PANDOLFO Roberta terza C
Dall’infanzia al primo gradino del podio: il nuoto non è solo uno sport, è il battito del mio cuore.
C’è un momento preciso, ogni giorno, in cui il mondo fuori smette di esistere. È il momento in cui i miei occhialini toccano l’acqua e il rumore della realtà viene sostituito dal silenzio ovattato della piscina. Pratico nuoto da undici anni, ma solo due anni fa ho preso la decisione che ha cambiato tutto: entrare nel mondo dell’agonismo. È stata la scelta più bella della mia vita.
Per noi nuotatori, il tempo non si misura in ore, ma in centesimi. La rana, il mio stile, mi ha insegnato la pazienza e la precisione: è una danza di forza e coordinazione, dove ogni spinta deve essere perfetta. Molti vedono solo la gara, ma la verità è che il risultato si costruisce nel buio della fatica, quando i muscoli bruciano e vorresti fermarti, ma continui perché hai un obiettivo. Il nuoto mi ha insegnato che ogni sforzo, prima o poi, restituisce il conto.
Il giorno in cui il sogno è diventato realtà
Lo scorso mese, durante il Campionato di Eccellenza, tutto quel sudore ha preso una forma precisa. Ricordo ancora l’adrenalina sul blocco di partenza, il tuffo e la determinazione in ogni vasca. Quando ho toccato la piastra e ho guardato il tabellone, il cuore mi è balzato in petto: ero arrivata prima.
In quel momento non ho guardato solo il cronometro, ma ho cercato i volti delle mie allenatrici e delle mie compagne di squadra. Vedere la loro gioia è stato fantastico; in quegli sguardi c’era tutto il nostro percorso fatto di sacrifici, risate e ore passate insieme in corsia.
Sentire il mio nome chiamato per salire sul gradino più alto del podio è stata l'emozione più forte che io abbia mai provato. In quel momento ho capito che il mio sogno si era finalmente avverato. Quando la mia allenatrice mi ha messo la medaglia al collo, ho sentito il peso di undici anni di dedizione trasformarsi in pura felicità. È stato il giorno più bello della mia vita.
Il nuoto è la mia vita. È la disciplina che mi forma, il mio rifugio e la sfida che mi spinge a superare i miei limiti, perché, alla fine, non importa quanto sia fredda l'acqua o quanto sia lunga la vasca: finché avrò una corsia davanti a me, saprò sempre chi sono.
PANDOLFO Roberta terza C
CELI Stefano terza A
Il motorsport, come molte persone lo definiscono, non sono semplice macchine che girano in un circuito. Le persone non comprendono il vero significato, il motorsport è definizione di: disciplina, coraggio, adrenalina, velocità, precisione e coordinazione.
Un team automobilistico di corse che ha accolto il vero significato è “Alfa Corse”, infatti in questo articolo vi parlerò di una delle auto da corsa più dominante nel campionato automobilistico tedesco. Alfa Romeo 155 2.9l V6 TI. Negli anni Novanta il Deutsche Tourenwagen Meisterschaft (DTM) campionato tedesco per vetture turismo, competizione che da sempre riscuote un grandissimo interesse di pubblico, ha un regolamento molto permissivo, che consente di elaborare le vetture rispetto al modello di serie. Poche cose non possono variare: la cilindrata e il materiale con cui il motore è costruito. La novità dell’edizione del ’93 per la Classe D1 è che i motori non possono essere maggiori di 2,5 litri e non più di 6 cilindri.
L'Alfa Corse, sotto la guida di Giorgio Pianta, progetta e costruisce una vera e propria belva da competizione intorno al motore V6 da 2,5 litri con monoblocco e testa in allumino, come la 155 di serie. Il resto è tutto diverso: nasce la 155 2.5 V6 TI.
