Pippo Montedoro: avrebbe presentato il suo "Prologo"

Se ci facessero in… frammenti


Parafrasando una spiritosaggine di Giacomo Poretti in Tre Uomini e una Gamba, alla domanda “Come stai?” quando postami in quest’ultimo anno, ho sempre risposto “Sto morendo ma non è una cosa seria”.

Ora che mi sono qui seduto a far scorrere due righe che, se ce ne fosse un bisogno che non c’è, contribui- rebbero a tener vivo il ricordo sulla cara amica Anna – ovvero sull’argomento La Gianguzzi – questa battuta, la considero un ottimo gancio, un bell’incomincio.

E, allora, incomincio: sì, Anna se n’è andata ormai da troppo ma non è una cosa seria.

È qui, non la sentite?, nell’improvviso scoppio di risa che la contraddistingue (a volte, mi faceva letteralmente saltare in aria, beh… magari non letteralmente) ovvero in una gioiosità che, giusto per la sua potenza, non può che tracimare da quella che per il volgo chiamiamo vita. Ecco, là, guardatevi alle spalle… nei frammenti del suo avatar che ha scorso in lungo e largo, qual corsara, i mari delle tv, costruendosi così un tesoretto per sé e per gli affetti. Ottima l’intuizione di Renato che ha voluto farne un libro, delle sue analisi, facendo di tutti i frammenti un … fastello, più che gradevole da scorrere, scorrere.

Il gusto dello specifico, della discesa da Slalom Special nei dettagli, il sapore della ricerca, il carattere della disamina dei particolari; insomma, u cavigghiu, come direbbero i nostri vecchi, che fruga e scopre e certifica e mette al mondo… nudo (e ch’è camurrusa, deliziosa- mente meticolosa, ‘sta Gianguzza (cognome femminilizzato a matula, alla siciliana).

Mi hanno sorpreso con grazia le incursioni nelle serie tv, a far loro le pulci; come se fosse lei a entrare nelle case degli stessi serial e non viceversa. Fondamentalmente utilizza il medesimo cavigghiu per sfruculiari televisione, affetti andati o allora presenti, scacchi di parole di scrittori, stille di idee di poeti (ella stessa poeta), di cantautori, De Andrè for ever.

Molto bella, oggi più che mai appropriata, la citazione che fa di Chiara Gamberale: La morte non significa che qualcuno se ne va ma che tu nel frattempo resti e, quindi, sai cosa ti dico, amica mia? Aspettaci, serenamente. Non c’è un bivio; è un unico stradone lastricato da basole diverse e, nello stesso tempo senza tempo, uguali tra di loro. Si va dalle pietre d’inciampo – care alla tua sensibilità civile – ai sampietrini delle nostre gioventù, ai lastroni di una ideale Palermo Walk of fame magari sulle balate ormai asciutte della Vucciria.

E siccome, per dirla proprio con le tue parole, ancora inciampiamo nella tua presenza, e che cavolo! preparaci da bere, Annuzza. Il tempo di prepararci anche noi e veniamo… Facci un long drink mentre canti insieme col “tuo” Faber. Che ne dici di “Se ti facessero a pezzetti?”

Per me un Negroni, grazie. E non risparmiare sul gin, mi raccomando; tanto da quelle parti qualcosa potrebbe anche mancare ma non di certo lo spirito.

P.s.: È vero che continuiamo a sentirla ridere e parlare? Mauro, quanto è lungo un neurone? Ci arriva da quelle parti?