GIANNI F., 75 anni, pensionato, Modena.
Intervistato in presenza da Erica Pancani, il 12 settembre 2020.
Gianni F. ha lavorato per diversi anni in fabbrica, poi come insegnante nelle scuole e, oggi, è impegnato in una società sportiva di atletica leggera, “La Fratellanza”, da lui stesso fondata. Grazie a lui, abbiamo potuto conoscere la situazione dei centri sportivi a Modena e la reazione di tecnici, ragazzi e genitori al diffondersi della pandemia e alle soluzioni trovate per far fronte al problema. Alla fine dell’intervista, ci ha rivelato anche il suo piccolo stratagemma personale per sfuggire alle restrizioni, senza però violare le regole.
MARIA ANGELA F., 74 anni, pensionata, Modena.
Intervistata in presenza da Erica Pancani, il 12 settembre 2020.
L’intervista mette in luce il suo parere personale sulla sospensione delle lezioni in presenza e l’utilizzo della didattica a distanza (DAD); Maria Angela F. è stata infatti insegnante di latino e greco al Liceo Classico “Muratori” e conserva un grande interesse per il mondo della scuola. Dal suo racconto del periodo del lockdown, che ha affrontato con tenacia e razionalità, sono emersi anche il suo vissuto di moglie, di madre, di nonna, di amica, la sua esperienza spirituale e il suo impegno sociale nel volontariato.
MASSIMILIANO C., 14 anni, studente, San Benedetto del Tronto(AP)
L'intervista, originariamente trascritta nell'Agosto del 2020 da Michele De Fazi, è letta da Rayen Soussi e Michele De Fazi.
Nell’intervista, si parla della situazione in Italia e nel mondo ai tempi del Covid-19, sia prima che durante e dopo il lockdown. Massimiliano ci racconta le sue giornate, come la sua vita è cambiata e, andando indietro nel tempo, si ricorda di aver esperito un’altra cesura simile. Per tutte le fasi del suo racconto, indica un oggetto-simbolo a cui collegare ogni momento.
AUREA R., 43 anni, sposata e con due figli, infermiera del personale senior del dipartimento di emergenza (Pronto soccorso) del Royal Oldham Hospital, Chadderton, Oldham UK.
Intervistata a distanza da Jeryne De Castro, il 23 giugno 2020.
Abbiamo scelto di intervistarla, perché Aurea R., essendo un’infermiera e vivendo nel Regno Unito, ha potuto dare risposte interessanti che ci hanno descritto i cambiamenti e le misure adottate nell’ospedale in cui lavorava e anche come lei, una di quelli in prima linea (“frontliners”), nel Regno Unito, ha vissuto la situazione della pandemia del COVID-19, specialmente durante il lockdown, adattandosi ai cambiamenti e definendo l’insieme delle nuove regole e abitudini adottate per contenere il diffondersi del virus con l’espressione “new normal”, ovvero nuova normalità.
CARLOTTA Z., 53 anni, medico, Modena.
Intervistata in presenza da Alessandro Boscaino, il 16 Luglio 2020.
Carlotta Z. è una dottoressa che lavora presso l’ospedale pubblico di Carpi, in provincia di Modena. L’abbiamo intervistata cercando di capire cosa fosse successo con precisione durante il periodo di quarantena causato dal coronavirus. Nell’intervista sono emersi particolari molto interessanti e precisi sull’ambiente ospedaliero, che ha risentito in modo molto diretto della calamità mondiale che ha colpito tutti noi. Carlotta Z., però, ci ha raccontato anche qualche dettaglio della nuova organizzazione della sua vita quotidiana durante il periodo del lockdown, fuori dell’ambiente lavorativo.
MOHAMED AZIZ S., 15 anni, studente, Kèlibia, Tunisia.
L'intervista, originariamente trascritta il il 7 luglio 2020 da Rayen Soussi, è letta da Michele De Fazi e Rayen Soussi.
Per l'intervista è stato scelto un ragazzino che vive in un continente diverso rispetto all’Europa: l'Africa, per vedere come in altre zone del mondo, in questo caso la Tunisia, si è reagito alla pandemia e com’è cambiata la vita di un giovane studente che si è trovato a modificare radicalmente il suo stile di vita a causa del lockdown.
ALBERTO M., 27 anni, studente universitario ed educatore, Modena.
Intervistato in presenza da Lorena Barile, il 31 agosto 2020.
