Giacomo Fronzi (08.12.1981) nel 2001 si è diplomato in Pianoforte, sotto la guida della prof.ssa Mariagrazia Lioy, presso il Conservatorio “T. Schipa” di Lecce.
Nel 2003, ha conseguito la laurea in Filosofia, presso l’Università degli studi di Lecce (con una tesi dal titolo Dialettica e musica in Theodor W. Adorno), con il massimo dei voti e la lode.
Nel 2008, ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Etica e Antropologia filosofica (coordinatore: prof. Mario Signore), presso l’Università del Salento.
Nel 2010, ha conseguito la laurea in Musicologia, presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia (con una tesi dal titolo Per una fenomenologia della musica elettroacustica, sotto la guida del prof. Giovanni Morelli), con il massimo dei voti e la lode.
Nel triennio 2011-2013, ha insegnato Pianoforte nei corsi pre-accademici del Conservatorio “T. Schipa” di Lecce.
Attualmente è docente di ruolo di Filosofia e Storia, presso il liceo “De Sanctis-Galilei” di Manduria.
È Abilitato per le funzioni di professore universitario di II fascia di Estetica (dall’11/07/2017 all’11/07/2023).
È componente del Consiglio direttivo nazionale della Società Italiana d’Estetica (SIE).
È corrispondente della rivista di Estetica “Aisthesis”.
È revisore per le riviste di filosofia “Aisthema”, “Aisthesis”, “Estetica. Studi e ricerche”, “Philosophical Inquiries”, “Studi di Estetica”.
È componente della redazione dell’International Lexicon of Aesthetics (a cura della Società Italiana d’Estetica).
È componente della redazione della Bibliografia Internazionale d’Estetica (a cura della Società Italiana d’Estetica).
È stato cultore della materia in Estetica, presso l’Università del Salento. Dal 2003, ha collaborato continuativamente con la cattedra di Estetica della stessa università.
È autore di circa 70 pubblicazioni scientifiche di livello nazionale e internazionale (ambiti di ricerca: filosofia, estetica, musica, arti).
Il suo quarto libro, Electrosound. Storia ed estetica della musica elettroacustica (Torino, EDT 2013; II ristampa 2018), ha ottenuto un successo di rilievo nazionale. È stato presentato e recensito in tutta Italia ed è stato adottato in licei musicali, accademie di belle arti e università.
Al momento, è al lavoro sul suo settimo libro che verrà pubblicato dalla casa editrice Carocci di Roma.
Collabora con Rai Radio3 (in qualità di autore e di conduttore), “MicroMega” (per il cui sito filosofico cura la rubrica di estetica “Eikon”) e “il manifesto”.
In questo primo modulo, ci si soffermerà innanzitutto e preliminarmente sulla figura di Primo Levi, cercando di tracciarne un profilo non soltanto biografico, ma anche culturale. Questo significherà ricostruire le principali tappe della vita di Levi, ma anche collocare l’intellettuale torinese nel panorama culturale italiano del secondo Novecento, nel quadro dell’ebraismo italiano e, in un senso ancora più specifico, di quello piemontese. Rispetto a quest’ultimo punto, si prevede un collegamento via Skype con Massimo Acanfora Torrefranca, intellettuale di profilo internazionale, vicepresidente della Comunità Ebraica di Ferrara e componente invitato (senza diritto di voto) alle riunioni del Consiglio nazionale dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane)
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Ospite dell'incontro Massimo Acanfora Torrefranca
È evidente come sia assolutamente centrale, per il Primo Levi uomo e il Primo Levi scrittore, l’esperienza tragica della deportazione e della detenzione nel campo di concentramento di Buna-Monowitz, in Polonia, dal 22 febbraio 1944 al 27 gennaio 1945. La vicenda di Levi, tragicamente comune a milioni di altre persone, va, tuttavia, collocata in un quadro ben più ampio e che rinvia alla lunga storia dell’odio verso gli ebrei e alle varie forme che esso ha acquisito nel tempo fino alla contemporaneità. Si tratta, quindi, di un passaggio inevitabile per comprendere fino in fondo il “caso Levi”.
musicologo formatosi tra Roma e Gerusalemme, insegna presso molteplici prestigiose istituzioni in Italia e all'estero. Ha lavorato come consulente artistico per case discografiche internazionali ed è responsabile di programmi musicali e culturali per la RAI.
È viepresidente della Comunità Ebraica di Ferrara e componente invitato (senza diritto di voto) alle riunioni del Consiglio nazionale dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane).
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Nel corso del secondo Novecento sono stati molti gli intellettuali ebrei che si sono confrontati con un drammatico interrogativo: Dio come ha potuto permettere Auschwitz? Successivamente a questo “omicidio amministrato”, soprattutto gli ebrei si sono sentiti in obbligo di ripensare radicalmente Dio. Non soltanto perché (paradosso dei paradossi) fu proprio «l’antico popolo dell’alleanza […] e non un altro ad affrontare il destino dell’annientamento totale con il falso pretesto della razza» (Jonas), ma anche perché a differenza del cristiano il quale proietta la salvezza nell’aldilà, per l’ebreo «che vede nell’al di qua il luogo della creazione, della giustizia e della salvezza divina, Dio è in modo eminente il signore della storia e quindi “Auschwitz” […] rimette in questione il concetto stesso di Dio che la tradizione ha tramandato» (Jonas).
Partendo dalla “voce del sacro” in Primo Levi, che è stata definita “fioca e un po’ profana”, sarà allora interessante aprire una parentesi specifica sul concetto di Dio dopo Auschwitz.
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Nel momento in cui si ricostruiscono alcuni aspetti del personaggio Levi, non è affatto banale porsi una domanda preliminare: se non fosse stato ad Auschwitz, avrebbe mai iniziato a scrivere? Non si può negare, infatti, come l’esperienza di deportato e di sopravvissuto sia all’origine della spinta a scrivere Se questo è un uomo, romanzo d’esordio di Levi, ma anche La tregua o I sommersi e i salvati. Ma sarebbe riduttivo ricondurre la parabola di Levi alla sola dimensione della “scrittura della memoria”. Definire un quadro di questa figura così esemplare non può allora prescindere da un ripercorrimento, seppur sintetico e “a volo d’uccello”, della sua produzione letteraria, attraverso alcuni dei suoi testi più rappresentativi.
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Con quest’ultimo modulo, si intenderà focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti dell’esperienza esistenziale di Levi generalmente poco conosciuti o approfonditi. Oltre al Levi chimico, al Levi sopravvissuto e al Levi scrittore, c’è il Levi che diventa “signor Malabaila” (pseudonimo con il quale firmerà la prima edizione di Storie naturali) e il Levi artista, che, un po’ per gioco un po’ per una certa sua disinvolta relazione con la materia, ha realizzato opere in filo metallico smaltato (l’esposizione di una loro selezione è stata allestita, per la prima volta, alla GAM di Torino e sarà visibile fino al 23 febbraio prossimo). Si tratta di lavori nei quali si combinano raffinatezza, intimismo e ironia, frutto della fantasia di un intellettuale che appare irriducibile alla sola condizione del superstite, del testimone, dello scrittore, finendo con abbracciare uno spettro emotivo e immaginativo molto più ampio.
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