Dopo la fine della guerra si assistette a una rinnovata ondata di emigrazione italiana verso gli Stati Uniti.
Molti italiani cercavano di sfuggire alle difficoltà economiche e sociali del dopoguerra, tra cui la disoccupazione e l'inflazione.
Restrizioni all'immigrazione:
Negli anni '20, gli Stati Uniti adottarono una serie di leggi restrittive sull'immigrazione, tra cui l'Emergency Quota Act del 1921 e l'Immigration Act del 1924.
Queste leggi stabilirono quote che limitavano il numero di immigrati provenienti da specifici paesi, con un'attenzione particolare a quelli dell'Europa meridionale e orientale, inclusa l'Italia.
Le restrizioni erano motivate da preoccupazioni di natura economica, sociale e razziale, con la convinzione che gli immigrati italiani fossero "meno assimilabili".
Fattori che influenzarono l'emigrazione:
La crescita del fascismo in Italia influenzò l'emigrazione, con alcuni italiani che lasciarono il paese per motivi politici.
Le opportunità economiche negli Stati Uniti continuarono ad attrarre immigrati, nonostante le restrizioni.
Conseguenze:
Le restrizioni all'immigrazione ebbero un impatto significativo sulla comunità italiana negli Stati Uniti, limitando la crescita e l'espansione.
Nonostante le restrizioni, gli italiani continuarono a contribuire in modo significativo alla società americana, in particolare nel settore delle costruzioni e in diversi settori industriali.