Il progetto Cesure ha permesso a noi studenti di confrontare le nostre esperienze e i nostri punti di vista con quelli degli intervistati di avere più chiaro nella mente come abbiamo sperimentato e vissuto il periodo di lockdown, le nostre vicende e pensieri, che qui sono stati raccolti.
"Personalmente io non sono una persona che esce molto o che ha molti amici, ma andare a scuola e parlare ogni tanto con i miei compagni era una cosa che mi aiutava e mi faceva sentire meno sola. Durante il lockdown i miei genitori hanno continuato a lavorare con gli orari consueti e uscivano muniti di autocertificazione e, dunque, passavo le mie ore per lo più da sola. Ad un certo punto, ho sentito di più il peso della solitudine e mi sono ritrovata a parlare in chat con alcuni miei compagni di classe, cosa che prima non facevo; con alcuni in particolare ho avuto delle conversazioni interessanti e ho imparato a comunicare meglio attraverso WhatsApp. Probabilmente, proprio come me, che ho imparato a comunicare di più online anche attraverso videochiamate e non solo messaggi, molte altre persone, specialmente anziane, hanno imparato a sentirsi attraverso videochiamate con i propri nipoti; per questo, tutti, sia bambini che anziani, sembrano aver acquisito più familiarità nel comunicare con mezzi online. Quando poi il lockdown è finito, è cambiato anche il modo di stare con le persone: dalla distanza che si deve mantenere, al non potersi abbracciare."
"Ascoltare le interviste fatte dai miei compagni è stato molto interessante, perché ho potuto vedere come persone di età diverse, oltre ai miei familiari, hanno affrontato il lockdown.
Intervistando ho anche capito l’importanza del ruolo dell’intervistatore/intervistatrice che deve saper ascoltare l’intervistato/a e capire ed interpretare correttamente le informazioni; l’aspetto del lavoro che ho trovato più coinvolgente è stato quello di intervistare in inglese mio zio e mia zia, che mi hanno fornito risposte interessati e si sono mostrati disponibili, nonostante io li veda una volta ogni due anni; in un certo senso è stato anche un modo per riconnettersi con loro e sapere come hanno vissuto la pandemia, essendo lontani da me.
Al termine di questo lavoro, posso anche dire che ciò che mi ha messo in contatto con il passato è stato analizzare i riferimenti storici menzionati nelle varie interviste; invece ciò che mi ha connesso al presente è stato in generale ascoltare le interviste fatte dai miei compagni di classe, perché è interessante vedere come è stato affrontato il lockdown da più punti di vista. Per il futuro spero che questa situazione finisca al più presto, ma che le persone mantengano comunque l’abitudine di igienizzarsi; purtroppo penso che forse ci saranno altre pandemie in futuro, spero solo che se ciò accadrà le persone siano più preparate ad affrontare meglio la situazione."
"Questa esperienza mi ha fatto riflettere parecchio su come la vita certe volte può essere rovinata da un momento all’altro e quanto sia imprevedibile. Ora sono sicuro che voglio fare le cose al meglio e affrontarle con serietà, perché non si sa mai quello che può succedere, non bisogna aspettare.
Un’altra considerazione è che un cambiamento c’è stato per tutti, ma non con lo stesso impatto. Ogni persona ha una vita e pensieri diversi e nulla può essere uguale per tutti, l’emergenza era la stessa, ma le conseguenze sono state diverse. "
"Ognuno ha il proprio punto di vista e ha vissuto la pandemia in modo diverso a seconda del contesto in cui si è trovato; molti fattori hanno influito sulle diverse opinioni, tra i quali quello più rilevante è stato sicuramente il lavoro, e per questo penso che sia fondamentale ascoltare ciò che tutti hanno da dire, in modo da poter arrivare a capire meglio questa cesura, che ritengo abbia cambiato molte persone che hanno avuto modo di interrompere per un po’ la propria quotidianità, che non è stato un fatto negativo, ma anzi ha permesso a ognuno di riflettere su sé stesso e sulla propria vita vedendola da un nuovo punto di vista. Fare questo progetto è stato positivo per noi studenti perché ci ha permesso di riflettere non solo su come noi abbiamo vissuto in prima persona la pandemia, ma anche su come l’abbiano vissuta gli altri."
