dicembre 2024
giugno 2024
giugno 2024
aprile 2024
aprile 2024
Cronisti in classe con Nazione a cura di: II A, II D, II M.
aprile 2024
dicembre 2023
RIFLESSIONI SULLA GUERRA ISRAELO-PALESTINESE
La questione palestinese è legata ad uno dei conflitti più problematici e delicati del nostro tempo; si tratta di una questione urgente e sempre attuale. I professionisti dovrebbero decidere di parlarne e far approfondire le ragioni di questa guerra, anche nelle scuole… una terra contesa, un conflitto lungo mezzo secolo, due popoli senza pace e senza una nazione.
Una guerra non è mai sensata: infatti, entrambi i popoli rivendicano il diritto ad una terra che considerano la loro patria storica. I Palestinesi rivendicano il diritto ad uno Stato indipendente nei territori occupati da Israele da tanto tempo, mentre gli Israeliani affermano che Israele era la loro patria. Quindi, non è possibile dichiarare chi abbia ragione in questo scontro infinito, poiché si tratta di una questione soggettiva, che dipende dalla prospettiva di chi la guarda.
Alessandro Sulejmani III G2
GENESI DEL CONFLITTO TRA ISRAELE E PALESTINA
La questione tra Israele e Palestina è alla base di non pochi problemi, che si stanno riacuendo con gravi ripercussioni internazionali. La causa è secolare, in quanto bisogna risalire fino all’età antica e, di conseguenza, è quanto mai difficile trovare una risposta attendibile e univoca sulle colpe da attribuire. Il fatto incredibile è che Ebrei ed Arabi sono popoli fratelli e sono definiti Semitici. L’aggettivo “Semitici” deriva da Sam, figlio di Abramo, che ebbe due figli, Isacco ed Ismaele. Gli Ebrei discendono da Ismaele, mentre gli Arabi da Isacco, ma vi sono molte altre differenze. Gli Arabi sono stati un popolo che aveva creato un impero vastissimo, diffondendo la propria cultura a milioni di persone, invece, gli Ebrei hanno dovuto lottare per secoli per la loro sopravvivenza, poiché hanno avuto sempre problemi con i popoli che li ospitavano. La Palestina è un territorio situato in Medio -oriente, costituito per il 60% da terreno desertico, mentre la zona fertile si trova lungo il fiume Giordano. Questo territorio è stato per molto tempo sottoposto all’egida dell’impero ottomano, ma nel XIX secolo accadde un evento di elevata importanza. In questo secolo venne creandosi un movimento politico e sociale, cioè il Sionismo, il cui promotore era stato Theodor Herz. Il Sionismo stabiliva che gli Ebrei dovevano creare uno stato ebraico, con un riconoscimento internazionale. Il territorio che era stato scelto era la Palestina, che è anche la terra promessa per gli Ebrei. Il Sionismo raggiunse il suo apice durante la seconda guerra mondiale, in cui gli Ebrei furono sterminati nel corso della Shoah perpetrata dai nazisti. Dopo la fine della seconda guerra mondiale - poiché gli stati del Medio-Oriente si erano schierati con la Germania, a fronte di promesse territoriali, in seguito mai mantenute - la contrapposizione tra Ebrei e Arabi divenne incolmabile. La Palestina, che era sotto il protettorato del Regno Unito, era passata all’O.N.U., che decise di seguire la risoluzione 181. Questa risoluzione stabiliva che il 55% del territorio della Palestina passasse agli Ebrei, mentre il 44% agli Arabi palestinesi. Così, il 14 maggio 1948 l’O.N.U. dichiarò indipendente lo stato d’Israele, ma questa proclamazione era stata interpretata dalla Lega araba come un vero e proprio atto di guerra. Il 15 maggio 1948 Egitto, Giordania, Libano e Siria dichiararono guerra allo stato d’Israele. In un primo momento la Lega araba ebbe la meglio, poi gli Ebrei ottennero come esito più dell’80% della Palestina. Nel 1962 l’O.L.P. stava militarizzando il confine e chiuse il canale di Suez agli Israeliti ebrei. Ciò fu interpretato dagli Ebrei come un atto di rivincita della guerra del ’48. Gli Ebrei dichiararono guerra all’O.L.P. e in sei giorni riuscirono ad annettere la striscia di Gaza, la Cisgiordania, Gerusalemme, le alture del Golan e la penisola del Sinai. L’O.N.U. aveva riconosciuto illegittima l’annessione e con gli accordi di Camp David i territori ritornarono ai vecchi paesi.
Dopo la prima Intifada, nel ’93, l’O.L.P., assieme ad altri 150 stati, aveva riconosciuto lo stato della Palestina indipendente. Successivamente alla seconda Intifada, Israele ottenne parte del controllo della Cisgiordania e un parziale controllo sulle striscia di Gaza. Dopo l’elezione di Hamas nel 2006, lo stato della Palestina si rese protagonista di vari attacchi contro Israele. Il 7 novembre 2023 è scoppiata ancora una volta una guerra tra questi due stati e nessuna delle due parti è disposta ad ammettere le proprie responsabilità.
Ogni stato in guerra commette un crimine, di cui fa le spese la popolazione. Dal mio personalissimo punto di vista - quello di ragazzo dilaniato dalla lontananza e dalla preoccupazione per i suoi parenti rimasti in Ucraina - è impensabile e senza senso stare da una parte o dall’altra, perché i morti rimarranno tali per sempre, a prescindere da nazionalismi o ambizioni politiche.
