dicembre 2024
Per non dimenticare 3I
giugno 2024
Il dovere della memoria, le classi terze, 16 giugno 2024
Con il patrocinio dell'"Associazione Famiglie dei Quaranta Martiri", la Diocesi, L 'I.S.U.C. e Il Comune di Gubbio.
Delineare un percorso non è stato facile. Il tema dei 40 martiri era un onore e un onere al tempo stesso. Poi nel corso del tempo si è snodato in una maniera semplice ed anche emotivamente “affascinante”. Ovvero ci ha preso da profondo: alunni ed insegnanti. In questo dobbiamo ringraziare anche i cosiddetti esperti, come li chiamiamo in gergo scolastico, che con semplicità e gentilezza hanno accolto il nostro invito e sono entrati nelle aule illustrandoci una pagina di storia in parte nota, eppure da riscoprire, e da far scoprire alle nuove generazioni.
I nostri alunni si sono letteralmente appassionati a questa storia e ci hanno dimostrato che occorre più spesso soffermarsi sulla storia dal vivo, “la storia che ci piace” come ha detto una collega. Ogni classe ha poi lavorato su una parte specifica, la quale è stata approfondita e poi riprodotta dalle ragazze e dai ragazzi come audio da ascoltare. Nei mesi di maggio e di giugno il percorso di studio si è completato con la visita al Mausoleo, luogo già noto eppure diventato ora “luogo vivo”, tale definito dalla presidente Laura Tomarelli, che spesso lì ci ha accolto.
Questo progetto ci ha fatto scoprire anche il piacere di lavorare insieme, di cooperare, fornendo ognuna delle 12 classi un suo pezzo di storia, per completare un ideale mosaico sui 40 martiri.
Così è nato il percorso il dovere della memoria composto da tante tessere: i 40 martiri il contesto, i fatti, i luoghi, le testimonianze, l’eredità, la memoria e la pace. Queste tessere scorrono nel video lette e narrate dalle voci degli alunni che ci hanno lavorato, intervallate da disegni, pensieri, riflessioni, ossia dalle emozioni che l’hanno animato.
Sperando che riesca a farvi comprendere il valore profondo della memoria a 80 anni dalla strage.
giugno 2024
Care future seconde e terze medie,
come state? Noi, terze medie ormai al capolinea della nostra avventura, tutto bene. Vi scriviamo questa lettera per lasciarvi un pezzetto di storia che noi stessi abbiamo avuto l’opportunità di ricostruire e che speriamo tratterete con cura e rispetto. Sapete, nel corso dei nostri tre anni abbiamo fatto molti progetti insieme ai professori, alcuni che ci hanno divertito ed altri che ci hanno unito come classe, ma ciò che lasciamo a voi ragazzi, è qualcosa che va ben oltre tutto questo. Ricordare il passato può riaprire ferite che credevamo chiuse, può riportare in vita sentimenti negativi che però ci faranno riflettere e rimarranno ancorati nella nostra mente. “Il dovere della memoria”, questo è il titolo del vostro nuovo tesoro. Non possiamo certamente cancellare ciò che è accaduto in passato, ma nemmeno dimenticarlo. Quando abbiamo saputo di essere le colonne portanti di questo progetto, ci siamo sentiti carichi di responsabilità, ma soprattutto di consapevolezza. Sappiamo che il 22 di Giugno non è un giorno qualsiasi nella nostra città, ed ora che conosciamo meglio tutte le vicende, faremo tutto ciò che è in nostro potere per trasmettere a voi questo messaggio. Uccidere 40 persone non è una cosa da poter dimenticare e tantomeno ignorare. Abbiamo lavorato tanto a questo progetto per potervi dare l’opportunità di conoscere meglio la storia della nostra città, ma soprattutto per non farvi dimenticare. Lasciare il passato alle spalle, non significa scordarlo, anzi. Per poterci lasciare veramente alle spalle qualcosa che è accaduto, bisogna ricordare. La memoria è un dovere, un’arma che ci viene affidata e sta a noi decidere se usarla correttamente. Chiediamo quindi a voi di trattare questo argomento con rispetto ma soprattutto di non dimenticarlo mai e di non scordarvi per nessun motivo le atrocità che sono accadute nella storia e che continuano ad accadere.
