SCUOLA: progetti e attività
SCUOLA: progetti e attività
dicembre 2024
TANTI
AUGURI
DALLA CLASSE 2L
dicembre 2024
Classe 2L: Esperti del sistema scheletrico in azione!
Siamo stati appena assunti come specialisti del sistema scheletrico presso il nuovo Museo Interattivo della Biologia della nostra città. Il museo ha deciso di creare una sezione dedicata al sistema scheletrico umano e ha bisogno di noi e della nostra squadra per sviluppare una guida interattiva e coinvolgente per i visitatori. Abbiamo realizzato un'esposizione interattiva che spiega in modo semplice e interessante il sistema scheletrico umano, le sue funzioni e le sue principali ossa. Abbiamo costruito alcuni modelli dello scheletro umano usando materiali che si trovano facilmente (come cartoncino, plastilina, cannucce, ecc.) e delle guide. Per testare le conoscenze dei visitatori alla fine della visita abbiamo creato anche dei quiz che trovate nella pagina Divertiamoci.
dicembre 2024
dicembre 2024
REALIZZAZIONE DI UN MODELLO DI CELLULA (classe 1F)
giugno 2024
Una sfida nazionale: Amazon Web Services (AWS) GetIT è il progetto di Educazione Civica rivolto a studenti e studentesse di seconda e terza media, per sviluppare competenze digitali e conoscere più da vicino il mondo della tecnologia. Noi alunni della 3G2 e 2L abbiamo partecipato con studenti e studentesse ad una competizione nazionale: ideare un’app con un impatto positivo nella nostra scuola o comunità. Vi presentiamo la nostra app:
giugno 2024
I NOSTRI MANIFESTI classe 1 e 2 L
Giugno 2024
Galleria Lilla
Noi ragazzi della 3L vi presentiamo il lavoro della nostra classe relativo al concorso “La sfida dell’anima attraverso il corpo”.
L’incontro con la signora Maria Grazia Giannini sui disturbi alimentari è stato molto interessante, ma ci ha anche un po’ spaventati. Abbiamo imparato tanto su come l'ansia e l'immagine corporea possono influenzare la nostra relazione con il cibo. Ci ha fatto riflettere su quanto sia importante prendersi cura di se stessi e accettare il proprio corpo. Speriamo che tante persone e molti nostri coetanei possano imparare qualcosa e riflettere su questo argomento cosicché siano in grado di cercare aiuto se ne hanno bisogno.
La nostra classe ha lavorato con interesse e riflettuto seriamente per creare qualcosa di unico e significativo. Speriamo che la nostra creazione possa ispirare e sensibilizzare alle sfide legate alla salute mentale e all'immagine corporea che ognuno di noi crea di se stessi.
Abbiamo deciso di affrontare il tema dei disturbi alimentari attraverso un'opera d'arte visiva, un mosaico di autoritratti dei membri della nostra classe. Il titolo del lavoro è “Galleria Lilla”, perché abbiamo pensato di “esporre” i nostri autoritratti in una galleria virtuale, nella quale abbiamo inserito anche dei particolari del mosaico. Al centro potete osservare una foto mosaico che rappresenta una ragazza che si specchia. Questa immagine rappresenta la riflessione interiore che ognuno di noi affronta quando si tratta di percezione del corpo e di autostima. Questa foto è stata prodotta dall’AI utilizzando Mage.space, un sito per la creazione di immagini AI capace di produrre risultati a dir poco sorprendenti.
Abbiamo poi usato un altro programma, EasyMoza, da cui si può creare facilmente una foto mosaico. Si possono utilizzare le proprie foto, in questo caso noi abbiamo usato i nostri autoritratti fatti a scuola.
Nella fase 1 di EasyMoza viene richiesto di scegliere l’immagine principale. L’immagine principale è la foto che si compone di tutte le foto piccole, nel nostro caso la ragazza che si specchia.
Nella fase 2 si caricano le foto, gli autoritratti, con cui verrà creata l’immagine principale. Le immagini caricate sono state ridimensionate automaticamente e ritagliate su misura.
Nella galleria, abbiamo inserito una frase il nostro messaggio: "Libera la tua mente, nutri il tuo corpo, abbraccia la tua bellezza interiore". Vogliamo trasmettere l'importanza di coltivare una mente sana, nutrire il nostro corpo con cibo sano e, soprattutto, abbracciare e celebrare la nostra bellezza interiore, indipendentemente dagli standard esterni, che la società ci impone, e quindi l'importanza di nutrire non solo il corpo con cibo sano, ma anche la mente con pensieri positivi e amore per sé stessi. Il fatto che i nostri autoritratti compongono l’immagine principale della ragazza vuol significare che è necessario l’aiuto reciproco, il rapporto con gli altri, una intera comunità per crescere sani e sviluppare rapporti sani con se stessi.
Non poteva poi mancare il fiocchetto Lilla, che rappresenta da più di 30 anni la lotta contro i Disturbi del Comportamento Alimentare.
In conclusione, speriamo che il nostro progetto possa ispirare una riflessione su come possiamo promuovere la positività del corpo e la salute mentale nelle nostre vite quotidiane. Grazie per aver ascoltato e per il vostro supporto nella diffusione di consapevolezza su questo importante tema.
giugno 2024
giugno 2024
giugno 2024
Vasilij Kandinskij, Composizione VIII, 1923, olio su tela, 140 x 201 cm. New York, Museo Guggenheim
Vasilij Kandinsky
Dopo aver studiato gli enti geometrici abbiamo fatto una ricerca internet sul celebre dipinto "Composizione VIII" di Vasilij Kandinsky ed osservato elementi geometrici e linee precisamente disegnati. La nostra classe 1 L ha realizzato un disegno seguendo lo stile Kandinsky, questo è il risultato:
Aprile 2024
aprile 2024
Classe 2 O
aprile 2024
Classe 2F
aprile 2024
aprile 2024
di Gioel Belardi 3C
aprile 2024
aprile 2024
INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Immagina che l'intelligenza artificiale (IA) possa essere come una specie di magia digitale che ci aiuta a fare cose incredibili con le foto. Quindi, se volessi animare una foto di un personaggio famoso e farlo dire ciò che vuoi, potresti usare un tipo di IA chiamato "deepfake": video o audio manipolati che utilizzano l’IA per creare l’illusione che determinate azioni o discorsi siano stati eseguiti da persone reali. Ci siamo divertiti a far parlare scienziati e matematici che la nostra insegnante ci ha presentato e senti le notizie che ci hanno fornito...
Rosalind Franklin (di Lombardini Sofia classe 3L)
Galileo Galilei (di Carletti Miriam classe 1L)
Euclide (di Piccotti Francesca classe 1L)
dicembre 2023
dicembre 2023
Racconto per il concorso “Scrittori di classe”
“Il riflettore fa in modo che l’attore risulti impeccabile agli occhi del pubblico. Secondo te come fa la preside a fare sempre un effetto così stupendamente magico quando fa i suoi discorsi!” Maya sentiva Lola parlare, ma non riusciva ad afferrare le sue parole. Erano nella loro camera durante l’ora libera lasciata agli studenti dopo pranzo; erano sedute entrambe sul letto, Lola appoggiata al muro che intrecciava i lunghi capelli castani di Maya, che solitamente ascoltava Lola con attenzione, soprattutto per le sue fantasiose storie magiche (inventate, perché voleva diventare una scrittrice della Wich&Wizard Books), ma in quel momento la sua mente era occupata dalla recita di fine camp. Ci doveva essere stato un errore o uno scambio di nomi. C’era un’altra ragazza, Raya, che partecipava con lei al corso di recitazione. Forse avevano scambiato i loro nomi? Era molto probabile, data la somiglianza di questi ultimi, no? Lei si era candidata per il ruolo della Regina di cuori.
“Lola chiama Maya!! Mi stai ascoltando?”
“No, Lola” rispose Maya sospirando “Non riesco a capire come possa essere possibile. Voglio dire, tremo quando recito e Miss Stage ha detto testuali parole: non ti farei fare la protagonista nemmeno per tutto l’oro del mondo! Invece eccomi qui, con il ruolo della protagonista! Stupida, stupida Miss Stage!”
“Ehi calmati! Sicuramente se ti hanno dato il ruolo da protagonista ci sarà un motivo! Sei molto brava e sei comunque in vacanza Maya! Per una volta rilassati, prenditela con comodo e goditi il camp!”
Il camp di 2 settimane si svolgeva in un enorme castello, di quelli gotici, alti quasi a toccare il cielo. Era di pietra, come quelli delle fiabe, aveva una strana aura magica intorno. Si trovava in alta montagna, perciò tirava un vento fresco e piacevole che muoveva gli alberi della foresta che lo circondava per ettari ed ettari di terreno incontaminato. Tra due guglie del castello c’era un enorme drago azzurro: aveva squame molto scure, che andavano scalando dal blu notte al verde, ed un occhio completamente bianco. Aveva inoltre una moltitudine di graffi e cicatrici su tutto il suo manto squamato. Faceva un movimento ad infinito tra le due torri, ma non era l’unico. Altri due draghi, più piccoli, si aggiravano su tutta la superficie aerea del castello; erano cuccioli di grake, una razza di draghi specializzata nel fare la guardia, in genere sui toni del rosso e del marrone. Erano probabilmente fratelli, vista la somiglianza nei toni cromatici.
Le ragazze erano arrivate due giorni prima, insieme ad una moltitudine di altri loro compagni dell’Eximietas. In camera le aveva accompagnate una piccola elfa elegantemente vestita e con lunghe orecchie agghindate da fili d’oro (perché, si sa, niente a questo mondo è più caro dell’oro agli elfi), ma non era tanto elegante nel parlare come nell’abbigliamento. Aveva uno strano modo di esprimersi ed era molto burbera, ed ogni tanto borbottava una qualche lamentela. Il primo mattino in cui soggiornarono lì si svegliarono con la stridula voce di Miss Cathrine, con tutta la sua truppa di fatine malefiche al seguito. Miss Cathrine, una piccola fata, era un vero e proprio generale d’esercito (nel vero senso della parola visto che prima di dedicarsi all’insegnamento delle magie naturali era stata generale della Marina delle fate). Al risveglio seguirono la colazione e le lezioni di magia, infine il pranzo, dopodiché Maya andò a coricarsi in attesa della lezione di recitazione, alla quale arrivò in ritardo.
“O mamma com’è dispersivo questo castello! Qui ci sono già passata…mi pare…oddio mi sono persa di nuovo!” pensava Maya mentre percorreva di corsa le varie aree del castello. Alla fine arrivò al corso sana e salva, con un po’ di fiatone, quando Miss Stage stava già facendo l’appello. Maya, molto imbarazzata dalla situazione, anche se in preda ad un tremore di mani per la timidezza e l’imbarazzo, prese parola:
“Mi perdoni per il ritardo Miss Stage, ma il castello è così…”
“Silenzio!! Non voglio sentire altro! Non sta bene che gli attori arrivino in ritardo alle selezioni! Ma non importa, per sta volta.”
Nonostante la grazia concessa a Maya, Miss Stage era una donna gelida.
“Forza!” continuò “Tutti sul palco.” e così fecero tutti, senza osare nemmeno respirare alla presenza di una così bella e allo stesso tempo così algida donna. La professoressa distribuì a tutti un foglio con la parte di un personaggio che più si addiceva alle loro caratteristiche fisiche. A Maya toccò la parte di Alice e, quando il suo sguardo agitatissimo lesse la parola “protagonista”, la professoressa le sussurrò:
“Non ci sperare fiorellino. Non ti metterei come protagonista nemmeno per tutto l’oro del mondo. Hai questa parte solo perché sei bassa e bionda.”
Alle selezioni Maya sbagliò tante volte e, così come lei, anche molti altri. La professoressa continuava ad urlarle di parlare più forte o di cambiare qualche cosa. Così ora si trovava seduta su quel letto di fronte a Lola, a raccontarle tutto l’accaduto, soprattutto come sbiancò quando lesse il suo nome sulla bacheca dei personaggi o, ancora peggio, quando lesse vicino al suo nome “Alice, protagonista”. Dopo poco si dovettero lasciare, perché comparve il messaggio di Miss Cathrine, ovvero una nuvoletta vaporosa che si annunciava e scompariva con un semplice puff.
Arrivata a lezione, in orario stavolta, Maya alzò lo sguardo su Miss Stage che, sempre seriamente, le disse:
“Nonostante la tua misera interpretazione, mi sono dovuta ricredere fiorellino! Hai la parte di Alice. Tutti sul palco, forza!”
Maya fece del suo peggio per farsi togliere il ruolo, ma ciò non importò a Miss Stage.
Alla fine del corso, Maya andò nella biblioteca e, vedendo un quadro che le piaceva, ci si mise davanti e cominciò ad osservarlo. Era un quadro antico, raffigurante una collina in Francia, prima della rivoluzione dei maghi e delle streghe contro il Regime tulipano (prima di tutti noi, erano i tulipani a comandare sul pianeta). Le piaceva molto il dipinto, cosi ci entrò. Era una magia che le aveva insegnato sua madre, una grande amante dell’arte. Nel dipinto era raffigurata una casa su quella collina arida ed una balla di fieno in primo piano. Maya si nascose dietro di essa e trovò un piccolo nuovo amico con una zampa chiusa in una trappola.
“Oh salve, piccolo amico! Che posto bizzarro per uno scoiattolo di montagna come voi! Chi può essere così crudele da catturare uno scoiattolo?”
Il piccolo animale fece un cenno con la testa verso la casa, facendo intendere a Maya che probabilmente lo aveva catturato il proprietario e che poteva capire le sue parole. Così Maya lo liberò da quella trappola di ferro e lui scappò via velocemente. Un po’ delusa dall’accaduto, Maya uscì dal quadro e si andò a lavare. I 2 giorni successivi furono uguali: lezioni di magia con Miss Page, pranzo, chiacchiere con Lola, corso di recitazione, dove riceveva molte critiche, che incentivavano la sua timidezza e nutrivano le sue insicurezze, infine una gitarella nel quadro per liberare lo scoiattolo (perché i quadri, per quanti cambiamenti si possano apportare al loro interno, torneranno sempre al disegno originale ideato dal pittore). Un giorno, però, lo scoiattolo si fermò con lei.
“Non ve ne andate via piccolo amico?” gli chiese Maya sorpresa, non aspettandosi una risposta, che però arrivò.
“Oh no, cara, volevo sapere cosa ti spinge a venire qui tutti i giorni a liberarmi dalla trappola.”
“Oh santo cielo! Ma voi parlate piccolo amico!!” esclamò Maya con un sorriso.
