'è una forma di egoismo sociale, poiché per alcuni il lavoro si fa esteso e per altri contratto; tale disuguaglianza è una cecità osservativa di chi lega al solo io-sé l'azione, perdendo la visione d'insieme.

Necessita urgentemente una razionalizzazione del lavoro che dia una nuova carta di lettura più funzionale al cambiamento dell'indirizzo storico, se le Società-Stati vorranno permanere nella storia, dovranno sviluppare una lungimiranza cognitiva con una grande capacità osservativa allargata del reale stato di presente a uno/tutto (Carta Spugna storica, 1998). Imparare a osservare le molteplici sfumature della realtà vitale, rende memo limitati nella costruzione di futuro.





La gabbia del Sistema Moderno

In una lettura a finestra "mondializzata" emerge una grande chiusura storiografica che ha segnato le scelte evolutive nell'Età Moderna, quella di aver considerato la Società e con essa gli uomini, sotto il profilo prettamente economico (homo oeconomicus), de-naturalizzando l'uomo da tutti gli altri significati.

Il liberismo nato dall'esigenza di svincolare l'economia europea del 1600 dalle logiche di monopolio che ingabbiavano la libera circolazione delle merci in dogane, pedaggi e balzelli a esclusivo appannaggio di una classe nobiliare oziosa e parassita, diede alle Società una connotazione prettamente economica, incentrata su un Sistema di Mercato a due versi espansionistici:

  • L'indirizzo-verso interno (mercato nazionale) e quello esterno (mercato extra-nazionale), come i due fronti d'intervento, intorno a cui compattare le politiche, con i vari risorgimenti e restaurazione basati su un equilibrio fragile che si apriva alle crisi cicliche, con la saturazione dei mercati e da qui la spinta a nuove frontiere, a nuovi prodotti e nuove tecnologie con nuove aspettative di un'umanizzazione economicamente sempre più esigente.

Il mercato finì con l'assumere il peso di coagulante territoriale, politico e sociale. La metafora è funzionale per comprendere il meccanismo invasivo del  processo economico all'interno delle società. La coagulazione aggregava l'identità di un'area territoriale con due effetti, uno benefico cicatrizzante, si pensi all'organizzazione territoriale dei Regni d'Italia e di Germina o ai meccanismi di coesione che portarono, nel secondo dopo guerra, al boom economico italiano; e uno malefico ostruente, di una particolare area socio-politica, con l'emorragia delle risorse verso altre aree, come ad esempio il dualismo Nord-Sud o l'impoverimento del continente africano, letto come semplice serbatoio di materie prime e non quale complesso di civiltà e identità da salvaguardare.

Topologie di spazi



Coordinate Y – Z - X di lettura

Dare significato è il modo naturale d'apprendere la vita da parte dell'uomo per orientarsi in essa. Biostoria - scienza e metodo dello sguardo a multi-lente - parte da un postulato-fondamento:

  • è l'osservatore (ogni uomo) a costruire con lo sguardo-mente, a tre coordinate io-tu-infinito (egli), la multi-dimensionalità della realtà che deprivata dell'osservatore resterebbe a-dimensionale. Quale punto-zero, ipoteticamente aperto a tutte le direzioni, ma di fatto fluttuante nel suo stato inerziale di virtuale.

Esse sono le 3 chiavi di lettura del tutto-uno, eco-interconnesso, che assume spazio-forma nella mente osservante, in una topologia di spazi-topoi a dentro/fuori .

Sin dall'antichità l'Umanità ha impostato la lettura della realtà sulle tre-linee d'indirizzo storico, costruendo la multi-profondità del suo pensiero e del suo habitat:

  1. La Y quella che in alcune culture è il 3° occhio, è la dimensione organizzativa, occhio a punto infinito, che permette d'elaborare la profondità, coordinata funzionale al ribaltamento del dell'occhio per attuare il rovesciamento del significato e da ciò le correzioni storiche d'azione. La y è la dimensione del volo, che ci permette di librarsi in uno spazio senza tempo e leggere il senso profondo della vita.