Un’altra nostra richiesta è quella di promuovere la pace e non l’odio perché, anche grazie a questo progetto, capirete che quest’ultimo non fa che generare catastrofi. Poniamo quindi in voi la nostra fiducia, nella speranza che esaudirete le nostre richieste e che riuscirete a trasmettere anche alle generazioni future questo importante messaggio.
Emma Tironzelli
giugno 2024
giugno 2024
giugno 2024
gli alunni e le alunne della 3I e della 3M
giugno 2024
giugno 2024
Tutte le classi terze sono impegnate nell'elaborazione del corto dedicato alla memoria dei Quaranta Martiri a 80 anni dalla sua ricorrenza. Il progetto, "il dovere della memoria", approntato grazie alla collaborazione di esperti di storia locale, giornalisti e testimonianze ha mirato essenzialmente a due aspetti: il primo è stato quello di riportare alla memoria i i fatti in stile documentario, facendo luce su una pagina di storia locale “drammatica, dolorosa”, inserita nella più ampia storia nazionale e mondiale; il secondo aspetto ha avuto lo scopo di rendere la vicenda storica alla portata di tutti, sensibilizzando le giovani generazioni e l’intera comunità.
Gli esperti sono intervenuti in classe ed hanno dialogato con gli alunni e i docenti di storia, mettendo in atto l'approccio alla storia come testimonianza e ricerca sul campo. Si sono così susseguite mattinate emozionanti e commoventi per tutti, nelle aule c'è stata grande attenzione e partecipazione.
Tutte le classi terze, poi, con il coordinamento dei docenti hanno elaborato testi adatti a formare un mosaico relativo alla storia dell'eccidio (i 40 martiri, il contesto, i fatti, i luoghi, le testimonianze, la ricostruzione, l'eredità e la memoria) per riflettere su eventi che, apparentemente lontani nel tempo, restano degni di memoria e per ribadire il valore assoluto della pace.
Ora si sta procedendo alle registrazioni e all'assemblaggio del corto, che vi illustreremo nel prossimo numero del giornalino d'estate.
disegni a cura di Edoardo Panfili e Ludovico Casagrande, classe 3C
aprile 2024
aprile 2024
dicembre 2023
dicembre 2023
Quante storie possiamo ancora poco conosciute possiamo conoscere esaminando minuziosamente il tessuto storico-sociale della città? La 3N con il consueto impegno ci presenta la storia di Angelico Fabbri, eroe risorgimentale e noto benefattore.
Giugno 2023
DETTI EUGUBINI
Ciao cari lettori, vi parla la classe 3C. Oggi 21 marzo è entrata la primavera, siete felici? Noi tantissimo! Si inizia a sentire ufficialmente il cinguettio degli uccellini come il picchio e lo sbocciare dei fiori: gialli, rossi e blu proprio come i nostri Ceri. Parlando di questo ci sono venuti in mente due dei nostri detti eugubini che sicuramente conoscerete, ma non sapete la loro storia. Abbiamo intervistato alcune persone come i nostri nonni che da quando sono giovani li utilizzano.
ORA VE LI PRESENTIAMO!
Il primo è: STO COME UN PICCHIO
SAPETE COSA SIGNIFICA?
Significa vivere un momento spensierato all’insegna dei comfort, rilassatezza e tranquillità emotiva e fisica.
Vi facciamo degli esempi.
1) Sei davanti ad un tramonto primaverile con intorno migliaia di fiori e dici:- Sto come un picchio!-
2) Sei steso sul divano a guardare un film e dici:- Sto come un picchio!-
CURIOSITÀ!
Sulle tavole eugubine si trovano cenni a questo uccello sacro perché il suo volo, per le antiche popolazioni, era considerato di buon auspicio.
Il secondo è: C’ARVEDEMO L’GIORNO DEI CERI. SAPETE COSA SIGNIFICA?
Questo detto può assumere due significati:
1) Significa incontrarsi in quella data per risolvere dei conti in sospeso come se quella circostanza potesse legittimare qualsiasi scontro in quanto un giorno di baldoria.