Per dotare la vettura di trazione integrale, il motore è ruotato in senso longitudinale. Un nuovo carter in magnesio contiene il cambio a 6 marce, il differenziale anteriore e quello centrale epicicloidale (la ripartizione è 33% all’avantreno e 67% al retrotreno). Le valvole d’aspirazione sono in titanio e la lubrificazione a carter secco, l’elettronica dialoga coi due catalizzatori a tre vie (le emissioni sono controllate). Il motore, che pesa solamente 110 kg eroga 420 cavalli a 11800 giri/minuto. La vettura, con la carrozzeria in fibra di carbonio, pesa soltanto 1040 kg.
CELI Stefano terza A
MENDOLIA Domenico seconda F
Vi racconto oggi di una mia grande passione a cui dedico generalmente molti fine settimana. Il mondo del calcio vive soprattutto del calore e dell’affetto che i tifosi nutrono verso la propria squadra e i suoi colori e ad essa dedicano spesso molto del loro tempo libero. In occasione delle partite ufficiali, ma anche degli allenamenti, i tifosi si recano puntualmente allo stadio per supportare i giocatori ed è lì, sulle gradinate, che si ritrovano e si trasformano in un unico grande gruppo denominato con l’appellativo di “ultrà”.
Il mondo ultrà rappresenta una delle espressioni più intense e controverse del tifo calcistico. Nato come movimento organizzato di sostegno alla propria squadra, nel tempo è diventato un fenomeno sociale e culturale che coinvolge migliaia di persone, soprattutto giovani con striscioni, bandiere, cori, scenografie… Spesso questa passione trascende e i gruppi di tifosi si scontrano verbalmente e fisicamente contro gli ultrà della squadra avversaria, nel tentativo di far valere la propria fede e dimostrare appartenenza alla maglia. Capita però, altrettanto spesso che tra i gruppi di squadre avversarie, possono nascere delle alleanze chiamate comunemente “gemellaggi”.
Nel nostro territorio, a pochi chilometri da noi, si trova Barcellona Pozzo di Gotto con il suo stadio, il “D’alcontres” e la sua squadra di calcio, l’IGEA VIRTUS che milita nel campionato di serie D. Io vado regolarmente allo stadio insieme a mio padre ed ai miei amici. Ciò che da subito mi ha affascinato di questa realtà è appunto il calore e l’allegria con cui i tifosi seguono la squadra.
Barcellona ha una piazza ultras favolosa, con un tifo che è da tutti considerato di altra categoria, che NON LASCIA MAI SOLA il suo “AMORE” (come tutti definiscono la squadra) sia in casa che in trasferta, in tutta la sicilia ma anche fuori regione.
Il gruppo ultras di Barcellona P.G si chiama “ Gradinata Barcellona PG Vecchia Guardia” e segue sempre la sua squadra, in tutte le competizioni. Come detto prima anche i tifosi dell’IGEA devono far valere la propria fede e appartenenza quando giocano con le squadre avversarie. Ci sono quindi città “nemiche” e altre con le quali si sono instaurati, nel corso degli anni, veri e propri gemellaggi.
Gli ultrà contro i quali la rivalità è particolarmente sentita per vicinanza geografica sono senz’altro quelli della città di Milazzo. Seguono poi altre squadre come la Vigor Lamezia, l’Acireale, il Messina e veri e propri antagonismi con diverse altre tifoserie siciliane (Ragusa, Siracusa, Paternò, Gela) ma anche calabresi.
La Gradinata Barcellona P.G. ha invece uno storico gemellaggio con la “Vittoria ultras”, tifoseria dell’omonima città.
Gli scontri tra tifoserie, come possiamo vedere dalle cronache televisive o giornalistiche, possono spesso degenerare perché si supera il normale “sfottò” goliardico che si trasforma in gesti violenti che nulla hanno a che fare con il tifo. I responsabili di questi episodi vengono puniti dalla legge con i cosiddetti “DASPO”, provvedimenti amministrativi che vietano a una persona di assistere a manifestazioni sportive.