  2. La Z è la direzione dell'introspezione, campo-io, che apre al 2° livello della coscienza - la coscienza che parla di sé a se stessa - quale capacità di saper dialogare in silenzio con il privatissimo sé intorno agli spazi di benessere/malessere con le sfumature di ansie e armonie che danno le consapevolezze del valore di essere abitante della vita

  3. La X è la coordinata che rende attenti al campo-mondo, che lo fa leggere come un altro da sé che chiede di essere riconosciuto, indagato, narrato e amato. Lo spazio in cui si collocano le molteplici indagini scientifiche che hanno permesso il cardare le tante filature di forme vitali.

Un pensiero armonioso si organizza su queste 3 coordinate che hanno valore paritetico, in un equilibrio instabile che necessita dei continui a-modella-menti partecipativi alla costruzione dialogica della storia.

Il sistema di mercato monopolizzò, a sua volta, le economie e le mentalità, per cui:
  • Tutto fu misurato in termini  di utile tanto che le Nazioni, lette come dei mercati di compra-vendita, nel tempo persero identità e ogni cosa e ogni uomo acquisì un valore monetario, commerciabile e scambiabile. 
  • Tutto fu mercificato e dare il prezzo agli Stati fu, ad esempio, per gli inglesi il modo di giocare a colonizzare il mondo, infatti la loro ambizione più grande consisté nel sogno di poter monopolizzare l'impero cinese per l'elevata densità di popolazione.
  • Tutto fu sottomesso alla legge dell'offerta-domanda e le politiche economiche d'espansione furono incentrata sulle 3 M - Mercanti-Missionari-Militari - attraverso cui vincolare e veicolare le materie prime e i prodotti all'interno del mercato triangolare, poi circolare. I continenti via, via persero il perimetro che li separava, divenendo semplici aree di risorse da sfruttare, inondare e trasformare in una vertiginosa corsa di primati.

Il sistema a solo mercato

Sotto il profilo psicologico in un Sistema a solo Mercato si tende a scolorare nell'individuo-soggetto storico una molteplicità di aspetti cognitivo-psicologici che formano la ricchezza delle sfumature immaginative e affettive della sua spugna mentale, vestendo così la psiche-uomo della sola valenza di efficientismo produttivo, monetizzabile.

Molteplici teorie elaborate dal 1600 in poi ebbero
l'utile come sola chiave di lettura, con cui valutare e accorpare tutte le forme di espressioni umane che si trasformarono, anche le più intellettuali o spirituali, in beni di consumo, come ad esempio l'arte o la letteratura:
  • Il mercato, quale luogo della compra-vendita, impose la moneta a simbolo relazionale, sdoganando le coscienze dalla complessa filigrana dei legami spirituali, etici, solidali, culturali... Tutti spazi-nicchie della libertà di costruzione di un valore storico a multi-sguardi, imbrigliando la percezione dell'io-sé in una sola angolazione. A tutto fu dato un prezzo ed era questo a segnarne il grado di valore delle cose, degli uomini, delle ricerche, delle azioni, dei medesimi valori!
Le coscienze immerse in un immanentismo a termine furono svuotate d'infinito e frantumate in uno spazio-tempo punti/forme, svincolato da remore morali o lacci religiosi:
  • L'organizzazione della coscienza è il fulcro prospettico dell'organizzazione del pensiero che può assumere molteplici forme, in relazione agli indirizzi di lettura (si veda la finestra: Topologia di spazi). La perdita delle coordinate "x-z-y" ha dato luogo all'uomo-punto che si smarrisce in una immediatezza senza possibilità evolutiva di consumatore convulso della vita, che in un vortice di flash emozionali azzera la sua identità come un uomo-massa, privo di un confine-perimetro personale che ne costituisca, delimitandolo, la sua singolarità e originalità. Un uomo quindi senza identità che traspiri gli umori e le valenze scelte da altri, senza esercitare il senso critico-creativo che dà il grado di libertà.


Le civiltà antiche e medievali, indipendentemente dai credi ed etnie, avevano tutte sviluppato una coscienza complessa a più indirizzi di lettura che portò loro a confrontarsi con le logiche multi-dimensionali di finito-infinito, intesi come il campo del leggibile/non leggibile, del visualizzabile/non visualizzabile, del comprensibile/incomprensibile... Tutti legami-vincoli posti a contorni immaginativi e ideativi di un io e di un oltre-io di realtà letta a pieno/vuoto, a tangibile e intangibile, a finito e infinito, con i campi del naturale e del sacro, dell'immanente e del trascendente, del comunicabile e dell'indicibile.

