Andrea, il ragazzo “spezzato” dal cyberbullismo
di Diego Teresi (2°B)
Ieri con la mia classe siamo andati a vedere il film “Il ragazzo dai pantaloni rosa”. Il protagonista si chiama Andrea Spezzacatena un ragazzo timido, altruista, generoso e bravo a scuola. Andrea aveva stretto amicizia con una ragazza di nome Sara, bella, brava e altruista e un ragazzo di nome Cristian con cui condivideva la passione per l’atletica.
Dopo un po’, la mamma di Andrea facendo la lavatrice per errore stinse di rosa i pantaloni nuovi del figlio. Andrea li indossò subito lo stesso e andò a scuola ma diventò lo zimbello di tutti. Cristian lo difese per un po’ di tempo, chiese ad Andrea di entrare a far parte del suo branco e gli svelò un piano: sarebbero andati alla festa del liceo vestiti da prostitute. Invece, all’ultimo minuto, i suoi amici si vestirono in modo elegante. Solo Andrea, ignaro di tutto, si presentò alla festa vestito in maniera volgare suscitando le risate e il disprezzo di tutte le persone presenti. Questo fatto lo turbò al punto da indurlo al suicidio.
A me questo film è piaciuto molto perché vuole far capire a noi ragazzi quanto sia importante rispettare la dignità degli altri perché non dobbiamo mai dimenticare che se ci sentiamo forti nei confronti di qualcuno, potremmo poi essere deboli nei confronti di altri.
L’uomo che morì due volte: Cosimo Cristina il 1° giornalista ucciso dalla mafia
Chiara Cascio, II E
Oggi racconterò la storia di Cosimo Cristina, un giovane giornalista che si dedicò al giornalismo d’inchiesta,parlando di mafia siciliana.
Cosimo vive nella Sicilia degli anni 50 a Termini Imerese, ha solo 25 anni ed è un tipo eccentrico. Inoltre, per via dei suoi baffetti, del pizzetto e per il suo modo di vestire sempre elegante viene chiamato D’ Artagnan.
Cosimo fa il giornalista ed è il corrispondente locale de “L’Ora di Palermo”, del “Corriere della sera” e “dell’ Ansa” ed insieme al suo amico Giovanni Capuzzo fonda un giornale nuovo intitolato“ Prospettive Siciliane”.
In questo nuovo giornale, Cosimo Cristina riporta inchieste sulla mafia, ricostruisce i tanti delitti accaduti della zona, cercando in tutti i modi di far emergere la verità, indagando, scoprendo e riportando anche i nomi dei boss.
Ed è questo il motivo per il quale la gente di Termini Imerese lo considera “Un matto” perché, parlare di mafia, per loro, è un fatto scomodo.
Ma Cosimo Cristina è un giornalista bravo, ricostruisce tutto, fa parlare i parenti delle vittime, mette in fila fatti e legami e li scrive. Il primo numero di “Prospettive Siciliane” esce nel Natale del 59 e fa “ Il tutto esaurito”. A qualcuno tutto questo non piace .
Ma Cosimo non è un matto ,come lo definiscono; è un giornalista, anzi di più, è un giornalista bravo e visto il contesto in cui si muove è pure un giornalista Coraggioso.
Il 3 maggio del 1960 Cosimo Cristina scompare.
Lo trovano due giorni dopo nei pressi di una galleria, sopra i binari della ferrovia di Termini Imerese, ucciso da un colpo che gli ha spaccato la testa.
“E Questa fu la prima volta che Cosimo Cristina muore”
La seconda volta avvenne poco dopo. Quando le indagini si conclusero frettolosamente senza adeguati accertamenti e senza autopsia, nonostante, il suo corpo fu ritrovato in una posizione non in linea con la dinamica dell’investimento. Ma il caso fu chiuso come “SUICIDIO” e per tale motivo gli furono negati anche i funerali.
Per molti anni, la figura di Cosimo Cristina rimane nell’oblio e rilegata al pensiero infamante e popolare di un uomo senza speranza, di un fallito, di un depresso che dopo aver perso il lavoro e dopo essere stato querelato per diffamazione, non gli rimase altro che buttarsi sotto un treno.