2) Significa che non é nostra consuetudine frequentarci quotidianamente e quindi non ci rivedremo a breve ma sicuramente il giorno dei Ceri sì, un giorno in cui tutti escono.
Ora che sapete con certezza il significato, saprete in che occasione potrete utilizzarli!
Elisa Giacometti, Maria Maddalena Borio, Martina Pugnitopo
aprile 2023
IL NOSTRO NATALE BELLISSIMO
Noi bambini, ragazzi e adulti di Gubbio possiamo dirci fortunati perché il nostro periodo natalizio è reso ancor più speciale dalla presenza e dalla visione dell’Albero di Natale più grande del mondo che è per noi anche il più bello. È stato realizzato per la prima volta nel 1981 ed è entrato nel Guinness dei Primati per la sua grandezza nel 1991. È costituito da oltre 800 luci: 300 di colore verde per la sagoma e oltre 400 multicolore per il corpo centrale. In cima è installata una stella cometa della superficie di circa mille metri quadrati con oltre 250 punti luminosi. Oggi il nostro Albero è diventato ancora più sostenibile dal punto di vista ambientale, infatti all’esistente impianto fotovoltaico che lo alimenta con questa fonte di energia rinnovabile e alle luci led della stella cometa, si è aggiunta un’onerosa opera di efficientamento energetico, caratterizzata da luci led in sostituzione di tutti i punti luminosi che formano la sagoma dell’Albero, cosa che consente anche un consistente risparmio energetico stimato intorno al trenta per cento. La quantità di cavi elettrici e di ore di lavoro per la sua realizzazione è impressionante e noi dobbiamo tutto questo a un gruppo di volontari che ideò questa stupefacente attrazione al fine di spingere gli eugubini a volgere lo sguardo verso la Basilica del Patrono Sant’Ubaldo, situata in cima al Monte Ingino. Parliamo dei 52 membri volontari del "COMITATO ALBERO DI NATALE PIU' GRANDE DEL MONDO" che in origine era intitolato a Mario Santini, per rendere omaggio a colui che nel 1981, ebbe l'idea originaria, sono gli “Alberaioli” ai quali Gubbio ha intitolato anche una piazzetta nel quartiere di San Pietro. Nel tempo a sostenere l’iniziativa, sono intervenute altre associazioni, istituzioni e imprese private evidenziando una sinergia che dimostra come la collaborazione possa creare risultati positivi e dimostrare l’unione della cittadinanza su temi fondamentali.
Per il suo 42esimo anno di vita, anche quest’anno abbiamo acceso l’Albero di Natale il 7 dicembre ed esso continuerà ad illuminare la nostra città fino alla seconda domenica di gennaio, va ricordato, però, che la prima accensione avvenne il 24 dicembre 1981. L'Albero viene acceso durante una cerimonia che coinvolge vari soggetti come sbandieratori, figuranti del corteo storico, musicisti, ma che comprende anche personalità importanti delle istituzioni, della cultura, della scienza e dello spettacolo. Tra le presenze più significative che si sono susseguite negli anni, ricordiamo papa Benedetto XVI e papa Francesco, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente di Libera don Luigi Ciotti, personaggi del mondo dello spettacolo come Terence Hill, Gastone Moschin, Barbara D’Urso e Maria Grazia Cucinotta. Quest’anno a presenziare l’accensione sarebbe dovuta intervenire la Presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, ma per problemi di salute non le è stato possibile e così l’Albero è stato acceso dal vicepresidente della giunta Tesei, Roberto Morroni. Il messaggio forte di quest’anno parte, pertanto, sia dal nostro Albero che dal cuore verde d’Italia che è la Regione Umbria, uniti nell’augurio di pace e di unità, nonché in quello ecologico con un Albero sempre più sostenibile. Con nostro grande orgoglio, l’Albero di Natale insieme al Palazzo dei Consoli sono parte integrante di uno spot pubblicitario che promuove l’Umbria e ciò sottolinea l’importanza che la nostra città si è conquistata con la propria storia e con l’impegno dei suoi cittadini.
Classe Prima L
Dicembre 2022
I Ceri Piccoli nell'arengo del Palazzo dei Consoli, classe 2I.
giugno 2022
giugno 2022
Classe 1 N
giugno 2022
giugno 2022
Riscopriamo un'importante tradizione eugubina del mese di marzo...
