Confermata a grande richiesta la nostra rubrica sulle CURIOSITA' provenienti da tutto il mondo su argomenti di qualunque natura: siete pronti ad assumere un'espressione di meraviglia e soprattutto ad esclamare WOW!?
A idearlo, durante la Guerra civile spagnola, Alejandro Finisterre, il primo dirottatore della storia!
25 MARZO - Il mondo ha la forma sferica di un pallone e quando si ferma, sotto i colpi delle cannonate e dei bombardamenti, basta dargli un calcio per farlo ripartire. Quello che però deve essersi chiesto Alejandro Finisterre nel suo letto d'ospedale di Madrid tra i tanti i mutilati attorno a lui fu "Come si fa senza una gamba?" E' nato così, nel bel mezzo della Guerra civile Spagnola, uno dei più famosi giochi da tavolo al mondo, il biliardino.
Quattro stecche per squadra, ognuna per un ruolo diverso, con un portiere, due difensori, cinque centrocampisti e tre attaccanti blu e altrettanti rossi. Lo scopo, come nel calcio vero, fare più gol dell'avversario, gettando nella rete avversaria una pallina generalmente di materiale plastico del diametro tra i 32 e i 34 mm.
Molti nel corso del tempo si sono arrogati il merito di averlo inventato, ma il più accreditato sembra essere Alejandro Finisterre. Nato nel 1919 in Galizia, all'età di 15 anni si trasferì nella capitale spagnola per studiare. Lì per poterselo permettere, però, dovette fare vari lavori, dal muratore al ballerino di tip-tap.
Inizialmente libertario, nel 1936 finì anche col divenire un convinto anarchico, proprio quando cominciò la Guerra civile spagnola, che per tre anni vide frapposti da una parte i nazionalisti di destra - contrari alla neonata Repubblica (1931), dopo anni di monarchia - che furono guidati dal generale Francisco Franco, e dall'altro schieramento il Governo repubblicano. Alla fine, appoggiato anche da Mussolini e Hitler, vinse Franco, che instaurò una dittatura franchista durata fino al 1975, anno della sua morte.
Vittima del crollo di un edificio, pochi mesi dopo l'inizio di questo conflitto, preludio alla Seconda guerra mondiali, Alejandro fu portato nell'ospedale della capitale. Fu lì che vide tantissimi feriti di guerra come lui, ma soprattutto molti bambini che avevano perso una gamba a causa delle bombe. Pensò che non avrebbero potuto fare molte cose, tra cui non giocare più a calcio.
Allora, prendendo spunto dal ping-pong, una sorta di tennis da tavolo, cercò di ideare un football da tavolo: lo brevettò nel 1937 col nome di "futbolin solo". Tuttavia un primo brevetto era già stato depositato nel 1922 dall'inglese Harold Sea Thornton, mentre sempre nel 1937 in Italia il primo a costruirlo concretamente fu un artigiano di Poggibonsi. Ognuno probabilmente apportò piccole migliorie ad un gioco che, tra le due guerre mondiali e quella civile spagnola, cominciava ad essere l'unica valida alternativa per gli sfortunati mutilati.
La diffusione in massa del calcio balilla - come pure è spesso definito - avvenne comunque solo nel secondo dopoguerra, grazie al marsigliese Marcel Zosso, che lo produsse in serie, concorrendo così alla sua fama. Prova ne sia il primo mondiale di biliardino organizzato a Parigi nel 1998.
Proprio in Francia scappò Finisterre per sfuggire alle persecuzioni franchiste, e lì perse il suo brevetto. Fu anche arrestato e detenuto in una prigione del Marocco (colonia francese) per quattro anni.
Finì in prigione anche in Guatemala, a seguito di un altro colpo di Stato, ma mentre lo stavano estradando a Madrid, fece finta di avere una pistola e compì uno dei primi dirottamenti aerei della storia, giungendo a Panama. Dopo la morte di Francisco Franco tornò infine in Spagna, dove morì nel 2007.
Insomma, la vita dell'inventore del biliardino è stata un saliscendi di emozioni, proprio come una partita di calcio, anche di quelle giocate al tavolo!
