Non un'intervista, ma una lettera a cuore aperto. Yomna scrive a Putin, ma le sue parole andrebbero lette da tutti i grandi della Terra.
Caro Presidente Putin,
Mi chiamo Yomna e ho 11 anni. So che non leggerà mai una lettera scritta da una ragazzina come me, ma ci provo lo stesso, perché credo che anche una voce piccola possa dire cose importanti, voglio parlarle di una cosa a cui penso ogni giorno: la PACE.
Io non capisco molto di politica e di guerre, ma so distinguere tra quando le persone stanno bene e quando soffrono. La guerra porta dolore: famiglie che perdono i loro figli, bambini che non possono più andare a scuola, città che diventano macerie. Io ho amici che vanno a scuola tutti i giorni, ridono e giocano, e penso a quanti bambini in altre parti del mondo non possano farlo. Mi fa tanta tristezza.
La pace, invece, porta sorrisi. Quando c’è pace, le persone possono parlare tra loro, scambiarsi idee, imparare, lavorare, e crescere senza paura. Con la pace, possiamo costruire ospedali, scuole, parchi e case sicure. Con la pace il mondo diventa più bello. Io so che a volte gli adulti litigano perché pensano di aver ragione o perché vogliono il potere, ma ti chiedo: non è meglio usare quella forza per aiutare le persone invece di farle soffrire?
Caro Presidente, vorrei raccontarle un sogno che ho fatto. Ho sognato un mondo senza bombe, dove i bambini giocano nei parchi e le scuole sono piene di risate. Ho sognato città illuminate di gioia, famiglie che si abbracciano senza paura e bambini che fanno amicizia anche se vengono da paesi diversi. Era un sogno bellissimo, e quando mi sono svegliata mi sono resa conto che questo mondo è possibile se gli adulti scelgono la pace.
Io so che lei ha delle responsabilità molto grandi e che prendere decisioni importanti non è facile. Ma anche chi ha potere può scegliere di fare il bene. Può scegliere di ascoltare i consigli di chi vuole aiutare, fermare i conflitti e parlare con gli adulti.
La storia ci mostra che le guerre non portano veramente felicità. Le persone possono vincere una battaglia, ma perdono sempre qualcosa di più grande: l’amore, la speranza, e l’amore della propria gente.
Io credo che la pace richieda coraggio. Non è una cosa facile: a volte dire “basta” è più difficile che dire “attacca”. Ma chi ha coraggio vero non usa la forza per distruggere ma per proteggere e creare. Immagino che lei possa essere molto coraggioso e per questo che le scrivo: perché ho fiducia che chi ha potere può scegliere la strada giusta.
Ogni bambino ha sogni. Alcuni vogliono diventare medici, altri insegnanti, altri ancora astronauti. Ma tutti vogliamo un mondo sicuro. Non vogliamo crescere in mezzo alla paura o vedere la nostra famiglia soffrire. La pace non è debolezza, ma un dono enorme che possiamo fare tutti.
La pace distrugge vite, la pace le costruisce. La pace permette di parlare, di capire, di rispettare, di amare. La pace è più difficile della guerra perché richiede ascolto, pazienza e sacrificio, ma alla fine porta felicità vera. Per favore, signor Presidente, pensi alla pace, pensi ai bambini, pensi al futuro. Ognuno di noi può scegliere di essere un costruttore di speranza, e non di dolore.
Spero che questa lettera possa farla riflettere, anche solo per un momento. Io continuerò a sperare che i grandi ascoltino la voce dei piccoli. Perché noi bambini siamo il futuro e meritiamo un mondo migliore.
Yomna
Carola e Vito hanno intervistato il Dirigente Scolastico, il Prof. Angelo Lucio Rossi, e gli hanno fatto delle domande niente male...
Com’è nata l’idea di creare un blog per la scuola?
Si impara a scrivere scrivendo. Quindi il blog serve anche a imparare a scrivere, a fare un'intervista, a scrivere la recensione di un libro, una ricetta, le regole di uno sport. Serve a scrivere una poesia guardando l'alba o guardando il tramonto, serve a imparare a fare la dichiarazione d'amore. Scrivere serve a imparare a scandagliare i propri sentimenti.
E’ un dovere della scuola dare l’opportunità ai ragazzi di esprimere e raccontare il loro punto di vista.
In che modo scrivere o leggere articoli può aiutare a sentirsi parte della comunità scolastica?
Per un ragazzo, leggere delle notizie che riguardano la sua scuola può essere interessante e aiutarlo quindi a sentirsi coinvolto nella comunità. Il blog, non deve essere una cosa noiosa. Deve essere un blog che parla della vita della scuola e del quartiere. Deve anche contenere molti disegni, molte immagini, foto, anche caricature.
Cosa pensa del digitale come strumento per esprimersi per i giovani? Pensa quindi che il blog sarà uno strumento che i ragazzi leggeranno e seguiranno volentieri?
Vi voglio rivelare un segreto, io sono giornalista e sono molto affezionato al mio tesserino da giornalista. I giornali cartacei si leggono meno. Molti preferiscono leggere online. Per questo un blog può essere letto tantissimo, però può essere uno strumento potente solo se è interessante. Penso anche che debba essere fatto da voi ragazzi: un blog fatto da voi si vede. Un blog fatto dagli adulti è un'altra cosa. Dipende dunque da voi: se ci scrivete voi, se ci lavorate voi allora sarà letto e potrà appassionare.
