Poeta naif
La raccolta completa, ma non aggioranata, nell'e-book:Versi, rime e sprazzi...
Versi, rime e sprazzi...
DOVE SEI?
(febbraio 2021)
Avvolgi il mondo
come una coperta la febbre
e così, Ti trovo
in ogni angolo abbandonato dagli uomini.
Sotto un cavalcavia,
tra cartacce e lattine di birra,
neppure vuote.
Nel bosco silenzioso,
sull’aspro sentiero oltre il dirupo
e al mio capezzale,
alto nel buio e amabile,
come un padre preoccupato.
Posso guardarti, quasi toccarti
e Tu, mi sorridi appena ...
Un giorno qualunque
mi hai posato
sul cuore di mamma
e un giorno qualunque
mi hai colto da terra
maturo, ammaccato.
Lacrime di stupore
singhiozzano:
non ho fatto abbastanza...
Sul capo chino
le tue carezze soavi:
che importa,
ti sei accorto di me
e non m'hai più
dimenticato.
Poderose,
tra rocce e gelido muschio,
donde cascate
assordanti, minacciose
e dove andate?
Pavida all’erta
la fario vi scruta
e aspetta da voi
un po’ di pace.
Anch’io vi temo,
rallentate...
del bosco incantato
i caldi profumi
sentite...
coi raggi di luce
tra ombrose frasche
giocate...
e se il vento
bisbiglia la vita,
ascoltate!
Come ti voglio,
quanto mi manchi.
Vagano invano la notte
mani ed affanni
e allora, ti sogno:
la guancia si posa,
il braccio s’avvinghia,
languido
il bacio si scioglie
sulla pelle di raso...
quanto mi manchi
e come ti voglio.
Come fossi
giovane ancora
in cerca di cose mai viste,
rovisto e m’inzuppo
tra ciottoli
e larghe conchiglie
belle, pulite,
intatte mai...
Un dì di cenere e tormenti
le avrei imbrattate,
ora le dono
alle anime scalze
che amo.
Gelido oceano di paura
e di speranza ardente,
quanto dolore pretendi
per un’incauta gioia
d'Infante?
Vento cupo da nord,
profumi di neve assolata
ma raggeli il cuore
e gli occhi fai lacrimare.
Vento possente da nord,
porti sventura
meritata, temuta,
eppur mai capita.
Vento severo da nord,
sbuffa l’impeto altrove!
Spazza la plastica oscena
e la colpa antica perdona.
Vento crudele da nord,
lascia le primule
crescere ancor sulla via
ai bordi dell’anima mia.
…e non curarti
del tempo che passa:
ogni età
ha la sua promessa,
ogni luogo
la sua casa
ed ogni uomo
la sua sposa.
Paura
è carenza di fede,
tormento
di chi non ci crede,
inciampo
per chi non Ti vede,
vergogna
di chi si concede,
angoscia
per chi non sorride,
rovina
di chi non s’avvede:
davvero, la paura
è carenza di fede.
Sosterò ad ogni passo,
ad ogni sospiro.
Ogni sorso,
ogni gioir,
ogni affanno,
ogni speranza...
ogni volta
sosterò a ringraziarti.
Ma Tu,
lascia battere ancora
questo piccolo cuore,
felice ed inquieto
nel palmo della tua mano.
Esitante,
disse alla Luna:
o madre di tutti i miei sogni,
perché dei tuoi baci
mi neghi la gioia?
Gaia sorrise,
ma severa rispose:
giovane Uomo,
non temere fatica e dolore,
alzati e sali quassù,
la tua pelle coprirò
di baci e di onore.
Amaca, rude sostegno
del mio corpo esausto,
inviti al sogno
dal basso angusto,
culli la mente
e consoli il mio cuore,
pria che del morso
avverta il dolore...
Cara brezza di luglio,
anche se ascolto i tuoi raggi,
salire ancora non voglio:
giammai tra fronde di faggi.
Donna infame
che porti scompiglio
e pieghi l’amore
alle tue brame,
gelida madre della paura,
torbida amante dell’altrui dolore,
ne suggi angoscia e potere,
ma sputi la gioia
per te così amara.
Accorri,
spavalda e maldestra...
altri amanti aspettano cupi
in fondo a ciò che ti resta.
Sento d’un tratto
che son silenziose,
il sole è sparito
ed anche la luna tace.
Opaco,
lo spazio si scioglie
e il tempo rabbioso
si spegne:
trionfante e severa
al frusciar degli ontani,
ecco la fin della sera...
e mi tremano le mani.
Dolce amara nostalgia.
Che cercate,
gabbianelle soavi,
tra flutti smeraldo e turchese,
dove il cupo relitto
di ruggine sanguina ancora?
Quanto vi spetta guizzante
o fresche emozioni di tuffi
dopo la danza
nel sole ventoso del nord?
Care amanti,
spensierate, accaldate, affamate,
sempre sicure di quello che fate,
a fatica vi cerco
irrequieto nei cieli di giugno,
tornate!
Scorri tra sassi mia vita dolente
ora schiumando fresca giocosa
poi scemando felice per niente,
perduta, stagnante, melmosa.
Sei nata pura d’arcano gelo
e per quanto di laido intrisa
così morrai, tornando al cielo
ove vuolsi che mai fossi uccisa.
Freméa nel grembo lucente,
del Padre il sommo Disio:
Verità sia corpo vivente
perché tutti tornino a Dio!
A Lor dunque il cuor si rivolga
e a piegar l’alterigia insana,
che lo strazio poi non si dolga
d’una vita sì torbida e vana.
Oggi vedo che la Storia
non è più la folle giostra
dove sol per vanagloria
ci si mette in bella mostra.
Ma da quando è qui con noi
uno solo è il gran conflitto:
sei con Cristo oppure vuoi
che di nuovo sia trafitto?
D’un tratto la greve matassa
sfilerai con garbo amoroso:
davvero quaggiù tutto passa,
dall’iniquo diletto al sopruso.
Lascia che baci le dita pietose
lacerate da sì torbidi inganni,
belle, tremanti e pur dolorose
mai sazie di scioglier affanni.
Se nel Regno non v’è traccia
d’aspro sdegno, con che faccia
oseresti entrarci tu meschino,
saccente, odioso o libertino?
Non vorrai che pure in Cielo
siano urla e lai, buio e gelo?
L’agir per Fede non incanta
chi del mondo s’accontenta,
sicché t’inondi la vita amara:
impara, soffri, soffri e impara!
May come some day
she forgets
her loving him.
May come some time
he neglects
his loving her...
But please, Mr. Love,
don’t let ‘em stop
their loving You.
Da tenui colori tra loro avvinghiati
si sparge il profumo del lago incantato,
mille voci dal canneto nascoste
chiacchierano
e nel torpore d’un mattino presto,
ancora il sole s’attende e la brezza
gagliarda, puntuale, certa...