Ogni anno, a Gubbio la sera del 18 marzo ha un fascino particolare.
È la vigilia di San Giuseppe che si festeggia il 19 di marzo, e, tra le 18.00 e le 19.00, per alcune vie di Gubbio e nelle campagne circostanti, vengono accesi dei grandi fuochi detti in dialetto: “focaroni”, in onore di San Giuseppe.
Il legame particolare del Santo con Gubbio nasce dal fatto che nella nostra città c’è l’Universita’ dei Falegnami e dal fatto che San Giuseppe sia proprio il protettore dei falegnami.
Questa è una tradizione molto antica, ma ancora oggi è rispettata in città e nelle frazioni.
In città si effettua un percorso che attraversa i quartieri: inizia dalla chiesa di San Giuseppe che si trova nel Largo Piero Luigi Menichetti, toccando prima il focarone di S. Andrea, quindi il secondo Focarone di S. Pietro; si continua poi per quello di S. Giuliano che si fa nel letto del fiume, per chiudere con il focarore di San Martino, anch’esso acceso nel letto del fiume Camignano.
L’iniziativa vede la collaborazione del Comune, dei Quartieri della città, del ‘Maggio Eugubino’ e dell’Università dei Falegnami ed è volta a festeggiare in modo suggestivo questa ricorrenza rinnovando un’antica tradizione.
Anche nelle frazioni si organizzano fuochi in qualche luogo di ritrovo oppure si accendono fuochi sparsi nelle campagne.
Non è ben chiaro a cosa facesse riferimento questa particolare consuetudine, ma sembra che un
tempo segnasse il passaggio dalla stagione fredda, nevosa, dura e poco luminosa dell'inverno, a quella in cui tutto rifiorisce e risplende, la primavera.
Il fuoco ha una forte valenza simbolica: la distruzione di tutto quello che può causare angoscia e di conseguenza, la rigenerazione.
È visto come portatore di crescita e di benessere ed è un augurio di buona fortuna.
Da sempre è anche il simbolo del passaggio tra inverno e primavera.
Il falò segna dunque l’inizio della nuova stagione e omaggia il santo, sperando che il suo sostegno sia di buon auspicio per il raccolto.
In questo passaggio anche gli uomini ritrovano forza e spirito positivo per affrontare la vita con le sue difficoltà e infatti i più giovani un tempo sfidavano il fuoco saltandolo quando però era ormai quasi spento, come in una prova di coraggio.
Nei mesi di febbraio e marzo si procede alla potatura delle piante e sono proprio le potature ad alimentare da sempre i fuochi di San Giuseppe, ci sono poi foglie secche, legnami di scarto e tutto quello che non serve più, si fa pulizia e ordine, anche nei magazzini dei falegnami, per accogliere il nuovo.
Questa è una delle tradizioni più belle delle nostre terre da non dimenticare, era ed è un modo per scacciare le paure, la tristezza e per affrontare il mondo con la freschezza e la vitalità che ci dà la bella stagione.
Ovviamente tutto questo non si può fare da soli, così il focarone diventava anche l’occasione per trascorrere una serata in allegria e in compagnia dove non può mancare qualcosa di buono da mangiare,
si preparavano, quindi, le frittelle di San Giuseppe o le zeppole, ma anche un semplice ciambellone poteva andare bene.
Allora buon San Giuseppe a tutti per tutti gli anni con tanti, tanti focaroni!
Classe III L
marzo 2022
dicembre 2021
dicembre 2021
Lo scorso 18 novembre, dopo quasi due anni, abbiamo finalmente potuto partecipare ad un’uscita didattica. Accompagnati dalla professoressa Pierini e del professor Serafini, abbiamo visitato la mostra “Ottaviano Nelli e il ‘400 a Gubbio. Oro e colore nel cuore dell’Appennino”. Il nostro percorso ci ha portato alla scoperta di due chiese che, nella nostra città, custodiscono alcuni tra i più importanti capolavori del grande maestro, uno dei massimi esponenti del Gotico internazionale.
