CELI Stefano terza A
Il motorsport, come molte persone lo definiscono, non sono semplice macchine che girano in un circuito. Le persone non comprendono il vero significato, il motorsport è definizione di: disciplina, coraggio, adrenalina, velocità, precisione e coordinazione.
Un team automobilistico di corse che ha accolto il vero significato è “Alfa Corse”, infatti in questo articolo vi parlerò di una delle auto da corsa più dominante nel campionato automobilistico tedesco. Alfa Romeo 155 2.9l V6 TI. Negli anni Novanta il Deutsche Tourenwagen Meisterschaft (DTM) campionato tedesco per vetture turismo, competizione che da sempre riscuote un grandissimo interesse di pubblico, ha un regolamento molto permissivo, che consente di elaborare le vetture rispetto al modello di serie. Poche cose non possono variare: la cilindrata e il materiale con cui il motore è costruito. La novità dell’edizione del ’93 per la Classe D1 è che i motori non possono essere maggiori di 2,5 litri e non più di 6 cilindri.
L'Alfa Corse, sotto la guida di Giorgio Pianta, progetta e costruisce una vera e propria belva da competizione intorno al motore V6 da 2,5 litri con monoblocco e testa in allumino, come la 155 di serie. Il resto è tutto diverso: nasce la 155 2.5 V6 TI.
Per dotare la vettura di trazione integrale, il motore è ruotato in senso longitudinale. Un nuovo carter in magnesio contiene il cambio a 6 marce, il differenziale anteriore e quello centrale epicicloidale (la ripartizione è 33% all’avantreno e 67% al retrotreno). Le valvole d’aspirazione sono in titanio e la lubrificazione a carter secco, l’elettronica dialoga coi due catalizzatori a tre vie (le emissioni sono controllate). Il motore, che pesa solamente 110 kg eroga 420 cavalli a 11800 giri/minuto. La vettura, con la carrozzeria in fibra di carbonio, pesa soltanto 1040 kg.
CELI Stefano terza A
MENDOLIA Domenico seconda F
Vi racconto oggi di una mia grande passione a cui dedico generalmente molti fine settimana. Il mondo del calcio vive soprattutto del calore e dell’affetto che i tifosi nutrono verso la propria squadra e i suoi colori e ad essa dedicano spesso molto del loro tempo libero. In occasione delle partite ufficiali, ma anche degli allenamenti, i tifosi si recano puntualmente allo stadio per supportare i giocatori ed è lì, sulle gradinate, che si ritrovano e si trasformano in un unico grande gruppo denominato con l’appellativo di “ultrà”.
Il mondo ultrà rappresenta una delle espressioni più intense e controverse del tifo calcistico. Nato come movimento organizzato di sostegno alla propria squadra, nel tempo è diventato un fenomeno sociale e culturale che coinvolge migliaia di persone, soprattutto giovani con striscioni, bandiere, cori, scenografie… Spesso questa passione trascende e i gruppi di tifosi si scontrano verbalmente e fisicamente contro gli ultrà della squadra avversaria, nel tentativo di far valere la propria fede e dimostrare appartenenza alla maglia. Capita però, altrettanto spesso che tra i gruppi di squadre avversarie, possono nascere delle alleanze chiamate comunemente “gemellaggi”.
Nel nostro territorio, a pochi chilometri da noi, si trova Barcellona Pozzo di Gotto con il suo stadio, il “D’alcontres” e la sua squadra di calcio, l’IGEA VIRTUS che milita nel campionato di serie D. Io vado regolarmente allo stadio insieme a mio padre ed ai miei amici. Ciò che da subito mi ha affascinato di questa realtà è appunto il calore e l’allegria con cui i tifosi seguono la squadra.
Barcellona ha una piazza ultras favolosa, con un tifo che è da tutti considerato di altra categoria, che NON LASCIA MAI SOLA il suo “AMORE” (come tutti definiscono la squadra) sia in casa che in trasferta, in tutta la sicilia ma anche fuori regione.
Il gruppo ultras di Barcellona P.G si chiama “ Gradinata Barcellona PG Vecchia Guardia” e segue sempre la sua squadra, in tutte le competizioni. Come detto prima anche i tifosi dell’IGEA devono far valere la propria fede e appartenenza quando giocano con le squadre avversarie. Ci sono quindi città “nemiche” e altre con le quali si sono instaurati, nel corso degli anni, veri e propri gemellaggi.
Gli ultrà contro i quali la rivalità è particolarmente sentita per vicinanza geografica sono senz’altro quelli della città di Milazzo. Seguono poi altre squadre come la Vigor Lamezia, l’Acireale, il Messina e veri e propri antagonismi con diverse altre tifoserie siciliane (Ragusa, Siracusa, Paternò, Gela) ma anche calabresi.
La Gradinata Barcellona P.G. ha invece uno storico gemellaggio con la “Vittoria ultras”, tifoseria dell’omonima città.
Gli scontri tra tifoserie, come possiamo vedere dalle cronache televisive o giornalistiche, possono spesso degenerare perché si supera il normale “sfottò” goliardico che si trasforma in gesti violenti che nulla hanno a che fare con il tifo. I responsabili di questi episodi vengono puniti dalla legge con i cosiddetti “DASPO”, provvedimenti amministrativi che vietano a una persona di assistere a manifestazioni sportive.
La DASPO viene emessa dal Questore (autorità di pubblica sicurezza) nei confronti di coloro che si sono resi responsabili dei seguenti comportamenti:
aver partecipato a scontri tra tifosi;
aver compiuto atti di violenza o danneggiamento;
aver acceso fumogeni o materiale pericoloso;
aver invaso il campo di gioco;
essere stati denunciati o condannati per reati legati a eventi sportivi.
Non serve una condanna definitiva ma può essere applicata anche solo sulla base di denunce o accertamenti di polizia.
La DASPO può durare da 1 a 5 anni nei casi ordinari, fino a 10 anni per i soggetti recidivi e nel caso di comportamenti molto gravi la condanna può essere inflitta per un tempo ancora più lungo. Durante quel periodo la persona non può entrare allo stadio, sostare nelle vicinanze dell’impianto sportivo e in alcuni casi, recarsi in città dove gioca la propria squadra. Nei casi più seri può essere imposto anche l’obbligo di presentazione in Questura durante lo svolgimento della partita (la cosiddetta “firma”), per evitare che il soggetto si rechi allo stadio.
La Daspo non è una condanna penale, è una misura di prevenzione amministrativa, ma può essere impugnata davanti al giudice.
E dopo questo approfondimento non posso che chiudere con il grido di battaglia del nostro gruppo:
SEMPRE FORZA IGEA ORGOGLIO E APPARTENENZA 98051
MENDOLIA Domenico seconda F
Non è solo un gioco: NINTENDO e ROBLOX
AMATO Matteo e BOTTARO Leonardo prima e terza A
Il nostro viaggio tra i mondi NINTENDO e ROBLOX
Mi chiamo Matteo, frequento la prima media e, come molti miei coetanei, ho una grande passione: i videogiochi. Generalmente il pomeriggio, dopo aver finito i compiti, gioco per circa due ore. Mi piacciono i giochi animati perché posso scegliere cosa fare in base al mio umore: avventura, minigiochi o sfide per scalare le classifiche.
Dal mondo dei grandi si levano spesso voci critiche. Dicono: “Non giocare perché diventi stupido, il cervello si atrofizza, rischi di diventare cieco e le dita si addormentano!”. Insomma, a sentir loro, i videogiochi sarebbero quasi pericolosi per la vita. Ma è davvero così?
Noi ragazzi non vediamo tutti questi rischi: per noi giocare è un modo per divertirsi e rilassarsi. Anzi, crediamo che molti videogiochi siano educativi. Alcuni insegnano un linguaggio tecnico o parole in inglese; altri, come Minecraft, insegnano una cosa importantissima: lo spirito di sopravvivenza. La nostra passione passa anche per il web. Su YouTube seguiamo creator che ci fanno ridere o ci insegnano trucchi, come Kendal, Bellafaccia e Roby Polar Bear. Il mio amico Leonardo, invece, preferisce le "Manhunt" di Dream.
Un capitolo a parte merita il mondo Nintendo. Esistono tantissimi modelli (dal vecchio NES al DS, fino alla Switch OLED e alla nuovissima Switch 2) e per noi sono come una "cassa dei ricordi". Io ho la mia Switch da due anni e il primo gioco è stato Mario Party Superstar. Leonardo ce l’ha da otto anni e ha iniziato con Super Mario Party: ci giocava sempre con sua sorella e suo fratello e ancora oggi lo fa... soprattutto per "stracciare il fratello" in partita! Uno dei mondi che frequentiamo di più è Roblox. Ci sono tantissimi giochi famosi, come 99 notti nella foresta (dove ci sono classi con poteri e livelli), Brookhaven o Adopt Me. Oltre a vedere i video di Jenny Meraki o Kendal, la cosa più bella di Roblox è che ti permette di incontrare persone che possono diventare amici per sempre. Grazie a questo gioco, non ti senti mai solo.
AMATO Matteo e BOTTARO Leonardo prima e terza A
Romeo e Giulietta: l’amore che vince la morte
MONDO' Denise terza A
Il 14 febbraio è una festa che tutti conosciamo, ma di cui spesso ignoriamo l’origine. Per scoprire le sue vere radici dobbiamo tornare all’epoca dell’Impero Romano. Ho scelto di raccontarvi questa storia perché ci insegna che l'amore, ieri come oggi, ha la forza di superare ogni ostacolo, proprio come accade nelle grandi opere della letteratura.
In quei tempi, verso metà febbraio, si celebravano i Lupercalia, dei riti pagani legati alla fertilità molto crudi: ricevere delle frustate era considerato un modo per favorire le nascite e la violenza era vista come uno strumento purificatore. La storia di Valentino inizia quando l’imperatore Claudio II vietò ai giovani soldati di sposarsi. Egli era convinto che un uomo innamorato fosse troppo cauto in battaglia, perché aveva qualcuno ad aspettarlo a casa; per l'imperatore, la guerra doveva essere l'unico scopo della vita.
Il vescovo Valentino di Terni decise di rischiare la vita mettendosi contro l'imperatore per difendere i giovani: per lui l’amore era più importante di qualsiasi legge o capriccio altrui.
Questo concetto di un amore che prova a superare le barriere lo ritroviamo perfettamente nel dramma di William Shakespeare, “Romeo e Giulietta”.