Alessandro Lytvyn III G 1
ANCORA RIFLESSIONI SULLA GUERRA ISRAELO - PALESTINESI
Ciò di cui si parla quotidianamente nei telegiornali è la guerra israelo- palestinese, che va avanti da secoli e le cui ragioni sono molto complesse, motivo per cui non è così facile riuscire a raccontarla completamente. Tutto ruota attorno alle pretese territoriali in suolo palestinese sia da parte degli Ebrei israeliani - che ne rivendicano la patria potestà in quanto loro luogo di nascita - sia da parte degli Arabi palestinesi - che sostengono di aver occupato e abitato quell’area da molto prima. Il conflitto raggiunse il suo acme nella prima metà del ’900, ma si inasprì dopo la fondazione dello stato di Israele nel 1948.
La Palestina, tuttavia, è da sempre luogo di passaggio di moltissimi popoli e di guerre, soprattutto, per motivi religiosi. La religione, infatti, è uno dei tanti aspetti che distingue il popolo ebraico da quello arabo.
Nel corso dei secoli, la terra di Palestina passò in mano a molti popoli, fino al momento della dominazione all’ impero turco, che la controllò fino al termine della prima guerra mondiale e a fino all’avvento del Sionismo. In quel periodo il territorio fu occupato principalmente da Arabi e gli Ebrei “sparsi” per il mondo a causa della loro secolare diaspora, abbracciarono la causa del movimento politico e sociale del Sionismo, che sosteneva la volontà di dare vita ad una società ebraica in uno stato indipendente, da stabilire proprio nella Palestina della tradizione biblica.
Questo progetto favorì il trasferimento di Ebrei che migrarono in quello stato e che, grazie al denaro inviato loro dagli Ebrei europei, poterono acquistare territori, da cui furono scacciati gli Arabi, dilaniati da carestie e gravi crisi economiche. Stante questa situazione delicata, si costituirono delle organizzazioni paramilitari da entrambe le parti.
In seguito, con il comando dell’ ONU sulla Palestina e con la risoluzione del 1947, essa fu divisa nello stato di Israele - assegnato agli Ebrei - e di Palestina - in mano araba -. Gli Arabi rifiutarono la risoluzione perché gli Ebrei, pur essendo in minoranza, ottennero la parte di territorio più estesa, fertile e ricca; al contrario quest’ ultimi accettarono l’accordo e venne proclamato lo stato di Israele nel 1948. Da allora alcuni Arabi emigrarono di volontà propria, altri vennero cacciati e scaturirono vere e proprie catastrofi umanitarie.
Non può non risultare evidente che l’indipendenza di Israele venne considerata come un atto di guerra contro la componente araba che, insieme ad altre frange islamiche, attaccò invano gli Ebrei. Ciò che, però, ha portato alla situazione attuale è stata la guerra dei 6 giorni del 1967, in cui Israele, temendo un attacco da parte dei paesi confinanti, invase quelli arabi e li sconfisse in solamente 6 giorni. Dopo queste vicende, Israele si rese conto di dover trovare un accordo. Ciò non accadde perché tra gli Arabi nacquero posizioni estremiste che portarono allo scoppio di scontri popolari armati, il cui protagonista fu Hamas, un’organizzazione politica considerata oggi terroristica. Con l’intervento dell’America, alcune zone della Cisgiordania furono cedute al controllo arabo civile e territoriale e si credette di essere arrivati ad un accordo. Questo progetto fallì a causa degli Ebrei, che continuarono a colonizzare la Palestina. Per tutta risposta, Hamas organizzò attentati suicidi, fino alla proclamazione di vere e proprie guerre che vanno avanti ancora oggi.
Un evento che ha colpito da vicino il mio territorio è quello del 7 novembre 2023 a Perugia. Presso la polizia municipale, intorno alle 8 di mattina, è giunta una chiamata anonima da parte di una voce maschile con accento straniero, che annunciava la presenza di una bomba nella Corte d’Appello, rivendicata come iniziativa dai fratelli di Hamas. Fortunatamente, i controlli hanno scongiurato i timori, ma tale conflitto - con il conseguente gioco di schieramenti politici e alleanze nello scacchiere internazionale - non può che alimentare la paura che i suoi confini si estendano, se non prevarrà il desiderio di pace.
Martina Bei III G 1
IN MEMORIA DI GIULIA…
Ho deciso di affrontare un argomento di attualità per esprimere ciò che penso riguardo femminicidi sempre più frequenti, come quello di Giulia Cecchettin, il più recente. Giulia era una giovane e semplice studentessa veneta, uccisa l’11 novembre scorso dal suo ex fidanzato, Filippo Turetta, che, non riuscendo a superare la rottura del loro rapporto e il fatto che lei si sarebbe dovuta laureare prima di lui, ha messo fine alla sua vita, come se si trattasse di una sua proprietà. Giulia, già da un paio di giorni prima, alla sorella Elena aveva confidato un’eccessiva gelosia nei suoi confronti, ma mai avrebbe immaginato che Filippo sarebbe potuto arrivare a tanto.
Il suo ex fidanzato, meglio forse dire il suo assassino, è considerato da tutti i suoi conoscenti “un bravo ragazzo”; nessuno ha saputo dare più dettagli, addirittura molti di coloro che gli erano vicini hanno deciso di non partecipare all’ intervista. I due ragazzi sono stati considerati scomparsi per circa 7 giorni, quando, poi, è stato ritrovato il corpo di Giulia, sia le speranze della famiglia della giovane che di quella di Filippo si sono sgretolate. Tutti hanno da subito temuto un epilogo drammatico di questa vicenda. Quando finalmente è stato scovato anche Filippo, gli inquirenti sono stati in grado di ricostruire la vicenda, nonché il percorso che lui ha fatto nella sua macchina con Giulia e senza di lei, a partire dalla fuga.
