LE ROCCE MAGMATICHE
Questo è un campione di granito, una roccia magmatica, formatasi in seguito alla solidificazione dei magmi contenuti nelle profondità della crosta terrestre. Siccome i graniti solidificano ad alta profondità si parla di rocce magmatiche intrusive. Si vede un campione di granito raccolto presso rosa raccolto presso Baveno (VB).
Nel corso delle eruzioni vulcaniche, grossi frammenti di lava liquida vengono espulsi in aria, dove solidificano assai rapidamente, senza avere il tempo di cristallizzare. Il brusco raffreddamento produce così una struttura vetrosa, caratteristica della roccia chiamata appunto "vetro vulcanico" o ossidiana (il blocco in figura viene dall'isola di Lipari). Tipicamente è scura e lucida, assai dura e fragile, e si rompe secondo profili taglienti. Statuette di ossidiana vengono vendute ai turisti come souvenir.
Le rocce magmatiche che contengono i materiali che cristallizzano per ultimi sono povere di silice ma ricche di magnesio e ferro, e per questo sono dette mafiche o basaltiche. Il contenuto di ferro fa sì che siano più scure e più dense delle altre rocce ignee. Tipico esempio ne è proprio il basalto (quello in figura viene da S. Giovanni Ilarione, provincia di Verona), una roccia finemente granulare, il cui colore varia dal nero al verde scuro, composta da pirosseni e plagioclasi ricchi di calcio. Alcune isole vulcaniche come l'Islanda o le Hawaii sono costituite essenzialmente da basalto, così come quasi tutto il fondale degli oceani.
I conglomerati formati da ciottoli più o meno arrotondati uniti da abbondante matrice silicea, prendono il nome di puddinga (dall'inglese pudding, "budino"). Di solito essa si forma in seguito al trasporto effettuato da correnti fluviali e marine senza eccesso di detriti in sospensione. Spesso questi conglomerati sono stratificati insieme alle arenarie, e testimoniano l'aumento di velocità delle correnti che hanno trasportato il materiale sabbioso. Questo campione viene da Rovato (BS).
I cosiddetti "paraconglomerati" sono costituiti da processi sedimentari diverso, trattandosi di depositi clastici in cui massi di notevole volume coesistono con materiale sabbioso ed argilloso prevalente. Ad essi si dà anche il nome di arenaria, e deriva di solito dalla cementificazione di una sabbia. In genere la massa detritica fine è depositata da agenti di trasporto incapaci di effettuare una selezione granulare tra componenti maggiori e minori. Le arenarie costituiscono spesso le morene dei ghiacciai. Quest'esemplare viene da Sarnico (BG).
Esistono anche rocce sedimentarie non detritiche, la cui origine non può essere messa in rapporto con la sedimentazione dei gusci calcarei di organismi preistorici. Si tratta di rocce assai dure, costituite da quarzo amorfo o microcristallino, incluse sotto forma di noduli in rocce di diversa composizione; tale tipo di roccia prende il nome di selce. Secondo alcuni si è formata per sostituzione incompleta di sedimenti organici da parte di silice. Le selci furono scheggiate dai nostri antenati per produrre asce o punte di freccia, dando il via all'era dei manufatti.
Molto usato in edilizia e per la fabbricazione di statue e suppellettili ornamentali è l'alabastro calcareo, di cui vediamo qui un campione proveniente da Soave (VR). Si tratta di una varietà di calcite (vedi più sotto) traslucida e compatta, di colore vario, che si deposita in strati e presenta lucentezza vitrea o madreperlacea, tipicamente zonata (si parla ad es. di alabastro onice); altre varietà sono l'alabastro arabescato, cipollino, cenerino, opalino. L'alabastro gessoso è invece una varietà di gesso.
Vi sono anche rocce sedimentarie piroclastiche, dovute cioè all'attività esplosiva dei vulcani. Caratteristici sono i tufi vulcanici come quello in figura a sinistra, proveniente da Viterbo. Essi si sono depositati per ricaduta delle ceneri conseguenti ad un'esplosione vulcanica: le rovine di Ercolano a tutt'oggi sono ricoperte da uno spesso strato di tufo. Nella foto si vede un esempio di tufo detto peperino per la sua tessitura, ricco di cristalli di leucite, ottimo come materiale da costruzione.
La fotografia mostra un campione di ardesia della Val Brembana, un ottimo esempio di argilloscisto: come dice il nome, deriva da rocce argillose sottoposte a metamorfismo regionale di lieve entità. La sua composizione mineralogica è analoga a quella dell'argilla da cui deriva, ma la sua tessitura è caratterizzata da piani di scistosità. Per questo l'ardesia si rompe in lastre sottili e piane, utilizzate per ricoprire i tetti delle case di montagna; la si utilizza anche per realizzare lavagne.
http://www.fmboschetto.it/images/galleria_terra.htm