Romeo e Giulietta: l’amore che vince la morte
MONDO' Denise terza A
Il 14 febbraio è una festa che tutti conosciamo, ma di cui spesso ignoriamo l’origine. Per scoprire le sue vere radici dobbiamo tornare all’epoca dell’Impero Romano. Ho scelto di raccontarvi questa storia perché ci insegna che l'amore, ieri come oggi, ha la forza di superare ogni ostacolo, proprio come accade nelle grandi opere della letteratura.
In quei tempi, verso metà febbraio, si celebravano i Lupercalia, dei riti pagani legati alla fertilità molto crudi: ricevere delle frustate era considerato un modo per favorire le nascite e la violenza era vista come uno strumento purificatore. La storia di Valentino inizia quando l’imperatore Claudio II vietò ai giovani soldati di sposarsi. Egli era convinto che un uomo innamorato fosse troppo cauto in battaglia, perché aveva qualcuno ad aspettarlo a casa; per l'imperatore, la guerra doveva essere l'unico scopo della vita.
Il vescovo Valentino di Terni decise di rischiare la vita mettendosi contro l'imperatore per difendere i giovani: per lui l’amore era più importante di qualsiasi legge o capriccio altrui.
Questo concetto di un amore che prova a superare le barriere lo ritroviamo perfettamente nel dramma di William Shakespeare, “Romeo e Giulietta”.
Proprio come Valentino aiutava gli innamorati in segreto, anche Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti si giurarono amore eterno e si sposarono di nascosto, sfidando l’odio tra le loro famiglie. Quando il padre di Giulietta cercò di imporle il matrimonio con il Conte Paride, lei chiese aiuto a Frate Lorenzo. Il piano era questo: Giulietta avrebbe finto di essere morta grazie a un potente sonnifero, in attesa che Romeo venisse a salvarla per scappare insieme.
Purtroppo, un contrattempo impedì al messaggero di avvertire Romeo. Credendo Giulietta morta per davvero, lui corse al suo sepolcro e bevve del veleno per restare con lei. Al risveglio, vedendo l'amato senza vita, anche Giulietta si uccise con un pugnale. Proprio come nella storia di Valentino, questi due innamorati si misero contro tutti per seguire la legge del cuore. Nonostante il finale tragico, il loro sacrificio riuscì a trasformare un odio immenso in una pace duratura tra le famiglie.
MONDO' Denise terza A
Il vescovo che con il coraggio fece la storia
BONARRIGO Giuseppe terza A
San Valentino si festeggia il 14 febbraio. Non è solo la festa degli innamorati, ma è anche una giorno in cui ricordiamo un vescovo, di nome Valentino, che visse a Terni durante il periodo dell’impero romano. In un'epoca difficile e segnata da molti conflitti, egli era una persona gentile che si impegnava ogni giorno per diffondere pace e allegria tra la gente.
In quel periodo, l'imperatore aveva vietato ai soldati di sposarsi, impedendo loro di coronare l’amore per la propria donna. Un giorno un soldato andò dal vescovo per chiedergli un aiuto: voleva restare unito per sempre alla sua amata, che era gravemente malata. Il vescovo diede loro la sua benedizione e, in uno dei suoi tanti miracoli, i due innamorati chiusero gli occhi insieme nello stesso istante, restando uniti per l'eternità.
Quando a Roma si sparse la voce di questi fatti, i soldati, sotto ordine dell’imperatore, arrestarono Valentino e lo portarono in prigione. Ma anche in questa occasione Valentino si distinse per la sua carità. Prima di andare incontro alla morte, guarì dalla cecità Giulia, la figlia del suo carceriere. Poco dopo il vescovo fu giustiziato.
Questa è la storia di San Valentino, che con il suo amore e la sua ricerca della pace si è fatto ricordare nel tempo.
Nella nostra scuola, da qualche anno, nelle settimane che precedono la festa di questo grande Santo, prepariamo la “Scatola di San Valentino”: ognuno di noi può scrivere un bigliettino per esprimere affetto o il proprio amore a qualcuno e inserirlo della scatola.
Penso sia importante ricordare l'origine di questa festa. Non è fatta solo di cioccolatini o regali, che sono comunque bellissimi, ma è il ricordo di una persona che, con fede e coraggio, ha diffuso un messaggio d'amore in tutto il mondo.
BONARRIGO Giuseppe terza A
San Valentino tra Shakespeare e Manzoni
BARBARA Elena e CALOGERO Maria - Seconda e Terza F
La festa degli innamorati è dedicata a San Valentino di Terni, vescovo martire del III secolo d.C. Anche noi nella nostra scuola, da un paio di anni, festeggiamo questo giorno proprio il 14 febbraio, giorno in cui il vescovo diventato martire perse la vita.
