Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate.
Il Dantedì si celebra il 25 marzo perchè è il giorno in cui si suppone inizi il viaggio allegorico (immaginario) narrato nella Divina Commedia del 1300. E’ il momento in cui il poeta si trova nella selva oscura, dando inizio alla narrazione che lo porterà attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso.
Alcuni punti su questa celebrazione:
- Capodanno Fiorentino: Nel Medioevo, a Firenze e in altre città, l'anno iniziava il 25 marzo.
- Istituzione ufficiale: La giornata nazionale dedicata al Sommo Poeta è stata istituita ufficialmente dal Governo italiano il 17 gennaio 2020, su proposta del Ministero della Cultura, per celebrare il genio di Dante in Italia e nel mondo.
La Divina Commedia non è solo un viaggio attraverso l’aldilà, ma anche un poema che riflette il suo tempo, le sue convinzioni filosofiche, religiose e politiche. Dante, con la sua narrazione, intreccia temi universali di giustizia, salvezza e condanna, esplorando la condizione umana con una visione che spazia dalla tragedia alla speranza e offrendo una critica sociale e politica del suo tempo. Attraverso i tre regni dell’aldilà — Inferno, Purgatorio e Paradiso — Dante parla di giustizia, del significato della vita, dell’amore e della ricerca della verità.
La Divina Commedia ha avuto un impatto duraturo sulla cultura occidentale, influenzando poeti, scrittori e artisti nel corso dei secoli. La sua struttura innovativa, la ricchezza dei personaggi e l’uso del fiorentino hanno contribuito a elevare la lingua italiana a un livello di dignità letteraria.
Il Dantedì è, in conclusione, un momento per celebrare non solo l’autore, ma anche l’eredità culturale che ci ha lasciato e la sua attualità, che ancora oggi ispira riflessioni sulle sfide morali e spirituali dell’umanità.
Carola Lazzaro
2C
Un'insegnante e la sua classe ci raccontano il 27 gennaio da diversi punti di vista, tra pietre d'inciampo, scoperte e laboratori di memoria.
Quella di oggi, 27 gennaio 2026, è stata una mattinata da ricordare.
Sono Teresa Pedrazzini, docente di matematica e scienze e coordinatrice di classe della 2B della scuola secondaria di primo grado Alda Merini di via Gallarate. Oggi ho avuto l’onore di essere accompagnata dai ragazzi di 2B in un percorso che celebra l’umanità, il coraggio e la vita di alcuni uomini e donne milanesi.
Uomini e donne che hanno lasciato (e ancora oggi lasciano) il segno: vite che entrano nelle nostre e le arricchiscono, se ci lasciamo intercettare da esse.
Su un marciapiede, circondati dal traffico, nel caos cittadino, mentre due macchine da lavoro sono intente ad asfaltare viale Ceresio in vista delle olimpiadi invernali e un’ambulanza sfreccia a sirene spiegate, ci siamo fermati.
Per terra: due cubetti di porfido ricoperti da una lastra di ottone che raccontano, ad ogni persona disposta a guardarli, la storia della vita di Luigi Schezzi e Costantino Codini, come le pietre d’inciampo dedicate ad Ambrogio Colombo ed Enrico Pozzoli poco più in là, in via Farini o quelle di tante altre persone, innocenti vittime del nazifascismo, sulle strade di tutta Europa. Io imparo, dai miei alunni, le loro storie e dalle loro vite ci lasciamo intercettare.
Dentro al cimitero monumentale, in un silenzio quasi surreale, che stona completamente con quello appena sperimentato a pochi metri di distanza, accompagnati dal solo suono del calpestio sulla ghiaia, incontriamo l’umanità e le storie custodite in questo museo a cielo aperto.
Allora ecco che scopriamo, insieme, che questo cimitero è per tanti culti (è diviso in tre sezioni: cattolica, acattolica ed ebraica) che, pur diversi, convivono con le loro caratteristiche e unicità. Scopriamo che in esso sono presenti dei veri e propri monumenti: come il monumento per i caduti nei campi di sterminio (un cubo di tubi metallici che custodisce, in eterno, la terra del campo di Mauthausen e i nomi, tantissimi nomi, di uomini, donne e bambini a cui è stata strappata la vita).
