Attualità
Attualità
L'ESPOLARAZIONE LUNARE
Alessia Guardino e Carlotta Sanfilippo 3A
Spazio alle donne: finalmente si vola sulla Luna!
Guardino Alessia,19/04/2011, Istituto Comprensivo Giovanni XXIII di Trabia (PA)
Da sempre, la luna affascina gli uomini col suo alone di mistero. Il sogno di raggiungerla, esplorarla e magari viverci affonda le sue radici nella notte dei tempi. Ecco perché già negli anni 60 vennero organizzate delle spedizioni che ne permisero la scoperta.
Le prime missioni lunari furono realizzate dai sovietici con il programma Luna 1, che portò sul satellite diversi veicoli senza equipaggio; ad essa seguirono la missione “Luna 2” e molte altre. Tuttavia la missione che più viene ricordata è la Apollo 11: il 21 luglio 1969 tre astronauti statunitensi, Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, camminarono per la prima volta sul suolo lunare.
Il successo della missione segnò il prestigio degli Stati Uniti a discapito dell’Unione sovietica
nella corsa allo spazio. A questa seguirono altre 6 missioni lunari a cui parteciparono solo astronauti uomini. Tuttavia vennero interrotte per gli elevati costi. Da quel momento nessun essere umano ha più messo piede sulla Luna e l’interesse verso questo satellite si è ridotto. Di recente, paesi come USA, India, Cina e Giappone hanno mostrato un nuovo interesse e la Luna oggi è considerata fondamentale per le esplorazioni spaziali del futuro.
A settembre 2025, a distanza di 54 anni, l’uomo punta a tornare sul nostro satellite naturale ma questa volta tra i fortunati astronauti ci sarà una donna. Purtroppo, nonostante l’importante contributo delle donne nella scienza e in particolare nell’astronomia, abbiamo dovuto attendere oltre mezzo secolo prima di assistere allo sbarco di un’astronauta sulla luna. Christina Koch sarà infatti la prima donna a volare sul nostro satellite naturale con la missione Artemis-2. Organizzata dalla NASA, questa spedizione ha l’obiettivo di far atterrare due astronauti (un uomo e una donna) al polo Sud lunare, dove nessuno si è mai spinto. La navicella con cui partiranno si chiama Orion.
Per le donne è un grande inizio perché lavori adesso considerati solo “da uomini”, finalmente vedono anche una maggiore presenza femminile.
Per saperne di più, abbiamo deciso di intervistare la dott.ssa Luciana Ziino, astronoma e divulgatrice del Gal Hassin.
Perché le donne fanno ancora fatica a trovare spazio in questo settore e in generale nell’ambito delle scienze?
Nonostante la presenza femminile nell’ambito delle scienze sia aumentata rispetto al passato, il gender gap nelle STEM è ancora oggi un problema irrisolto. Lo dicono tutti i dati e le statistiche sull’argomento.
Questo divario tra uomini e donne è sicuramente legato a fattori di tipo culturale e sociologico: le donne sono sempre state considerate troppo sensibili, troppo deboli e poco adatte al mondo delle scienze. Una mentalità dura a morire, che bisogna combattere fin dalla scuola, facendo comprendere alle bambine e alle ragazze di oggi che, se vogliono, possono diventare le scienziate di domani.
A ciò si aggiunge che le donne si sono sempre trovate di fronte a una scelta, dedicarsi alla propria famiglia o affermarsi nel lavoro. Bisogna quindi agire sul piano politico per permettere a tutte noi di superare queste difficoltà.
Una maggiore partecipazione femminile alla ricerca scientifica non giova solo alle donne, ma alla stessa scienza e quindi anche al benessere e alla vita di tutti, uomini compresi.
Perché un astronauta deve prepararsi così a lungo prima di affrontare una missione?
Una missione nello spazio comporta una serie di difficoltà che gli astronauti devono essere in grado di affrontare, dal momento della partenza fino alla fase di rientro sulla Terra.
Ad esempio, per andare nella Stazione Spaziale Internazionale, è necessario imparare a guidare un veicolo spaziale, a svolgere degli esperimenti scientifici e a muoversi in assenza di peso.
Bisogna essere addestrati anche a superare imprevisti e a reagire adeguatamente a situazioni di emergenza.
È essenziale un allenamento fisico, ma anche una preparazione psicologica per affrontare lo stress di una missione nello spazio.
E l’addestramento non finisce qui, perché una volta rientrati sulla Terra, bisogna sottoporsi a un programma di riabilitazione per abituarsi nuovamente alla gravità.
Ecco perché il percorso di preparazione di un astronauta può durare anche anni.
Perché è così difficile arrivare sulla Luna? Andare sulla Luna è rischioso?
Arrivare sulla Luna è sicuramente più semplice che raggiungere Marte, ma comporta comunque una serie di rischi e difficoltà.
Prima di tutto perché la Luna è un ambiente molto ostile a noi esseri umani: non c’è atmosfera e questo significa che senza una tuta pressurizzata che fornisce ossigeno non potremmo sopravvivere; non c’è un campo magnetico e ciò si traduce in una totale assenza di protezione dalle radiazioni pericolose del Sole e dai raggi cosmici*; ci sono, inoltre, enormi sbalzi di temperatura tra il giorno e la notte; e la superficie lunare è continuamente bombardata da minuscoli e dannosi detriti, chiamati micrometeoriti.
Ma poi il viaggio stesso è rischioso, dalla fase di partenza fino al rientro sulla Terra. Lo testimoniano i numerosi incidenti che purtroppo sono avvenuti in passato e che spesso sono stati mortali. Le navicelle spaziali sono macchine complesse e, nel caso di guasti o malfunzionamenti, gli equipaggi rischiano seriamente di perdere la vita.
Bisogna infine ricordare che gli obiettivi del programma Artemis sono molto differenti da quelli delle missioni Apollo: non si tratta come allora di essere i primi a mettere il piede sulla Luna; ma piuttosto di stabilire una presenza duratura sul satellite, testando e sviluppando molte delle tecnologie e delle infrastrutture che saranno necessarie per tentare di andare in futuro su Marte.
*Particelle elettricamente cariche che arrivano continuamente dallo spazio e che possono essere molto dannose per la nostra salute.
Perché continuiamo ad andare sulla Luna?
Anche se siamo stati sulla Luna per ben sei volte, con le missioni Apollo abbiamo in realtà esplorato solo una minima parte del suolo lunare. Dunque abbiamo ancora tantissimo da vedere e da capire.
Ma soprattutto la Luna potrebbe costituire, in un futuro più lontano, una base per missioni verso altri corpi celesti, Marte in primis. L’idea sarebbe quella di creare delle vere e proprie colonie umane sulla Luna e anche una stazione spaziale come la ISS che orbiti intorno ad essa. Per realizzare tutto questo abbiamo bisogno di esplorare e conoscere sempre più e sempre meglio il nostro satellite naturale. Ecco perché è utile continuare ad andare sulla Luna.
Perché nessuno ha mai raggiunto il Polo Sud lunare?
Il polo sud lunare è una regione particolarmente interessante, perché presenta dei depositi di ghiaccio, potenzialmente utili alla produzione di acqua e carburante, e potrebbe essere ricco anche di altre risorse, come metalli preziosi e terre rare.
Tuttavia, allunare nel polo sud del nostro satellite è più difficile che arrivare nella zona equatoriale, come avvenne all’epoca dell’Apollo 11, per alcune di ragioni: ad esempio, le manovre di allunaggio al polo sud sono più complesse e costose in termini di energia e di carburante; inoltre, le finestre di comunicazione con le stazioni terrestri sono più limitate, rendendo la gestione della missione più complicata.
Perché la missione Artemis-2 si dice che subirà ritardi ed è stata rinviata dal 2024 al 2025?
Il rinvio della missione Artemis-2 da novembre 2024 a settembre 2025 è legato principalmente al fatto che, durante la precedente missione Artemis-1, sono stati riscontrati dei problemi al sistema di scudo termico della capsula Orion. Problemi che richiedono un'approfondita revisione, perché lo scudo termico ha una funzione fondamentale, quella di proteggere l’equipaggio durante il rientro nell’atmosfera terrestre.
IA: intelligenza, troppo artificiale, poco emotiva. Vantaggi e limiti delle tecnologie che puntano a cambiare il mondo
Chiara Cascio 3E
Con il progresso tecnologico e scientifico degli ultimi anni, vi è stata una continua creazione di oggetti, macchine e sistemi informatici sempre più all'avanguardia con i quali la società è cambiata notevolmente. Un argomento di cui si discute molto è quello dell'intelligenza artificiale, un ramo dell'informatica capace di simulare l'intelligenza umana, una novità che fa discutere. Pur essendo molto utile, ha diversi aspetti negativi, per cui se utilizzata in maniera non consona può provocare una serie di conseguenze.
Non ci sono dubbi: è un'ottima invenzione se usata bene. Tuttavia, dando troppo credito all'AI si potrebbero sopravvalutare le capacità, affidarsi troppo ad essa. Ciò porta alla limitazione del pensiero critico, dell'immaginazione e della creatività.
Sicuramente nei prossimi anni continuerà a progredire. Secondo Masayoshi Son, il CEO della holding finanziaria SoftBank, entro vent'anni l'intelligenza artificiale supererà quella umana di un fattore 10000.
È normale che sia una novità che incuta un po' di timore. Immaginare un sistema che superi l'ingegno umano di un fattore così elevato fa pensare al rischio di non poterlo più gestire. Penso che l'introduzione dell'intelligenza artificiale sia utile solo a supporto di quella umana, laddove possa velocizzare alcune procedure. Abituarsi e basarsi solo su una risposta data da un sistema informatico può anestetizzare la nostra mente, abituandoci a non avere più un’idea.
L'immaginazione è tra le caratteristiche più affascinanti della nostra mente, è proprio quella che ha distinto i migliori artisti, che sono riusciti tramite le loro opere a esporre la bellezza presente nella loro mente.C’è un altro aspetto da considerare, a mio avviso tra i più importanti. L’intelligenza artificiale non può sostituirsi a quella emotiva ossia alla capacità, tipicamente umana, di comprendere le emozioni proprie e altrui. Secondo Goleman “Se le tue abilità emotive non sono sviluppate, se non sei consapevole di te stesso, se non sei in grado di affrontare le emozioni stressanti, se manchi di empatia e di affettività nelle relazioni, non importa quanto sei intelligente. Non arriverai lontano!”.