La prima meta è stata la Chiesa di Santa Maria Nuova, un piccolo “museo” con la “Madonna del Belvedere”; da lì, con una breve passeggiata, ci siamo spostati alla Chiesa di Sant’Agostino, dove abbiamo potuto ammirare il bellissimo ciclo di affreschi. Una guida ci ha accompagnati per tutta la durata della visita, speigandoci, passo dopo passo, la vita e l’opera del grande pittore eugubino.
Questa visita è stata molto interessante, abbiamo seguito la guida con attenzione e preso appunti; inoltre, siamo stati veramente contenti di aver potuto partecipare ad un’uscita dopo tanto tempo.
Anna Quartucci
3a O
dicembre 2021
(Beatrice Anastasi e Cristian Tomassoli 1G2)
Tanti tanti anni fa, due divinità decisero di stabilirsi in un luogo incastonato tra le montagne, facile da coltivare ma difficile da edificare. Si trattava di Enginò, dio forte, robusto e molto alto, e Palazzo Consolè, dio più debole, di bassa statura ma abile con i poteri divini.
Enginò decise di fermarsi su un monte, povero di risorse, ma con un verde bosco e un albero solitario. Palazzo Consolè invece decise di fermarsi ai piedi dello stesso monte, nel versante ricco di acque ma molto difficile da abitare.
Con il passare degli anni, le divinità insieme crearono case ed edifici, così la gente piano piano iniziò a popolare questa nuova città.
Le divinità volevano creare un luogo che li rappresentasse, così Enginò diede il nome di Ingino al suo monte, tagliò l’albero, che era solo sul monte, e da questo evento prese vita Abetocchio. Enginò inoltre decise di arricchire il monte Ingino di flora e fauna.
Palazzo Consolè prosciugò il versante ricco di acque e da lì creò una piazza, con un palazzo bellissimo di nome Palazzo dei Consoli, che sarebbe stato il simbolo del suo potere.
Un signore anziano, dopo un lungo viaggio, di molti giorni, giunse in questa città senza nome. Era un professionista nella lavorazione del legno e vide passeggiare Abetocchio, davanti alla sua casa. Prese allora un’ascia e decise di ucciderlo. Con il legno ricavato da Abetocchio costruì i tre Ceri.
Le due divinità volevano dare un nome alla città ma non sapevano decidersi: Enginò voleva chiamarla Dubbio, dal cognome della migliore amica del Dio, Marta Dubbio, che poi prese in moglie; Palazzo Consolè invece voleva chiamare la città Gubbio, in onore del fratello minore che si chiamava Gubbiello.
Fu il popolo a decidere; infatti gli abitanti proclamarono come grande creatore e protettore Palazzo Consolè e la città ebbe così il nome di Gubbio.
Con il passare del tempo, ogni quindici maggio c’è una grande festa a Gubbio, la Festa dei Ceri, in memoria della morte di Abetocchio.
(Eva Fiorentini, Alessandro Sulejmani, Angelo Rosimini e Cristina Tomassoli 1G2)
Un tempo c’era un dio chiamato Wildfire che si allontanò dalla Grecia e, dopo un lungo viaggio, arrivò in una città, fondata dal dio Torro, forzuto e grosso. Wildfire incontrò in questo luogo altri due dei: Ikonik e Blus.
Dal lontano Oriente arrivò una minaccia che rivoluzionò il mondo dei demoni.
Wildfire, insieme agli altri tre dei, sconfisse questa minaccia, chiamata Kimyong, e con l’aiuto di tutti fondarono in città un palazzo, chiamato Palazzo dei Consoli, in memoria della vittoria.
Wildfire era il dio della cenere e donò alla città il riscaldamento; Ikonik era il dio delle tenebre e donò alla città la luce, anche di notte; Blus era il dio della povertà e donò agli abitanti cibo per sfamarsi; Torro, dio della fondazione, donò bestiame e rifugi. Wildfire e Ikonik costruirono, poco sotto la città, un anfiteatro per i giochi e gli spettacoli. Torro dopo aver conosciuto la dea Blus, con il passare del tempo, se ne innamorò. Torro e Blus concepirono quattro figli. Il primo fu chiamato Bonny e dopo un combattimento perse alcune parti del corpo che furono sostituite con parti metalliche. Blus e Torro fondarono anche i Ceri, chiamati di Sant’Antonio, San Giorgio e Sant’Ubaldo, in onore dei loro tre figli Antonio, Giorgio e Ubaldo.