Sono stati i poliziotti tedeschi ad intercettare la macchina di Filippo, una Punto nera, ferma nella corsia d’emergenza di una strada in Svizzera. Filippo al momento dell’arresto non era lucido ed era estremamente provato, infatti, non ha opposto alcuna resistenza. Si pensa che probabilmente avesse programmato e stabilito tutte le strade che doveva percorrere già da prima. Pare che nel suo computer sia stata trovata una specie di scaletta con tutti i dettagli delle strade meno popolate, perfette per il suo piano.
Ho ascoltato le interviste fatte ai genitori di Filippo prima dell’arresto, le uniche parole che hanno saputo dire sono state “Non ce l’aspettavamo”, “A volte le controllava il telefono: era una forma per dimostrare amore e gelosia” e infine “È un momento buio per lui”.
Capisco benissimo che ogni genitore troverebbe qualsiasi scusa per difendere il proprio figlio, l’unico problema è che Filippo non è più un bambino incapace di discernere il bene dal male, ma è un adulto di ventidue anni. Commovente, invece, l’intervista del padre e della sorella Elena, soprattutto le parole di quest’ultima, cariche di aspettative per il futuro: “Per Giulia bruciate tutto”, “Bisogna far sì che Giulia sia l’ultima”, “Non ritengo Filippo un assassino, ma un mostro”. Secondo me, queste dichiarazioni dimostrano quanta intelligenza emotiva e autocontrollo lei possa avere; in un momento di dolore estremo, è riuscita a dominare rabbia e desiderio di vendetta, per poter affrontare un discorso costruttivo. Vorrei poter dare un aiuto concreto a tutte le ragazze vittime di maltrattamenti e alle famiglie di donne abusate. Vorrei veramente che le società patriarcali non esistessero più, perché ritengo i loro retaggi culturali - retrivi e medievali - la causa di questa barbarie, la dimostrazione dell’incapacità di accettare l’indipendenza delle donne e il loro successo sociale.
Elisa Bartocci III G 1
COSA SIGNIFICA LIBERTÀ PER TE?
Con il termine libertà intendiamo la condizione, in virtù della quale una persona può decidere di pensare, di esprimersi e di agire senza costrizioni.
Molto spesso sentiamo in televisione, ai telegiornali, notizie di cortei e manifestazioni che chiedono a gran voce maggiori libertà per gli omosessuali, per le donne, per le categorie più “fragili”…
Tuttavia, la parola libertà e il significato che essa assume deve essere contestualizzato. Sicuramente è un bene parlare di libertà quando ci si riferisce ai diritti delle persone; la nostra Costituzione è difatti basata sul riconoscimento di diverse libertà, di diritti, che devono essere riconosciuti e rispettati da tutti. Quello che veramente è importante è che una persona si sente libera di scegliere e di agire nel corso della propria vita, ma la libertà non può essere intesa come fare e pensare tutto quello che ci passa per la mente: non possiamo tenere comportamenti che recano danni fisici o morali a chi sta intorno a noi. Il caso più eclatante di questi giorni è l’omicidio di Giulia Cecchettin, una ragazza di soli ventidue anni, uccisa dal suo ex fidanzato, incapace di accettare la fine della loro relazione e la sua più rapida conclusione nell’iter accademico, Filippo Turetta, reo confesso, non ha rispettato la libertà di Giulia alla realizzazione e all’indipendenza.
Quindi, la libertà, sempre nel rispetto del prossimo, è la condizione in cui tutti possono vivere la vita, senza le oppressioni altrui.
Martina Minelli III G 2
dicembre 2023
Giugno 2023
Il giorno 24 Maggio 2023, le classi della scuola secondaria di primo grado hanno avuto un incontro telematico con la signora Edith Bruck. Di seguito la toccante testimonianza di una nostra alunna.
Giugno 2023
aprile 2023
aprile 2023
aprile 2023
Di anno in anno sta crescendo l'allarme per l'ambiente e si moltiplicano gli appelli e le ricerche.
In questa unità leggeremo le riflessioni della classe 3 B legate a due libri: "Stop plastica a mare" e "Il pianeta di Greta".
Giorgia Nuti
Carla Stella Beveroni, classe 3 B
Ilenia Bei, classe 3 B
Matteo Marcheggiani, classe 3 B
JULITA PAPA
dicembre 2022
JULITA PAPA
RIFLESSIONI E CONSIDERAZIONI PERSONALI
SU “IL PIANETA DI GRETA”
di Silvia Carbone
“Il pianeta di Greta” è un libro che è stato scritto da Alessandra Viola e Rosalba Vitellaro. A scuola abbiamo letto le prime due lettere che Greta Thunberg ha scritto al nonno e il primo capitolo sull’ennesima tartaruga femmina. Sono state delle pagine molto interessanti e con diversi spunti di riflessione.
Nelle lettere di Greta mi hanno colpito, soprattutto, la descrizione della ragnatela “…una ragnatela bagnata di brina e tessuta tra due foglie, che dondolava al vento come una piccola amaca” e la frase finale “…Gli uomini con la natura si comportano spesso in questo modo, come se ci salissero sopra. Da lì però si perdono i perfetti equilibri delle ragnatele bagnate”.