La DASPO viene emessa dal Questore (autorità di pubblica sicurezza) nei confronti di coloro che si sono resi responsabili dei seguenti comportamenti:
aver partecipato a scontri tra tifosi;
aver compiuto atti di violenza o danneggiamento;
aver acceso fumogeni o materiale pericoloso;
aver invaso il campo di gioco;
essere stati denunciati o condannati per reati legati a eventi sportivi.
Non serve una condanna definitiva ma può essere applicata anche solo sulla base di denunce o accertamenti di polizia.
La DASPO può durare da 1 a 5 anni nei casi ordinari, fino a 10 anni per i soggetti recidivi e nel caso di comportamenti molto gravi la condanna può essere inflitta per un tempo ancora più lungo. Durante quel periodo la persona non può entrare allo stadio, sostare nelle vicinanze dell’impianto sportivo e in alcuni casi, recarsi in città dove gioca la propria squadra. Nei casi più seri può essere imposto anche l’obbligo di presentazione in Questura durante lo svolgimento della partita (la cosiddetta “firma”), per evitare che il soggetto si rechi allo stadio.
La Daspo non è una condanna penale, è una misura di prevenzione amministrativa, ma può essere impugnata davanti al giudice.
E dopo questo approfondimento non posso che chiudere con il grido di battaglia del nostro gruppo:
SEMPRE FORZA IGEA ORGOGLIO E APPARTENENZA 98051
MENDOLIA Domenico seconda F
CUCE' Giovanni terza B
A volte le passioni più grandi nascono senza che tu te lo aspetti. La mia, quella per il karting, è iniziata proprio così, per caso. Mi chiamo Giovanni Cucè, ho 13 anni e frequento la 3B. Se oggi passo le giornate a pensare alle curve, alle traiettorie e ai sorpassi, è tutto merito di un giorno che sembrava normale e invece ha cambiato tutto.
Tutto è cominciato quando io e i miei compagni di classe dovevamo fare una piccola gara insieme. Per divertimento, decisi di andare a provare la pista il giorno prima, giusto per capire com’era. Mi misero su un kart per bambini, e già da lì sentii qualcosa di speciale: la velocità, il rumore, la vibrazione nelle braccia… era come se mi accendesse qualcosa dentro. Così, quasi senza pensarci troppo, dissi: “Potrei provare quello degli adulti?”
Una domanda che, ora che ci penso, ha cambiato la mia vita.
Il proprietario della pista accettò e mi fece provare un kart più potente. Appena partii, fu come se la pista mi chiamasse. Veloce, preciso, naturale. Quando tornai ai box, vidi il proprietario parlare con mio padre. Mi avvicinai e lo sentii dire: “Questo ragazzo promette.”
Da lì è partito tutto. Mio padre, che è un pilota di rally e che da sempre vive di motori e adrenalina, mi guardò e capì che quella passione scorreva anche nel mio sangue. Poco dopo mi comprò il mio primo kart 125 monomarcia. Ricordo benissimo il momento in cui ci sono salito per la prima volta: il cuore che batteva forte, le mani sul volante, il casco che profumava di novità. E poi via, in pista. Quello che ho provato è difficile da mettere in parole… un misto di libertà, potenza, concentrazione e felicità pura. Una sensazione indescrivibile, come se avessi finalmente trovato il mio posto.
Da allora non ho più smesso. Ogni giro è una sfida, ogni curva un’occasione per migliorare. E ogni volta che scendo in pista, penso a quel giorno iniziato per gioco, in cui senza saperlo ho scoperto la cosa che amo di più. Il karting non è solo uno sport: è diventato parte di me. E, un po’, è anche il modo in cui porto avanti la passione di mio padre, continuando la tradizione di famiglia… ma a modo mio, a tutto gas!
