GLI OGGETTI DEL LOCKDOWN
Gli intervistati e le intervistate hanno descritto anche alcuni oggetti come simboli della loro vita prima e durante il lockdown.
Alcuni di questi oggetti sono fotografie, ma sono stati menzionati lo smarthphone e il computer che possono essere considerati oggetti abbastanza comuni anche nella vita di prima.
Per ciascuno degli intervistati gli oggetti hanno un significato e riassumono la loro vita prima e durante il lockdown, con anche considerazioni sul quello che Aurea R. ha definito "new normal", le nostre nuove abitudini di vita dentro la pandemia.
FOTO SIMBOLO DELLA VITA DELL'INTERVISTATO PAUL A. PRIMA DEL LOCKDOWN
Maestra con bambini in uniforme della scuola elementare di Lipa
Foto risalente a fine marzo 2019
Foto appartenente a Paul A. Foto appartenente a Paul A. , intervistato e padre di uno dei bambini frequentanti la scuola
Per l'intervistato Paul A. sono due le foto che rappresentano la sua vita prima del lockdown, una di queste foto è quella in alto, che ci mostra una maestra con dei bambini in uniforme della scuola elementare di Lipa. Questa ricorda a Paul la foto annuale di classe che i suoi figli gli fanno vedere ogni anno e che si fa a fine marzo.
Nel 2020, non si sono infatti potute fare foto di classe, poiché le scuole sono state chiuse per via del lockdown, iniziato nelle Filippine il 16 marzo, per contenere il diffondersi del COVID-19.
Scuola elementare di Lipa nelle Filippine
Foto risalente a febbraio 2020
Foto appartenente a Paul A. , intervistato e padre di uno dei bambini frequentati la scuola
La seconda foto è risalente a febbraio 2020 e ci mostra la scuola elementare di Lipa apparentemente vuota, ma l’intervistato Paul A. ha spiegato che questa foto è stata scattata quando il cortile era già vuoto, in quanto i bambini erano già nelle loro rispettive aule per seguire le lezioni.
Paul A. dice di aver scelto questa foto perché gli ricorda le mattine in cui andava a portare i suoi figli a scuola prima di andare al lavoro e di quando li vedeva giocare vivacemente nel cortile insieme ad altri bambini, cosa che lui non ha più potuto vedere da quando le scuole sono state chiuse per via del lockdown.
Inoltre Paul A. dice che in effetti nella foto la scuola sembra essere vuota, ma che ci si abituerà a non vedere la presenza dei bambini in essa, poiché è necessario evitare che anche loro vengano contagiati ed è più sicuro tenerli a casa e fare in modo che frequentino le lezioni a distanza attraverso l’e-learning.
FOTO SIMBOLO DELLA VITA DELL'INTERVISTATO PAUL A. DURANTE IL LOCKDOWN
Volto di Paul A. da solo
Foto risalente a maggio 2020, periodo che l'intervistato ha passato da solo in quarantena
Foto appartenente all'intervistato Paul A.
Questa foto, risalente a maggio 2020, è quella che secondo l’intervistato rappresenta meglio la sua vita durante il lockdown, in particolare durante il suo periodo di quarantena di 14 giorni che è stato necessario poiché uno dei colleghi con cui lavorava era risultato positivo al COVID-19.
L’intervistato afferma di aver trascorso la sua quarantena nell’ospedale della Base Aerea Fernando di Lipa; stare in quarantena significa che devi stare da solo, che sei da solo e che l’unica cosa che puoi fare è tenerti occupato col telefono, se ce l’hai; questa foto, infatti, è una delle foto che si è fatto nei momenti di solitudine e di noia, in cui non poteva parlare direttamente con i suoi figli o sua moglie.
Paul A. dice anche che una cosa che non dimenticherà mai di quei 14 giorni sono i momenti in cui sua moglie passava del cibo e dei vestiti puliti per lui all’infermiera, non potendoglieli dare personalmente.
Considerazioni sulle foto di Paul A.