Proprio come Valentino aiutava gli innamorati in segreto, anche Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti si giurarono amore eterno e si sposarono di nascosto, sfidando l’odio tra le loro famiglie. Quando il padre di Giulietta cercò di imporle il matrimonio con il Conte Paride, lei chiese aiuto a Frate Lorenzo. Il piano era questo: Giulietta avrebbe finto di essere morta grazie a un potente sonnifero, in attesa che Romeo venisse a salvarla per scappare insieme.
Purtroppo, un contrattempo impedì al messaggero di avvertire Romeo. Credendo Giulietta morta per davvero, lui corse al suo sepolcro e bevve del veleno per restare con lei. Al risveglio, vedendo l'amato senza vita, anche Giulietta si uccise con un pugnale. Proprio come nella storia di Valentino, questi due innamorati si misero contro tutti per seguire la legge del cuore. Nonostante il finale tragico, il loro sacrificio riuscì a trasformare un odio immenso in una pace duratura tra le famiglie.
MONDO' Denise terza A
Il vescovo che con il coraggio fece la storia
BONARRIGO Giuseppe terza A
San Valentino si festeggia il 14 febbraio. Non è solo la festa degli innamorati, ma è anche una giorno in cui ricordiamo un vescovo, di nome Valentino, che visse a Terni durante il periodo dell’impero romano. In un'epoca difficile e segnata da molti conflitti, egli era una persona gentile che si impegnava ogni giorno per diffondere pace e allegria tra la gente.
In quel periodo, l'imperatore aveva vietato ai soldati di sposarsi, impedendo loro di coronare l’amore per la propria donna. Un giorno un soldato andò dal vescovo per chiedergli un aiuto: voleva restare unito per sempre alla sua amata, che era gravemente malata. Il vescovo diede loro la sua benedizione e, in uno dei suoi tanti miracoli, i due innamorati chiusero gli occhi insieme nello stesso istante, restando uniti per l'eternità.
Quando a Roma si sparse la voce di questi fatti, i soldati, sotto ordine dell’imperatore, arrestarono Valentino e lo portarono in prigione. Ma anche in questa occasione Valentino si distinse per la sua carità. Prima di andare incontro alla morte, guarì dalla cecità Giulia, la figlia del suo carceriere. Poco dopo il vescovo fu giustiziato.
Questa è la storia di San Valentino, che con il suo amore e la sua ricerca della pace si è fatto ricordare nel tempo.
Nella nostra scuola, da qualche anno, nelle settimane che precedono la festa di questo grande Santo, prepariamo la “Scatola di San Valentino”: ognuno di noi può scrivere un bigliettino per esprimere affetto o il proprio amore a qualcuno e inserirlo della scatola.
Penso sia importante ricordare l'origine di questa festa. Non è fatta solo di cioccolatini o regali, che sono comunque bellissimi, ma è il ricordo di una persona che, con fede e coraggio, ha diffuso un messaggio d'amore in tutto il mondo.
BONARRIGO Giuseppe terza A
CUCE' Giovanni terza B
A volte le passioni più grandi nascono senza che tu te lo aspetti. La mia, quella per il karting, è iniziata proprio così, per caso. Mi chiamo Giovanni Cucè, ho 13 anni e frequento la 3B. Se oggi passo le giornate a pensare alle curve, alle traiettorie e ai sorpassi, è tutto merito di un giorno che sembrava normale e invece ha cambiato tutto.
Tutto è cominciato quando io e i miei compagni di classe dovevamo fare una piccola gara insieme. Per divertimento, decisi di andare a provare la pista il giorno prima, giusto per capire com’era. Mi misero su un kart per bambini, e già da lì sentii qualcosa di speciale: la velocità, il rumore, la vibrazione nelle braccia… era come se mi accendesse qualcosa dentro. Così, quasi senza pensarci troppo, dissi: “Potrei provare quello degli adulti?”
Una domanda che, ora che ci penso, ha cambiato la mia vita.
Il proprietario della pista accettò e mi fece provare un kart più potente. Appena partii, fu come se la pista mi chiamasse. Veloce, preciso, naturale. Quando tornai ai box, vidi il proprietario parlare con mio padre. Mi avvicinai e lo sentii dire: “Questo ragazzo promette.”
Da lì è partito tutto. Mio padre, che è un pilota di rally e che da sempre vive di motori e adrenalina, mi guardò e capì che quella passione scorreva anche nel mio sangue. Poco dopo mi comprò il mio primo kart 125 monomarcia. Ricordo benissimo il momento in cui ci sono salito per la prima volta: il cuore che batteva forte, le mani sul volante, il casco che profumava di novità. E poi via, in pista. Quello che ho provato è difficile da mettere in parole… un misto di libertà, potenza, concentrazione e felicità pura. Una sensazione indescrivibile, come se avessi finalmente trovato il mio posto.
Da allora non ho più smesso. Ogni giro è una sfida, ogni curva un’occasione per migliorare. E ogni volta che scendo in pista, penso a quel giorno iniziato per gioco, in cui senza saperlo ho scoperto la cosa che amo di più. Il karting non è solo uno sport: è diventato parte di me. E, un po’, è anche il modo in cui porto avanti la passione di mio padre, continuando la tradizione di famiglia… ma a modo mio, a tutto gas!
CUCE' Giovanni terza B
LEOPARDI, uno di noi
POLITO Samantha terza F
E’ da un po’ di tempo che in classe si parla di Giacomo Leopardi, tutti lo definiscono un pessimista, ma secondo me è solo un realista.
Attraverso le sue poesie racconta cose che succedono a tutti. La maggior parte delle persone non riescono ad accettare le disgrazie e le ingiustizie che accadono nelle loro vite, per questo motivo non ne parlano.
Non ha paura di affrontare la realtà. Può apparire una cosa da poco, eppure, secondo me, è un gesto di grande coraggio.
A differenza degli altri poeti, Leopardi mi piace di più, perché non ho mai letto poesie più “vere” delle sue.
Mi riconosco tantissimo in una verità espressa da Leopardi: anche se si ha fretta di crescere, ognuno di noi sa che essere piccoli non ha paragone. Spesso rifletto sul fatto che da piccola tutto appariva più bello. Il Natale, per esempio, sembrava non finire mai, mentre ora passa in un attimo. per questo penso che essere piccoli, immaturi e spensierati sia molto più bello di crescere ed essere adulti.
Desideriamo crescere per avere alcune “comodità” come per esempio disporre di mezzi di trasporto propri, viaggiare da soli o essere indipendenti. Tuttavia, a causa di tutto ciò, inizieranno a sorgere dei problemi e, piano piano, non si sarà più spensierati come prima.
Io ho paura di diventare adulta, perché non sono sicura di saper gestire tutto da sola. Un’altra cosa che mi spaventa è che, crescendo, molti dei miei parenti mi lasceranno ed io dovrò imparare a vivere senza di loro. So che è un passaggio normale della vita, ma ciò mi spaventa molto. Proprio per questo cerco di passare più tempo con loro e creare tanti ricordi.
Vivere a pieno la giovinezza è la cosa più importante, se si vuole avere un’età adulta piacevole. Infatti, anche se si pensa ai momenti passati con malinconia, sai di aver passato una bella vita: la nostalgia è la sfortuna di chi è stato fortunato.
Io sono molto nostalgica, anche dei un momenti che durano poco, ecco perché cerco di immortalare ogni cosa che accade intorno a me: faccio mille foto e video così ogni volta che li riguardo è come se rivivessi tutto. Un ricordo che mi provoca molta nostalgia è quello della gita in Umbria, un’esperienza che mi ha permesso di stringere nuove e bellissime amicizie. Dopo quell’indimenticabile viaggio ho capito che bisogna godere tutti i momenti fino in fondo, per non avere nessun rimpianto. Io, però, non riesco a vivere a pieno i momenti felici, poiché una parte di me pensa sempre a cosa succederà dopo e a quando finirà tutto.
Grazie a Leopardi, però, ho capito che devo imparare a “cogliere l’attimo” e a non sprecare neanche un secondo della mia vita.
POLITO Samantha Terza F
Risate e nuove amicizie: ricordi del viaggio in UMBRIA
POLITO Samantha terza F
Il 13 aprile 2025, noi alunni delle classi seconde e terze della scuola secondaria di primo grado dell’I.C.“Pace del Mela” siamo partiti per un viaggio d’istruzione in Umbria. Per me è stata un’esperienza indimenticabile, piena di risate, scoperte e… nuove amicizie!
L’hotel, dove abbiamo soggiornato per tre notti, è diventato il nostro punto di riferimento: tra scherzi, chiacchiere e giochi, sono nate tantissime amicizie. Alcuni ragazzi hanno persino comunicato tra le stanze usando il codice Morse: per un po’, quel codice è stato il simbolo del viaggio!
I luoghi che abbiamo visitato sono stati molti, ma quelli che mi sono rimasti più impressi sono Perugia, Assisi e le Cascate delle Marmore.
Perugia mi ha colpito per le sue stradine strette, il centro storico pieno di vita e la famosa Fontana Maggiore. Salire fino alla Rocca Paolina è stato faticoso, ma il panorama valeva ogni passo! Passeggiare tra i negozietti e assaggiare le specialità locali è stato divertente e goloso.
Assisi, la città di San Francesco, mi ha profondamente emozionata. La Basilica con i suoi affreschi è spettacolare e camminare tra le vie medievali mi ha fatto sentire un po’ esploratrice.
Che dire delle Cascate delle Marmore? Qui abbiamo davvero aperto gli occhi! Il rumore dell’acqua e il panorama mozzafiato ci ha tolto il respiro. Abbiamo scattato foto, fatto giochi e riso senza fermarci, come se il tempo si fosse fermato.
Questo viaggio è stato speciale non solo per i luoghi che abbiamo visto, ma soprattutto per i momenti condivisi: le risate con i compagni, i giochi improvvisati e le piccole avventure quotidiane. Non vedo l’ora di rimettermi in cammino verso la prossima avventura, perché esperienze come questa non finiscono mai davvero, continuano dentro di noi!