Pensate quanto questa tradizione sia andata avanti, circa 1753 anni di feste e puro amore!
Tornando alla nostra scuola, si prepara ogni anno una scatola dove poter inserire la propria letterina, facendo una dedica alla persona amata e firmandosi non con il proprio nome ma “dal tuo valentino”, cioè dal tuo spasimante, ovvero dalla persona che ti vuole bene.
Anche le classi vengono addobbate per l’occasione. Questa festa è davvero sentita da noi, sia dai grandi che dai più piccoli, magari prendendo spunto da modelli “iconici” d’amore come per esempio Romeo e Giulietta. La storia dei due amanti di Verona ha ispirato una tragedia di Shakespeare, che narra l'amore ostacolato tra Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, membri di due famiglie rivali. I giovani si sposano segretamente, ma una serie di incomprensioni e duelli porta all'esilio di Romeo e alla finta morte di Giulietta. La tragedia culmina col suicidio di entrambi e con la riconciliazione finale delle famiglie. Questa storia evidenzia la forza dell’amore che supera ogni ostacolo e impedimento.
Un’altra storia toccante è quella de I Promessi Sposi, romanzo storico di Alessandro Manzoni, che narra la tormentata storia d'amore di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, ostacolati dal nobile prepotente Don Rodrigo nella Lombardia del XVII secolo. Tra carestie, peste e la ricerca di giustizia, i due fidanzati si separano per poi riunirsi nel lazzaretto, superando le avversità grazie alla fede e alla Provvidenza e coronando infine il loro sogno.
Abbiamo parlato di queste bellissime opere di William Shakespeare e Alessandro Manzoni, che non sono strettamente legate alla celebrazione di San Valentino perché rappresentano l'archetipo dell'amore contrastato, della devozione assoluta e, nel caso di Romeo e Giulietta, della tragica fatalità.
Inoltre, la figura del vescovo Valentino può essere messa in contrapposizione con un celebre personaggio de I Promessi Sposi: Don Abbondio, il curato del paese che si rifiuta di sposare Renzo e Lucia.
La filosofia di Don Abbondio è quella di scansare tutti i contrasti, di vivere nel modo più tranquillo possibile e, nei casi in cui proprio non si può evitare lo scontro, cercare sempre di allearsi col più forte. Ma così facendo, “inghiottendo in silenzio tanti bocconi amari”, dando così spesso ragione agli altri, facendosi vedere così disponibile e paziente, don Abbondio accumula dentro di sé una gran rabbia che sfoga con le persone più deboli, quelle che sa che non se la prenderebbero con lui. Così facendo, egli fa vedere un altro aspetto di sé: quello prepotente e arrogante. Invece San Valentino ha un carattere determinato ma mite, improntato sulla dedizione agli altri, la guarigione, e il sostegno alle coppie di innamorati e non ha paura di sfidare le leggi dell’imperatore Claudio che vietavano il matrimonio ai giovani soldati.
Conosciuto come protettore degli innamorati, la sua figura è legata a leggende di riconciliazione e generosità: egli infatti regalava la dote alle ragazze povere che potevano così sposarsi. La festa di San Valentino, nel corso dei secoli, si è trasformata in un simbolo romantico e commerciale ma nonostante ciò non perde il suo fascino e ci fa riflettere sul sentimento più potente che l’uomo possa provare.
BARBARA Elena e CALOGERO Maria Seconda e Terza F
Ma chi era San VALENTINO?
PARISI Clarissa - Seconda F
Quando si pensa a San Valentino si pensa ai cioccolattini, alle rose ed ai regali, ma non è così. C'é qualcosa di più profondo, più speciale o magico; anche se ora si pensa che è una festa creata per far spendere soldi alle persone, in realtà San Valentino è molto di più e ora ve lo racconto brevemente.
LA STORIA DI SAN VALENTINO
San Valentino era un martire vescovo cristiano, nato a Terni e vissuto nel III secolo dopo Cristo. Lo hanno ucciso nel 273, proprio il 14 febrario e la sua unica colpa era la fede: infatti univa le persone in matrimonio sfìdando i divieti dell'imperatore Claudio II.
Per riappacificare le coppie che litigavano solitamente dava loro una ROSA e diceva: “Prendete in mano questa rosa dallo stelo, delicatamente, prestando attenzione alle spine”. Loro lo facevano e, al contatto della pelle con la mano dell'altra persona, si calmavano. Poi diceva “ Vedete questa rosa? È come il vostro amore, và preso delicatamente stando attenti alle spine che sono i pericoli o gli ostacoli che ci possono esere nel fidanzamento”. Così le coppie si riappacificavano e, a volte, giorni dopo chiedeva loro se poteva unirli nel sacramento del matrimonio. Ma non faceva solo questa cosa. Ha anche curato Julia, la figlia cieca del suo carcieriere e Valentino prima di morire le ha scritto un bigliettino.
