2. Ordini di lettura

Gli ordini di conoscenza: i volti della Vita

Il vero consiste essenzialmente nel dubbio, e chi dubita, sa e sa il più che si possa sapere. G. Leopardi, Zibaldone, 1821.

La realtà prende la forma dello sguardo-mente dell'osservatore che da piccoli appigli-echi informativi, gli avvistati storici, con un esercizio di volo è in grado di filare e tessere la rete dei significati topologici del suo stesso osservare e immaginare. Una teoria scientifica  altro non è, se non la topologia mentale dello stesso scienziato che per primo l'ha apostrofata e spiegata; così pure, ad esempio, un'opera d'arte altro non è, se non lo spettro dell'architettura a spugna, mentale ed emozionale, del particolare pittore o scultore o poeta che l'ha avvistata e rappresentata. Nella dialogica appiglio-mente si gioca la partita della storia che produce, paradossalmente, il "gioco infinito" delle prese di realtà, fortemente vincolate alle mosse-effetti di risposta, tra i due giocatori

  • il campo-nicchia e il campo-individuo; essi guardandosi negli occhi, in un battito d'ala di farfalla (tempo 0 della congiunzione), permettono, insieme, al fuori di annullarsi nel dentro e al dentro nel fuori, annodando così il filo silente di realtà nella veste di un compreso.

Su tale frontiera-confine del gioco vitale i due, rivelandosi, si informano/deformano, in una porzione-nota di vita. L'accesso alla realtà per l'uomo è vincolata alla medesima rappresentazione che la sua mente è in grado d'elaborare, da ciò scaturisce il legame osservato/osservatore che si fa  nicchia a uno/tutto d'osservazione, la carta-opera (individuo-altro) che resta come l'orma-impronta informativa di quell'incontro vitale che ha segnato e focalizzato in una “interazione zero di tempo”, il guizzo-abbaglio della sintropia di ordine multiplo. © 2013 Antonia Colamonico - Topologia del gioco: gli spazi de-finiti del tempo 0






Le impaginazioni storiografiche e i sistemi ordinativi

Voce ai silenzi... Ricami di voli. Nella notte... Orditi non gridati si tendevano alle bigamie dei pensieri per essere intessuti, come voci dei silenzi, nelle trame di poesie non ancora nate. (Da Le stagioni delle parole. Il filo - © Il Filo 1994) Antonia Colamonico.


La Natura (Foto) non è né disordinata, né ordinata. L'ordine e il disordine sono due linee di letture che l'osservatore applica in relazione alla maggiore o minore chiarezza della sua mappa mentale che gli dà i gradi di comprensione della situazione storica che sta osservando. Le capacità cognitive e immaginativo-emozionali influenzano l'osservazione, delimitandola in sensi chiusi di rappresentazioni, i quadri di informazioni appunto. L'osservazione procede per gradi di chiarezza che rendono sempre più evolute le letture e nel contempo più incisiva l'azione nell'habitat.


Con una lettura a sguardo-finestra allargato nel tempo-spazio emergono le traiettorie evolutive delle acquisizioni storiografiche, che appaiono come una continua gemmazione di novità interpretative di osservazioni sempre più affinate. Ogni lettura è una presa di realtà che veste di significato quel particolare processo vitale, isolato.

La natura, è bene precisarlo, non si evolve a casaccio per il capriccio di una dea bendata o per la forza di un qualche dio-leviatano che si diverte a generare disordine. L'idea del Caos è stata sin dall'antichità una forzatura osservativa che ha celato l'incapacità della mente osservante nel saper giustificazione una risposta storica apparsa come un quid imprevisto, quindi improbabile e inimmaginabile. Vale a dire fuori dalle categorie logico-semantiche dell'osservatore medesimo.