POLITO Samantha terza F
Il Carnevale tra maschere, tradizioni e dolci
BERTOLONE Francesco, INGUAGGIATO Mario, MENDOLIA Domenico e LA MALFA MILICIA Matteo seconda F e terza A
Il Carnevale è una delle feste più antiche e amate d’Italia. È un periodo di grande allegria che si celebra prima della Quaresima, il tempo che precede la Pasqua ed è dedicato alla riflessione e alle rinunce. Il nome Carnevale deriva dal latino carnem levare, che significa “togliere la carne”, perché in passato rappresentava l’ultimo grande banchetto prima del digiuno.
Le origini del Carnevale sono molto antiche. Già i Greci e i Romani festeggiavano la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera con riti legati alla natura e alla fertilità della terra. Durante queste feste si mangiava, si ballava e si rompevano le regole, spesso indossando maschere per sentirsi più liberi.
Le maschere sono uno degli elementi più importanti del Carnevale. Un tempo servivano a nascondere l’identità delle persone. A Venezia, per esempio, permettevano di cancellare le differenze tra ricchi e poveri: dietro una maschera tutti erano uguali e potevano divertirsi senza limiti.
Mascherarsi significava diventare qualcun altro e vivere per qualche giorno in un mondo diverso, dove le regole erano capovolte e regnavano libertà e ironia. Oggi le maschere hanno soprattutto un valore di gioco e creatività: servono a inventare personaggi, stare insieme e divertirsi, mantenendo viva una tradizione molto antica.
Ogni regione italiana ha le sue maschere tradizionali. In Sicilia una delle più famose è Peppe (o Beppe) Nappa, simbolo del Carnevale di Sciacca.
È un personaggio buffo, povero e un po’ pigro, che ama mangiare e bere più che lavorare. Indossa pantaloni larghi, una casacca e un cappellino di feltro.
Ogni anno apre e chiude ufficialmente il Carnevale: il suo carro, da cui vengono distribuiti cibo e bevande, viene bruciato alla fine dei festeggiamenti per segnare la conclusione del Carnevale e l’arrivo della primavera.
Il Carnevale è anche il periodo dei dolci tradizionali, soprattutto fritti. Prima della Quaresima si possono gustare senza troppe rinunce chiacchiere, frittelle, castagnole, zeppole, struffoli e molti altri dolci tipici, diversi da regione a regione.
Con i suoi colori, le maschere e il divertimento, il Carnevale celebra la vita, la libertà e la voglia di stare insieme. Anche se dura solo pochi giorni, continua ancora oggi a unire tradizione, festa e allegria.
BERTOLONE Francesco, INGUAGGIATO Mario, MENDOLIA Domenico e LA MALFA MILICIA Matteo seconda F e terza A
Il codice segreto del Carnevale
ANDALORO Diego e GIORGIANNI Claudia prima A
Avete mai pensato che i vestiti di Carnevale siano come dei messaggi in codice?
Nelle maschere italiane, ogni colore e ogni forma servono a farci capire subito il carattere e la storia del personaggio che abbiamo davanti.
Cosa dicono i colori?
Bianco: é il colore principale di Pulcinella e Pierrot. Indica che sono persone semplici e umili, ma per Pulcinella il bianco rappresenta anche un legame magico con il mondo degli spiriti.
Nero: molte maschere usano il nero per nascondere l'identità, come la mascherina di cuoio di Arlecchino. Invece il Dottor Balanzone veste tutto di nero per mostrare a tutti la sua presunta sapienza accademica.
Rosso: Pantalone indossa vesti rosse perché richiama la ricchezza dei mercanti di Venezia, ma questo colore dice anche che è un tipo che si arrabbia facilmente ed è un po' avaro.
Multicolore: Il vestito di Arlecchino è nato da semplici toppe colorate cucite insieme perché era poverissimo. Con il tempo, i suoi rombi (verde, giallo, rosso e blu) sono diventati ordinati per mostrare quanto è agile, scattante e pieno di vita.
I simboli da osservare non sono solo i vestiti, ma anche le forme del viso e gli accessori:
Il naso è l'elemento che distingue di più i personaggi. Se è lungo e curvo (come quello di Pulcinella), la maschera è furba e ha una fame incredibile! Se è grande e aquilino, come quello di Scaramuccia, indica una persona molto vanitosa
Il cappello serve a capire il ruolo sociale. Un tricorno indica un cittadino o un borghese, mentre il cappello a punta di Pulcinella serve a farlo sembrare più alto e spavaldo.
Infine ricordiamo la bauta veneziana, una maschera speciale con una forma che sporge in avanti. Questa forma particolare permetteva di mangiare e bere senza mai togliersi la maschera, così da rimanere totalmente anonimi.
Ogni regione di Italia ha la sua combinazione speciale: in Piemonte Gianduia veste rosso, giallo e verde; in Toscana Stenterello si riconosce per la calza rossa e quella a righe, mentre in Sicilia Peppe Nappa è un vero arcobaleno di giallo, rosso, arancione e verde.
ANDALORO Diego e GIORGIANNI Claudia Prima A
Pescare con il nonno
ANDOLINA Simone - Prima A
La pesca è il mio hobby preferito. Nella mia famiglia pensavo che nessuno praticasse la pesca fino a quando, una sera di agosto, mio nonno, mentre mi trovavo in spiaggia con la mia famiglia, ha portato una canna da pesca.
Io sono stato felice dal primo momento che ho visto quella canna. La sapevo già usare anche se non ne avevo mai avuta una. Ricordo la felicità di mia mamma quando ho preso il primo pesce della mia vita.
Vi chiederete a questo punto come l'ho cucinato.
In nessun modo, perché ho deciso di buttarlo in mare. Da quella sera in poi ho iniziato ufficialmente la mia attività da pescatore: in un certo senso è stato un battesimo e mio nonno il padrino.
Ormai pratico questo hobby da cinque mesi e posso dire che sto imparando molto. Nella pesca innanzitutto bisogna avere molto pazienza e soprattutto devi avere la canna perfetta.
Ci sono infatti diverse lunghezze e costi.
Gli ami poi sono altrettanto importanti e senza essi rischi di non prendere niente. Generalmente io pesco con il coreano, che è un verme lungo.
Di solito io vado a pescare a Giammoro, in prossimità degli scogli e nelle ultime pescate ho preso dei pesci chiamati occhiate.
In conclusione posso dire, dalla mia personale esperienza, che per pescare devi avere l’attrezzatura perfetta, tanta pazienza e un pizzico di fortuna, che non guasta mai.
ANDOLINA Simone Prima A
San Valentino tra Shakespeare e Manzoni
BARBARA Elena e CALOGERO Maria seconda e terza F
La festa degli innamorati è dedicata a San Valentino di Terni, vescovo martire del III secolo d.C. Anche noi nella nostra scuola, da un paio di anni, festeggiamo questo giorno proprio il 14 febbraio, giorno in cui il vescovo diventato martire perse la vita.
Pensate quanto questa tradizione sia andata avanti, circa 1753 anni di feste e puro amore!
Tornando alla nostra scuola, si prepara ogni anno una scatola dove poter inserire la propria letterina, facendo una dedica alla persona amata e firmandosi non con il proprio nome ma “dal tuo valentino”, cioè dal tuo spasimante, ovvero dalla persona che ti vuole bene.
Anche le classi vengono addobbate per l’occasione. Questa festa è davvero sentita da noi, sia dai grandi che dai più piccoli, magari prendendo spunto da modelli “iconici” d’amore come per esempio Romeo e Giulietta. La storia dei due amanti di Verona ha ispirato una tragedia di Shakespeare, che narra l'amore ostacolato tra Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti, membri di due famiglie rivali. I giovani si sposano segretamente, ma una serie di incomprensioni e duelli porta all'esilio di Romeo e alla finta morte di Giulietta. La tragedia culmina col suicidio di entrambi e con la riconciliazione finale delle famiglie. Questa storia evidenzia la forza dell’amore che supera ogni ostacolo e impedimento.
Un’altra storia toccante è quella de I Promessi Sposi, romanzo storico di Alessandro Manzoni, che narra la tormentata storia d'amore di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella, ostacolati dal nobile prepotente Don Rodrigo nella Lombardia del XVII secolo. Tra carestie, peste e la ricerca di giustizia, i due fidanzati si separano per poi riunirsi nel lazzaretto, superando le avversità grazie alla fede e alla Provvidenza e coronando infine il loro sogno.
Abbiamo parlato di queste bellissime opere di William Shakespeare e Alessandro Manzoni, che non sono strettamente legate alla celebrazione di San Valentino perché rappresentano l'archetipo dell'amore contrastato, della devozione assoluta e, nel caso di Romeo e Giulietta, della tragica fatalità.
Inoltre, la figura del vescovo Valentino può essere messa in contrapposizione con un celebre personaggio de I Promessi Sposi: Don Abbondio, il curato del paese che si rifiuta di sposare Renzo e Lucia.
La filosofia di Don Abbondio è quella di scansare tutti i contrasti, di vivere nel modo più tranquillo possibile e, nei casi in cui proprio non si può evitare lo scontro, cercare sempre di allearsi col più forte. Ma così facendo, “inghiottendo in silenzio tanti bocconi amari”, dando così spesso ragione agli altri, facendosi vedere così disponibile e paziente, don Abbondio accumula dentro di sé una gran rabbia che sfoga con le persone più deboli, quelle che sa che non se la prenderebbero con lui. Così facendo, egli fa vedere un altro aspetto di sé: quello prepotente e arrogante. Invece San Valentino ha un carattere determinato ma mite, improntato sulla dedizione agli altri, la guarigione, e il sostegno alle coppie di innamorati e non ha paura di sfidare le leggi dell’imperatore Claudio che vietavano il matrimonio ai giovani soldati.
Conosciuto come protettore degli innamorati, la sua figura è legata a leggende di riconciliazione e generosità: egli infatti regalava la dote alle ragazze povere che potevano così sposarsi. La festa di San Valentino, nel corso dei secoli, si è trasformata in un simbolo romantico e commerciale ma nonostante ciò non perde il suo fascino e ci fa riflettere sul sentimento più potente che l’uomo possa provare.
