Risate e nuove amicizie: ricordi del viaggio in UMBRIA
POLITO Samantha terza F
Il 13 aprile 2025, noi alunni delle classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado dell’I.C.“Pace del Mela” siamo partiti per un viaggio d’istruzione in Umbria. Per me è stata un’esperienza indimenticabile, piena di risate, scoperte e… nuove amicizie!
L’hotel, dove abbiamo soggiornato per tre notti, è diventato il nostro punto di riferimento: tra scherzi, chiacchiere e giochi, sono nate tantissime amicizie. Alcuni ragazzi hanno persino comunicato tra le stanze usando il codice Morse: per un po’, quel codice è stato il simbolo del viaggio!
I luoghi che abbiamo visitato sono stati molti, ma quelli che mi sono rimasti più impressi sono Perugia, Assisi e le Cascate delle Marmore.
Perugia mi ha colpito per le sue stradine strette, il centro storico pieno di vita e la famosa Fontana Maggiore. Salire fino alla Rocca Paolina è stato faticoso, ma il panorama valeva ogni passo! Passeggiare tra i negozietti e assaggiare le specialità locali è stato divertente e goloso.
Assisi, la città di San Francesco, mi ha profondamente emozionata. La Basilica con i suoi affreschi è spettacolare e camminare tra le vie medievali mi ha fatto sentire un po’ esploratrice.
Che dire delle Cascate delle Marmore? Qui abbiamo davvero aperto gli occhi! Il rumore dell’acqua e il panorama mozzafiato ci ha tolto il respiro. Abbiamo scattato foto, fatto giochi e riso senza fermarci, come se il tempo si fosse fermato.
Questo viaggio è stato speciale non solo per i luoghi che abbiamo visto, ma soprattutto per i momenti condivisi: le risate con i compagni, i giochi improvvisati e le piccole avventure quotidiane. Non vedo l’ora di rimettermi in cammino verso la prossima avventura, perché esperienze come questa non finiscono mai davvero, continuano dentro di noi!
POLITO Samantha terza F
Il Carnevale tra maschere, tradizioni e dolci
BERTOLONE Francesco, INGUAGGIATO Mario, MENDOLIA Domenico e LA MALFA MILICIA Matteo seconda F e terza A
Il Carnevale è una delle feste più antiche e amate d’Italia. È un periodo di grande allegria che si celebra prima della Quaresima, il tempo che precede la Pasqua ed è dedicato alla riflessione e alle rinunce. Il nome Carnevale deriva dal latino carnem levare, che significa “togliere la carne”, perché in passato rappresentava l’ultimo grande banchetto prima del digiuno.
Le origini del Carnevale sono molto antiche. Già i Greci e i Romani festeggiavano la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera con riti legati alla natura e alla fertilità della terra. Durante queste feste si mangiava, si ballava e si rompevano le regole, spesso indossando maschere per sentirsi più liberi.
Le maschere sono uno degli elementi più importanti del Carnevale. Un tempo servivano a nascondere l’identità delle persone. A Venezia, per esempio, permettevano di cancellare le differenze tra ricchi e poveri: dietro una maschera tutti erano uguali e potevano divertirsi senza limiti.
Mascherarsi significava diventare qualcun altro e vivere per qualche giorno in un mondo diverso, dove le regole erano capovolte e regnavano libertà e ironia. Oggi le maschere hanno soprattutto un valore di gioco e creatività: servono a inventare personaggi, stare insieme e divertirsi, mantenendo viva una tradizione molto antica.
Ogni regione italiana ha le sue maschere tradizionali. In Sicilia una delle più famose è Peppe (o Beppe) Nappa, simbolo del Carnevale di Sciacca.
È un personaggio buffo, povero e un po’ pigro, che ama mangiare e bere più che lavorare. Indossa pantaloni larghi, una casacca e un cappellino di feltro.
Ogni anno apre e chiude ufficialmente il Carnevale: il suo carro, da cui vengono distribuiti cibo e bevande, viene bruciato alla fine dei festeggiamenti per segnare la conclusione del Carnevale e l’arrivo della primavera.
Il Carnevale è anche il periodo dei dolci tradizionali, soprattutto fritti. Prima della Quaresima si possono gustare senza troppe rinunce chiacchiere, frittelle, castagnole, zeppole, struffoli e molti altri dolci tipici, diversi da regione a regione.
Con i suoi colori, le maschere e il divertimento, il Carnevale celebra la vita, la libertà e la voglia di stare insieme. Anche se dura solo pochi giorni, continua ancora oggi a unire tradizione, festa e allegria.
