Non indossano né maschere né costumi e non hanno superpoteri. A dirla tutta i nostri EROI non hanno nemmeno fisici da copertina. Eppure i loro gesti, nello sport e nella vita di tutti i giorni, sono diventate gesta a dir poco epiche, e noi saremo i loro cantori.
Rapita e violentata per sei giorni dal figlio del boss locale, fu la prima a ribellarsi all'art. 544 del Codice Penale.
25 MARZO - Lo scorso sabato 21 marzo è stata la "Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie".
Noi ne abbiamo voluta ricordare una, Franca Viola, che non solo alla fine è riuscita a sopravvivere ai suoi aguzzini, ma col suo esempio di coraggio e orgoglio ha cambiato per sempre il concetto di donna dell'intero Stivale italiano, persino quello incredibilmente presente tra le leggi dello Stato.
Guarda il video qui affianco per approfondire la sua storia.
LORENZO ROCCA
Premio Nobel per la Pace dopo essersi ribellata ai suoi stupratori dell'ISIS in Iraq
9 MARZO - A volte un eroe nasce tra la polvere, sotto i piedi di chi l'ha calpestato, tra le braccia di chi voleva tarpargli le ali. E' il caso di Nadia Murad, un'eroina dei nostri tempi che era soltanto una ragazza, prima che l'ISIS - l'organizzazione terroristica del sedicente Stato Islamico - la rendesse una schiava sessuale.
Oggi, in occasione della Festa della Donna appena celebrata, abbiamo scelto di raccontarvi la sua storia come esempio di rinascita e di una forza e un coraggio che solo le donne possiedono.
Meno famosa di quella dell'iraniana Mahsa Amini, questa è anche una storia che proviene dal Medioriente, oggi più che mai al centro della cronaca internazionale. In particolare dall'Iraq, Paese vicino dal punto di vista geografico, politico e culturale al regime dell'Ayatollah Khamenei appena deceduto.
Nessuna presa di posizione a favore o contro le parti in causa, solo una denuncia di ogni forma di violenza, ovunque e contro chiunque sia perpetrata.
GIORGIA COPPARI & MARGHERITA FARINA
Simon Wiesenthal, l'uomo che fece catturare l'aguzzino di Anna Frank
26 GENNAIO - Sopravvisse al campo di Mauthausen, ma nessuno dei nazisti sopravvisse, o meglio, sfuggì al suo "Centro di documentazione ebraica", un'istituzione che, sotto la bandiera statunitense, scovò e fece arrestare moltissimi soldati tedeschi, macchiatisi delle più abominevoli atrocità nei campi di sterminio.
Nel video la sua storia!
ARIANNA TRADIGO
"Non voglio fiori sulla mia tomba, sarebbero strappati alla foresta"
19 GENNAIO - Negli anni 70’, un uomo Brasiliano di nome Chico Mendes, si accorse che la Foresta Amazzonica ogni giorno diventava sempre più piccola a causa della deforestazione.
Egli si accorse anche che più alberi venivano tagliati e meno pioveva; meno pioveva e più la foresta amazzonica si ammalava.
La colpa era degli americani, che davano denaro alle ditte che disboscavano l’Amazzonia per produrre la soia. Allora Chico volò in America per spiegare alle persone ciò che stava succedendo. Il discorso fu talmente convincente che alcuni americani smisero di spendere soldi in quell’affare. Ma fu anche tanto convincente che venne arrestato e torturato.
A Chico non importava, però, e non smise di battersi per la sopravvivenza dei popoli della foresta. Assieme agli alberi, infatti, venivano sterminati anche gli animali della foresta.
Alla fine furono i proprietari terreni ad ucciderlo. Aveva compiuto da poco 45 anni.
Insomma, la sua è una storia da ricordare e da raccontare, che ci fa capire che stiamo sprecando le risorse presenti sulla terra.
LORENZO ROCCA
Politkovskaja, la giornalista russa che sfidò Putin
15 DICEMBRE - Anna Politkovskaja è stata una giornalista russa. Dopo il crollo del muro di Berlino (9 novembre 1989) aveva documentato quello che succedeva nel suo Paese, accusando più tardi il Governo Putin del mancato rispetto della libertà di stampa e dei diritti civili nella seconda guerra russo-cecena. Per questo, per colpa del suo lavoro è stata uccisa all'età di 48 anni.
I soldati russi durante la guerra dicevano che i ceceni erano terroristi e trattavano donne, uomini e bambini come tali, torturandoli e uccidendoli in modi spregevoli. Anna Politkovskaja si recò come inviata della Novaja Gazeta proprio in Cecenia, documentando tutto, e quando tornò raccontò gli sconvolgenti episodi. Fu per quella curiosità e per quel desiderio d’informazione che fu uccisa 3 giorni dopo, il 7 ottobre 2006, il giorno del COMPLEANNO DI PUTIN.
Stava tornando dal supermercato e quando uscì dall'ascensore l’assassino le sparò quattro colpi di pistola MAKAROV PM in testa.
Il giorno dopo l'omicidio, però, circa 500 persone manifestarono al centro di Mosca in onore della Politkovskaja e per protestare contro le misure restrittive varate dal Governo russo nei confronti dei cittadini di origine georgiana.
I paesi esteri europei risposero all’omicidio con delle lettere e delle interviste:
Italia, le dichiarazioni del Vice-Ministro degli affari esteri Ugo Intini
L'assassinio della giornalista Anna Politkovskaja, il 7 ottobre scorso, contribuisce a gettare ombre sulla situazione russa,[...] che è ancora terreno di gravi atti criminali. La preoccupazione è che questi eventi possano costituire un ostacolo per la stabilizzazione democratica del paese [...].
L'Italia condivide naturalmente in pieno la posizione espressa dalla Presidenza dell'Unione europea [...] e l'aspettativa che venga condotta un'indagine seria ed approfondita, che conduca all'individuazione dei responsabili ed alla loro consegna alla giustizia.
Stati Uniti, le dichiarazioni di Sean McCormack, portavoce del Dipartimento di Stato statunitense
«Gli Stati Uniti sono scioccati e profondamente rattristati dal brutale omicidio della giornalista indipendente russa Anna Politkovskaja. Chiediamo urgentemente al Governo russo di condurre subito un'inchiesta approfondita per individuare, perseguire e portare di fronte alla giustizia i responsabili di questo odioso omicidio».
Ancora oggi non si sa se l'assassino o gli assassini furono mandati dall’esercito russo, ma nel 2014 cinque presunti colpevoli materiali dell'omicidio sono stati condannati da un tribunale moscovita a pene che vanno da 12 anni di carcere fino all'ergastolo. La famiglia della Politkovskaya, però, ha citato in giudizio la Russia davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo e accusa i servizi segreti russi di aver ordinato l'omicidio della giornalista a causa delle sue rivelazioni.
Anche se morta, però, l'eroismo con cui si è battuta per difendere i diritti delle persone e libertà di fare il suo lavoro al meglio vivono ancora oggi in molti dei luoghi pubblici a lei dedicati, come ad esempio Largo Anna Politkovskaja a Milano, nei pressi di piazza Gae Aulenti.
GIACOMO SANTELMO