Un giorno arrivò una carestia e tutti ebbero fame. Blus non ebbe più cibo da fornire alla popolazione e quindi la città rimase sprovvista di ogni bene. Torro morì di una grave malattia, di nome Peste, e insieme a lui morirono molti abitanti della città.
La carestia durò per circa due anni. Una dea, di nome Ginevra, decise di venire in soccorso fornendo cibo, bovini, vitelli, farina, verdure e formaggi. La popolazione riuscì così a riprendersi.
Ginevra e Ikonik si innamorarono ed ebbero due figli di nome Iris e Gino. Alla morte di quest’ultimo il monte che sovrasta la città prese il suo nome, il monte Ingino. La città era difesa da fortissimi guerrieri addestrati e la popolazione era considerata imbattibile.
Poco dopo si decise di realizzare una gara nell’Anfiteatro, per assegnare un nome alla città fondata dal dio Torro. Parteciparono quattro concorrenti: Crubbio, Guaddio, Perì e Tiestina.
Il vincitore avrebbe scelto il nome della città.
Lo scontro fu avvincente e alla fine rimasero in due: Crubbio e Guaddio.
Vinse Crubbio e quest’eroe decise di dare alla “città dagli uomini invincibili” il nome di Gubbio.
dicembre 2021
RICORDANDO SAMUEL
Mercoledì, 13 maggio ore 10
Unica possibilità: il silenzio. Di fronte alla morte vale più di mille parole. A scuola ricordare Samuel rimanendo in silenzio è stato molto intenso ed emozionante: grazie a quel momento ognuno di noi è riuscito a “dire” ciò che ad alta voce non avrebbe potuto esprimere. Dentro di me stampata una sola grande parola “Perché?”
Solo dopo questo momento è stato possibile riflettere insieme: per ogni essere umano il lavoro è essenziale, è la possibilità di contribuire alla sopravvivenza della propria comunità, oltre che di se stessi, ma mai è poi mai nessuno dovrebbe essere obbligato a dover scegliere tra il lavoro e la vita e la salute, per questo è essenziale che ogni posto di lavoro, dal più sicuro al più rischioso, sia a norma. “Mai più incidenti sul lavoro” dovrebbe essere l’obiettivo quotidiano, di ogni azienda, città, regione, stato che possa meritarsi l’aggettivo “civile”.
Rileggere le parole di Samuel è stato commovente: mi sono ritrovata in ciascuna di esse…
“Cerchiamo di unire tutti le nostre energie in un canale positivo, vedrete che ne varrà la pena”
Oggi, in questo periodo tanto particolare (“fuori di me c’è il caos”), solo l’unione di energie positive può aiutarci ad andare avanti nonostante tutto, solo la condivisione può renderci sufficientemente forti per non arrenderci “Sento un’energia che non dipende solo da me, ma anche da voi.”
“Sogno di non perdermi più su stupidaggini e cose superficiali”.
La vita è un soffio, un giorno prepari il “copione per una manifestazione” e quello dopo non ci sei più, anche se hai solo 18 anni. Allora l’unica possibilità è vivere intensamente ogni attimo, sfruttarlo per cercare rendere migliori noi stessi e il mondo che ci circonda; questo può rendere prezioso ogni minuto di ogni giornata.
Marinelli Andreoli Virginia 3°A
Mi chiamo Lorenzo Biancarelli, frequento la II B presso la scuola Mastro GiorgioNellli; partendo dall’ agenda 2030, all’interno del progetto interdisciplinare sull’alimentazione di cui ci siamo occupati in classe, durante le ore di scienze, abbiamo riflettuto su temi come l'agricoltura sostenibile, gli sprechi alimentari, la filiera corta…
Gli obiettivi dell’Agenda 2030 che le nazioni unite hanno stabilito per salvaguardare l’ambiente e l'umanità, hanno validità globale e riguardano e coinvolgono tutti i paesi e le componenti della società. Noi abbiamo preso in considerazione le risorse del nostro territorio e riportiamo l’intervista realizzata con la signora Rosita Merli, per altro mia nonna.
