INSIEME VENETO
IL NOSTRO PROGRAMMA
SVILUPPO ECONOMICO, INDUSTRIA E COMMERCIO
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LA SITUAZIONE
Le piccole e medie imprese sono la stragrande maggioranza delle aziende italiane e occupano il novanta per cento dei dipendenti del settore produttivo, commerciale e dei servizi, la loro esposizione alle conseguenze della crisi epidemica ha assunto profili preoccupanti: lo conferma il Rapporto Censis del novembre 2020 che rileva cadute preoccupanti di fatturato, mediamente del venti per cento, e quindi anche di risultati.
Non è che le PMI andassero troppo bene anche prima della crisi pandemica e le cause sono note da tempo: la loro produttività è troppo bassa e inchiodata da dieci anni in coda nei confronti europei, ed anche la loro capitalizzazione è scarsa per carenze di capitale proprio investito. Assumendo queste due cause congiuntamente il quadro che emerge non è certo rassicurante, e non si possono escludere rischi di chiusure e di perdita di circa due milioni di posti di lavoro come evidenzia il citato Rapporto.
IL NOSTRO GIUDIZIO
Per affrontare da adesso questa minaccia reale, il governo ha avviato alcuni interventi, dai decreti “rilancio” e “liquidità” a sgravi fiscali, incentivi, moratorie finanziarie, agevolazioni, garanzie. Uno sforzo notevole anche se con tempi e modalità di esecuzione non sempre apprezzabili.
CHE FARE
Ciò che servirebbe, tenuto conto che la crisi epidemica continua a mordere, è un massiccio intervento finalizzato a capitalizzare le imprese e a migliorare la produttività a cominciare con più convincenti politiche del lavoro.
Soccorre a questo intervento l'aggiornamento dell'ottobre 2020 di uno strumento ancora una volta europeo denominato “Temporary Framework”. Come è noto, i trattati europei vietano gli aiuti di Stato in qualsiasi forma in nome della tutela della concorrenza del mercato interno e solo dall’inizio della pandemia, che infierisce ovunque, tale divieto è stato temporaneamente sospeso per consentire alle imprese di sopravvivere.
Gli Stati membri, secondo questo meccanismo aggiornato, possono così intervenire garantendo in parte i costi fissi delle imprese che perdono fatturato e sopperire al loro fabbisogno di liquidità per evitare erosioni di capitale e favorire la continuità. I costi fissi, spiegati per i non addetti ai lavori, sono quegli oneri che l’impresa sostiene sia quando produce sia quando è ferma, come gli ammortamenti degli impianti, i costi base dell’energia, le assicurazioni, i canoni di affitto, le consulenze anche tecniche, i costi di “maintenance” tanto per citarne alcuni.
Il rinnovo del “Temporary Framework” definito “quarto emendamento” consente infatti erogazioni di contributi fino al novanta per cento dei costi fissi per le imprese che hanno perso almeno il trenta per cento del fatturato per effetto della crisi. E’ di tutta evidenza che, sgravata in buona parte di tali costi, l’impresa diviene più elastica e sopravvive anche se il fatturato diminuisce.
Quest'apertura europea è quindi di straordinario interesse, al netto delle procedure da mettere a punto per una rapida eseguibilità, e stupisce che il Documento programmatico di bilancio 2021 italiano non faccia alcun cenno al nuovo strumento. La Germania, che può permetterselo, sta già provvedendo ad aiutare le imprese tedesche facendo ricorso a questo strumento ed ha stanziato l’incredibile cifra di cento miliardi di euro. Per noi è impensabile poter disporre di tali mezzi ma qualcosa si dovrà pur fare altrimenti dalla crisi emergenziale si uscirà con i Paesi ricchi che avranno ritrovato la strada per essere sempre più ricchi e gli altri, tra i quali la nostra benemerita Repubblica, sempre più indietro.