BERTOLONE Francesco, INGUAGGIATO Mario, MENDOLIA Domenico e LA MALFA MILICIA Matteo seconda F e terza A
Il codice segreto del Carnevale
ANDALORO Diego e GIORGIANNI Claudia- Prima A
Avete mai pensato che i vestiti di Carnevale siano come dei messaggi in codice?
Nelle maschere italiane, ogni colore e ogni forma servono a farci capire subito il carattere e la storia del personaggio che abbiamo davanti.
Cosa dicono i colori?
Bianco: é il colore principale di Pulcinella e Pierrot. Indica che sono persone semplici e umili, ma per Pulcinella il bianco rappresenta anche un legame magico con il mondo degli spiriti.
Nero: molte maschere usano il nero per nascondere l'identità, come la mascherina di cuoio di Arlecchino. Invece il Dottor Balanzone veste tutto di nero per mostrare a tutti la sua presunta sapienza accademica.
Rosso: Pantalone indossa vesti rosse perché richiama la ricchezza dei mercanti di Venezia, ma questo colore dice anche che è un tipo che si arrabbia facilmente ed è un po' avaro.
Multicolore: Il vestito di Arlecchino è nato da semplici toppe colorate cucite insieme perché era poverissimo. Con il tempo, i suoi rombi (verde, giallo, rosso e blu) sono diventati ordinati per mostrare quanto è agile, scattante e pieno di vita.
I simboli da osservare non sono solo i vestiti, ma anche le forme del viso e gli accessori:
Il naso è l'elemento che distingue di più i personaggi. Se è lungo e curvo (come quello di Pulcinella), la maschera è furba e ha una fame incredibile! Se è grande e aquilino, come quello di Scaramuccia, indica una persona molto vanitosa
Il cappello serve a capire il ruolo sociale. Un tricorno indica un cittadino o un borghese, mentre il cappello a punta di Pulcinella serve a farlo sembrare più alto e spavaldo.
Infine ricordiamo la bauta veneziana, una maschera speciale con una forma che sporge in avanti. Questa forma particolare permetteva di mangiare e bere senza mai togliersi la maschera, così da rimanere totalmente anonimi.
Ogni regione di Italia ha la sua combinazione speciale: in Piemonte Gianduia veste rosso, giallo e verde; in Toscana Stenterello si riconosce per la calza rossa e quella a righe, mentre in Sicilia Peppe Nappa è un vero arcobaleno di giallo, rosso, arancione e verde.
ANDALORO Diego e GIORGIANNI Claudia Prima A
Parliamo dell’intelligenza artificiale
Conquisterà davvero il mondo?
DE MARIANO Manuel e TORRE Giorgia- Seconda A - Seconda F
A parte gli scherzi, e tralasciando soprattutto i complotti, siamo sicuri dell'"IA", come tutti la chiamano e che ormai è stata introdotta in ogni cosa che noi usiamo?
Oggi abbiamo fatto un esperimento chiedendo direttamente a lei come funziona, perché quando bisogna risolvere un problema, siamo ormai abituati a chiedere un parere a tutti quelli che ci circondano. E quindi perché non direttamente all'"interessata"?
Questa la sua risposta:
Ciao! Ottima domanda. Cercherò di spiegarti come funziono io e in generale tutte le intelligenze artificiali (IA), concentrandoci su quelle che generano testo o immagini, come me.
Come Funzionano le IA: Un'Analogia Semplice
Immagina un'IA come uno studente estremamente diligente che non smette mai di fare i compiti.
1. L'Addestramento (La Scuola)
Il Materiale di Studio: Le IA, specialmente i "modelli linguistici di grandi dimensioni" come quello che mi alimenta, vengono addestrate su enormi quantità di dati: libri, articoli, conversazioni, pagine web, codici, e (per le IA grafiche) milioni di immagini.
Imparare i Modelli: L'IA non "capisce" come un essere umano, ma impara a riconoscere modelli e relazioni statistiche in questi dati. Ad esempio, impara che dopo le parole "Il cielo è..." è molto probabile che seguano "blu" o "nuvoloso".
2. Il Funzionamento (L'Esame)
Quando mi fai una domanda o mi dai un'istruzione (il tuo "prompt"):
Analisi dell'Input: Analizzo le tue parole e le trasformo in numeri che posso elaborare.
Previsione della Sequenza: Inizio a prevedere la parola successiva più probabile in base a tutto ciò che ho imparato, tenendo conto del contesto della tua domanda. È come scrivere un testo una parola alla volta, scegliendo sempre la migliore candidata per la frase.