La nonna Rosa, da sempre ha lavorato presso il ristorante Bottaccione di Gubbio, dove ha conosciuto mio nonno, si sono sposati ed insieme hanno gestito questa attività, puntando su una cucina salutare e genuina, utilizzando prodotti locali, erbe aromatiche del territorio come: maggiorana, ginepro, santoreggia. Da molti anni il ristorante è una realtà molto apprezzata dagli eugubini e dai turisti per la tipicità dei piatti e l’unicità delle ricette.
Scopriamo attraverso alcune domande i segreti di Donna Rosa.
Come è cambiato il modo di cucinare da quando ha cominciato fin ad adesso?
In passato la cucina era rustica e indubbiamente più’ salutare, andando avanti, la cucina si sta raffinando cambiando anche ingredienti, rendendoli a volte, vegetariani seppur anche la cucina rustica stia cominciando ad essere apprezzata e riesumata.
Cosa l’ha portata a scegliere il suo lavoro?
Non è stata propriamente una mia scelta, cercavo un lavoro e l’ho trovato nel ristorante del mio attuale marito, spinta da una scelta di cuore, mi sono ritrovata così con questo lavoro che personalmente adoro.
Secondo lei cos’ha in più’ la cucina casareccia, rispetto magari a quella industriale?
La cucina casareccia ha sapori antichi, prediligendo anche elementi a km0, scegliendo anche cibo maggiormente salutare, cotto a fuoco lento, utilizzando prodotti di qualità, che non hanno nulla a che vedere con l’attuale “cibo spazzatura”, complice il fatto che i sapori di allora sono diversi da quelli attuali.
Oggi i giovani preferiscono i cibi pronti, la cucina veloce, i surgelati, questo ha condizionato il modo di mangiare dei giovani soprattutto per la comodità e la velocità di consumo, sacrificando spesso però la salute.
Anche i miei nipoti consumano spesso cibo poco salutare, spiego loro di non farlo ma non mi ascoltano…
Quale cibo preferisce cucinare?
Senza dubbio il Friccò, il mio cavallo di battaglia, ho notato che è un piatto che piace molto, soprattutto ai turisti, che ho fatto riscoprire anche con il talent: Cuochi d’Italia ed è protagonista del documentario “il Friccò di Donna Rosa”.
Lei ha scritto un libro, di cosa parla?
Il libro parla della mia infanzia, della mia famiglia e delle mie esperienze, è quindi sia un racconto della mia esperienza culinaria, sia un’autobiografia.
Contiene anche un ricettario con i piatti che preferisco.
Quando è stata chiamata dal talent Cuochi d'italia, cosa ha provato?
In realtà prima che mi chiamassero, neanche conoscevo l'emittente televisivo, tv8, all'inizio non capii e chiesi maggiori informazioni, scoprii solo che non era mai andato in onda prima di allora e che era condotto da Alessandro Borghese.
Chiesi informazioni ai miei nipoti che mi spiegarono chi è Alessandro Borghese, conduttore televisivo della trasmissione “4 ristoranti” e cuoco di fama internazionale.
Poco dopo mi arrivarono informazioni anche sui giudici, all'inizio ero preoccupata, non sapevo se accettare oppure no, seppur nel mio piccolo, ero brava in cucina, non conoscevo il livello culinario generale del programma.
Però, infine, quasi con l'inganno, i nipoti, mi convinsero a partecipare.
Mi hanno accompagnata a Milano, che vedevo per la prima volta.
Gli studi televisivi erano un ambiente, sicuramente nuovo per me, ma io ho semplicemente fatto quello che so fare meglio, cioè cucinare, e ho vinto per ben 2 volte.
Aggiungo, perché me lo hanno chiesto, che Alessandro Borghese è un bellissimo uomo, per altro molto gentile.
COSA BISOGNA FARE PER AVERE SUCCESSO?
Serve impegno, controllo, bisogna sapersi adeguare alle situazioni, essere pronti a tutto, ed avere la volontà che sposta le montagne.
Classe 1B
L’ATTESA...
Anche quest anno i Ceri non si possono fare
e solo le camicie possiamo portare
nella scuola piena di colori
che fanno battere i cuori.