Immaginare più spazi apriva le coscienze antiche ad una prospettiva dialogica del divenire in grado di indirizzare le scelte storiche verso una molteplicità di ipotetiche soluzioni che rendevano diversificato lo spazio mentale e, per effetto-ricaduta, storico:

  • Necessita sfatare l'idea moderna che le vecchie civiltà siano state una moltitudine amorfa di ignoranti privi di capacità logiche. L'idea del buon selvaggio sempliciotto è illuminista, quindi una deformazione di lettura, vincolata alla personificazione del primato della Società del Lumi sui secoli bui dell'oscurantismo religioso.

Le antiche civiltà misurandosi con il vuoto di realtà avevano affinato l'occhio-mente verso il confine estremo della conoscenza che apre al non visibile, muovendosi su uno spazio complesso a più coordinate. La forma-chioma della loro spugna mentale era più allargata e mentalmente più attrezzata nel saper fare i salti logici in una topologia di spazio a multi-strato. Essi furono dei giganti a confronto degli uomini-attimo attuali, avvitati questi in una serie crescente di particolarità sempre più specialistiche e immanenti di visioni-flash, lacunose e destrutturate dai legami di passato-futuro. L'organizzazione della mente si struttura in un gioco di apertura e di chiusura logica:

  • con la chiusura si radicano le convinzioni e si interiorizzano gli apprendimenti che assumono il valore di cardini processuali - permanenza storica - con l'apertura si attuano i salti logici e si modificano le conoscenze in relazione a delle novità che rendono più mirate le informazioni e da queste le azioni di intervento sull'ambiente - mutamento storico. La permanenza e il mutamento danno la tramatura e il ritmo all'andamento storico.
Con la lettura a occhio eco-biostorico emerge subito come il ridurre le Società con relativi osservatori -agenti uomo - ad una singolare linea-dimensionale, incentrata sul profitto-utile economico, renda uni-dimensionali gli interessi e uni-direzionali le proiezioni storiografiche dei campi io-habitat-infinito che slegati, finiscono con il perdere la ricchezza moltiplicativa, a frattale.

Le Società dell'utile economico si scontrarono, dal 1600 in poi, non sul se fosse o meno, tale utile il nodo-cardine della tenuta di una società, ma sui soggetti che avrebbero potuto beneficiare di tale utile-coperta che era o da dividere tra tutti (visione democratica) o da monopolizzare tra pochi (visione liberale). Dalla scelta di tendenza, per effetto ricaduta, si sarebbero generate poi le sacche-nicchie più o meno ristrette di ricchezza-povertà nazionali e extra-nazionali.

Ogni tentativo di uscire da una lettura prettamente utilitaristica fu ridicolizzato, etichettandolo come una forma di sentimentalismo romantico, bloccato in fantasticherie mitologiche. Fu lo stesso G. Vico a porre la visione cognitiva delle società con la lettura ciclica della storia delle tre età:
  • degli dei, degli eroi e degli uomini. 
Se nella prima si poterono affermare le teocrazie e nella seconda le oligarchie, solo nella terza fase, per il Vico, l'umanità poté aprirsi alla democrazia, grazie alla sua razionalità che trovava pieno compimento nei Principi della Scienza Nuova.

