Il tema della solitudine è stato affrontato non solo dalla psicologia e della psichiatria, ma anche dalla letteratura e dalla musica.
De André ha intitolato il suo ultimo album “Anime salve”, che trae il suo significato dall'etimologia delle parole “anime” e “salve”, che vuol dire spiriti solitari.
Il suo vuole essere un elogio alla solitudine, non in senso assoluto. L'essere umano è un animale sociale, che ha tra i bisogni primari quello di affetto e di affiliazione, come affermava Maslow nella sua piramide dei bisogni.
Tuttavia secondo il cantautore genovese, questa condizione e sentimento ci consente di conoscere meglio noi stessi, ci permette di entrare in contatto con quello che ci circonda, con la natura, gli alberi, il mare, il cielo, ecc.
Permette anche di guardare il nostro passato, ricordando con nostalgia i momenti felici, i momenti meno felici e di immaginare il futuro.
Occorre distinguere la solitudine dall'isolamento. La prima è caratterizzata dalla speranza, dalla compassione, dall'apertura verso gli altri.
La secondo è invece la chiusura in sé stessi, l'assenza di futuro e passato e il rimanere fissi nel presente.
Non sempre la solitudine è ricercata. Alcune scelte che compiamo, la sofferenza psicologica e la malattia possono portarci a questa condizione e sentimento.
Riprendendo l'album di De André, possiamo trovare la storia di Princesa, soprannome di Fernandino de Albuquerque, nato uomo, che per il suo desiderio di diventare donna è stato costretto a scappare del Brasile dove rischiava la morte e una volta arrivato in Italia, si è dovuto prostituire per guadagnare i soldi per completare la sua “trasformazione” in donna.
Un'altra vicenda è quella del pescatore di “Le acciughe fanno il pallone”, dove il protagonista è un pescatore che è solo, per la sua condizione di povertà, che vive con estrema dignità. Spera di riuscire a prendere il pesciolino d'oro per riscattarsi e potersi sposare all'altare.
La malattia mentale, ad esempio nelle forme psicotiche, può condurre a una situazione di solitudine, di difficoltà a comunicare con gli altri i propri stati d'animo, la propria sofferenza.
Può capitare anche l'inverso, ossia che la solitudine possa portare alla sofferenza psicologica, quando vengono meno delle relazioni umane, come nel caso della morte di un proprio caro, in periodi di grandi svolte
Inoltre come riportato da Borgna, psichiatra autore di diversi libri sull'argomento, si assistono a sempre maggiori “fenomeni di emarginazione sociale, volontari, o involontari, spontanei, o imposti, che creano condizioni di devastante solitudine” che richiede una riflessione anche a livello sociale.
Un'altra condizione che può portare a sentirsi soli è la malattia fisica. Il trovarsi in una stanza di ospedale, senza la vicinanza di persone care, impegnate nel loro lavoro per gran parte della giornata, può provocare molta sofferenza e indurre a confrontarci con le nostre paure, con i nuclei più profondi del nostro essere.
Tuttavia può diventare anche l'occasione per un rinnovamento di sé stessi. Può spingerci ad apprezzare e a valorizzare le piccole cose, i piccoli gesti, le gentilezze.
Anche una forte timidezza può essere causa di solitudine. C'è il desiderio di incontrare gli altri, ma la poca sicurezza nelle proprie capacità, un po' di paura e imbarazzo ci impediscono di esporci, lasciandoci spesso soli.
Diventa importante provare a non subirla (nei casi in cui non la scegliamo), cercando di non farsi travolgere dalla disperazione e dal dolore.
Può permetterci una migliore conoscenza di quello che siamo e di sviluppare una maggiore attenzione e sensibilità agli altri.
Questo ci rende persone migliori, in una società in cui sempre più spesso, ognuno pensa ai suoi interessi e alla soddisfazione esclusiva dei suo bisogni, senza guardare agli altri.
Bisogna sempre avere la speranza che le cose possano cambiare e provarci ognuno in base alle proprie capacità e risorse.
Leopardi diceva che in noi ci sarà sempre un po' di speranza, anche nelle situazioni più dolorose.
Concludo con le parole di Borgna: “La speranza che rinasce dal deserto dell'angoscia e della disperazione, della malinconia e del male di vivere; la speranza che si costituisce come fragile zattera sulla quale possano imbarcarsi sia chi cura sia chi è curato”.
BIBLIOGRAFIA:
Pistarini W. (2010), Il libro del mondo. Le storie dietro le canzoni di Fabrizio De Andrè. Firenze, Giunti, 2010
Borsani M, Maciacchini L. (1999), Anima Salva. Le canzoni di Fabrizio De Andrè. Mantova, Tre lune, 1999.
Borgna E. (2011), La solitudine dell'anima. Milano, Feltrinelli, 2011.
Borgna E. (2021), In dialogo con la solitudine. Torino, Einaudi, 2021.