“Certo che parlo! Mica sono un topo! Quelli fanno solo squittii e versi incomprensibili.”
Quest’affermazione fece ridere molto Maya.
“Scusate per la mia scortesia, piccolo amico. Io sono Mireya, ma voi potete chiamarmi Maya.”
“Benissimo Maya, cosa ti spinge qui ogni giorno?”
“Vedete, prima di venire a liberarvi io mi reco ogni giorno ad un corso di recitazione. L’insegnante è molto severa, ma mi ha assegnato il ruolo della protagonista. Io ho il terrore del pubblico, ansia sociale, asocialità, timidezza… avete presente?”
“Certo che ce l’ho presente! Sono un attore di alto calibro, io!”
“Davvero? E cosa recitate, se posso chiedere, signore?”
“Tante opere, amica” disse balbettando lo scoiattolo, messo in difficoltà dalla sua bugia. Infatti lo scoiattolo non era proprio un attore, magari più un… truffatore. Tanto “attore”, “truffatore”, “rapinatore” sono parole si somigliano un po’, no?
“Fammi vedere quello che sai fare, piccola Maya.”
“Mi dispiace deludervi, piccolo amico, purtroppo è questo il mio problema. Io non so recitare!”
“Oh, questo lascialo decidere a me! Forza, comincia!”
Maya cominciò con la sua prima battuta, che sbagliò e incitata dal suo nuovo piccolo amico, recitò anche la seconda e la terza, ma niente. C’era sempre qualcosa che non andava.
“Vedete? Io non sono capace a recitare! Sono una frana in questo, così come in tutto il resto.”
“Tutti sono capaci a recitare, riprova! Tu ti preoccupi troppo Maya. Non pensare alla recita, o alle lezioni, prova ad immaginarti qui, a recitare per nessun’altro se non per un buon amico come me. Dai riprova!”
Questa volta le venne bene. I due provarono così tante battute che, ad un certo punto, comparve la nuvoletta messaggera di Miss Cathrine che la richiamava alla realtà.
“Devo andare, piccolo amico. Ci vediamo domani.”
“Ci vediamo domani!”
Così passarono i giorni, recitando, chiacchierando e divertendosi, talvolta anche cantando. Il piccolo amico di Maya, che scoprì si chiamasse “signor Klinton”, sosteneva che c’era sempre una buona occasione per cantare e che questo migliorava l’umore, cosa necessaria a Maya dopo lezioni pesanti come quelle di Miss Stage.
Giunsero alla seconda settimana e ad ogni giorno che passava Miss Stage diventava più esigente. Le insicurezze di Maya l’avevano portata allo stremo, farneticando sul fatto che il suo spettacolo sarebbe stato “irrealizzabile con una protagonista così e impossibile senza una protagonista cosà”. Non la capiva nessuno, poverina. Tralasciando gli sfoghi di Miss Stage a causa dell’imminente recita, Maya non se la passava affatto male: provava le battute con il signor Klinton ogni pomeriggio, mettendo in pratica i trucchi che le venivano severamente impartiti da Miss Stage e nel tempo libero se la spassava a chiacchiere con Lola. Andava tutto bene, se non ci fosse stata quell’ansia costante, quella stupida sensazione di oppressione in continuazione e quelle voci nella sua testa che continuavano a dirle che non ce l’avrebbe fatta a fare la recita a modo e che avrebbero dovuto scegliere un’altra Alice. Così, visto che Miss Stage non considerava minimamente la sua idea di cedere il posto ad una delle altre ragazze per ottenere uno dei ruoli secondari, prese coraggio, corse a tutta velocità verso la sua camera e si fiondò sul letto, dove Lola era seduta, intenta a leggere.
“Lola, dove hai detto che si trova il riflettore della Stage? E se lo manomettessi per puntarlo su di me? Oh, Lola cara, tu mi aiuteresti non è vero?”
“Maya ma che stai dicendo?” cominciò l’amica togliendosi gli occhiali, poggiando il libro a fianco a lei e mettendo una mano sulla spalla di Maya “Sai che, se non in casi estremi, non ti mento mai e non lo farò nemmeno ora. Secondo me hai potenzialità anche senza quell’aggeggio, dunque no, non ti aiuterò.”
“No, non è vero! Tu non mi capisci, invece” rispose Maya innervosita “Tu vuoi solo che io faccia una figuraccia davanti a tutti!”
Era oramai imbestialita e preda di una furia cieca.
“Maya, ma che dici?” rispose Lola, profondamente ferita dalle parole dell’amica.
“È così, vero? Egoista presuntuosa! Vuoi fare successo solo tu, non è vero? Lola e le sue stupidissime favolette da 4 soldi!! Vuoi farmi sprofondare nella vergogna, mentre tu ti innalzi ad irraggiungibile, non è così? Tutti devono stare ad ascoltare le tue storie, senza che nessuno te lo abbia chiesto?! Fa male la verità, Lola?”
“Ok, ho sentito abbastanza Mireya. Chi ti credi di essere?” gridò Lola tra le lacrime “Io te l’ho detto per il tuo bene, ora fai come più ti pare.”
E uscì di corsa dalla stanza, con gli occhi rossi e le lacrime lungo le guance e sulla camicia.
“Lola io…” queste furono le ultime parole pronunciate da Maya prima che Lola sbattesse la porta, quelle che sancirono un grande silenzio. In camera non c’era nessuno, le altre ragazze erano tutte a cena, così Maya scappò a raccontare la sua idea al suo piccolo amico. Ma anche in questo caso si era ritrovata ad offendere involontariamente il signor Klinton, trovandosi così da sola, ed era solo colpa sua. Appurato questo e corsa nuovamente in camera sua scoppiò di nuovo a piangere e, poggiando la testa sul cuscino, lo bagnò di lacrime. Quello che si rivelò essere un magico cuscino le mostrò tutte le volte in cui Lola l’aveva aiutata e in cui lei non era stata abbastanza riconoscente. Nonostante ciò, Maya era troppo orgogliosa e lanciò via l’oggetto fatato.
Se da una parte Maya si trovava distrutta e confusa senza Lola, dall’altra questa situazione le giovava a lezione, aiutandola molto a migliorare l’espressività. Nonostante i litigi, quella sera lo spettacolo si sarebbe svolto lo stesso. Nella mattinata aveva notato alcuni tecnici che montavano accuratamente il riflettore, così ad ora di pranzo portò con sé a scuola un ragazzino esperto di smanettamenti con gli ingranaggi. Gli disse come doveva posizionare il riflettore e lui così fece.
Lola, che sentiva di avere un legame troppo profondo con Maya per essere spezzato così da un momento all’altro, aveva visto la sua amica allontanarsi dalla mensa verso la sala del teatro, così si affrettò ad andare in biblioteca con uno scopo ben preciso: aiutare la sua amica. Maya le aveva raccontato tutto di Mr. Klinton e così tentò di entrare nel quadro. Non ci riuscì al primo tentativo, nemmeno al secondo o al decimo. Aveva ormai perso il conto dei tentativi quando riuscì ad entrare nel quadro e cominciò a chiamare il signor Klinton.
“Vi prego, signore, sono una cara amica della ragazza che vi chiama piccolo amico. Avete presente?”
Non ottenne mai risposta, ma quando trovò lo scoiattolo nella trappola, cominciò ad avvertirlo:
“Oh, ve lo chiedo per favore, signore, ho bisogno di voi per impedire che Maya utilizzi quell’arnese per falsare la sua esibizione. So che siete un grande attore, ebbene, per amor di questa arte, aiutatemi a fermarla.”
Non senza poche difficoltà, Lola riuscì a convincere il signor Klinton ad uscire dal quadro, ma oramai mancava pochissimo allo spettacolo. Il piccolo scoiattolo salì sul soffitto del teatro e, dopo il discorso della preside, staccò il proiettore. Lo spettacolo fu bellissimo e Maya sembrava la più bella delle stelle, nonostante avesse sbagliato qualche battuta. A fine spettacolo, quando tutti gli spettatori erano a letto e quasi tutte le luci spente, Lola andò sul palco da Maya, che si scusò molto sconsolata per il suo comportamento.
Lola la perdonò e questo sorprese molto Maya, ancora di più della splendida riuscita dello spettacolo. Le due ragazze si strinsero la mano e ciò segnò il nuovo inizio di una magica amicizia.
Arianna Lilli
Viola Diosono
Houda Obbadi
Sophia Vizzaccaro
dicembre 2023
PROVA MORTALE
La notte era buia e tempestosa. Marco si trovava nella sua vecchia casa di campagna, ereditata dallo zio dopo la sua misteriosa scomparsa. Aveva deciso di passare lì il fine settimana, sperando di trovare qualche indizio su cosa fosse accaduto, ma non si aspettava di trovarsi coinvolto in una serie di eventi inquietanti e spaventosi.
La prima notte, quando era sul punto di addormentarsi, sentì dei pesanti passi provenire dal piano di sopra. Si augurò che fosse il vento, ma udì poco dopo una voce sussurrare il suo nome. Si alzò di scatto e accese la luce, ma non vide nessuno. Salì le scale, ma trovò solo le stanze vuote e polverose. Tornò a letto, cercando di convincersi che fosse stato solo un sogno.
La seconda notte, mentre stava leggendo un libro sul divano, udì nettamente dei rumori provenire questa volta dalla cantina. Immaginò che potesse essere un topo, ma poi percepì dei colpi secchi contro la porta. Si alzò e si avvicinò; la porta si aprì da sola, rivelando una scala che scendeva nell’oscurità. Scorse una figura incappucciata che lo fissava con due occhi rossi. Si spaventò e corse verso l’uscita urlando, ma la porta si chiuse con uno schianto davanti a lui, intrappolandolo dentro.
La terza notte, mentre stava pregando per la sua salvezza, sentì una risata malvagia echeggiare per tutta la casa. Pensò che fosse la fine e si sentì smarrito. Chiuse gli occhi quando udì una voce familiare chiamarlo. Era la voce di suo zio, che lo esortava a non aver paura. Gli spiegò che era stato lui a organizzare tutto, per metterlo alla prova e vedere se era degno di ereditare la sua fortuna. Gli rivelò che la figura incappucciata era un suo complice e che i rumori e le voci erano stati prodotti da un sistema di altoparlanti nascosti. Tutto era stato solo uno scherzo e ora poteva godersi il suo lascito testamentario.
Marco non ci poteva credere. Era stato solo un crudele e sadico scherzo!!! Uno scherzo!!!
Si sentì tradito e furioso. Si avventò su suo zio, che cercò di calmarlo. Ma Marco non voleva sentire ragioni. Lo colpì con un vaso, facendolo cadere a terra. Poi prese un coltello dalla cucina e prima ancora di rendersi conto di cosa stesse facendo lo pugnalò al cuore. Mentre lo guardava agonizzare, gli disse senza provare alcun rimorso: “Questo è il mio scherzo. E ora puoi goderti la tua morte”.
Davide Diamantini, Francesco Gregorio e Edoardo Monacelli III G 1
LA MOGLIE DEL FIGLIO DI SATANA
Mi chiamo Egea e fin da quando ero una bambina sono sempre vissuta in un orfanotrofio, gestito da suore cattoliche. Non era un bel posto, come c’è da immaginarsi: le suore erano rigide, scostanti e severe e ci trattavano con malcelato disprezzo. Noi eravamo tenute all’obbedienza e al rispetto e a subire la loro arroganza. A questo trattamento dispotico e poco accogliente, si aggiungeva il clima lugubre e sinistro: a volte l’orfanotrofio sembrava letteralmente infestato, governato da oscure presenze e sinistri fatti. Ogni notte, a mezzanotte, si potevano percepire anche attraverso gli spessi muri urla strazianti e in più di un’occasione molte di noi avevano giurato di aver visto un rivolo di sangue scendere sulla parete del salone, fino a coprire il massiccio crocifisso di legno.
Una notte, era metà febbraio del 2001, cambiò tutto per me, per sempre e fu l’inizio della mia fine. Le urla lasciarono il posto ad una violenta esplosione nelle cucine.
Scesi giù dal mio letto per correre a vedere cosa fosse successo, ma per mia sfortuna la deflagrazione non era ancora terminata e vidi con orrore schizzi di sangue, frammisti a pezzi di corpi dilaniati e sparsi dovunque per il pavimento e sui muri. Il disgusto, l’odore metallico del sangue e quello penetrante di carne bruciata mi provocarono conati di vomito. Non mi ricordo altro che un ragazzo ben vestito, che si stava dirigendo verso di me per sostenermi mentre cadevo al suolo. Indossava un completo tre pezzi con sotto una camicia bianca. Mi pare di rammentare quando mi prese in braccio, sebbene i ricordi da quel momento in poi si fecero confusi. Mi condusse ad una Dark Devil nuova di zecca, parcheggiata nel vialetto di quello squallido posto. Mi adagiò sul sedile posteriore, dopo avermi sistemato la giacca a mo’ di coperta. Da qui in poi non ho altri ricordi. Mi abbandonai ad un sonno ristoratore al quale non seppi opporre resistenza.
Quando mi destai, ero in un letto caldo, spazioso e principesco come non lo avevo mai sentito, in una stanza enorme, arredata con mobili di fine antiquariato pregiato. Mi lanciai di getto verso la porta, ma l’uomo che mi aveva condotto lì si materializzò sull’uscio. Così me lo ritrovai davanti senza neppure accorgermene.
Si capiva che stava aspettando il mio risveglio, si avvicinò silenzioso e cupo. Sarei voluta scappare, ma le gambe non rispondevano al mio istinto di fuga. Mi arrivò a pochi centimetri dal volto e se lo mise tra le sue enormi mani.
Lentamente e con voce robusta mi disse che lì ero finalmente al sicuro; concluse la frase con un disgustoso vocativo, “Amore mio”. Io non l’avevo mai visto e nulla sembrava avere un senso, mi costrinsi a toccarmi, a conficcarmi le unghie nei palmi per essere sicura di essere sveglia e vigile.
Senza scomporsi, cominciò a spiegarmi che alla mia nascita mia madre era morta di parto, mio padre, un povero spiantato senza arte né parte, un senzatetto con forti problemi di dipendenza di vario genere, non sarebbe mai riuscito a prendersi cura di una figlia e, in preda alla disperazione, desiderò di potersi disfare di me, tutto sarebbe stato più semplice se si fosse potuto liberare di me.
Fu a quel punto che la sua silenziosa e ignara supplica fu accolta in cambio di una ricchezza sufficiente a mantenere le sue perversioni. Quel vecchio ubriacone non ebbe mai la consapevolezza di aver barattato la sua bambina con un dono del Diavolo.