Il caso di Cosimo Cristina, in seguito venne riaperto nel '66, dal Procuratore di Palermo, Angelo Mangano. E il corpo, dopo 6 anni, venne riesumato, i due colpevoli furono anch’essi individuati. Ma non fu fatto alcun processo, in quanto i due accusati morirono nel 61.
Tuttavia, riconsegnare alla memoria collettiva, il ricordo all’impegno di Cosimo Cristina come uomo e giornalista talentuoso, onesto, coraggioso che ha perso la vita per mano mafiosa –“ è un atto dovuto”- a lui ed a tutti quelli che incarnano e valorizzano i principi di giustizia e legalità, cosi come viene espresso nell’art. 21 della nostra Costituzione.
Con questo articolo si garantisce la libertà di espressione e di stampa a tutti i gli uomini liberi che svolgono lavoro di indagine, di racconto e di denuncia.
E soprattutto oggi, che tante libertà vengono messe in discussione e taciute, questo argomento torna ancor più utile, per noi giovani che avvalendoci di valori come il coraggio, l’onestà intellettuale e la libertà di espressione possiamo dare vita ad una società migliore, più giusta e predisposta a combattere democraticamente sempre più, ogni tipo di ingiustizia, di oppressione e di sfruttamento, imposta dai vari poteri e tirannie.
Aria di cambiamento all'istituto Papa Giovanni XXIII di Trabia
Chiara Cascio 3E
Nuove disposizioni sono state esposte nelle scuole secondarie di primo grado, novità inserite nel settembre dell'anno 2023.
Tra le nuove disposizioni sono comprese:
-le assemblee di classe
-il codice degli articoli della scuola
-le elezioni di due rappresentanti per classe (preferibilmente un maschio e una femmina)
Noi ragazzi siamo stati tutti entusiasti di queste nuove disposizioni, che portano le scuole medie a somigliare sempre più a quelle superiori.
Quest’esperienza servirà a responsabilizzare e a dare ai ragazzi un'idea della Costituzione dato che le votazioni sono state svolte proprio come in politica: ogni candidato come rappresentante ha presentato il proprio programma delle elezioni e ogni alunno ha votato secondo le idee che convincevano di più.
In quanto rappresentante della mia classe ho assistito di presenza all’assemblea del 6 Novembre, in cui erano presenti la Preside, il Sindaco, il vice sindaco e altri rappresentanti del consiglio comunale. Collegate online erano tutte le classi della scuola secondaria di Trabia e San Nicola.
Sono stati letti alcuni articoli e, in seguito, i rappresentanti del consiglio comunale hanno esposto il loro discorso riguardo vari argomenti, l'introduzione della figura del baby sindaco, l'importanza di essere rappresentanti…
Un giudizio personale? Secondo me, la nostra scuola in questi anni sta introducendo tante iniziative stimolanti. Un'idea a mio avviso splendida è quella di cercare di rendere sempre più partecipi i ragazzi all'interno della scuola. Così facendo si sta creando un ambiente che fa vedere la scuola a noi ragazzi non come un dovere, ma come un posto interessante che non ci consente solo di apprendere ma di esporre al massimo le nostre passioni aumentando il nostro interesse. Ne è un esempio il giornalino, in cui partecipano i ragazzi a cui piace scrivere, ma non solo. Ci sono moltissimi studenti che hanno la passione per il teatro, i quali sono bravissimi a esternare le proprie emozioni e molti di loro hanno partecipato al pon di teatro.
