Depressione
La depressione non è una malattia dell’anima, ma una malattia del cervello, perché ad alterarsi sono proprio quelle sostanze chimiche – i neurotrasmettitori – che agiscono in strutture ben specifiche del nostro cervello (sistema limbico), responsabili del nostro modo di essere e di provare sentimenti.
Le basi neurobiologiche della depressione
I circuiti coinvolti maggiormente nella depressione sono la corteccia prefrontale, sede delle funzioni superiori, dei pensieri e del controllo degli impulsi ed il sistema limbico, connesso invece all’affettività ed alle emozioni.
In caso di depressione risulta essere alterata proprio la connessione tra le due strutture; infatti, alti livelli di stress possono provocare sintomi depressivi in quanto l’ipotalamo, componente cardine del sistema limbico, quando ci troviamo in situazioni stressanti, determina un aumentato rilascio dei cosiddetti “ormoni dello stress”, come il cortisolo e l’adrenalina.
L’insorgere della depressione dipende anche dall’alterazione nell’attività di alcuni neurotrasmettitori, tra cui la serotonina che influisce sulla forza di volontà, sulla motivazione e sull’umore ed il GABA, il quale innalza il livello di rilassamento e riduce l’ansia.
È il dolore psichico per definizione, uno stato patologico continuo in cui umore e comportamenti sono pervasi da sentimenti negativi come malinconia, sconforto, tristezza, noia, solitudine, pessimismo, infelicità, disperazione.
Ma, per parlare di depressione, è necessario che tale stato e i disturbi ad esso conseguenti persistano per almeno 2-3 mesi. Quindi, temporanei momenti di dolore e sconforto conseguenti ad un evento traumatico, non configurano uno stato di depressione.
Per quanto riguarda la terapia, i farmaci antidepressivi tendono a ristabilire il giusto equilibrio funzionale dei neurotrasmettitori coinvolti nei disturbi dell’umore: serotonina, dopamina e noradrenalina.
Alcuni di questi medicinali sono più specifici nel ripristinare un adeguato tono dell’umore: sono adatti a quei pazienti che tendono a manifestare importanti emozioni negative, quali tristezza, infelicità, angoscia, disperazione.
Altri farmaci agiscono in modo più selettivo sull’atteggiamento comportamentale del soggetto depresso e sono indicati per quelle persone che manifestano difficoltà a stare con gli altri, mancanza di piacere e di iniziativa.
Ad oggi i principali artefici della terapia antidepressiva sono i medicinali, sempre più validi ed efficaci nell’agire sul disturbo dell’umore senza interessare o danneggiare altri apparati.
È importante sottolineare anche gli effetti positivi sulla psiche esercitati da professionisti, in primo luogo gli psicoterapeuti, capaci di cogliere e rielaborare aspetti della personalità e della sfera emotiva, che spesso condizionano il tono dell’umore, facilitando il disturbo depressivo.