Scopriamo anche la vita di personaggi che hanno caratterizzato Milano nel tempo, rendendola la città multiforme che conosciamo: Alda Merini, Campari, Casati, Dario Fo con Franca Rame, Forlanini, Manzoni, Munari, Quasimodo, Valiani… Vite, che intercettano le nostre, ci interrogano e ci arricchiscono!
Il percorso continua alla Fabbrica del Vapore, dove i ragazzi parteciperanno ad un laboratorio di scultura con materiali di riciclo. Veniamo travolti da un’altra storia: quella di chi, coraggiosamente, è riuscito a dire no alla guerra, rifiutandosi di trasformare la propria fabbrica di tram in una industria d’armi e ha preferito chiuderla piuttosto che essere complice della morte.
Cosa dire? Ho visto giovani ragazzi che si sono raccontati queste storie: ragazzi che hanno celebrato la memoria di persone normali, con famiglie e desideri, come tutti noi. Ragazzi che hanno studiato, preparando cartelloni, presentazioni, discorsi, in poco più di due giorni e che, nel loro percorso per diventare adulti, si sono emozionati, commossi e persino dispiaciuti di non aver detto abbastanza.
Ho visto il cimitero diventare luogo di vita e occasione di memoria: non solo un ricordo del passato, ma vaccino contro l’indifferenza e strumento di pace presente.
Teresa Pedrazzini
La gita mi è piaciuta molto perché abbiamo ricordato tutte le persone che sono morte nei campi di concentramento. […] Ho potuto vedere le loro tombe e le pietre d’inciampo a loro dedicate […]. Il Cimitero Monumentale mi piace perché non ci fa dimenticare il passato.
(Simone)
Devo dire che questa gita è stata più bella di quanto mi aspettassi, anche se poi ero un po’ stanca di camminare. […] Consiglio alle professoresse di riproporla in futuro […] mi sono divertita ma ho anche riflettuto un po’ sul significato della Giornata e mi ha portato tristezza per gli eventi accaduti in passato e speranza sul fatto che non si ripetano.
(Annachiara)
Questa gita mi è piaciuta molto […] Abbiamo potuto conoscere nuove persone famose che non conoscevamo prima e abbiamo potuto leggere i nomi di tante persone innocenti morte nell’Olocausto. Per me è stato molto toccante.
(Gianella)
Secondo me, […] non è normale continuare a scappare, nascondersi, rifugiarsi solo perché sei “diverso”. Ricordare non significa avere paura, ma imparare dal passato, non commettere gli stessi errori e difendere i valori più importanti come la pace e soprattutto la libertà.
(Andrea)
Siamo andati al Cimitero Monumentale non per vedere solo tombe, ma perché assicurarci di non dimenticare quello che è successo in passato. […] Questa esperienza è stata bella ma anche triste. Mi ha trasmesso moltissime emozioni tra cui rabbia, tristezza ma anche felicità per coloro che sono riusciti a sopravvivere.
(Ava)
In questo momento il mondo non sta andando bene. Sembra si sia dimenticato degli orrori del passato.
(Nicolas)
[…] la cosa che mi ha colpito in modo particolare era il Cimitero ebraico. Ho notato che mettono dei sassi sulle tombe, per indicare il legame che non svanisce nel tempo. I fiori appassiscono, la pietra è eterna.
(Camilla)
Gli amici della Fabbrica del Vapore, dopo la visita della nostra 2B, ci fanno sapere:
L' attività si è svolta con entusiasmo e con creatività. Un po' di chiacchiere e agitazione ma tutto è andato per il meglio. Ho conosciuto un bel gruppo di pensatori e alcuni creativi. L' idea di sottoporre un laboratorio a tempo e con prove di abilità, è sempre vincente con ragazzi delle medie. Spero di poter rivedere i ragazzi per occasioni creative.
Il progetto Officina delle Arti di Fabbrica è stato un bel momento per sperimentare. Attraverso il laboratorio "Movimento statico" la classe ha "ridato vita" a dei materiali da riciclo. Del resto, anche questa è memoria!