Concludendo, l'intelligenza artificiale è un'innovazione tecnologica che ha il potenziale per rivoluzionare molti settori della società. Tuttavia, è fondamentale utilizzarla in modo responsabile e consapevole, evitando di sostituirla completamente al pensiero umano. Solo così possiamo trarre pieno vantaggio da questa tecnologia senza perdere la nostra identità, la nostra originalità, la nostra umanità.
Vignetta di Aurora Bertolino (3E)
Il 21 Marzo del 2023 si è tenuta un'attività agraria all'esterno della scuola in un cortile in cui hanno svolto varie attività inerenti l'agricoltura ,le quali:
Di Ilaria La Russa e Federica Turturici
pulire il terreno e togliere le erbacce .
sistemazione del terriccio e dei tubi, permettendo l'irrigazione dei bancali.
trapiantare le piantine nei vari vasetti,che sono stati posti nei bancali.
OBIETTIVI:
Fa riflettere sul fatto che tutto ciò di cui ci nutriamo viene dalle terre(salsa, marmellata, carne…).
Trasmettere amore per la natura e in particolar modo per il nostro paese
Sensibilizzare al rispetto per l'ambiente ed evitare gli sprechi e tutte le forme di inquinamento
Potenziare le abilità degli alunni, e sensibilizzare il fatto che lavorare insieme è più bello
ECCO LE ATTIVITÀ CHE SVOLGEREMO
Rinnovare le piante
acquistare piantine e semini di lattuga
riempire di terriccio il secondo bancale
ripartire in due parti ogni bancale
trapiantare in una parte del bancale le piantine
seminare in bicchieri di plastica i semini della lattuga per osservare la germinazione delle piante che poi verranno trapiantate nel bancale
osservare e studiare i vari bisogni delle piante durante il loro ciclo di crescita
raccolta delle piante e consumo delle stesse
trapiantare e seminare zucchine genovesi
Rosso di Marte…presto si parte!
Giuseppe Giallombardo,
Marte, che pianeta affascinante! Col suo bel faccione rosso da sempre ammalia gli scienziati. Marte è il quarto in ordine di distanza dal sole ed è l'ultimo pianeta del sistema solare di tipo terrestre. Ai suoi Poli ha due calotte polari. Si tratta davvero di un mondo strano: la sua temperatura varia dai 25° di giorno ai -70° di notte e questo provoca un grande sbalzo termico. Come la Terra Marte ha cicli stagionali.
Sulla superficie di Marte si pensa possano essere esistiti dei corsi d'acqua e dei laghi. Anche se su Marte non è ancora sicura la presenza di vita, gli scienziati stanno ancora studiando questa possibilità. La prima missione su Marte, Mariner 4, venne lanciata nel 1964 dalla Nasa. Allora vennero scattate 22 immagini. Da quel momento, molti passi avanti sono stati compiuti dalla scienza. Tra le missioni più note e importanti ricordiamo quella che nel 2003 ha visto come protagonista l’Agenzia Spaziale Europea con Mars Express. A seguire grande rilevanza hanno avuto anche le scoperte effettuate dai rover della Nasa Spirit, Opportunity e Perseverance. Un giorno, l’uomo riuscirà a sbarcare su Marte? Alcuni dei problemi maggiori riguardano le grandi distanze: oggi impieghiamo circa 500 giorni a raggiungere il pianeta. Inoltre, le radiazioni cosmiche giungono fino al suolo, la carenza di acqua e cibo sono un limite altrettanto difficile da superare così come l'atmosfera non adatta alla vita.
Per saperne di più, abbiamo intervistato la dottoressa Luciana Ziino, astronoma e divulgatrice del Gal Hassin di Isnello:
Secondo lei, quali sono le principali difficoltà da affrontare oggi per l’esplorazione umana di Marte?
Un viaggio con equipaggio umano verso Marte comporta molte problematiche: gli astronauti impiegherebbero circa 6 mesi per arrivare sul pianeta rosso e durante questo lasso di tempo si troverebbero in assenza di gravità. Una volta giunti su Marte, il loro organismo sarebbe sottoposto a una forza di gravità pari a circa un terzo di quella terrestre. Tutto questo avrebbe degli effetti nefasti sulle loro ossa e sui loro muscoli.
Ma i problemi sono molti altri. Ad esempio, quello delle radiazioni: sulla Terra siamo protetti dal campo magnetico terrestre, oltre che dall’atmosfera, ma nello spazio questo scudo non c’è e l’esposizione alle radiazioni comporta rischi molto gravi per la salute degli astronauti, come lo sviluppo di tumori.
Anche su Marte l’atmosfera è rarefatta e il campo magnetico assente, dunque sarebbe necessario trovare un modo per proteggere gli astronauti dalle radiazioni pericolose. Inoltre, la pressione atmosferica su Marte è l'1% della pressione terrestre al livello del mare e questa condizione renderebbe impossibile respirare senza una tuta pressurizzata.
C’è poi da considerare l’aspetto psicologico delle missioni di lunga durata, come sarebbe quella su Marte: rimanere a lungo in uno spazio piccolo a contatto stretto con gli altri membri dell’equipaggio e per di più a decine di milioni di chilometri da casa potrebbe creare tensioni, stress o problematiche di tipo psicologico.
Infine, a causa della grande distanza tra la Terra e Marte, le comunicazioni sarebbero piuttosto lente e ciò potrebbe costituire un problema nel caso di emergenze. Queste sono solo alcune delle difficoltà che si dovrebbero affrontare.
Perché l’uomo vorrebbe esplorare Marte anche se il pianeta è così ostile e poco adatto alla vita?
Prima di tutto per la curiosità e la necessità di esplorare che contraddistingue la specie umana. Ma anche perché Marte, nonostante tutto, è il pianeta più simile alla Terra che conosciamo: potrebbe avere ospitato delle forme di vita in passato ed è quindi il posto ideale per iniziare a rispondere alla più importante domanda dell’umanità: esiste la vita al di fuori della Terra?
Inoltre, l’esplorazione di Marte ci metterebbe di fronte a grandi sfide tecnologiche e scientifiche, la cui risoluzione avrebbe ricadute notevolissime sulla nostra vita.
Per andare su Marte dovremmo sviluppare, ad esempio, nuovi modi per riciclare l’acqua, coltivare piante e ridurre gli sprechi, generare elettricità in maniera efficiente, tutte cose di cui abbiamo estremo bisogno e che la corsa verso Marte potrebbe fornirci.
Se Marte è molto simile alla Terra sia per dimensioni che per caratteristiche, come mai non c’è vita?
Marte, a differenza della Terra, ha un’atmosfera molto sottile e non possiede un campo magnetico. Queste caratteristiche impediscono la presenza d’acqua liquida sulla sua superficie e dunque anche l’esistenza della vita.
Si ritiene però che circa 4 miliardi di anni fa Marte fosse molto diverso: la sua atmosfera era più densa, il clima più mite e probabilmente era presente acqua liquida sulla sua superficie. Secondo molte evidenze, su Marte scorrevano veri e propri fiumi, c’erano laghi e mari.
Se tutto questo fosse vero, significherebbe che Marte in passato potrebbe avere ospitato anche delle forme di vita. Ecco perché i rover come Curiosity o Perseverance cercano tracce di vita su questo pianeta.
Su Marte è stata scoperta acqua allo stato liquido?
Sembrerebbe che sulla superficie di Marte acqua allo stato liquido non ce ne sia, ma secondo alcuni studi l’acqua sarebbe presente invece nel sottosuolo marziano: in particolare, sotto la calotta di ghiaccio del polo sud di Marte esisterebbero dei laghi sotterranei costituiti da acqua salata.
In che modo le energie rinnovabili potrebbero essere d’aiuto nell’esplorazione marziana?
Per sopravvivere a lungo termine su Marte sarà necessario avere delle fonti di energia e le energie rinnovabili, come quella solare o quella eolica, potrebbero costituire la soluzione più conveniente.
Per coprire il fabbisogno delle future colonie marziane si potrebbero utilizzare, ad esempio, pannelli fotovoltaici di ultima generazione, dotati di elevata efficienza, leggerezza e sicurezza. Oppure si potrebbe sfruttare il vento marziano, caratterizzato da velocità più elevate rispetto a quello terrestre e da tempeste di sabbia in grado di sollevare le polveri fino a 60 km di altezza. C’è da dire che su Marte la pressione atmosferica è decisamente inferiore rispetto alla Terra, ma questo è compensato proprio dalla grande velocità del vento.
E poi esiste un’ulteriore possibilità: estrarre energia dal calore sotterraneo di Marte, quella che sulla Terra si chiama energia geotermica.
Insomma, che sia la luce del Sole, il vento o i serbatoi geotermici, l’idea è sempre quella di trovare delle soluzioni sostenibili, utilizzando fonti già presenti sul pianeta e che non si possono esaurire.
Uno Sterminio di Innocenti: la Shoah
Giada Pandolfo IIIE
Immagino che tutti nella nostra vita abbiamo sentito parlare almeno una volta di “Shoah”, anche se non tutti sappiamo il vero e proprio significato.
Poco prima della Seconda Guerra Mondiale, subito dopo l’ascesa di Hitler, iniziarono le prime discriminazioni nei confronti degli ebrei. Essi vennero dapprima esclusi dalla società. Ad esempio i bambini ebrei non potevano frequentare le scuole pubbliche. Poco dopo, iniziò la costruzione dei lager ovvero campi di concentramento in cui segregare gli ebrei. Due erano le tipologie:
-I Campi di Concentramento specializzati nello sfruttamento degli ebrei, in cui essi erano costretti a lavorare per le industrie belliche;
-I Campi di Concentramento specializzati nello sterminio degli ebrei con camere a gas.
Il 27 gennaio 1945 sono stati aperti i cancelli di Aushwitz. Per questo, la data è diventata quella del “Giorno della Memoria”, poiché si ricordano tutte le vittime innocenti uccise nei campi di concentramento.
Una delle testimonianze più toccanti su ciò che è accaduto all’interno dei campi, è arrivata fino a noi grazie al diario di Anna Frank, una bambina di origine ebraica. La piccola scrisse questo diario durante il periodo in cui lei e la sua famiglia si nascondevano dagli ebrei.
Grazie alla piccola Anna abbiamo avuto modo di comprendere fino in fondo la Shoah, così che non accada mai più una cosa del genere.