CUCE' Giovanni terza B
BONARRIGO Giuseppe terza A
Da quando sono entrato a far parte di questa scuola, ricordo con ammirazione la prima volta che sono andato in palestra con il Prof. Pizzurro. Mi ha fatto innamorare fin da subito della pallavolo. Dopo le prime lezioni di preparazione abbiamo iniziato a fare cose nuove che riguardavano i fondamentali di questo sport: la battuta, il palleggio ed infine il bagher. Tutto questo aveva lo scopo di prepararci a fare una vera partitella tra di noi. Ogni volta che ci mettevamo in campo era un mix di emozioni:
felicità e gioia perché mi diverto a giocare;
tristezza perché a volte qualcuno si fa male;
rabbia perché scoppiano dei litigi in campo;
paura perché qualcuno di noi ha paura di sbagliare.
Poi per metterci a confronto con le altri classi, il professore Pizzurro ha organizzato il “TORNEO DELL'AMICIZIA DI PALLAVOLO” nel quale abbiamo partecipato come 1°A. I nostri avversari sono stati la 1°B, la 1°C e la 1°F. Il primo incontro in cui ci siamo messi in gioco è stata contro la 1°F; era, in assoluto, non solo la prima partita ma anche una prova sia per noi che per la squadra avversaria, era una sfida contro i nostri amici e anche contro noi stessi. Per giocare si deve avere il massimo rispetto tra noi, e dopo una partita giocata fino all’ultimo pallone, noi ne siamo usciti vincitori con il punteggio di 2 a 0. Successivamente la prossima classe con cui abbiamo giocato è stata la 1°B e abbiamo notato che, rispetto alla partita giocata precedentemente, questa era più semplice. Questo fatto ci ha tratto in inganno ed a sottovalutare glia avversari ma per fortuna abbiamo avuto la meglio e abbiamo vinto anche questa partita con il punteggio di 2 a 0. Infine rimaneva la partita più complicata quella con la 1°C. Tutte due le squadre avevano vinto due partite, quindi ci giocavamo il primo posto in classifica. C’era un'atmosfera fantastica perché oltre a noi in campo c’erano anche delle classi che ci guardavano. Era la partita più complicata di tutte e dopo la presentazione di ognuno di noi iniziò la partita, la palla rimbalzava da una parte e anche dall’altra, il posseso palla era in continuo cambiamento, eravamo stanchi ma avevamo ancora una piccola dose di energie e queste le abbiamo usate per chiudere la partita con una vittoria di 2 a 0! Questo è l’ultimo anno di scuola media, il torneo si giocherà a gennaio e noi non vediamo l'ora che arrivi quel momento e saremo pronti a giocarlo.
BONARRIGO Giuseppe terza A
GOLIA Gioele terza A
Il mio sogno è quello di giocare nella nazionale maschile di rugby a 15. Molti pensano che sia una cosa semplice, ma dietro ci sono tantissimi sacrifici. Allenamenti durissimi, orari rigidissimi, rinunce alla vita sociale e tanto altro fanno parte della quotidianità di chi vuole arrivare lontano in questo sport. Ma tutto questo per me vale la pena, perché il rugby è la mia passione.
Un aspetto su cui vorrei soffermarmi riguarda i compiti che ci lasciano a scuola. Spesso ci impediscono di andare ad allenarci e io non posso permettermi di saltare gli allenamenti se voglio realizzare il mio sogno. Per me ogni minuto passato in campo è fondamentale: mi alleno senza risparmiarmi, corro, affronto sfide e imparo dai miei errori, proprio come succede nella vita e nello sport.
Secondo me basterebbe regolare meglio la distribuzione dei compiti, dandone di meno e concentrandosi di più sul lavoro fatto in classe, così da poter avere il tempo di allenarsi senza sentirsi sopraffatti.
Questa è la mia idea, perché il rugby è più di uno sport: è fatica, passione e sogni da inseguire. E voi, cosa ne pensate?
GOLIA Gioele terza A