Egli ponendo il contrasto tra p
ensiero poetico-emotivo e pensiero logico-razionale, concepì il progresso sociale come un'evoluzione cognitivo-razionale che partendo da una mente-società meno evoluta, strutturata in credenze fanciullesche, popolate di dei ed eroi, si emancipasse con la nascita della rivoluzione scientifica in una forma matura di conoscenza, in grado d'indagare e svelare, con occhio critico, i processi naturali iscritti nelle trame fattuali, che perdendo l'alone divino, ne acquistarono uno matematico-fisico:
  • Il limite vichiano e della scienza moderna tutta, fu nell'identificare la lettura-osservazione con l'osservato stesso, senza riconoscere l'azione di orientamento-mediazione dell'osservatore che riduce alle sue mappe mentali, influenzate dalla mode del momento, gli avvistati storici, togliendo loro parte di naturalezza. Il titanismo di lettura non permise di porre il limite cognitivo, soggettivo, funzionale al rovesciamento di orizzonte-verso di lettura (topologia di uno sguardo-mente a più occhi).
Confondendo la lettura-osservazione con l'osservato il Vico peccò, inconsapevolmente, di presunzione, identificando la conoscenza, frutto di un'elaborazione cerebrale a mente uomo, con la realtà naturale che segue delle linee evolutive indipendenti dalle carte-mappe umane. Accettare l'indipendenza costitutiva della Natura in sé (natura nuda) dalle riduttive narrazioni umane (natura vestita), avrebbe significato interiorizzare nella costruzione l'area di un non visto destinato a rimanere tale. Il non visibile si sarebbe posto a limite della conoscenza e a freno del valore storico dei processi e delle carte, elaborati, essendo essi semplici racconti lacunosi, orlature di verità, su un'organizzazione indipendente dalle letture umane. 
  • Significava in sintesi riaffermare il campo dell'invisibile, dell'indicibile e del non rappresentabile, tutti luoghi di quel Vuoto-Creatore, che gli uomini moderni disconoscevano in una logica a tutto chiaro, a tutto dicibile, a tutto misurabile. Se si accetta il  solo visibile come unica dimensione di costruzione della realtà, automaticamente si nega valore al limite, come frontiera-orizzonte del ribaltamento e rovesciamento del significato, in tale disconoscimento la logica osservatore assume uni-direzionalità evolutiva e perde il contorno-nicchia storico quale spazio-campo del secondo giocatore della partita chiamata vita.

Verso una lettura mondianizzata


Mappa sul reale consumo del petrolio per continenti


Mappa sulla distribuzione del lavoro minorile

 (dal sito www.worldmapper.org)


La discrasia delle società

https://sites.google.com/site/biostoriaspugna/_/rsrc/1328355316880/home/Porosit%C3%A0%20della%20vita.jpg?height=132&width=400Il sottile gioco di senso-direzione isolato con lo sguardo eco-biostorico ha una grande presa storica, poiché permette di tracciare le derive delle creste evolutive che mostrano un sistema a più versi (visione multi-direzionale); da un lato le società del consumo spasmodico  e dall'altro quelle della povertà totale:
  • si calcola che l'1% della popolazione mondiale possieda il 43% della ricchezza mondiale, con una sperequazione vertiginosa tra chi vive in un lusso sfrenato, spregiudicato, anche pacchiano, senza fondo e chi in uno stato di totale assenza di beni e di fatti che rende scavate le loro coscienze di uomini-ombra, uomini-nulla.
Svincolandosi dalle emozioni, campo dell'ispezione poetico-religiosa, l'uomo nuovo vichiano nel tempo ha assunto piena consapevolezza del valore della ricerca scientifica posta a interfaccia tra la natura, la dimostrazione-carta e l'osservatore lettore di realtà, generando un paradosso:
  • più si svincola la conoscenza dall'infinito-vuoto e più essa si ingabbia in un finito-pieno senza fondo, sfociante esso stesso in un vuoto di realtà. Nasce da tale paradosso di continua riformulazione, la cecità della società moderna che avendo mandato a casa Dio e la poesia ha innescato una vera crisi di lettura, nonostante la grande mole di informazioni e teorizzazioni, poiché ha de-storicizzato la coscienza smembrando la relazione dialogante creatura-creato-creatore. Togliendo profondità allo sguardo, la coscienza sociale moderna si è come insabbiata in una massa condensata di non-sensi, con il continuo declassamento delle scoperte e delle teorizzazioni (annullamento storico).
Procedendo con ordine, la liberazione dai monopoli delle monarchie assolute ha spinto la ricerca scientifica in un vortice di superamento continuo che da un lato ha
innescato l'esplosione delle informazioni, su una una realtà sempre più particolareggiata alla luce della ragione; ma che, onde garantire il continuo flusso del progresso tecnologico, dall'altro ha creato un vortice di disuguaglianza economica, culturale, sociale con una discrasia nelle velocità-ricchezze delle economie, delle intelligenze, degli Stati:
  •  Volendo sintetizzare è come se le società fossero partite tutte con un unanime andamento storico-mentale (ad esempio a velocità 100) e poi gli andamenti si siano diversificati e moltiplicati (a differenti velocità: 40, 100, 200, 1000, 50.000...) con la frantumazione, a crescita esponenziale, dei modelli di vita e delle geografie mentali, con l'esplosione vertiginosa delle disuguaglianze.
Triste constatare che disegnando la Società del benessere collettivo, il Vico e con lui gli illuministi, ipotizzò il mito di una Società Perfetta in cui si sarebbero annullati i soprusi e le ingiustizie storiche. Il peso alla ragione fu dato, all'interno dell'utopia settecentesca, dalla possibilità di una creazione di società senza classi e senza gabbie di pregiudizio, in grado di produrre un bene-utile uguale per tutti:

  • quasi come un ritorno al paradiso perduto, di una umanità che, avendo trovato il senno della ragione e reciso i legami che avevano per secoli abbuiato le coscienze, sarebbe stata in grado di diffondere il bene, grazie al rovesciamento dell'orizzonte evolutivo delle società, da un dio-creatore-bene a un uomo-ricercatore-bene.
Ma oggi appare chiaro che anche la Società della scienza non è stata in grado di azzerare il sopruso, la povertà, il privilegio, la catastrofe naturale, a cui si è aggiunta quella prodotta dalle scorie ad esempio tecnologiche. La scienza come parametro etico non è stata in grado di annullare le sacche di ingiustizie, poiché, essendo essa stessa figlia della coscienza umana, non è emotivamente neutra. Crolla così il mito dell'oggettività che ne aveva scansionato il primato sulle altre espressioni dell'intelletto umano.

L'osservatore-uomo con i limiti del suo cervello, con le influenze della sue emozioni, con le sacche delle sue ignoranze è in grado di manipolare la visione, selezionando cosa vedere e cosa ignorare. Con l'approfondimento
biostorico sullo sguardo-lente, emerge come la mente crei essa stessa i campi di osservazione che indaga con una serie di zoomate che ne allargano e restringono le maglie-finestra di lettura. Ogni zoomata dà una particolare andatura di realtà e ogni andamento un ristretto vestito di verità. Egli giocando a vedere per poi spiegare, sveste e riveste la realtà, a suo piacimento, velandola continuamente in una molteplicità di gabbie concettuali che si pongono a chiusure degli orizzonti esplorativi. Ogni chiusura è un limite cognitivo che rivela la piccolezza dell'osservatore che non potrebbe uscire dalle sue gabbie osservative, se non ammettendo l'esistenza di un livello etico superiore alla sua ragione che si ponga a cerniera-cardine di possibile freno o volano storico:
  • proprio quel livello superiore alla coscienza uomo che gli antichi e i medievali erano soliti chiamare Dio; un dio quindi che cacciato dalla porta del palazzo razionalista è oggi rientrato dalla finestra della medesima scienza, riaffermando la sua area di "realtà virtuale" (meccanica quantistica), funzionale alla vita.
E, cosa ancor più grave, gli stessi principi della scienza nuova definiti liberi, si sono dimostrati schiavi, se messi al servizio delle trust economiche che, in nome del mercato globalizzato, influenzano e schiavizzano le menti consumatori, indirizzandole verso un modello "prêt-à-porter" di umanizzazione. Mascherandolo il tutto sotto i nomi di efficientismo, di oggettività, di carriera, di ricerca dell'eccellenza... Tutti appellativi ancorati ad una serie ristretta di proiezioni matematiche, funzionali alla crescita del guadagno di una cotale multinazionale o di talaltro gruppo economico:

" ... Ad esempio nel campo della teoria della negoziazione ...  è stato dimostrato, in uno studio del 2011xiv sulla tenuta storica dell'efficientismo che ogni qualvolta si persegue una nozione di efficienza nella negoziazione, questa determina la possibilità delle parti di manipolare il protocollo di negoziazione per ottenere un vantaggio a scapito dell'efficienza globale. ..." A. Colamonico L'osservatore dà il verso al futuro. © 2013