Quel ragazzo, dagli occhi di un nero intenso come la pece e vuoti, era il figlio di Satana ed io ero destinata fin dalla mia nascita a diventarne la sventurata sposa. Fui affidata alle suore fin quando non avessi raggiunto i 18 anni.
Risi, risi di un riso isterico ed incontrollato come per scrollarmi di dosso la sensazione di non riuscire a destarmi da quella situazione irreale…… poi con la rassegnazione giunse anche una calma, una serenità che mai avevo provato prima: era come se avessi sempre conosciuto quei luoghi e il mio interlocutore.
Fu così che diventati la moglie del figlio del Principe delle Tenebre.
Elisabetta Pretotto III G 1
SALTO TEMPORALE
Era un normale giorno di pioggia e, come sempre, si sentiva il frastuono di bombe e di aerei da guerra attraversare il cielo. Brian si alzò dal letto di scatto, sebbene ormai per lui fosse la normalità, visto che la guerra era in corso ormai da diversi anni. Si sentiva comunque sollevato al pensiero che non sarebbe stato arruolato e inviato al fronte a causa di una ferita alla gamba.
Brian era un ragazzo di circa 20 anni, con i capelli scuri e gli occhi di un intenso verde acqua marina ed era tedesco. Per lui vivere in Germania era diventato un incubo e per questo aveva deciso di scappare in Italia. Sapeva che anche lì avrebbe trovato la guerra, ma comunque non voleva più stare in una nazione che non amava più e che gli aveva procurato tanto dolore. Le valigie erano pronte ed era certo di partire, prese un treno, ma non appena fu sul vagone qualcosa gli fece perdere i sensi e lo stordì al punto da rendere sfocato ogni dettaglio visivo. Quando riaprì gli occhi, si accorse di trovarsi in una piazza sdraiato su una panchina e si destò di colpo. I suoi ultimi ricordi lo collocavano su un vagone treno. Che era successo? Quanto a lungo era rimasto in stato di incoscienza?
Brian si guardò intorno e si accorse che le persone erano vestite in modo strano, molti avevano in mano un bizzarro arnese luminoso rettangolare, che emanava una luce intensa e da quell’oggetto sembravano tutti molto presi. A uno sguardo attento, notò che anche le automobili non erano come quelle a cui era abituato: in poche parole, il mondo che conosceva lui era completamente sparito! Sembrava di essere su un altro pianeta. Brian si sentì sollevato solo per il fatto di percepire molta tranquillità, non sembrava esservi nessuna traccia dei segni della guerra in corso.
I viandanti sembravano incuriositi da lui per il modo in cui era vestito e, forse, anche per i capelli disordinati che portava. All’improvviso si alzò e diede una spolverata alla camicia, raddrizzò il suo vecchio cappello grigio, poi, con aria incerta e confusa chiese ad un signore che procedeva nella sua direzione camminando di gran carriera che anno fosse. Questi, scrutando accigliato Brian come se fosse un ubriaco o, peggio ancora, un tossico, esitò a lungo prima di pronunciare “che era il 2023”.
Brian ebbe un mancamento e fu costretto a sedersi di nuovo sulla panchina perché le gambe gli cedettero. Come era possibile che poche ore prima fosse nel 1943 e ora si trovava in un’altra epoca? Che fosse tutto uno scherzo? Che avesse un trauma cranico provocato dalla caduta in treno?
Sarebbe stata pura follia credere di aver compiuto un viaggio nel futuro.
Il ragazzo vagò per un po’ per la città con la speranza di trovare una risposta alle sue molteplici domande. Non poteva essere rimasto svenuto per 83 anni. Si sentiva come intrappolato in un incubo senza possibilità di risveglio.
Dopo quattro mesi, oramai certo di non stare sognando, si risolse a rendersi utile, almeno raccontando le sue memorie di guerra. Il destino, forse, non lo avrebbe riportato indietro, ma Brian pensò in tal modo di poter essere utile ai ragazzi giovani, testimoniando le atrocità a cui aveva assistito.
Ilaria Codignoni III G 1
LA CITTÀ DI NEOLUCE
Nella città futuristica di NeoLuce, le strade erano percorse di luce fluorescente e si illuminavano al passaggio delle persone. Gli edifici erano fatti di cristallo cangiante, riflettendo il cielo stellato anche durante il giorno. I trasporti volanti si libravano sopra il suolo, emettendo melodie elettroniche mentre solcavano l’aria. Gli abitanti, dotati di occhi luminosi capaci di cambiare colore in base all’umore, comunicavano attraverso onde di energia. Nella piazza centrale, un albero virtuale proiettava immagini di ricordi collettivi, celebrando la connessione tra le menti, in un mondo di luce e informazione.
Un giorno, un’anomalia energetica attraversò NeoLuce, creando portali di luce caleidoscopica. Gli abitanti, curiosi, iniziarono ad esplorare questi varchi dimensionali, scoprendo mondi alternativi di pura energia. Mentre attraversavano le soglie di luce, sperimentavano trasformazioni straordinarie: diventavano esseri di pura luce, in grado di plasmare la realtà con i propri pensieri. NeoLuce si trasformò così in un crocevia di realtà parallele, dove l’immaginazione divenne la chiave per aprire nuovi orizzonti di possibilità luminose.
Con il potere della creatività collettiva, gli abitanti di NeoLuce iniziarono a forgiare mondi unici attraverso i portali luminosi. Alcuni creavano paesaggi fantastici di colori iridescenti, mentre altri davano vita a creature di luce danzante. La città divenne un laboratorio di sperimentazione con il potere della creatività collettiva La comunità imparò a condividere le proprie visioni, creando un’intensa sinergia di luminosità, che si diffuse oltre i confini della città, stimolando altri mondi ad abbracciare la potenza della creatività condivisa. In questo universo caleidoscopico, la luce diventò il linguaggio universale della fantasia e dell'innovazione.
La nuova energia creativa, alimentata da idee illuminate, attirò l'attenzione di una razza di esseri interdimensionali, desiderosi di apprendere la magia della creazione. Attraverso i portali, essi entrarono in contatto con gli abitanti di NeoLuce, scambiando conoscenze e visioni. Insieme, crearono un’armonia di pensiero e luce, che si propagò attraverso universi inesplorati. NeoLuce divenne così un ponte tra mondi, un luogo dove la collaborazione tra diverse realtà finì per alimentare un’espansione infinita di possibilità luminose e avventure condivise.
La città, ora un faro di ispirazione per l’intero multiverso, continuò a brillare nel cosmo come un simbolo di unità attraverso la creatività.
Con il tempo, la città si trasformò in un punto di incontro per ambasciatori provenienti da mondi vari, ciascuno portatore di idee uniche e prospettive inedite. L’energia collaborativa tra questi mondi paralleli generò una rete di connessioni, dove la luce delle idee si intrecciava in un tessuto vibrante di conoscenza condivisa. NeoLuce divenne il luogo dove si scambiavano non solo pensieri illuminanti, ma anche valori universali che attraversavano le barriere dimensionali. Nel cuore di questa convergenza cosmica, la città brillava come un faro di unità, dove la diversità di pensiero divenne la forza motrice. Un giorno, un enigmatico artefatto di luce si manifestò al centro di NeoLuce. Questo antico oggetto pulsava con un’energia misteriosa, emanando una luce che rifletteva tutte le esperienze e le idee condivise nel corso del tempo. Gli abitanti di NeoLuce, attratti dalla sua potenza, si radunarono intorno a esso. Mentre toccavano l’artefatto, le loro menti si fusero in un’unica coscienza luminosa. Da questo momento, NeoLuce non fu più solo una città, ma divenne un essere cosciente, capace di esplorare il multiverso attraverso la luce della sua stessa esistenza. E così, la città iniziò un viaggio senza fine, portando con sé la sua luce e il suo spirito di unità attraverso i confini dell'infinito. Tale viaggio divenne leggenda, una storia di luce, collaborazione e connessione che ispirò generazioni di mondi e civiltà. L’artefatto luminoso divenne un simbolo di speranza. Anche se NeoLuce era sparita, la sua essenza luminosa continuava a brillare attraverso ogni pensiero e ogni atto collaborativo.
Jasmine Feher e Caterina Tinti III G 1
UNA STRANA SERATA
Era una fredda serata d’autunno quella in cui stavo passeggiando per le strade della mia città. Il giorno precedente era successo di nuovo, ero tornato a casa non lucido, perché avevo bevuto un po’ troppo. La mia ragazza questa volta non me l’aveva perdonato e, quindi, mi aveva cacciato di casa, così adesso mi trovavo al freddo, affamato e con pochi soldi: decisi che avrei mangiato in un locale economico e poi sarei andato a dormire in stazione.
Fu allora che mi accorsi di essermi perso, cercai il nome della strada per capire in che zona mi trovassi, ma niente, nessun cartello. Presi il telefono per controllare il GPS: segnale assente!
Continuai ad andare avanti fino a che, inaspettatamente, mi ritrovai davanti ad uno strano locale: sembrava essere uscito dal Medioevo, era costruito in legno e accanto alla porta c’erano due torce accese.
Lessi l’insegna “Qui si beve”'. Buffo, no? Sentii un profumino di arrosto provenire da dentro, così decisi di
entrare. L’interno della locanda era moderno e luminoso, era pieno di gente che mangiava, beveva e giocava a carte. Ero bravissimo nel gioco delle carte, riuscivo sempre a vincere un montepremi altissimo.
Quel giorno, però, avevo fatto arrabbiare la mia ragazza e avrei fatto bene ad avere una condotta più contenuta, invece, mi sentivo fortunato e così mi sedetti insieme a loro ad un piccolo tavolo.
A metà serata la cameriera arrivò con un vassoio pieno di bicchieri di whisky, sebbene avessi giurato alla ragazza che non avrei più bevuto, l’insistenza della donna mi fece cedere e bevvi smoderatamente.
Quando sembrava tutto finito arrivò il proprietario, che, alzatosi in piedi dichiarò:' “È ora di proclamare i vincitori”. Non avevo vinto, ma mi ero avvicinato molto al podio. Circa un quarto d’ora dopo, quando me ne stavo andando, la cameriera mi si avvicinò porgendomi un drink dalla strana colorazione. Rifiutai sulle prime, non volevo mancare alla parola data alla mia ragazza per la seconda volta, ma lei insistette. Non ero deciso a non cedere, fino a quando il responsabile, notando la scena, mi prese per un braccio, alzò davanti al mio viso il drink e mi intimò: “Bevi, se non vuoi morire e trasformarti, questo è un antidoto... quello che hai bevuto durante la partita non era whisky……”
Andrea Finetti III G 2
dicembre 2023
dicembre 2023
Visita al cementificio
dicembre 2023
Classe 2C
Giugno 2023
dicembre 2023
Giugno 2023
Giugno 2023
giugno 2023
Giugno 2023
giugno 2023
giugno 2023
foto a cura del prof Palombo
aprile 2023
aprile 2023
Aprile 2023
aprile 2023
aprile 2023
aprile 2023
aprile 2023
LA RESPIRAZIONE classe 2F
Costruzione di un modello che descrive il meccanismo della respirazione.
Aprile 2023
aprile 2023
LA CELLULA
I ragazzi della 1I si sono cimentati con un'app, Quiver Vision, che propone disegni da colorare con tecnologia 3D Augmented Reality. L'utilizzo di questa app è semplice e allo stesso tempo ha permesso agli alunni di sbizzarrirsi nel creare contenuti sempre diversi. Buona visione!
Aprile 2023
ALIMENTAZIONE
I ragazzi della 2L hanno ideato alcuni spot sulla corretta alimentazione, ma anche giochi sull'apparato digerente e alimentazione.
Link per giocare, clicca sul pulsante e buon divertimento:
Aprile 2023
aprile 2023
Aprile 2023
Mi chiamo Veronica e ho 17 anni. Scrivo questo breve racconto per raccontare un aneddoto spaventoso della mia vita legato alla perdita di una persona importante della mia famiglia.
Inizio con il presentarvi la mia famiglia: ho un fratello più grande di me, di nome Giovanni, che ha 20 anni, mia mamma, di nome Alessandra, ha 54 anni, mentre mio padre Giuseppe risulta disperso da quando io ne avevo 10, a causa di una violenta alluvione avvenuta nella nostra città. Il suo corpo non è stato mai più ritrovato.
È la notte di Halloween e con mio fratello abbiamo deciso di provare a comunicare con nostro padre attraverso la tavola ouija, una tavola composta dalle lettere dell’alfabeto, dai numeri da 0 a 9, dalle risposte SÌ o NO e da una planchette che si muove sopra la tavola rispondendo alle domande che le vengono poste.
Abbiamo preparato il materiale sul tavolo: candele e penne e, anche se con un po’ di ansia, abbiamo iniziato.
Mio fratello Giovanni si fa coraggio e pone la prima domanda: “Papà, ci sei ?” e la planchette inizia a muoversi verso il SÌ; l’eccitazione mista al dolore e, allo stesso tempo, la voglia di comunicare con lui prendono il sopravvento, dandomi coraggio. Gli chiedo: “Come stai?”. Mi risponde:“Bene”.
A questa risposta sono in un mare di emozioni contrastanti e non posso fare a meno di rivelargli che mi manca tanto e vorrei abbracciarlo e lui mi risponde di incontrarci al cimitero.
A quel punto, mio fratello ed io ci dirigiamo al cimitero nel cuore della notte, vicino alla sua tomba. Da lontano vediamo una sagoma bianca che si avvicina a noi e ci fa cenno di seguirla; anche se atterriti decidiamo di seguirla, perché si tratta comunque di nostro padre.
Il luogo è ostile e spaventoso, la luce della sua anima splende come la luna in mezzo al cielo, inizia a parlarci e la cosa incredibile è che riusciamo a sentirlo e ci dice che è molto felice di vederci e che di lì a poco sarebbero venuti gli angeli dal Cielo a prenderlo per accompagnarlo in Paradiso.
Ad un certo punto sentiamo urla inquietanti e vediamo ombre oscure - più del buio della notte - correre verso di noi: sono spiriti cattivi che vogliono portare via nostro padre. La paura e l’angoscia sono alle stelle, fin quando arriva una scia di luce dal Cielo che si posa sopra nostro padre, bloccando i demoni e rimandandoli nel limbo.
Per l’ultima volta, riusciamo a vedere nostro padre fisicamente, come se fosse lì con il suo corpo e non con la sua anima. Ci promette che ci proteggerà da lassù anche senza manifestarsi.
