Dal 1415 fino al 1569 almeno 15 famiglie (circa 300 persone) di origine ebraica si insediarono nel lungo vicolo che collegava l’attuale via Cavour (al tempo via Gambellara ) con la via Emilia.
Questo vicolo prenderà il nome di “vicolo dei Giudei”, vista la massiccia presenza di ebrei. La peculiaritá del vicolo dei Giudei è che fu la casa della maggior parte delle famiglie ebree tra il XIV e il XVI secolo.
Fra i negozi più emblematici del vicolo dei Giudei c’era la macelleria o bottega di vendita della carne macellata secondo la regola ebraica; nella parte più larga del vicolo all’altezza dell’attuale n. 21 vi era un fabbricato che conteneva una antica ghiacciaia al piano sottostante dove veniva caricata la neve nel periodo invernale.
Nel 1516 il Consiglio cittadino impose ai cittadini ebrei di indossare beretta gialla come segno distintivo e chi si opponeva a questa regola avrebbe dovuto pagare una multa.
Lo stesso Consiglio l’11 novembre 1537 autorizzò l’ebreo Simone da Arzignano, banchiere, a costruire una copertura a volta sulla pubblica via che collegava la sua casa a quella di David hispano ebreo. Si tratta dell’arco tutt’ora esistente lungo la via dei Giudei, all’incrocio con via San Pier Crisologo.
Dal 1549 fino alla definitiva cacciata degli ebrei dalla città, le principali famiglie continuano a vivere a Imola in case non di loro proprietà: sono costretti a venderle agli imolesi, pertanto in affitto. Il 12 luglio 1555 papa Paolo IV Carafa emana la bolla Cum nimis absurdum obbligando gli ebrei a vivere in un unica zona, ma di fatto gli ebrei imolesi continuano a vivere in vari luoghi della città. Un vero e proprio ghetto a Imola non si formò mai, come anche non vi furono mai porte di separazione, solo un documento del 1566 riporta la dicitura di un “loco detto ghetto”.
Un’altra famiglia del tempo che abitava nel vicolo dei Giudei da molto tempo era quella di Vitale e Simone da Argignano, la cui dimora confina con quella di Abiagail Yachia.
Nel 1569 c’è il definitivo abbandono degli ebrei dal territorio dello Stato Pontificio, con sola eccezione di Roma e Ancona, gli ebrei imolesi trovarono rifugio nel ducato di Faenza.