Generazione dell'Output: Ripeto questo processo migliaia di volte al secondo, generando frasi coerenti e complete che formano la mia risposta.
Parliamo noi ora!
L’intelligenza artificiale può essere utilissima, ma il problema è che può rubare il lavoro alle persone, ad esempio tante aziende di software come Google e Microsoft hanno sostituito i programmatori con l’intelligenza artificiale, in quanto è capace di creare siti e addirittura giochi. E se i giovani studenti si credono furbi a usarla per copiare ma non lo sono, perché poi, che tu voglia fare il meccanico o il dottore, chat gpt non potrà aiutarti quando inizierai la vita da adulto.
E con questo, è tutto. Ora spetta a voi decidere. Speriamo questo articolo vi sia piaciuto, e alla prossima.
DE MARIANO Manuel e TORRE Giorgia Seconda A - Seconda F
CELI Stefano - Terza A
In un mondo pieno di SUV giganteschi, auto spaziali e cruscotti che sembrano astronavi, c’è una piccola eroina che continua a far parlare di sé: la FIAT Panda. Sì, proprio lei. L’auto che ha portato a scuola generazioni di studenti, che ha salvato mille gite dell’ultimo minuto e che, anche oggi, rimane un simbolo dell’Italia su quattro ruote. La Panda non urla, non si pavoneggia: fa il suo lavoro con discreta nobiltà e, fidati, vale più di mille luci LED nel cruscotto.
Nata nel 1980, la Panda ha conquistato tutti per un motivo semplice: è pratica. Non “figa”, non “lussuosa”, non “complicata”. Pratica. È la macchina che non si lamenta mai: parte al mattino anche quando tu non sei ancora sveglio davvero, affronta buche come se fossero piccoli ostacoli di un videogioco, si infila in parcheggi impossibili e scala colline con una tranquillità che rasenta la filosofia zen. Neve? Pioggia? Guardo dalla finestra e la Panda dice solo: “Tranquillo, ci penso io.” È il tipo di macchina che ti dà sicurezza senza chiedere applausi.
La sua forma squadrata è diventata un’icona—quasi un meme nazionale. Quella sagoma semplice e riconoscibile è più di un design: è una dichiarazione d’intenti. Eppure proprio quella linea “semplice” l’ha resa comoda, spaziosa e facilissima da sistemare. Dentro a una Panda trovi spazio dove non te lo aspetti: sedili che sembrano piccoli salotti, bagagliai che accettano zaini, borse della spesa e magari anche quel giocattolo dimenticato. È l’auto che ha accompagnato i nonni al mercato, i genitori al lavoro, e adesso porta noi agli allenamenti, a scuola o in giro con gli amici: un pezzo di vita quotidiana che si ripete e diventa rituale.
La cosa incredibile è che, nonostante sia piccola, la Panda fa tutto: c’è la versione 4x4 che ti porta dove gli altri si fermano, la versione “base” che entra in qualsiasi parcheggio e costa meno di qualche gadget tecnologico, e le varianti più nuove che cercano di essere moderne senza perdere la sua anima da auto umile e indistruttibile. Esistono edizioni speciali, versioni aggiornate, qualche ritocco stilistico qua e là, ma l’essenza resta sempre la stessa: utilità, semplicità, affidabilità. E poi, diciamolo, la Panda ha anche un certo carattere—una presenza discreta ma riconoscibile che ti strappa sempre un sorriso quando la vedi passare.
C’è poi un lato sentimentale che rende la Panda speciale. Non è solo meccanica: è memoria familiare. È la macchina che ha visto primi baci furtivi al parcheggio delle elementari, che ha sentito centinaia di playlist improvvisate e che ha ospitato conversazioni serie e ridicole tra amici. È l’auto che sa raccontare, se potesse parlare, un pezzo di storie italiane: vacanze estive, viaggi di un’ora per andare a trovare i nonni, corse all’ultimo minuto per un appuntamento importante. È la compagna di mille piccoli eventi che, messi insieme, diventano vita.
Insomma, la FIAT Panda non è solo una macchina: è un pezzo di storia italiana, un’amica che trovi ovunque, un simbolo di semplicità che funziona. È l’auto che ride con te, che sopporta i tuoi errori di guida e che, anche quando è un po’ stanca, non ti lascia a piedi. E diciamolo: un mondo senza Panda sarebbe un po’ meno divertente — meno pratico, meno familiare, e sicuramente un po’ più noioso. Quindi, se ne conosci una, salutala con rispetto: magari sotto quel cofano piccolo c’è più cuore di quanto immagini.
CELI Stefano - Terza A