La battaglia di Benevento e l'incontro con Manfredi di Svevia
La battaglia di Benevento e l'incontro con Manfredi di Svevia
L'incontro con Manfredi
Purgatorio, Canto III
"L'ossa del corpo mio sarieno ancora
in co del ponte presso a Benevento,
sotto la guardia de la grave mora.
Or le bagna la pioggia e move il vento
di fuor del regno, quasi lungo il Verde,
dov'ei le trasmutò a lume spento"
(canto III del Purgatorio).
Il Poeta colloca Manfredi di Svevia tra le anime dei morti in contumacia, sulla spiaggia dell' Antipurgatorio, tra i Principi negligenti e ne fa il protagonista del canto III del Purgatorio. Dopo che Dante e Virgilio hanno incontrato le anime dei morti scomunicati sulla spiaggia, una di queste si fa avanti e chiede al poeta se lo avesse mai visto. Dante lo osserva e lo descrive come un uomo bello, biondo e di aspetto nobile, con un ciglio diviso in due da una ferita. Dopo che Dante ha negato di conoscerlo, l'anima mostra una ferita al petto e si presenta come Manfredi di Svevia, nipote dell'imperatrice Costanza d'Altavilla. Egli morì scomunicato e le sue ossa rimosse dal cumulo di sassi presso il ponte di Benevento e sparse fuori dal territorio del regno dal vescovo di Cosenza, in quanto morto nella scomunica. Manfredi, tuttavia, si trova tratto in salvo per l'eternità per essersi pentito dei suoi peccati in punto di morte. Non può comunque entrare nel Purgatorio, se non dopo esserne rimasto fuori trenta volte il tempo di scomunica. Questo periodo: peraltro, può essere accordato dalla volontà divina e può diminuire attraverso le preghiere dei vivi in suffragio dei morti. Dante perciò è invitato a riferire la sorte di Manfredi alla figlia Costanza.
Benevento nella Commedia
Dante Alighieri rievoca nella Divina Commedia la sconfitta di Manfredi di Svevia nella Battaglia di Benevento. E' importante sottolineare che Dante , nella Divina Commedia, ricorda solo 11 città italiane e, tra queste, la nostra Benevento. La citazione fa riferimento all'incontro immaginario che Dante Alighieri avrebbe avuto con Manfredi. Quest'ultimo perito nella battaglia di Benevento, nel 1266.
Secondo la narrazione, fu proprio Carlo D'Angiò a fare seppellire il cadavere di Manfredi presso il ponte di Benevento, coperto da una grande mora di sassi.
In seguito, l'arcivescovo di Cosenza, Bartolomeo Pignatelli, con il consenso di Papa Clemente IV, lo fece diseppellire e gettandone i resti fuori i territori della Chiesa, così come appariva doveroso verso uno scomunicato, lungo il fiume Verde, nome medioevale del Liri.
Nel 1921, in ricordo dei seicento anni dalla morte di Dante Alighieri, l’artista sannita Nicola Silvestri, professore di disegno nel nostro Istituto Tecnico Industriale Bosco Lucarelli, progettò un bassorilievo di bronzo con l’immagine dell’incontro nel Purgatorio tra Manfredi e Dante, ad eterno ricordo dello storico evento. Il maestoso manufatto in pietra racchiudeva una lastra di bronzo , nella quale si immaginava l'incontro di Dante in Purgatorio con lo sfortunato Manfredi di Svevia, morto in battaglia, proprio a Benevento, il 26 febbraio 1266. Il monumento fu distrutto dai bombardamenti aerei del 1943 e fu ricostruita ad opera dell'architetto Renato Bardoni e dello scultore Bruno Mistrangelo, in forma più sobria.