Piangiamo tantissimo nel vederlo andare via, una parte luminosa ci accompagna fino a casa per poi dissolversi nel Cielo.
Abbiamo raccontato tutto alla mamma e abbiamo pianto dalla tristezza perché abbiamo la certezza di non vederlo più, ma siamo felici perché sappiamo che lui è in Cielo, sta bene e veglia su di noi.
Caterina Tinti, Mara Rovetto, Ilaria Codignoni e Ludovica Bicchielli II G 1
Fin da quando sono nata sono sempre stata una ragazzina “normale” come tante, sono cresciuta insieme alla bisnonna Ada, perché i miei genitori erano sempre stati fuori per lavoro.
Mia mamma era un medico senza frontiere impegnata in una missione umanitaria in Africa e mio padre era un notaio svizzero.
Il mio sogno più grande era quello di vivere con tutta la mia famiglia, ma qualcosa me lo ha impedito…
Nella nostra grande casa eravamo sempre io e Ada, la mia bisnonna: una c’era sempre per l’altra fino a quando non arrivò la ragazzina che Ada aveva adottato.
Ciò mi dispiaceva e mi faceva ingelosire, perché non ero più solo io l’unica persona nella vita di Ada.
La bambina adottata si chiamava Eleonor, aveva 7 anni ed era molto pallida, un po’ come tutti i miei parenti: avevano tutti le labbra violacee e gli unici vestiti che indossavano sembravano un prodotto dell’età vittoriana. Il suo modo di porsi era sempre strano e curioso, come se non sapesse nulla del nostro secolo.
Io, invece, ero una ragazza molto più moderna, di 14 anni, usavo spesso apparecchi elettronici. La mia pelle, a differenza della loro, era più abbronzata e mi vestivo seguendo le mode del momento.
L’unica cosa che non mi era concesso fare era uscire dopo il tramonto.
Ada, la mia bisnonna, mi diceva che era per proteggermi, ma io non capivo il perché, almeno fino a quel giorno……. Ero andata alla festa di una mia amica ed ero rientrata dopo il coprifuoco.
Dopo essere uscita dalla casa della mia amica, vidi persone molto strane, sembravano sagome fluttuanti e spaventose che mi giravano intorno, mi guardavano come se io fossi quella “bizzarra”.
Arrivai a casa correndo in preda all’ansia; quando entrai, nel mio salotto c’era Ada che giocava con Eleonor. Raccontai subito alla bisnonna di non aver rispettato l’orario di rientro; lei sbarrò la porta e iniziò a raccontarmi la mia vera storia: avevo un potere che si presentava ogni 100 anni, quello di riuscire a vedere i morti e a parlarci.
I miei genitori non si trovavano all’estero per lavoro, ma erano scappati in un paese lontano e poco conosciuto, perché avevano timore che la loro presenza mi potesse danneggiare.
La ragazza “adottata” non era veramente una ragazzina qualunque, ma una mia cugina, vissuta in epoca vittoriana.
Così capii il motivo del soprannome “la ragazza unica”, che mi era stato affibbiato.
Non feci in tempo a fare domande che tutte le presenze intorno a me scomparvero: Ada ed insieme a lei dapprima Eleonor e poi la casa. Assistei al tutto come al rallentatore, dopodiché fu completamente buio.
In seguito mi sentii leggera, sollevata e fluttuante nell’aria. Ero morta poiché il grande segreto di famiglia era stato svelato.
A quel punto, vidi ogni membro della mia famiglia; erano tutti lì insieme ad aspettarmi. In quel momento mi sentii felice. Così come felice avevo vissuto la mia vita sulla Terra, allo stesso modo ero felice nell’aldilà con i miei cari.
Jasmine Feher, Elisabetta Pretotto, Davide Diamantini e Edoardo Monacelli II G 1
I colpi, le urla, i frastuoni, le sirene…. tutto si sussegue in una trama ormai nota, meccanica, ma rassicurante al tempo stesso.
Ma torniamo a noi, del cantiere parlerò dopo!
Mi chiamo Jane e se mi vedessi per strada, penseresti che io sia la classica ragazza disagiata di 18 anni, con capelli ricci, di un nero corvino, corti fin sotto le orecchie, occhi insoliti, di un blu fiordaliso con un fascio di verde acceso che esplode dalle pupille, carnagione olivastra, scura, ricoperta di tatuaggi e dotata di moto. Vivo in un cantiere navale con altri ragazzi sfortunati come me, soli in questo Paese. Ho compiuto 18 anni da poco e mi vanto di aver salvato più persone io nella mia breve vita di qualsiasi politico italiano e ora vi spiego come.
Nel deposito di un cantiere navale ormai in disuso non ci sono solo io, ma alloggiano altre 25 persone immigrate, scappate da famiglie violente con padri ubriachi o madri schiave della droga.
Vi starete chiedendo che aiuto possa offrire io e se non sarebbe meglio ricorrere ai servizi sociali! Semplicemente non voglio che nessuno di loro venga affidato ad adulti disinteressati, disumani e sadici come è successo a me dopo essere arrivata nel vostro Paese. Certo, da sola non potrei occuparmi di nessuno di loro e per questo ho bisogno delle mie migliori amiche, ragazze forgiate dal dolore, ma non piegate dalla vita, pronte a sacrificarsi per gli altri.
Ilenja è un’immigrata slava dagli occhi color ghiaccio, sfumati da una sorprendente esplosione di verde. Neamat è fuggita da un paese arabo, dove ha vissuto l’umiliazione fisica e psicologica della sottomissione della donna all’uomo già da piccola, in famiglia, dove né suo padre né i fratelli l’hanno mai amata e trattata da essere umano. Ha una carnagione color caramello liscia e vellutata, capelli ricci e lunghi, legati spesso stretti dietro la testa e occhi intensi marrone scuro.
Irina è un’immigrata ucraina dalla carnagione rosacea, con lunghi capelli biondo oro e occhi marroni dolci, ma tristi, spaventati.
Ilenja sogna di diventare attrice o pittrice: è figlia d’arte, ma la guerra l’ha portata ad abbandonare il suo paese e ad interrompere gli studi di arte. Neamat è la miglior bassista che io conosca, nonché skater, alla faccia delle restrizioni islamiche sul diritto all’espressione delle proprie attitudini!!!
Ilenja ama i cavalli ed è un’abile amazzone, aggraziata e sicura anche su un esemplare di una tonnellata. Sono le mie migliori amiche e le uniche a credere di poter dare la parvenza di una casa, del calore di una famiglia a ragazzi sfortunati come lo siamo state noi.
Perché nessuno di noi è mai……… veramente solo!
Elisabetta Pretotto II G 1
OGGI……
Era una notte buia e tempestosa, resa ancor più tetra da fulmini e tuoni: la pioggia battente sferzava con violenza porte e finestre. Tutto ad un tratto Charlotte si svegliò, perché aveva sentito distintamente un rumore provenire dalla cucina dabbasso. Abitando sola, dovette far leva su tutto il suo coraggio per non cedere alla paura.
Si alzò e, dopo aver controllato che non ci fosse nessuno, tornò in camera da letto. Qui, nella penombra, ai piedi della tenda le parve di scorgere un cappello di paglia e, suo malgrado, svenne, poiché quell’immagine le ricordava la drammatica esperienza vissuta nelle settimane precedenti.
TRE SETTIMANE PRIMA……
Charlotte stava tornando dall’isolato distributore di benzina, nel cui market lavorava come commessa, quando sentì sprofondare il terreno sotto i suoi piedi. Vide tutto offuscato e si ritrovò, senza sapere come, in un ambiente chiuso fatto completamente di paglia. Quando si riprese dallo shock, ricordò che nel momento in cui si era sentita precipitare, aveva avuto la sensazione di essere stata caricata e trasportata dal trattore di un contadino, che abitava nei pressi del distributore del piccolo villaggio. L’anziano uomo, proprietario della casa in cui si era risvegliata, senza darle tante spiegazioni, le chiese di aiutarlo con il raccolto. Sembrava confuso e un bagliore di follia gli scintillava nello sguardo.
Charlotte, per non contrariarlo, incapace di reagire razionalmente, acconsentì. A lavoro finito, l’uomo ottenne la promessa che Charlotte si sarebbe recata da lui ogni giorno fino a raccolto terminato e ricompensò la ragazza con tre fiorini, che si trasformarono in grano non appena Charlotte varcò la soglia di casa sua. La trasformazione magica si ripeté per molti giorni, senza che Charlotte avesse animo di rivelare al contadino quanto aveva visto, per timore di non essere creduta.
Un giorno la fanciulla, diretta nella casa del vecchio, come aveva preso l’abitudine di fare dopo il turno al distributore, lo vide mentre accatastava in un unico punto del magazzino i sacchi di raccolto che lei, nei giorni precedenti, aveva radunato, ma le mani del vecchio li attraversavano senza poterli stringere!!!.
Charlotte urlò e scappò via. Nei giorni successivi decise di non recarsi dal contadino e non raccontò a nessuno la vicenda, eccezion fatta per Nicole, la sua migliore amica. Confidatesi, le due scoprirono che entrambe avevano assistito alla stessa esperienza inspiegabile e, pertanto, decisero di tornare dall’anziano signore per fare chiarezza. Questi era disperato perché non riusciva a portare avanti il raccolto da solo, senza l’aiuto di nessuno, ma tutti si rifiutavano di affiancarlo nel lavoro, poiché erano spaventati da lui. Le ragazze scapparono turbate e sempre più confuse a loro volta.
OGGI………
Non appena Charlotte rinvenne a casa sua, si ritrovò davanti il fantasma del contadino, con in mano il cappello di paglia posato ai piedi della tenda, che la implorava di aiutarlo con il raccolto, perché se non lo avesse finito entro il mese di giugno non sarebbe potuto trasmigrare nell’aldilà.
Charlotte, benché spaventata a morte, promise di aiutarlo e mantenne la parola. Però si soffermò a riflettere su come fosse morto il contadino, di cui lei aveva visto il fantasma e con cui aveva parlato. Cercò indizi per tutta la sua casa e sul pavimento trovò una botola. L’aprì e sul fondo dell’intercapedine trovò un diario impolverato.
Lesse quanto vi era scritto: “Caro diario, oggi sono morto. Immagino che tu ti stia chiedendo come sia possibile che io mi aggiri ancora nel mondo dei mortali. Intanto parliamo di come sono morto.
Mi trovavo impegnato nel mio solito raccolto, quando il mio campo si incendiò; sentii i bambini poveri che avevo pagato con dei fiorini per alleggerire la fatica, scappare via. Io rimasi fermo nel campo a guardare svanire, impotente, il frutto di innumerevoli ore di lavoro. In quel momento, una creatura misteriosa, vestita tutta di nero, mi intimò di finire il raccolto e di soccorrere i bambini poveri, altrimenti non sarei stato accolto nell’aldilà per riposare in pace. Questa è la mia storia e finisce qui”.
Charlotte alzò la testa dal diario: ora aveva finalmente scoperto la tragica fine del contadino e perché egli aveva avuto bisogno di lei. Tornò in casa in un muto e triste silenzio e pregò affinché lui avesse trovato la pace.
Letizia Fioroni, Alessandro Lytvyn, Greta Fiorucci e Francesco Gregorio II G 1
Il fantasma perugino
Era il 16 dicembre del 2021, quando mi recai in un noto palazzo perugino per incontrare il conte Gianfranco di Perugia, mio amico recente. Ci eravamo incontrati per la prima volta a Collestrada. Arrivai al palazzo di sera, verso le 21:00. Era una sera buia, oscura, stellata solo in parte. Bussai alla porta, ma non rispose nessuno. Riprovai e questa volta si aprì da sola. Provai paura e terrore, ma entrai lo stesso. Il palazzo era color cemento, il tetto era grigio, c’era una bandiera ormai sdrucita della squadra di calcio del Perugia in cima alle scale, i vetri erano smerigliati e le tende logore e sporche, il pavimento era polveroso e ragnatele ovunque. Ad un certo punto sentii una voce che mi diceva: “Angelo, vieni qua! Sono Gianfranco o, meglio, sono il suo fantasma: sono stato assassinato un mese fa mentre mi rilassavo nella vasca da bagno.
Aiutami a scoprire chi mi ha ucciso!”. Mi venne la pelle d’oca. Mentre mi parlava capii che era un fantasma per davvero, perché non c’era il suo riflesso sullo specchio, ma ne vedevo solo la sagoma.
Gianfranco era grasso, basso, pelato come una lampadina, aveva occhiali grandi e un naso a patata. La sua camicia era nera e i bottoni erano saltati. Mi recai nello studio del conte per cercare alcuni indizi. Trovai nel cassetto della scrivania una lettera d’amore firmata L.F.
La donna che aveva scritto la lettera era arrabbiata con lui perché l’aveva lasciata. Rimasi sorpreso, capii che si trattava della firma della Professoressa Fecchi, perché era stata il terrore della mia gioventù alle scuole medie. La lettera “L” stava per Ludovica e la “F” stava per Fecchi.
Trovai anche un candelabro sanguinante, che doveva sicuramente essere stato l’arma del delitto. Ad un certo punto sentii un rumore. Corsi nel bagno e trovai la Prof.ssa Fecchi. Sicuramente era tornata per sbarazzarsi di tutte le prove. A quel punto le urlai contro: “Assassina, ti ho scoperto e ora chiamerò la polizia.” La donna venne arrestata e io diventai il nuovo professore di italiano.
Angelo Rosimini II G 2
Novembre 2022
dicembre 2022
dicembre 2022
CAPPELLO ROSSO
Al tempo d'oggi, in una piccola città, c'era una ragazza che veniva chiamata Cappello Rosso.
Era una ragazza molto socievole, divertente e amava il rosso. Tutto quello che indossava o utilizzava
doveva essere di colore rosso: la cover del telefono, l'astuccio delle matite, lo zaino, le lenzuola, le
coperte...ecc.
Un giorno scoppiò una terribile pandemia: molte persone si ammalarono, alcune morirono e tutti si
rinchiusero nelle loro case per ordine del Governo.
Pochi giorni dopo il compleanno della nonna di Cappello Rosso, la ragazza dovette partire, su richiesta
della madre, per consegnare un cestino pieno di cibo alla cara vecchietta come regalo di compleanno.
A metà strada, la ragazza incontrò un poliziotto, che pattugliava la zona. Per evitarlo, Cappello Rosso si
mise a correre, ma l'agente la fermò e le disse: “Dove vai, ragazza? Dovresti essere a casa! Lo sai che è
proibito uscire!” Cappello Rosso provò a giustificarsi dicendo: “Ehm... mia madre è andata al lavoro,
quindi io sto andando dalla nonna”. Allora il poliziotto le chiese: “Ah, sì? E perché correvi? Ritorna
subito a casa!” le ordinò bruscamente.