GIADA CAVALLO
A idearlo una sedicenne del Sudafrica
9 MARZO - A 16 anni Bholale Mphahlele ha inventato un dispositivo di sicurezza indossabile, chiamato Allerting Earpiece, per combattere la violenza di genere in Sudafrica.
La ragazza anziché farsi scoraggiare dalla gravità del problema, ha cercato una soluzione agendo concretamente. Allerting Earpiecem infatti è un dispositivo piccolo ma potente, pensato per proteggere donne e bambini da eventuali aggressori.
Il suo dispositivo è un piccolo gadget che si indossa come un orecchino comune ma in caso di pericolo, un pulsante nascosto invia un alert ai contatti preimpostati, scatta una foto del potenziale aggressore e localizza istantaneamente la vittima: il tutto avviene in tempo reale.
Fin da subito, il progetto ha attirato l’attenzione di molti: presentato a una fiera scientifica nazionale, ha vinto una medaglia di bronzo e suscitato l’interesse di media locali e delle organizzazioni globali.
Da innovatrice a imprenditrice
Dopo il diploma, Bohlale ha così fondato Mphahlele Alerts (Pty) Ltd, trasformando la sua idea in un vero progetto imprenditoriale. Parallelamente, ha intrapreso studi in Information Technology per rafforzare le sue competenze e ampliare l’impatto della sua innovazione. Ha partecipato a programmi di supporto per giovani donne che sviluppano soluzioni tecnologiche per le loro comunità, diventando anche mentore per altre ragazze interessate alla tecnologia.
La storia di Bohlale Mphahlele dimostra che il cambiamento può partire da una singola persona, un’idea brillante e la determinazione a fare la differenza. Oggi, cinque anni dopo l’ideazione del suo Alerting Earpiece continua a creare un futuro più sicuro, ispirando la nuova generazione a credere che anche azioni piccole possano avere un impatto enorme.
GIACOMO SANTELMO
Lo studio che sta facendo a pezzi i nati tra il 1997 e il 2012
23 FEBBRAIO - Una “svolta storica”, un “declino globale”, una generazione con cervelli “pigri e dipendenti”. Così i principali siti d'informazione italiani e stranieri hanno titolato a proposito della Generazione Z e di uno studio molto preoccupante appena condotto su di essa.
A sostenere che la Generazione Z – i giovani nati tra il 1997 e il 2012 – sarebbe infatti “ufficialmente la prima a essere meno intelligente delle precedenti”. il dottor Jared Cooney Horvath, neuroscienziato dell’apprendimento, che ha insegnato ad Harvard e all’Università di Melbourne.
Il ricercatore, autore di numerose pubblicazioni, lo scorso 15 gennaio è intervenuto davanti al Congresso degli Stati Uniti per parlare dell’impatto delle tecnologie educative sull’apprendimento degli adolescenti che vengono comunemente definiti “nativi digitali”, cresciuti con smartphone, social network e connessione permanente.
Davanti alla Commissione per il Commercio, la Scienza e la Tecnologia l'esperto americano ha esordito con un’affermazione che ha fatto subito discutere: “I nostri figli hanno capacità cognitive inferiori a quelle che avevamo noi alla loro età generale". Alla base di queste difficoltà vi sarebbe il ruolo crescente degli schermi nell’apprendimento scolastico: molti e continui input non permetterebbero di esercitarsi e memorizzare a lungo termine ciò si cerca di imparare, riducendo la conoscenza a qualcosa di superficiale e poco approfondito.
Non è passato molto tempo prima che alcuni tabloid statunitensi rilasciassero la notizia con toni ancora più netti. “La Generazione Z è ufficialmente più stupida della precedente”, titolava ad esempio il New York Post il 7 gennaio. Una sintesi che però semplifica (ma non è un'azione tipica delle nuove generazioni?) e distorce il pensiero del neuroscienziato.
Nella dichiarazione scritta presentata al congresso, Horvath cita cinque studi a sostegno delle sue affermazione, tra cui i risultati del programma internazionale PISA, che monitora il rendimento scolastico degli studenti.