Ed è cosi che nascono i due simboli che si regalano a San Valentino: la ROSA e il BIGLIETTINO.
Questa è la storia di San Valentino che ci fa capire che non è una festa commerciale ma molto di più: infatti molte persone, non solo turisti, ma anche coppie che in questo periodo vanno a Terni, nella chiesa a lui dedicata, si fanno benedire ed è per questo che San Valentino è stato chiamato il protettore degli innamorati.
Secondo me non serve fare un regalo costoso ma basta il pensiero. Valentino ci insegna che l’Amore va ben oltre i divieti e, se è vero Amore, non servono una Ferrarri, soldi o anelli preziosi ma il pensiero.
PARISI Clarissa Seconda F
L'amicizia che nasce tra i banchi
GRINGERI Alice - Terza F
Un’amicizia è una cosa reciproca: un legame, un affetto costante e operoso. Nella maggior parte dei casi le amicizie si formano a scuola, il luogo nel quale trascorriamo gran parte del tempo insieme agli altri.
Durante gli anni scolastici, a partire dall’asilo, abbiamo stretto amicizie con bambini e bambine, poiché la scuola è un ambiente chiave per imparare a relazionarsi, condividere, collaborare e per formare la propria identità. Le amicizie possono durare pochi o tanti anni in base alle persone e come ci si trova con esse.
L’amicizia è una relazione emotivamente carica che si coltiva attraverso la condivisione di esperienze e il sostegno reciproco, e si distingue per la sua natura paritaria, a differenza dei legami familiari. Un vero amico è colui che accetta e comprende, incoraggia la crescita e offre un porto sicuro. Certi amici si possono definire “migliori amici”.
I migliori amici sono quelli che, a differenza degli amici, condividi più segreti, più momenti, dimostrano lealtà, fiducia e supporto incondizionato, accettando gli altri per quello che sono, con i loro pregi e difetti. Sono compagni che condividono sia le gioie che le difficoltà, che ascoltano, che ci supportano nella crescita personale e che ci fanno sentire al sicuro e rispettati.
Gli amici sono una cosa preziosa e non bisogna perderli perché rendono le giornate, sia a scuola che fuori, momenti meravigliosi, divertenti. E’ bello quando stiamo tutti insieme, senza escludere nessuno godendo di momenti indimenticabili.
Il 30 luglio è la giornata mondiale degli amici, istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2011 per promuovere la pace e la solidarietà tra i popoli e le culture attraverso l'amicizia. Questa ricorrenza annuale si celebra per ricordare il valore dei legami umani, della comprensione reciproca e della costruzione di ponti tra le comunità.
GRINGERI Alice Terza F
CARAGLIANO Raisa - Seconda A
La paura di sbagliare è un sentimento particolare che condiziona il nostro modo di vivere rendendoci spesso poco sereni. Questo si manifesta specialmente nel mondo degli adolescenti nella vita scolastica. Diversi sono infatti i momenti in cui questa paura si manifesta:
Gli studenti alle prese con verifiche e interrogazioni
Gli studenti molte volte hanno paura di fare un'interrogazione o una verifica per paura di prendere un voto basso e di non superare l’anno scolastico oppure di tornare a casa e essere rimproverati.
Le emozioni legate all’ansia da prestazione
L'ansia da prestazione è una reazione emotiva intensa, spesso basata sulla paura del giudizio e del fallimento. Le emozioni che ne derivano possono manifestarsi in diverse fasi: prima, durante e dopo la performance.
Nei momenti di valutazione o cambiamento
Nei momenti di valutazione o di cambiamento, le emozioni legate all'ansia da prestazione possono aumentare e assumere sfumature diverse, a seconda che si tratti di un evento specifico (come una verifica o un interrogazione). In questi periodi, l'ansia si lega all'incertezza e alla paura di sbagliare
In aula o durante le attività scolastiche
In un contesto scolastico, le emozioni legate all'ansia da prestazione possono essere particolarmente intense, data l'importanza della valutazione sia degli insegnanti che dei compagni. Il cambiamento, come l'inizio di un nuovo anno scolastico o l'arrivo di nuovi insegnanti, può aumentare ulteriormente queste emozioni.
Come affrontare la paura e trasformarla in forza?
