Ci sono diversi modi per mantenere viva la memoria, due di questi sono i “monumenti” e i "contro monumenti".
I primi sono memorie di stato passive, poiché ricordano la storia al posto nostro, senza la necessità di un intervento da parte del pubblico. Un esempio può essere il Memoriale dei caduti per l’attentato alle Torri Gemelle, visitabile a New York.
I “contro monumenti”, d’altro canto, sono memorie attivabili tramite il coinvolgimento dello spettatore, la cui emotività viene sollecitata.
Le Pietre d’Inciampo sono un ottimo esempio di “contro monumento”. Si tratta di lastre di ottone, ideate a Berlino nel 1947 dall'artista Gunter Demnig; la prima è stata posta a Colonia nel 1992.
Esse riportano il nome, la data di nascita, di deportazione e di morte del prigioniero e sono poste di fronte alla casa di nascita o all’ultima abitazione del defunto.
L’obiettivo di questi “contro monumenti” è quello di essere notati dalla gente durante il cammino, tant’è che all’inizio erano addirittura sporgenti e si rischiava di inciamparci.
L’emotività dello spettatore entra in gioco nel ricordare lo sterminio avvenuto durante la Seconda Guerra Mondiale.
Nel mondo si trovano più di 80.000 Pietre d'Inciampo, di cui 2148 sono in Italia e 19 a Imperia.
L'artista, Gunter Demnig, è originario di Colonia. Egli ha ideato queste opere per ricordare anche gli zingari di Colonia che, così come gli ebrei, erano stati deportati.
La prima ideazione dell'artista è stata infatti quella di tracciare un percorso affinché si ricordassero queste vittime deportate a Roma.
Nonostante persone negassero che avessero abitato a Colonia, Demnig ha raccolto documenti ufficiali della prova generale di Himmler, risalenti al 1942, che dimostrano la cattura dei Sinti.
È stato quindi proprio da qua che è nata la "tradizione" delle pietre d'inciampo.