Nel primo capitolo sulla tartaruga femmina mi hanno toccato varie frasi su cui si può riflettere. Quelle che mi sono rimaste più impresse, per esempio, sono “…crescere significa cambiare completamente vita, fare un salto nel vuoto” e “…lo scontro si rivelò comunque utile, come accade spesso agli scontri che abbiamo nella vita”. Queste frasi riguardano la nascita della tartaruga, ma anche la vita in generale. La prima può far riferimento alla crescita di una persona che può comportare un cambiamento della propria vita e un salto nell’ignoto. La seconda può rimandare agli scontri che si hanno nella vita che possono rivelarsi utili. Le frasi “…era impossibile approcciarsi a ciò che avrebbe incontrato fuori se prima non avesse capito qualcosa di sé” e “…si possono deludere gli altri semplicemente per come si è, senza aver fatto nient’altro” riguardano, invece, la persona, noi stessi. Nella prima può riferirsi al fatto che è difficile scoprire il mondo esterno se prima non abbiamo capito il nostro mondo interiore. Mentre la seconda significa che si possono deludere gli altri, non per aver fatto qualcosa di sbagliato, ma per come si è.
Recensione libro:
In classe abbiamo letto il primo capitolo del libro "Il pianeta di Greta" e sono uscite molte riflessioni. Io penso che una delle frasi più importanti sia questa "Rimasta sola, la neonato considerò la faccenda. In pochi minuti aveva già imparato moltissime cose del mondo, prima fra tutte che si possono deludere gli altri semplicemente per come si è, senza aver fatto nient'altro."(in questo capitolo si dice che dopo l'ennesima femmina di tartaruga gli altri rimangono "delusi" dopo aver scoperto il suo sesso.)
Per me è molto importante questa frase perché è vero, molte volte possiamo deludere gli altri solo se siamo noi stessi che per me essere se stessi è la cosa migliore e più giusta da fare perché mettersi una maschera non va bene e soprattutto perché si devono accettare gli altri per le loro caratteristiche fisiche e morali.
Maria Sofia Bedini, classe 3 B
Emanuele Fiorucci, 3B
Carla Stella Beveroni, 3B
Noemi Morelli, 3B
Ilaria Nardelli, 3B
dicembre 2022
giugno 2022
progetto interdisciplinare della classe 1C
Realizzato da RicardoTincoteanu e Mouhamed Hattay classe 2D
Marzo 2022
Collage di pensieri, riflessioni di tutti gli alunni della classe 3F sull'attuale situazione in Ucraina, sulla guerra e soprattutto sulla pace.
giugno 2022
contributi classe 2D
Giacomo Carfagna 2D
marzo 2022
Sara Bianconi, Diego Beltrami
Alessia Minelli 1B
Sofia De Felice, Irene e Martina
marzo 2022
“Riflessioni sulla guerra e l'attuale situazione in Ucraina”
Guerra.
Solo il nome incute paura, soprattutto se a farla sono persone potenti, senza scrupoli, solo per il volere di arricchirsi o di non perdere terre che permettono di diventare ancora più forti economicamente
La guerra è la cosa più brutta che ci sia; in un mondo civilizzato come il nostro è indecente e scandaloso che alcune persone siano incapaci di mettersi seduti intorno ad un tavolo e discutere, ma soprattutto, trovare soluzioni senza arrivare al punto di usare le armi, capaci di distruggere intere città e intere popolazioni, di seminare la fame, paura e mettere le persone le une contro le altre.
Lo scontro tra Russia e Ucraina sta mettendo in ginocchio tutta l’ Europa: infatti mancano i beni di prima necessità, come grano, mais, ferro, gas e tutti gli stati ne stanno risentendo. Le guerre sono sempre esistite, proprio perché si fabbricano le armi, ma oggi, queste, sono molto potenti e pericolose, in grado di distruggere il mondo. Ma allora, mi domando il motivo per cui tutti fabbricano le armi, se non vogliono la guerra. Ormai è chiaro, nelle guerre ci sono in gioco il potere ed il denaro. Le guerre ci sono sempre state e, purtroppo, chi ci rimette sono sempre i civili innocenti, che devono assistere con paura ed orrore a ciò che sta accadendo intorno a loro, mentre per salvarsi, sono costretti o ad emigrare o ad nascondersi in dei bunker. Tutto questo in Ucraina, sta continuando da più di una settimana, ma, finita questa guerra, spero di non sentire fatti come questi per molti anni, sperando che finisca al più presto e che trovino soluzioni più pacifiche come il dialogo.
Emanuele Fiorucci 2°B
marzo 2022
marzo 2022
marzo 2022
In occasione della Giornata della Memoria, celebrata il 27 gennaio scorso, noi ragazzi abbiamo fatto un lavoro sulla shoah realizzando molti disegni perché abbiamo ascoltato una canzone intitolata “la Farfalla”. La farfalla simboleggia la libertà. Quando i bambini ebrei erano insieme, immaginavano le farfalle gialle che si posavano sul filo spinato, ma, in realtà, non c’erano perché era freddissimo e sul filo spinato le farfalle non si posano mai!
Classe 1O
marzo 2022
Pensieri profondi e argomentati nei temi degli alunni della classe 3°M e 3°M
Non siamo nemici, ma amici. Non dobbiamo essere nemici. Anche se la passione può averci fatto vacillare, non deve rompere i profondi legami del nostro affetto. Le corde mistiche della memoria risuoneranno quando verranno toccate, come se a toccarle fossero i migliori angeli della nostra natura” sostiene Abraham Lincoln, affermando il potere della solidarietà. Costruisci un testo argomentativo in cui spieghi la tua posizione nei confronti del razzismo e della segregazione razziale, fenomeni dilaganti ancora oggi e che sembrano negare alla radice questa frase. È davvero così o la storia può insegnarci a non commettere gli stessi errori del passato? Prendi spunto dalle vicende della Shoah e a riguardo costruisci una tesi ben argomentata.