BARBARA Elena e CALOGERO Maria Seconda e Terza F
"L’uomo alla ricerca di senso"
di Vicktor E. FRANKL
GRINGERI Alice terza F
Il Giorno della Memoria commemora uno dei periodi più bui della storia dell'umanità: lo sterminio nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Un orrore che colpì il popolo ebraico, le persone con disabilità e chiunque fosse considerato "diverso". Ricordare è fondamentale, ma non basta: dobbiamo comprendere per non ripetere gli stessi errori del passato. A milioni di persone innocenti è stata strappata non solo la vita, ma ogni forma di futuro: la possibilità di amare e sognare, il calore della famiglia e degli amici, la libertà fondamentale di scegliere. In quell'inferno, l'unica scelta rimasta era tra l'arrendersi o il continuare a lottare per la sopravvivenza, aggrappandosi alla speranza di una nuova vita. Tutto questo è accaduto per mano di chi credeva che una diversità estetica o culturale annullasse il valore di un essere umano. Si sbagliavano: ciò che conta davvero è l'essenza che portiamo dentro. Si potrebbe pensare che l'umanità abbia imparato dai propri errori, eppure oggi viviamo ancora immersi in guerre e crudeltà. Spesso prevale l'egoismo di chi insegue il potere senza curarsi delle conseguenze. Evidentemente, la nostra società fatica ancora a capire che la diversità è normalità e che l'odio non può mai essere la soluzione.
Vi vorrei parlare oggi di un libro che mi ha colpito molto perchè spinge tutti noi a riflettere sul significato della parola "scegliere". Una delle sue frasi più celebri pronunciate dall'autore Vicktor Frankl, recita infatti in questo modo: “Tutto può essere tolto ad un uomo ad eccezione di una cosa: l'ultima delle libertà umane - poter scegliere il proprio atteggiamento in ogni determinata situazione, anche se solo per pochi secondi.”
CHI ERA VIKTOR FRANKL?
Viktor Frankl(1905-1997) è stato un eminente neurologo, psichiatra e filosofo austriaco di origine ebraica, fondatore della logoterapia e dell’analisi esistenziale. Sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti (incluso Auschwitz), ha teorizzato che la principale motivazione umana è la ricerca di senso, anche nelle situazioni più tragiche. Il suo celebre libro, "L’uomo alla ricerca di senso” (1946) narra la sua esperienza nei lager.
PARLIAMO DEL LIBRO
"L'uomo alla ricerca di senso" (Pubblicato nel 1946) è un classico della psicologia e della letteratura esistenziale, basato sull'esperienza dell'autore come psichiatra nei campi di concentramento nazisti. Il libro sostiene che la principale motivazione umana non è il piacere, ma la ricerca di un significato, fondamentale per sopravvivere anche alle peggiori sofferenze.
Cosa ci vuole comunicare il libro?
Attraverso l'esperienza diretta nei campi di concentramento, Frankl dimostra che la capacità umana di resistere alla sofferenza dipende dalla volontà di trovare uno scopo, perciò ci vuole comunicare che se nella vita abbiamo uno scopo per andare avanti possiamo superare ogni difficoltà.
I punti chiave del libro sono:
L'esperienza nei Lager
La Logoterapia
I 3 modi per trovare senso
La libertà interiore
L’eredità
I temi principali sono:
Significato nel dolore: Il senso della vita non è astratto, ma risiede nella risposta alle domande poste dall'esistenza, anche in situazioni tragiche.
Resilienza: La capacità di trasformare una tragedia personale in un trionfo umano.
Libertà interiore: Anche privato di tutto, l'uomo conserva la libertà di controllare il proprio atteggiamento interiore.
GRINGERI Alice Terza F
Ma chi era San VALENTINO?
PARISI Clarissa seconda F
Quando si pensa a San Valentino si pensa ai cioccolattini, alle rose ed ai regali, ma non è così. C'é qualcosa di più profondo, più speciale o magico; anche se ora si pensa che è una festa creata per far spendere soldi alle persone, in realtà San Valentino è molto di più e ora ve lo racconto brevemente.
LA STORIA DI SAN VALENTINO
San Valentino era un martire vescovo cristiano, nato a Terni e vissuto nel III secolo dopo Cristo. Lo hanno ucciso nel 273, proprio il 14 febrario e la sua unica colpa era la fede: infatti univa le persone in matrimonio sfìdando i divieti dell'imperatore Claudio II.
Per riappacificare le coppie che litigavano solitamente dava loro una ROSA e diceva: “Prendete in mano questa rosa dallo stelo, delicatamente, prestando attenzione alle spine”. Loro lo facevano e, al contatto della pelle con la mano dell'altra persona, si calmavano. Poi diceva “ Vedete questa rosa? È come il vostro amore, và preso delicatamente stando attenti alle spine che sono i pericoli o gli ostacoli che ci possono esere nel fidanzamento”. Così le coppie si riappacificavano e, a volte, giorni dopo chiedeva loro se poteva unirli nel sacramento del matrimonio. Ma non faceva solo questa cosa. Ha anche curato Julia, la figlia cieca del suo carcieriere e Valentino prima di morire le ha scritto un bigliettino.
Ed è cosi che nascono i due simboli che si regalano a San Valentino: la ROSA e il BIGLIETTINO.
Questa è la storia di San Valentino che ci fa capire che non è una festa commerciale ma molto di più: infatti molte persone, non solo turisti, ma anche coppie che in questo periodo vanno a Terni, nella chiesa a lui dedicata, si fanno benedire ed è per questo che San Valentino è stato chiamato il protettore degli innamorati.
Secondo me non serve fare un regalo costoso ma basta il pensiero. Valentino ci insegna che l’Amore va ben oltre i divieti e, se è vero Amore, non servono una Ferrarri, soldi o anelli preziosi ma il pensiero.
PARISI Clarissa Seconda F
L'amicizia che nasce tra i banchi
GRINGERI Alice terza F
Un’amicizia è una cosa reciproca: un legame, un affetto costante e operoso. Nella maggior parte dei casi le amicizie si formano a scuola, il luogo nel quale trascorriamo gran parte del tempo insieme agli altri.
Durante gli anni scolastici, a partire dall’asilo, abbiamo stretto amicizie con bambini e bambine, poiché la scuola è un ambiente chiave per imparare a relazionarsi, condividere, collaborare e per formare la propria identità. Le amicizie possono durare pochi o tanti anni in base alle persone e come ci si trova con esse.
L’amicizia è una relazione emotivamente carica che si coltiva attraverso la condivisione di esperienze e il sostegno reciproco, e si distingue per la sua natura paritaria, a differenza dei legami familiari. Un vero amico è colui che accetta e comprende, incoraggia la crescita e offre un porto sicuro. Certi amici si possono definire “migliori amici”.
I migliori amici sono quelli, che a differenza degli amici, condividi più segreti, più momenti, dimostrano lealtà, fiducia e supporto incondizionato, accettando gli altri per quello che sono, con i loro pregi e difetti. Sono compagni che condividono sia le gioie che le difficoltà, che ascoltano, che ci supportano nella crescita personale e che ci fanno sentire al sicuro e rispettati.
Gli amici sono una cosa preziosa e non bisogna perderli perché rendono le giornate, sia a scuola che fuori, momenti meravigliosi, divertenti. E’ bello quando stiamo tutti insieme, senza escludere nessuno godendo di momenti indimenticabili.
Il 30 luglio è la giornata mondiale degli amici, istituita dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2011 per promuovere la pace e la solidarietà tra i popoli e le culture attraverso l'amicizia. Questa ricorrenza annuale si celebra per ricordare il valore dei legami umani, della comprensione reciproca e della costruzione di ponti tra le comunità.
GRINGERI Alice Terza F
La letteratura incontra l'attualità
MONDO' Denise terza A
Ugo Foscolo, un poeta tormentato.
Nasce a Zacinto ma la abbandona dopo la morte del padre.
Si trasferisce a Venezia ma quest’ultima viene ceduta all’Austria, con il trattato di Campoformio, da Napoleone, all’inizio considerato il salvatore ma successivamente, quando si proclamerà Imperatore, deluderà tutti.
Dopo tantissimi viaggi, si reca a Milano ma a seguito del crollo del regno d’Italia va in esilio volontario.
Alla fine muore a Londra.
Foscolo ha vissuto sia il periodo del Neoclassicismo sia quello del Romanticismo, quindi, vive in contrasto con le sue stesse idee.
In molte delle sue opere parla dei sentimenti come nelle due Odi, dedicate a due donne amate da Foscolo, ma allo stesso tempo afferma che dopo la morte non c’è nulla.
Una sua opera che richiama il tema della morte è “Dei Sepolcri”, che celebra l’importanza delle tombe, custodi delle memorie del passato, che aiutano a mantenere vivo il legame con le persone morte.
Il tormento, il contrasto delle idee di Foscolo è presente molto spesso anche negli adolescenti.
L’adolescenza è un periodo in cui molti ragazzi si sentono confusi, non sanno cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, non sanno a cosa credere o da cosa diffidare.
Solitamente nascono i primi contrasti con i genitori, le prime liti con gli amici d’infanzia, tutto questo perché si inizia a capire cos’è più giusto per noi.
Gli adolescenti cominciano a cercare qualcuno con gli stessi interessi, amicizie o relazioni che potrebbero resistere nel tempo e non è sempre facile. Si fanno le prime esperienze, negative e positive, i primi grandi errori, a cui si ripensa sempre e fanno un po’ male e i primi grandi successi che rallegrano le giornate.
Questo li rende tormentati.
Anche il dubbio di aver scelto la persona giusta per fidarsi li perseguita.
Sono incerti delle loro azioni o pensieri.
Sono fragili, facilmente condizionabile, magari un ragazzo vuole fare danza ma il pensiero di quello che potrebbero dire gli altri lo blocca e per rispecchiare gli standard si iscrive a calcio.
Abbandonano i loro sogni e le loro passioni per paura del giudizio altrui.
Personalmente quando ho un dubbio ascolto la musica e penso, penso molto alle conseguenze, a quello che potrebbe accadere, posso pensare per cinque minuti, mezz’ora, un’ora, un giorno, dipende dall’importanza della decisione.
Do la priorità alla ragione.
Questo periodo un po’ strano e confuso ci permette di maturare e avere idee più chiare, o quasi, una visione diversa della vita.
Grazie all’adolescenza possiamo diventare adulti.
MONDO' Denise Terza A
I telefoni e la scuola
MONDO' Denise terza A
Un grande argomento di dibattito a scuola è l’uso del telefono. Molti la considerano una regola insensata, altri pensano sia giusto. Qual è la risposta esatta a questo dilemma? Sicuramente non c’è una risposta certa ma per trovare quella “più giusta” bisogna osservare vari punti di vista.