L’Inquinamento delle acque
Giada Pandolfo IIIE
Al giorno d’oggi sentiamo molto parlare di inquinamento, poiché è un argomento che ci tocca da vicino. Ma di cosa si tratta?
L’inquinamento modifica elementi essenziali (come l’atmosfera, l’acqua o il suolo) fino a farli diventare dannosi sia per l’ambiente che per l’uomo.
In particolare, l’inquinamento delle acque dei mari riguarda la contaminazione di corpi idrici dovuta principalmente alle attività dell’uomo.
Esistono diversi tipi di inquinamento delle acque:
-L’Iinquinamento Industriale: formato da sostanze chimiche che vengono scartate dalle industrie;
-L’Inquinamento Agricolo: dovuto all’uso smisurato di queste risorse, oppure dovuto all’uso errato di fertilizzanti e pesticidi che poi vanno a finire negli scarichi;
-L’Inquinamento Civile: ovvero quando l’acqua derivata dagli scarichi delle città viene riversata nei fiumi o nel mare senza aver subito nessun trattamento di depurazione.
Come possiamo evitare tutto ciò? Ci sono molte idee per ridurre questo tipo di inquinamento, alcune di queste sono;
-Cercare di evitare detersivi chimici ed iniziare ad utilizzarne di naturali;
-Cercare di non buttare negli scarichi sostanze nocive.
Giornata internazionale della memoria: “Se questo è un uomo”
La Bua Noemi 1C
Il 27 gennaio si festeggia la Giornata internazionale della memoria per ricordare le vittime dello Shoah, infatti per quest'occasione ho letto un libro riguardante questo argomento, dal titolo "Se questo è un uomo. La tregua." di Primo Levi. In questo libro l'autore ci racconta il periodo dello sterminio degli Ebrei a partire da Dicembre 1943 quando fu deportato in un campo di sterminio. Nel 1944 fu deportato ad Auschwitz III fino a Gennaio 1945, quando le Armate Rosse (cioè la Russia) lo liberarono. Il libro è diviso in 2 parti: nella prima parte cioè "Se questo è un uomo" , l'autore ci racconta la sua vita all'interno del campo di sterminio, chiamato Lager, illustrando alcune delle regole che i Tedeschi imponevano. Tra queste c'era quella di mantenere la distanza di 2 metri dal filo spinato. Nel periodo che Levi ha trascorso nei campi non veniva chiamato con il suo nome, ma fin da subito gli era stato tatuato sulla spalla sinistra il numero 754.517: fu quello il suo nome nell'appello e così fecero anche con tutti gli altri ebrei.
Nella seconda parte del libro cioè "La tregua" Levi racconta la liberazione da parte delle Armate Rosse. Gli ebrei vennero portati in un "Campo Grande" dove furono suddivisi in “sani” e malati. I primi dovevano aiutare i Russi nei lavori più faticosi, gli altri invece avevano lavori più leggeri.
Dopo un po' di tempo Levi e il suo amico Greco andarono in Bielorussia dove l'autore incontrò una parente che era un'infermiera. Lì studiò e diventò scrittore. Dopo un lungo viaggio e diverse tappe Levi ritornò in Italia, proprio nella sua città natale, Torino. Lì visse fino al 1987. L’11 Aprile di quell’anno venne trovato senza vita nella sua abitazione.
Parole ed emozioni
Mariachiara Sanfilippo (III A)
Si, a me è capitato tante volte e mi sono fatta sempre molte domande ma purtroppo non sempre sono riuscita a trovare la risposta. Ad esempio mi sono chiesta: cosa c’è dopo la vita ? E perché? La risposta l’ho trovata guardando il cielo pieno di stelle e sentendomi parte di tutto questo. Mi sono detta che non devi avere paura di quello che mi accadrà nella vita. In un primo momento mi stavano scendendo le lacrime e ho avuto un momento di malinconia perché pensavo ai miei nonni che se ne sono andati tempo fa.
Poi ho capito che nella mia vita voglio scoprire ancora un sacco di cose: quando guardo dalla finestra e vedo le isole e mi viene subito la curiosità di scoprire cosa c’è oltre ma anche al di là del mare e dell’orizzonte. Nella vita non bisogna mai avere paura di affrontare le novità perché non sapremo mai cosa ci succederà un domani perché come tutti sappiamo ogni decisione ha una conseguenza, che sia bella o brutta
Le spose bambine
Mattia Messineo, Daniel Messineo e Gaia De Luca (2G)
Le spose bambine sono piccole bambine o pre adolescenti costrette a sposarsi con uomini molto più grandi di loro. Sono innanzitutto bambine alle quali sono negati diritti umani fondamentali, infatti esse vengono precocemente sottratte all'ambiente protettivo della famiglia di origine e alla rete di amicizie con i coetanei e con gli altri membri della comunità, con conseguenze pesanti sulla sfera affettiva, sociale e culturale.
Attualmente si stima che ogni giorno 33mila bambine siano costrette a contrarre un matrimonio precoce e forzato con uomini molto più grandi di loro, con inevitabili pericoli per gravidanze forzate, violenze, malformazioni.
Il matrimonio guidato e precoce è una tradizione (che per le bimbe diventa il peggiore degli incubi) in Niger, Bangladesh, Kenya, Ruanda, India, Pakistan, ma si sta allargando a macchia d’olio nei Sud del mondo o dove sono forti le comunità di immigrati.
In Italia, si stimano una trentina di casi conosciuti negli ultimi anni, per lo più di bambine di origine straniera.
La storia di Beauty
Beauty, in Italia da quando aveva 13 anni, è stata una di quelle piccole senza diritto di esprimere le sue scelte, che è stata data in sposa al cugino ancora giovanissima. Oggi è una donna bengalese di 26 anni.
Il diario di Beauty inizia così: «Quando ero piccola avevo paura di tutto, i miei genitori si erano separati e stavano poco con me: loro erano spariti e io non conoscevo il mondo. Quando avevo circa 10 anni è finita la mia storia di bambina. Mio papà mi porta a casa di uno zio: “Tuo cugino è tornato dall’Italia e ha un sacco di regali per te”. Era simpatico, mi ha dato tante caramelle che io ho portato a scuola. Mesi dopo il papà mi porta in moschea e qualche giorno dopo le persone cominciano a dirmi che ero sposata, mia zia mi rassicura, mi dice che non è vero. La notizia arriva anche all’orecchio di mia mamma che si infuria, mi porta dalla Polizia, ma loro non fanno nulla … solo quando sono arrivata in Italia mio cugino ha cominciato a dirmi che ero sua moglie, prima mai: io andavo a casa sua e giocavo con le altre bambine. Prima di prendere l’aereo, mio papà mi propone di andare a trovare nostro cugino in Italia, quando arriviamo in aeroporto lui dà dei soldi alle guardie e loro mi portano all’interno. Io piango, loro mi fanno sedere in aereo dicendomi che andranno a cercare il papà. Non è successo. In Italia c’era mio cugino ad aspettarmi, io non avevo paura di lui, mi aveva sempre trattato bene. I primi tempi mi diceva che “dovevo fingere” di essere sua moglie perché altrimenti non poteva avere dei documenti importanti. Lui poi dirà che non sapeva che avevo 13 anni… che tristezza: tutti i miei parenti avevano sempre festeggiato il mio compleanno e ora dicevano di non sapere la mia età!
Quando lui ha cominciato a volere rapporti sessuali io ero disperata: per una settimana sono come diventata matta, volevo ammazzarmi, non ce la facevo. Ho cominciato a tagliarmi, mi faceva stare bene. Quando mi minacciava non mi diceva “Ti ammazzo” perché sapeva che non mi faceva paura, era quello che volevo anche io. Mi picchiava per qualsiasi cosa. Lui ha ucciso la mia bambina».»
E’ stata la figlia adolescente di Bauty a far emergere tutto il dramma della vita della sua mamma. Infatti, dopo aver visto sua madre tante volte ferita dalle botte del padre, un giorno si fa coraggio e chiama la polizia. Beauty e i suoi 2 figli, un maschio e una femmina, vengono quindi tempestivamente inseriti in una Comunità.
Questa storia è stata raccolta all'interno del progetto "MIRIAM” dell'Unione Europea e finalizzato, attraverso il partenariato di Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Differenza Donna in Italia e Fundaciòn de Solidaridad Amaranta in Spagna, a potenziare i servizi per le donne vittime di violenza, con una particolare attenzione alle donne straniere vittime di sfruttamento sessuale, violenza domestica e matrimoni forzati.
In molti paesi non esiste una legge antipedofilia né tantomeno una legge che impone un’età minima per contrarre matrimonio perché ciò sarebbe contrario alla volontà di Dio. Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite nel mondo mussulmano sono circa 60 milioni le spose-bambine con età inferiore ai 13 anni, costrette a sposarsi con uomini molto più grandi, spesso parenti, destinate perciò a subire molestie e violenze di ogni genere. Infatti la medicina parla chiaro: le gravidanze in tenera età hanno conseguenze devastanti in un corpo non formato e non pronto, espongono a malattie croniche, aumentando la percentuale di morte per parto di cinque volte nonché quella del feto del 73%.Sicuramente oggi sono aumentate le associazioni che lavorano direttamente sul territorio, con il fine di combattere questa primitiva tradizione contraria ad ogni basilare diritto umano, cercando di ottenere un cambiamento anche a livello legislativo.
Asia Vitale, vittima della violenza del branco
Maria Lo Buono e Clara Cagnina (3°A)
Asia Vitale è una ragazza di 19 anni nata e cresciuta a Palermo ed è una delle tante vittime di violenza e abusi.
Fu coinvolta il 7 luglio in un atto di violenza fatto da sette ragazzi, presso il Foro Italico, un luogo che rappresentava solitamente uno spazio di intrattenimento e svago per la popolazione, ma diventato teatro di un evento tragico che cambiò la vita della ragazza.
Questi 7 giovani, di cui uno minorenne finirono in carcere, essi hanno tra i 18 e i 22 anni. Tre furono arrestati il 3 agosto, mentre gli altri quattro furono arrestati successivamente, tra loro anche un ragazzo di 18 anni, che all’epoca dei fatti era minorenne.
A raccontare la notte da incubo fu la stessa vittima che ha denunciato tutto ai carabinieri dando anche indicazioni per risalire all’identità degli aggressori.