Definire il razzismo è molto complicato perché ne esistono molti tipi, per esempio verso gli Ebrei, come avvenuto a metà dello scorso secolo, verso persone con caratteristiche fisiche diverse, esiste il razzismo etnico e religioso.
Secondo il mio parere, il razzismo è l’odio da parte di alcune persone che non sanno accettare la diversità, costoro si sentono superiori agli altri e si sentono in dovere di sottomettere le persone da loro considerate inferiori, per questo sono avvenuti nel corso della storia avvenimenti tragici, per esempio la segregazione cioè la restrizione di alcuni diritti civili, come è avvenuto negli Stati Uniti d’America, può essere stabilita per legge o derivare da abitudini sociali.
Un esempio molto evidente e brutale del razzismo è la Shoah, cioè la privazione di tutti i diritti degli Ebrei da parte dei nazisti.
I Tedeschi hanno tolto tutto agli Ebrei, considerati impuri perché non avevano una patria di appartenenza, inoltre credo che una persona non nasce nazista, ma viene educata ad esserlo dall’ambiente familiare e dalla società.
Quando penso al razzismo penso ad un avvenimento passato che nella nostra società non può mai succedere di nuovo, ma ahimè! non è così, anche se ci consideriamo una società molto avanzata e aperta avvengono molto spesso violenze su base razziale, non sono solo violenze fisiche, ma anche psicologiche, per esempio delle persone guardano in maniera distorta gli immigrati provenienti da altri paesi, vengono accusati di “rubare il lavoro agli Italiani”, vengono considerati quasi tutti criminali, ma in realtà loro non migrano per questi vili motivi loro migrano perché nel loro paese ci sono povertà e guerra e vedono l’Europa come un miraggio nel quale è possibile vivere in pace, serenità e benessere per arrivare nel nostro paese fanno dei viaggi pericolosissimi durante i quali è facile morire e noi cosa facciamo? Li discriminiamo.
Come è possibile che in un paese come l’Italia nella cui Costituzione è riportato un articolo fondamentale l’articolo tre, dove viene citato che tutti i cittadini indipendentemente dalla religione, lingua ed etnia sono uguali di fronte alla legge, si verifichino discriminazioni?
Per raggiungere una società giusta bisogna fare ancora passi da gigante, come acquisire il valore della solidarietà, come disse Abraham Lincoln: “Non dobbiamo essere nemici, ma amici”, quindi non vedere il prossimo come un nemico, ma come un amico.
Andrea Fumanti, classe 3°M Scuola Mastro Giorgio Nelli.
Oggi viviamo in una società multietnica e ci stiamo abituando a conoscere e confrontarci con culture, religioni e abitudini diverse.
Nonostante questo, troppo spesso, si verificano episodi di razzismo anche molto violenti; spesso mi chiedo perché succedano questi fatti ma, non so darmi una risposta precisa e credo che ci siano dei pregiudizi nei confronti di culture diverse dalla nostra; è inaccettabile che ancora dobbiamo assistere a episodi cosi violenti, dopo quanto è accaduto nel ventesimo secolo.
I gruppi che sono più esposti a subire questi episodi sono i Rom e gli immigrati di religione islamica.
Anche gli Ebrei continuano ad essere esposti ad atti di violenza razziale.
Un esempio è la senatrice “Segre” che addirittura deve vivere scortata: è inaudito!
Io sono giovane, ma, visto che ogni anno il 27 gennaio si celebra la Giornata internazionale della memoria, non voglio dimenticare la Shoah, che in ebraico significa sterminio e ci ricorda cosa accade agli ebrei durante la seconda guerra mondiale.
Sicuramente questo ricordo ha uno scopo educativo, soprattutto per le giovani generazioni, perché educare alla pace, al rispetto delle diversità e alla solidarietà è la base per una società migliore, dove la convivenza è pacifica e rispettosa dell’articolo 3 della nostra Costituzione.
Anche la solidarietà è un elemento importante perché aiutare chi ha bisogno o chi si trova in difficoltà anche momentanea, è un atto di carità cristiana e un atto di civiltà e altruismo; nessuno di noi conosce il proprio futuro perciò, se in ognuno di noi, ci fosse questo nobile sentimento ci sentiremo più tranquilli perché se accadesse a noi, potremmo contare sull’aiuto degli altri.
Oggi non mi sembra che sia così, anzi… mi sembra di vedere un forte egoismo ed è come se i fatti accaduti non ci abbiamo insegnato nulla.
Peccato!
Sarebbe bella una società dove ci fosse rispetto reciproco, solidarietà e umanità, perché stare a contatto culture diverse arricchisce le nostre coscienze e soprattutto rende meno aridi i cuori.
Matteo Rossi 3M Mastro Giorgio Nelli
Aurora Ercoli classe 3°M
La Shoah è stata sicuramente uno degli eventi più atroci nella storia e trovo che sia molto irrispettoso il fatto che ci siano ancora delle persone, addirittura storici, che negano questo evento a discapito di tutte le evidenze che abbiamo a disposizione, come foto, filmati, addirittura la presenza di campi di concentramento che ancora oggi, anche se abbandonati, possono essere visitati.
Oltretutto possiamo trovare moltissime testimonianze di persone sopravvissute, che riescono a trovare il coraggio di raccontare quello che hanno vissuto cercando di mantenere vivo il ricordo della Shoah per far sì che il dolore non venga scordato.