Il problema principale dell’uso dei telefoni a scuola è la distrazione, se gli alunni mentre gli insegnanti spiegano prestano attenzione solo ai cellulari non riusciranno a seguire la lezione, di conseguenza, ci sarà un peggioramento del rendimento scolastico.
Un’altra problematica può essere un disagio psicologico, l’uso eccessivo dello smartphone comporta un calo di concentrazione e memoria, e un aumento di ansia e irascibilità.
Ovviamente c’è anche il rischio di copiare, quindi, di non apprendere niente durante le lezioni. Ci possono essere anche questioni socioeconomiche, infatti, non tutti gli studenti possono permettersi un telefono di ultima generazione o addirittura non possono acquistarlo per nulla. In questo caso si possono verificare situazioni di disagio e bullismo che, nei peggiori dei casi, purtroppo possono causare suicidi.
Per ultima ma non per importanza affrontiamo la perdita del contatto con la realtà, molti ragazzi infatti non sono in grado di gestire le organizzazioni di tempi e spazi nel mondo reale o non sono in grado di praticare attività che richiedono manualità. Per fortuna però ci sono anche dei vantaggi, ad esempio, nelle lezioni possiamo reperire più informazioni usando app educative o anche integrare la realtà virtuale che ormai fa parte della nostra vita.
Con l’uso dei cellulari in classe si può facilitare la comunicazione e la collaborazione con gruppi di studio o piattaforme condivise anche con altre scuola di tutta italia, o addirittura, di tutto il mondo. L’uso guidato può anche aiutare ad acquisire competenze digitali che ormai sono indispensabili, la tecnologia rappresenta una parte importante della nostra società, se non si sa usare si può cadere in truffe o non poter fare azioni semplici come gli acquisti online o semplici ricerche scolastiche.
Tanti, però, pensano che se usato durante le pause non fa nulla ma, in realtà, può peggiorare la socializzazione e la comunicazione nella realtà, ogni alunno stando con il telefono automaticamente si isola da tutto e tutti, creando un mondo tutto suo, questo rende i momenti per stare insieme e riposare il cervello totalmente inutili.
In conclusione, come detto in precedenza, non c’è una sola risposta ma, sicuramente, è meglio lasciar stare il telefono per quelle poche ore al giorno in cui siamo a scuola e imparare a stare insieme in una società, imparare a relazionarci con il mondo.
MONDO' Denise terza A
Quando i Proff. sbagliano
IRRERA Filippo prima A
RAGAZZI OGGI VI PARLERÒ DI QUANDO I PROFF. SBAGLIANOOO!!!!!!!!
Era un giorno tranquillo e in classe c’era la prof.ssa Innominata (scusate ma è giusto mantenere la privacy) che spiegava un argomento serio in modo noioso. Ad un certo punto in modo inspiegabile commette un errore grave, che anche noi alunni non facciamo. Cosa succede? All’improvviso tutta la classe esplode in risate fortissime. E' UNA TRAGEDIA !?!?!!
La nostra classe dalla più tranquilla diventa la più RUMOROSA: è un disastro divertente.
La prof.ssa umiliata reagisce male e ci mette a tutti la NOTA!!!
Tutti si zittiscono e cominciano a insultarla a voce bassissima, ma lei lo sente e infuriata convoca i GENITORI.
A questo punto la nostra preoccupazione arriva alle stelle….. tutti immediatamente gli chiediamo scusa ma lei serissima non accetta ed in classe... l’assoluto caos si trasforma in assoluto silenzio TOMBALE. Non si sentiva più volare una mosca.
Ad un certo punto un grande colpo di scena: la prof.ssa urla SCHERZETTO!!! E noi, a questo punto infuriati cominciamo a urlarci contro.
Ma poi cominciamo a ridere tutti COMPRESA LA PROF.SSA!
IRRERA Filippo prima A
Billie Eilish, il motocross e la mia Rockrider
GIORGIANNI Claudia - Prima A
Mi chiamo Claudia e vorrei approfittare di questo spazio per parlarvi un po' di me ma soprattutto delle mie più grandi passioni: la musica, le moto (anche se non posso ancora guidarle) e la mia fantastica bici.
La mia cantante preferita si chiama Billie Eilish e canta canzoni inglesi. Io capisco bene l’inglese e per me le sue canzoni sono molto significative e belle. Ha vinto 2 Oscar e 9 Grammy’s anche se ha solo 23 anni e quest’anno, il 18 dicembre, ne compirà 24. I suoi album sono spesso prodotti insieme a suo fratello Finneas. Billie ha un cane di nome Shark; aveva un altro cane di nome Pepper ma, sfortunatamente, è morto.
La canzone che più mi piace si intitola CHIHIRO. In questa canzone si parla di una relazione d’amore tra lei e un suo fidanzato e di una storia d’amore ormai conclusa.
Ora lei è fidanzata con Nat Wolff e speriamo che almeno con lui viva una vita bella e serena senza litigi o violenze.
Un'altra mia passione sono le motocross da 50 cc e quando compirò 14 anni ho intenzione di prendermi il patentino e comprarmene una. Già mi immagino sulla mia moto e questo pensiero mi riempie di gioia.
Mi piacciono molto anche le bici, infatti ne ho una che è Rockrider ed è arancione e ci sono molto affezionata. La mia bici è molto bella, l’ho comprata da Decathlon. Si chiama ST 500 ed ha ruote da 26 pollici. Quando la ruota scoppia è una seccatura perché devo andare nuovamente al negozio per comprare la camera d’aria e cambiarla e non posso uscire con la bici per un paio di giorni. Dopo averla aggiustata sono di nuovo felicissima ed esco subito a fare un altro giro.
Spesso quando mi faccio una passeggiata, mi piace fare salti, salire sulle rampe e tante altre cose. Per evitare di farmi male ho già deciso che comprerò anche un casco adatto per le bici.
Ultimamente sto facendo un po' di modifiche, ovvero sto togliendo gli stickers e ho cambiato le manopole. Le manopole sono arancioni con sfumature nere e quando salgo sulla bici mi sento libera di guidare e non pensare a niente. Per me andare in bici è una terapia e non importa se la bici è brutta o è bella, consiglio a tutti di godersi la propria bici e tutto vi sembrerà più bello. Non importa se non sai fare salti ed impennate perchè la bici è bella anche soltanto per stare insieme e divertirsi. Io con la bici esco con Simone, il mio compagno di classe, e con lui vado in terreni sterrati. Per me è veramente bello andare in bici e fare delle lunghe passeggiate all'aria aperta.
E infine vorrei parlarvi anche un po' di me e della mia splendida famiglia.
Ho un fratello di nome Emanuele, ha tre anni ed è troppo "tosto". Quando litighiamo certe volte io gli do uno schiaffo e lui mi tira i capelli ma subito dopo facciamo pace. Io gli voglio un mondo di bene, anche se ci alziamo le mani a vicenda. Mi sono accorta che mi preoccupo troppo per lui perché una volta l’ho perso di vista e da quel momento ora sto sempre attenta che mio fratello non si allontani troppo, anche solo per andare in piazzetta.
E poi ci sono i miei genitori: mia madre Maria Francesca e mio padre Enrico Giuseppe. Voglio loro un mondo di bene, anche se certe volte litighiamo per niente ma dopo facciamo subito pace.
Ho due nonne che si chiamano entrambe Maria e avevo due nonni: Giuseppe e Lorenzo che purtroppo ora non ci sono più. Ho quattro zii che si chiamano Piero, Alessandro, Fortunato e Mimmo e due zie Franca e Natalina. Ognuno di loro è molto importante per me. Voglio molto bene alla mia famiglia e gliene vorrò per sempre.
GIORGIANNI Claudia Prima A
La PESCA è la mia passione
LA MALFA MILICIA Matteo- Terza A
Fin da piccolo io ho avuto una passione per la pesca.
Quando avevo circa 6 anni, mio nonno mi chiese se volevo andare a pescare con lui.
Io ho detto di sì, e da quel giorno ha cominciato a insegnarmi i nodi, la pastura fatta con acqua, pecorino o qualsiasi altro tipo di formaggio, toast scaduto e a volte si mette anche l’uovo.
A quei tempi non ero ossessionato come oggi.
Visto che ero piccolo non prestavo molta attenzione a quello che diceva mio nonno, infatti stava quasi per perdere le speranze.
Circa due anni fa ho ripreso a pescare con più frequenza, quindi mio nonno ricominciò ad avere un pò di speranza.
Ed è così che mio nonno mi ha tramandato la sua passione per la pesca.
Vi vorrei raccontare, di quella volta in cui sono andato a pescare con mio nonno, e ho preso un pesce insolito per il tipo di pesca che facevo.
Era il 22 luglio, quando io e mio nonno decidemmo di preparare l’attrezzatura per andare a pescare, dovevamo andare con quattro canne, due io e due lui.
Le mie due canne erano della bulox 100-150 grammi da surf casting questa misura è riportata sulla parte iniziale della canna, e indica il peso migliore con cui lanciare.
Invece il surf casting è una tecnica di pesca nella quale si usa una canna molto lunga, già 4,30 metri vanno bene, e che possa lanciare un peso sopra i centoventicinque grammi.
Io avevo un mulinello 10.000 della trabucco imbobinato con un filo di nylon arancione da 0,45 mm.
Mio nonno aveva due canne della shimano 80-125 grammi con un mulinello 5000 con del nylon arancione dal diametro di 0,45 mm.
Come esca usavamo bibi, filetto di cefalo e pesci vivi che avevo preso la mattina pescando col pane e con i gamberetti dentro gli scogli.
Dopo che abbiamo lanciato tutti e due abbiamo aspettato circa un’oretta prima della mangiata, era anche un buon pesce, purtroppo si è messo sotto gli scogli e ha rotto la lenza.
Avevamo altre 2 ore per prendere un pesce per pranzo, se no dovevamo mangiare pasta e piselli.
Poco prima che finivamo di portare le ultime cose a casa mia a mare, ricevo la mangiata, ero a 20 metri dalla canna e il pesce smette di mangiare… visto che era la mia ultima occasione per prendere un pesce ferro lo stesso.
Il pesce c’è, ed è pure grosso, il combattimento contro il pesce dura all'incirca 10 minuti visto che l’attrezzatura che usavo era abbastanza grossa.
Io pensavo che era una bella orata visto che aveva mangiato sul verme che in genere questo tipo di pesce preferisce.