Il disprezzo, verso le altre letture di umanizzazione è stato lo strumento per bloccare ogni possibilità di recupero della dimensione a frattale delle società-individui, allo scopo di comprimere e fossilizzare le società e i soggetti in una gabbia uni-direzionale, in cui tutta la ricchezza dello sguardo-mente è focalizzato nella produzione dei soli beni monetizzabili:
  • L'arroganza monolitica ha raggiunto il culmine nell'ultimo decennio del '900 con il crollo del Comunismo, poiché, dissolvendosi il dualismo dei blocchi Est-Ovest, la fine del Patto di Varsavia fu letta come la vittoria del Capitalismo, assolutizzante.
Analizzando, con uno sguardo-lente biostorico, i medesimi Capitalismo e Comunismo sono stati il risvolto di una stessa medaglia in cui tutto è stato ridotto ad economia. Gli scontri ideologici si arroccarono  intorno al punto-focale del valore-profitto da attribuire o all'imprenditore o all'operaio:
  • Intorno a chi dovesse essere il beneficiario dell'utile fu incentrata tutta l'azione politico-sindacale a partire dal 1800, con la creazione da un lato dei partiti schierati a sostegno degli industriali-finanzieri e dall'altro dei partiti che, identificati nelle varie derive del socialismo, si fecero baluardi del bene condiviso.
La storia politico-sociale di tutto il '900 è imperniata intorno agli scontri o agli accordi di classe, tuttavia l'epilogo ha avuto un inatteso sviluppo che ha svilito l'architettura dialettica della storia delle società a economia:
  • da libero/schiavo, a barone/servo della gleba, da borghese/proletario, fino all'attuale banalissimo figo/sfigato. 

Questa nuova lettura di dialettica sociale, svuota di significato non solo l'idea di classe, ma finanche quelle di democrazia e di uomo:
  • Proprio quella democrazia del Mondo Nuovo, ipotizzato dal caro Vico, che aveva aperto alla rivoluzione di uomo evoluto, libero dalle teocrazie e oligarchie, alieno al sopruso.
Le Società più che organizzazioni economiche e produttive, sono organizzazioni cognitivo-psicologiche di soggetti e sono i soggetti a produrre i beni con la loro intelligenza ed emotività. Un'umanità tutta incentrata sui beni materiali finisce con il perdere il valore del suo stesso ruolo socio-economico, perdendo la consapevolezza del suo essere segna-vento delle inclinazioni fattuali che aprono le creste storiografiche e mentali alle visioni future. In tale declassamento a "uomo di successo", affiora la lettura dell'uomo-vetrina, dell'uomo-palcoscenico che come un pavone nell'arte del corteggiamento, fa la ruota della sua nullità valoriale. Verso-direzionale che da sempre è la dimensione mentale del cortigiano di Palazzo, così ben descritta da Baldassarre Castiglione (1528), dimensione che rese stagnate la politica italiana.





La Società dell'uomo-immagine

In questo nuovo millennio ha preso spazio una forma di narcisismo al singolare di uomo immagine, un esempio il tronista. Le società moderne, oggi, grazie soprattutto alle influenze delle televisioni, sono lette con due lenti:

  • quella a figo, di chi è in linea con le tendenze della moda e del successo economico e si crede uomo di classe A;

  •  quella a sfigato, in cui si comprime come sagoma informe, tutto lo scarto d'umanità, de-personalizzata, di coloro che posti a margine della scena sono definiti i perdenti (classi B, C, D, ....). In tale categoria si collocano, non solo i precari o i disoccupati o gli extracomunitari (margine economico) ma anche i ciccioni, i diversamente abili (margine fisico-corporeo) e perfino  i sostenitori del pensiero divergente che osano criticare certe scelte politiche, i così detti "gufi storici".

Lo stato di uomo vincente, nella psiche degli spettatori pseudo-democratici, è sinonimo d'esibizionismo, misto a furbizia, ad una certa capacità a trarre profitto dal sentirsi adulato e dell'adulare, proprio di chi sa approfittare della vita come spettacolo evanescente, scomposto in tante schegge di apparizioni. Nasce così il nuovo mito dell'uomo-vetrina, che si pone a termometro del valore esistenziale di una cittadinanza non più basata sull'intelligenza, sul lavoro e sulle idee, ma sullo status di uomo-immagine, pronto ad "ammogliarsi" con chi gli offre un tempo-scena:

  • Una cittadinanza esibizionista che ha perso l'appiglio etico-cognitivo del suo stesso essere valore economico-sociale, per esibirsi quale semplice uomo-faccia, posto a cardine dell'ipocrisia storica.
Certo il Vico e con lui tutti gli uomini che hanno tracciato la rivoluzione scientifico-industriale, mai avrebbero immaginato un simile approdo per la parola democrazia.

Sorgono così inevitabili le domande:
  • in cosa hanno sbagliato i costruttori di democrazia?
  • Cosa non hanno saputo osservare nel sistema naturale da loro stessi teorizzato, se poi il progresso si è dissolto nella finzione scenica?

