Calligrammi e caviardage ispirati alla Commedia creati dagli alunni in ospedale
25 MARZO - In occasione del Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri e alla sua straordinaria opera, anche gli alunni della sede ospedaliera del Niguarda hanno partecipato ad un’attività creativa ispirata alla Divina Commedia.
Partendo da alcuni versi del celebre poema, gli studenti hanno sperimentato la tecnica del caviardage, un metodo che permette di creare nuovi testi poetici attraverso la selezione e la valorizzazione di parole già presenti in una pagina.
Inoltre si sono cimentati anche con i calligrammi, in cui la disposizione grafica dei versi di Dante forma un’immagine legata al contenuto del testo.
Tra immagini, segni, colori e parole nascoste, gli alunni hanno dato vita a piccole poesie personali e a componimenti “da guardare”, dimostrando come i versi di Dante possano ancora oggi ispirare creatività e fantasia. Nelle personalissime immagini (da sfogliare qui accanto) di Henriette, David e Nicole, raffigurate le famose "tre fiere" e la selva oscura, oltre che una poesia nascosta individuata tra i versi del XXX canto del Purgatorio.
Un modo originale per avvicinarsi alla grande poesia e celebrare insieme il Dantedì, che cade proprio il 25 marzo perché la maggior parte degli studiosi crede che il Sommo Poeta abbia iniziato il suo immaginario viaggio ultraterreno proprio in questo stesso giorno del 1300.
PROF.SSA MARIAGRAZIA CALABRO'
Dottor Sorriso, i clown che fanno dimenticare la malattia
25 MARZO - Ciao, mi chiamo S. e ho 8 anni. Nella scuola in ospedale ho conosciuto dei clown molto simpatici dell’associazione Dottor Sorriso. Loro vengono in corsia per far ridere i bambini.
Hanno il naso rosso e fanno tante battute divertenti. Portano anche giochi e fanno piccoli scherzi che fanno ridere tutti, anche i genitori e le maestre.
I due clown che ho visto si chiamano Falispa e Doccia. Sono molto buffi. A volte fanno finta di sbagliare tutto come dei medici pasticcioni e allora succedono cose divertentissime. Altre volte fanno giochi e magie.
Quando arrivano loro, la corsia diventa più allegra e si ride tanto. Secondo me fanno un lavoro molto bello, perché aiutano i bambini a sentirsi un po’ meglio.
Infatti a me piace quando vengono, perché mi fanno dimenticare per un po’ di essere in ospedale e mi fanno sorridere.
S.
V. ci presenta il progetto di Giunti per i pazienti del Niguarda
25 MARZO - Aiutaci a crescere… con un libro
Mi chiamo V., ho 8 anni e vorrei raccontare una cosa molto bella che ho scoperto in ospedale. Si tratta di un progetto di Giunti editore che si chiama “Aiutaci a crescere, regalaci un libro”.
Questo progetto regala libri ai bambini che sono ricoverati in ospedale, nel reparto di pediatria. Le persone vanno in libreria, comprano un libro e possono sceglierne uno da donare ai bambini che stanno male, lasciandolo direttamente ai librai. Poi i libri vengono portati in ospedale.
Secondo me è un’idea bellissima perché, quando si è in ospedale, ci si sente tristi o annoiati. Un libro invece ti fa viaggiare con la fantasia. Anche se sei in una stanza, puoi andare in un castello, nello spazio o nel mare con i pirati! Leggere ti fa sentire più tranquillo e il tempo passa più veloce.
Mi piace questo progetto perché con un gesto piccolo si può fare qualcosa di grande: far sorridere un bambino. E secondo me far sorridere qualcuno è una delle cose più importanti che ci sia!
V.
La voglia di ritrovarsi oltre le quattro mura di un ospedale
16 MARZO - Chi l'ha detto che in ospedale si sta sempre da soli? Se pensate che sia così, leggete un po' quello che ci racconta A., un bambino che riesce a creare delle amicizie anche in delle brutte situazioni. talmente forti che possono durare anche oltre il periodo di guarigione. ♥️
IL RACCONTO:
Mi chiamo A. e frequento la scuola primaria.
Di solito i compagni di banco si scelgono, invece qui in ospedale succede qualcosa di diverso: ogni giorno può esserci un bambino nuovo accanto a te, con una storia diversa, una città diversa e anche una malattia diversa.