Quando arriva alla battigia scopro che era un cefalo e dico a mio nonno di prenderlo con il guadino.
Fortunatamente scopro che il cefalo ha una macchia d’oro sulle branchie. Perché fortunatamente? Ero fortunato che il cefalo era macchia d’oro, perché il cefalo che non ha la macchia, cresce in fiume e quindi non è buono da mangiare, alla fine lo abbiamo fatto al cartoccio.
LA MALFA MILICIA Matteo Terza A
Parliamo dell’intelligenza artificiale
Conquisterà davvero il mondo?
DE MARIANO Manuel e TORRE Giorgia- Seconda A - Seconda F
A parte gli scherzi, e tralasciando soprattutto i complotti, siamo sicuri dell'"IA", come tutti la chiamano e che ormai è stata introdotta in ogni cosa che noi usiamo?
Oggi abbiamo fatto un esperimento chiedendo direttamente a lei come funziona, perché quando bisogna risolvere un problema, siamo ormai abituati a chiedere un parere a tutti quelli che ci circondano. E quindi perché non direttamente all'"interessata"?
Questa la sua risposta:
Ciao! Ottima domanda. Cercherò di spiegarti come funziono io e in generale tutte le intelligenze artificiali (IA), concentrandoci su quelle che generano testo o immagini, come me.
Come Funzionano le IA: Un'Analogia Semplice
Immagina un'IA come uno studente estremamente diligente che non smette mai di fare i compiti.
1. L'Addestramento (La Scuola)
Il Materiale di Studio: Le IA, specialmente i "modelli linguistici di grandi dimensioni" come quello che mi alimenta, vengono addestrate su enormi quantità di dati: libri, articoli, conversazioni, pagine web, codici, e (per le IA grafiche) milioni di immagini.
Imparare i Modelli: L'IA non "capisce" come un essere umano, ma impara a riconoscere modelli e relazioni statistiche in questi dati. Ad esempio, impara che dopo le parole "Il cielo è..." è molto probabile che seguano "blu" o "nuvoloso".
2. Il Funzionamento (L'Esame)
Quando mi fai una domanda o mi dai un'istruzione (il tuo "prompt"):
Analisi dell'Input: Analizzo le tue parole e le trasformo in numeri che posso elaborare.
Previsione della Sequenza: Inizio a prevedere la parola successiva più probabile in base a tutto ciò che ho imparato, tenendo conto del contesto della tua domanda. È come scrivere un testo una parola alla volta, scegliendo sempre la migliore candidata per la frase.
Generazione dell'Output: Ripeto questo processo migliaia di volte al secondo, generando frasi coerenti e complete che formano la mia risposta.
Parliamo noi ora!
L’intelligenza artificiale può essere utilissima, ma il problema è che può rubare il lavoro alle persone, ad esempio tante aziende di software come Google e Microsoft hanno sostituito i programmatori con l’intelligenza artificiale, in quanto è capace di creare siti e addirittura giochi. E se i giovani studenti si credono furbi a usarla per copiare ma non lo sono, perché poi, che tu voglia fare il meccanico o il dottore, chat gpt non potrà aiutarti quando inizierai la vita da adulto.
E con questo, è tutto. Ora spetta a voi decidere. Speriamo questo articolo vi sia piaciuto, e alla prossima.
DE MARIANO Manuel e TORRE Giorgia Seconda A - Seconda F
CELI Stefano terza A
In un mondo pieno di SUV giganteschi, auto spaziali e cruscotti che sembrano astronavi, c’è una piccola eroina che continua a far parlare di sé: la FIAT Panda. Sì, proprio lei. L’auto che ha portato a scuola generazioni di studenti, che ha salvato mille gite dell’ultimo minuto e che, anche oggi, rimane un simbolo dell’Italia su quattro ruote. La Panda non urla, non si pavoneggia: fa il suo lavoro con discreta nobiltà e, fidati, vale più di mille luci LED nel cruscotto.
Nata nel 1980, la Panda ha conquistato tutti per un motivo semplice: è pratica. Non “figa”, non “lussuosa”, non “complicata”. Pratica. È la macchina che non si lamenta mai: parte al mattino anche quando tu non sei ancora sveglio davvero, affronta buche come se fossero piccoli ostacoli di un videogioco, si infila in parcheggi impossibili e scala colline con una tranquillità che rasenta la filosofia zen. Neve? Pioggia? Guardo dalla finestra e la Panda dice solo: “Tranquillo, ci penso io.” È il tipo di macchina che ti dà sicurezza senza chiedere applausi.
La sua forma squadrata è diventata un’icona—quasi un meme nazionale. Quella sagoma semplice e riconoscibile è più di un design: è una dichiarazione d’intenti. Eppure proprio quella linea “semplice” l’ha resa comoda, spaziosa e facilissima da sistemare. Dentro a una Panda trovi spazio dove non te lo aspetti: sedili che sembrano piccoli salotti, bagagliai che accettano zaini, borse della spesa e magari anche quel giocattolo dimenticato. È l’auto che ha accompagnato i nonni al mercato, i genitori al lavoro, e adesso porta noi agli allenamenti, a scuola o in giro con gli amici: un pezzo di vita quotidiana che si ripete e diventa rituale.
La cosa incredibile è che, nonostante sia piccola, la Panda fa tutto: c’è la versione 4x4 che ti porta dove gli altri si fermano, la versione “base” che entra in qualsiasi parcheggio e costa meno di qualche gadget tecnologico, e le varianti più nuove che cercano di essere moderne senza perdere la sua anima da auto umile e indistruttibile. Esistono edizioni speciali, versioni aggiornate, qualche ritocco stilistico qua e là, ma l’essenza resta sempre la stessa: utilità, semplicità, affidabilità. E poi, diciamolo, la Panda ha anche un certo carattere—una presenza discreta ma riconoscibile che ti strappa sempre un sorriso quando la vedi passare.
C’è poi un lato sentimentale che rende la Panda speciale. Non è solo meccanica: è memoria familiare. È la macchina che ha visto primi baci furtivi al parcheggio delle elementari, che ha sentito centinaia di playlist improvvisate e che ha ospitato conversazioni serie e ridicole tra amici. È l’auto che sa raccontare, se potesse parlare, un pezzo di storie italiane: vacanze estive, viaggi di un’ora per andare a trovare i nonni, corse all’ultimo minuto per un appuntamento importante. È la compagna di mille piccoli eventi che, messi insieme, diventano vita.
Insomma, la FIAT Panda non è solo una macchina: è un pezzo di storia italiana, un’amica che trovi ovunque, un simbolo di semplicità che funziona. È l’auto che ride con te, che sopporta i tuoi errori di guida e che, anche quando è un po’ stanca, non ti lascia a piedi. E diciamolo: un mondo senza Panda sarebbe un po’ meno divertente — meno pratico, meno familiare, e sicuramente un po’ più noioso. Quindi, se ne conosci una, salutala con rispetto: magari sotto quel cofano piccolo c’è più cuore di quanto immagini.
CELI Stefano terza A
CARAGLIANO Raisa - Seconda A
La paura di sbagliare è un sentimento particolare che condiziona il nostro modo di vivere rendendoci spesso poco sereni. Questo si manifesta specialmente nel mondo degli adolescenti nella vita scolastica. Diversi sono infatti i momenti in cui questa paura si manifesta:
Gli studenti alle prese con verifiche e interrogazioni
Gli studenti molte volte hanno paura di fare un'interrogazione o una verifica per paura di prendere un voto basso e di non superare l’anno scolastico oppure di tornare a casa e essere rimproverati.
Le emozioni legate all’ansia da prestazione
L'ansia da prestazione è una reazione emotiva intensa, spesso basata sulla paura del giudizio e del fallimento. Le emozioni che ne derivano possono manifestarsi in diverse fasi: prima, durante e dopo la performance.
Nei momenti di valutazione o cambiamento
Nei momenti di valutazione o di cambiamento, le emozioni legate all'ansia da prestazione possono aumentare e assumere sfumature diverse, a seconda che si tratti di un evento specifico (come una verifica o un interrogazione). In questi periodi, l'ansia si lega all'incertezza e alla paura di sbagliare.
In aula o durante le attività scolastiche
In un contesto scolastico, le emozioni legate all'ansia da prestazione possono essere particolarmente intense, data l'importanza della valutazione sia degli insegnanti che dei compagni. Il cambiamento, come l'inizio di un nuovo anno scolastico o l'arrivo di nuovi insegnanti, può aumentare ulteriormente queste emozioni.
Come affrontare la paura e trasformarla in forza?
La paura, spesso percepita come un nemico da combattere, può diventare un’insicurezza. Trasformarla in forza richiede un cambiamento di prospettiva, guardandola non come un ostacolo, ma come un'opportunità per conoscersi meglio e crescere. La resilienza, ovvero la capacità di affrontare le difficoltà e uscirne rafforzati, è l'abilità chiave per questa trasformazione.
Affrontare la paura per trasformarla in forza è un percorso che richiede consapevolezza, coraggio e impegno. Non si tratta di eliminare completamente il timore, ma di imparare a gestirlo e a usarlo come stimolo. Il primo passo è smettere di fuggire dalla paura e non farci condizionare dai pensieri che la alimentano. In secondo luogo bisogna imparare a mettersi in discussione e capire che questi sentimenti vanno colti come emozioni umane per crescere e migliorarsi.Terzo passo è quello di avere il coraggio è la volontà di agire nonostante ci sembra che questi timori abbiano il sopravvento. Quarto passo riconoscere che ogni volta che si affronta una situazione spaventosa, quella e l'occasione giusta per imparare e crescere. Infine, ultimo passo, capire che superare la paura è un processo continuo, non un evento singolo.
LE PAURE PIU' DIFFUSE NELLA MIA SCUOLA
In questi due anni di scuola media ho potuto constatare che la maggior parte delle paure di noi ragazzi sono provocate dall'ambiente scolastico. Non sto dicendo che la scuola e un posto brutto ma solo che in alcuni alunni può far nascere molte ansie. Quelle che più mi hanno colpito sono le seguenti:
Paura di andare alla lavagna
La maggior parte degli alunni non vuole mai andare alla lavagna per correggere o fare un esercizio proprio per paura di sbagliare davanti tutta la classe e essere presi in giro.