La nostra scuola offre tantissime possibilità e, i ragazzi possono scoprire talenti che magari non pensavano di avere. Concludendo, di questo passo la scuola diventerà un'altra realtà diversissima rispetto a quella di 10 anni fa, in cui i ragazzi non la vedevano con gli stessi occhi con cui la guardano ora. Sento miei coetanei che ritengono la scuola un luogo noioso in cui non vedono l'ora di andarsene. Ma invece voglio affermare che dipende tutto dal punto di vista, basta partecipare attivamente e avere la voglia di fare e così si riuscirà a vederla in maniera diversa, considerandola un punto che ti aiuta a prendere il volo, non solo riguardo allo studio ma anche dal punto di vista delle passioni che può farti scoprire. Ritengo che l'istituto Papa Giovanni XXIII, continuerà a migliorare sempre di più di anno in anno.
Uno sterminio di innocenti: la Shoah
Giada Pandolfo IIIE
Immagino che tutti nella nostra vita abbiamo sentito parlare almeno una volta di “Shoah”, anche se non tutti sappiamo il vero e proprio significato.
Poco prima della Seconda Guerra Mondiale, subito dopo l’ascesa di Hitler, iniziarono le prime discriminazioni nei confronti degli ebrei. Essi vennero dapprima esclusi dalla società. Ad esempio i bambini ebrei non potevano frequentare le scuole pubbliche. Poco dopo, iniziò la costruzione dei lager ovvero campi di concentramento in cui segregare gli ebrei. Due erano le tipologie:
-I Campi di Concentramento specializzati nello sfruttamento degli ebrei, in cui essi erano costretti a lavorare per le industrie belliche;
-I Campi di Concentramento specializzati nello sterminio degli ebrei con camere a gas.
Il 27 gennaio 1945 sono stati aperti i cancelli di Aushwitz. Per questo, la data è diventata quella del “Giorno della Memoria”, poiché si ricordano tutte le vittime innocenti uccise nei campi di concentramento.
Una delle testimonianze più toccanti su ciò che è accaduto all’interno dei campi, è arrivata fino a noi grazie al diario di Anna Frank, una bambina di origine ebraica. La piccola scrisse questo diario durante il periodo in cui lei e la sua famiglia si nascondevano dai tedeschi.
Grazie alla piccola Anna abbiamo avuto modo di comprendere fino in fondo la Shoah, così che non accada mai più una cosa del genere.
No alla violenza sulle donne
Chiara Cascio 3E
Come si sa dal 1999 ogni anno il 25 novembre si celebra la giornata contro la violenza sulle donne,una giornata che dovrebbe servire a combattere tutti i tipi di violenze di genere e a far riflettere su quante ingiustizie le donne affrontano ogni giorno solamente perché sono DONNE. A distanza di 24 anni la situazione non è cambiata molto. Nell'ultimo secolo l'uomo ha attraversato un'evoluzione sotto moltissimi punti di vista, ma ancora a distanza di anni non si è riuscito a sradicare questo arcaico modo di pensare. Giornalmente si sentono notizie di donne che vengono uccise o che subiscono violenze.
Solo in Italia sono 60 le donne uccise nei primi sei mesi del 2023, i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica. Esistono diversi tipi di violenza oltre a quella fisica, come quella psicologica, sessuale e lo stalking. Riguardo la violenza psicologica, solamente nel 2021 il 77,9% delle 20.711 donne accolte da alcuni centri antiviolenza, ha subito violenza psicologica.
Le donne, talvolta, si allontanano dal sistema giudiziario, non si fidano delle forze dell'ordine e dei servizi sociali non sentendosi tutelate e per questo evitano di esporre denuncia.
Certe volte questa considerazione sulle donne, ritenendole "diverse dagli uomini", che quindi devono stare un passo indietro a loro si acquisisce dal contesto familiare in cui si cresce, o dagli ambienti e persone che si frequentano.
Sin da quando si è piccoli bisogna capire l'importanza del rispetto e che non bisogna discriminare, bisogna dire no alla violenza, imparare ad affrontare le cose tramite il dialogo... e solo così si riuscirà ad avere una società migliore, in cui una donna non ha paura di uscire da sola per strada, in cui riesce a stare sola senza dover avere la presenza di un uomo per sentirsi al sicuro.