Per tutte le info sui laboratori di Fabbrica del Vapore, vi invitiamo ad andare sul loro sito https://www.fabbricadelvapore.org/le-opportunita/attivita-per-gruppi-e-adulti/
All'inizio della pagina troverete le notizie piu fresh, ma che fine fanno le altre? Le conserviamo! E le trovate sotto questa intestazione: keep scrollin'
Come l'arte, la musica e il processo creativo siano importanti per il nostro benessere fisico e psichico.
L'arte fa bene alla salute e migliora il nostro benessere psicologico: ascoltare musica e in generale fare delle attività culturali che facciano bene alla salute è una convinzione diffusa e storicamente ricorrente in tantissime civiltà diverse. Ma è più di una diceria, o di un luogo comune tramandato nei millenni, l'effetto positivo del coinvolgimento nelle attività artistiche e culturali – che sia passivo, cioè di apprezzamento, o sia attivo, cioè di creazione artistica – è stato dimostrato: è la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità a ricordarci che, negli ultimi decenni, le terapie che integrano arte e salute sono state spesso usate per incrementare il benessere e la salute umana, andando a supportare gli sforzi riabilitativi e preventivi.
continua su: https://www.geopop.it/larte-fa-bene-alla-salute-e-riduce-i-livelli-di-stress-e-ansia-la-conferma-delloms/
I benefici dell'arte sulla mente sono molteplici: le diverse forme artistiche, come la musica e le arti visive, stimolano specifiche aree cerebrali e creano connessioni tra esperienze sensoriali, emotive e cognitive, offrendo numerosi vantaggi a livello psicologico ed emotivo come la gestione dell’ansia, l’aumento dell’autostima, la riduzione dello stress e il miglioramento della salute mentale generale.
L’arte e la musica sono importanti perché: quando siamo giù di morale con la musica riusciamo ad esprimere le nostre emozioni e a essere più leggeri.
Con l’arte quando siamo tristi o arrabbiati riusciamo disegnando a sfogarci.
Sono molto importanti tutte e due perché anche senza parlare riusciamo ad aprirci.
Agnese Falciani
1L
Emma e Mya ci raccontano della giornata al PIME a novembre.
A novembre la nostra classe si è recata al Centro PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere) a Milano nella giornata sui diritti dei bambini.
Arrivati a destinazione, siamo stati invitati ad entrare nel teatro, dove alcune figure che cooperano all’interno del centro ci hanno spiegato che cosa fanno e a quali scopi impiegano le loro energie e risorse. Una di queste è Suor Alessandra. Del racconto di Suor Alessandra, missionaria in Guinea Bissau, ci ha colpito il fatto che sia stata in questo Paese trent’anni – ciò è un po’ come diventare africana – e la sua fede. Lì i bambini prendono un nome quindici giorni dopo la nascita e lo cambiano raggiunta la maggiore età: i nomi rispecchiano le caratteristiche dell’individuo o la situazione familiare. Ci è rimasta impressa anche la descrizione delle abitazioni dello Stato dell’Africa occidentale: sono belle ma senza corrente elettrica e acqua potabile. Dopo aver vissuto lì per molto tempo, la speranza della missionaria è che tutti gli abitanti abbiano il diritto all’istruzione, alla salute, al cibo e all’acqua potabile.
Dopo il suo racconto, abbiamo assistito ad uno spettacolo. Gli attori, che collaborano con il Centro, hanno portato sulla scena varie storie di bambini e bambine ai quali sono stati tolti dei diritti. Tra le storie raccontate dagli attori c’è la vicenda di Alina, una ragazza che viene prima “schiavizzata” dalla zia, poi mandata a lavorare in miniera da un uomo che le aveva promesso che l’avrebbe fatta studiare e infine salvata da una donna che si batteva per i diritti dei bambini. Qualcuno di noi si è chiesto come una zia, che dovrebbe voler bene al proprio nipote, possa comportarsi così. In un’altra storia la protagonista urlava: “La vedi, è là!” e i suoi compagni rispondevano: “Non girarti, continua a camminare!”, perché nel loro Paese c’era la guerra ed erano costretti a scappare se volevano sopravvivere. Non è giusto che l’infanzia sia rubata da adulti irresponsabili.