Paura di una verifica o di una interrogazione
Tutti o almeno quasi tutti gli alunni hanno paura di una verifica o di un interrogazione sempre per lo stesso motivo oppure anche prendere un voto basso e tornare a casa con la propria mamma che ti aspetta con il cucchiaio di legno...
Paura di non essere accettati dai propri amici
Alcune persone hanno paura di dire o fare qualcosa di sbagliato perché di conseguenza potrebbero essere rinnegati dai propri amici e di conseguenza non più accettati da loro.
Queste sono solo alcune delle paure più diffuse nella mia scuola ma c’è ne sono molte altre meno diffuse ma che portano sempre ansia. Al contrario spesso vedo ragazzi che non si fanno sopraffare da queste difficoltà e, possiamo dirlo, BEATI LORO!!!!!!!!
Cosa ne penso?!
Io sinceramente penso che i professori dovrebbero essere più empatici e capire le nostre necessità anche se, mi rendo conto, la maggior parte delle volte e difficile per le interrogazioni e le verifiche. Potrebbero essere più tolleranti nei nostri confronti trasferendoci tranquillità nonostante il fatto che c'è un programma da seguire e non si può perdere tanto tempo. Spero proprio mi diano ascolto....
CARAGLIANO Raisa - Seconda A
BONARRIGO Giuseppe terza A
Da quando sono entrato a far parte di questa scuola, ricordo con ammirazione la prima volta che sono andato in palestra con il Prof. Pizzurro. Mi ha fatto innamorare fin da subito della pallavolo. Dopo le prime lezioni di preparazione abbiamo iniziato a fare cose nuove che riguardavano i fondamentali di questo sport: la battuta, il palleggio ed infine il bagher. Tutto questo aveva lo scopo di prepararci a fare una vera partitella tra di noi. Ogni volta che ci mettevamo in campo era un mix di emozioni:
felicità e gioia perché mi diverto a giocare;
tristezza perché a volte qualcuno si fa male;
rabbia perché scoppiano dei litigi in campo;
paura perché qualcuno di noi ha paura di sbagliare.
Poi per metterci a confronto con le altri classi, il professore Pizzurro ha organizzato il “TORNEO DELL'AMICIZIA DI PALLAVOLO” nel quale abbiamo partecipato come 1°A. I nostri avversari sono stati la 1°B, la 1°C e la 1°F. Il primo incontro in cui ci siamo messi in gioco è stata contro la 1°F; era, in assoluto, non solo la prima partita ma anche una prova sia per noi che per la squadra avversaria, era una sfida contro i nostri amici e anche contro noi stessi. Per giocare si deve avere il massimo rispetto tra noi, e dopo una partita giocata fino all’ultimo pallone, noi ne siamo usciti vincitori con il punteggio di 2 a 0. Successivamente la prossima classe con cui abbiamo giocato è stata la 1°B e abbiamo notato che, rispetto alla partita giocata precedentemente, questa era più semplice. Questo fatto ci ha tratto in inganno ed a sottovalutare glia avversari ma per fortuna abbiamo avuto la meglio e abbiamo vinto anche questa partita con il punteggio di 2 a 0. Infine rimaneva la partita più complicata quella con la 1°C. Tutte due le squadre avevano vinto due partite, quindi ci giocavamo il primo posto in classifica. C’era un'atmosfera fantastica perché oltre a noi in campo c’erano anche delle classi che ci guardavano. Era la partita più complicata di tutte e dopo la presentazione di ognuno di noi iniziò la partita, la palla rimbalzava da una parte e anche dall’altra, il posseso palla era in continuo cambiamento, eravamo stanchi ma avevamo ancora una piccola dose di energie e queste le abbiamo usate per chiudere la partita con una vittoria di 2 a 0! Questo è l’ultimo anno di scuola media, il torneo si giocherà a gennaio e noi non vediamo l'ora che arrivi quel momento e saremo pronti a giocarlo.
BONARRIGO Giuseppe terza A
GIORGIANNI Luca - Seconda A
La merenda scolastica è molto più di un semplice spuntino mattutino: è un momento di svago, risate e chiacchiere tra compagni. Durante la ricreazione, tutti si ritrovano insieme, pronti a staccare dalla lezione e a condividere storie e piccoli segreti.
Questa pausa è così attesa che molti studenti la bramano fin dal primo giorno di scuola, sia per gustarsi i grossi panini, sia per scambiarsi i “gossip” – o, come diciamo in siciliano, i cuttigghi. Alcuni ragazzi approfittano del momento per andare in bagno, non sempre per necessità, ma spesso per incontrare la persona speciale di un’altra classe.
I professori, a volte per scherzo, allungano la ricreazione un po’ oltre il tempo stabilito, regalando agli studenti qualche minuto extra di libertà. Nei corridoi, durante questo intervallo, sembra quasi di assistere a una piccola “guerra del Vietnam”, tra zaini che sbattono, risate e passi di corsa.
Non manca chi porta cibi meno salutari: merendine, cornetti, brioche, cioccolato… a volte sembra di aprire un piccolo mercato!
Nella mia classe, io e i miei compagni scherziamo e ci divertiamo. Le ragazze parlano spesso di trucchi o di argomenti che a me non interessano molto, ma li ascolto comunque. E poi ci sono i miei migliori amici e amiche, con cui adoro parlare di tutto, ridere e condividere momenti speciali.
La ricreazione, in fondo, non è solo una pausa: è uno dei momenti più belli della giornata, pieni di vita, chiacchiere e… un po’ di caos!
GIORGIANNI Luca - Seconda A
MERLINO Beatrice - Prima A
l martedì e il giovedì la mia classe fa il rientro e alcuni di noi usufruiscono della mensa scolastica; altri, invece, preferiscono portare il pranzo da casa, per evitare di trovare cibi che non fanno felice il palato.
Io però ho immaginato un menù perfetto, quello che renderebbe tutti super felici e permetterebbe a ogni alunno di non rimanere… morto di fame!
Il mio menù ideale sarebbe questo:
Pasta con la salsa, semplice ma sempre buonissima
Cotoletta croccante, quella che fa “Scrok” al primo morso
Patatine fritte, che migliorano l’umore all’istante
Pizza, specialmente il giovedì (regola d’oro!)
Purè morbido e delizioso, soffice come una nuvola
Il menù reale (quello che che abbiamo effettivamente mangiato finora):
Pasta con la salsa
Pasta e lenticchie
Cotoletta
Patatine fritte
Purè
Merluzzo
Spinaci
Broccoli
Alcuni piatti sono buonissimi, altri cercano disperatamente di convincerci che “fanno bene”… e i broccoli ci provano ogni settimana!
Spero vi sia piaciuto il racconto del nostro rientro a tavola!
Ciao a tutti!!! 🌟 😄🍴
MERLINO Beatrice - Prima A
GOLIA Gioele - Terza A
Il mio sogno è quello di giocare nella nazionale maschile di rugby a 15. Molti pensano che sia una cosa semplice, ma dietro ci sono tantissimi sacrifici. Allenamenti durissimi, orari rigidissimi, rinunce alla vita sociale e tanto altro fanno parte della quotidianità di chi vuole arrivare lontano in questo sport. Ma tutto questo per me vale la pena, perché il rugby è la mia passione.
Un aspetto su cui vorrei soffermarmi riguarda i compiti che ci lasciano a scuola. Spesso ci impediscono di andare ad allenarci e io non posso permettermi di saltare gli allenamenti se voglio realizzare il mio sogno. Per me ogni minuto passato in campo è fondamentale: mi alleno senza risparmiarmi, corro, affronto sfide e imparo dai miei errori, proprio come succede nella vita e nello sport.
Secondo me basterebbe regolare meglio la distribuzione dei compiti, dandone di meno e concentrandosi di più sul lavoro fatto in classe, così da poter avere il tempo di allenarsi senza sentirsi sopraffatti.
Questa è la mia idea, perché il rugby è più di uno sport: è fatica, passione e sogni da inseguire. E voi, cosa ne pensate?
GOLIA Gioele - Terza A
PRECI Antonio - Terza A
Questi sono i trattori che più mi piacciono e che ho imparato a guidare e usare.
Il trattore Antonio Carraro Tigre 2700 è equipaggiato con un motore Ruggerini e funziona come un motore a combustione interna diesel; bruciando gasolio per produrre energia meccanica, attraverso il sistema di trasmissione, fa muovere le ruote e aziona gli attrezzi. Si tratta di un motore affidabile e robusto, comune su molti trattori compatti, che trasmette la sua potenza al trattore per le attività agricole, trainare carichi o per la trazione.
Il motore dell'Antonio Carraro Tigretrans dipende dal modello specifico, ma i motori per questi mezzi sono tipicamente diesel a 3 cilindri, con potenze variabili che vanno da circa 25,7 CV a oltre 38 CV, a seconda della versione e dell'anno di produzione. Questi motori sono progettati per fornire una buona coppia a bassi regimi e sono conformi alle normative sulle emissioni vigenti.
Vi racconto com'è nata la mia passione
Fin da piccolo ho sempre avuto una passione smisurata per i trattori. Questo mio interesse è nato grazie al nonno che da sempre mi ha supportato ed è stato di grande aiuto nel capire come funzionano queste macchine da lavoro. Lui è sempre stato un grande lavoratore, soprattutto nei propri campi, nei quali aveva bisogno dei trattori per poterli coltivare più velocemente. Fin da quando ero piccolo, appena era possibile, il nonno mi portava con lui e, a poco a poco, mi ha insegnato ad utilizzare per bene un mezzo del genere, che può essere molto pericoloso, se non si adattano le giuste precauzioni. Oggi riesco a guidarli in autonomia e con il trattore svolgo diverse attività: uso la fresa, la trincia e la vanga che sono gli strumenti che vengono definiti macchine operatrici e con le quali si svolgono le fasi principali e più importanti per avere un terreno come si deve e fertile. Il trattore comporta l'assunzione di una grande responsabilità perché ogni scelta e manovra che fai si traduce in movimenti sul terreno che, se errati, possono addirittura risultare mortali. A me il trattore ha sempre creato "dipendenza"; scherzosamente voglio dire che non posso fare a meno di usarlo o semplicemente metterlo in moto per sentire il suono del motore acceso. La stessa sensazione credo che la provino anche i camionisti con i loro tir che per loro diventano spesso una seconda casa. Ho sempre avuto la convinsione che, per utilizzare il trattore, devi essere un vero appassionato. Infatti capita spesso che, se chiedi o parli con altri di trattori, ti prendono in giro. Cercherò di continuare a coltivare la mia passione e non permetterò a nessuno di criticare la mia scelta nè tantomeno di farmi desistere da questo mio desiderio.
