LIBERATI DAI BLOCCHI E POTENZIATI
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LA CODIPENDENZA
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LA RELAZIONE DI COPPIA
Amare se stessi è un processo fondamentale per poter stare bene e per avere relazioni e rapporti sani e duraturi nei quali non ci si annulli nell’altro; ma è anche un percorso difficile che dura tutta l’intera esistenza, perché continuamente rimesso in discussione dalle varie vicende della vita: delusioni, incidenti, perdite, nuove conoscenze, fallimenti lavorativi, lutti, malattie.
I modi in cui ci percepiamo ed in cui riusciamo a metterci in contatto con i nostri stati d’animo influenzano la nostra capacità di amare noi stessi, Se non amiamo noi stessi, non riuscuiamo a soddisfare i desideri e i bisogni personali, e creiamo disagi per la propria persona e per coloro che ci circondano.
Bisogna accettare ciò che siamo, includendovi i pregi e i difetti, riconoscendo i nostri limiti e sapendoli sfidare, e, quindi, affrontare.
Prendersi cura di se stessi, rispettare i propri tempi, regalarsi una carezza simbolica ogni qualvolta si subisca un’ingiustizia, non giudicarsi per un errore commesso: questi sono i primi passi per poterci realmente “innamorare” di se stessi.
Diversamente si potrebbe cadere facilmente vittime di rapporti di dipendenza affettiva, nei quali in realtà non c’è spazio per la libera espressione di sé, ma si resta costantemente intrappolati in un groviglio di manipolazioni e menzogne: in questo genere di relazioni, ogni desiderio viene annullato.
Questo processo, che conduce verso un amore incondizionato di se stessi, ha origine nei rapporti con la figura di riferimento (spesso la madre) nei primissimi anni di vita.
Esistono diversi tipi di attaccamento: si passa da uno stile di attaccamento “sicuro”, nel quale il bambino è libero di esplorare l’ambiente che lo circonda, poichè sa di poter tornare sempre dalla figura di riferimento, ad uno stile di attaccamento “insicuro”, in cui invece i bisogni di accudimento non vengono soddisfatti e di conseguenza sarà difficile mettersi in contatto con le emozioni che accompagnano il bambino verso un’esplorazione del mondo autentica e felice, incastrandolo quindi in un rapporto di dipendenza.
Nel primo caso, il bambino si sente protetto, rassicurato e coccolato, in quanto il clima familiare è stato sereno e accogliente, tanto da permettergli di imparare ad essere una persona degna di amore e di rispetto che sarà poi in grado di donare al prossimo.
Quando invece il bisogno di accudimento non è stato soddisfatto a suo tempo, il rischio è quello di sviluppare una dipendenza affettiva: la persona viene annullata ed è costretta a vivere una relazione fusionale generatrice di ansia e angosce: non c’è più un “io”, ma esiste solo un “noi” .
Un altro rischio è quello di sviluppare una personalità di tipo narcisistico, in cui la persona centra l’attenzione solo su di sè senza dare alcuno spazio all’altro. L’amore per l’altro diventa quindi solo un’illusione: “siamo noi stessi ad essere amati in lui, o per meglio dire la versione perfetta di noi traumaticamente perduta. Nell’altro cerchiamo il risanamento dell’antica ferita” (Cimino C. 2012). Sembra che alla base di tutto ci sia il soddisfacimento dei propri bisogni: quando parliamo di bisogni intendiamo sia quelli fisiologici, come ad esempio la fame ed il sonno, che quelli affettivi; la persona che acquisisce una sicurezza emotiva avrà una percezione positiva di sé e delle proprie emozioni e sentirà quindi di essere in grado di superare ogni ostacolo della vita grazie alle proprie forze, senza però dimenticare che esiste la possibilità di chiedere aiuto, quando sente di non potercela fare da sè. Fondamentale a tale scopo è anche avere una buona autostima: con questo termine si intende l’insieme di giudizi (positivi o negativi) che la persona attribuisce a se stessa nelle varie circostanze di vita; essa ci consente di auto-osservarci e di conseguenza di conoscerci profondamente. Il suo sviluppo dipende da una miriade di fattori, tanto interni quanto esterni all’individuo: come già detto, gli altri giocano infatti un ruolo molto importante, avendo cioè il “potere” di influenzare il modo in cui la persona si percepisce già dai primissimi anni di vita. Pertanto, è il frutto delle nostre relazioni e interazioni. All’origine della costruzione dell’autostima ci sono il Sé ideale e il Sé reale: il primo, corrisponde a come la persona vorrebbe essere, mentre il secondo corrisponde al dato oggettivo, composto da abilità, capacità e limiti. Nel momento in cui, dopo un confronto tra i due Sé, la discrepanza si rivela particolarmente significativa, la persona sviluppa una scarsa stima di se stessa. Molte persone confondono l’amore per se stessi con l’egoismo, ma in realtà si tratta di due concetti molto diversi: l’egoista non si ama anzi forse si disprezza, o addirittura si odia: tutto ciò che fa è un tentativo di colmare un immenso vuoto interiore.