C'è chi resta pochi giorni, chi due settimane e chi di più... C'è anche chi torna ogni tanto. Ma anche se ci vediamo per poco, è bello condividere un disegno, un compito, un gioco o una chiacchiera.
Una volta ho conosciuto un bambino che parlava solo inglese. Abbiamo comunicato con i gesti… e con i colori! Un’altra volta una bambina mi ha insegnato a fare un origami. Poi ci siamo salutati, ma mi è rimasto il suo sorriso.
Qui i banchi non sono sempre gli stessi, e a volte nemmeno le sedie: possono essere letti, carrelli, tavolini. Ma ogni giorno è speciale, perché ogni compagno lascia qualcosa.
E quando il banco si svuota, resta la voglia di rivedersi e sedersi ancora vicini.
A cura di VICTORIA CAMPANELLA E GRETA DI STEFANO
La sala giochi allestita grazie alla donazione dell'ass. Caldo Abbraccio
9 MARZO - Giocando si... guarisce! E' la brillante idea che hanno avuto al reparto di pediatria dell'ospedale Niguarda, materialmente sostenuta dall'associazione "Caldo abbraccio - APS".
Grazie alla generosa donazione di quest'ultima, infatti, la struttura ospedaliera è stata dotata di una vera e propria sala giochi, con tanto di biliardino, play station, tavolo da ping-pong e da hockey. Tutte queste attrezzature sono state date in modo gratuito dall'associazione benefica milanese al Niguarda, che ha voluto così alleviare la sofferenza dei piccoli pazienti e distrarli dalla lotta che ognuno di loro porta avanti.
Quest'oasi di divertimento, nello specifico, si trova tra i padiglioni D ed E della pediatria, dove i ragazzi si concedono momenti di svago e spensieratezza assieme alle maestre della scuola in ospedale o ai volontari dell'Abio, che aiutano i ragazzi a stare insieme nel modo corretto.
Insomma, anche in ospedale c'è un luogo dove sorridere, giocare e sentirsi bambini e ragazzi come tutti gli altri!
LA REDAZIONE
Celebriamo la diversità di tutti e l'unicità di ognuno di noi
23 FEBBRAIO - Anche la Sio ha celebrato la Giornata dei Calzini Spaiati! Un momento speciale per ricordarci che essere diversi è una ricchezza e che ognuno, con i suoi colori e le sue forme, è unico.
Tutti, grandi e piccoli, abbiamo indossato calzini diversi tra loro, colorati e simpatici, per dire “no” al bullismo e “sì” all’inclusione.
È stato divertente guardare i piedi di tutti… e ancora più bello pensare che, anche se non siamo tutti uguali, insieme stiamo benissimo!
Una giornata allegra, fatta di sorrisi, calzini strani… e tanti pensieri gentili.
A cura di MARGHERITA FARINA
C. ci racconta come il suo peluche l'abbia aiutato durante il periodo in ospedale
23 FEBBRAIO - È bello vedere come anche una semplice cosa può aiutare della persone a superare dei momenti difficili, come quello affrontato da C, un bambino di 7 anni proveniente da Brescia, che però è stato aiutato da un suo amico molto speciale. Leggete il suo racconto qui di seguito.
IL RACCONTO
Mi chiamo C., ho 7 anni e quando sono arrivato da Brescia all'ospedale Niguarda avevo paura. Tutto era nuovo: il letto, le persone, gli odori, i rumori. Per fortuna con me c’era il mio orsetto, quello che stringo sempre anche a casa quando qualcosa mi preoccupa.
Si chiama Leo e non mi lascia mai. Dorme con me nel letto dell’ospedale, ascolta le maestre quando leggono storie bellissime e partecipa alle lezioni. Anche i dottori e gli infermieri lo conoscono ormai.
Quando sono triste o ho nostalgia di casa, basta abbracciarlo un po’ più forte per sentirmi subito meglio. È come se dentro ci fossero le coccole di mamma, di papà e della nonna.
Ho fatto tanti disegni e lavoretti: uno l’ho dedicato proprio a Leo, per ringraziarlo di essermi stato vicino in ogni momento. Quando tornerò a casa, porterò con me tanti ricordi… e Leo potrà raccontarli a tutti, perché anche lui è stato un po’ alunno della scuola in ospedale!