Se si entra in una visione a spugna storica ogni fatto ha una doppia linea di evoluzione a madre-figlio di un altro evento-fatto, essendoci delle dipendenze organizzative, la lettura della direzione evolutiva (fatto-madre, fatto-figlio)  è in relazione all'occhio osservante, che legge o le proiezioni di passato o di futuro, mentre il fatto-presente appare come una gemma che insorge all'improvviso (fioritura dei fatti):

  •  c'è, con un occhio-mente attento alle variazioni di campo, come un filo silente di costante coerenza costituzionale che dà lo spazio alle molteplicità-forme delle organizzazioni storiche, legate ai continui modellamenti delle situazioni dei campo-nicchie che in modo coeso si evolvono, in ogni tempo 0 di presente, su trame e intrecci a multi-strato e multi-forme. Ogni gemmazione è una sintropia che armonizza a forma-Tutto l'insieme vitale che pulsa e vive nello spazio-tempo zero.

La vita e la lettura sono due livelli differenti di organizzazioni, non si può confondere la lettura con la Natura, intendendo per natura l'organizzazione vitale a uno-tutto. Nell'azione dell'osservare l'uomo si misura da un lato con il campo di lettura che ai suoi occhi si mostra, intricato, complesso a multi-strato e dall'altro con i limiti della sua organizzazione mentale che gli dà non la natura in sé, ma la rappresentazione scenica e fenomenologica di una natura che appare.

Egli osserva il Tutto coeso, ma per leggerlo, necessita ricondurlo alla piccolezza del suo sistema logico-mentale-emozionale, così egli scompone la complessità con un processo di divisione - rottura dell'insieme - frantumandolo in una molteplicità di unità di sensi chiusi, significanti:

  • Ogni complessità-tutto assume così una molteplicità di status-luoghi di sequenze informative. Nel suo procedere nell'azione dell'isolare l'osservatore si trova poi per comprendere i processi generativi a dover ricostruire i legami fattuali, elaborando una rete di connessioni logiche che rendono coese le diramazioni di evento. La coerenza informativa è la naturale conseguenza della chiarezza mentale che permette l'attribuzione del significato alle tante osservazioni isolate, datate, collocate, nomenclate, processate. Nella foto-natura, ad esempio, isolando la cascata, essa assume una giustificazione di "senso chiuso" nel contesto spaziale foto-ambiente che è la finestra-campo di lettura. La parola cascata (da cascare, cadere) è una particella topologica che trascrive nella mente il campo osservato.
  • Ogni parola-cella è sia un nodo semantico e sia una nicchia logica che semplifica e assembla le immagini in forme-carte di letture; è la parola cascata ad  orientare lo sguardo verso la presenza di un dislivello nel letto del fiume che ne altera il suo fluire. L'alterazione è una circostanza locale (situazione di campo) che modificando la consolidata immagine memorizzata del normale letto di un fiume, spinge l'osservatore a ricercare nuovi appigli storici (il dislivello), per allargare il suo orizzonte mentale.
  • Ogni nuova costruzione di relazioni fattuali nasce da un vuoto informativo che rende inadeguato il senso chiuso di parola e impone l'uscita da tale vicolo cieco con un'apertura logica, quale capacità a saper isolare delle discrepanze informative che rendendo porosa la lettura, portino a ricercare un attento rimodellamento storiografico, funzionale alla novità esperita. L'attenzione è quella capacità osservativa che lega in una contemporaneità il lettore con il campo storico.


La dialogica esplorativa a tre universi

Dalle tante novità emerse nel corso dei secoli sono nate le discipline con i molteplici campi scientifici. Ma ogni scienza è una semplice lettura di fatto che riproduce una copia del processo vitale. La trascrizione non è il processo, ma una semplice carta di lettura che ha in sé sia i limiti osservativi dello stesso osservatore e sia dei gradi di coerenza logica. Nessuna carta è totalmente errata e nessuna è totalmente esatta, essendoci in tutte le trascritture gradi di falsità/verità che emergono dal dualismo dei campi storia-storiografia:

  • Storia-bios e storia-grafia sono due realtà differenti che non possono essere identificate in un unico stato. Se la lettura è altro dalla vita, allora ogni descrizione-spiegazione è altro dal naturale processo storico. La seconda è relativa al piano cognitivo, la prima al piano vitale in sé che si pone come un oltre l'osservatore. Su tale stato dell'oltre si impianta l'azione osservativa, che fa assumere all'osservatore lo status di soggetto storico e all'oltre quello di oggetto. In natura come non esiste l'ordine/disordine, così non ha senso parlare di soggetto/oggetto, poiché il dare significato è il modo naturale di apprendere la vita da parte dell'uomo.
L'osservatore giocando con un processo dialogico (a + logiche) ad entrare e ad uscire dal io-sé nel mondo di Dio, costruisce la spugna del suo pensiero-coscienza che si può svincola/vincola su tre diramazioni di fatto, relative a tre mega-trame di rapporti dialogici che danno la forma topologica a frattale del pensiero:
  • L'io con il sé (sguardo verso il dentro - posizione topica)

  • L'io con il mondo (sguardo verso il fuori - posizione atopica)

  • l'io-mondo con Dio (sguardo verso l'oltre il limite del finito che apre lo spazio infinito - posizione utopica)

Ogni relazione dialogica impone l'assunzione di una posizione-topos che dà la collocazione e l'inclinazione spazio-temporale-nominale da cui prendono vita i campi complessi delle sfumate letture a individui, stati, parole, sentimenti, posizioni temporali e spaziali... con cui si elaborano le armoniche dei significati-realtà.

Ciascuna armonica è una scala
generale e un confine-perimetro topologico, con una serie di variazioni di significati (plasticità delle parole per effetto guanto) che riflette gli eco-res storici che danno corpo alle molteplicità della rappresentazioni a specie, a organismi, scale cromatiche... Cioè tutte quelle sfumature di sensi e di sguardi di un sistema gnoseologico che fa da contorno alle variate società ed epoche storiche con relativi individui, impiantati nel loro nicchie spaziotemporali.

L'abitare nella storia porta  ogni singolo uomo a conoscere per elaborare la sua versione del mondo con la rappresentazione-carta mentale degli spazi vitali in cui agire; ogni carta-mappa necessita, per essere coerente e funzionale all'orientamento di risposta, di continue rivisitazioni, per non creare delle disparità di letture tra gli stati osservati e quelli memorizzati e interiorizzati. I primi danno il polso-misura di realtà naturale con i livelli dei concreti, incarnati in uno spazio-tempo di presente, e i secondi il polso-misura delle generalizzazioni che, se non continuamente monitorate, aprono ai pregiudizi con le miopie osservative che rallentano il processo di elaborazione e attuazione di risposta:
https://sites.google.com/site/antoniacolamonico/_/rsrc/1374417759485/Home/biografia/rete%20cervello%201.png?height=341&width=400

  •  Una generalizzazione può essere pregiudizievole se applicata ad un'osservazione nuova senza l'affinamento di lettura dello spazio-nicchia temporale presente (t. 0). La generalizzazione de-contestualizzata e de-storicizzata è la dimostrazione dell'assenza di rimodellamento che rende la lettura inadeguata (rigidità cognitiva, pigrizia mentale), poiché non calata nel campo di fatto, ma legata ad un'idea astratta, in precedenza memorizzata e quindi de-denaturata in una parola vuota di vita. Qualsiasi memorizzazione è una gabbia concettuale che se non ammodernata, impedisce di vedere le novità storiche o, se avvistate, leggerle come errori. La storia quale processo vitale non si muove su errori, ma su coerenze evolutive che si impiantano su fatti a madre-figli che come semi aprono le radici-creste-fioriture naturali.

Spazi di riflessione

Le 3 dimensioni, topico-atopico-utopico, come un gioco a occhio infinito che crea i dentro/fuori della Coscienza.