Ancora siamo ben lontani da questo cambiamento evolutivo. Purtroppo queste violenze ci riguardano, ci toccano da vicino, sono spiacevoli situazioni che succedono anche a pochi metri da noi. Se si nota qualche cosa che non va, bisogna intervenire e non essere indifferenti. In questi ultimi anni l'indifferenza è un atteggiamento diffuso, perché molti non vogliono avere problemi. Invece no! Se si nota qualche atteggiamento strano non bisogna rimanere indifferenti, ma intervenire. Se adottassimo tutti questa idea di empatia e cominciassimo ad aiutare il prossimo sicuramente le donne che subiscono violenze sarebbero una quantità estremamente minore, perché l'aggressore piuttosto che pensare di poter agire indisturbato perché tanto nessuno interviene, penserebbe alle conseguenze.
Dobbiamo ascoltare, metterci nei panni delle vittime e schierarci dalla loro parte: essere empatici ovvero mettersi nei panni dell'altro.
Sse si riuscirà a raggiungere questa grande idea si avrà senz'altro una società migliore!
ADDIO GIULIA…💔
Bertolino Aurora IIIE
Giulia era una giovane ragazza di soli 22 anni quando la sua vita venne bruscamente interrotta da Filippo Turetta anch’esso 22enne. Giulia è stata brutalmente assassinata con diverse coltellate alla testa e al collo. Ma facciamo un passo indietro, la procura aveva visto un video risalente all’11 novembre, giorno a partire dalla quale non si avevano notizie dei due ragazzi… L'ultimo messaggio,e lo fu davvero, Giulia lo inviò alla sorella Elena Cecchettin poco prima delle 23. Un testimone però affermò di aver visto due ragazzi intorno alle 23:15 litigare nel parcheggio di Fossò non molto distante dalla casa di Giulia. Stando a questa testimonianza la ragazza avrebbe chiesto aiuto ma poi fu costretta a salire in auto…Quello di Giulia è considerato un omicidio conseguente a delle violenze (fisiche e psicologiche) alimentate da stereotipi e aspettative di genere che già dovrebbero essere scomparse da tempo. Queste violenze sono perlopiù esercitate su bambini, donne e ragazzini da “UOMINI” se così possiamo definirli.
Il padre di Filippo tramite un’intervista ha chiesto immensamente perdono alla famiglia di Giulia e ancora non riesce a spiegarsi perché il figlio abbia commesso un’azione così crudele e spietata: “Chiedo perdono. mio figlio dovrà pagare” sono le sue parole. La sorella di Giulia ieri sera al TG ha detto una frase molto toccante che non riguarda solo sua sorella ma tutte le donne vittime di violenza e abusi. Elena vorrebbe che il 21/11/2023 venissero ricordate tutte le ragazze vittime di violenza. Tutte le scuole italiane, su invito del Ministero dell'Istruzione, il 21 novembre dedicheranno un minuto di silenzio a Giulia. La nostra scuola ha invitato noi studentesse e studenti a indossare qualcosa di rosso in memoria di tutte le donne uccise da chi diceva di amarle.
A nome dei ragazzi dell'IC Giovanni XXIII di Trabia,
RIPOSA IN PACE PICCOLA GIULIA…
Gessica Notaro, l'attivista che rappresenta appieno la forza delle donne
Chiara Cascio 3E
Gessica Notaro, un nome che ormai è diventato simbolo della forza delle donne, della voglia di rinascere e di dire “NO” alla violenza. Gessica aveva solo 28 anni quando ha subito una violenta aggressione che avrebbe cambiato la sua vita. Ecco la sua storia. La donna è nata a Rimini il 27 dicembre 1989. Fin da ragazza ha cercato di fare breccia nel mondo dello spettacolo partecipando a Miss Italia, dopo essere stata eletta Miss Romagna nel 2007. Nel 2011 ha partecipato anche ad Amici, il programma di Maria De Filippi e al programma Ciao Darwin.