Cappello Rosso fece finta di tornare a casa e, quando si accorse che il poliziotto non la stava
minimamente guardando, si mise a correre a gambe levate verso casa della nonna ma le cadde il cestino.
L'agente si accorse, si infuriò tantissimo e le urlò addosso: “Ora mi sono proprio stufato, se non ritorni
immediatamente a casa ti faccio una bella multa!”
Cappello Rosso, per la paura, si precipitò a casa ma non rinunciò all'idea di portare il cesto alla nonna.
Mentre pensava a come fare, successe un fatto incredibile: il cesto si illuminò all'improvviso e ne uscì
fuori una fata che le consegnò una mascherina rossa dicendole:” Se la indosserai, diventerai invisibile e
potrai consegnare il cesto alla nonna senza problemi!”
All'improvviso, la tristezza della ragazza scomparve. Indossò la mascherina rossa e, seguendo il consiglio
della fata, si recò di gran corsa a casa della nonna, suonò il citofono e riuscì a consegnarle il regalo. La
nonna rimase incredula e riempì la ragazza di baci.
Tutti vissero felici e contenti.
Andrea Orsini
1C
Nada Chaouki I C
dicembre 2022
Il segreto del Gamberetto di corallo
Classe 2° I
Incipit della storia
Il professor Hydronaut era stato mandato dalla sua Piovruniversità in missione esplorativa nel Mar dei Caraibi. Pareva infatti che in quelle acque fosse nascosto un tesoro che lo stesso Hydronaut stava cercando da anni: il Gamberetto di Corallo, un gioiello forgiato nel corso dei secoli dalle correnti oceaniche, il cui valore non ha uguali, sopra e sotto il mare! Per aiutare Hydronaut, la Piovruniversità aveva assunto un aiutante, un avventuriero, che a quanto pareva era un’autentica leggenda in quanto a scoprire (e nascondere!) tesori: un vecchio pirata di nome Captain Ginger! «E tu saresti un esploratore?» chiese il corsaro lanciando un’occhiataccia con i suoi tre occhi al professor Hydronaut, che era un po’ impacciato e intimidito. Malgrado il suo aspetto non ispirasse grande fiducia, Hydronaut era in realtà un esperto ed era convinto che presto il suo nome sarebbe comparso a fianco di quelli di Marco Polo, Vespucci, Magellano, Cook… insomma, tra i più grandi esploratori della storia! I due, grazie alle conoscenze delle calde acque dei Caraibi, scesero nelle profondità più profonde, negli abissi più abissali, nel buio più... be’, sì, insomma, avete capito! La ricerca del tesoro si stava rivelando più difficile del previsto fino a quando, nascosto dietro lo scafo di un relitto sommerso, trovarono l’ingresso di un cunicolo nascosto! Quella scoperta li condusse in un vero e proprio labirinto acquatico fatto di rocce e stalagmiti: il fascino e il brivido dell’esplorazione e della scoperta giunsero all’apice quando si ritrovarono in una grotta luminescente al cui centro c’era il leggendario Gamberetto di Corallo! Dovevano solo prenderlo e ritornare verso la superficie... ma in quel momento un BOOM fece tremare le pareti della grotta, chiudendone l’ingresso e impedendo loro di uscire! «Cos’è stato? Un terremoto sottomarino?!» gridò Hydronaut. «Peggio!» rispose Captain Ginger. «Umani!» Il pirata spiegò al compagno che da tempo in quella zona gli umani stavano scavando nei fondali per trovare minerali e giacimenti, e con le loro trivelle dovevano aver causato qualche smottamento. E lì vicino c’era anche un vulcano subacqueo che rischiava di esplodere! «Dobbiamo uscire da qui, e alla svelta!» esclamò Captain Ginger, ma Hydronaut non era d’accordo. Ricordandosi delle emozioni provate durante l’esplorazione, rispose sorridendo: «Gli umani sono sbadati, ma non sono stupidi! Dobbiamo avvisarli del pericolo e ricordargli cosa vuol dire davvero esplorare e scoprire!».
Il nostro racconto
I 2 Scubanauti, ancora turbati dalla scossa, decisero di mettersi all'opera! Mentre Ginger cercava di trovare una via di uscita con i suoi modi da pirata d’altri tempi, il professor Hydronaut rimuginava disperato sui suoi studi universitari, quando ad un tratto gli tornò in mente un esperimento che tempo addietro fece vedere ai suoi alunni: quello che gli umani chiamano “effetto domino”. Chiamò il pirata e gli illustrò il suo piano. Egli si dimostrò favorevole e aiutò Hydronaut a trovare una roccia abbastanza in basso per tirarla via, così da far crollare tutto. In un attimo la parete di roccia crollò e i due ebbero il via libera per uscire. Con il Gamberetto di Corallo ben nascosto nel salvagente di Hydronaut, il professore e il pirata si avviarono fuori dalla grotta dove li aspettava un enorme vulcano sottomarino pronto ad esplodere.
Quel vulcano era infatti famoso in tutti gli oceani per la sua potenza. Appurato questo, Capitan Ginger portò frettolosamente Hydronaut su un geyser che li fece volare ad altissima velocità su una spiaggia. Atterrarono su un castello di sabbia, facendo scoppiare a piangere un bambino; il pirata sbuffò e cominciò a lamentarsi della rumorosità degli umani e alzandosi dai resti del castello di sabbia si avviarono entrambi verso il centro città.
“Che botto!” disse Hydronaut.
“Eh già!” replicò Ginger. Ebbene sì, perché il Gamberetto di Corallo, oltre ad essere di ineguagliabile bellezza, permetteva alle creature marine di comunicare con gli umani. Riuscirono a trovare uno studio radiofonico; sotto gli occhi sbalorditi dei dipendenti, i due trovarono una stanza con un microfono e una videocamera abbastanza simili a quelli usati nelle profondità marine… non sembravano difficili da usare, no? Registrarono un annuncio dicendo di avere organizzato una caccia al tesoro sottomarina, mostrando il Gamberetto di Corallo, considerato un grande tesoro anche sulla terraferma.
“Attenzione amici umani, la caccia al tesoro è aperta! Chi verrà, avrà la possibilità di vincere lo stupendo Gamberetto di Corallo!”. Dopo queste dichiarazioni, i due scapparono inseguiti dalle guardie. Corsero fino alla spiaggia, poi arrivarono in mare e infine alla Piovruniversità. Andarono poi nell’aula di archeologia marina, al dodicesimo piano dell’edificio e, mentre Hydronaut pose il ciondolo in una teca dietro la lavagna, capitan Ginger prese un sacchetto di alghe essiccate dalla macchinetta e si sedette ad un lato della cattedra; Hydronaut si mise dall’altro. Dopo circa un’ora, il professore e il pirata riuscirono ad elaborare un piano: gli umani avrebbero esplorato i fondali e avrebbero osservato i problemi creati dalle trivelle al mare; così facendo speravano di non fare eruttare il vulcano e di sensibilizzare gli umani su questo argomento. Dopo aver deciso questo i due Scubanauti uscirono dall’Università ed andarono dagli umani, che li stavano aspettando vicino alle loro trivelle. Quindi gli Scubanauti e gli umani iniziarono la caccia al tesoro. I due Scubanauti urlarono: “Pronti… si parte!!!”. Gli umani erano otto: Marco, un uomo ricco e arrogante, che pensava solo a se stesso e diceva sempre “Bleah, che brutto posto!”; Giovanni era ignorante, si vestiva in modo trasandato e aveva la testa sempre sulle nuvole; Adriano era vecchio, odiava la tecnologia e faceva il contadino; Michelangelo era molto colto e suo figlio Michele era appassionato di tecnologia ed era anche molto studioso; Ahmed, uno straniero molto giovane; Claudia, la vanitosa moglie di Marco che si credeva così tanto forte da dire sempre ”Sono io la più brava!” ed infine Francesca, la moglie di Michelangelo, appassionata di animali tranne che dei pesci, di cui aveva molto paura, la quale partecipava alla Caccia al Tesoro proprio per sconfiggere la sua fobia. Hydronaut e Capitan Ginger avevano il difficile compito di far capire agli umani l’importanza del mare, che è una risorsa da proteggere e non da sfruttare, come volevano fare gli umani. Il mare era – ed è ancora oggi – una delle più grandi meraviglie naturali del mondo, oltre ad essere fondamentale per la vita di noi umani. Meravigliosi erano i pesci di ogni tipo e colore: rosso, blu, verde, giallo, arancione, grigio e rosa. C’erano tartarughe di ogni tipo, piccole, grandi, marroni e verdi; delfini di colore grigio, blu e azzurro e coralli bellissimi, stupendi, lucenti e coloratissimi, rossi, verdi, gialli e arancioni. Il mare invece era di un colore fantastico con sfumature azzurro lucente e blu cristallino. Ma non tutto aveva questa atmosfera da favola; gli umani, come sperato dai due Scubanauti, si accorsero che il mare stava morendo: molti dei pesci che vivevano in esso, finirono la loro vita nelle buste di plastica, le tartarughe che mangiavano gli scarti gettati dall’uomo nel mare morivano dopo poco e la tristezza negli oceani regnava sovrana. Il piano degli Scubanauti stava riuscendo brillantemente, infatti gli umani quasi si commuovevano, osservando con i loro occhi le tragiche condizioni di vita dei pesci. Così, passo dopo passo, gli umani, Hydronaut e Capitan Ginger si trovarono davanti al vulcano e capirono che a breve avrebbe eruttato. Vista la gravità della situazione gli Scubanauti e gli umani dovettero trovare una soluzione nel più breve tempo possibile. Hydronaut, la trovò in fretta: con gli scarti e i rottami trovati avrebbero costruito nel minor tempo possibile una piccola centrale geotermica. Dopodiché sarebbero stati costretti a vendere il loro prezioso tesoro: il Gamberetto di Corallo. Con i soldi ottenuti, avrebbero cercarono di mettere in funzione la piccola centrale per “aspirare” l'energia del vulcano. Hydronaut riferì il piano a Capitan Ginger e poi agli umani.
“Ragazzi! Dobbiamo collaborare per riuscire a rendere innocuo il vulcano… ci volete aiutare?” Gli umani risposero: “Ok, noi ci siamo.”
Una volta trovata la soluzione migliore, la comitiva si mise a cercare degli scarti e dei rottami nel mare per costruire la centrale. Ne trovarono molti e con essi gli umani e gli Scubanauti si incontrarono sulla spiaggia.
“Ci sono così tanti rifiuti, che finiremo subito di costruire la centrale.” disse Hydronaut.
“Oh, hai ragione! E sarà grandissima!” dissero gli umani. Costruirono la centrale in pochissimo tempo e con un lungo tubo la collegarono al vulcano.
“Mettiamo il tubo nel cratere” urlarono gli umani ponendolo vicino al vulcano.
Intanto gli Scubanauti vendettero il Gamberetto di Corallo molto velocemente. Poco tempo dopo Capitan Ginger tornò con una gran quantità di soldi, che furono subito investiti per dare corrente alla centrale. In men che non si dica la attivarono per assorbire l’energia del vulcano, ma si accorsero che l’eruzione era imminente. Tutti urlarono: "Oddio! Ora cosa facciamo!”. Portarono la centrale alla massima potenza, operazione molto pericolosa ed in circa due minuti il vulcano sembrò spegnersi. Riuscirono nell’impresa e decisero in comune accordo di vendere l’energia ai capi di stato di tutto il mondo, per evitare il trivellamento e promuovere l’energia sostenibile. Ancora oggi, dopo molti anni, si narra di questa vicenda ed i nomi di Hydronaut e di Capitan Ginger sono entrati nella leggenda, per il loro impegno nel salvare il mare.
Il segreto del Gamberetto di corallo
Classe 2° M
Incipit della storia
Il professor Hydronaut era stato mandato dalla sua Piovruniversità in missione esplorativa nel Mar dei Caraibi. Pareva infatti che in quelle acque fosse nascosto un tesoro che lo stesso Hydronaut stava cercando da anni: il Gamberetto di Corallo, un gioiello forgiato nel corso dei secoli dalle correnti oceaniche, il cui valore non ha uguali, sopra e sotto il mare! Per aiutare Hydronaut, la Piovruniversità aveva assunto un aiutante, un avventuriero, che a quanto pareva era un’autentica leggenda in quanto a scoprire (e nascondere!) tesori: un vecchio pirata di nome Captain Ginger! «E tu saresti un esploratore?» chiese il corsaro lanciando un’occhiataccia con i suoi tre occhi al professor Hydronaut, che era un po’ impacciato e intimidito. Malgrado il suo aspetto non ispirasse grande fiducia, Hydronaut era in realtà un esperto ed era convinto che presto il suo nome sarebbe comparso a fianco di quelli di Marco Polo, Vespucci, Magellano, Cook… insomma, tra i più grandi esploratori della storia! I due, grazie alle conoscenze delle calde acque dei Caraibi, scesero nelle profondità più profonde, negli abissi più abissali, nel buio più... be’, sì, insomma, avete capito! La ricerca del tesoro si stava rivelando più difficile del previsto fino a quando, nascosto dietro lo scafo di un relitto sommerso, trovarono l’ingresso di un cunicolo nascosto! Quella scoperta li condusse in un vero e proprio labirinto acquatico fatto di rocce e stalagmiti: il fascino e il brivido dell’esplorazione e della scoperta giunsero all’apice quando si ritrovarono in una grotta luminescente al cui centro c’era il leggendario Gamberetto di Corallo! Dovevano solo prenderlo e ritornare verso la superficie... ma in quel momento un BOOM fece tremare le pareti della grotta, chiudendone l’ingresso e impedendo loro di uscire! «Cos’è stato? Un terremoto sottomarino?!» gridò Hydronaut. «Peggio!» rispose Captain Ginger. «Umani!» Il pirata spiegò al compagno che da tempo in quella zona gli umani stavano scavando nei fondali per trovare minerali e giacimenti, e con le loro trivelle dovevano aver causato qualche smottamento. E lì vicino c’era anche un vulcano subacqueo che rischiava di esplodere! «Dobbiamo uscire da qui, e alla svelta!» esclamò Captain Ginger, ma Hydronaut non era d’accordo. Ricordandosi delle emozioni provate durante l’esplorazione, rispose sorridendo: «Gli umani sono sbadati, ma non sono stupidi! Dobbiamo avvisarli del pericolo e ricordargli cosa vuol dire davvero esplorare e scoprire!».