I 7 giovani sono accusati di aver fatto ubriacare la giovane durante una serata trascorsa nei locali della movida, alla Vucciria, e di averla poi trascinata a forza in una zona isolata del Foro Italico per violentarla. È lì infatti che hanno abusato di lei a turno, uno di loro ha anche ripreso lo stupro, condividendolo prima di cancellarlo dal cellulare ma le immagini sono state recuperate da investigatori.
La giovane non si reggeva in piedi e barcollava. Per lei furono ore di terrore. Il fatto ancora più grave è che i ragazzi lo consideravano un gioco. Dopo l’accaduto lasciarono la vittima per strada e se ne andarono a mangiare in rosticceria.
La giovane, sotto choc, venne aiutata da due passanti per poi essere trasportata in ospedale dove i medici confermarono le violenze subite: la cosa più scioccante è che uno degli aggressori si è poi “pentito” dicendo di aver provato una brutta sensazione.
L'infanzia rubata: quando la guerra priva i bambini dei loro diritti
Chiara Cascio 3E
Dopo la guerra tra Ucraina e Russia in Europa, è scoppiato un altro nuovo conflitto: si tratta della guerra tra Palestina e Israele. L'inizio è stato determinato dal missile lanciato dal gruppo estremista palestinese Hamas. Un conflitto che ha origini antichissime e la situazione è peggiorata sempre più con la nascita dell'idea di nazionalità e con la voglia di affermare la supremazia del proprio stato rispetto agli altri. Questa storia, alle sue spalle, ha cause che non sono mai state chiarite, ma combattute con forza e prepotenza. A causa delle sbagliate scelte di alcuni uomini, tutti sono costretti a subire questa situazione, fatta di dolore,tristezza, ansia, angoscia sofferenza…
I bambini sono i più sfortunati, vittime inconsapevoli di questo massacro. La situazione in Palestina al momento è molto grave. Sono molti gli ospedali danneggiati, sono state distrutte le attrezzature salvavita dell'ospedale pediatrico di Al-Nasr e non solo Alcuni ospedali pediatrici hanno smesso di funzionare, altri, invece non sanno come riuscire ad andare avanti. Adele Khodr (Direttore regionale dell'UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa) ha dichiarato "Il diritto alla vita e alla salute dei bambini viene negato"...
Questi sono due dei principali diritti della dichiarazione dei diritti umani, emanata dall'ONU nel 1989. Nonostante la presenza di questa legge sono molti gli stati che arruolano bambini per le guerre o che li sfruttano facendoli lavorare 10 ore al giorno per pochi spiccioli. L'infanzia è un periodo , fatto di gioco, divertimento, sorrisi. Proprio loro dovrebbero essere nel periodo di massima spensieratezza e invece ad oggi i bambini palestinesi e non solo, si ritrovano a vedere con i loro occhi l'orrore più grande che l'uomo riesca a creare…. La guerra. Non vedere più tornare i propri cari, non avere i beni di prima necessità, girarsi e vedere ovunque distruzione e disperazione, non solo nelle strade e negli edifici ma soprattutto nei volti delle persone. Immaginare un bambino che piange in guerra, da solo e tremante senza genitori è la scena più triste che esista. Ritengo sia impossibile che ancora ad oggi nel 2023 l'uomo dopo aver affrontato miglioramenti sotto tutti i punti di vista, soprattutto sociali, non sia ancora riuscito a imparare dagli avvenimenti della storia. Fin dai tempi delle civiltà antiche avvengono guerre e l'uomo non capisce che queste non portano nulla oltre che la distruzione. In una celebre frase Einstein diceva “L'uomo ha scoperto la bomba atomica, però nessun topo al mondo costruirebbe una trappola per topi.”
Il Razzismo
Giada Pandolfo 3E
Il termine razzismo indica un’idea secondo la quale la specie umana possa essere divisa in razze che si distinguono per il colore della pelle, per la loro religione oppure per le loro usanze.
L’atteggiamento razzista è sempre stato presente nella storia dell’umanità con l’antica pratica della schiavitù, però il vero e proprio razzismo ha avuto inizio a seguito del XVII secolo successivamente al colonialismo.
Questa convinzione, per secoli, (ed purtroppo ancora oggi) ha portato erroneamente a far credere alla gente che la “razza” bianca sia superiore.
Un esempio molto recente ma anche devastante di razzismo è legato certamente alla Shoah, ovvero lo sterminio del popolo ebraico che ebbe luogo durante la Seconda guerra mondiale. Oltre a essere sterminati, gli ebrei durante l’olocausto, ad essere colpiti dalle leggi razziali furono anche alcune minoranze come gli omosessuali e le persone con disabilità. A tutti loro venne impedito l’accesso ad alcuni luoghi, l’utilizzo dei mezzi pubblici e i matrimoni “misti”.
Durante la seconda a costruzione dei campi di concentramento, luoghi di reclusione nella quale venivano rinchiusi gli ebrei; i prigionieri di questi campi vivevano in condizioni terribili, ed erano costretti a lavorare duramente, costruendo materiale bellico utile durante la Seconda Guerra Mondiale. I cancelli di Auschwitz furono aperti il 27 gennaio 1945, giorno che ricordiamo con il nome di “Giorno Della Memoria”.
Un poster per la pace!
Arena Costanza 3D
Quest’anno i Docenti di Arte dell’Istituto hanno deciso di far partecipare noi studenti al Concorso “Un poster per la pace” organizzato dall’associazione Lions. Il tema focalizza l’attenzione sugli argomenti dell’“osare e sognare la pace”, volendo coinvolgere noi studenti nel trasporre nella realtà i nostri sogni in un mondo caratterizzato dalla pacificità e offrire alle nuove generazioni l’opportunità di condividere la nostra visione della pace.
L’ iniziativa è volta ad incentivare la riflessione e il dialogo tra docenti, genitori e ragazzi proprio sull’ importanza della pace nel mondo. Da oltre tre decenni la Lions si occupa di far riflettere, sia grandi che piccoli, sul significato di “pace” prendendo in considerazione ogni sua sfaccettatura.
La realizzazione di poster e, più in generale, di opere sulla pace, proprio in un periodo storico flagellato da guerre di supremazia, deve servire per dare alle nuove generazioni uno spunto di riflessione.
Cambiamenti climatici: come cambierà la nostra vita?
Salvo Rio 3E
1. Perché il riscaldamento globale è un problema così grande?
Dal 20° secolo, la temperatura della Terra è aumentata di quasi 1° a causa del riscaldamento globale. Questo accade perché usiamo in maniera massiccia i combustibili fossili: carbone, petrolio e gas. Questo eccessivo inquinamento inizia dalla rivoluzione industriale. Alla fine dell’Ottocento, quando abbiamo iniziato a sfruttare questi combustibili non c’erano conseguenze molto gravi perché le industrie erano poche e i veicoli in circolazione erano pochissimi visto che potevano permetterseli solo i più ricchi. Ma col passare dei decenni la situazione è cambiata. C’è stato un boom della produzione industriale e una sempre maggiore diffusione dell’auto privata. Oggi, ogni cittadino possiede una o addirittura due macchine. Il problema non è solo questo ovviamente. Dalla seconda rivoluzione industriale, grazie anche ai progressi scientifici, l’uomo vive meglio e più a lungo. Dal 1800 fino ad oggi c'è stata una crescita demografica inarrestabile, una vera e propria “pressione” che pesa sulla Terra causando più inquinamento. Le emissioni derivanti da tutti fattori inquinano le nostre città e aumentano lentamente la temperatura del Pianeta. Ciò ha degli effetti evidenti che si traducono nel riscaldamento globale, nei cambiamenti climatici e nell’innalzamento del livello del mare. Basti pensare che nel 20° il livello del mare in tutto il mondo è aumentato di 20 cm.
2. Cosa pensano gli scienziati che accadrà al clima alla fine del 21° secolo?
Diversi studi prevedono che la temperatura aumenterà di 1.5° in tutto il mondo entro il 2100. Ciò avrà un grave impatto sui nostri sistemi meteorologici e sui fenomeni naturali. Gran parte del ghiacciaio Artico e Antartico scomparirà ed è ciò che stiamo vedendo già da adesso. Sembra che il deserto ghiacciato dell’Antartide si sta riempiendo di fiori, e per quanto possa sembrare bello, questa è una brutta notizia. Ciò comporterà un ulteriore aumento del livello del mare e inondazioni delle città costiere.
3. Che impatti creerà il cambiamento climatico?
Innanzitutto sta alterando i vari ecosistemi. Ad esempio, gli orsi polari e i pinguini non riusciranno a sopravvivere quando il ghiaccio ai poli si scioglierà ma anche altre specie stanno perdendo il loro habitat, come le api, creature preziose da cui dipende anche la produzione alimentare.
Inoltre, probabilmente si verificheranno eventi meteorologici estremi come tempeste, inondazioni e siccità.
Una buona notizia c’è, possiamo ancora fermare o meglio frenare tutto ciò. I governi stanno lavorando insieme ai maggiori esperti del mondo per cercare di arginare i danni e proteggere il pianeta. Anche noi nel nostro piccolo possiamo aiutare la Terra, limitando il nostro impatto ambientale. Come? Facendo la raccolta differenziata, acquistando prodotti a km0, riducendo il consumo di plastica e di alimenti confezionati, evitando gli sprechi alimentari.
Marisa Leo, una vita interrotta
Aurora Bertolino (IIIE)
Marisa Leo era una ragazza di soli 39 anni. Viveva a Marsala, un comune siciliano in provincia di Trapani. Era una ragazza molto responsabile, era anche un’attivista contro la violenza di genere.
La sua giovane vita però è stata bruscamente interrotta. Marisa è stata uccisa dal suo ex compagno, Angelo Reina, denunciato precedentemente per stalking…La donna lavorava come responsabile marketing e comunicazione in una grande cantina cooperativa di Marsala.
Erano le ore 20:28 di mercoledì 6 settembre quando Marisa si trovava nel cortile del luogo in cui lavorava, quando Angelo Reina la colpì con 2 colpi di arma da fuoco. Tra l'altro lui era il padre della loro bambina, di soli 4 anni.
Una storia crudele, contro una donna innocente. Una storia che ha prodotto due “vittime”, una mamma e la sua figlioletta, rimasta orfana a soli 4 anni.
