Primo Levi con le sue opere e la sua vita, si presenta come un punto di equilibrio, oltre che come un modello di pedagogia civile che conosce ben pochi confronti. Vera e propria icona del Novecento, il secolo "tragico" per eccellenza, egli ci invita a riflettere, da moderno "umanista" qual era, non solo sella nostra natura di uomini, ma anche sul senso della vita "dopo" la cesura cruciale di Auschwitz, introdotta "irrevocabilmente" nella storia umana.
La sua celebrazione centenaria, osservata dal punto di vista della scuola, non poteva che essere concepita nel solo modo che alla scuola era dovuto: quello di configurarsi come una "restituzione" verso un uomo, e uno scrittore, che tanto ha dato - e ha ancora da dare - al mondo giovanile.
Primo Levi è uno scrittore complesso e impervio, che contiene molteplici aspetti spesso non immediatamente visibili. Se si prova a elencare in modo sommario alcune di queste facce, bisogna parlare di lui come di un testimone e insieme di uno scrittore, del chimico e del linguista, dell'etologo e dell'antropologo; poi ci sono le facce del diarista e dello scrittore autobiografico, del narratore orale, dello scrittore politico, dello scrittore ebraico, dell'autore italiano e di quello piemontese; e ancora ci sono: il poeta, l'autore di racconti e quello di romanzi e di aforismi.