Il nostro racconto
Dopo essere rimasti intrappolati nella grotta, Hydronaut era disperato:
"E adesso? Come faremo ad uscire?"
Ginger si concentrò per cercare un modo per andarsene da lì, nuotava avanti e indietro pensando, senza dire niente, finché non sospirò sconsolato.
Hydronaut si afflosciò a terra pensando: "Come faremo ad uscire da qui?"
Nel frattempo videro una luce in lontananza, un piccolo bagliore che diventava sempre più grande via via che si avvicinava.
"Chi va là!?" gridò Ginger con fare piratesco.
Il bagliore diventò sempre più grande finché non videro un cavalluccio marino.
I tre non dissero nulla per un po', fu il cavalluccio marino a rompere il ghiaccio:
"C'è una scala nascosta per uscire, venite con me".
Il cavalluccio accompagnò Hydronaut e Ginger fuori dalla grotta attraverso la scala.
"Bene, ora che siamo usciti dobbiamo trovare il modo di far smettere gli umani di trivellare il fondale marino, ma come?" disse Hydronaut appena usciti da lì.
Ginger stava nuotando su e giù pensando e poi disse: "E se creassimo una caccia al tesoro come dimostrazione dei danni che stanno creando al nostro territorio?"
Hydronaut non capiva, come potevano convincere gli umani a fare una caccia al tesoro? Ginger, come se gli avesse letto nel pensiero, indicò il gamberetto.
Hydronaut sbiancò al solo pensiero: "Ma sei pazzo? Come possiamo darglielo? È il tesoro più grande di tutti i mari!" esclamò.
"Vedi altre opzioni?" replicò scorbutico Ginger.
Hydronaut, anche se contrario, sospirò e consegnò il gamberetto a Ginger.
Nel mentre che elaboravano tutto il piano per realizzare la caccia al tesoro, Capitan Ginger e Hydronaut perlustrarono il Mar dei Caraibi notando numerosi danni causati delle trivellazioni effettuate dagli umani per estrarre minerale, gas e petrolio. Decisero allora di fare velocemente il giro delle acque di tutto il mondo: purtroppo gli oceani erano pieni di piattaforme per la trivellazione e queste rendevano il mare molto inquinato.
“Come faremo a convincere gli umani a partecipare alla caccia al tesoro?” si domandava tra sé e sé Hydronaut.
"E se mettessimo un messaggio dentro un'ostrica?" propose Ginger, poi proseguì:
“Nel messaggio ci sarà un indizio che spiegherà agli umani che c'è un Gamberetto di Corallo molto prezioso da ritrovare. I lavoratori della piattaforma iniziano a lavorare sempre intorno alle 5:30 del mattino, perciò prima di quest'ora metteremo l'ostrica vicino alla trivella e tu, Hydronaut, girerai intorno ad essa finché gli uomini non si accorgeranno dei movimenti”.
“Mi sembra un ottimo piano Ginger! Andiamo!”
I due Scubanauti iniziarono ad eseguire il piano. Gli esseri umani si accorsero subito dei movimenti dei pesci intorno all’ostrica, si immersero in acqua e raccolsero il messaggio. Dopo averlo letto il capo della piattaforma chiese: "Vogliamo partecipare anche noi a questa caccia al tesoro? Quel prezioso premio potrebbe servirci!”
Tutti i lavoratori della piattaforma risposero di sì.
Proprio in quel momento uscirono dal mare Hydronaut e Ginger che proposero:
"Se volete venire con noi, mettetevi le tute da sub e venite in acqua".
Gli umani scesero nei fondali e gli Scubanauti mostrarono loro la mappa della caccia al tesoro, sulla quale c'era il percorso con tutte le tappe. Ognuna di esse serviva per mostrare agli uomini le trivellazioni in mare e l’inquinamento che provocavano. La tappa finale era il vulcano sottomarino, quello che stava per esplodere, nel quale Ginger e Hydronaut avevano nascosto il Gamberetto di Corallo.
Gli umani iniziarono subito la caccia, che prevedeva in ogni tappa lo smantellamento di una delle piattaforme di trivellazione, ma non c'erano abbastanza persone per farlo, quindi gli umani decisero di chiamare i loro amici e in un batter d'occhio arrivarono molte persone. Dopo ogni tappa e smontaggio, i partecipanti risalivano in superficie e gli Scubanauti preparavano per loro dei panini con la mortadella per rifocillarli.
Arrivati nelle vicinanze dell’ultima tappa, Capitan Ginger e Hydronaut mostrarono il vulcano che stava per eruttare.
Gli umani si accorsero dell’orrenda situazione generale dei fondali e cominciarono a preoccuparsi; nel frattempo una gigantesca scossa provocata dal vulcano fece rompere una trivella, che si spaccò in due e dalle condutture della macchina iniziarono a uscire litri e litri di petrolio.
Hydronaut però non si tirò indietro e iniziò dicendo: “Cari amici provenienti da tutto il mondo… Per favore aiutateci! La nostra situazione è ormai tragica e il vulcano sta per esplodere, vi daremo il Gamberetto di Corallo se ci aiuterete”.
All'inizio gli umani si lamentarono per la rottura di quella “preziosa” piattaforma, la più grande di tutte, però con il passare dei minuti si calmarono, capirono la situazione e gli errori commessi; così decisero di aiutare Ginger e Hydronaut non solo con il vulcano, ma sistemando tutto il mare.
Iniziarono subito e decisero di utilizzare i rottami della trivella appena abbattuta dal vulcano; così con ore e ore di lavoro sfiancante da parte di tutti, riuscirono a creare una vera e propria cupola, che potesse coprire il vulcano nel migliore dei modi.
Gli umani si prepararono per il montaggio della cupola e attraverso le loro fantastiche tecnologie il processo fu velocissimo e gli animali marini ne furono grati.
Da quel giorno vennero stipulate nuove regole per entrambe le parti, umani e esseri viventi marini, per imparare a stare insieme, così che terra e mare potessero vivere per sempre felici e in grande armonia fra loro.
E il Gamberetto di Corallo? Fu posto sopra lo scoglio più alto del mondo e diventò un gigantesco simbolo di pace che i turisti di tutto il mondo venivano per ammirare e per gioire dell’amore tra tutte le creature della Terra, fuori e dentro il mare.
dicembre 2022
UN ANNO INSIEME
giugno 2022
Giugno 2022
BENVENUTI
Ai nuovi immessi nella scuola Mastrogiorgionelli, autentica "truppa" e linfa vitale e salutare, il nostro saluto e le nostre più vive congratulazioni!
Pronti per cominciare, insieme, altri percorsi formativi?
giugno 2022
giugno 2022
giugno 2022
giugno 2022
Collage realizzato dalle due classi prime di Branca, relativamente all'attività multidisciplinare del "Pollution Catcher" che è stata svolta nella settimana di Ed. Civica con monitoraggi per tutto il mese di maggio.
giugno 2022
classe 1E
classe 2F
giugno 2022
Classe 2I
Digital Storytelling realizzato dalla classe 1°G2 di Branca
giugno 2022
Classe 2N
giugno 2022
classe 2N
giugno 2022
giugno 2022
giugno 2022
giugno 2022
Lisa Chiocci 1°I
Giugno 2022
marzo 2022
EUGENETICA classe 3A
Marzo 2022
RICONOSCIAMO I LIPIDI con la classe 2A
Classe 2L
Marzo 2022
Paciotti Riccardo 2I
Marzo 2022
STUDIAMO LA CELLULA ANIMALE E LA CELLULA VEGETALE CON L'APP QUIVER VISION (CLICCA PER GUARDARE IL VIDEO)
Marzo 2022
Lavoro della classe 3A
marzo 2022
Marzo 2022
marzo 2022
Dalla settimana di Educazione civica di marzo, dedicata alla sostenibilità ambientale, riceviamo e pubblichiamo:
marzo 2022
marzo 2022
Immagina di essere Dante e di collocare alcuni personaggi contemporanei all’Inferno
Nel cammino della mia vita mi ritrovai in un bosco oscuro, che quasi non lasciava passare la luce del sole. Perso in quella tremenda foresta, piena di suoni sinistri e spaventosi, vidi in lontananza una città. Avanzando tra i rami, mi resi conto che non era Gerusalemme, ma Gubbio e sotto di essa si potevano vedere guizzare fiamme lucenti.
Nel cuore della foresta trovai una porta misteriosa che non sembrava portare da nessuna parte: era altissima, di color marrone oscuro e con su scritto “ Per me si va nella città dolente, per me si va nell’eterno dolore, per me si va nella perduta gente”.
Ad un tratto vidi un’ombra che mi sembrava familiare. “Dove stai andando?”, mi chiese l’ombra. “Mi sono perso, puoi aiutarmi?”, risposi. “Io ti conosco Mouhamed, ho una missione per te. Dovrai attraversare l’Inferno e riportare la tua anima nel mondo dei vivi, per raccontare a tutti le sofferenze dell’Inferno. Devi dir loro di comportarsi bene nella vita, perché quello che troveranno dopo la morte sarà terribile”. Io rimasi scioccato, ma l’ombra continuò: “ Non temere, io ti farò da guida.” E alla fine si rivelò: era Cristiano Ronaldo, avvolto da una luce gialla e indossava un mantello bianco.
Insieme entrammo attraverso la porta. Vidi delle scalette a chiocciola e, dopo aver sceso le scale, notai un uomo con la barba e i capelli bianchi, folti e lunghi: era Caronte. Egli mi vietò di entrare, ma la mia guida Ronaldo lo prese da parte dicendogli che avevamo una missione da compiere, affidata da Dio. Attraversammo il fiume sulla barca di Caronte, il quale ci accompagnò nel luogo in cui erano puniti coloro che avevano imbrattato il mondo. Vidi un uomo, era Doke, che nella vita aveva creato bellissimi graffiti, ora era costretto a pulire un muro immenso, pieno di scritte e graffiti. La sua pena era destinata a non avere mai fine, perché dei diavoli continuavano a sporcare dove lui aveva pulito.
Proseguimmo e vedemmo un immenso lago tenebroso che, a vederlo bene, sembrava un mare in tempesta. In mezzo ad esso c’era un uomo. Gli chiesi a gran voce:”Chi sei tu?”. Mi rispose: “Matteo Salvini”. Se ne stava su una barca sferzata dalle onde, incapace di fermarsi in nessun porto sicuro.
Ronaldo mi spiegò che veniva punito così perché in vita aveva respinto in mare la gente di colore, che cercava di attraccare nei porti italiani.
Proseguendo nel buio infernale intravidi un uomo: era Don Alì, lo riconobbi. Qui veniva disturbato dai diavoli che lo frustavano in continuazione. La mia guida mi spiegò che era un giovane streamer, il quale in vita postava video in cui si divertiva a disturbare le persone.
Mi girai e vidi che Ronaldo era sparito. Al suo posto c’era Chiara Ferragni, la quale mi disse: “Io sarò la tua prossima guida, insieme affronteremo il più grande dei mari infernali”.
Insieme scendemmo fino al centro della Terra, in cui era incatenato Covidifero, mostro a sette teste che ci guardava digrignando i denti aguzzi e dimenandosi come una furia.
Ad tratto il mostro si diresse verso di noi per divorarci. La sua enorme bocca si aprì sopra di noi e ci ritrovammo al suo interno. Emisi un grande urlo e… mi svegliai. Era stato un sogno?
Mouhamed Hattay 2 D
Da poco ho cominciato a studiare Dante e a leggere la Divina Commedia e subito ho avuto l’impressione che Dante fosse un genio, perché scrivere un gran bel poema non è da tutti. Infatti, l’idea che metta all’ Inferno le persone cattive e crudeli come un giustiziere, secondo la legge del contrappasso, mi soddisfa. Inoltre Dante, in questo capolavoro, racchiude anche un insegnamento e ci fa vedere come immagina lui il regno dell’oltretomba quando si vive una vita peccaminosa: un luogo buio, tenebroso, con castighi tremendi e spietati, dando un po’ a tutti l’idea di come sia l’Inferno.
Se dovessi pensare di calarmi nella figura di Dante e scrivere adesso chi metterei all’Inferno, il primo che mi viene in mente è Hitler. Gli infliggerei una pena tripla, mettendolo tra i violenti contro il prossimo, perché sterminò e uccise milioni di persone, collocandolo nel primo girone del settimo cerchio. Inoltre, lo metterei in un forno crematorio, nudo come un verme, proprio come lui privava i poveri ebrei di tutto. Poi accenderei il forno facendo bruciare il suo corpo all’ infinito, così come lui ha infinitamente ucciso. Il secondo peccato che lui ha commesso è di essere stato un seminatore di discordie, dal momento che in vita provocò guerre e litigi tra nazioni: per questo lo collocherei anche all’ interno dell’ ottavo cerchio nella nona bolgia, con la pena di essere attaccato ad un muro con chiodi roventi e flagellato da colpi di pistole, con le membra che si squarciano e che si ricompongono. Inoltre, lo metterei anche nel nono cerchio, seconda zona, tra i traditori della patria, perché lui probabilmente aveva origini ebree e, visto che non ne andava fiero, fece tutto questo tradendo le sue origini. Quindi, come lui aveva flagellato la sua stirpe, ora si accoltella con le sue stesse mani.
Un altro uomo malvagio della storia contemporanea è Osama Bin Laden, colui che organizzò l’attentato alle Torri Gemelle. Quest’anno, in occasione dell’anniversario di ciò che è accaduto nel 2001, ho visto uno speciale che documentava tutto ciò: la distruzione, l’orrore e la disperazione di coloro che vissero quel tremendo avvenimento. Lo collocherei dunque nell’ottavo cerchio prima bolgia, come ruffiano e seduttore, perché in vita non si vergognò di commettere cattive azioni. La sua pena, per la legge del contrappasso, sarebbe di essere murato vivo tra le mura delle Torri Gemelle in costruzione.
I Ferragnez, ossia la famiglia composta dal cantante Fedez e da sua moglie, la famosa blogger Chiara Ferragni, li collocherei tra gli avari e i prodighi nel quarto cerchio, perché vendono la loro vita per soldi, cercando di guadagnare più denaro possibile postando ogni momento della loro esistenza. Così come loro in vita hanno accumulato ricchezze, ora li metterei a bagno in un lago salmastro fatto di oro fuso bollente, le cui alghe fatte di uncini li arpionerebbero e li porterebbero in fondo.