Mi sembra alquanto infantile ignorare e nascondere come polvere sotto un tappeto l’esistenza di alcuni eventi storici, facendolo passare per un opinione.
Penso che continuare a negare sia molto irrispettoso verso le persone che hanno subito queste atrocità.
Inoltre rende tutti gli anni di storia passati completamente inutili, perché se nemmeno l’olocausto ci ha insegnato quanto può essere pericolosa l’umanità quando spinta da idee folli ed estremiste e se prima di giudicare una persona basandosi soltanto sul fatto che è di una religione o di un colore della pelle diverso non ci ricordiamo di quello che è successo, allora in più di settant’ anni non abbiamo fatto nessun progresso.
Eleonora Gaggiotti 3° N
marzo 2022
Un pugno, un calcio, uno schiaffo, uno sparo e una vita si infrange: in genere quella di una donna: una mamma, un’amica, una moglie, una fidanzata cessano di esistere, solo perché sono le “dolci metà del Cielo” che hanno avuto il coraggio di dire basta ad un rapporto tossico e morboso.
Si tratta di un’esasperazione di dati statici? Niente affatto. Le vittime ormai quasi ogni giorno sono donne uccise dagli uomini che dichiaravano di amarle, appellandole “tesoro”, “amore” e a cui avevano promesso una vita insieme fatta di protezione, armonia, condivisione, rispetto e solidarietà.
Fino a quando una donna non decide che è ora di smettere di subire e di interrompere una relazione d’amore, la violenza è “in fase di esplosione”, ma monta sotto le ceneri. Non offre macabro materiale per la cronaca nera.
Beh, io ho solo 12 anni e non conosco ancora l’amore - se non quello per la mia famiglia! -, ma se il sentimento che si vanta di far andare avanti il mondo è questo, allora tanto meglio non essere malati. Non è degno dell’epiteto di uomo, quell’“animale” che non si vergogna di aver tolto la vita all’esponente di un genere, che per sua natura, per suo istinto primordiale, per sua struttura biologica e organica nasce con il compito “divino”, “insostituibile” e “inenarrabile” di dare la vita, di mettere al mondo un bambino per amarlo più della sua stessa esistenza e nel quale ripone il sogno di una parità, di un’uguaglianza di genere reale.
Non trovo nulla di meno appropriato che definire la donna “il sesso debole” solo per l’impari scontro fisico tra muscoli e potenza fisica e manuale. Ma vi assicuro che le donne sono battagliere e indomite in altro modo: io stessa, che sono anagraficamente una ragazzina apparentemente innocua e insignificante rispetto a questo argomento, non mi lascerei mai intimidire al punto da “chiudere la bocca” per paura.
Al contrario, ogni imposizione ingenera in me un atteggiamento di ribellione e desiderio di lottare in prima fila, con lo stesso impeto di chi ha perso tragicamente la vita per giungere ad una “parità di diritti”, che sembra esistere solo sulla carta, ma non nelle coscienze e, cosa ancora più grave, nel patrimonio culturale del XXI secolo!
Elisabetta Pretotto I G 1
dicembre 2021
La mattina del 25 novembre è stata speciale e molto importante. Il 25 novembre non è una giornata come le altre: è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Nel 2021, in Italia, ci sono stati 109 femminicidi, il 40% degli omicidi commessi (fonte Adnkronos). Proprio per questo abbiamo deciso di trasmettere questo messaggio: STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE. Come compito per casa dovevamo disegnare uno slogan che rappresentasse lo spirito di questa giornata. Dopo aver controllato vari materiali, ci siamo messi subito al lavoro sotto guida della professoressa Pierini. Eravamo divisi in gruppi: noi ragazze abbiamo realizzato dei fiocchi rossi, i ragazzi hanno gonfiato palloncini rossi (perché il colore rosso è, insieme alle scarpe rosse da donna, il simbolo di questa giornata, per rappresentare il sangue delle troppe vittime innocenti). Dopo aver dipinto di rosso le mascherine, siamo andati fuori dalla scuola di Mocaiana per attaccare i nostri elaborati ai cancelli e mostrarli ai passanti, in modo da tenere accesi i riflettori su un fenomeno che troppo spesso passa sotto silenzio.
Infine, tutti pronti per la foto di “classe”!
Anna Quartucci
3a O
dicembre 2021
Il 25 novembre, fuori dalla scuola, abbiamo installato dei cartelloni contro la violenza sulle donne.
Abbiamo appeso dei palloncini rossi, pure un fiocco sulla maglia per ricordare questa giornata.
Ci hanno aiutato a fare questo molti compagni di seconda e terza; alla fine abbiamo fatto una foto tutti insieme con le mascherine e le abbiamo dipinte di rosso.
Angelo Amos Emanuele Tommaso Berto 1 O
dicembre 2021
dicembre 2021
dicembre 2021
I testi che oggi ho letto trattano un argomento di cui sento parlare di frequente: il razzismo. Spesso al telegiornale sento delle notizie su episodi di razzismo che sono avvenuti in America e non solo. Se pronuncio la parola “razzismo” penso agli amici che mi dicono: “Ho visto un negro davanti al supermercato”, alle vittime del razzismo oppure ad Hitler.
Mentre scrivo, noto che tutto ciò a cui penso sono episodi sgradevoli che hanno portato solo al male. A volte ci capita di pensare che, se chi ci sta vicino ha un colore di pelle diverso dal nostro, allora non dovrebbe starci accanto, perché non lo merita… questo è razzismo. Deriva dal fatto che non siamo aperti alle diversità, a volte addirittura ci spaventano. Se ci sforzassimo di guardare oltre le cose che siamo abituati a vedere, forse il mondo sarebbe un posto migliore, dove tutti saremmo disposti ad accettare il prossimo e a trattarlo come tratteremmo noi stessi.