Misty Copeland, la prima afroamericana a diventare prima ballerina
Beatrice Iuculano (1°C)
Misty Copeland è stata una ballerina di danza classica, nacque il 10 settembre 1982 negli Stati Uniti e per danzare ha dovuto lottare contro se stessa. Misty, il 30 giugno 2015, è diventata la prima donna afroamericana a essere promossa ballerina principale nei 75 anni di storia della danza. Nel momento in cui è salita sul parco incominciò a muovere le braccia in modo molto aggraziato per la coreografia intitolata “uccello di fuoco”. Durante uno spettacolo, mentre ballava si era fatta male alla gamba rompendosi la tibia sinistra: doveva essere operata ed il medico le disse che non poteva più danzare. A Misty si spezzò il cuore perché la danza era la sua passione fin da quando aveva l’età di 13 anni. Decise comunque di sottoporsi all’operazione e di seguito alle terapie per la riabilitazione. Nulla era perduto. Grazie alla sua tenacia, tornò a ballare diventando più forte e brava di prima. Era pronta a ballare di nuovo presso l’American Ballet Theatre. Qui interpretò il ”lago dei cigni” con il ruolo del cigno nero più forte ed elegante che mai.
La storia di Misty Copeland ci insegna che non dobbiamo arrenderci e inseguire i nostri sogni sempre.
La storia di Giulia Tramontano
Carlotta Sanfilippo 3°A
Giulia Tramontano era una ragazza di 29 anni che fu brutalmente uccisa a coltellate dal suo fidanzato Alessandro Impagnatiello nella loro abitazione di Senago tra la notte del del 27 e del 28 maggio 2023.
Il ragazzo Alessandro non uccise un’unica persona, Giulia, ma bensì due: Quando avvenne l’omicidio la ragazza era al settimo mese di gravidanza di suo figlio Thiago che dato le numerose coltellate morì assieme alla madre ma a quanto pare nei risultati dell’autopsia di Giulia si scoprì che il ragazzo aveva tentato di avvelenarla con del veleno per topi già da dicembre 2022. Si spera che venga fatta giustizia e che fatti del genere non accadano più anche se sembra quasi impossibile.
Gessica Notaro, l'attivista che rappresenta appieno la forza delle donne
Chiara Cascio 3E
Gessica Notaro, un nome che ormai è diventato simbolo della forza delle donne, della voglia di rinascere e di dire “NO” alla violenza. Gessica aveva solo 28 anni quando ha subito una violenta aggressione che avrebbe cambiato la sua vita. Ecco la sua storia. La donna è nata a Rimini il 27 dicembre 1989. Fin da ragazza ha cercato di fare breccia nel mondo dello spettacolo partecipando a Miss Italia, dopo essere stata eletta Miss Romagna nel 2007. Nel 2011 ha partecipato anche ad Amici, il programma di Maria De Filippi e al programma Ciao Darwin.
Ma la sua passione era un’altra: gli animali. Gessica diventa così un’addestratrice di delfini al Delfinario di Rimini. Lì conosce Edson Tavares, il futuro fidanzato. Un uomo che presto rivelò un’indole violenta. Gessica lo capisce e lo denuncia ma il 10 gennaio 2017 la ragazza, mentre usciva di casa, trova Edson ad attenderla. L’uomo le getta dell'acido sul volto sfregiandola. Gessica è stata sottoposta a diversi interventi chirurgici e ha perso la vista da un occhio.
Durante un'intervista Gessica Notaro ha raccontato che all'inizio della storia l’ex fidanzato era tenero e le diceva che era la donna più bella del mondo, che senza di lei non poteva vivere. Ma la situazione cambiò: Edson la sminuiva, la metteva in competizione con le altre donne. Fu allora che Gessica capì che c'era qualcosa che non andava.
L’uomo le chiese anche di sposarlo ma lei rifiutò. Per circa tre anni era convinta di essere innamorata di lui ma poi si rese conto che il fidanzamento era "una dipendenza affettiva" diversa dall'amore, l'amore è ciò che ti fa stare bene se stai male, diversamente è tutt'altra cosa. La sua non era violenza fisica, ma psicologica, subdola ma quando la donna lo capì era già tardi.Nonostante quello che ha subito, Gessica è rimasta una donna forte e determinata che ha affrontato e superato questo brutto episodio, anche se non del tutto. Continua ad andare avanti con il suo splendido sorriso rimanendo la bella donna che è sempre stata dentro e fuori. Racconta che le capita personalmente di seguire tantissime donne e anche qualche uomo vittime di violenze. Ha fondato un'associazione chiamata "Agata" aiutando le vittime di violenza a uscire da questo tunnel.
Che dire di lei… se mi chiedessero di definirla riassumerei il tutto in tre parole: forte, determinata, di cuore. Una donna splendida sotto tutti i punti di vista!
Omicidio Roberta Siragusa: la Corte d’Appello dice no alla perizia psichiatrica su Pietro Morreale
Mariachiara Sanfilippo 3A
La notte tra il 23 e il 24 Gennaio del 2021 Roberta Siragusa, una ragazza di 17 anni venne uccisa dal fidanzato Pietro Morreale e prima di essere data alle fiamme fu colpita più volte al volto in modo violento con una pietra e diversi pugni. Come se non bastasse, il fidanzato bruciò il suo corpo già martoriato nel parcheggio del campo sportivo di Caccamo, mentre Roberta era ancora viva.
Una fine atroce. Il cadavere venne caricato sull’auto e gettato in burrone ai piedi del Monte San Calogero. Il corpo senza vita di Roberta venne ritrovato la mattina del 25 Gennaio.
La giovane vittima era scomparsa la notte prima dopo aver partecipato ad una festa con il fidanzato e altri amici.
La mattina seguente Pietro Morreale,19 anni, si presentò alla caserma dei Carabinieri accompagnato dal padre e dall’avvocato raccontando tante bugie, raccontando che Roberta aveva litigato con lui, che voleva togliersi la vita. Morreale rivelò ai carabinieri il luogo in cui si trovava il cadavere di Roberta.
Il 19enne venne sottoposto a un lungo interrogatorio continuando a sostenere la propria innocenza. Ma la verità è emersa dopo l’ultimo processo quando è emersa la colpevolezza di Pietro Morreale condannandolo all’ergastolo. Nei giorni scorsi, la Corte di appello di Palermo ha respinto la richiesta della difesa di eseguire una perizia psichiatrica sul giovane.
Questa storia mi ha fatto molto riflettere e spero che un episodio del genere non si ripeta più. Ogni uomo deve rispettare la donna, senza usare la VIOLENZA .
Lucia Annibali, il "non amore" che ferisce
Alessia Guardino (III°)
Era il 16 aprile 2013 quando la vita di Lucia Annibali cambiò per sempre. Quel giorno due uomini, mandati dal suo ex-fidanzato Luca Varani, le sfregiarono il bellissimo viso con l’acido. Da quel momento, Lucia ha dovuto subire una serie di interventi chirurgici agli occhi e al viso.
Adesso ha 46 anni, sono passati 10 anni da quel giorno ma Lei dice: “A volte mi capita di pensare al passato e rivivere quell'incubo” ...Dice anche: “Il rapporto col mio viso è difficile, ma è comunque il mio viso e gli voglio bene”.
Il suo ex compagno ha pagato per quello che ha fatto e nel 2016 è stato condannato a 20 anni di reclusione per tentato omicidio e stalking.
Lei non ha mai voluto incontrarlo per non rivivere quei terribili momenti.
Una donna forte, che ha deciso di combattere ancora contro la violenza sulle donne, affinché non si ripetano più episodi come il suo. Nel 2014 Lucia Annibali ha scritto un libro dal titolo "Io ci sono".
Per noi lei è un grande esempio, nonostante tutto quello che ha subito ha continuato a lottare contro la violenza sulle donne, invitando a denunciare subito e a non avere paura.
La violenza sulle donne
Chiara Cascio III E
Come si sa dal 1999 ogni anno il 25 novembre si celebra la giornata contro la violenza sulle donne, una giornata che dovrebbe servire a combattere tutti i tipi di violenze di genere e a far riflettere su quante ingiustizie le donne affrontano ogni giorno solamente perché sono DONNE. A distanza di 24 anni la situazione non è cambiata molto. Nell'ultimo secolo l'uomo ha attraversato un'evoluzione sotto moltissimi punti di vista, ma ancora a distanza di anni non si è riuscito a sradicare questo arcaico modo di pensare. Giornalmente si sentono notizie di donne che vengono uccise o che subiscono violenze.
Solo in Italia sono 60 le donne uccise nei primi sei mesi del 2023, i dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica. Esistono diversi tipi di violenza oltre a quella fisica, come quella psicologica, sessuale e lo stalking. Riguardo la violenza psicologica, solamente nel 2021 il 77,9% delle 20.711 donne accolte da alcuni centri antiviolenza, ha subito violenza psicologica.
L'ultimo dato: il 25 ottobre 2023 i femminicidi in Italia sono arrivati a 100.
Le donne, talvolta, si allontanano dal sistema giudiziario, non si fidano delle forze dell'ordine e dei servizi sociali non sentendosi tutelate e per questo evitano di esporre denuncia.
Certe volte questa considerazione sulle donne, ritenendole "diverse dagli uomini", che quindi devono stare un passo indietro a loro si acquisisce dal contesto familiare in cui si cresce, o dagli ambienti e persone che si frequentano.
Sin da quando si è piccoli bisogna capire l'importanza del rispetto e che non bisogna discriminare, bisogna dire no alla violenza, imparare ad affrontare le cose tramite il dialogo... e solo così si riuscirà ad avere una società migliore, in cui una donna non ha paura di uscire da sola per strada, in cui riesce a stare sola senza dover avere la presenza di un uomo per sentirsi al sicuro.
Ancora siamo ben lontani da questo cambiamento evolutivo. Purtroppo queste violenze ci riguardano, ci toccano da vicino, sono spiacevoli situazioni che succedono anche a pochi metri da noi. Se si nota qualche cosa che non va, bisogna intervenire e non essere indifferenti. In questi ultimi anni l'indifferenza è un atteggiamento diffuso, perché molti non vogliono avere problemi. Invece no! Se si nota qualche atteggiamento strano non bisogna rimanere indifferenti, ma intervenire. Se adottassimo tutti questa idea di empatia e cominciassimo ad aiutare il prossimo sicuramente le donne che subiscono violenze sarebbero una quantità estremamente minore, perché l'aggressore piuttosto che pensare di poter agire indisturbato perché tanto nessuno interviene, penserebbe alle conseguenze.
