Mt 21,33-43 - Tutti fratelli e sorelle...verso un’umanità plurale
Missione è avere a cuore il popolo in cui si è inseriti. Le sue attese e i suoi sogni, come le sue lacrime e il suo grido. Farli propri e lavorare fianco a fianco della gente per renderne la vita più degna e giusta. Se non amiamo il popolo non possiamo dirci cristiani. Ma non uno solo per così scartare gli altri. Al tempo del ritorno dei nazionalismi papa Francesco nella nuova enciclica "Tutti fratelli" ci invita a recuperare il gusto del Vangelo di essere un’umanità al plurale, capace di vivere la fratellanza universale.
Per questo Gesù si trova nella città che lo sfida. Vuole portare le istanze di quel suo popolo laddove si prendono le decisioni che ne determinano il dolore e il saccheggio. L'azione di Gesù è sovversiva nei confronti di quel sistema politico, economico, religioso e militare che tiene in ostaggio la sua gente. Non lo può accettare.
Come non lo accetta oggi.
E per spiegare queste sue intenzione e intuizione profonde racconta una storia dove ognuno si può identificare, una parabola, per parlare al cuore dei responsabili: i capi dei sacerdoti e gli anziani considerati i più vicini in assoluto a Dio.
Racconta di un uomo che ha un terreno e su quello una vigna che prende a cuore. I care direbbe don Milani. La vigna nella Bibbia rappresenta infatti il popolo (Is 5) e i suoi frutti la giustizia che Dio attende da noi sulla terra. Quindi quell'uomo è particolare, "talmente umano da essere divino" direbbe Leonardo Boff.
E anche quella terra è speciale... la "terra senza mali" come la chiamano i popoli dell'Amazzonia. La circonda con una siepe e vi inserisce un torchio e una torre. Insomma ci tiene. La da in affitto a dei contadini ma non ne dimentica i frutti. E quando invia i servitori a raccoglierne i frutti è tutta una serie di violenze inaudite, come quelle che imperversano sugli ultimi: frontiere sempre più bloccate nella fortezza Europa, guerre alimentate con le nostre armi (vedi quella in Yemen), paesi africani sempre più derubati dalle nostre multinazionali.
Anche il linguaggio si fa sempre più violento tra parole che discriminano tra cittadini di serie A, B, e via via verso il basso dell'alfabeto e parole che si sono perse per strada come eguaglianza e solidarietà.
Neanche il figlio di quell'uomo particolare, Gesù di Nazareth, è rispettato: nel solco dei profeti lo fanno fuori. E così perdono l'occasione della vita insieme a terreno e frutti. Nel luogo dove Dio è al centro, il Regno, cieli e terre nuove, Ubuntu in Africa, non c’è posto per violenza e ingiustizia. Ma ci sono praterie per gli scartati che diventano protagonisti e veri e propri artefici del proprio destino. Amanti dei popoli della terra. Vicini e lontani come suggeriscono le parole preziosissime di Francesco d'Assisi riprese dall'omonimo di Roma nell'ultima enciclica: "felice colui che ama l'altro quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui".
Oggi Missione è avere uno sguardo cosmico e un amore universale. O saremo capaci di riportare nell'agenda mondiale la causa della dignità radicale di ogni essere umano o avremo fallito. O sapremo essere coraggiosi paladini della fratellanza universale capace di mettere attorno al banchetto del mondo la convivialità delle differenze oppure non ha senso correre all'impazzata per andare a schiantarci. "Tutti fratelli e sorelle" ci chiede Francesco. Oltre le religioni, le culture, le tradizioni e il colore della pelle. Stesso sangue nelle vene e stesso passaporto universale. "Cittadini e cittadine planetari" come diceva Ernesto Balducci. Non resta che osare. E sognare per essere rivoluzionari rispetto ad un’economia che uccide e fa soffrire. Perché, come amava ripetere Nelson Mandela “il rivoluzionario è un sognatore che non si è mai arreso".
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