E poi, se ci pensiamo bene, le razze non esistono: ne esiste una soltanto, la razza “homo”, quella a cui tutti noi apparteniamo. Non importa se veniamo dall’Equatore oppure dalla Francia perché tutti possiamo essere amici, indistintamente dalla nostra provenienza. È come quando si pensa all’amico che abbiamo conosciuto al mare e magari abita dall’altra parte della penisola: cosa ci impedisce di essere amici? Ovviamente ci saranno delle differenze che si faranno più evidenti a causa della distanza (come il colore della pelle, gli occhi a mandorla oppure i capelli biondi), ma se si trovano dei punti in comune, ci rendiamo conto che in fondo non siamo poi così diversi.
Sicuramente un modo per favorire questa integrazione potrebbe essere viaggiare, conoscere il mondo che ci circonda; perché fondamentalmente tutto questo deriva dall’ignoranza, dalle poche conoscenze che abbiamo.
Ad esempio, qualche anno fa, sono andata al Cairo in Egitto e mi sono accorta che, pur essendoci moltissime diversità, questo non ha impedito alla mamma di fare amicizia con la nostra guida turistica: un egiziano che aveva studiato l’italiano.
Il mondo è così vasto che sarebbe impossibile essere tutti identici, soldatini uguali in tutto e per tutto. La cosa importante, però, non è basarci sulle differenze, su quello che ci renderebbe “la razza migliore”, ma focalizzare la nostra attenzione su quello che ci accomuna.
In fondo, se ci pensiamo, ci rendiamo conto che sono le differenze a rendere questo mondo vario e dipinto di mille colori! Di questo ce ne possiamo rendere conto anche in relazione alle cose che possono sembrare più banali. Un esempio è la bandiera delle olimpiadi: non sarebbe così bella se ogni continente non avesse un colore diverso. Oppure le grandi città metropolitane, come Roma o New York, non sarebbero così caratteristiche se non fossero abitate da tante persone, con nazionalità, usi e costumi diversi dal nostro.
Secondo me, sono proprio le diversità che ci fanno vedere veramente chi siamo, perché negli occhi di chi ci sta davanti ci rispecchiamo: sono occhi che gioiscono come noi, che hanno paura come noi o che vogliono bene come noi.
Irene Giammarioli
classe 2N
I “deboli” della società del nuovo millennio
La nostra società può essere considerata come la società dello scarto: tutto viene consumato velocemente e ciò che non serve viene gettato via.
Purtroppo questo vale anche per quelle persone che apparentemente sembrano inutili : i malati, gli anziani, i carcerati, gli extracomunitari che, nonostante a volte dimostrino un valore immenso in quanto portatori di esperienze di diverse culture, sono ancora l’anello debole della società.
Pensiamo per esempio ai senzatetto che vivono nelle grandi città nell’indifferenza generale: molti di essi sono anziani o uomini che hanno perso il lavoro in seguito alla crisi economica, vicende giornaliere, vittime in molti casi del freddo e della cattiveria umana.
Uomini e donne, tossicodipendenti o immigrati clandestini che purtroppo nel corso dell’attuale pandemia sono i soggetti più vulnerabili.
Se ci pensiamo bene, tutti noi abbiamo una casa in cui rifugiarci e difenderci dal virus e, in caso di bisogno, possiamo chiamare il nostro medico: invece loro non possono farlo e, con tutte le attività chiuse, hanno difficoltà anche a trovare del cibo con cui sfamarsi.
Se non ci fossero organizzazioni di volontariato molti di loro sarebbero già morti. È inaccettabile, perché la casa deve essere un diritto di tutti, come il cibo e il lavoro.
Risolvere i problemi degli ultimi non è facile. Oggi poi, a causa del Coronavirus, il numero di questi poveri uomini tende a crescere sempre di più, perché chi ha perso il lavoro, e non ha una rete famigliare che lo supporti, finisce prima o poi per strada.
Tuttavia a mio avviso, la prima cosa da fare per venire incontro ai più deboli è vincere la nostra indifferenza e cercare di supportare associazioni che si occupano del loro bene, ma soprattutto, bisogna favorire il loro reinserimento sociale e non disperdere quel patrimonio di competenze, esperienze di lavoro e di cultura di chi ha perso tutto.
Concludo dicendo, che in questo anno terribile tutti sicuramente ci sentiamo un po’ ultimi, perché chi in un modo chi in un altro, ognuno ha perso qualcosa (libertà, scuola, amici, parenti, lavoro…) tutti insomma siamo orfani dell’abitudine, della semplicità e ci manca quel rumore che si genera nello stare assieme.
Lorenzo Bellucci 3ᵃL
La libertà. Argomento complesso, discusso. Molti i punti di vista, le opinioni.
Cosa significa essere liberi? E’ agire senza costrizioni? E' esprimere senza freni i propri sentimenti, pensieri, fare ciò che ci piace? E’ parlare di ciò che vogliamo? O sognare, amare, vivere la vita senza limitazioni?
La conquista della libertà è stato un cammino lungo, faticoso per l’uomo e lo dimostrano le guerre e rivoluzioni nel corso della storia.
Essere liberi, invece, non significa poter fare tutto quello che vogliamo. La libertà implica il rispetto degli altri, delle regole, come canta Giorgio Gaber (1939-2003) nella sua famosa canzone del 1972 “La libertà”. All'inizio il cantautore ironizza parlando della libertà come diritto di fare ciò che si vuole: "Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura". E continua “sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale, incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà”.