Diversi indicatori mostrano una stagnazione o un declino nelle competenze di lettura, scrittura, calcolo, problem solving, creatività e prestazioni cognitive generali tra gli adolescenti, nonostante l’aumento della scolarizzazione.
L’unico grande cambiamento strutturale tra le due generazioni sarebbe, dunque, “La rapida e in gran parte non regolamentata espansione delle tecnologie educative".
Va però detto che, innanzitutto, non si tratta di uno studio scientifico pubblicato a livello internazionale e poi che, sebbene diversi dati non siano comunque falsi, andrebbero anche contestualizzati: i risultati più scadenti nei test si sono notati infatti, tra il 2018 e il 2022, ovvero perlopiù durante il periodo covid, quando le scuole sono state chiuse.
Si potrebbe anche dire che i test di cui ha parlato Horvath sono molto nozionistici e misurano più nozionismo e memoria che capacità di ragionare e fare collegamenti.
Insomma, è giusto prendere gli studi citati come un campanello d'allarme, ma la Generazione Z ha ancora tempo per dimostrare che forse non sono così veritieri. Ai posteri l'ardua sentenza!
Intanto qui - per completezza d'informazione - ricordiamo la suddivisione temporale di tutte le generazioni da fine '800 ad oggi:
1883-1900 GENERAZIONE PERDUTA
1901-1927 GRANDE GENERAZIONE
1928-1945 GENERAZIONE SILENZIOSA
1946-1964 BABY BOOMERS
1965-1980 GENERAZIONE X
1981-1996 MILLENIALS (o GEN Y)
1997-2012 GENERAZIONE Z
2013-OGGI GENERAZIONA ALPHA
VICTORIA CAMPANELLA E HAGAR ALLAM
Nell'arcipelago malese la barriera immaginaria invalicabile persino per gli uccelli
23 FEBBRAIO - Si trova in Asia, nel bel mezzo dell'arcipelago della Malesya e separa sia specie di uccelli che di pesci, anche se di fatti non esiste. La "Linea Wallace", infatti, è puramente immaginaria, eppure volatili, mammiferi e invertebrati marini sembrano "vederla" eccome, dato che praticamente gli animali a est e a ovest di essa non la superano mai, per nessun motivo.
Questa barriera prende nome dal naturalista gallese Alfred Russel Wallace (1823-1913) che la scoprì nel 1863 e va dall'isola di Bali fino al sud delle Filippine: nella parte ovest troviamo rinoceronti, tigri, elefanti e picchi, tutti animali tipici dell'Asia; mentre a est vi sono canguri, koala, varani e dingo, più frequenti negli ambienti australiani.
Tutto ciò, tra l'altro, nonostante le isole separate dalla Linea di Wallace distino non più di 100km tra loro.
Gli studiosi lo definiscono "confine biologico" e sarebbe sorto da una spaccatura terrestre sottomarina molto profonda creatasi in quell'area a causa del movimento delle placche - secondo la nota teoria della deriva dei continenti di Wegener - nel corso di milioni di anni: essa impediva, infatti, agli animali di andare dall'altra parte, formando così un ecosistema asiatico e uno australiano.
Questo spiega anche perché, non solo mammiferi e pesci delle due sponde siano diversi, ma perché lo siano anche gli uccelli, che comunque non avrebbero avuto problemi a "scavalcare" quello che potremmo definire il muro di Berlino degli animali: se un volatile fa parte di un certo ecosistema, si abitua al clima al cibo di quella zona, mentre avrebbe serie difficoltà di adattamento nell'altra.
Per questa grande scoperta Wallace - che per sette anni raccolse campioni biologici tra le isole del sud-est asiatico - è oggi considerato il fondatore della biogeogafia, ovvero lo studio della distribuzione delle specie animali e vegetali nello spazio e nel tempo.
E proprio in suo onore la suddivisione da lui scoperta venne battezzata "Linea di Wallace" dall’amico e collega Thomas Henry Huxley.