Semplicemente hanno innescato, con un errore di lettura, uno scollamento nella psiche dell'uomo e per effetto di ricaduta nella struttura della società, costruendo delle carte di  lettura a uomo-scisso, a società-scisse che come in un'esplosione nucleare mettono in atto una reazione a catena di scissioni protesse all'infinito, per poi annichilirsi in esso. In tale processo di frantumazione hanno fatto perdere l'informazione d'insieme.


La perdita di concretezza dello sguardo lineare

Gli illuministi avendo scomposto la mente-pensiero in tante visualizzazioni destrutturate (io-etico, io-poetico, io-categorico, io-politico... (come i tomi di un'enciclopedia) hanno  ricomposto in una gerarchia lineare, filmica, di valenze storico-fattuali le differenze isolate che in successioni uni-temporali si sorpassano. Hanno creato così le scale di valore delle cittadinanze e delle civiltà, innescando un processo di semplice divisione negli sguardi-menti e non di moltiplicazioni di un io-sé coeso e proteso in un mondo a sua volta coeso e pro-teso agli innumerevoli incrementi delle produzioni vitali.

Anche se ogni lettura è vincolata, importante è nella elaborazione delle carte di lettura cercare di non alterare in maniera eclatante la visione che cade sotto gli occhi, la quale non è a linea, ma a campo uno/tutto. Osservando, infatti, una sequenza filmica, con la successione lineare, il prima si scolora nel dopo e in tale divenire zona d'ambra quel prima appare allo sguardo come cosa morta.

Uscendo dal gioco di parole, si può comprendere meglio con un esempio concreto come sia lo stesso pensiero-mente a costruire la linearità con un gioco di visto-immaginato a pieno/vuoto:
  • nello studio della disciplina Storia si utilizza l'organizzazione lineare, ponendo sulla sola asse tempo le civiltà; analizzando la geografia mentale degli alunni si scopre che gli egizi, una volta nate le civiltà greca e romana, sono automaticamente usciti dalla scena storica e quindi morti allo sguardo lettore. La consapevolezza del superamento è così radicata nella psiche degli alunni che diventa difficile fare accettare loro che oggi gli egiziani scendano in piazza per rivendicare una forma di democrazia. Ai loro occhi essi sono ombre di una umanità perduta con l'arrivo di Ottaviano Augusto e la morte di Cleopatra.
Solo in una mente veramente democratica, l'essere a margine del campo di lettura non svilisce l'importanza storica, ma tale sguardo è aperto al gioco di nicchie-campi-finestre. La democrazia è prima di tutto uno stato mentale che nasce da un occhio plastico che sappia miscelare le carte e le informazioni in un gioco a puzzle di continue aperture-chiusure logiche, in cui ogni più piccolo elemento ha un ruolo funzionale nella realizzazione dell'insieme, come ben capirono gli artisti rinascimentali. Se l'insieme è la Vita, allora ogni elemento vivente, sia esso uomo, foglia, idea, sorriso, nuvola... è funzionale alla realizzazione storica.

In una organizzazione a puzzle tutti hanno un ugual peso nella riuscita conclusiva di costruzione che non genera gerarchie:
  • Gli Illuministi se da una lato posero il valore dell'osservazione, dall'altro ponendo come superati i legami Dio-uomo e uomo-emozione, deprivarono la medesima mente di una molteplicità di immaginazioni ed elaborazione, come ben sottolinearono i romantici che rispolverarono il senso religioso e quello sentimentale, indirizzi-valori che poi furono ripudiati dai positivisti.
Fu la scienza positivista a dare l'intonazione fortemente negativa alle letture che allargano lo sguardo-mente in una visione a "rose" di eventi, interconnessi, eco-dipendenti. Oggi con la logica di chi ha visto gli effetti catastrofici delle logiche lineari, scisse, appare semplice isolare il vizio di forma di una lettura uni-direzionale, che scolorando la lettura degli effetti di ritorno alle azioni, impose le logiche ego-centriche di un io-egemonico. Ma già Giovanni Verga, leggendo le dinamiche industriali con lo sguardo dei vinti, comprese come il ciclo storico apertosi con il positivismo sarebbe approdato ad un edonismo esasperato:
  • Nella tessitura della sua visone poetica, egli ipotizzò nel ciclo dei Vinti, il declino morale della ideologia liberale nell'Uomo di Lusso, ma la sua coscienza si rifiutò di trattare l'argomento, cosa che poi fece G. D'annunzio con la trilogia - Il Piacere, L'innocente, Il trionfo della morte - che Carlo Salinari ha letto come "il manifesto sessuale" del superuomo dannunziano. Il pessimismo verghiano, letto come conservatorismo politico dai suoi contemporanei, mostra invece la notevole capacità critica dell'autore che seppe prendere le distanze dalle logiche comuni che esaltarono l'unificazione italiana come il bene economico, per impiantare quell'economia di mercato unico da primato inglese.
Osservando bene, frutto di un fattore psicologico che crea il "bisogno", come è stato ben compreso dall'industria pubblicitaria, responsabile in gran parte dell'effetto palcoscenico che, svilendo l'aspetto critico del pensiero, rende tutti sempre più dipendenti da beni superflui, si pensi all'effetto telefonino che ha reso uni-dimensionale il rapporto utenza-apparecchio e propagato i costi che sono come schizzati all'interno dei nuclei familiari, creando il secondo livello di dipendenza, quello dal dio guadagno in grado di far tenere il passo con l'implementazione tecnologica.