Ma la sua passione era un’altra: gli animali. Gessica diventa così un’addestratrice di delfini al Delfinario di Rimini. Lì conosce Edson Tavares, il futuro fidanzato. Un uomo che presto rivelò un’indole violenta. Gessica lo capisce e lo denuncia ma il 10 gennaio 2017 la ragazza, mentre usciva di casa, trova Edson ad attenderla. L’uomo le getta dell'acido sul volto sfregiandola. Gessica è stata sottoposta a diversi interventi chirurgici e ha perso la vista da un occhio.
Durante un'intervista Gessica Notaro ha raccontato che all'inizio della storia l’ex fidanzato era tenero e le diceva che era la donna più bella del mondo, che senza di lei non poteva vivere. Ma la situazione cambiò: Edson la sminuiva, la metteva in competizione con le altre donne. Fu allora che Gessica capì che c'era qualcosa che non andava.
L’uomo le chiese anche di sposarlo ma lei rifiutò. Per circa tre anni era convinta di essere innamorata di lui ma poi si rese conto che il fidanzamento era "una dipendenza affettiva" diversa dall'amore, l'amore è ciò che ti fa stare bene se stai male, diversamente è tutt'altra cosa. La sua non era violenza fisica, ma psicologica, subdola ma quando la donna lo capì era già tardi. Nonostante quello che ha subito, Gessica è rimasta una donna forte e determinata che ha affrontato e superato questo brutto episodio, anche se non del tutto. Continua ad andare avanti con il suo splendido sorriso rimanendo la bella donna che è sempre stata dentro e fuori. Racconta che le capita personalmente di seguire tantissime donne e anche qualche uomo vittime di violenze. Ha fondato un'associazione chiamata "Agata" aiutando le vittime di violenza a uscire da questo tunnel.
Che dire di lei… se mi chiedessero di definirla riassumerei il tutto in tre parole: forte, determinata, di cuore. Una donna splendida sotto tutti i punti di vista!
Un’altra guerra è scoppiata alle 6:30 di sabato 7 Ottobre, il gruppo terroristico Islamico-Palestinese Hamas ha attacato di sorpresa Israele dalla striscia di Gaza, attraverso il lancio di razzi fino a (5000 mila) l’arrivo di decine di miliziani arrivati in deltaplano e centinaia di esplosioni ai varchi di passaggio dei confini.
Il bilancio dei morti israeliani è arrivato a 1300 e continua a salire.
Sono 3400 i FERITI moltissimi gravi. In Palestina i morti hanno raggiunto 2750 tra cui 724 bambini e 9700 feriti. Sono 850 invece i dispersi, di cui un centinaio in mano ad Hamas, molti dei quali rapiti al RAVE dei giovani Re’im vicino al confine con la striscia, dove sono morti 250 RAGAZZI.
Inoltre Hamas ha minacciato di uccidere un ostaggio per ogni nuovo attacco aereo.
L’obiettivo dichiarato da Hamas e la liberazione dei luoghi santi Islamici. Per qualche ora tutto il mondo aveva gli occhi puntati sulla striscia di Gaza nella speranza di una tregua che purtroppo non è arrivata, come ha confermato BENYAMIN NETANYAHU.
La mostra è un importante tributo al giornalismo, un viaggio che tramite testi e immagini ripercorre le vite dei giornalisti che hanno contribuito a cambiare il volto dell’informazione aprendo uno squarcio nel muro dell’omertà.
“Si tratta di un’occasione importante per i ragazzi, che in questi mesi, si sono cimentati con la scrittura giornalistica con un interesse sempre crescente e con grande maturità. Conoscere questi giornalisti, per loro, è d’ispirazione” ha detto la prof.ssa Francesca Mancuso, che ha ideato il Giornalino scolastico IC Trabia News e guidato gli studenti trabiesi nella stesura degli articoli.
"La mostra giunge presso l'IC Giovanni XXIII di Trabia in una data particolarmente significativa, a ridosso della celebrazione della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa e ci ricorda come un giornalismo libero e autorevole sia baluardo della Libertà e della Democrazia. Per questo faremo in modo che possa essere visitata anche dai bambini delle classi quarte e quinte della scuola primaria" ha concluso la Dirigente Scolastica Giusy Conti.