Dobbiamo ascoltare, metterci nei panni delle vittime e schierarci dalla loro parte: essere empatici ovvero mettersi nei panni dell'altro.
Se si riuscirà a raggiungere questa grande idea si avrà senz'altro una società migliore!
Amicizia, un sentimento prezioso!
Clara Cagnina, Maria Lo Buono (3°A)
L'amicizia è una relazione tra persone che si vogliono bene ed è basata sul rispetto, sulla sincerità, sull’ascolto, la fiducia e la disponibilità reciproca.
A volte un amico o anche un gruppo di amici può essere un luogo di ritrovo che porta a fare nuove esperienze insieme, un vero amico è sempre pronto ad ascoltarti, darti buoni consigli, consolarti, augurarti il meglio ed essere felice dei traguardi dell’altro. Un amico è anche quello che non ti dà sempre ragione ma che ti dice se stai sbagliando.
Peró non è sempre così,purtroppo è raro trovare veri amici di cui puoi fidarti,molto spesso siamo portati a definire “amici” tutte quelle persone con cui abbiamo dei rapporti frequenti, ma in realtà la maggior parte sono solo dei semplici conoscenti.
Il vero amico è quella persona con cui possiamo sempre essere noi stessi senza nasconderci, che conosce tutti i nostri pregi e difetti e nonostante tutto non ci chiede di cambiare, una persona con cui ci troviamo a nostro agio e che conosce anche le nostre debolezze.
Marilyn Monroe verrà sempre ricordata per essere stata la donna più rilevante nella storia di Hollywood e del cinema.
Nel 1937 Norman venne mandata in un orfanotrofio. Qui fu oggetto di abusi sessuali e in seguito fu affidata a diverse famiglie. Arrivata alla maggiore età, la donna andò a vivere con sua zia e il compagno, il quale aveva l'abitudine di usare una cinghia di cuoio come metodo correttivo. Norman si sposò all'età di sedici anni nella speranza di essere finalmente spensierata e felice ma non fu così dato che prima e dopo il matrimonio subì nuovamente violenze sessuali. Tutte queste tragedie scaterarono nella donna un continuo bisogno di essere accettata da tutti e la paura dell'abbandono.
Marilyn Monroe, il dramma di una donna di successo vittima di violenze
Arena Costanza III°D
Norman Jean Baker, in arte Marilyn Monroe, è un'attrice statunitense e produttrice esecutiva. Nata il 1° giugno 1926 a Los Angeles, California (USA), è morta il 5 agosto 1962, all'età di 36 anni, a Los Angeles.
Nel 1958 ha ricevuto il premio come miglior attrice straniera al David di Donatello per il film Il principe e la ballerina.
Psicologia, traumi, violenze, maltrattamenti e abusi
Si pensa che la morte dell'attrice sia riconducibile ad un tentativo di suicidio. È molto probabile che Marilyn soffrisse di un disturbo borderline della personalità e che questo la portò a tentare il suicidio ben tre volte. Nell'ultimo suo tentativo, tuttavia, non riuscì a salvarsi. Il disturbo fu causato da una infanzia traumatica: la donna, sin da piccolissima, non fu accettata dalla madre e dalla sua famiglia. Non conobbe mai il padre, di cui ereditò solo il cognome.
La madre, Gladys, soffriva di vari disturbi psichiatrici diagnosticati. Questa situazione non permetteva alla donna di poter prendersi cura della piccola Norma.
Nel 1933 Gladys, pur di racimolare qualche spiccio, ospitò all'interno della propria casa, una coppia di inglesi. Questo portò Norma ad essere soggetta a violenze sessuali da parte dell'uomo e a continue umiliazioni da parte di entrambi. Anche Gladys contribuì ai problemi di Marilyn: infatti la donna per tre volte provò ad uccidere la bambina fin quando non venne internata in un ospedale psichiatrico.
La sua fu una vita davvero difficile che si concluse col suicidio all'età di 36 anni. Marylin ebbe una carriera luminosa, apparentemente sembrava una donna felice, un'icona irraggiungibile ma che nascondeva un lato oscuro.
Marilyn Monroe verrà sempre ricordata per essere stata la donna più rilevante nella storia di Hollywood e del cinema.
Nel 1937 Norman venne mandata in un orfanotrofio. Qui fu oggetto di abusi sessuali e in seguito fu affidata a diverse famiglie. Arrivata alla maggiore età, la donna andò a vivere con sua zia e il compagno, il quale aveva l'abitudine di usare una cinghia di cuoio come metodo correttivo. Norman si sposò all'età di sedici anni nella speranza di essere finalmente spensierata e felice ma non fu così dato che prima e dopo il matrimonio subì nuovamente violenze sessuali. Tutte queste tragedie scatenarono nella donna un continuo bisogno di essere accettata da tutti e la paura dell'abbandono.
-la cattiva gestione delle scadenze.
-la scorretta conservazione degli alimenti, quando i cibi sono esposti a temperature non idonee si riducono in cattivo stato.
-l’errata gestione delle scorte da parte di tutti i cittadini, e quindi in questo caso bisogna gestirsi e non comprare troppe cose se non sono necessarie
-cucinare e servire troppo cibo.
Nel mondo un terzo di quello che viene prodotto viene sprecato e non è una buona cosa perché così facendo la percentuale diventa troppo alta considerando tutta la gente che nel mondo muore di fame.
Sara Morganti è nata il 21 marzo 1976 ed è una cavallerizza italiana.
Sara ha iniziato a montare all'età di 13 anni quando un giorno accompagnò sua sorella nella lezione di equitazione, allora quando provò a cavalcare gli piacque e da lì diventò la sua più grande passione.
Sara è nata in una famiglia numerosa composta da 3 fratelli e 3 sorelle. Inizialmente lavorava nelle scuderie e puliva i Box per cavalcare.
All'età di 19 anni scoprì di avere una malattia, la sclerosi multipla, che non gli permetteva di camminare e per questo è costretta a stare sulla sedia a rotelle. Una vita non semplice, essendo anche una ragazza molto allegra e amante dei cavalli.
Nonostante le difficoltà, Sara Morganti ha continuato a gareggiare e ha vinto numerose medaglie. Un esempio per tutti noi!
Ma soprattutto non dovremmo perdere tempo perchè se continueremo così rovineremo soltanto il pianeta senza salvare aree preziose, vittime della nostra inciviltà.
Noi studenti non verremmo mai che il nostro pianeta sia rovinato, quindi se vediamo qualcuno che sta inquinando in tutti i modi possibili cerchiamo di fargli capire che non va bene e che la Terra è la nostra casa.
Anna Grassellino, una Siciliana in nome dell'eccellenza scientifica all' estero
Chiara Cascio II°ELa canzone in questi giorni è molto ascoltata, ma qual è il suo significato?
Nella sua più grande opera, la Divina commedia, Dante immagina di fare un viaggio immaginario nell'Aldilà attraversando l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso.
Al Dantedì, ogni anno partecipano molti studenti delle scuole medie e superiori di tutta l'Italia per ricordare l'importanza della lettura di Dante da parte dei giovani.
"Ogni anno una città diversa, ogni anno un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. Recitare i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile, per farli vivere ancora, per non farli morire mai. Per farli esistere nella loro dignità" spiega Libera.
Lo slogan dell'edizione 2023 è “È possibile”
"Lo slogan di questa Giornata vuole portarci a riflettere su ciò che ciascuno di noi può fare per l’affermazione dei diritti e della giustizia sociale. La parola “possibile” deriva da potere e indica ciò che si può realizzare, ciò che può accadere. In un momento storico in cui le difficoltà sono numerose, con la crisi ambientale, sociale ed economica aggravata dalla pandemia e la vulnerabilità politica internazionale provocata dalla guerra, abbiamo il dovere di indicarci insieme la strada, di dirci dove può e deve portarci il nostro impegno comune" conclude Libera.
di Agostino Vivinetto (II°A)
di Gabriele Battaglia, Francesco Cancilla, Andrea Di Bennardo (II°D)
di Clara Cagnina (II°A)
Franca Viola era figlia di una coppia di coltivatori. All'etá di 15 anni si fidanzó (con il consenso del padre) con Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rini e membro di una famiglia benestante. In quel periodo Melodia fu arrestato per furto e per appartenenza ad una banda mafiosa, ciò indusse il padre di Franca a rompere il fidanzamento. Per questo motivo la famiglia Viola fu soggetta ad una serie di minacce e intimidazioni.
Il 26 dicembre 1965, all'etá di quasi 17 anni, Franca Viola fu rapita da Melodia, che agí con l'aiuto di dodici amici, con i quali devastò l'abitazione della giovane e aggredì la madre che tentava di difendere la figlia.
Franca fu violentata, malmenata e lasciata a digiuno, quindi tenuta segretata per otto giorni inizialmente in un casolare al di fuori del paese e poi in casa delle sorella di Melodia, ad Alcamo.
Il giorno di Capodanno, il padre della ragazza fu contattato dai parenti di Melodia per la cosiddetta "paciata", un incontro volto a mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e far accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani.
Il padre e la madre di Franca, d'accordo con la polizia, finsero di accettare le nozze riparatrici e addirittura il fatto che Franca dovesse rimanere presso l'abitazione di Filippo, ma il giorno successivo, il 2 gennaio 1966, la polizia intervenne all'alba facendo irruzione nell'abitazione, liberando Franca ed arrestando Melodia e i suoi complici.
Il 5 settembre 1981 veniva finalmente abolito il cosiddetto matrimonio riparatore. Franca diventò un simbolo di coraggio e di emancipazione femminile in Italia perchè fino a poco più di 40 anni fa le donne erano costrette a sposare anche coloro che le violentavano e in questo modo gli uomini evitavano il carcere.
di Alessandra Costa (II°A)
Margherita Hack è nata a Firenze il 12 Giugno 1922, da padre protestante e madre cattolica, è stata una delle menti più geniali della comunità scientifica, perché fece molte osservazioni astronomiche. Durante l'adolescenza Margherita Hack fu anche campionessa di salto in alto e in lungo. A Firenze si laureò in Astrofisica. In realtà doveva specializzarsi in Elettrostatica ma la riteneva noiosa, e allora si specializzò in Astronomia, da allora il suo scopo fu quello di osservare le stelle.
