Effetti antropici
di Sofia Guidali
di Sofia Guidali
La Valganna da sempre è una via di collegamento fra la pianura, la penisola italica e il centro Europa. In periodo romano fu costruita una strada per facilitare il cammino di persone, animali e carri. Nel tempo, su questa infrastruttura di valico, si sono innestate fonti miracolose, cappelle votive, presidi militari, appostamenti di briganti, ospizi per viandanti, insediamenti monastici, mercati e borghi. La presenza dell’insediamento monastico di Ganna modificò profondamente il volto della valle. I monaci trasformarono gli acquitrini in terre drenate da coltivare e, nel nome della riforma benedettina, la fiorente produzione del monastero di San Gemolo si trasformò in fiere e mercati.
La via di fondovalle saldò i legami con i monasteri lontani e l’insediamento di Ganna si allargò come l’influenza dell’Abbazia attorno alla quale si era raccolto. All’apice di espansione il complesso monastico contava circa trenta monaci e un’importanza paragonabile ai monasteri benedettini del centro Europa. Al fianco dei luoghi dedicati all’esercizio di una vita spirituale comune si innestavano quelli destinati ai servizi assistenziali e alla produzione. Si trattava quindi non di un unico edificio, ma di una somma di edifici. Monasteri infatti si sono specializzati in fortificazioni, altri in ospizio e rifugio, talvolta si sono arroccati per dominare una valle, altre volte si sono posizionati in difesa, oppure lungo le vie di grande traffico, infine vi sono monasteri che hanno mantenuto un carattere modesto di rifugio accanto alla conduzione di attività rurali.
L’Abbazia di San Gemolo in Ganna si presenta come un complesso di edifici concentrici, nel cui centro si svolgeva l’attività religiosa, e verso l’esterno gli spazi dedicati alle diverse attività di foresteria e vita agricola. Da lontano, il monastero si presenta ancora come una stazione ospitale, sicura, fortificata e munita di una massiccia torre, l’unica rimasta di quattro, le cui tracce sono state rinvenute durante il restauro iniziato nel 1984. Il muro di cinta è realizzato con ciottoli di fiume, con sassi grigio scuro e porfido rosso, tutti raccolti in luogo. In generale, gli edifici monastici, sono mirabili per la capacità di esaltare la semplicità, in un rapporto con il luogo in cui sono sorti.
È anche il caso di San Gemolo, la cui struttura originaria è in stile romanico-lombardo. A tale periodo risalgono la costruzione della chiesa abbaziale, del campanile e del chiostro pentagonale, la cui struttura è arricchita da un loggiato al pianterreno. Inizialmente costituito da un solo piano, è il luogo che collega tutte le attività della vita quotidiana e si innesta sul fianco esposto a sud dell’antica chiesa romanica. Durante i recenti restauri non si sono rinvenute tracce di geometrie originali, quindi è da supporre che il chiostro sia stato ideato pentagonale.
Il chiostro fu sopraelevato dai monaci per accogliere nuovi membri nel periodo di massima fioritura del monastero, ma successivamente l’aumento del carico strutturale fu probabilmente la causa di un parziale crollo, di cui la ricostruzione è attualmente visibile. Tra le porzioni più antiche del complesso spicca il corpo della torre campanaria, tradizionalmente a pianta quadrata.
La chiesa di San Gemolo, costruita su una cappella dedicata al culto dello stesso santo, è databile intorno al 1100- 1125. L’interno è ripartito in tre navate, quella centrale è coperta da una volta a botte, quelle laterali da volte a crociera. Le spoglie di San Gemolo sono ancora conservate sotto l’altare maggiore.