QUI DI SEGUITO L'ARTICOLO VINCITORE
Ti tendo la mano fratello ucraino. Come la solidarietà ha riportato la luce nel cuore della guerra
di Clara Cagnina, Alessia Guardino, Carlotta Sanfilippo (2°A)
Sei mesi senza luce né acqua a causa della guerra tra Russia e Ucraina. Siamo nella regione di Kherson, un luogo funestato dal conflitto. Ma grazie a Giuseppe e alla generosità delle famiglie degli studenti trabiesi, oggi tre villaggi di questa zona torneranno ad avere un po’ di normalità. Il 2 marzo 2023 scorso, la nostra scuola, l’Istituto Comprensivo Giovanni XXIII di Trabia ha consegnato i fondi raccolti su iniziativa del dott. Giuseppe Vacca e fornitura di tre gruppi Elettrogeni da 6-8 Kw ai civili vittime della guerra. Tali generatori verranno utilizzati in particolare nella cittadina di Mylove per avviare il sistema di approvvigionamento idrico visto che un punto della conduttore era stato interrotto dai bombardamenti lo scorso autunno.
A organizzare questo vero e proprio ponte umanitario è stato un uomo dal grande cuore, il dott. Giuseppe Vacca che partendo dal basso è riuscito a sostenere la popolazione in difficoltà. “Questa iniziativa, quindi, cerca di dare un supporto nel proprio piccolo. Noi siamo una piccola piccola piccola goccia nel mare. Quello che possiamo fare è aiutare degli esseri umani in difficoltà: in vista dell’inverno freddo di quei territori volevo fornire generatori di corrente ed è stata una scelta legata anche al periodo e alle modalità che la guerra sta mettendo in atto” ha raccontato il dott. Vacca. “Così ho deciso di far da ponte tra realtà che conoscevo. Io ho una sorella e un fratello affettivi in Ucraina, ragazzi che sono venuti in estate e in inverno a Palermo per tanti anni. Li considero miei fratelli, però sono rimasti a Kiev diventando il mio collegamento col territorio”.
Tania e Oleg – è questo il nome dei due fratelli affettivi di Giuseppe – sono il collegamento tra l’Italia l’Ucraina. Grazie anche all’aiuto dei cappellani militari, si è creato un ponte che ha permesso di portare aiuti umanitari alle popolazioni colpite dalla guerra. “Con questa raccolta, che è partita ufficialmente il 22 gennaio, ho raccolto dei fondi anche presso il vostro istituto e in circa un mese siamo riusciti a ottenere circa €9000. Sembra ed è una cifra importante ma ovviamente non può risolvere tutti i problemi. Sicuramente con 3.700 di questi 9.000 manderemo tre gruppi elettrogeni immediatamente. Nei prossimi giorni, i cappellani militari andranno a ritirarli a Kiev, scenderanno a Cherson, che dista circa 100 km e faranno sì che vengano montati in questi tre villaggi ripristinando la rete idrica. In questo modo, circa 4.000 persone potranno riavere l'acqua. Il fatto di avere dall'altra parte i cappellani militari, che assistono i militari, permette di arrivare nelle zone più disastrate e periferiche”.
Purtroppo, quello appena trascorso è stato un inverno durissimo per le popolazioni ucraine colpite dalla guerra ma anche dal freddo, dalla mancanza di elettricità, di riscaldamento e di acqua. “Quando mancano acqua e elettricità, con le temperature che ci sono, la sopravvivenza è davvero messa a dura prova” continua Giuseppe Vacca che invita noi giovani studenti a farci portavoce di un messaggio di pace, di fratellanza e di solidarietà. “Chiunque potrebbe unire le forze riuscendo a fare molto di più. Io penso che ciascuno possa fare qualcosa con le proprie caratteristiche e le proprie competenze. Questo è il messaggio che mi piacerebbe fosse chiaro soprattutto ai ragazzi. L'idea che fra qualche giorno quest'aiuto possa risolvere il problema di migliaia di persone non mi fa dormire la notte per la gioia”.