Uno dei motivi per cui ho scelto la Terapia della Gestalt è il modo in cui considera la sofferenza psicologica.
Per la Gestalt, la psicopatologia viene vista come un adattamento creativo, una strategia messa in atto dalla persona per sopravvivere a un ambiente difficile e poco supportivo.
Ha quindi origine relazionale e non è qualcosa di interno alla persona, un “difetto di fabbrica”.
Tuttavia queste strategie, in un primo momento funzionali, possono diventare fisse, rigide e non essere più utili, dal momento che le situazioni in cui ci troviamo cambiano.
Possono accadere eventi come ad esempio la fine di una relazione importante, un lutto, la fine di un percorso scolastico, che ci fanno molto soffrire e ci fanno riflettere sulla necessità di provare a esplorare e ampliare nuove strategie per far fronte alle difficoltà.
Un altro aspetto importante è che la Terapia della Gestalt rifiuta una diagnosi statica. Il rischio, utilizzando una classificazione nosografica è che la persona si identifichi con l’etichetta (“Sono un depresso.”, “Sono un bipolare”, ecc).
Ognuno di noi ha molte sfaccettature e può avere un funzionamento più o meno psicopatologico in determinate situazioni e in determinati momenti della vita.
Occorre sempre ricordare che le manifestazioni di uno specifico disturbo sono legate all’interazione persona-ambiente.
Per concludere, dietro la sofferenza psicologica si nasconde il coraggio e la bellezza di persone che hanno lottato, inciampando e zoppicando nel loro percorso, e continuano a farlo senza arrendersi.
BIBLIOGRAFIA
Francesetti G, Gecele M, Roubal J. (2015) (a cura di), La Psicoterapia della Gestalt nella pratica clinica. Dalla psicopatologia all’estetica del contatto. Milano, Franco Angeli, 2016.
Wollants G. (2021), Psicoterapia della Gestalt:Terapia della situazione. Milano, Franco Angeli, 2021.