Infine metterei Homer Simpson tra i golosi, perché si ingozza di birra e hamburger e poi si spaparanza sul divano, in realtà a me è molto simpatico, però effettivamente è un grande golosone e,per la legge del contrappasso, sarebbe mutato in una grande lumaca costretta a mangiare solo insalata per sempre e punzecchiato da enormi uccelli che vogliono divorarlo. Sarebbe bello che nella storia non ci fossero cattivi da collocare nell’ Inferno, ma purtroppo molti smarriscono la diritta via ritrovandosi nella città dolente.
Tommaso Martinelli 2D
marzo 2022
Si riparte.
Con la presenza, il registro elettronico, le entrate e le uscite.
Si riparte da un chiostro dall'aura nobile e antica e da ragazzi che salgono, ciarlando, file di scale.
Si riparte da scorci e tetti della Gubbio medievale insieme all’erba verde di un plesso noto.
Si riparte nell’era del covid 19 con la mascherina, il distanziamento e le precauzioni.
Ci si ritrova in classe a parlare di compiti, d’ interrogazioni e di rotazione banchi.
Classroom ci assiste da buon amico, PDF e software sono ammantati di familiarità.
Spesso nel pomeriggio risuonano note attraverso i muri. Ci sono progetti che saggiano la musica e l’arte, con richiami alla Gubbio rinascimentale. I laboratori parlano diverse lingue: inglese, spagnolo, francese e...latino. C’è spazio per curiosità, talenti e creatività: dal teatro agli acquerelli alla ceramica. Ci si muove e si fa sport all’aria aperta.
La scuola è coesa nei suoi plessi e nel suo corpo docente: mastrogiorgionelli.
Gli zaini, la campanella ed il rumore del traffico al mattino ci parlano di una nuova quotidianità.
Insegnanti s’incontrano lungo la dritta via passando da un’edilizia scolastica ad un’ altra: le borse a tracolla e i passi affrettati dicono d’orari e d’energia mai doma!
Si riparte dalle aule che si animano osservando quel taglio di capelli nuovo, che fa bon ton con i pantaloni a zampa e la maglia “che ha scelto la mamma”.
Poi arriva il momento della ricreazione ed ogni cosa si stempera nel gusto dello scherzo e della merenda.
Si allargano i gruppi classe e se ne formano di nuovi. In rodaggio e in espansione, come l’età che è “indefinita”.
Si riparte con le nostre storie, di tutti e di alcuni, di vecchie e di nuove, di strategie e di sedimentazioni.
S’incrociano le diverse esperienze. Scelte, amicizie, progetti, timori, speranze, cotte e… tutto quanto è visibile o si nasconde dietro: visi capelli occhi silenziosi e aperti.
È proprio mentre li guardiamo- e ci guardiamo- che si capisce il bisogno che abbiamo di capirci, di raccontarci e di ascoltare…
Eh già, la scuola in presenza si fa così.
Donatella e Barbara
Dalla settimana di Educazione civica di novembre, dedicata alla cittadinanza digitale, riceviamo e pubblichiamo:
dicembre 2021
classe 3A
dicembre 2021
Classe 2 A
Nicola Saldi 2D
dicembre 2021
dicembre 2021
n.2
dicembre 2021
n.3
n. 4
Il nostro messaggio nella rete
12/11/2021
Cari genitori,
a scrivere questa lettera sono i vostri figli, cittadini digitali.
Vi scriviamo questa lettera per raccontarvi l’esperienza vissuta questa settimana, dedicata all’educazione civica, in cui abbiamo affrontato argomenti molto importanti, sia per noi adolescenti che per voi adulti.
Innanzitutto, abbiamo imparato il significato del termine “cittadini digitali”, che non si deve confondere con “nativi digitali”, perché anche se lo si è nativi, non si è automaticamente anche “cittadini digitali”. Infatti, per esserlo occorre la consapevolezza dell’uso delle tecnologie, delle loro potenzialità, ma anche dei loro rischi, che, soprattutto, per i più piccoli sono molteplici.
Abbiamo letto “Il manifesto della comunicazione non ostile”, che elenca dieci principi utili a migliorare il comportamento di chi sta in rete. Legato a questo abbiamo visto il significato di “Netiquette”, che è l’unione di network (rete) ed etiquette (buona educazione). Questa parola è formata da un insieme di regole che disciplinano il buon comportamento sul web.
Naturalmente dopo aver affrontato questi argomenti abbiamo anche parlato di “cyber-bullismo”, che purtroppo in quest’epoca è molto diffuso.
Il cyberbullismo è una forma di bullismo che colpisce le persone ritenute più “deboli” attraverso l’uso delle nuove tecnologie informatiche. Molti ragazzi principalmente adolescenti vengono insultati sul web pubblicamente, dove moltissime persone possono vedere quello che è stato scritto su di lui/lei, da individui che dietro uno schermo si sentono forti nascondendosi dietro identità ignote.
In questi casi però, che possono provocare danni molto gravi, è opportuno rivolgersi ad un adulto, il quale a sua volta, se la situazione è molto grave, si rivolgerà alle autorità competenti.
Tutto questo per dirvi, cari genitori, che in futuro la rete dovrà essere un posto migliore, più sicuro e protetto. Il web deve diventare un luogo in cui si rispetta la privacy altrui e la propria, dove si ha spirito critico in modo da non divulgare le fake news e in cui bisogna riflettere prima di rendere pubblico quello che pensiamo.
Bisogna essere consapevoli che ciò che viene fatto online, ha anche una ricaduta offline e che non esiste un mondo virtuale e un mondo reale, ma che i comportamenti corretti e rispettosi devono essere mantenuti sui social, così come nella realtà.
Per riuscire a realizzare tutto questo nondimeno dobbiamo anche rispettare le idee degli altri, confrontandosi senza disprezzo e insulti.
Sicuramente Internet in questa epoca è indispensabile, ormai è diffuso in quasi tutto il mondo e più o meno tutti ne facciamo uso, la tecnologia e la rete si svilupperanno sempre di più e faranno sempre più parte della nostra quotidianità; quindi, cerchiamo di rendere il web un posto migliore!
Cari genitori, volevamo rassicurarvi, e dirvi che siamo al corrente dei rischi del web, forse anche più di voi, se volete possiamo aiutarvi a prestare più attenzione... on line!
la classe 3C
dicembre 2021
di Francesca Romana Vantaggi – Classe 1G2.
Questa è la storia di una ragazza di quindici anni di nome Giulia. Lei si stava trasferendo in Calabria dal Canada, perché il padre aveva trovato un nuovo lavoro. Era l’anno 2000.
La ragazza non era contenta di questo trasferimento però lo accettò comunque. Così partirono.
Arrivarono nella loro nuova casa, scaricarono i bagagli e andarono a visitare il paese: tutti li guardavano in modo molto strano. Giulia e il padre erano vestiti in maniera molto stravagante e non parlavano l’italiano.
Il giorno dopo Giulia arrivò nella nuova scuola e tra sé e sé sentiva di aver paura. Poi entrò nell’ingresso dell’Istituto e, mentre si dirigeva al suo armadietto, tutti iniziarono a guardarla in modo disgustato. Suonò la campanella e tutti andarono nelle loro classi. Lei rimase sola. Arrivò il Preside e la aiutò a trovare la sua classe così, appena entrata, il Professore presentò Giulia ai compagni.
Ad un certo punto le arrivò un biglietto dal bullo della classe, di nome Alessio, in cui c’era scritto: “Ti odio! Ritorna al tuo paese. Sei diversa! Vattene! Sei brutta!” Durante la ricreazione arrivarono anche gli amici di Alessio ad insultarla e a dirle “Mi fai ribrezzo!” oppure “E’ più bello il mio cane rispetto a te!”
Lei scappò via piangendo, disperata, voleva solo morire. Passarono settimane, mesi, la situazione era sempre la stessa: loro continuavano a prenderla in giro.
Un giorno però tutto questo finì.
Era ora di ricreazione e Giulia andò nel giardino della scuola; arrivò il bullo e questa volta, non solo la insultò ma le mise anche le mani addosso e iniziò a picchiarla. Lei si sentì malissimo, nessuno la difendeva, nessuno la capiva, nessuno comprendeva il suo dolore, sia fisico, sia mentale. Lei si sentiva brutta, diversa, voleva scomparire. Il bullo al contrario si sentiva possente, forte, coraggioso. Lui era il capo, era il lupo e gli altri erano il suo branco.
Fortunatamente passava di lì un poliziotto, che vide tutta la scena. Al ritorno da scuola, a casa del bullo, arrivò una piccola sorpresa: una denuncia da parte della famiglia di Giulia che era venuta a conoscenza di tutto l’accaduto, grazie all’intervento del poliziotto e della Scuola.
Il poliziotto si recò da Alessio in persona e disse al bullo: “Devi venire insieme alla tua famiglia al commissariato per un interrogatorio”. Lui rispose: “Io non ho una famiglia”.
Allora il poliziotto capì perché Alessio si stava comportando in questo modo: lui non aveva un supporto, non riceveva un abbraccio dalla famiglia quando aveva bisogno, non aveva una madre o un padre che lo facevano ragionare. Il poliziotto disse al ragazzo che non l’avrebbe portato in commissariato ma dallo Psicologo, poiché ne aveva più bisogno.
Così si salvarono in due: Giulia e Alessio.
dicembre 2021
LE POSITIVITA' E I PERICOLI DEL DIGITALE
dicembre 2021
dicembre 2021
LA VALIGIA DELLA GENTILEZZA classe 1°O
dicembre 2021
La settimana dedicata all’ Educazione Civica:
“Le parole piumate”
Classe 1°C
CHIARA
Chiara è una mia amica e ha 11 anni, lei è bassa e di corporatura normale, ha i capelli lunghi fino alle spalle, castani, lisci. Il suo viso è ovale.
Gli occhi sono di color marrone, piccoli, a forma rotonda. Chiara si veste in modo sportivo come: leggins, tute e magliette corte.
Lei è molto calma, ma anche solare e divertente. Chiara pratica equitazione e le piacciono molto i cavalli. Frequenta la mia stessa classe e durante la ricreazione ci divertiamo molto perché ridiamo e scherziamo. Ci vogliamo molto bene, abbiamo un legame molto stretto e ci fidiamo l’una dell’altra.
Chiara abita a Madonna del Ponte e ha una sorella più grande di lei. Ha un canarino di colore bianco, verde e giallo e di solito i suoi genitori lasciano la gabbia aperta e lui vola per tutta casa.
Aurora Gubbiotti, 1°C
SALVATORE
Salvatore è molto strano e confusionario. Si veste di solito con una felpa e con dei pantaloncini sportivi, ha anche uno “smartwatch galattico”! Porta anche delle scarpe molto alla moda.
Salvatore è alto e robusto, ha i capelli molto lunghi e scuri, di carnagione è scuro. Ha gli occhi marrone scuro.
Le sue passioni sono le moto e le macchine ed ogni giorno non fa che parlarne.
Salvatore è molto simpatico e vivace ed è come un fiammifero che illumina la classe.
Io e Salvatore saremo sempre amici per il nostro rapporto e la nostra umiltà.
Tommaso Menichetti, 1°C
BENEDETTA
La mia compagna di classe Benedetta la conosco dalla 1° elementare e i suoi modi mi sono subito piaciuti.
Lei è di statura media, ha i capelli marrone scuro, molto lunghi e lisci e di solito li porta raccolti in una coda. Benny ha gli occhi marroni, molto lucenti e già da lì si capisce che è molto simpatica e gioiosa. Lei ha le labbra sottili e sorride sempre. Ama vestirsi sia elegante che sportiva; i suoi sport e le sue passioni preferiti, che secondo me la caratterizzano, sono la pallavolo e suonare il flauto.
Adoro il mio rapporto con Benedetta perché non ci nascondiamo mai niente e ci diciamo sempre tutto. Di lei so che mi posso fidare e sento che le potrei dire tutto. Grazie a lei ho capito il vero senso dell’amicizia.
Cercherò di essere sempre una buona amica!
Matilde Zebi, 1°C
PIETRO
Il suo nome è Pietro, ha la mia età e ci conosciamo dall’asilo.
Pietro ha il viso ovale ed è sempre simpatico. I suoi capelli sono corti e di un castano scuro.
I suoi occhi sono marroni e allegri; il suo sguardo è sorridente. Il suo naso è a patatina e le sue orecchie non hanno orecchini. Le labbra sono sottili e sempre incurvate all’insù.
Pietro è alto e, la maggior parte delle volte, si veste con tute.
Lui è socievole, amichevole, altruista e simpatico. Il suo umore è allegro e ci mette poco a fare amicizia.
Pietro è quell’amico su cui puoi sempre contare, anche nei momenti di difficoltà, e in cui hai sempre fiducia perché io so che lui non parlerebbe mai male di me.
Ormai ho imparato a conoscerlo, anche se la nostra amicizia era un po’ più forte alle elementari perché era l’unico maschio con sei femmine; però sono comunque contenta che abbia trovato una classe con la quale sta bene (e soprattutto con più maschi!).
Emma Tironzelli, 1°C
TOMMASO
Si chiama Tommaso e ha undici anni.
Porta gli occhiali, ha i capelli e gli occhi marroni. Si veste in modo sportivo e gioca con il Fontanelle. Tommaso è alto e veloce, tifa per la Juventus e porta l’apparecchio.
È molto gentile e molto curioso, infatti durante le lezioni di storia ha sempre qualche curiosità da raccontare.
Io e Tommaso siamo molto amici fin dai primi giorni di scuola.
Diego Fioriti, 1°C
dicembre 2021
dicembre 2021
di Ilenia Bei
dicembre 2021
Il bullo, la vittima e la solitudine
Il bullo arriva sempre così,
cattivo e fetente,
come un animale ruggente.
Tu, vittima, non ti scoraggiare
ma inizia a parlare,
genitori, insegnanti ed amici ti possono aiutare.
Dalla solitudine non ti far divorare,
perché la compagnia ti può aiutare
e così ce la puoi fare.
Martinelli Tommaso II D
dicembre 2021
Cristiano Bagagli II D
dicembre 2021
dicembre 2021
Il corso di latino che stiamo frequentando, tenuto dal Professor Stirati, docente del liceo classico di Gubbio, presso la sede di San Domenico, ci ha particolarmente colpite, perché credevamo che il latino fosse una lingua morta, inutile, capace solo di far scervellare gli studenti su impossibili regole grammaticali, quando, in realtà, abbiamo scoperto che la maggior parte delle lingue oggi correnti - e più gettonate anche nel mondo della musica - derivano proprio dall’evoluzione del latino.
Inoltre, con grande stupore, abbiamo scoperto che alcuni termini del nostro dialetto derivano proprio dalla lingua latina (in latino il passato remoto del verbo nevicare è “ningit” ed in dialetto eugubino prevale ancora la forma “nengue”).
