Il 21 febbraio 2016, il popolo boliviano è tenuto a votare un referendum costituzionale decisivo per la carriera di Morales. Tale referendum è volto ad approvare o respingere la riforma dell'articolo 168 della Costituzione Boliviana. Il referendum ha dato esito negativo con il 52% dei votanti contrari alla riforma e di fatto bloccando la candidatura di Evo Morales per il 2019.
Il MAS nel 2017 presenta un ricorso al Tribunale Costituzionale Plurinazionale per dichiarare l'incostituzionalitò della Legge del Regume elettorale, inclusi quelli sul limite di mandato. L'argomentazione era basata sulla Convenzione Americana dei Diritti Umani, secondo la quale, limitazioni come il "vietare la possibilità di rielezione di una persona" sono considerati violazione dei diritti politici fondamentali.
Il ricorso viene accolto e questo ha permesso a Morales di ricandidarsi nel 2019.
Questo ha creato non pochi malcontenti, oltre che da i partiti d'opposizione, anche tra gli stessi sostenitori del MAS, contrari a questa eccessiva concentrazione di potere su Morales.
Altre tensioni derivano dal conflitto TPNIS (proteste contro la realizzazione di una autostrada dentro il parco nazionale TPNIS) e da episodi di deforestazione fortemente contestati.
Nonostante ciò il terzo governo Morales ha garantito una costante crescita economica, una forte stabilità politica ed economica e una ulteriore riduzione della povertà.
Ancora oggi non è chiara la dinamica che ha portato alla crisi del 2019. Il Presidente Morales è stato costretto a dimettersi a seguito delle contestazioni e quello che viene definito un colpo di Stato militare.
Morales avrebbe vinto al primo turno, con uno scarto di poco più del 10% dal secondo (secondo i dati ufficiali) . Il dato gli ha permesso di avere uno scarto sufficiente per diventare subito Presidente.
Presunte irregolarità nella gestione della sicurezza del voto e un silenzio durato 24 ore durante lo spoglio hanno creato forti disordini e un forte scontro da parte delle opposizioni e degli oppositori. Scontri concentrati specialmente nelle zone "Cambas".
Le proteste sono aumentate a seguito del rapporto dell'OEA (poi smentito da studi successivi) che che confermava preoccupazioni riguardo la corretta e trasparente gestione delle elezioni.
La situazione è degenerata a tal punto che il Paese si è ritrovato di fronte a un possibile conflitto civile, rischio culminato nella presa di posizione dell'esercito, che de facto ha portato alla decisione di Morales di dimettersi e a fuggire in Messico.
I sostenitori di Morales sostengono che sia stato a tutti gli effetti un golpe militare e che non ci sia stato alcun broglio elettorale. Tra le altre motivazioni è stata contestata una forma di razzismo da parte del centrodestra nei confronti degli indigeni che è culminata in insofferenza nei confronti di Morales.
Per compensare il vuoto è salita al potere, sostenuta dall'esercito, la vicepresidente del Senato (di estrema destra) Anes (secondo i sostenutori di Evo, capo di stato illeggittima che illegittimamente ha preso il potere), fino a che non sono state fatte nuove elezioni nel 2020 (indette da Morales prima di dimettersi).
La crisi o golpe del 2019 rappresenta ancora ad oggi una ferita aperta in Bolivia.
Nonostante le proiezioni stimassero non ci sarebbe stata possibilità per Morales di vincere al primo turno, con un contestato distacco di appena lo 0,17%, il MAS riesce ad evitare il ballottaggio.
Il Movimento al Socialismo ottiene 2.88 mln di voti (47,08%), contro la Comunidad Ciudadana dell'ex presidente Mesa che ottiene il 36,51%
Terza forza si afferma il PDC del sudcoreano Chi Hyun Chung (Dr.Chi), definito da alcuni media il Bolsonaro boliviano, che ottiene l'8,78%..
Le contestazioni e il posizionamento dei vertici dell'esercito contro Morales portarono alle dimissioni del presidente eletto e a un governo autoproclamatosi di Jeanine Anez del MDS.
Morales ore prima di dimettersi annuncia nuove elezioni per l'anno succesivo.
Dopo meno di un anno dalle dimissioni di Evo Morales il popolo torna al voto per stabilire il nuovo esecutivo fino al 2025.
Le elezioni vedono nuovamente trionfare il MAS, con a capo l'ex ministro del'economia del governo Morales, Luis Arce. Il partito socialista ottiele il 55,11% dei voti contro Mesa che si ferma al 28,83%.
La terza posizione la prende invece a sorpresa Luis Fernando Camacho, della coalizione di destra Creemos, che oltre a superare il PDC di Dr. Chi, diventa vincitore nel dipartimento di Santa Cruz de La Sierra.
(2019-2020)
(2020-2025)