#Dantedì 2021 - Il nostro omaggio al Sommo Poeta
Istituto Tecnico Industriale " G.B. Lucarelli" - Benevento
Classe 3 ECA - a cura della prof.ssa Tesauro Silvana
Istituto Tecnico Industriale " G.B. Lucarelli" - Benevento
Classe 3 ECA - a cura della prof.ssa Tesauro Silvana
Ma perché leggere ancora Dante?
di Daniele Loia
Il Dantedì è la giornata internazionale dedicata al nostro Sommo Poeta, Dante Alighieri, giornata che quest'anno coincide con il settecentesimo anniversario della sua morte, avvenuta il 14 settembre 1321.
Forse a causa di questa importante ricorrenza, il Sommo Poeta, Dante Alighieri in persona, si è reso disponibile a rispondere alle nostre domande. Lo abbiamo raggiunto in Paradiso, dove il nostro Daniele gli rivolgerà le sue domande…
di Daniele Loia
Buongiorno Sommo Poeta, la ringraziamo per aver accettato la nostra presenza qui, volevamo rivolgerle delle domande riguardo la sua vita e le sue opere.
Buongiorno, è un piacere parlare con lei Messere Daniele, mi dica…
Prima di tutto volevo chiederle , quando Lei è nato a Firenze, come si presentava la città ?
Negli anni in cui venni al mondo, Fiorenza era al centro di un incredibile boom economico, che permetteva l’espansione urbanistica e l’arrivo di oltre 100.000 abitanti, e si andava trasformando in una metropoli dell’Occidente medioevale, ma era anche dilaniata da aspre contese e feroci lotte politiche, tra guelfi e ghibellini prima, tra bianchi e neri dopo. Ho lottato per mettere fine a queste lotte, ma come sai, non ci sono riuscito.
La mia Fiorenza era una città piena di vita e di gente, nelle strade vedevi donne che calzavano zoccoli in legno altissimi e che camminavano su strade trafficate e fangose; c'erano banchi di cambiatori, sarti, rigattieri, medici, barbieri e ciarlatani che vendevano anche droghe miracolose. E' qui che sono nato, nel 1265. Ho amato sempre la mia Fiorenza, anche se mi è stato sempre impossibile ritornarvi.
Nella sua vita che importanza ha avuto l'amore?
L' amore ha molte facce, quello che ho vissuto con mia moglie Gemma ed i miei figli è stato un sentimento umano che però non mi apparteneva del tutto poiché si trattava di un matrimonio combinato dovuto ad una consuetudine comune ai miei tempi. I miei genitori erano amici dei Donati, nobili molto conosciuti in città. Perciò, da bambino, avevo già una fidanzata…Gemma Donati, che poi, sposai a vent’anni. Mio suocero, Manetto Donati, mi voleva bene e molte volte mi ha aiutato, nei miei anni più difficili, anche economicamente. Il mio unico vero grande amore è stato quello per Beatrice e sebbene non sia stato vissuto, ha ispirato tutta la mia esistenza e la mia opera.
In base a cosa scriveva in lingua volgare o in latino ?
Ho scritto alcune opere in volgare, perché mi stavo rivolgendo a delle persone distanti dalla cultura e che non avevano molta conoscenza della lingua latina. Invece scrivevo in latino quando le opere erano rivolte ad un pubblico di persone aristocratiche e acculturate.
Qual è stata la sua prima opera?
La mia prima opera è stata il Convivio scritta in volgare proprio perché volevo invitare le persone alla conoscenza .
Quando ha scoperto di avere questo talento per la scrittura ?
Io sapevo di essere un bravo poeta ma non di essere un sommo poeta, sono state le persone che sono vissute dopo di me a giudicarmi in questo modo.
Perché nella Divina Commedia, la sua opera più importante, soprattutto nell'inferno, ha descritto situazioni tanto tragiche ?
La mia Commedia vuole essere il viaggio ideale di ciascun essere umano verso la salvezza e la pace interiore. Sono stato il primo a compiere tale viaggio e per molti motivi…Nel 1290, persi l’amore della mia vita, Beatrice… che morì a soli 24 anni. Seguirono anni burrascosi e difficili, che mi regalarono infelicità e molti dubbi, anche religiosi. Sono stato esiliato dalla mia adorata Firenze e ho dovuto vagare di posto in posto, subendo umiliazioni e non avendo un luogo in cui sentirmi tranquillo e vivere la mia vita seguendo ciò che mi dettava la mia coscienza Mi ero smarrito. Compiere quel viaggio quasi impossibile fu una salvezza per me. Ho narrato le difficoltà, le tempeste della vita , ma anche la capacità umana di affrontare tutte queste avversità, senza mai perdere la fede, servendomi delle allegorie.
Nella Divina Commedia anche i numeri hanno un significato allegorico ? Se sì, ci potrebbe dire quali e perché?
Sì, certo. I numeri principali sono: il 3 che rappresenta la trinità divina, il secondo è il numero 10 che rappresenta la totalità della realtà e ,da un punto di vista religioso, sono anche i 10 comandamenti che Dio ha affidato a Mosè.
Parlando del suo esilio: era tanto necessario schierarsi da una parte piuttosto che dall'altra?
Io credo che nella vita bisogna decidere secondo la propria coscienza, in base a ciò che si ritiene più giusto e prendere una decisione, altrimenti si finisce tra gli ignavi. Io volevo difendere Firenze dalla supremazia papale, volevo esercitare la mia libertà di scegliere e di esprimere le mie idee. Ed ho sacrificato ad esse tutto ciò che era prima la mia vita a Firenze, costringendomi ad un esilio forzato da un luogo all'altro.
Tornando indietro nel tempo si pente di qualcosa oppure rifarebbe tutto?
Non mi pento delle mie scelte perché sono state sempre ragionate, potevo scegliere di pagare la multa o schierarmi dalla parte del Papa andando contro me stesso, contro la mia idea, ma sarebbe stato solo andare avanti e non "vivere.
Sommo Poeta, l'intervista è terminata e la ringraziamo infinitamente per la sua disponibilità e la sua sincerità.
La ringrazio Messere Daniele, divulgate questa intervista così che il mio pensiero possa essere ancora più chiaro alle future generazioni.