Che ruolo dovrebbero avere gli studenti nel blog, secondo lei?
Gli studenti dovrebbero essere gli unici protagonisti del blog.
Proseguiamo con altre domande riferite ora alla pace...
Cosa ne pensa delle guerre che stanno accadendo nel mondo di oggi?
Se vuoi la pace, prepara la pace. Se vuoi la guerra, ti armi. Sono inorridito dalla corsa agli armamenti. Quando c'è una corsa a riarmarsi significa che sei pronto alla guerra e l'altro lo vedi come nemico. Noi anziani, con più anni, dovremmo vergognarci di fronte a voi per come lasciamo il mondo, con tutte queste guerre.
Che cosa significa per lei “pace” nella scuola di oggi?
Se vuoi la pace, prepara la pace anche nella tua scuola. Se nella tua scuola tu non accogli l'altro, stai preparando la guerra. È necessario amare e rispettare la diversità religiosa, culturale, etnica, rispettare l'altro e cominciare anche a disarmare le parole. Ci vogliono parole gentili, parole di pace.
In che modo la nostra scuola promuove la cultura della pace?
Il blog è uno degli strumenti attraverso cui parlare di pace e non violenza. Attraverso questo blog la scuola vuole promuovere la cultura della pace. Vorrei che questo blog riflettesse su questa parola: in-contro. Non andare contro l’altro, ma rispettarlo, ascoltarlo.
Vorrebbe che nel blog si dedicasse uno spazio alla pace?
Sì, vorrei che nel blog si mettesse in risalto il fatto che nel mondo ci sono tante guerre ma anche che ci possono essere delle soluzioni di pace.
Nel blog potremmo scrivere anche su fatti di attualità?
Sì, il blog dovrebbe occuparsi soprattutto di quello. Dovete lavorare sull’attualità. Scrivere di attualità oggi significa scrivere di guerra, pace, ambiente, ecologia, razzismo.
E per finire qualche domanda personale...
Come mai ha deciso di lavorare insieme ai ragazzi nel ruolo di preside?
E’ importante dire una cosa: nella scuola ci sono gli insegnanti, gli educatori, i collaboratori scolastici, la segreteria, le famiglie poi ci sono i ragazzi. I ragazzi sono la sfida educativa più importante. Senza un ruolo attivo dei ragazzi, la scuola è moscia. Faccio un esempio per farmi capire. Avete notato la festa della terza media organizzata direttamente dai ragazzi? hanno fatto loro la spesa, hanno pensato a tutto. Come si sono sentiti? Sono stati protagonisti. Una scuola senza il protagonismo dei ragazzi è una scuola povera.
Qual è l’aspetto del suo lavoro che le dà più soddisfazione? Qual è invece il più difficile?
Io vi auguro di fare un lavoro che vi piace, perché io come insegnante, ma anche come preside, ho sempre goduto. Quando un lavoro ti piace, ti spendi. Nel mio lavoro penso a come interessare i ragazzi, come coinvolgerli, come renderli protagonisti, come far vivere la scuola, come far sì che la scuola sia bella e sia piena di attività… Lavoro per nutrire i talenti dei ragazzi ed è davvero una soddisfazione!
Una cosa difficile è questa: spesso si riprendono i ragazzi e accade che ci sia qualche sospensione. I grandi spesso difendono i figli e quindi qualche volta accade di trovare un disaccordo con i genitori su come educare i ragazzi. Dobbiamo però pure riconoscere che in questa scuola ci sono tante famiglie che collaborano nelle feste, con le attività sportive, con le attività culturali. Devo dire che sono soddisfatto perché c'è anche una componente di genitori che dà davvero una mano alla scuola.
E’ felice di passare tanto tempo in mezzo a ragazzi e ragazze?
Sì perché il mio lavoro consiste proprio in questo.
Vorrebbe dare dei consigli ai futuri ragazzi che vorrebbero venire in questa scuola?
I consigli sono semplici: curiosità, amore, desiderio, passione, sogni. Se uno non sogna, come fa a vivere, ad alzarsi, a sacrificarsi? Ecco, io ho sempre vissuto con una frase: “I ragazzi crescono solo se sono sognati”. Io tutti i giorni provo a sognarvi, vi immagino cresciuti e questo mi rende già felice.
Quali sono le sue più grandi passioni fuori e dentro la scuola?
Le mie più grandi passioni sono leggere e scrivere. Senza lettura mi sento vuoto, quindi ogni giorno ho bisogno di leggere per vivere ma ho bisogno anche di scrivere. Dico sempre ai ragazzi che scrivere è una bella terapia, è come un medicinale. Quindi consiglio sempre di tenere un diario, di annotarsi le cose.
Quando andrà in pensione?
Io vorrei fare il preside per sempre perché, di anno in anno, è cresciuta la passione. Quando però mi diranno di andarmene lo farò. Dopo aver fatto il preside, vorrei fare il giornalista.
Carola e Vito - 2C