Quello che bisogna fare per iniziare a volersi davvero bene è conoscersi nel profondo senza giudicarsi, accogliere tutte le emozioni, da quelle più dolorose a quelle più gradevoli, acquisendo un buon grado di consapevolezza della propria storia familiare e cercando di “capire” perché alcuni bisogni non siano stati soddisfatti dalla figura di riferimento, ciò consentirà di perdonare se stessi e di conseguenza gli altri, evitando di commettere i medesimi errori.
E’ un duro lavoro su se stessi che mette costantemente alla prova, una scoperta continua, un viaggio lungo e tortuoso, ma allo stesso tempo ricco di sorprese.
Perchè scatta l’attaccamento emotivo ?
L'attaccamento emotivo può scattare o per dinamiche profonde legate a ferite narcisistiche della nostra infanzia o perchè non siamo allineati cioè non cerchiamo di soddisfare i nostri bisogni emotivi in modo alternativo.
BISOGNI EMOTIVI UMANI SECONDO TONY ROBBINS:
SICUREZZA
VARIETA' E ECCITAZIONE
CONSAIDERAZIONE E DISTINZIONE
AMORE E CONNESSIONE
CRESCITA E MIGLIORAMENTO
CONTRIBUIRE E CONDIVIDERE
Se questi bisogni emotivi vengono, almeno in parte soddisfatti, con altre attività o relazioni sociali la persona si sente allineata e non cerca nella relazione di coppia la loro completa soddisfazione.
Come prevenire l'attaccamento:
Possiamo analizzare se stiamo facendo qualcosa per soddisfare tali bisogni in modo alternativo.( facciamo il punto della situazione scrivendo )
Cerchiamo di attivarci con nuove attività o relazioni per soddisfare tali bisogni. ( es. il bisogno della considerazione può ewssere soddisfatto con attività di volontariato o sportive ecc..)
Analizziamo cosa si vuole vaeramente dalla relazione (in forma scritta)
Spesso il termine codipendente viene spesso usato in modo dispregiativo per descrivere una persona “appiccicosa”, in realtà è una condizione di dipendenza emotiva reciproca tra due individui, oppure una relazione disfunzionale in cui un individuo è psicologicamente dipendente da qualcuno che, a sua volta, ha una dipendenza patologica (alcol, gioco d’azzardo).
La condizione di codipendenza spesso viene vissuta da un familiare o un amico di una persona che sta affrontando una dipendenza da alcol e droga, da chi soffre di disturbi mentali cronici o gravi, o da chi fa parte di una famiglia disfunzionale.
Comunicazione disfunzionale
Chi soffre di codipendenza affettiva non conosce i propri bisogni e le proprie emozioni, non le sa comunicare o ha paura a comunicarle.
Ossessione
Non si concentrano sulla vita reale. Fantasticando su come vorrebbero che fossero le cose e su come fare a rendere reali quelle fantasie.
Dipendenza
Sono terrorizzati dal rifiuto e dall’abbandono cadono in depressione se si sentono soli. Se la relazione diventa dolorosa o violenta, si sentono in trappola e non riescono a tirarsene fuori.
Sentire di non essere mai abbastanza senso di colpa, vergogna e perfezionismo.
Famiglia disfunzionale
Una famiglia disfunzionale è una famiglia che nega e reprime i sentimenti di paura, rabbia, dolore o vergogna che prova, creando terreno fertile per la codipendenza affettiva. I membri della famiglia imparano a ignorare i propri bisogni e a concentrarsi sul membro della famiglia problematico, diventando così codipendenti.
Compiacimento dell’altro
Tendono a essere disponibili, pensano di non avere una scelta, provano ansia se devono dire di no, sacrificano i loro bisogni per compiacere gli altri.
Mancanza di confini
Essere emotivamente sani implica conoscere la differenza tra ciò che ci appartiene e quello che appartiene agli altri (corpo, proprietà e sentimenti)
Le persone codipendenti:
non hanno confini (si sentono responsabili per i sentimenti degli altri o accusano gli altri per i loro)
- hanno confini troppo rigidi (si distaccano troppo dagli altri con confini estremi ).
- a volte sono altalenanti.
Prendersi cura dell’altro
Bisogno compulsivo di aiutare l'altro anche se non vuole,
anteporre i bisogni dell’altro ai propri
si sente ferita e rifiutata se l'altro non accetta l'aiuto
Controllo dell’altro
Bisogno di controllare la vita dell'altro
Problemi con l’intimità
non riescono ad essere aperti e onesti.
Paura dell’abbandono
Anche il più piccolo degli incidenti, come il partner che si dimentica di chiamare, può scatenare intense reazioni nel codipendente.
Paura di sbagliare
Se sbaglia cade in preda a stress, ansia e paura di essere abbandonata.
Confondono la pietà per amore
I codipendenti tendono ad amare persone per cui provano pietà e che vogliono salvare.
Narcisismo
Spesso ci sono tratti di Narcisismo
Bisogno di amore
non riesce a sentire il vero bisogno di amore
aumentare l’autostima,
migliora le strategie adattive,
strutturare una relazione intima con se stessi
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