L'eredità di Galileo Galilei influenzò l'attività della Hack. Nel 1944 conobbe Aldo de Rosa il Marito. Iniziò a lavorare con l'Università della California. Margherita promosse le attività didattiche e di ricerca.
Apri anche un dipartimento di Astronomia in cui fu direttrice fino al 1990, e così fu la prima Scienziata donna a dirigere l’osservatorio Astronomico di Trieste. Il 29 Giugno del 2013 Margherita Hack morì dopo una settimana di ricovero in ospedale.
di Rachele Terrana ed Elisa Costanzo (II°D)
Liliana Segre è un’antifascista e politica italiana, superstite dell’olocausto e testimone attiva della Shoah, è nata il 10 settembre 1930 a Milano, ha frequentato l’università degli studi di Verona e gli studi di Bergamo.
Il 30 gennaio 1944 venne deportata dal binario 21 della stazione di Milano centrale al campo di concentramento Auschwitz-Birkenau, che raggiunse dopo sette giorni di viaggio. Venne subito separata dal padre, che non rivide mai più e che poi morì il 27 aprile 1944. Il 18 maggio 1944 anche i suoi nonni paterni furono arrestati a Inverigo e dopo qualche settimana vennero deportati ad Auschwitz e uccisi nelle camere a gas il giorno dell'arrivo, il 30 giugno.
Il 19 gennaio 2018 Liliana Segre è stata nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale.
Dal 15 aprile 2021 è Presidente della commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza .
Il 13 ottobre 2022 ha presieduto la seduta inaugurale del Senato della Repubblica, all’inizio della XIX legislatura ricoprendo la carica di Presidente provvisorio dell'assemblea, per motivi di anzianità.
Le opere di Liliana Segre
Tra i libri in cui porta la sua importante testimonianza, ricordiamo:
Fino a quando la mia stella brillerà; La memoria rende liberi; Scolpitelo nel vostro cuore; La sola colpa di essere nati, scritto con Gherardo Colombo ed Ho scelto la vita.
Foto: Senato della Repubblica
di Carlotta Sanfilippo (II°A)
Lidia Poët è stata la prima avvocata italiana, nata il 26 agosto 1855 a Perrero e morta il 25 febbraio 1949 a Diano Marina. Lidia Poët si laureò in giurisprudenza dopo aver proseguito i suoi studi all’Università di Torino il 17 giugno 1881.
Dopo due anni, nel 1883, Lidia presentò la domanda all’Ordine degli Avvocati per essere ammessa alla professione di avvocatura. In assenza di norme contrarie alla professione di Avvocato svolta dalle donne, Lidia Poët fu ammessa, ma la Corte d’Appello di Torino, stabilì che la professione forense fosse vietata alle donne. Purtroppo, allora era ancora forte la discrimiazione tra gli uomini e le donne.
Secondo i giudici, quello non era il momento per verificare se la donna fosse in tutto eguagliata all’uomo.
Lidia, di fronte ad una situazione del genere, non si arrese e continuò a lavorare presso lo studio legale del fratello combattendo per i diritti di tutti. Nel 1919 il Parlamento approvò la legge che consentì a tutte le donne di praticare la professione degli uffici pubblici. Oggi in Italia le donne avvocato sono in costante aumento anche grazie a Lidia.
di Francesco Tonda (II°A)
Rita Levi-Montalcini è nata a Torino il 22 Aprile 1909 da una famiglia importante e benestante. È stata una neurologa, accademica e senatrice a vita italiana. Suo padre, Adamo Levi, era un ingegnere elettronico e matematico, la madre, Adele Montalcini era una pittrice. Rita era la quarta di quattro fratelli insieme alla gemella Paola. Trascorse un'infanzia e un'adolescenza serena, coltivando l'interesse per gli studi e per la ricerca intellettuale, grazie all'esempio dei genitori. All'età di ventuno anni decise di intraprendere gli studi medici iscrivendosi alla facoltà di medicina dell'università di Torino. Il suo intento era di diventare medico per aiutare i poveri e i sofferenti.
Nel 1936 si laureò con 110 e lode in medicina e chirurgia, successivamente si specializzò in psichiatria e neurologia. Nel 1986 ricevette il Premio Nobel per la medicina perché negli anni Cinquanta scoprì e illustrò il fattore di accrescimento della fibra nervosa. È stata la prima donna ad essere ammessa alla Pontificia Accademia delle scienze, l' 1 Agosto 2001 è stata nominata senatrice a vita per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale. È stata socia nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche.
In seguito alle leggi razziali del 1938, in quanto ebrea, Rita fu costretta ad emigrare nel marzo del 1939 in Belgio, dove si trovava anche la sorella Anna insieme alla famiglia, sebbene stesse ancora terminando gli studi di psichiatria e neurologia. Fino all'invasione tedesca del Belgio, 1940, fu ospite dell'Istituto di neurologia dell'Università di Bruxelles dove continuò gli studi sul differenziamento del sistema nervoso.
Si è sempre sentita una donna libera, rinunciò per scelta ad avere una famiglia per dedicarsi interamente alla scienza, fu sostenitrice dell'idea che le donne si trovano sullo stesso livello degli uomini.
Nella prima metà degli anni Settanta prese parte dell'attività del Movimento di Liberazione Femminile per la regolamentazione dell'aborto, fu promotrice del libero pensiero. In onore del padre, nel 1992, Rita Levi-Montalcini istituì con la sorella gemella Paola, la Fondazione Rita Levi-Montalcini, rivolta alla formazione dei giovani, ovvero al conferimento di borse di studio universitarie alle giovani studentesse africane. Questa fondazione aveva l'obiettivo di sostenere una classe di giovani donne affinché svolgessero un ruolo da leader nella vita scientifica e sociale del proprio paese.
Nel 1998 fondò la sezione italiana di Green Cross International riconosciuta dalle Nazioni Unite; sempre nello stesso anno si schierò a favore della fine del proibizionismo. Aderì all'appello rivolto al Segretario generale delle Nazioni Unite con il quale si chiedeva la liberalizzazione della droga ai fini di sottrarre ai giovani al mercato illegale.
Con la vittoria de L'Unione di Romano Prodi alle elezioni politiche del 2006, Rita Levi-Montalcini, in qualità di senatrice a vita, accordò la fiducia al governo Prodi II. In quel periodo, a causa della capacità ridotta visiva, rifiutò la presidenza del Senato provvisoria che le spettava. Sostenne il governo Prodi fino alla caduta.
Muore il 30 dicembre del 2012 all'età di 103 anni nella sua abitazione a Roma. Secondo il mio parere, Rita Levi-Montalcini è stata una donna davvero speciale, simbolo di intelligenza ed eleganza da cui prendere esempio. Fin da piccola, infatti, capì l'importanza del senso della vita, dedicando il suo tempo alla curiosità, nonché alla ricerca e allo studio ma venendo anche in aiuto alla società, al prossimo e soprattutto alle donne.
di Claudia Vallelunga (II°A)
Nonostante la sua giovane età, Greta è diventata il simbolo della lotta al cambiamento climatico del 2018, anno in cui ha iniziato a scioperare. Dall’età di 15 anni non ha mai smesso di battersi per il clima e per l’ambiente. Le ragioni che l’hanno portata a intraprendere questa strada e tutti i momenti salienti che l’hanno resa la leader dello sciopero scolastico per il clima. Greta - all’anagrafe Greta TinTin Eleonora Enmar Thunberg - è una giovane attivista Svedese, coinvolta nelle tematiche dello sviluppo sostenibile e dei cambiamenti climatici.
Nata il 3 gennaio 2003, vive a a Stoccolma. Persona estremamente sensibile, Greta ha scoperto in giovane età di avere la sindrome di Asperger, una forma particolare di autismo caratterizzata da difficoltà comunicative e di integrazione sociale. Molti suoi detrattori hanno cercato di screditarla per via di questa neurodivergenza.
Chi la conosce bene sa che tutto è cominciato qualche anno fa , quando all’età di quindici anni Greta prese la decisione di non andare a scuola per poter protestare durante l’estate 2018 contro gli aventi eccezionali eventi che videro coinvolti incendi boschivi e ondate di calore senza precedenti. Si presentò così davanti al Parlamento Svedese, dove sostò per tutta la durata della giornata scolastica in segno di sciopero.
(Foto: Facebook/Greta Thunberg)
Il suo slogan (ovvero sciopero scolastico per il clima) diventa virale, raggiungendo non solo la comunità scolastica ma coinvolgendo la comunità ambientalista di tutto il mondo. Gli scioperi si protraggono per la durata di 20 giorni, da fino agosto 2018 fino alle elezioni legislative svedesi dello stesso anno. Una volta terminate le elezioni non demorde e continua a protestare tutti i venerdì, lasciando quello che è diventato il suo movimento studentesco internazionale “Fridays for Future “ condiviso da migliaia di ragazze in tutto il mondo.
di Maria Lo Buono (II°A)
Malala Yousafzai è una giovane studentessa e attivista pakistana. Nata a Mingora in Pakistan il 12 luglio del 1997, è molto conosciuta per il suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e per il diritto all’istruzione della sua città. Nel 2014 ha vinto il premio Nobel per la pace, diventando la persona più giovane a ricevere un riconoscimento così importante. Ha frequentato la scuola fondata da suo padre Ziauddin Yousafzai. Nel 2008, quando i talebani hanno cominciato ad attaccare le scuole femminili in Swat, la regione in cui è nata, Malala ha tenuto un discorso dal titolo: “Come osano i talebani togliere il mio diritto fondamentale all’istruzione?”. All’inizio del 2009 ha lavorato per un blog della BBC con il quale documentava e denunciava il regime dei talebani pakistani, contrari ai diritti delle donne e la loro occupazione militare del territorio.
Al fine di nascondere la sua identità, ha usato il nome di Gul Makai. Grazie al suo impegno attivo è stata nominata per l’“international Children’s Peace Prize”, premio assegnato da “Kids Rights foundation” per la lotta ai diritti dei giovani ragazzi. Nel 2011 ha ricevuto il “Premio Nazionale della Gioventù del Pakistan della Pace. Il 9 ottobre del 2012, mentre era nello scuolabus che la stava riportando a casa da Scuola a Mingora, alcuni talebani armati salirono a bordo e le spararono alla testa per il suo impegno a favore dell'istruzione delle ragazze.