"Ho riconosciuto in alcuni dei sentimenti e delle riflessioni emerse dalle interviste stati d'animo che nei mesi iniziali della pandemia mi sono appartenuti; nei primi giorni di sospensione delle attività scolastiche e ricreative, ho sofferto come molti miei coetanei la mancanza della relazione con loro, l'impossibilità di dedicarmi alle mie passioni, come il calcio, o alle attività abituali, come lo scoutismo.
In famiglia abbiamo vissuto direttamente l'esperienza della malattia; non ho avuto timore per me stesso, ma per i miei e soprattutto per i nonni. Dopo la guarigione, i miei genitori sono rientrati al lavoro, e io e i miei fratelli abbiamo sperimentato una convivenza quotidiana che credo abbia dato i suoi frutti in termini di aiuto e sostegno reciproco e di accettazione dei limiti di ciascuno, trovando modalità nuove di trascorrere insieme il nostro tempo."
"L’esperienza è stata molto interessante: mi ha dato vari spunti di riflessione e soprattutto ne ho potuto trarre una visione completamente diversa da quella che mi ero fatta personalmente sul periodo di lockdown.
Mi ha sorpreso non sentire opinioni molto contrastanti e soprattutto descrizioni negative del periodo. Nonostante io abbia alcune opinioni differenti rispetto agli intervistati, è stato emozionante rivivere la quarantena attraverso occhi diversi, in parti diverse del mondo, ma che in un certo senso, almeno nell’ambito emotivo, assomigliano a ciò che io stessa ho vissuto e provato."
"Questa esperienza per me è stata difficile per quanto riguarda il rapporto umano, in particolare nei momenti di sconforto mi sentivo molto sola e ”inadatta” alla società che mi circondava. Così, man mano che i giorni e i mesi passavano, questo senso di solitudine è diventato una vera e propria condizione, che, oltre essere alimentata da questioni emotive personali, era aggravata dalle terribili notizie ed immagini di questa tragica pandemia. Allo stesso tempo, però, ho rivalutato il tempo in famiglia che prima sottovalutavo, e ho capito che è la cosa più importante e vera che abbiamo nella nostra vita, e mi ha aiutato a colmare quel senso di solitudine e di inadeguatezza che ormai mi logorava, cercando di non farmelo considerare più un “handicap”, ma un’opportunità.
Il lockdown, quindi, mi ha insegnato che le persone vere e sincere di cui abbiamo bisogno sono sempre e sempre saranno al nostro fianco, pronte a risollevarci, sta solo a noi saperne riconoscere il valore."
"Personalmente, io durante questo periodo ho avuto modo di riflettere sulla vita ed in particolare sul “non esistere”. Per diverse settimane ho avuto questo peso opprimente che non mi permetteva di continuare a vivere la mia quotidianità come prima. Mi sono sentita come frenata e paralizzata, ma grazie ai legami familiari sono riuscita ad alleggerire in parte questo peso. Il COVID mi ha permesso di rivalutare alcune cose che ho sempre dato per scontate e mi ha fatto capire quanto sia importante apprezzare quello che si ha, poiché tutto può mutare anche solo in un minuto ed in quel caso è importante non avere rimpianti."
"Questa esperienza mi ha fatto capire come le varie persone hanno affrontato il lockdown, osservando i diversi punti di vista. C’era un filo che accomuna tutte le varie esperienze, cioè la paura creatasi dalla diffusione del virus. Ogni esperienza è stata diversa, ma tutte riuscivano a lasciarti qualcosa di positivo, una speranza per il futuro. Personalmente, avrei preferito evitare di tornare sui due mesi di lockdown, essendo stati due mesi infernali per me, in cui la noia e la paura aumentata dal telegiornale e dalle notizie erano le uniche emozioni provate. Però, alla fine, è stato un bel lavoro, mi è piaciuto ascoltare il racconto di un pezzo di vita di altre persone. Le domande poste durante le interviste erano significative, siccome alla fine ogni persona intervistata lasciava una risposta sempre diversa da quella degli altri. È stato molto curioso sentirle tutte!"