Alberto M. ci mette a parte delle sue attente riflessioni sulle conseguenze psicologiche che l’isolamento nei mesi primaverili di quest’anno ha provocato in se stesso e nella società. Avendo discusso nella sua tesi di laurea in Pedagogia il rapporto fra tecnologia ed insegnamento, fornisce anche interessanti considerazioni sulla didattica a distanza (D.A.D.). Alla luce dei suoi studi psicologici e sociologici, nota l’aggravarsi di alcune dinamiche sociali che già prima della quarantena tendevano a far chiudere le persone in loro stesse per la paura dell’altro. Infine critica il tipico modo d’agire nella politica attuale, che risolve tutte le situazioni in vista dell’immediato e mai in un’ottica futura, trattando ogni problema come un’emergenza.
ALBERTO M. ha riflettuto attentamente sulle conseguenze psicologiche che l’isolamento nei mesi primaverili di quest’anno ha provocato in se stesso e nella società. Individua nella piattezza delle proprie giornate e nel senso d’impotenza che ha provato nel non poter essere utile per la società il proprio principale sentimento.
Avendo studiato scienze pedagogiche ed avendo discusso nella tesi di laurea il rapporto fra tecnologia ed insegnamento, Alberto ha fornito interessanti considerazioni sulla didattica a distanza (D.A.D.). Alberto, alla luce dei suoi studi psicologici e sociologici, ha notato l’aggravarsi di alcune dinamiche sociali che già prima della quarantena tendevano a far chiudere le persone in loro stesse per la paura dell’altro.
Infine critica il tipico modo d’agire nella politica attuale, che risolve tutte le situazioni in vista dell’immediato e mai in un’ottica futura, trattando ogni problema come un’emergenza. Ciò è testimoniato dal continuo promulgare ordinanze valide per una settimana, sostituite perennemente da nuovi decreti. Manca quindi una pianificazione sul lungo termine.
Incontrato successivamente, Alberto è tornato sull’intervista: “Mi sono dimenticato queste cose che, volendo, puoi aggiungere. Sennò possono comunque servire come chiavi interpretative per capire meglio alcune parti esposte un po' con i piedi:
In primo luogo il discorso sulla solitudine in quarantena e su cosa mi sia mancato: ciò ha un po' come substrato una metafora visiva che il filosofo e scrittore statunitense Thoreau evoca descrivendo la sua casa nel bosco, all'interno della quale pone tre sedie; la prima a rappresentare il momento della solitudine; la seconda per il momento dell'amicizia, la necessità dell'incontro-scontro vero con l'altro; la terza per la compagnia, la necessità di cui ho parlato di sentirsi inseriti ed utili in una società. Il concetto fondamentale è che questi tre momenti sono circolari e, richiamandosi l’un l’altro, sono tutti e tre necessari, si alimentano a vicenda. Perciò, venendo meno gli ultimi due momenti [quello dell’amicizia e della compagnia] anche il primo [il momento della solitudine] ha portato a una solitudine negativa, sterile.
Vorrei poi aggiungere qualcosa sulla domanda che riguarda ciò che abbiamo imparato da questa esperienza [pensa, a posteriori, di essere stato un po’ troppo negativo nella sua visione - NdR]: l'idea che avevo un po' in mente nello scenario positivo era quella della 'social catena' di Leopardi. L'uomo, di fronte ai grandi disastri naturali non può far altro che riconoscere la sua fragilità e vedere nell'altro un suo simile, unendosi quindi a lui.”
MARINO B., 49 anni, tecnico presso un'azienda svedese, Modena.
Intervistata in presenza da Virginia Bernardi, il 16 luglio 2020.
In questa breve intervista, un uomo adulto ci parla della sua vita durante il lockdown. Ci racconta la sua quotidianità, ma anche un’esperienza personale molto particolare e perciò degna di nota: durante la fase più acuta dell’epidemia, ha passato una settimana come volontario della protezione civile a Bergamo.
MATTEO Z., 18 anni, neodiplomato, Maranello (Mo).
Intervistato in presenza da Giulia Zini, il 2-3 settembre 2020.