GIACOMO SANTELMO
La ragazza che possedette ogni uomo che pensava di possederla
16 FEBBRAIO - E' morta giovanissima, eppure un romanzo l'ha resa immortale, anche se in pochissimi conoscono la sua vera storia, quella che si cela dietro "La signora delle camelie" di Alexander Dumas figlio. Ve la sveliamo soli due giorni dopo San Valentino, perché l'amore sa essere un grande romanziere.
Alphonsine Plessis nacque nel 1824 nella Normandia rurale (in Francia). A 12 anni, dopo la morte della madre, suo padre la consegnò a un uomo più vecchio, da cui dell'amore conobbe solo la sua negazione.
A 15 Alphonsine fuggì allora a Parigi, dove senza soldi e senza nessuna conoscenza, iniziò a lavorare come lavandaia. Fu proprio in quel periodo che comprese come lavare l’onta della vergogna di una vita di stenti e di un'infanzia corrotta per sempre: la bellezza era moneta, l'intelligenza era potere e se il mondo l'avesse trattata come una merce, lei avrebbe fissato il suo prezzo.
Si reinventò così come Marie Duplessis. Imparò a leggere da sola e iniziò a studiare grammatica, imitando il modo di parlare degli aristocratici. Si trasformò da una ragazzina contadina traumatizzata in una delle donne più affascinanti di Parigi. Uomini di straordinaria ricchezza e talento iniziarono subito a gareggiare per la sua attenzione. Franz Liszt, il più grande pianista d'Europa, era ossessionato da lei. Il Duca de Guiche la coprì di gioielli. Il giovane romanziere Alexandre Dumas figlio si innamorò perdutamente di lei. Ma per Marie erano solo riscatto, lei non era interessata a questi tipi d’amore: aveva già capito che quegli uomini volevano solo un oggetto bello che confermasse la loro importanza. E lei era davvero il più splendente dell'intera Francia!
La malattia, però, sembrò cambiare tutto. Poco tempo dopo, infatti, Marie iniziò a provare i sintomi della tubercolosi, la malattia che uccideva migliaia di persone nella Parigi del XIX secolo. In poco tempo divenne scheletrica, debole: la abbandonarono tutti. Tutti tranne Alexandre Dumas figlio, che nel 1845 la supplicò di lasciare Parigi con lui, di vivere tranquillamente in campagna, dove avrebbe potuto prendersi cura di lei. Marie accettò. I due passarono un'estate insieme fuori città, leggendo, parlando, fingendo che la vita potesse essere semplice e che il passato si potesse cancellare come le macchie che toglieva da ragazzina dai vestiti sporchi.
Ma l'anima e il buon nome erano un'altra cosa. Marie sapeva che la famiglia di Dumas non avrebbe mai accettato una cortigiana. Così tornò a Parigi e lì morì il 3 febbraio 1847, a soli 23 anni.
Ma accadde qualcosa di inaspettato. Alexandre Dumas figlio, trasformò la sua disperazione in ispirazione: scrisse "La signora delle camelie", il famoso romanzo su una cortigiana di nome Marguerite Gautier, che muore tragicamente dopo aver scelto l'amore.
La letteratura ha tentato di farne una tragedia, ma la vera storia è diversa. La vera storia è quella di una ragazza che fu venduta, che guardò il mondo che la stava distruggendo e disse: "Se devo morire giovane, morirò alle mie condizioni". E lo fece: venduta a 12 anni, morta a 23!
LORENZO ROCCA
Per Milano - Cortina costruita la locomotiva di cioccolato più lunga al mondo
9 FEBBRAIO - L'Olimpiade invernale 2026 corre veloce tra Milano e Cortina, le sedi che l'ospiteranno (dal 6 al 22 febbraio); e lo fa a bordo di un treno di cioccolato, il più lungo mai costruito al mondo. Parola del Guinness World Records, che ha premiato l'opera d'arte del maestro cioccolatiere Andrew Farrugia, inserendola in vetta al Guinnes dei Primati di questa speciale classifica.
Assemblato in piazza Città di Lombardia, qui a Milano, e premiato il 26 gennaio scorso, il Winter Game Express è lungo 55, 27 metri e pesa 28 quintali, rappresentando così l'immagine più iconica dell'Olimpiade culturale organizzata - in parallelo a quella sportiva - dal Comitato Olimpico e dalla Regione Lombardia.