Ci stiamo cimentando con entusiasmo e passione a leggere e a tradurre i testi risalenti al tempo dell’antico Impero Romano e siamo emozionate all’idea di acquisire le basi per poter affrontare con dimestichezza lo studio di tale lingua nella scuola Secondaria di Secondo Grado, che frequenteremo.
Arianna Gichero, Elisabetta Tittarelli, Giulia Giacometti e Martina Chiavarini III G
dicembre 2021
dicembre 2021
dicembre 2021
Dirigente Francesca Pinna
Luglio 2021
Scuola 2020/2021 un anno ...
della classe 1L
Luglio 2021
I MODELLI DI CELLULE VEGETALI E ANIMALI ( classe 1I)
Luglio 2021
Un modo alternativo per "digerire" le cellule ...
Luglio 2021
Il Lions Club Gubbio partecipa in collaborazione con la nostra scuola
Al CONCORSO INTERNAZIONALE UN POSTER PER LA PACE
L’ EDIZIONE 2020-2021 – aveva come titolo “La pace attraverso il servizio”
Hanno partecipato due classi con elaborati grafico-pittorici.
Giorgia Tomassini, classe 3a O, che ha chiarito il significato del disegno con la seguente spiegazione “Moderni eroi al servizio della pace” è risultata seconda classificata assoluta a livello regionale.
Giugno 2021
NOI ... INSEGNANTI!
Giugno 2021
Gli alunni a scuola di alimentazione e sostenibilità
progetto interdisciplinare
LE MIE RIFLESSIONI SUL PROGETTO INTERDISCIPLINARE
ALIMENTAZIONE E SOSTENIBILITÀ.
Quest’anno con la scuola abbiamo partecipato al percorso interdisciplinare di classe “Alimentazione e sostenibilità” per scoprire, affrontare e studiare diversi temi legati a questi macroargomenti e alle loro connessioni.
Con tutti i nostri docenti abbiamo approfondito vari aspetti, come la dieta mediterranea, i piatti tipici europei, i banchetti nella storia e nell’arte, lo spreco alimentare, il rapporto tra alimentazione e sport, l’Agenda 2030, i diritti dell’infanzia, l’inquinamento, l’ambiente e lo sviluppo sostenibile, i vari tipi di energia,…e ognuno di loro ci ha insegnato qualcosa di importante per il presente, ma soprattutto per il futuro. Questo sguardo al domani, all’ambiente che lasceremo alle prossime generazioni mi ha colpito e, ora che questo progetto si è concluso, posso affermare con certezza che mi è piaciuto e interessato molto.
Personalmente, forse approfondirò il punto della dieta mediterranea perché trovo interessante capire com’era l’alimentazione di una volta, in particolare dopo la seconda guerra mondiale.
Fare questo progetto è stato molto piacevole e soprattutto originale perché abbiamo lavorato e studiato qualcosa di diverso, meno noto e soprattutto in modo interdisciplinare e per questo non modificherei nulla di ciò che abbiamo fatto.
Inoltre, siamo diventati più consapevoli delle conseguenze delle nostre azioni e orgogliosi di far parte della nostra scuola GREEN!
Celeste Angeloni 2°B
Giugno 2021
Gli alunni a scuola con il progetto "Arca di Noè"
Giugno 2021
Gli alunni a scuola di diritti
Tre ragazzi della 1° M: Malek Zafouri, una ragazza tunisina, Yassine Hajjouj, una ragazzo marocchino e Andrea Malingri, un ragazzo italiano, parlano di diritti. Prima dei diritti dei bambini presentando Malala, Iqbal e Greta Thunberg , poi affrontando i diritti umani in generale e l'agenda 2030.
Eccovi una canzone stile "slam" (autrice Malek Zafoouri), cioè una poesia recitata su base musicale con musiche di sottofondo scelte e recitate dai ragazzi.
II discorso di Malek Zafouri ai grandi del mondo nei panni di un'attivista in una Associazione per i DIRITTI DEI BAMBINI
Il discorso di Yassine Hajjouj che legge le sue idee sui diritti:
"I BAMBINI DEVONO ESSERE PROTETTI. HANNO IL DIRITTO DI ANDARE A SCUOLA, HANNO IL DIRITTO DI VIVERE. I LORO DIRITTI SONO IMPORTANTI PER SE' STESSI E PER IL MONDO".
Il discorso sui diritti dei bambini di Andrea Malingri che ha scritto:
"I BAMBINI HANNO VARI DIRITTI, SECONDO ME IL PIU' IMPORTANTE RACCHIUDE TUTTI GLI ALTRI:
IL DIRITTO ALLA PROTEZIONE "
Giugno 2021
Eccoci arrivati quasi alla fine di un altro anno scolastico anomalo, travagliato, disorientante. Eppure la scuola non si è mai fermata: nonostante le mille riorganizzazione, gli stop e le ripartenze, gli alunni sono stati sempre con noi e, speriamo, noi con loro e le loro famiglie.
Tutti siamo stati privati di tanto in questi lunghi mesi e di certo i ragazzi sono quelli che di più stanno subendo il senso quasi "violento" della privazione della socialità e del contatto, in tutte le loro forme.
Ancora una volta proveremo a ricostruire il senso di un percorso, fatto di ostacoli ma comunque ricco di impegno, di creatività, di affetto, di emozioni, che gli alunni riescono sempre a tirar fuori, anche se di mezzo c'è uno schermo. Proveremo a ricostruire il senso della separazione e quello dell'euforia quando finalmente ci si incontra di nuovo. Quando, soprattutto, ci si incontra secondo schemi nuovi, apparentemente poco "scolastici". Ma in realtà cos'altro dovrebbe essere la scuola se non il luogo dell'esperienza della novità e della scoperta, della condivisione di momenti di vita vissuta davvero, anche oltre i libri e i programmi, della costruzione di un senso a più voci di cui i docenti sono parte fondante quanto gli alunni?
Non è stato l'anno che tutti avremmo sperato, ma insieme abbiamo comunque vissuto un tempo denso, utile, ricco di carichi emotivi di cui va mantenuta memoria.
Grazie, ragazzi! Per fortuna ci siete voi a ricordarci sempre il senso del "fare scuola".
della Dirigente Francesca Pinna
Gli alunni a scuola di educazione civica
La scuola è la prima palestra di democrazia, una comunità in cui gli alunni possono esercitare diritti inviolabili nel rispetto dei doveri sociali. Qui gli alunni si confrontano con regole da rispettare e vivono nella quotidianità esperienze di partecipazione attiva che costituiscono il primo passo verso il loro futuro di cittadini attivi, consapevoli e responsabili. In classe gli studenti iniziano a vivere pienamente in una società pluralistica e complessa come quella attuale, sperimentano la cittadinanza e iniziano a conoscere e a praticare la Costituzione.
di Monacelli Chiaraluna
3°N
di Linzi e Sannipoli
1° N
"Dante: luoghi, personaggi e ipotesi"
e
"Libertà è partecipazione"!
Questo il trait d’union degli articoli realizzati per La Nazione dagli alunni delle seconde E, D e H nell'ambito del concorso "Cronisti in Classe", di cui sono finalisti.
La scuola ha partecipato a tutte le edizioni del campionato di giornalismo.
Gli alunni nel mondo della letteratura ... e della storia, geografia , scienze...
Contributo 1G
I promessi sposi
contributo 3 L
Studiando la Francia, io e i miei compagni di classe abbiamo appreso dell’esistenza di una linea immaginaria, chiamata linea di San Michele, una misteriosa linea immaginaria che unisce sette monasteri, dall’Irlanda fino a Israele.
La Linea Sacra di San Michele Arcangelo è, secondo la leggenda, il colpo di spada che il Santo inflisse al Diavolo per rimandarlo all’inferno.
Se si osservano i santuari interessati, è sorprendente la disposizione di essi sulla linea: i tre siti più importanti, Mont Saint Michel in Francia, la Sacra di San Michele in Val di Susa e il santuario di Monte Sant’Angelo nel Gargano, sono tutti alla stessa distanza. Potrebbe trattarsi di un monito del Santo, affinché vengano sempre rispettate le leggi di Dio ed i fedeli proseguano nella rettitudine. Inoltre la Linea Sacra è in perfetto allineamento con il tramonto del sole nel giorno del Solstizio di Estate.
1) SKELLING MICHEAL
Il tracciato comincia in Irlanda, su un’isola deserta, dove l’Arcangelo Michele sarebbe apparso a San Patrizio per aiutarlo a liberare il suo Paese dal demonio. È qui che sorge il primo monastero: quello di Skellig Michael (“roccia di Michele”).
2) SAINT MICHEAL’S MOUNT
La linea si dirige poi diritta verso Sud e si ferma in Inghilterra, a St. Michael’s Mount, un isolotto della Cornovaglia che, con la bassa marea, si unisce alla terraferma. Proprio qui San Michele avrebbe parlato a un gruppo di pescatori
3) MONT SAINT MICHEL
La linea sacra prosegue poi in Francia, su un’altra celebre isola, a Mont Saint-Michel, anch’esso tra i luoghi di apparizione dell’Arcangelo Michele. La bellezza del suo santuario e della baia in cui sorge, sulla costa della Normandia, lo rendono uno dei siti turistici più visitati di tutta la Francia ed è patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1979.
Il sito era conosciuto già al tempo dei Galli, ma nel 709 l’Arcangelo Michele apparve al vescovo, dicendogli di costruire una Chiesa nella roccia. I lavori ebbero inizio, ma fu con i monaci benedettini, a partire dal 900, che venne edificata.
4) SACRA DI SAN MICHELE
A ben 1000 chilometri di distanza, in Val di Susa, Piemonte, sorge il quarto santuario: la Sacra di San Michele. La linea retta unisce anche questo luogo sacro al resto dei monasteri dedicati a San Michele. La costruzione dell’abbazia inizia intorno all’anno mille e nel corso dei secoli si sono aggiunte nuove strutture. I monaci benedettini l’hanno sviluppata aggiungendo anche la foresteria, in quanto questo luogo era di passaggio per i pellegrini che affrontavano la via francigena.
5) SANTUARIO DI SAN MICHELE ARCANGELO
Spostandosi di altri 1000 chilometri in linea retta si arriva in Puglia, sul Gargano, dove una caverna inaccessibile è diventata un luogo sacro: il Santuario di San Michele Arcangelo. Il Santuario fu iniziato intorno al 490, anno della prima apparizione dell’Arcangelo Michele al vescovo San Lorenzo Maiorano
6) MONASTERO DI SYMI
Dall’Italia la traccia dell’Arcangelo arriva poi al sesto santuario, in Grecia, sull’isola di Symi: qui il monastero custodisce l'effigie del Santo alta 3 metri, una delle più grandi esistenti nel mondo.
7) MONASTERO DEL CARMELO
La linea sacra termina in Israele, al Monastero del Monte Carmelo ad Haifa. Questo luogo è venerato fin dall’antichità e la sua costruzione, come santuario cristiano e cattolico, risale al XII secolo.
Spero di essere riuscita nel mio intento e che qualcuno di voi lettori abbia cambiato la propria opinione sulla geografia, iniziando a studiarla con più piacere e con più curiosità.
Alessia Francioni classe 2C
Dopo la nascita della Repubblica e la sconfitta della monarchia il tricolore diventò il vessillo nazionale, con decreto legislativo confermato poi, dall’Assemblea Costituente ed inserito nell’articolo 12 della carta Costituzionale.
“Il Tricolore (verde, bianco e rosso) è la Bandiera dell’Italia. L’articolo 12 della Costituzione italiana dispone che «la bandiera della Repubblica è il tricolore, verde, bianco, rosso, a tre bande verticali di uguali dimensioni».
Alla bandiera dell’Italia è dedicata la Festa del Tricolore, che si festeggia ogni anno il 7 gennaio e quest’anno ne ricorre il 224° anniversario. La bandiera è il simbolo della Repubblica italiana e per questa ragione il suo uso e la sua cura sono tutelati e protetti dalla legge. La bandiera testimonia i principi fondamentali della Carta Costituzionale e si identifica nei valori di libertà e democrazia, solidarietà e uguaglianza.
La Festa del Tricolore si celebra ogni anno il 7 gennaio per ricordare la nascita della bandiera italiana. La bandiera è composta da tre colori: verde, bianco e rosso, a strisce verticali, di forma rettangolare, della stessa larghezza. Ai colori, spesso, è stato attribuito un significato simbolico. Il verde rappresenterebbe le pianure, il bianco la neve delle Alpi e degli Appennini, il rosso il sangue versato dai caduti per liberare l’Italia dagli invasori.
In realtà la bandiera italiana si ispira, come molti altri vessilli nazionali, alla bandiera francese per richiamare gli ideali propri di quella rivoluzione. È nata a Milano nel 1796 come bandiera delle truppe lombarde create da Napoleone. Per distinguersi da quella francese, due studenti dell’università di Bologna, Luigi Zamboni e Battista de Rolandis, sostituirono il blu con il verde, che richiamava il colore delle uniformi della Guardia civica nazionale e simbolo dei volontari che combattevano per l’Italia; il bianco e il rosso erano, invece, i colori dello stemma del Comune di Milano.
Il 7 gennaio 1797, a Reggio Emilia, si approvò, per la prima volta, l’adozione del tricolore da parte della Repubblica Cispadana, primo Stato Italiano sovrano.
“ …che si renda universale lo stendardo o bandiera cispadana di tre colori, verde, bianco e rosso e che questi tre colori si usino anche nella coccarda cispadana, la quale debba portarsi da tutti”
Terminata l’epoca napoleonica il tricolore fu abolito, ma ormai era entrato nella memoria collettiva e cominciò a diffondersi come uno dei simboli della lotta risorgimentale. Il verde, il bianco e il rosso diventarono i colori ufficiali contro il nemico invasore. Di questo periodo è l’attaccamento della popolazione nei confronti della bandiera, soprattutto nell’esercito, dove il tricolore era difeso a tutti i costi dalla cattura del nemico.
Tornò in via ufficiale nel 1848 come bandiera del Regno di Sardegna, con l’inserimento al suo interno dello scudo sabaudo e dopo l’unificazione, divenne anche la bandiera del Regno d’Italia.
Classe I A
alunne Bellucci Elisabetta, Sollevanti Giovanna
L'ACQUA E LA SUA SIMBOLOGIA (classe 3°G)
INTERVISTA ALL'ACQUA (alunne Passeri e Panfili della classe 1°N)
Contributo Prima I
giugno 2024