In quest’intervista è possibile vedere come il Coronavirus abbia influito sulla vita di un adolescente. Matteo era un normale ragazzo dell’ultimo anno di scuola superiore che divideva le sue giornata tra studio, attività fisica e uscite con gli amici. Ritrovandosi catapultato in questa nuova realtà, è stato costretto ad apportare modifiche significative alla propria quotidianità e, soprattutto, le esperienze che tipicamente segnano il passaggio dall’adolescenza alla vita da adulto sono state da lui vissute in maniera totalmente differente rispetto alla “normalità”, ma, come ci ha insegnato quest’esperienza, l’essere umano è in grado di adattarsi e modificare secondo necessità la sua percezione di ciò che è “normale”.
JULIA H., 35 anni, infermiera specializzata in un pronto soccorso, Asheville (NC, USA).
Intervistata a distanza da Matilde Baldini, il 12 settembre 2020.
In questa intervista, un’infermiera degli Stati Uniti d’America, uno dei paesi che presenta il maggior numero di contagi, descriverà com’è cambiata la sua vita durante la pandemia. Da persona molto solare e che passa la maggior parte del proprio tempo fuori casa e con gli amici, si è trovata in una situazione poco ideale, dovendo imparare a convivere, lontana dalla sua famiglia, con le inadeguate misure adottate dal suo Stato, con le proteste che hanno diviso l’opinione pubblica ed infine il negazionismo di alcuni membri dello staff medico stesso. Nonostante l’ansia, lo stress e i brutti ricordi di esperienze passate che sono riaffiorati, in questo momento difficile è riuscita a capire di cosa necessita per sentirsi a suo agio e al sicuro, oltre ad aver riscoperto il legame con i propri parenti.
CECILIA B., 21 anni, studentessa di Antropologia all’Università di Bologna, vive a Modena.
Intervistata in presenza da Lorenzo Blanzieri, il 5 settembre 2020.
La sua quotidianità è cambiata drasticamente; prima era fuori tutto il giorno per i suoi studi universitari, ma durante il lockdown ovviamente non è più potuta uscire. Passava giornate piene di speranza, ma altre segnate dal pessimismo, anche a causa di TV e giornali; pensa infatti che i media abbiano contribuito ad aumentare l’ansia delle persone, con la diffusione di notizie così drammatiche. Una cesura netta simile a questa lei la rivede nell’11 settembre, perché ci fu anche in quell’occasione un cambio drastico nella vita dei Paesi occidentali.
Armando C., 77 anni, pensionato, ex imprenditore edile, Rubiera (RE).
Intervistato in presenza da Alberto Gualdi, il 7 agosto 2020.
Claudia L., 49 anni, commercialista, Modena.
Intervistata in presenza da Edoardo Salvai, il 18 agosto 2020.
Dardi R., 23 anni, studente universitario, Valona (Albania).
Intervistato a distanza da Brigert Gjataj, il 25 agosto 2020.
GIUSEPPE P., 53 anni, docente universitario, Modena.
Intervistato in presenza da Elena Pellacani, il 23 agosto 2020.
Le esperienze e le riflessioni sul lockdown di quattro persone che differiscono per età, sesso e professione vengono messe a confronto per capire in che modo ognuna di loro ha vissuto il periodo di quarantena e cosa ne pensa. Durante il lockdown la vita degli intervistati è profondamente cambiata dal punto di vista lavorativo, familiare e sociale. Sono cambiate completamente le routine giornaliere e gli hobby degli intervistati: il lockdown ha portato ad una riorganizzazione della loro giornata per far fronte alle varie esigenze familiari, scolastiche o lavorative. Una delle voci ci racconta l’esperienza in un paese relativamente vicino come l’Albania.
ANNAMARIA R., 49 anni, farmacista, Modena.
Intervistata in presenza da Martina Puorro, il 22 luglio 2020.
L’intervista alla dott.ssa R. mette in luce come i farmacisti, nel periodo del lockdown, abbiamo sempre continuato a lavorare in modo imperterrito, anche se con modalità differenti. È emersa la necessità di stare protetti, separati da un nemico invisibile contro cui si è agito in un modo paragonato ad una “guerra silenziosa”, di rivalutare il mondo digitale per comunicare, e di cambiare il modo di pensare le relazioni umane. La dottoressa R. ricorda con la stessa angoscia eventi storici accaduti nella sua gioventù.
SARA P., 9 anni, studentessa, Modena.
Intervistata in presenza da Erica Pancani, il 13 settembre 2020.
Sara racconta il lockdown vissuto da una bambina, tra giochi, videolezioni e passatempi in famiglia. È suo il disegno in home page, che raffigura il contrasto tra la sicurezza percepita tra le mura domestiche e la minaccia del virus all'esterno.