Ecco il motivo di questa lettera. Ma cosa si può scrivere a qualcuno che non si è mai conosciuto?
Può mancare qualcosa che non si è mai avuto? Si può provare nostalgia per una persona, di cui si è tanto sentito parlare, ma che non si è mai conosciuta dal vivo? Si, adesso lo so e forse potrei partire proprio da questo: il grande rammarico di non averti incontrata.
Quando siamo soli, la mamma mi parla spesso di te. Mi racconta di come averti conosciuta abbia cambiato la sua vita, in primis perché gli hai donato papà e in secondo luogo perché le tue parole le davano una carica incredibile per affrontare qualsiasi cosa, anche la più difficile.
Mi racconta spesso delle vostre uscite, di quanto si sentisse fortunata perché in te aveva trovato un’amica con cui condividere le chiacchiere dal parrucchiere, dall’estetista o anche un semplice succo di frutta al bar.
E a proposito di bar, mamma ricorda bene la tua espressione felice ma, allo stesso tempo, sorpresa quando quel pomeriggio ti confidò che ero nei pensieri e nei progetti di mamma e papà.
Sono sicuro che già immaginavi quante avventure ci avrebbero atteso, ai pannolini da cambiare e alle tutine da comprare.
E io, dal mio canto, immagino spesso come avrebbero potuto essere le nostre giornate assieme. Forse adesso che sono piccolo avresti giocato con me, mi avresti cantato le stesse ninne nanne che cantavi a papà, avremmo fatto tante passeggiate, mi avresti insegnato tante cose.
Pian piano, crescendo, mi avresti dato tanti, importanti e preziosi consigli di vita, di cui avrei fatto tesoro. Gli stessi che hai donato a chiunque abbia incrociato il tuo cammino.
Mamma dice che tante persone ti sono grate per essere entrata, anche se per poco, nelle loro vite. Hai seminato tanto e, anche se non puoi vederlo, stai raccogliendo ancora di più.
È straordinario come tutti ti ricordino con tanta ammirazione per la tua cordialità, la tua empatia e per la tua capacità di mettere tutti a suo agio nella vita di tutti i giorni, così come dietro una scrivania e in un ruolo così scomodo, come poteva essere quello di una professoressa.
Insomma, un perfetto connubio di gentilezza d’animo ed umiltà, oltre che di innata eleganza, come raccontano tutti.
Cara nonna, non ti ho conosciuta personalmente, non so com’era il suono della tua voce, il tono della tua risata; non conosco il tuo profumo, non so quale sia stato il tuo libro preferito; non ho conosciuto di persona la dolcezza del tuo sguardo, che quasi sicuramente potrò vedere solo in qualche fotografia che nonno conserva gelosamente.
Non ho saputo e non saprò mai quanto poteva essere rassicurante un tuo abbraccio e morbida una tua carezza. Mi mancheranno sempre queste cose, ma al tempo stesso so che tra noi ci sarà sempre un legame indissolubile e so che, in un certo senso, qualcosa di te l’ho conosciuta e tante altre ne conoscerò, grazie ai racconti di mamma e papà.
Forse in questa giornata, così importante per noi, ne scoprirò tante altre, che mi permetteranno di avvicinarmi ancora di più a te. Li ascolterò parlare della meravigliosa persona che eri, e sono sicuro che, se da un lato, questo non farà altro che accrescere il rammarico di non averti conosciuta, dall’altro sarò tanto orgoglioso di essere tuo nipote ed avere un filo invisibile che mi lega a te.
E chissà che tu, da lassù, non mi stia già sorridendo dolcemente.
Ti voglio bene
Lorenzo