Ben 70 i pasticceri che hanno contribuito alla sua realizzazione, lavorando singolarmente (assieme ai propri aiutanti) su un pezzo differente della locomotiva per circa un mese, al ritmo di 12 ore di lavoro giornaliere. I singoli manufatti sono poi stati assemblati sotto la direzione del Consorzio Artigiani Pasticceri Bergamaschi e del pastry chef maltese Farrugia, che ha così battutto se stesso.
Il record di "più grande scultura di cioccolato del mondo", infatti, apparteneva già a lui e se l'era aggiudicato nel 2012, quando a Bruxelles aveva realizzato il Balcolade Express, un altro convoglio di cioccolato, lungo però "solo" 34 metri, per un peso di 12 quintali.
Quello italiano fino al 20 febbraio sarà esposto all'aeroporto di Bergamo e poi al centro commerciale di Roncadelle (Brescia) fino al fino al 15 marzo. Dopodiché tutto il gustoso materiale - proveniente da colture rispettose dell'ambiente - sarà riutilizzato in ambito agricolo.
E per assaggiarlo? Nessun problema: tavolette delle stesso identico cioccolato saranno acquistabili nei punti vendita adiacenti i luoghi che ospiteranno questa vera e propria opera d'arte. Un gesto goloso, ma anche generoso, dato che il ricavato sarà interamente devoluto a due strutture mediche, una di Bergamo e l'altra di Malta.
Un modo in più per gustarsi i Giochi Olimpici di Mi
Dieci curiosità su Hitler e Mussolini
26 GENNAIO
MUSSOLINI
Il suo nome completo è Benito Amilcare Andrea Mussolini. Il padre, Alessandro Mussolini, fabbro di Predappio e attivista sociale, voleva rendere omaggio a tre importanti figure del socialismo: Benito Juárez, rivoluzionario e ventiseiesimo presidente del Messico; Amilcare Cipriani, anarchico italiano che aveva partecipato alla seconda guerra d’indipendenza e alla spedizione dei Mille a soli quindici anni nascondendo la sua vera identità; Andrea Costa, fondatore del Partito Socialista Rivoluzionario di Romagna, primo deputato socialista della storia italiana.
Mussolini lavorò come maestro elementare. Successivamente prese un’abilitazione per l’insegnamento della lingua francese e per qualche tempo insegnò francese, italiano, storia e geografia al Collegio Civico di Oneglia.
Adorava la Divina Commedia, tanto che una volta scrisse che ne leggeva un canto ogni giorno, al mattino.
Nel 1910, su invito di Cesare Battisti (il patriota, non il giornalista), scrisse un romanzo a puntate, L’amante del cardinale. Claudia Particella. L’argomento raccontava un episodio realmente accaduto nel 600, la relazione fra il vescovo-principe di Trento Carlo Emanuele Madruzzo e una cortigiana. Il romanzo uscì a puntate dal 20 gennaio all’11 maggio e Mussolini guadagnò 15 lire a puntata.
Visto che ormai era diventato un personaggio di un certo peso, un influencer ante litteram, alla fine del 1914 fu pagato 10 milioni di franchi dai servizi segreti francesi per fare propaganda interventista in Italia - lui che era stato inizialmente neutralista - e sostenere l’adesione all’alleanza franco-inglese. Ancora, nel 1917 ricevette 100 sterline a settimana dai servizi segreti britannici per continuare la guerra anche dopo la disfatta di Caporetto.
HITLER
In passato si era ipotizzato che il padre di Aldof Hitler, Alois, fosse il figlio illegittimo di una cameriera, Maria Schickelgruber, e di un giovane ebreo presso cui prestava servizio, ma si trattava di voci considerate poco attendibili. A dar forza a questo paradosso storico è un recente studio belga che ha esaminato il Dna in campioni di saliva di 39 parenti del dittatore, riscontrandovi un frammento di cromosoma comune tra gli ebrei, lo studio non dimostra che Hitler fosse Ebreo ma conferma che il mito nazista della razza ariana era totalmente privo di fondamento.
