DISTURBI DELLO SPETTRO AUTISTICO
Che cos’è l'autismo?
I disturbi dello spettro autistico rappresentano una forma precoce di disabilità mentale in grado di alterare lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Si caratterizzano, infatti, per la compromissione delle funzioni comunicative, dell’interazione sociale e dello sviluppo intellettivo.
Qual è la causa?
L’eziologia è generalmente sconosciuta, ma sembra che la componente genetica giochi un ruolo predominante.
Come si presenta?
I bambini possono mostrare numerose difficoltà nel riconoscere l’altro, nel rappresentarlo mentalmente e nel rappresentare sé stessi in rapporto con chi li circonda.
I disturbi dello spettro autistico vengono associati, in giovane età, sia ad un deficit persistente nella comunicazione e nell’interazione sociale, sia ad una ripetitività e settorialità nei comportamenti e negli interessi personali.
Trovi difficile salutare gli altri? Non ti piace ascoltare ciò di cui si interessano gli altri o cosa provano? Ti opponi al cambiamento? Ti infastidisce il contatto con altre persone?
Queste domande rispecchiano esclusivamente alcuni tra i numerosi schemi comportamentali associati ai disturbi dello spettro autistico.
Un’attuale teoria comunemente sostenuta afferma che un problema fondamentale nei disturbi dello spettro autistico è rappresentato dalla "cecità mentale", vale a dire l'impossibilità di immaginare cosa un'altra persona possa pensare. Si ritiene che tale difficoltà conduca ad interazioni sociali anomale determinando successivamente un alterato sviluppo del linguaggio.
Sebbene non esistano farmaci specifici impiegati nella cura dei disturbi dello spettro autistico, le linee guida dell’ISS suggeriscono numerosi trattamenti, tra cui:
• interventi di supporto alla comunicazione ed all’interazione sociale;
• programmi psicologici e comportamentali.
DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO
Cosa sono i disturbi dell'apprendimento?
Si è notato che, in alcuni casi, pazienti affetti da disturbi dello spettro autistico, possono presentare
delle difficoltà che si sovrappongono con sintomi propri anche di un’altra categoria di disturbi del neurosviluppo, che vedremo nel prossimo pannello.
I disturbi dell’apprendimento rappresentano disturbi precoci del neurosviluppo che coinvolgono la difficoltà nella concentrazione o nell’attenzione, nello sviluppo del linguaggio o nell’elaborazione delle informazioni visive ed uditive.
In particolare, i disturbi specifici dell’apprendimento influenzano la capacità di capire o utilizzare la lingua parlata, la lingua scritta, i numeri ed il ragionamento tramite concetti matematici.
• la dislessia, associata a difficoltà nella lettura;
• la disgrafia, associata a difficoltà nell’espressione scritta;
• la discalculia, associata a difficoltà nella risoluzione di quesiti matematici.
Questi sono spesso associati anche a difficoltà nell’apprendimento in situazioni sociali specifiche, quali:
• rispettare il proprio turno;
• stare molto vicini all’ascoltatore;
• Non comprendere la dinamica di alcuni giochi.
I bambini vengono generalmente identificati quando vi è una discrepanza riconosciuta tra i loro potenziali accademici ed il loro rendimento scolastico; i trattamenti correlati ai disturbi dell'apprendimento sono incentrati sulla gestione educativa, comportamentale e psicologica dei bambini.
Ma non solo; si è infatti notato che è elevata l’incidenza di casi in cui pazienti affetti da disturbi dell’apprendimento manifestino, contestualmente, altre patologie legate ad alterazioni nel neurosviluppo, quali i disturbi dell’attenzione.
DISTURBI DELL'ATTENZIONE
Cosa sono i disturbi dell'attenzione?
I disturbi da deficit di attenzione/da iperattività rappresentano disturbi precoci del neurosviluppo caratterizzati da difficoltà di attenzione, di controllo dell’impulsività e del livello di attività individuale.
La disattenzione si rende manifesta quando il bambino è coinvolto in compiti che richiedono concentrazione, tempi di reazione rapidi, capacità di attenzione visiva e percettiva, di ascolto complessivo e selettivo per un tempo prolungato.
L'impulsività si riferisce ad azioni affrettate che hanno il potenziale per un esito negativo.
L'iperattività comporta un'eccessiva attività motoria.
Sebbene il disturbo da deficit di attenzione/iperattività sia considerato un disturbo dei bambini e inizi sempre durante l'infanzia, i sintomi comportamentali continuano a essere evidenti nell'età adulta in circa la metà dei casi.
La diagnosi di disturbo da deficit di attenzione/iperattività è clinica e si basa su valutazioni mediche, dello sviluppo, educative e psicologiche.
In conclusione, tutti i disturbi del neurosviluppo pur presentandosi per la prima volta durante l’età evolutiva, continuano a persistere fino all’età adulta, modificandosi nel modo in cui si presentano.
È questo il motivo per cui spesso non vengono riconosciuti e diagnosticati per lungo tempo.
È importante, dunque, imparare a riconoscere le manifestazioni cliniche che queste patologie comportano, così da poter stabilire da subito per i piccoli pazienti un giusto percorso di terapia.
Haim Ginott