“…La percezione dell’io e dell’habitat permette di attuare, di volta in volta, le azioni del rimodellare lo Spazio nel Tempo. L’azione del rimodellare, da parte dell’uomo, inizia con un salto gnoseologico che l’io lettore-attore-abitante dovrà compiere per divenire un occhio egli, in grado di uscire dai limiti del proprio io, dei propri non io, per iniziare, così a vederli muovere come dei distinti insieme. Tale operazione equivale al porsi alla finestra a cogliere il movimento della vita dentro e fuori la propria membrana, a registrare i mutamenti e cominciarli a catalogarli, raffrontarli, porli insieme, comprenderli. Tali operazioni formano le infinite mappe-carte di realtà che possono essere visioni limitatissime o infinite, in proporzione alle stesse capacità elaborative della coscienza. Si spiegano così le molteplicità degli sguardi, definizioni, valutazioni, commenti, comprensioni…” Da A. Colamonico, Ordini Complessi. Il Filo. Bari 2002, pag. 69.


La novità è quell'incognita che rende vitali le fioriture dei campi storici; cosi come ogni campo-primavera è sempre nuovo, così ciascuna lettura di primavere dovrà essere sempre nuova, se non si vuole cadere nel pregiudizio storiografico che fa da freno alla stessa dinamica del divenire, impedendo all'osservatore-attore di essere presente e preparato alla vita nel suo prendere identità a tempo presente:

  • In tale contesto il termine storiografico è estendibile a tutte le forme di lettura che vanno da quelle artistiche a quelle scientifiche, da quelle matematiche in senso stretto a quelle architettoniche, da quelle filosofiche a quelle geopolitiche. Qualsivoglia rappresentazione della realtà naturale è una pagina storiografiche che contiene in sé una parte di verità e una di invenzione. La verità è l'appiglio-evento che fa da eco nella mente, implementando la capacità immaginativa e rappresentativa del pensiero; la menzogna è il limite osservativo e giustificativo dell'osservatore stesso. L'azione del vedere rende presente la vita nella coscienza, dando la rappresentazione mentale di essa, ma la rappresentazione è una fotocopia di realtà legata al modo di funzionare del cervello umano. Se il modo di funzionare si evolve, automaticamente si evolverà la carta realtà, essendo lo stesso individuo-uomo immerso nella vita e quindi soggetto alle perturbazioni di campo che ne evolvono le strutture organizzative fisico-mentali-culturali.

Nel passato l'umanità, confondendo le carte di lettura con la naturalezza del divenire, ha assunto gli ordini di lettura a ordini naturali, imponendo ad esempio nella sfera educativa l'uniformità a regola di vita sclerotizzate in un'immagine sbiadita di passato che era assunto a verso storico. Lo stesso dicasi di alcune imposizioni ideologiche di alcuni credi politici, scientifici o religiosi o economici che avendo teorizzato in leggi rigide la vita, impongono la massificazione dei processi evolutivi, degli stili di vita, sviliti dai fattori di novità. Lo stesso errore è stato esasperato con il sistema di fabbrica e la massificazione e standardizzazione dei prodotti  con le relative fasi di lavoro (uomo-macchina). La bio-diversità è il naturale evolversi della natura, l'uomo creando le uniformità è come se marciasse su un'autostrada contro-senso. Ma:

  • tale strettoia cognitiva innesca le miopie osservative che declassano il campo-habitat ad area dell'indifferenza, con il non monitoraggio della ricaduta delle azioni (effetti di ritorno). La mancanza di lettura, ad esempio, del degrado del territorio non ha permesso gli interventi di riequilibrio dell'habitat, prove ne siano i disastri delle inondazioni del Nord-Italia e non solo, di questa estate 2014 che hanno mostrato l'assenza di lettura-monitoraggio degli argini dei fiumi o dei costoni delle montagne, destrutturati dalle azioni umane. Una tale indifferenza alla nicchia vitale nel sistema agricolo sarebbe stata contenuta, in quando il contadino era consapevole del legame seme-terra-azione-raccolto. Con tale legame egli aveva sviluppato una logica attenta alle alee di campo (stato di amorevolezza).
  • Tale mancanza d'attenzione all'ambiente è il risultato di una incapacità a costruire un pensiero dialogico, essendo la mente osservatore-società posizionata su una sola coordinata osservativa, ad esempio di profitto del sé, da occhio lineare-uni-direzionale; occhio-mente ben definito nelle carte biostoriche.