PRECI Antonio - Terza A
D'AMICO Giulia - Seconda F
In classe vi è mai capitato di pensare: ”Caspita, quanto sarebbe bello fare una foto proprio ora!”, magari un vostro compagno aveva fatto una faccia buffa o forse era successo qualcosa di bello.Pensateci,avere una raccolta di fotografie di classe tutti insieme come ricordo dell’anno scolastico. In cortile quando tutte le classi sono riunite o magari perché no anche in gita si potrebbero scattare delle foto ricordo tra docenti e alunni!
Non penserete mica sia finita qui! Gli alunni più fotogenici o qualunque classe può iscriversi al:”Scattateci una foto!”.Sicuramente vi starete chiedendo di cosa si tratta, ”Scattateci una foto” é un concorso fotografico dove ogni classe parteciperà esponendo le foto scattate in classe o nelle uscite didattiche,vince la classe che presenta una raccolta di foto ricca di:foto buffe, foto ricordo di uscite scolastiche, foto tutti insieme con i docenti. Queste foto, poi, saranno appese in tutta la scuola, così che che le classi uscenti possano lasciare un segno nella scuola.
Scattateci una foto: Il REGOLAMENTO
Per partecipare alla gara come classe bisogna seguire delle regole ben precise:
Le foto devono essere fatte in momenti in cui il docente è d'accordo.
Le fotografie non devono contenere gesti non consoni.
Ogni alunno deve consentire a mostrare la propria faccia nelle foto,se questo non accadesse la classe automaticamente non può mostrare foto dell’alunno che non ha consentito.
Ho detto tutto, ma mi raccomando, continuate a sfogliare il giornalino per non perdervi nulla sulla G.Marconi!
D'AMICO Giulia - Seconda F
FORMICA Aurora prima A
Molti ragazzi e ragazze amano esprimersi attraverso l’arte, la musica e la scrittura. Alcuni desiderano mostrare il proprio talento, altri semplicemente vogliono esercitarsi e migliorare. La creatività è un linguaggio universale che permette di raccontare emozioni, sogni e pensieri che spesso le parole non riescono a spiegare.
Tra questi giovani c’è chi trova nella creatività un modo per concentrarsi e sentirsi bene. Disegnare, per esempio, può essere un’attività che rilassa e allo stesso tempo aiuta a prestare più attenzione durante le lezioni. L’arte diventa così non solo una passione, ma anche un modo per imparare meglio e per esprimere la propria personalità.
Per me che sono una giovane studentessa, il disegno è molto più di un semplice passatempo: è una parte fondamentale della mia vita. “Disegnerei 24 ore su 24. “Ogni disegno rappresenta un’emozione, un sogno o un ricordo. È il mio modo per raccontare chi sono.” La mia materia preferita a scuola è arte, perché mi permette di liberare la fantasia e di trasformare le idee in immagini.
Accanto all’arte, c’è un’altra grande passione: la musica. A casa, nel tempo libero, canto e disegno, ma soprattutto disegno. “Amo cantare perché sono cresciuta nella musica. Mia zia è una cantante e mi ha insegnato a cantare e a suonare. Quando canto, mi sento felice e libera, come se tutto il resto sparisse.” La musica, per me, è un rifugio e una fonte di energia positiva.
Ma il sogno più grande non riguarda solo l’arte o la musica: riguarda gli animali. Fin da piccola, ho sempre desiderato avere un cane e sogno di aprire un canile tutto mio. Non un canile cupo e triste come molti, ma un luogo colorato e allegro, con un grande giardino dove i cani possano correre e divertirsi. “Vorrei che i muri fossero pieni di disegni di prati, fiori e animali felici, per farli sentire a casa. Ogni cane merita amore e una famiglia.”
Il mio amore per gli animali nasce da esperienze personali. Il primo animale che ho avuto è stato un criceto, anzi due. “Un giorno dissi a mia mamma che secondo me la femmina era incinta, ma lei non mi credette. La mattina dopo, però, stava partorendo!” Poi è arrivato un coniglio, Vanni, cieco da un occhio ma dolcissimo. In seguito, diversi gatti hanno fatto parte della mia vita: Leo, Mimi, Piuma e infine Cleo, un gattino che sembrava nero ma che, dopo il primo bagno, si è rivelato bianco e arancione. “Era così piccolo e carino che mi ha rubato il cuore.”
Ogni animale mi ha insegnato qualcosa: la pazienza, la responsabilità e l’importanza di non arrendersi mai. Anche quando si perde qualcuno a cui si vuole bene, l’amore rimane e continua a crescere.
Arte, musica e amore per gli animali sono le tre passioni che mi rappresentano di più. MI aiutano a essere felice, a esprimersi e a sognare un futuro pieno di colori, melodie e affetto. “Vorrei unire queste passioni creando un luogo dove arte e musica possano aiutare gli animali e le persone a stare meglio, magari organizzando eventi o laboratori nel mio futuro canile.”
Un sogno che parla di sensibilità, creatività e amore. Un sogno che dimostra come, anche partendo da un foglio bianco o da una semplice canzone, si possa costruire un mondo più bello, gentile e pieno di vita.
FORMICA Aurora prima A
Molte amicizie nascono a scuola ma perché? Spesso si tende a trovare una persona con cui passare questi lunghi anni per condividere emozioni,risate,paure e incertezze. Di solito il primo anno non si ha molta confidenza con i propri compagni di classe poichè si è circondati da persone sconosciute, si è impauriti dai più grandi sopratutto dai professori, l’ambiente e le circostanze sono diverse dalla vecchia scuola e si è più calmi.
Secondo anno
La seconda media è l’anno nel quale si diventa casinisti, piano piano c’è più confidenza, più complicità e si è più legati. Le classi vengono definite le peggiori dell’istituto. Questo succede perché ormai ci si abitua all’ambiente i professori ci conoscono meglio e quindi si crede di essere più liberi e più grandi, si vivono nuove esperienze: primi amori, scoperte di amicizie false, tradimenti ma nonostante ciò non si vede l’ora che finisca l’anno scolastico sapendo che ce ne sarà un altro ancora.
Terzo anno
La terza media è l’anno più bello ma anche il più triste. Ormai la tua classe diventa come una seconda famiglia, i professori come dei secondi genitori e cerchi di goderti ogni momento perché sai che tra pochi mesi finirà tutto. I compagni e professori ti hanno visto in tutti modi; con i capelli spettinati, addormentata, ansiosa, felice, triste, arrabbiata ma soprattutto ti hanno sempre consolata e fatto ridere. Diventi molto nostalgica per momenti che prima non ti interessavano e sembravano i momenti più banali che ti potevano succedere in quel periodo. I discorsi iniziano sempre con ”ti ricordi quando” e finiscono sempre con delle grosse risate nonostante si è maliconici cercando di nasconderlo
PRECI Stella terza F
Secondo me, i compiti per casa sono un vero peso inutile. Forse penserete che esageri, ma lasciate che vi spieghi: non è che siano terribili in sé, il problema è quando i professori, soprattutto quelli che insegnano nelle sezioni a tempo prolungato, non si coordinano sulla quantità di compiti da assegnare.
Prendiamo un esempio reale: torno a casa tranquillo dopo aver mangiato una pasta e patate da mia nonna — “n’u spettacl”! — dopo un lunedì estenuante tra verifiche e interrogazioni. Apro Argo e cosa vedo? Tipo 99 notifiche per martedì e mercoledì… PANICO ASSOLUTO.
E per rendere tutto più “divertente”, ho basket dalle 17 alle 20, tre giorni alla settimana, sempre alla stessa ora. Dopo essere rimasto immobile davanti al computer per oltre dieci minuti, inizio i compiti. Alle 17 avevo finito solo l’inglese… credo che abbiate intuito che a basket non ci sono potuto andare.
E così va praticamente tutti i giorni. Per questo chiedo ai professori di coordinarsi un po’, di non concentrare tutti i compiti in classe nello stesso giorno. Con una sola ricreazione, il nostro cervello esplode e, pur avendo studiato benissimo, rischiamo di andare male.
Non chiedo l’impossibile, solo un po’ di buon senso. Spero che questo piccolo sfogo serva come spunto per ridurre, anche solo un po’, il numero di compiti a casa.
GITTO Mario seconda F
E’ la scuola Marconi di Pace del Mela l’interessata di moda oggi!
Fashion week – Giornate a Tema!
La moda è solo abbigliamento?? No! è espressione di sé, creatività, voglia di condividere ciò che siamo! Proprio per questo, la nostra scuola ha deciso di istituire la Settimana della Moda a Scuola, un’iniziativa pensata per valorizzare lo stile personale e favorire divertimento e socialità tra studenti ed insegnanti.
Durante questa settimana, ogni giorno si sarà un tema differente, e tutti potranno partecipare vestendosi in maniera originale e coerente con la giornata. Ecco alcune delle proposte:
👟 Lunedì Sporty Day
Tute, scarpe da ginnastica e abbigliamento sportivo: iniziamo la settimana all’insegna dell’energia e del comfort assoluto!
👔 Martedì Elegante
Giornata chic! Abiti eleganti, camicie, gonne e giacche per essere i protagonisti di una passerella immaginaria.
🌈 Mercoledì Colori e viaaaaa
Ogni classe selezionerà un colore dominante: chi sarà il gruppo più coordinato e creativo?
👖 Giovedì Vintage o Retrò
Tuffiamoci nel passato! Dallo stile anni ‘70 ai mitici anni 2000, alla scoperta della moda di un’epoca passata!
🎭 Venerdì Costume Day
Spazio alla libertà ed alla fantasia! Dai protagonisti dei film ai mestieri del futuro, tutto è concesso (ma sempre nel rispetto del buon gusto e delle regole scolastiche).
Al termine della settimana verranno premiati i look più originali e le classi più partecipative, così da eleggere Miss. e Mister.
L’obiettivo non è solo divertirsi, ma anche imparare ad esprimere la propria personalità, a valorizzare la diversità e collaborare in maniera creativa.
Moda, stile e spirito di gruppo: questi gli ingredienti perfetti per rendere la scuola un posto ancora più unico e colorato!
BARBARA Elena - Seconda F