Esiste un trattato internazionale sui diritti dei minori: la Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza adottata dall’ONU il 20 novembre 1989 e riconosciuta da moltissimi Paesi. Essa comprende 54 articoli e si basa su principi fondamentali, come quello di non discriminazione, del superiore interesse del bambino, il diritto alla vita e all’ascolto delle opinioni del minore.
Ci è stato chiesto che cosa siano per noi i diritti. Per noi tutti, i diritti sono qualcosa di cui abbiamo bisogno e che nessuno dovrebbe toglierci come una casa, una famiglia, del cibo e la scuola.
Per fortuna nel nostro quotidiano ci sentiamo tutelati sempre, mentre purtroppo in diversi Paesi del mondo molti diritti vengono sottratti a bambini innocenti.
Vavassori Emma - Domeniconi Mya
1^B
Sabato 8 novembre alla scuola media Alda Merini di Milano abbiamo organizzato qualcosa di davvero speciale: il primo Ballo d’Autunno della nostra scuola!
Di solito la festa si fa alla fine dell’anno, ma questa volta noi ragazzi di terza abbiamo voluto cambiare e abbiamo deciso di organizzare anche un ballo per augurare a tutti noi un buon inizio di ultimo anno alle medie.
L’idea è partita dai noi rappresentanti delle terze e, quando l’abbiamo proposta, il Preside e la vice preside si sono mostrati subito felici e ci hanno dato il permesso. Anche il comitato genitori ci ha aiutato e molti genitori sono stati disponibili ad occuparsi della sicurezza.
Sarebbe stato bello organizzare il ballo in giardino ma viste le temperature abbiamo scelto la palestra come location e ci siamo occupati di tutto: musica, decorazioni, locandina e buffet. Il tema della serata era “elegante”, con colori oro, nero, bianco e argento.
Abbiamo raccolto i soldi tra di noi per comprare cibo e bevande e, dopo la festa, ci siamo anche occupati di sistemare tutto.
È stata una serata bellissima, piena di musica e risate. Tutti si sono divertiti tantissimo e c’era una bellissima atmosfera.
Per noi è stata un’esperienza speciale, perché era la prima volta che si faceva una festa così.
Speriamo che il ballo d’autunno diventi un appuntamento fisso ogni anno!
Federico Moggia Pisapia - 3A
Dall'inizio...
...alla fine!
OPEN DAY: VOLUME 1
Durante l’Open Day di sabato 22 Novembre siamo andate in giro per la scuola a fare delle domande ai bambini di quinta elementare che verranno l’anno prossimo.
In quasi tutte le classi c’erano dei laboratori, come quello di scienze o quello del blog.
Nel laboratorio del blog spiegavamo che cos’era e anche l’attività che bisognava fare. L’attività consisteva nel far scrivere ai bambini, su un post-it, una loro paura e un loro desiderio per la prima media.
Quando finivano, spiegavamo sia a loro che ai genitori che cos’è un blog: una raccolta di idee, commenti e interessi dei bambini e delle famiglie sulla nostra scuola. Tutto sarebbe poi finito sul blog scolastico, per capire cosa piace di più della scuola a chi la visita.
Quando andavamo in giro a fare le domande, queste erano quelle che avevamo scelto:
Quale superpotere vorresti per superare la prima media?
Ti piace questa scuola? La consiglieresti?
Sai già se c’è qualche tuo amico che verrà qui?
In quale materia pensi di andare meglio?
Ecco le risposte più gettonate!
Le materie più scelte erano matematica e arte, insieme a storia.
Alla domanda se la scuola piaceva, la maggior parte rispondeva di sì, perché era molto grande, le aule erano addobbate e piacevano molto.
I superpoteri più scelti erano: leggere nella mente, fermare il tempo, fare i calcoli con uno schiocco di dita e avere una super memoria.
Tutti ci hanno detto che avrebbero consigliato sicuramente la scuola e che almeno un loro amico aveva già deciso di iscriversi.
In generale ci è sembrato che la scuola sia piaciuta alla maggior parte delle persone che l’hanno visitata e speriamo che l’anno prossimo vengano davvero tutti quelli che sono passati a vederla!
Viola e Martina - 2A