La paura, spesso percepita come un nemico da combattere, può diventare un’insicurezza. Trasformarla in forza richiede un cambiamento di prospettiva, guardandola non come un ostacolo, ma come un'opportunità per conoscersi meglio e crescere. La resilienza, ovvero la capacità di affrontare le difficoltà e uscirne rafforzati, è l'abilità chiave per questa trasformazione.
Affrontare la paura per trasformarla in forza è un percorso che richiede consapevolezza, coraggio e impegno. Non si tratta di eliminare completamente il timore, ma di imparare a gestirlo e a usarlo come stimolo. Il primo passo è smettere di fuggire dalla paura e non farci condizionare dai pensieri che la alimentano. In secondo luogo bisogna imparare a mettersi in discussione e capire che questi sentimenti vanno colti come emozioni umane per crescere e migliorarsi.Terzo passo è quello di avere il coraggio è la volontà di agire nonostante ci sembra che questi timori abbiano il sopravvento. Quarto passo riconoscere che ogni volta che si affronta una situazione spaventosa, quella e l'occasione giusta per imparare e crescere. Infine, ultimo passo, capire che superare la paura è un processo continuo, non un evento singolo.
LE PAURE PIU' DIFFUSE NELLA MIA SCUOLA
In questi due anni di scuola media ho potuto constatare che la maggior parte delle paure di noi ragazzi sono provocate dall'ambiente scolastico. Non sto dicendo che la scuola e un posto brutto ma solo che in alcuni alunni può far nascere molte ansie. Quelle che più mi hanno colpito sono le seguenti:
Paura di andare alla lavagna
La maggior parte degli alunni non vuole mai andare alla lavagna per correggere o fare un esercizio proprio per paura di sbagliare davanti tutta la classe e essere presi in giro.
Paura di una verifica o di una interrogazione
Tutti o almeno quasi tutti gli alunni hanno paura di una verifica o di un interrogazione sempre per lo stesso motivo oppure anche prendere un voto basso e tornare a casa con la propria mamma che ti aspetta con il cucchiaio di legno...
Paura di non essere accettati dai propri amici
Alcune persone hanno paura di dire o fare qualcosa di sbagliato perché di conseguenza potrebbero essere rinnegati dai propri amici e di conseguenza non più accettati da loro.
Queste sono solo alcune delle paure più diffuse nella mia scuola ma c’è ne sono molte altre meno diffuse ma che portano sempre ansia. Al contrario spesso vedo ragazzi che non si fanno sopraffare da queste difficoltà e, possiamo dirlo, BEATI LORO!!!!!!!!
Cosa ne penso?!
Io sinceramente penso che i professori dovrebbero essere più empatici e capire le nostre necessità anche se, mi rendo conto, la maggior parte delle volte e difficile per le interrogazioni e le verifiche. Potrebbero essere più tolleranti nei nostri confronti trasferendoci tranquillità nonostante il fatto che c'è un programma da seguire e non si può perdere tanto tempo. Spero proprio mi diano ascolto....
CARAGLIANO Raisa - Seconda A
PRECI Stella - Terza F
Molte amicizie nascono a scuola ma perché? Spesso si tende a trovare una persona con cui passare questi lunghi anni per condividere emozioni,risate,paure e incertezze. Di solito il primo anno non si ha molta confidenza con i propri compagni di classe poichè si è circondati da persone sconosciute, si è impauriti dai più grandi sopratutto dai professori, l’ambiente e le circostanze sono diverse dalla vecchia scuola e si è più calmi.
Secondo anno
La seconda media è l’anno nel quale si diventa casinisti, piano piano c’è più confidenza, più complicità e si è più legati. Le classi vengono definite le peggiori dell’istituto. Questo succede perché ormai ci si abitua all’ambiente i professori ci conoscono meglio e quindi si crede di essere più liberi e più grandi, si vivono nuove esperienze: primi amori, scoperte di amicizie false, tradimenti ma nonostante ciò non si vede l’ora che finisca l’anno scolastico sapendo che ce ne sarà un altro ancora.
Terzo anno
La terza media è l’anno più bello ma anche il più triste. Ormai la tua classe diventa come una seconda famiglia, i professori come dei secondi genitori e cerchi di goderti ogni momento perché sai che tra pochi mesi finirà tutto. I compagni e professori ti hanno visto in tutti modi; con i capelli spettinati, addormentata, ansiosa, felice, triste, arrabbiata ma soprattutto ti hanno sempre consolata e fatto ridere. Diventi molto nostalgica per momenti che prima non ti interessavano e sembravano i momenti più banali che ti potevano succedere in quel periodo. I discorsi iniziano sempre con ”ti ricordi quando” e finiscono sempre con delle grosse risate nonostante si è maliconici cercando di nasconderlo
PRECI Stella - Terza F