Sorpresi i professori
felici tra colori
e canti che fanno ricordare
una festa che non si può dimenticare.
La gente attende con amore i Ceri
come fosse l’altro ieri,
perché ogni eugubino porta nel cuore
la festa con tanto amore.
Per tutti noi sono importanti
e due anni senza sono tanti.
Ancora un anno dobbiamo aspettare
per ricominciare!
Intanto concediamoci una cantata
nella nostra scuola colorata!
MATILDE PIERANTOZZI CLASSE 1B
Festa dei Ceri ...in piccolo!!!
La nostra aula come Piazza Grande;
Noi alunni come ceraioli in festa;
La lim come i nostri occhi fissi sui tre Ceri;
L'intervallo come il pranzo sotto gli arconi;
La prima campanella come le chiarine;
Le lezioni come l'attesa speciale di quel giorno;
L'ultima campanella come i tre rintocchi finali del campanone;
Noi compagni felici come se fosse davvero il giorno dei Ceri.
Nuti Giorgia,Ceccarelli Caterina e Beveroni Carla Stella.
Classe 1 B
RICORDANDO IL 15 MAGGIO
In quest’ anno particolare
non si sente più cantare
non si può più festeggiare.
Si pensa agli anni passati
come quasi ai bei tempi andati,
quando con gli amici si ballava
e la musica si ascoltava.
E allora nella scuola colorata
oggi un po’ di allegria è tornata!
Insieme, appassionatamente
per ritrovarsi il prossimo anno tra la gente!
MARIA SOFIA BEDINI 1°B
Il nostro 14 maggio
Il 14 maggio è stato un giorno particolare perché, come i due anni appena trascorsi, non ci sono stati i Ceri… Quindi abbiamo deciso di festeggiare questo giorno vestendoci con le nostre camicie colorate di giallo, blu e nero come i santi, però la maggior parte della classe era vestita di giallo! C’è da dire che quel giorno era anche molto soleggiato e il colore del giallo ci stava molto bene!
Di solito il 14, giorno della vigilia della Festa, si stava nelle taverne con i propri amici, invece quest’anno siamo stati soli a casa ricordando i momenti passati... Tutto questo a causa del covid, ma rispettando poche regole speriamo si possa ritornare a festeggiare e celebrare i tre santi come i vecchi tempi.
Giuseppe Malacari e Alessandro Bazzucchi. Classe 1° B
14 maggio …..UN GIORNO PARTICOLARE… PER RICORDARE I CERI
Fino a due anni fa si poteva festeggiare la Festa dei Ceri, quando il Covid 19 ancora non c’era.
Il 14 maggio 2021 è stato un giorno speciale…per noi!!! La maggior parte degli alunni della 1B si sono vestiti da ceraioli per ricordare questa festa eugubina, che si aspetta ancora oggi, da molto tempo!! Gli alunni cantavano a squarciagola le canzoni dedicate ai Ceri. Questa festa è in onore del patrono di Gubbio Sant’Ubaldo!! Noi , per una mattinata, ci siamo risentiti parte della Festa…W i Ceri
Di Carbone Silvia, Morelli Noemi, Bedini Maria Sofia e Nardelli Ilaria della 1B.
LA FESTA DEI CERI
Per noi venerdì scorso 14 maggio è stato un giorno molto importante perché la festa dei Ceri è la nostra festa preferita, ma in questi anni non si è potuta festeggiare a causa del Covid.
Ci ha fatto molto piacere festeggiare insieme ai nostri compagni di classe.
Speriamo che questo Covid finisca in fretta e si ricominci a festeggiare questa meravigliosa festa!!
Emanuele Fiorucci
Mattia Ragni
Giulio Casagrande
Manu Castellani
Dagli alunni della classe 1B
I CERI 2021
Sono stati due anni particolari,perchè non abbiamo festeggiato i Ceri, ma a scuola quest'anno ci siamo vestiti con le nostre camicie di colore diverso .
Questo giorno è stato un giorno magnifico e pieno di felicità nel ri-festeggiarlo dopo molto tempo INSIEME.
Vittori Matteo
Marcheggiani Matteo
Cappo Nicolò
Chiocci Gabriele
Mosca Lorenzo