A cura di LORENZO ROCCA
"Ecco cosa ho capito dopo un Halloween da paura... in ospedale"
16 FEBBRAIO - A chi non è mai capitato di fare qualcosa "solo per vedere cosa succede", anche sapendo che fosse sbagliato?
Spesso gli adulti liquidano le nostre bravate come semplice immaturità o mancanza di regole. Eppure, dietro un atto di ribellione o una sfida al regolamento scolastico, si nasconde un mondo di emozioni complesso: il desiderio di sentirsi grandi, il bisogno di essere accettati dal gruppo o la ricerca di un’emozione forte in una quotidianità che a volte ci va stretta.
In questo articolo Filippo, dall’Ospedale Niguarda, partendo dalla sua esperienza personale, ci aiuta a capire e ad analizzare quali sono le motivazioni che spingono gli adolescenti a compiere delle “bravate”.
Mi chiamo Filippo, frequento la III media e vorrei raccontarvi la mia esperienza negativa, ma formativa. La sera di Halloween io e dei miei amici abbiamo pensato che fosse una buona idea entrare in una vecchia fabbrica dismessa, ma mi sono ritrovato con un braccio rotto.
Certo, posso dire di aver passato un Halloween da paura... in ospedale!
A parte le battute, questa esperienza mi ha portato a riflettere su quali siano le motivazioni che spingono i ragazzi a fare delle bravate.
Spesso per noia o semplicemente per curiosità i ragazzi tendono a sfidare il pericolo, perché sono alla ricerca di adrenalina e forti emozioni che magari nel quotidiano non vivrebbero.
Un altro motivo potrebbe essere il desiderio di sentirsi indipendenti e autonomi, visto che di solito i ragazzi si sentono un po’ pressati da tutte le regole che vengono imposte dagli adulti.
Spesso i ragazzi sono anche influenzati dagli amici e per impressionarli mettono in atto delle azioni che da soli non farebbero mai, anche per la ricerca di attenzioni e di riconoscimento, per sentirsi più grandi e più forti.
La mia esperienza mi ha insegnato che un'azione che può sembrare una buona idea in realtà può trasformarsi in una tragedia. Io sono stato fortunato, ma non sempre finisce bene.
Il mio consiglio, quindi, è di prestare sempre attenzione a quello che si fa e pensare prima di tutto alle conseguenze.
FILIPPO (con intro della prof. MARIAGRAZIA CALABRO')
L'anno scorso la visita delle mascotte delle Olimpiadi, Tina e Milno
9 FEBBRAIO - Anche all’ospedale Niguarda si parla di sport! Le Olimpiadi Invernali di Milano - Cortina 2026 sono cominciate da pochissimi giorni e l'entusiasmo è alle stelle anche tra noi bambini della Scuola in Ospedale.
Le maestre ci hanno spiegato cosa sono le Olimpiadi: una grande festa dello sport, dove atleti di tutto il mondo si sfidano con impegno e rispetto.
Lo scorso anno, a sorpresa, sono venute a trovarci anche le mascotte ufficiali delle Olimpiadi: Tina e Milo! Due ermellini, fratello e sorella. La prima dal manto bianco, come le nevi che caratterizzeranno questi giochi, il maschio dal manto marrone come il territorio montuoso che ospiterà i Giochi. Sono stati disegnati dagli allievi di una scuola calabrese e i loro sono sono i diminutivi di Cortina e di Milano. Per noi ospitarli è stato un momento speciale, pieno di sorrisi, foto e abbracci. Abbiamo visto video, fatto ricerche e disegni per loro.
Le Olimpiadi ci insegnano che ogni traguardo si raggiunge con impegno, coraggio e speranza. Proprio come succede ogni giorno qui, dove impariamo, ci curiamo e non smettiamo mai di credere in noi stessi.
GLI ALUNNI DELLA SCUOLA IN OSPEDALE
Una storia e una poesia per la Giornata della Memoria
26 GENNAIO - Anche qui ci si finisce un po' per costrizione, come in un ghetto o in un campo di concentramento. Tra le corsie di un ospedale, però, ci si ritrova per ritrovarsi e non per essere cancellati da un numero tatuato sulla pelle. E le farfalle s'inseguono come un sogno appena fatto, non come la vana speranza di sfuggire ad un incubo.