(Foto: Facebook/Malala)
Per ricevere cure migliori viene trasferita a Birmingham, in Inghilterra. Malala è in coma farmacologico e viene sottoposta a una serie di interventi chirurgici, tra cui la riparazione di un nervo facciale per fissare il lato sinistro paralizzato del viso. Fu Presa di Mira dai talebani a causa delle sue attività a favore dell'Istruzione per le ragazze. Dopo l'attentato, una grande Campagna di solidarietà e di protesta contro la violenza dei talebani ha scosso l'intero Pakistan, coinvolgendo soprattutto gli studenti. Anche l’UNICEF ha lanciato una petizione per salvaguardare il diritto allo studio delle bambine.
di Gabriele Battaglia, Francesco Cancilla, Andrea Di Bennardo (II°D)
Nata a Roma nel 1593, Artemisia eredita dal padre la passione per la pittura ma, essendo rimasta sola dopo la morte della madre è costretta ad occuparsi della famiglia. Tuttavia non accetta questo suo destino e grazie al forte carattere continua a seguire quella che era la sua passione ovvero la pittura, prendendo lezioni dal padre all’interno della sua bottega. Inizia la sua carriera con piccoli interventi sui lavori del genitore e a soli 17 anni dipinge il suo primo capolavoro “Susanna e i vecchioni”. Per completarla artisticamente il padre Orazio fa prendere ad Artemisia lezioni di prospettiva da Agostino Tassi. Agostino inizia a frequentare la loro casa ma nel 1611 abusa di lei e la convince a portare avanti una relazione con lui dietro promessa di matrimonio. Quando Artemisia capisce che il Tassi non la sposerà decide di denunciare lo stupro subito. Oltre al dramma dello stupro dovrà subire anche quello del processo. Infatti, molte donne testimoniano contro di lei e anche le levatrici che l'hanno visitata dopo lo stupro la torturano affinché ritiri l’accusa.
Nonostante la sofferenza e le “malelingue” che la etichettavano colpevole, Artemisia continua a sostenere la sua verità. È emotivamente distrutta e le torture che ha subìto hanno rischiato di farle perdere le dita e quindi la sua arte. Con la sua tenacia riesce a farsi strada. Nel 1616 è la prima donna a essere ammessa all’Accademia del Disegno.
(Foto: Istituti Italiano della cultura, Londra)
Nonostante i pregiudizi che ha subìto e la violenza da parte di Agostino Tassi, Artemisia non ha avuto paura di seguire la sua strada. In un mondo in cui purtroppo la violenza sulle donne è ancora esistente, una storia come questa di Artemisia deve essere da esempio per tutte le donne affinché non perdano il coraggio di denunciare e di lottare con forza per quello in cui credono.
di 3°G
Durante il viaggio d’istruzione, che ci ha visti protagonisti a Roma, abbiamo visitato tanti luoghi bellissimi, il primo è stato Castel Sant’Angelo. Oggi questo monumento appare bellissimo e svetta sulla città di Roma. Ma un tempo questo luogo era utilizzato come tribunale e per eseguire le condanne a morte. Moltissimi uomini e donne sono stati in questo luogo processati o condannati a morte.Tra le tante storie ascoltate, ci ha colpito quella di Beatrice Cenci e Artemisia Gentileschi. Beatrice era figlia del conte Cenci che non si distingueva certo per correttezza e onestà. Era un uomo violento, depravato ma impunito perché nobile. La figlia tentò in tutti i modi di ricevere aiuto da qualcuno per allontanarsi dal padre, chiese aiuto persino al papa, ma nessuno l’aiutò. Le restò solo la disperazione che la portò ad organizzare con i fratelli l’assassinio del padre per liberarsi dall’orrore subito da questo aguzzino.Il conte Cenci anche dopo la morte fu aiutato,ancora una volta,da potenti e i suoi assassini furono condannati per parricidio, ma questo terribile atto violento era stato progettato per porre fine alle violenze continue perpetrate ai loro danni. Durante il processo Beatrice non confermò mai le violenze subite dal padre. La giovane fu decapitata sul ponte di Castel Sant’Angelo. Questo fatto di cronaca nera è ancora vivo nella memoria dei romani che allora chiedevano l’amnistia per Beatrice e i fratelli, amnistia che non arrivò mai. Oggi la giovane Beatrice avrebbe avuto l’aiuto che incessantemente aveva chiesto allora senza riceverlo mai.
Diversa, ma simile, la storia di Artemisia Gentileschi che fu stuprata da Agostino Tassi e ne denunciò il fatto a cui fece seguito il processo per stupro. Non fu semplice per la giovane donna, in epoca rinascimentale, provare la propria innocenza. Subì mortificazioni fisiche e morali, ma nonostante tutto continuò la lotta, forte dell'appoggio paterno. Storie di due donne dello stesso periodo storico, con storie simili e diverse nell’epilogo.
Oggi, grazie alle conquiste e ai diritti civili raggiunti, le donne possono contare sull’aiuto delle forze dell’ordine, delle associazioni, sulla sensibilità della gente su queste tematiche così importanti.
Le donne non sono più sole. Questi obiettivi sono stati raggiunti anche grazie al coraggio e alla forza delle donne come Beatrice Cenci e Artemisia Gentileschi. Nella giornata dell’8 Marzo è doveroso ricordare la storia di queste due donne antesignane, simbolo di una lotta ancora non del tutto conclusa.
di Gloria Caltagirone (II°A)
Dame Zaha Hadid è stata un architetta e designer irachena naturalizzata Britannica. Ha ricevuto il premio Pritzker nel 2004 e il Premio Stirling nel 2010 e nel 2011. Zaha è nata il 31 ottobre 1950 a Bagdad, in Iraq, in una famiglia agiata (il padre è un imprenditore edile e politico, la madre un’artista). Studia matematica all’accademia Americana di Beirut e poi , nel 1972 si trasferisce a Londra per proseguire gli studi alla Architectural Association. Dopo essersi diplomata nel 1977, inizia a lavorare per uno dei suoi insegnanti Rem Koolhaas. Nel 1980, fondò il suo studio con sede al Londra. Dagli anni Ottanta in poi ha insegnato alla Architectural Association.
Nel 1999 è la progettista del palcoscenico e della scenografia del Nightife Tour dei Pet Shop Boys e nel 2002 Hadid vinse la competizione internazionale per disegnare il masterplan del Centro Scientifico di Singapore. Nel 2004 Hadid è diventata la prima donna a vincere il Premio Pritzker che in architettura equivale a un Premio Nobel. Ha ricevuto una laurea honoris causa presso l’università americana di Beirut. Il mese prima della sua morte è stata Insignita della Royal Gold Medal dal Royal istituite al British architects diventando così la prima donna a ricevere individualmente il riconoscimento. Fra le sue attività ci sono molti progetti inerenti il mondo del disegno industriale e non solo a quello architettonico. Nel 2008, per esempio, la designer irachena ha realizzato, per l’azienda italiana Serralunga.
A cosa si ispira Zaha Hadid?
L’architettura di Zaha Hadid trae ispirazione dalla tettonica ,concependola come strati geologici sovrapposti che generano all’interno delle cavità abitabili.
Quali opere sono state realizzate da Zaha Hadid in Italia?
Particolarmente intensa l’attività in Italia: tra i suoi progetti più recenti figurano infatti la stazione Marittima di Salerno (2000), il masterplan e la torre del progetto City Life presso la fiera di Milano (2004), il Messner Mountain Museum a Plan de Corones 2015. La carriera di Zaha Hadid è un’ode alla preservanza e alla determinazione. Una storia interrotta da una morte prematura a 65 anni nel pieno del suo splendore, tanto che anche dopo la sua scomparsa, i suoi edifici hanno continuato a essere costruiti e le sue opere hanno sollevato polemiche e discussioni. Zaha Hadid è deceduta nel 2016 all’età di 65 anni a seguito di un attacco cardiaco mentre era in ospedale a Miami, dove era stata ricoverata per una bronchite.
di Alessia Guardino (II°A)
Il bullismo è una violenza fisica, verbale o sociale. Quella fisica è caratterizzata da spintoni e pugni, quella verbale da parole molto forti che offendono la persona e sociale. Il bullo può colpire la vittima o in gruppo o da solo. A volte si crede più intelligente o importante della vittima che per lui è più debole o diversa per le sue caratteristiche come per esempio sesso, razza o religione.
Negli anni si è sviluppato anche il cyberbullismo che colpisce le persone online. A volte i bulli si fingono altre persone così da non farsi scoprire dalla vittima e li offendono attraverso commenti negativi o video offensivi che vengono pubblicati facendo sentire la persona inutile e disprezzata. Spesso le vittime non dicono niente a nessuno, né ai genitori né ai professori o amici. Purtroppo, sia il bullismo che il cyberbullismo possono spingere le persone al suicidio perché gli fanno "pensare" che siano diverse, inutili, stupide e che nessuno le amerà mai. Come fermarli? Un'idea potrebbe essere la creazione di posti specifici dove chiedere aiuto, ad esempio una cassetta dove in maniera sicura si può denunciare chi ti bullizza.
di Costanza Arena (II°D)
Tutti conoscono il marchio Nike ma in pochi hanno contezza del suo reale significato. Il marchio nasce nel 1964 e deve la sua denominazione all’allenatone Bill Bowerman e all’ appassionato di sport Phil Knight. Il nome ha origine greca, infatti, è associato alla Dea alata Nike che veniva celebrata negli eventi sportivi. È proprio dalle ali della Dea che nasce l’iconico logo, ovvero il cosiddetto “Swoosh”, conosciuto in Italia come “baffo”. Questo “Swoosh”, rappresentato da una mezza ala, è simbolo di continua crescita e salita.
Tra le tante collaborazioni di Nike la più famosa è sicuramente quella con il giocatore di NBA Michael Jordan. Il marchio Jordan è stato creato nel 1984 dalla Nike proprio per il prodigio dell’NBA, che era a poco entrato nella lega e in cerca di sponsor. Le Air Jordan hanno un design caratterizzato da un taglio alto. Nella parte superiore, realizzata in pelle, è presente, lateralmente, il grande “Swoosh”. La linea Air Jordan, tuttavia, è stata associata ad alcuni fatti di cronaca. Ricordiamo ad esempio l’omicidio di uno studente di scuola superiore di nome Michael Eugene Thomas soffocato a morte proprio per un paio di scarpe da ginnastica Air Jordan nel 1989.