  • Tale osservatore a uni-sguardo elabora una topologia mentale meno evoluta, meno attenta agli eventi-fatti a campo allargato con una lettura a isolati scollegati e indipendenti della realtà, che si rappresenta nella sua mente come tanti soldatini di latta, immobili e posizionati sulla mensola in una cameretta di bambino (rigidità di sguardo che toglie evoluzione alla vita). Perdendo la visione e relativa rappresentazione delle dinamiche eco-interconnesse si tagliano i legami delle traiettorie passate-future dei fatti e la scena assume l'aspetto di un caos storico, senza passato e senza futuro, dominato da fattori aleatori. Quella che l'osservatore chiama alea è semplicemente un processo che prende corpo in uno spazio altro, non osservato. Il non averlo osservato lo rende casuale, ma tutto si evolve coerentemente.

La natura non è ferma, agisce a uno/tutto, implementandosi continuamente e tocca all'osservatore essere attendo a quegli appigli-novità che agiscono da correttori delle sua limitante lettura. In tal senso si attualizza quell'invito biblico "Ascolta Israele!" che si fa monito per la coscienza di tutta l'umanità ad essere presente al tempo-spazio vitale (t. 0), uscendo dai pregiudizi dei sentito dire.


La lettura a feedback

La non lettura dei feedback di evento rende lo sguardo-mente limitato e limitativo, poiché l'osservatore-attore, non sapendo monitorare gli effetti di ritorno delle sue azioni, non potrà attuare le correzioni storiche nel suo agire e in tale incapacità a vedersi vivere, costruzione del 2° livello della coscienza, egli assume una logica de-coordinata a isolati, con sacche di indifferenza, limitante e spesso sprezzante nei confronti della relazione creatura-creazione-creatore di una coscienza a multi-stato, a multi-forma e a multi-verso direzionale che abbia consapevolezza del valore gnoseologico del limite che si fa confine da cui volgere lo sguardo all'oltre.


Nella mente-coscienza uomo i piani etico, attuativo e rappresentativo sono un tutto/uno coeso, che si implementa come unico insieme con scatti di accelerazioni/decelerazioni o stalli ora delle risposte etiche, ora di quelle d'azione, ora di quelle di rappresentazione. In tale capacità coesiva si inserisce la dignità-uomo che rende ogni vita degna di essere vissuta, non per l'appartenenza ad una dinastia, ad un ceppo o clan o ceto (lettura a isolati di uomo vecchio), ma perché radicato nella vita tutta che si espande dal finito nell'infinito di Dio e viceversa (lettura ad arcipelago di uomo nuovo).

La perdita della coscienza religiosa o economica o politica o culturale... rende involuto il pensiero, come fermo ad un livello meno organizzato di forma-chioma storica che non sa aprirsi a coordinate plurime di costruzione, così come ad esempio nel caso della coscienza religiosa, il non svilupparla blocca la capacità del saper assumere la posizione ad occhio infinito che dà gli scenari delle relazionai a corpo unico uomo/campo, permettendo le lettura delle ricadute fattuali eco-interconnesse:
  • Il riferimento geometrico è funzionale alla costruzione dello spazio del pensiero che parte da un punto zero che si impianta, dall'atto di nascita, nella storia di ogni soggetto. La capacità dell'entrare/uscire dalle rappresentazioni dei campi di realtà dà la dimensione di vitalità della mente osservante che imparando a liberasi dai pregiudizi, vibra quale amante della vita, a 360°. La caratteristica dell'amante è tutta nella capacità d'ascolto del bene dell'amato ("L’attenzione è la forma più rara e più pura della generosità." Simone Weil).
  • Una logica amorevole quindi che sappia dare valore all'io-sé nel mondo di Dio, dando pari dignità al sé e al mondo in nome di Dio. La modernità partendo dalla critica alle religioni, lette nelle loro ristrettezze ideative e guerrafondaie dalle logiche tiranniche, ha finito con negare Dio-Creatore e soffio della Vita, implementando nelle società una forma di miopia cognitiva, poiché il progresso da loro esaltato si è svincolato dal limite del dubbio circa la validità funzionale delle scoperte e delle tecnologie tutte, che hanno assunto per alcuni ricercatori, legati alle lobby economiche, un valore assoluto e quindi de-storicizzato dal vincolo di essere una semplice carta orientativa che ha in sé il limite gnoseologico di essere frutto di una mediazione-mentale umana che conoscendo ha ordinato la sua informazione sulla realtà vestita.