Quello, ad esempio, vissuto da Pavel Friedman, ragazzino morto nel ghetto di Terezin (Cecoslovacchia) - uno dei luoghi in cui vi fu il maggior numero di prigionieri bambini (per lo più tra i 10 e i 14 anni) - e autore della famosa poesia "La farfalla gialla".
A quest'ultima fanno riferimento le sagome del colore di una lacrima di sole appese alle luci dei corridoi del reparto pediatrico all'interno dell'ospedale Niguarda. Come se aggrapparsi a quelle ali e alla storia che sventolano al cielo possa fungere da auspicio per un pronto ritorno alla "libertà".
Proprio quella che poterono riabbracciare Alice e Noah, i protagonisti del libro sulla Shoah "Stelle di stoffa", di Anna Baccelliere, letto dagli alunni della nostra scuola in ospedale in prossimità della Giornata della Memoria del 27 gennaio.
I due sono fratellini e sono ebrei. Senza padre, presto vengono sottratti anche alla madre, finendo in un campo di concentramento. A tenere viva la loro speranza la bambola Malka e l'orsetto Joele, che proprio la mamma aveva regalato loro. All'interno dei peluche le foto di quest'ultima, nascoste dalla nonna.
Perché in mezzo a tanto male il bene riesce comunque a nascondersi e lo si può ritrovare nei posti più impensabili: sulle ali di una farfalla, in un giocattolo di stoffa, appeso al soffitto di un corridoio e negli occhi di chi lo percorre sperando d'imboccare preso l'uscita.
Leonardo, il bambino che disegna sogni tra le corsie del Niguarda
19 GENNAIO - Nel reparto scuola dell'Ospedale Niguarda c'è un bambino di nome Leonardo. Ha 9 anni e ha una grandissima passione per il disegno, appena qualcuno gli dà una matita lui con la sua creatività crea un capolavoro. I suoi disegni raccontano storie, emozioni e sogni pieni di personaggi, animali e paesaggi di fantasia... Siamo felicissimi di avere un bambino così talentuoso qui tra noi!
COPPARI GIORGIA & FARINA MARGHERITA
Gabriel racconta la storia di questo genere musicale
12 GENNAIO - Il rap conquista sempre più le nuove generazioni: con i suoi beat incisivi e testi capaci di parlare direttamente alle esperienze quotidiane dei ragazzi, questo genere è diventato la colonna sonora preferita di molti giovani d’oggi. Ed ecco che dall’Ospedale Niguarda, Gabriel, grande appassionato di musica rap, ci aiuta a conoscere meglio la storia di questo stile musicale, tracciandone le fasi più importanti e facendo un disegno sulle sue canzoni preferite.
IL POTERE DELLA MUSICA
Il rap è un genere musicale che nasce negli anni ’70 negli Stati Uniti ed è spesso considerato l’acronimo di Rhythm and Poetry (ritmo e poesia). Si basa sul “rapping”, cioè, recitare testi in rima su una base musicale ritmica che inizialmente era fatta con il “campionamento” di altre canzoni.
Adesso vediamo brevemente le tappe evolutive del rap! Negli anni ’70 il rap inizia a diffondersi nei block party (feste di quartiere) nel Bronx di New York grazie a dj come il pioniere Kool Herc. Negli anni ’80 poi il rap si è diversificato con l’emergere di artisti come Run-D.M.C. e LL cool J. Gli anni ’90 sono considerati la Golden Age del rap. Infatti, in questo periodo raggiunse la popolarità globale e vide emergere delle leggende come Tupac Shakur e The Notorius big, Snoop Dogg e i Public Enemy.
Il rap divenne allora un potente strumento per esplorare l’identità culturale e le esperienze personali, dando vita a sottogeneri come il gangster rap, l’East Coast rap e il West Coast rap.
Nel XXI con l’avvento di internet e dei social media il rap è diventato ancora più accessibile a livello globale, permettendo a nuovi artisti di emergere e raggiungere un vasto pubblico internazionale. Il rap si è così anche fuso con altri generi come il pop, diventando così uno di generi musicali più ascoltati al mondo.