Oltre alla pittura, Hitler apprezzava l’arte cinematografica. Disponeva di numerose sale di proiezione private, dove invitava spesso un altro appassionato di cinema, Joseph Goebbels. Pellicola del cuore era King Kong (1933). Il celebre scimmione rappresentava per Hitler un esempio di forza primordiale: da lui avrebbe imitato il gesto di battersi il pugno sul petto nei comizi.
Hitler non aveva quella che si definisce una “vista d’aquila”. Per sopperire a questo limite fece costruire una speciale macchina da scrivere con cui veniva trascritto ogni documento a lui riservato. La caratteristica di tale apparecchio era di utilizzare caratteri tipografici molto più grandi di quelli soliti. Un accorgimento imposto dal fatto che il führer si rifiutava di indossare gli occhiali, giudicati segno di debolezza.
A causa dello stato di salute precario e della sua ipocondria, Hitler intraprese numerose diete, durante le quali si privò dell’alcol e della carne (senza diventare mai del tutto vegetariano). Solo a una cosa non seppe mai dire di no: i dolci. Aveva una vera passione per il cioccolato e la panna. Inoltre zuccherava ogni tipo di bevanda, acqua e vino inclusi. La golosità gli procurò ovvi problemi con i denti. Hitler però se la faceva sotto come un bambino di fronte al suo dentista. Questi raccontò in seguito che il capo aveva una soglia del dolore bassissima: “Moriva dalla paura alla sola idea di doversi sedere sulla mia sedia” riferì il suo dentista. Così, i denti guasti, alla lunga, provocarono a Hitler una perenne alitosi.
A scuola Hitler era un vero somaro e persino i suoi scritti da adulto sono infarciti di errori di grammatica. Quanto alla sua carriera di pittore non decollò mai. La sua vena artistica riuscì però a brillare quando, a vent’anni, si cimentò con il mestiere di pubblicitario, a Vienna. Si trattava di dipingere cartelloni per pubblicizzare prodotti di vario tipo, come le brillantine per capelli, o lucidi da scarpe, deodoranti e detersivi. Secondo alcuni storici fu anche così che perfezionò la conoscenza di quelle leggi della comunicazione e che gli saranno utili durante la presa del potere, quando il “prodotto” reclamizzato era il nazismo.
FARINA MARGHERITA & GIORGIA COPPARI
Le emozioni straniere intraducibili in italiano
12 GENNAIO - ONSRA (BORO, INDIA):
Amare intensamente sapendo che è un addio
TU'BURNI (ARABO)
Avere bisogno di una persona per vivere
FERNWEH (TEDESCO)
Un grande desiderio di esplorare posti nuovi
JAYUS (INDONESIANO)
Barzelletta raccontata male, così imbarazzante da non poter non ridere
MAMIHLAPINATAPAI (YAGHAN, CILE)
Sguardo intenso fra due persone che provano la stessa emozione ma non trovano il coraggio di esprimere le proprie sensazioni ed aspettano che l'altra faccia il primo passo
SCHADENFREUDE (TEDESCO)
Il piacere provato nel vedere la sfortuna di qualcun altro, soprattutto quando sembra meritata
SAUDADE (PORTOGHESE)
Nostalgico desiderio di stare assieme a qualcosa \ qualcuno che è lontano o che è stato amato e poi perduto
ZVERISM (LITUAN0)
Persone attratte da alcuni elementi fisici dell'altra persona, come i capelli, il profumo del proprio partner o lo sguardo.
MARGHERITA FARINA & GIORGIA COPPARI
Il vizio del gioco che gli diede un libro e una moglie
15 DICEMBRE - Natale è ormai alle porte e con esso bussa anche la voglia di fare festa, mangiare e... giocare. Ma attenzione a non esagerare, non sempre i giochi sono forieri di spensieratezza e divertimento. Specie se sono d'azzardo. Ascoltate e guardate la storia (immagini create con l'ausilio dell'IA) di uno dei più grandi scrittori di sempre, Fedor Dostoevskj, che solo grazie al suo genio evitò il fallimento, anzi alla fine ci guadagnò davvero, ma non furono soldi!
LA REDAZIONE