Osservando le foto dell'intervistato Paul A. si può notare che le prime due foto, simbolo della sua vita prima del lockdown, riguardano una scuola elementare, ovvero uno spazio in cui i bambini crescono e imparano, giocando o comunque senza mantenere distanze; mentre l'ultima foto, simbolo della vita dell'intervistato durante il lockdown, è un selfie in cui lui è da solo, la parola "solo" è quella che si potrebbe usare per riassumere il periodo di lockdown in un certo senso, perché ognuno di noi durante quel periodo è stato per lo più da solo, senza poter visitare amici, nonni o altre persone care, poiché bisognava impedire il diffondersi del virus.
FOTO SIMBOLO DELLA VITA DELL'INTERVISTATA AUREA R. PRIMA DEL LOCKDOWN
L’intervistata Aurea R. ha detto di non avere una specifica fotografia che rappresentasse la sua vita prima del lockdown, ma più in generale ricordi di uscite nel fine settimana con i suoi due figli.
Durante queste uscite, mangiavano al ristorante e di tanto in tanto andavano al cinema a guardare un film; per il resto, l’intervistata ha spiegato che lei e la sua famiglia non escono frequentemente, anche perché, lavorando come infermiera con turni notturni, ritorna a casa spesso stanca.
Alla fine l'intervistata ha deciso di darmi una delle foto che aveva di un’uscita al ristorante con i suoi figli risalente a giugno 2019.
Aurea R. e i suoi due figli
Foto risalente a giugno 2019
Foto appartenente all' intervistata Aurea R.
FOTO SIMBOLO DELLA VITA DELL'INTERVISTATA AUREA R. DURANTE IL LOCKDOWN
Questa foto rappresenta una delle serate in famiglia durante il mese di marzo 2020.
Aurea R. afferma che durante il lockdown, per gli aspetti della sua vita non riguardanti il lavoro non ha sentito un cambiamento radicale e nemmeno i suoi figli e suo marito, in quanto già prima erano abituati a uscire poco. Quindi, durante il lockdown, nei giorni in cui non doveva andare al lavoro, lei, i suoi figli e suo marito si accontentavano di stare semplicemente sul divano e guardare un film su Netflix o giocare a giochi di società.
Aurea R., suo marito e i suoi figli
Foto risalente a marzo 2020
Foto appartenente all' intervistata Aurea R.
Considerazioni sulle foto di Aurea R.
Si può notare che, in entrambe le foto, Aurea R. è con la sua famiglia, ma l'unica differenza tra le due foto è che nella prima, ovvero in quella che rappresenta la sua vita prima del lockdown, si trova con i suoi figli in un ristorante, un luogo pubblico; mentre nella seconda foto, risalente al periodo di lockdown, si trova a casa sua.
Si potrebbe dire che queste due foto rappresentano anche un po' come sia cambiata la vita di tutti. Prima del lockdown, infatti, la maggior parte delle persone nel proprio tempo libero tendeva ad andare presso luoghi come ristoranti o cinema, invece ora gran parte delle persone è costretta o sceglie di stare a casa, anche perché la propria casa sembra essere un luogo più sicuro per evitare di contrarre il virus, d'altra parte i cinema sono ancora chiusi, quindi se le persone desiderano guardare un film lo fanno a casa dai propri dispositivi.
ALTRI OGGETTI : il computer e lo smartphone
L' intervistato Matteo Z. ha affermato che non aveva un oggetto in particolare che per lui simboleggiasse la sua vita durante il lockdown, ma ha detto che comunque il computer e lo smartphone potessero essere considerati degli oggetti simbolo di quel periodo anche se sono degli oggetti abbastanza comuni.
Si può infatti dire che durante il periodo di lockdown il computer e lo smartphone abbiano acquisito maggiore importanza, nonostante fossero già degli oggetti abbastanza diffusi e utilizzati anche prima.
Nel "new normal" in cui viviamo ora, la maggior parte delle persone ha bisogno di questi due oggetti per lavorare a distanza o per seguire le lezioni; questi mezzi tecnologici vengono anche utilizzati per rimanere connessi con amici e parenti attraverso i social, le videochiamate e i messaggi e per questo si può dire che sono diventati ancora di più parte integrante della nostra vita, non solo per il lavoro o per la scuola, ma anche per relazionarsi con le altre persone, visto che le conversazioni di persona sono state drasticamente ridotte.