Questo genere è diventato oggi un fenomeno globale, evolvendosi nel tempo e dando vita ad altri sottogeneri come la trap, che è un’evoluzione del rap con più auto-tune e più aggressività e ha dominato le classifiche negli ultimi anni.
Il rap nasce da un bisogno profondo di espressione, riscatto sociale e ricerca di una propria identità in un contesto di emarginazione: è stata la risposta creativa ad un ambiente ostile, un modo per trasformare il disagio in arte e unire le persone attraverso la musica e l’arte. Di questo genere mi piacciono particolarmente due canzoni che sono: “Hope” e “Goosebumps”.
Gabriel - 3° media
A cura di VICTORIA CAMPANELLA E HAGAR ALLAM
Lo scambio di regali tra la primaria e la scuola in ospedale
15 DICEMBRE - Mattoni, ferro e cemento. A volte i ponti più resistenti, però, sono fatti di pensierini e gesti gentili, come quelli che si sono scambiati prima delle vacanze di Natale i bambini della primaria e quelli della Scuola in Ospedale, uniti dalla magia del periodo e dal loro animo buono.
Nello specifico i piccoli studenti dei plessi Pertini e Pirelli hanno consegnato - anche quest'anno - ai pazienti del Niguarda dei pensierini colorati e pieni d'affetto - preparati a scuola nelle settimane precedenti -, che hanno rallegrato e reso meno amaro il soggiorno in ospedale di chi sta vivendo un periodo più difficile della propria vita.
Quest'ultimi hanno apprezzato molto il gesto e non sono stati da meno, omaggiando i loro "ospiti" con cartelloni e decorazioni fatte a mano. Un modo semplice e profondo al tempo stesso per dire "grazie" e per rafforzare un legame solido e duraturo come quello che solo un ponte di fraterna amicizia sa creare
CAMILLA PALERMO🏀
Il reparto di pediatria addobbato con l'albero e il presepe
15 DICEMBRE - Anche quest’anno nei reparti di Pediatria dell’Ospedale Niguarda si respira l’atmosfera speciale del Natale. Nei reparti, infatti, sono tornati, già dall’ultima settimana di novembre, il presepe e l’albero, realizzati grazie alla collaborazione degli insegnanti della sezione ospedaliera Niguarda dell’I.C. Pertini, che hanno affiancato il personale nel preparare gli addobbi.
In foto, ad esempio, possiamo vedere - da sinistra verso destra - ll prof. Famiglietti, la caposala Giusy Tristaino, la prof.ssa Mariagrazia Calabrò e la maestra Mainardi Fiammetta.
Nel settore di alta degenza prende vita il tradizionale presepe, mentre nel reparto a bassa intensità brilla l’albero di Natale: due simboli semplici, ma preziosi, che ogni anno vengono allestiti con cura, grazie ai materiali messi a disposizione dall’ospedale.
Un modo per rendere più accogliente l’ambiente e portare un po’ di calore e serenità ai bambini e ai ragazzi ricoverati e alle loro famiglie.
LA REDAZIONE
La commovente lettera sulla felicità scritta in inglese da Nithu
15 DICEMBRE - La felicità, spesso cercata nei grandi eventi, a volte si nasconde nei dettagli più semplici. In queste righe, Nithu ci racconta in inglese cosa significa per lei essere felice e ci dà degli utili consigli per raggiungere la felicità di tutti i giorni. Ascoltiamola e allo stesso tempo facciamo un po’ di pratica d'inglese!
WHAT MAKES YOU HAPPY?
What is happiness?... Happiness to me is hanging out with people, who can be trusted and would be on your side. It’s alright not to be happy, because everyone goes through a tough time. It’s always better to have a positive mindset. It’s better to try new things since you live once.
HOW TO STAY POSITIVE?
When teenagers face tough times, it’s best not to bottle up those difficult feelings. Reach out to someone you trust and share what you’re going through. It’s important to clear your mind of toxic thoughts and feelings. If you have the urge to seek revenge, it’s wise to resist, believing that god has better plans for you in the future if you focus on positivity.
To stay positive, focus on finding happiness in the things you do want to do, and always trust the people you reach out to. Try to hang out more, and don’t worry about other people’s opinions of you. Negative comments from others are usually a reflection of their own insecurities, not the truth about you.
BE HAPPY, BELIEVE IN YOURSELF!
N.S.
LA REDAZIONE