Un uomo senza bordo-confine si fa pericoloso per la sua epoca, poiché assume a Dio il suo sé limitato e in tale farsi-dio dà al finito del suo sguardo-mappa il valore d'infinito, perdendo la coordinata che gli permette di fare, con un salto di posizione, le con-versioni di lettura (cambio di direzione ad occhio multiplo), le sole che aprono agli sguardi-bisogni altri. Solamente in tale capacità di allargare e ribaltare gli orizzonti osservativi si misurano i gradi di generosità/avarizia delle menti-società:

  •  La bontà è uno spazio mentale più elaborato che rende il ragionamento svincolato/svincolante, aperto ai multi-senso degli occhi multipli dei tanti io-sé nel mondo di Dio, in tale apertura critica alle ragioni e ai bisogni altri, l'io-sé scolora le sue gabbie logiche per farsi sguardo carezzevole, cioè vicino al modo amorevole del Dio-mamma, utero-respiro della vita. Negare l'esistenza di Dio-creatore da parte dell'osservatore, non implica la negazione del suo essere forza coesiva della storia in ogni tempo zero di presente. Il riconoscere o non riconoscere uno spazio utopico, quale luogo dell'infinito che dà la forma al finito, non va a inficiare la dinamica del divenire che segue un'evoluzione a multi-coerenze direzionali, in cui c'è un seme informazione ( quanto storico promotore di vita ) del divenire.



Acquaviva delle Fonti, 29 ottobre 2014


Antonia Colamonico


Antonia Colamonico © 2014 - Tutti i diritti sono riservati.




Il limite delle Scienze

La Relazione indirizzo di lettura/Universo rappresentato

Lo sguardo eco-biostorico

Quaderno: Indice

https://sites.google.com/site/lamentemultiproiettiva/_/rsrc/1386602542919/aaa/angolo-riflesso/il%20piglio%20eco-biostorico%201%20pic.png?height=256&width=400Quaderno di Biostoria n° 8

Il piglio eco-biostorico

Verso una scienza & metodo dello sguardo

Antonia Colamonico © 2013

 

Saggio nido-nicchia


Nota introduttiva

Premessa

Le trame dei ricami di realtà

Antonia Colamonico


L'aspetto interessante dello sguardo-lente eco-biostorico è nella sua plasticità osservativa e, di ritorno, sul piano della costruzione della mente-pensiero, nella plasticità immaginativa-ideativa che permette di scalare le zoomate storiografiche ed epistemologiche, aperte a tutti gli stadi esperienziali dello scibile umano, che a loro volta rendono frastagliati i piani dei fatti storici, plasticità attuativa. In un sì fatto dinamismo di sguardolente-mondo, tutto assume una direzione-significante che veicola e vincola il peso/valore storico di tutto, imprimendo gli andamenti evolutivi dell'intero sistema storico-vitale. Entrare in una visione storica a uno/tutto che si perturba e si modifica continuamente, implica necessariamente il ridimensionare il valore-peso attribuito ad ogni particolare esperienza con relativa narrazione epistemologica. (...)








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