Nel ritornello invece il cantautore svela cosa è davvero la libertà: “libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione”.
Con queste parole ci spiega che la libertà non è stare nella natura senza regole e fare ciò che vogliamo; libertà è far parte di una società, dove tutti collaborano per un fine comune.
Questa ha senso e valore solo se esercitata nella società, in quanto l’uomo è un animale sociale; è vivere a contatto con gli altri e ciò comporta necessariamente dei doveri.
L’uomo non è solo istinto, ma è fatto per stare insieme ai suoi simili per partecipare alla vita sociale e politica e per prendere attivamente delle decisioni per il bene comune.
Nessun uomo deve comportarsi in modo passivo, ma, partendo dal proprio diritto di voto (“Che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare”), deve essere attivo e mettere la propria intelligenza al servizio di tutti nella comunità (“Che si innalza con la propria intelligenza”). Il concetto di libertà lo si trova anche all’interno della nostra Costituzione, negli art. 2,3,4 nei quali si riconoscono i diritti inviolabili dell’uomo, vengono garantite libertà, uguaglianza, pari dignità sociale e si riconosce il diritto al lavoro. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere un’attività che concorra al progresso spirituale o materiale dell'intera comunità. Ogni essere umano deve rispettare le altre persone, vivendo così in una società dove i doveri ed i diritti sono in equilibrio.
La libertà esprime, quindi, dinamicità e relazione: consiste, cioè, in una specie di lotta quotidiana che ognuno compie per conquistarsi la propria fetta di libertà.
E’ inoltre relazione, perché acquista significato e valore solo se la si esercita nei limiti della vita sociale. L’uomo può così distinguersi dagli altri animali, divenendo Uomo con la maiuscola.
In un periodo come questo, fatto di restrizioni e divieti, ognuno può facilmente capire quanto sia carica di significato la frase che Gaber ci ha lasciato in eredità “Libertà è partecipazione”.
della Classe II E
La libertà ai tempi della pandemia
Libertà è la condizione che ci dà la possibilità di agire senza il dominio altrui, il diritto di operare le proprie scelte secondo le proprie convinzioni di parlare, di muoversi ma senza ledere gli altrui diritti, infatti la nostra libertà finisce quando inizia quella degli altri, perciò per riuscire ad avere la libertà bisogna rispettare anche quella del prossimo. A causa del Covid-19 tutto ciò è venuto meno. Il 2020 si è presentato come l’anno della pandemia, a partire da febbraio, si sono susseguite una serie di misure, adottate dal Governo centrale, destinate a contrastare la diffusione del virus. Misure che si sono presentate sempre più stringenti, sino a dichiarare l’Italia interamente zona rossa. La necessità impellente di salvaguardare la vita umana ha ridimensionato il modo di vivere, di lavorare, di studiare, di relazionarsi. Tutto ciò ha portato inevitabilmente a limitazioni dei diritti fondamentali: libertà personale, libertà di circolazione, libertà di riunione, diritto all’istruzione e all’iniziativa economica… ma non sempre i cittadini hanno rispettato queste regole, e l’esempio lo abbiamo proprio sotto i nostri occhi, la curva non riesce a diminuire in maniera consistente così come il numero dei morti. Purtroppo solo ora, abbiamo capito veramente che la nostra libertà è strettamente collegata a quella degli altri, “libertà è partecipazione”, solo se la si esercita nei limiti della vita sociale, rispettando le regole ma, non per evitare una multa o punizione, ma per difenderci in primis noi, ed anche le persone vicine. Ed é per questo che non possiamo venire fuori da questa situazione da soli ma, solo con l’aiuto degli altri, perché se tutti rispettano le regole, tutelano non solo loro stessi, ma anche gli altri.
della classe 2H
GLI ALUNNI INCONTRANO TATIANA BUCCI, SOPRAVVISSUTA ALLA SHOAH
GRANDI INSIEME, PICCOLI DA SOLI.
La prof. sta spiegando la 2° Guerra Mondiale; riparliamo di Shoa …il 27 gennaio è passato ma ogni giorno può essere giorno della memoria.
Ad un tratto un pensiero.. Che strano? Non ci avevo pensato…eppure il passato e il presente si intrecciano, tempi ed eventi diversi con un sentire comune. All’improvviso il mondo cambia radicalmente e non te lo aspettavi.
Anche io, come tanti all’inizio delle persecuzioni: la pandemia è in fondo una guerra, colpisce tanti, troppi innocenti.
L’inquietudine mi assale: uscire fa paura, l’altro è un pericolo per me. Torneremo a vivere come prima?
Quanto desiderio di un abbraccio!
Mi viene in mente una frase del film “A un metro da te”
“Abbiamo bisogno di quel tocco dalla persona che amiamo quasi come abbiamo bisogno di respirare, ma non abbiamo mai capito l'importanza di quel tocco, fino a quando non abbiamo potuto più averlo”
In un articolo che abbiamo letto in classe veniva detto però che un abbraccio può attraversare mari, confini, muri, campi minati; supera differenze sociali, di opinioni politiche o religiose, di razza, lingua o sesso.
Allora può superare anche distanziamenti e mascherine, può anche essere solo virtuale….abbracciarsi è ancora possibile…allargando i confini del nostro cuore, consapevoli di quanto siamo grandi insieme, piccoli da soli.
Virginia, Agnese, Veronica 3°A
GIORNATA DELLA MEMORIA
classe II1 M
classe 3I
classe 2°P
classe 3N
classe 1 I