Paradiso
di Pagnozzi Tommaso, Pisano Francesco Pio, Santamaria Alessandro Pio
di Pagnozzi Tommaso, Pisano Francesco Pio, Santamaria Alessandro Pio
Il Paradiso è il terzo dei tre regni dell'Oltretomba cristiano visitato da Dante nel corso del viaggio. Il poeta immagina la Terra sferica e immobile al centro dell'Universo, circondata da dieci Cieli che costituiscono il Paradiso. I primi nove Cieli sono sfere concentriche che ruotano attorno alla Terra, ciascuno governato da un'intelligenza angelica, mentre il X (l'Empireo) è immobile e si estende all'infinito, essendo la sede di Dio, degli angeli e dei beati. I primi sette Cieli prendono il nome del pianeta che ruota insieme ad essi (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno), mentre l'VIII è il Cielo delle Stelle Fisse e il IX è il Primo Mobile, detto così in quanto è il primo Cielo a muoversi e a imprimere il movimento a tutti gli altri. Anche se i beati risiedono normalmente nell'Empireo assieme a Dio e agli angeli, nel Paradiso essi compaiono a Dante nel Cielo dalla cui stella hanno subìto l'influsso (sono: gli spiriti difettivi, quelli operanti per la gloria terrena, gli spiriti amanti, i sapienti, i combattenti per la fede, gli spiriti giusti e gli spiriti contemplanti). Nel Cielo delle Stelle Fisse, Dante assiste al trionfo di Cristo e di Maria, quindi gli appaiono le anime di san Pietro, san Giacomo e san Giovanni, che esaminano il poeta rispettivamente sulla fede, sulla speranza e sulla carità. Superato l'esame, Dante viene ammesso al Primo Mobile dove assiste allo sfavillio e al canto dei nove cori angelici. Accedono infine all'Empireo, dove i beati si mostrano tutti in forma di una candida rosa, disposti in seggi che si allargano via via verso l’alto. A questo punto, Beatrice riprende il suo seggio all'interno della rosa, accanto a Rachele, mentre il suo posto come guida di Dante è rilevato da san Bernardo di Chiaravalle. Questi invita Dante a contemplare la gloria di Maria, quindi invoca l'assistenza della Vergine perché interceda presso Dio e ammetta Dante alla visione dell'Altissimo. La Cantica e il poema si chiudono con la descrizione di questa visione.