INSIEME VENETO
IL NOSTRO PROGRAMMA
WELFARE
IL NOSTRO PROGRAMMA
WELFARE
LA SITUAZIONE.
Nel sistema del welfare (servizi sociali) italiano non è raro rilevare nel nostro Paese una confusione di ruoli e di compiti, spreco di risorse, servizi pubblici erogati male, carenze nel controllo dei costi e della qualità della gestione pubblica. Per esempio, molti di coloro che lavorano all’interno delle istituzioni pubbliche sono demotivati e retribuiti male; esistono partecipate controllate dallo Stato che operano in concorrenza sleale rispetto alle aziende private; cresce la disaffezione verso la cosa pubblica.
IL NOSTRO GIUDIZIO.
Occorre passare dal concetto di welfare state a quello di welfare society.
Le istituzioni pubbliche potrebbero innestare un percorso virtuoso se applicassero in modo corretto il principio di sussidiarietà: né lo Stato né alcuna società più grande devono sostituirsi all’iniziativa e alla responsabilità delle persone e dei corpi intermedi. La società civile deve quindi impegnarsi per assolvere i compiti che spettano ad essa per sua natura.
Pertanto è inaccettabile che i soggetti sociali (persona umana, famiglia, associazioni, imprese private) scarichino i propri doveri sullo Stato e lo accusino di ogni male. Parimenti è inaccettabile che lo Stato invada arbitrariamente competenze altrui.
Applicare correttamente il principio di sussidiarietà non significa affatto favorire il privato rispetto allo Stato. Società e istituzioni pubbliche hanno compiti distinti e diversi. Lo Stato deve aiutare la società ad organizzarsi, per renderla capace di farsi carico dei compiti e delle gestioni che ad essa competono. Da parte sua lo Stato deve farsi carico dei servizi che la società civile non è in grado di assolvere autonomamente.
Circa l’intervento ausiliario dello Stato dobbiamo sottolineare due cose importanti:
- quando la società civile recupera idonea capacità gestionale, lo Stato deve ritirarsi dall’intervento diretto ausiliario;
- nella fase ausiliaria lo Stato deve continuare ad aiutare la società civile a riorganizzarsi per essere autonoma prima possibile.
La funzione “terza” dello Stato.
Il principio di sussidiarietà impone allo Stato di essere terzo rispetto ad ogni gestione, ciò significa che ad esso competono la programmazione e il controllo di ogni servizio di pubblica utilità.
Nel caso in cui una istituzione pubblica si fa carico della gestione diretta di un qualsiasi servizio, non può svolgere la funzione terza. In questi casi lo Stato deve attribuire la programmazione e il controllo ad un’altra istituzione propria.
CHE FARE
Un esempio di ottima programmazione pubblica, di corretta applicazione del principio di sussidiarietà e di efficiente controllo di un servizio di pubblica utilità, sono le scuole d’infanzia ancor oggi, dopo mezzo secolo di ottima gestione, affidate alla FISM. Qui lo Stato (e per esso gli enti locali) hanno riconosciuto alle associazioni costituite da famiglie, dotate di idoneo progetto educativo, la possibilità di avviare e di gestire scuole per l’infanzia in immobili propri o di proprietà pubblica, programmati dagli enti locali nel territorio ad uso scolastico, affidando la gestione e la manutenzione degli immobili stessi alla FISM. In tal modo lo Stato salvaguarda il proprio patrimonio, risolve l’esigenza di un bisogno pubblico, controlla la qualità del servizio e non spende nulla o quasi, per un servizio che avrebbe comunque dovuto avviare a costi maggiori, per risolvere un’esigenza sociale.
Un altro esempio di intervento pubblico corretto e saggio è costituito dalla scelta compiuta dagli enti locali scaligeri negli anni Novanta, quando misero in appalto la gestione dell’Ente Autonomo Magazzini Generali (ente controllato totalmente dal capitale pubblico) nella realtà interportuale di Verona. Constatando che questa controllata non avrebbe avuto futuro perché in costante e grave perdita, gli enti pubblici decisero di appaltare soltanto la gestione di essa, imponendo al vincitore dell’appalto quanto segue: un canone annuo considerevole e la manutenzione dell’immobile, rimasto di proprietà pubblica; di gestire liberamente il ramo d’azienda ceduto, con l’obbligo di salvaguardare le autorizzazioni pubbliche in essere, atte a garantire un servizio interportuale aperto all’universalità degli operatori. Ormai da anni quel bene, organizzato e diretto da una società privata, funziona correttamente, rendendo allo Stato un utile annuo ragguardevole.