https://sites.google.com/site/lageografiadellamente/_/rsrc/1382106068117/home/il-piglio-eco-biostorico/la-vita-nel-processo-partecipativo/Il%20piglio%20ecobiostorico%20pluriverso%2013%20med.png
A conclusione di questa passeggiata nel significato storico sorgono naturali delle considerazioni sulla dinamica evolutiva:

  • Se l'uomo è la bussola cognitiva con cui si iscrive la realtà, restringendo le geografie mentali al solo aspetto corporeo, automaticamente si riduce la geografia di tutto il campo-habitat, rendendo più limitato lo spazio storico!
  •  Se si smette di leggere tutte le variazioni di campi altri (luoghi degli effetti farfalla) che  formano le organizzazioni a multi-spazio, a multi-scala e a multi-orizzonte sia dentro che fuori la coscienza osservante (Topologia a corpo unico mente-campo), allora l'agente storico si ingabbia in una cecità che lo rende schiavo della sua stessa miopia osservativa!
La condizione del miope è quella di colui che non riesce a porre il confine tra le visualizzazioni e vede una realtà sbiadita. Il non saper delimitare rende confuso il campo di lettura e tutto si addensa a sagoma priva d'identità. La perdita di Dio, della natura e dell'altro conduce l'ego ad una forma d'esasperazione del io-sé che, avvitato su se stesso, si instrada verso un edonismo de-storicizzante di uomo solo.

Sotto il profilo prettamente storiografico una società, quando entra nella "gabbia del lusso", è al culmine della sua crisi organizzativa che ne preannuncia la decadenza e successiva morte; così è stato per gli egizi, per i romani, per i bizantini, per le corti europee, etc. L'esaltazione di una vita al di sopra di ogni regola-vincolo, infatti, implica il distacco dai problemi del quotidiano con la fuga nell'effimero, non sempre elegante, ma certo appariscente, quale status-simbolo di appartenenza ad un'etile di umanità  che prende una distanza dalla realtà stracciona; in tale fuga dalla naturalezza dell'uno/tutto storico si smette di essere attenti alle dinamiche di ricaduta degli eventi e si diventa vittime degli effetti di ritorno:
  •  La scoperta della democrazia è senza ombra di dubbio una grande conquista dell'osservatore-uomo, ma il saperla definire non implica essere un vero democratico, per esserlo necessita un salto logico per leggere l'uno-tutto assieme come le eco-inter-dipendenze degli stati vitali. 
Alla base della decadenza oggi della cultura democratica c'è la crisi dei valori che rende indifferenti alla vita, depistando gli sguardi dai problemi concreti ed essenziali alla sopravvivenza di tutta quanta l'umanità; il culto del lusso è l'espressione più estrema della logica vecchia che, camuffata di nuovo, vuole ancora esercitare il potere di lettura. Intorno alla relazione osservatore-potere di lettura-versione dei significati fattuali-fattibili si giocano gli stati e i gradi di generosità-avarizia delle Società, con le derive di apertura e di chiusura dei campi immaginativi e attuativi.

Acquaviva delle Fonti, 21 dicembre 2014

Antonia Colamonico



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